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Elisabetta Teghil: Chiamare le cose con il loro nome

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Chiamare le cose con il loro nome

di Elisabetta Teghil


I soliti noti ci raccontano che, in Italia, ci sarebbero due sinistre: una sarebbe identificabile con il Partito Democratico, l’altra con i partitini frutto dell’implosione di Rifondazione Comunista.

La prima, di impronta riformista, sarebbe l’erede della tradizione socialdemocratica, la seconda si definirebbe come radicale, anticapitalista e, in questa stagione, anti-neoliberista.

La prima viene rappresentata, perché di rappresentazione si tratta, dato che non fa nulla per darne conferma, come attenta allo stato sociale, con una vocazione pacifista e con un’attenzione ai diritti dei lavoratori.

Peccato che anni di governo ne abbiano dimostrato la natura guerrafondaia, in particolare nell’aggressione alla Jugoslavia e alla Libia, nonché quella neoliberista con il proliferare legislativo che ha minato il diritto allo sciopero, lo stato sociale e che ha attuato la svendita del patrimonio pubblico ai privati.

La lettura di questa che alcuni insistono ancora, non si sa bene perché, come diceva Luigi Pintor, a chiamare sinistra, omette a piè pari che la socialdemocrazia si è fatta destra moderna, assumendo caratteri reazionari, caratteristiche clericali e punte fasciste.


La seconda di radicale non ha nulla, perché radicale non significherebbe altro, al di là della demonizzazione che ne è stata fatta, che andare alle radici del problema. Tutto si riduce, invece, nel gestire o, meglio, nel tentare di gestire, cosa che le riesce sempre meno, i movimenti e/o il dissenso in senso lato.

Questo è il suo compito nella divisione capitalistica del lavoro politico. In cambio, posti in parlamento, qualche carica governativa, qualche incarico locale.


Questa versione di una doppia sinistra è accompagnata dal ritornello che, in Italia, ci sarebbe un’anomalia, la presenza di Berlusconi, che, però, non viene affatto raccontata per quello che è, e cioè il terminale di frazioni della borghesia i cui interessi sono asimmetrici rispetto a quelli delle multinazionali anglo-americane (da qui le campagne mediatiche guidate dalla bibbia neoliberista, il Financial Times). Si falsificano così gli elementi in gioco dimenticando che il PD è, delle multinazionali anglo-americane e dei circoli atlantici, in questo paese, proprio il referente, e ne tutela gli interessi anche a scapito della borghesia o di frazioni della borghesia nazionali.

E la così detta sinistra radicale è collusa con questo progetto e ne è partecipe, sia pure in un ruolo di servizio.

E’ in questa confusione, voluta, di ruoli e di letture, che proliferano i partiti che vengono dalla così detta “società civile“ e le rivoluzioni così dette “colorate” e che avviene la promozione ad icone della sinistra di personaggi che con quest'ultima nulla hanno a che fare.

Da dove partire?

Dallo smascherare l’improvvisa apparizione della crisi che non è dovuta a improvvide scelte, ma è il frutto maturo del capitalismo nella sua necessità imprescindibile autoespansiva che deve distruggere le economie marginali e di sussistenza e, pertanto, gli effetti non sono né sgraditi, né non previsti, ma il grimaldello usato in questa stagione per ridefinire i rapporti di forza fra gli Stati, le multinazionali e le classi.


Se il mondo si comincia a cambiare chiamando le cose con il loro nome, come ci ricorda Rosa Luxemburg, dobbiamo svelare la vera natura dell’abolizione del proporzionale e dell'immunità parlamentare, della pretesa di eleggere nelle cariche pubbliche solo persone senza condanne definitive, la diffusione del concetto che “la politica è sporca”, che la lotta di classe è obsoleta, che l’ideologia è superata, che la circolazione monetaria va abolita.

Non c’è nulla di vero in tutto ciò, serve solo a destrutturare le forme di resistenza al neoliberismo.

La lotta all’evasione fiscale non è altro che una forma di rapina legalizzata nei confronti dei beni delle famiglie per sfamare il moloch insaziabile delle banche e della finanza, con una quota importante da riservare all’apparato repressivo che deve rendere impossibile la ribellione a questo stato di cose.

Il moltiplicarsi della legislazione penale e dell’apparato repressivo renderà impossibile il manifestarsi di forme organizzate di protesta, già messe in preventivo.


I diseredati tutti vengono trattati come potenziali terroristi e chi se ne deve e se ne farà carico sono l’esercito e la Nato.

Quest’ultima ha già studiato, attraverso un progetto apposito, “Urban Operations in the year 2020”, come affrontare le sommosse, i disordini,  le rivolte.

Nei paesi del terzo mondo vengono messe in atto e sperimentate tecnologie di controllo, forme di repressione e vengono utilizzate forze militari speciali, affiancate da quelle mercenarie.

Si testa, alla periferia dell’impero, quello che domani sarà fatto nelle baraccopoli urbane in occidente.

Le forme dure e devastanti di violenta repressione che oggi vengono impiegate in tante parti del mondo, saranno impiegate anche nel cuore dell’occidente.

La povertà è terrorismo, il dissenso è tradimento, la dimensione privata è inutile.


L'iper-borghesia, in piena offensiva, sta operando una serie di crimini contro l’umanità da far impallidire quelli nazisti.

Nessuna nefandezza è più risparmiata ai popoli del terzo mondo e nessuna nefandezza sarà risparmiata ai cittadini occidentali.

Non ci sarà una guerra civile, ma una guerra ai cittadini/e.

Da qui la rielaborazione del ruolo della Nato che dovrà fare operazioni belliche, in ambiente urbano, nelle città occidentali.

In questo contesto acquisterà sempre maggiore importanza il ruolo di media, dei Think Tanks, delle prefiche della non-violenza, delle vestali della legalità e degli addetti alla guerra psicologica, spesso travestiti da bloggers e da trolls.

Tutto verrà fatto accettare attraverso nobili motivazioni: la lotta alla mafia, all’evasione fiscale, agli ultras, alle bande giovanili, alla droga…..ci dovremo abituare alla presenza dei militari nelle città, ai droni che sorvolano il cielo urbano, ai continui posti di blocco, ai lampioni intelligenti, alle telecamere che riprendono tutto e tutti e al controllo ambientale di case e posti di lavoro.

Tutto sarà lecito contro terroristi, sobillatori e rivoltosi.

Tradotto in parole povere, contro i cittadini e le cittadine tutti/e.

E' in atto un attacco a tutto campo alle condizioni di vita e al ruolo nella gerarchia sociale della piccola e media borghesia, di quelli/e socializzati dallo studio, dei lavoratori cognitivi, della piccola imprenditoria e del commercio al dettaglio, dei liberi professionisti. In definitiva della borghesia nazionale che, come nei paesi del Terzo Mondo, sarà ridotta a un ruolo di servizio a vantaggio dell'iper-borghesia, quest'ultima con connotati sovranazionali, i cui interessi non coincidono più con il paese di origine, ma con quelli delle multinazionali.

Non ci sarà più spazio per una politica e per forme, sia pure parziali, di autonomia.

Da qui il silenzio che accompagna la presenza di basi militari straniere in Italia e dell'Italia nella Nato. Argomento tabù, quando non oggetto di lodi sperticate da parte di chi si colloca a sinistra solo per raccogliere malcontento, per fini personali, il che sarebbe il male minore se, poi, non portasse questo in dote al progetto neeoliberista.

E, per realizzare questo, è necessaria la militarizzazione dello Stato che passerà attraverso lo slittamento delle prerogative dell’esercito che acquisterà vere e proprie funzioni di polizia territoriale e della polizia che si militarizzerà.

A questo proposito giova ricordare a tutti quelli che, rifacendosi a Keynes, chiedono a gran voce l’intervento dello Stato, che lo Stato mai è stato così presente come adesso.

E’ in questo contesto che acquisteranno importanza nuove figure militari/civili, le Ong e i corpi militari e di polizia privati, le Agenzie delle Entrate.

La guerra di quarta generazione non avrà un fronte, ma introdurrà gli omicidi mirati ed extra-legem nei confronti dei dissidenti e degli oppositori, rompendo la tradizionale distinzione fra guerra interna e guerra esterna.

L’indifferenza che ha accompagnato e accompagna le operazioni militari in molte aree del mondo, dall’Iraq all’Afghanistan, dal Libano alla Siria, passando per la Jugoslavia e la Libia, la mancanza di ogni forma di opposizione nell’opinione pubblica e nei partiti, ha creato le premesse perché tutto questo possa essere utilizzato, secondo le indicazioni dell’”Urban….” anche negli agglomerati occidentali.

Questo scenario è più vicino di quanto possiamo immaginare, stante la guerra senza esclusione di colpi che le multinazionali si stanno facendo per la ridefinizione dei rapporti di forza.


Da qui il ritardo, sempre da parte dei soliti noti, della lettura sulle varie forme di attuazione delle forme statuali di governo, secondo cui una democrazia parlamentare, pur con tutte le sue miserie e i suoi limiti, non viene mai letta come pericolosa, ma anzi come il male minore ( e per certi versi lo era) rispetto alle forme autoritarie.

Ma proprio questa chiave impedisce di fare chiarezza sul neoliberismo che sta introducendo, a passi da gigante, una società di stampo nazista.

E’ in questo contesto che si è prodotto il frutto avvelenato del concetto di superamento della differenza tra destra e sinistra, che si può e si deve rimuovere, smascherando la natura reazionaria, oggi, della socialdemocrazia che si è fatta destra moderna, e questo permette di mettere in luce le differenze che sempre esistono fra destra e sinistra.

E quest'ultima è o sarà di classe o non sarà.
 

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