some GH pounds and in a hurry Payday loans How do we assess your application
 

SINISTRAINRETE

Archivio articoli e documenti per il dibattito nella sinistra

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri

Giorgio Lunghini: La crisi, Keynes, la decrescita

E-mail Stampa PDF
AddThis Social Bookmark Button

La crisi, Keynes, la decrescita

Giorgio Lunghini

Proibire la guerra e ogni strumento bellico, cambiare radicalmente stile di vita, evitare sprechi energetici, rinunciare a mode e prodotti inutili. Siamo pronti a diventare keynesiani?

Sul manifesto sono frequenti scritti che a fronte della crisi evocano la questione dell'ambiente e dei beni comuni, che come via di uscita invocano la teoria della decrescita, e per i quali Keynes non basta più. Hanno ragione tutti, salvo che su un punto: Keynes non è mai servito, se non come alibi abusivo per forme di keynesismo bastardo o criminale, forse perché il capitalismo non vuole essere migliorato, e per ragioni che aveva ben chiare Kalecki: «Ogni allargamento dell'ambito dell'attività economica dello Stato è visto con sospetto dai capitalisti; ma l'accrescimento dell'occupazione tramite le spese statali ha un aspetto particolare che rende la loro opposizione particolarmente intensa. Nel sistema del laissez faire il livello dell'occupazione dipende in larga misura dalla così detta atmosfera di fiducia. Quando questa si deteriora, gli investimenti si riducono, cosa che porta a un declino della produzione e dell'occupazione (direttamente, o indirettamente, tramite l'effetto di una riduzione dei redditi sul consumo e sugli investimenti). Questo assicura ai capitalisti un controllo automatico sulla politica governativa. Il governo deve evitare tutto quello che può turbare l' "atmosfera di fiducia", in quanto ciò può produrre una crisi economica. Ma una volta che il governo abbia imparato ad accrescere artificialmente l'occupazione tramite le proprie spese, allora tale "apparato di controllo" perde la sua efficacia. Anche per questo il deficit del bilancio, necessario per condurre l'intervento statale, deve venir considerato come pericoloso. La funzione sociale della dottrina della "finanza sana" si fonda sulla dipendenza del livello dell'occupazione dalla "atmosfera di fiducia"».

Infatti Luigi Einaudi, oggi molto di moda, pensava che Keynes fosse un bolscevico. Tuttavia la questione dell'ambiente - ma sarebbe meglio dire: della natura - era ben presente allo stesso Keynes e a un altro autore meno noto ma qui particolarmente autorevole: Georgescu-Rögen; tutti e due autori consapevoli delle premesse tecniche e politiche di un rapporto non disastroso tra capitalismo e natura. Di Keynes ricordo soltanto un passo: «Il secolo XIX aveva esagerato sino alla stravaganza quel criterio che si può chiamare brevemente del tornaconto finanziario quale segno della opportunità di una azione qualsiasi, di iniziativa privata o collettiva. Tutta la condotta della vita era stata ridotta a una specie di parodia dell'incubo di un contabile. Invece di usare le loro moltiplicate riserve materiali e tecniche per costruire la città delle meraviglie, gli uomini dell'ottocento costruirono dei sobborghi di catapecchie; ed erano d'opinione che fosse giusto ed opportuno costruire delle catapecchie perché le catapecchie, alla prova dell'iniziativa privata, "rendevano", mentre la città delle meraviglie, pensavano, sarebbe stata una folle stravaganza che, per esprimerci nell'idioma imbecille della moda finanziaria, avrebbe "ipotecato il futuro"? La stessa regola autodistruttiva del calcolo finanziario governa ogni altro aspetto della vita. Distruggiamo le bellezze del paesaggio, perché le bellezze della natura che non si possono privatizzare non hanno alcun valore economico. Probabilmente saremmo capaci di fermare il sole e le stelle perché non ci danno alcun dividendo».

Di qui una domanda molto semplice: è possibile superare queste contraddizioni, in particolare la contraddizione tra capitalismo e natura? È una domanda molto difficile, ma un principio di risposta si trova in un ragionamento di Georgescu-Rögen, che qui riassumo e la cui premessa è che anche il processo produttivo è soggetto alle leggi della termodinamica, cioè è soggetto a una dissipazione irreversibile. Circa le conseguenze sulla natura del processo capitalistico di produzione, così come per le sue conseguenze economiche, in prima istanza conviene chiedersi se è tecnicamente possibile ridurle in maniera significativa; chiedendoci poi se e come ciò sia possibile politicamente.

Georgescu-Rögen riconosce che una rinuncia completa alle comodità offerte dall'industria moderna è improponibile; e che però è pensabile un programma minimale, il quale comprenda almeno questi punti: 1. Proibire non soltanto la guerra in sé, ma anche la produzione di qualsiasi strumento bellico. 2. Impiegare le forze produttive così liberate al fine di consentire ai paesi sottosviluppati di raggiungere rapidamente gli standard di una vita buona: tutti i paesi devono essere alla pari, nelle condizioni necessarie per riconoscere l'urgenza di un cambiamento radicale negli stili di vita. 3. La popolazione mondiale deve ridursi a un livello tale che ne sia possibile la nutrizione mediante la sola agricoltura organica. 4. Fino a quando l'energia solare e l'energia nucleare non diventeranno davvero convenienti e sicure, ogni spreco di energia dovrà essere evitato e controllato. 5. Dovremo rinunciare ai gadget, a tutti i troppi prodotti inutili. 6. Dobbiamo liberarci dalla moda, che ci spinge a buttar via vestiti, mobili, oggetti ancora utili. 7. I beni durevoli devono essere ancora più durevoli, e perciò riparabili. 8. Dobbiamo liberarci della frenesia del fare, e renderci conto che un prerequisito importante per una buona vita è l'ozio: tempo libero liberato dall'ansia e impiegato in maniera intelligente.

Così come per quelle economiche, anche a fronte delle crisi naturali si possono dunque concepire, e si potrebbero praticare, comportamenti umani che eviterebbero le une e le altre. Siamo pronti, noi per primi ma soprattutto i potenti della terra, a fare nostri i programmi di Keynes e di Georgescu-Rögen, programmi che sono semplicemente un elogio della sobrietà? Tutto ciò ha ovviamente a che fare con la questione di fondo: dobbiamo rassegnarci a morire nel mondo del capitale? Qui la risposta è semplice: sarebbe strano se così fosse, e proprio per semplici ragioni storiche: se ci sono state altre forme di organizzazione dell'economia e della società prima di questa, è forse possibile che questa duri in eterno? Altrimenti dovremmo convenire con Pangloss: «Ogni avvenimento è concatenato in questo migliore dei mondi possibile; ché, infine, se non foste stato cacciato per amore di Cunegonda a pedate sul didietro da un bel castello, se non foste passato sotto l'Inquisizione, se non aveste corsa l'America a piedi e non aveste perduti tutti i montoni del bel paese dell'Eldorado, non mangereste qui cedri canditi e pistacchi».

Qui tuttavia si entra nel terreno vago e scivoloso della filosofia della storia; e sarebbe davvero un bizzarro scherzo della Storia se si inverasse la tesi di Hegel secondo Kojève, se con il capitalismo la storia finisse. Meglio dunque rileggere questo brano di Marx: «In quanto il processo lavorativo è soltanto un processo tra l'uomo e la natura, i suoi elementi semplici rimangono identici in tutte le forme dell'evoluzione sociale. Ma ogni determinata forma storica di questo processo ne sviluppa la base materiale e le forme sociali». Dunque si potrebbe dire che alla forma capitalistica del processo lavorativo e dello sfruttamento del lavoro, corrisponde una forma capitalistica dello sfruttamento della natura. E così come esiste un limite al saggio di sfruttamento del lavoro, oltre il quale si danno crisi economiche, così esiste un limite al saggio di sfruttamento della natura, oltre il quale si danno crisi non soltanto del sistema economico, ma della stessa natura. Quel brano di Marx così seguita: «Quando è raggiunto un certo grado di maturità, la forma storica determinata viene lasciata cadere e cede il posto ad un'altra più elevata (il corsivo è nostro, ndr). Si riconosce che è giunto il momento di una tale crisi quando guadagnano in ampiezza e in profondità la contraddizione e il contrasto tra i rapporti di distribuzione e quindi anche la forma storica determinata dei rapporti di produzione ad essi corrispondenti, da un lato, e le forze produttive, capacità produttiva e sviluppo dei loro fattori dall'altro. Subentra allora un conflitto tra lo sviluppo materiale della produzione e la sua forma sociale».

Mai come oggi, con l'intensità e gravità delle crisi economiche e naturali ora in atto, sembra ragionevole dare ragione a Marx: salvo che per quell'ottimistico «più elevata», una questione rilevante anche per quell'esame di noi stessi, lettori e collaboratori del manifesto, cui ci sollecita Rossana Rossanda.
 

Aggiungi commento

Saranno eliminati tutti i commenti contenenti insulti o accuse non motivate verso chiunque.


Codice di sicurezza
Aggiorna

iscrizione al feed rss

feed-image Feed Entries

Vuoi iscriverti alla Newsletter?

Ricezione

Quattro anni fa

Written on 20 Maggio 2009, 01.00 by admin
India, vince la politica. Di sinistra (ma in Italia non si dice) Alessandro Cisilin Frizzi, lazzi e paparazzi. Storie dinastiche, a cominciare...
Written on 20 Maggio 2009, 01.00 by admin
Perché i piani di Obama & C. non funzioneranno Pino Cabras Sessant’anni di mentalità, di poteri, istituzioni internazionali,...
Written on 18 Maggio 2009, 01.00 by admin
Aggressione a Rinaldini: i giornali di sinistra condividono le logiche comunicative del potere di Pietro Ancona Ieri i telegiornali hanno martellato...
Written on 17 Maggio 2009, 01.00 by admin
Come ottenere consenso politico in Italia?Nicolò Bellanca*Se guardiamo al dipanarsi delle esperienze storiche di riforme radicali, oppure di transizione...
Written on 16 Maggio 2009, 01.00 by admin
Oltre il pensiero dell'OccidenteFaremondoBologna, estate 2008Questo documento si rivolge a quanti, dentro e fuori la rete, vogliono avviare una...
Written on 14 Maggio 2009, 01.00 by admin
Se 2,5 milioni vi sembrano pochi di Cristina Tajani* Sono tanti o sono pochi 2,5 milioni di individui in condizione di povertà...

Tre anni fa

Written on 22 Maggio 2010, 20.57 by admin
Passato, presente e futuro dell’Europa   di Sergio Cesaratto      La situazione europea quale è venuta emergendo in queste settimane è preoccupante, non...
Written on 21 Maggio 2010, 15.56 by admin
La secessione reale: perchè molti enti locali italiani hanno la capitale a Londra e non a RomaNique la Police Mentre la comunicazione politica si occupa...
Written on 21 Maggio 2010, 15.41 by admin
LA DEMOCRAZIA OCCIDENTALE È UN SEGRETO MILITAREdi Comidad Come era prevedibile, e come era stato in effetti previsto da alcuni ambientalisti, una volta...
Written on 21 Maggio 2010, 15.14 by admin
La nascita dell’Unione Sindacale di BaseNuove potenzialità per una battaglia sindacale indipendente a tutto campoa cura della redazione di ContropianoLa...
Written on 21 Maggio 2010, 15.02 by admin
La sentenza sui fatti della DiazTiziano BagaroloCondivido molto dell'amaro commento di Marco Revelli sul "manifesto" (che pubblico qui sotto) a proposito...
Written on 19 Maggio 2010, 12.38 by admin
Perché l’Unione Europea non funzionadi Vladimiro GiacchèIl caos intorno alla Grecia è la spia di un problema strutturale: si è impedito che l’Europa...

Due anni fa

Written on 22 Maggio 2011, 21.52 by admin
Street-Fightin’ Press? Dal “Trojan Journalism” al disprezzo di classe di Paolo Mossetti Qualche settimana fa ho notato una foto,...
Written on 22 Maggio 2011, 21.36 by admin
Sui costi della politica silenzio a sinistra Maurizio Benetti Dal Parlamento agli enti locali un fiume di denaro dei contribuenti mantiene –...
Written on 22 Maggio 2011, 21.05 by admin
USA: Ragionano come delle Lavatrici a 6 programmi... Stefano Bassi Negli USA il dibattito sulle origini della Grande Crisi ha raggiunto nuove e...
Written on 22 Maggio 2011, 20.47 by admin
La cultura del '68 non è individualista Guido Viale Gli stereotipi sulla deriva narcisistica di quella esperienza sono vecchi di trent'anni. E...
Written on 17 Maggio 2011, 16.21 by admin
Possiamo, quindi dobbiamo Alain Badiou [Questo testo è stato estratto dall'intervento pronunciato in occasione di una conferenza...
Written on 17 Maggio 2011, 16.01 by admin
Una risposta dovuta di Marino Badiale, Massimo Bontempelli Qualche tempo fa è stato pubblicato in rete un articolo di Domenico Moro [qui e qui]...

Un anno fa

Written on 21 Maggio 2012, 11.10 by admin
La lunga storia di una crisi di sistema Stefano Galieni intervista Luciano Vasapollo Con questa lunga e articolata intervista il professor Luciano...
Written on 20 Maggio 2012, 11.01 by admin
Chi governa l’Europa?* di Franco Russo 1. È consolidato nei Trattati europei il principio di attribuzione delle competenze, e il...
Written on 20 Maggio 2012, 10.45 by admin
Oltre il determinismo: una storicità sovversiva di Antonio Negri Recensione di P. Dardot e C. Laval, Marx. Prenom: Karl, Edizioni Gallimard,...
Written on 20 Maggio 2012, 10.27 by admin
Bomba a Brindisi, utilità della tensione Marco Cedolin Esplode una bomba (costituita da tre bombole del gas collegate fra loro) davanti ad una...
Written on 19 Maggio 2012, 15.50 by admin
Su «One Big Union» di Valerio Evangelisti di Daniele Barbieri E’ «una specie di fantasma», un «uomo ombra»...
Written on 18 Maggio 2012, 13.44 by admin
Il ritorno di Marx in Italia di Oliviero Calcagno e Gianfranco Ragona Ripetutamente proclamato morto, Marx continua a far discutere. Il silenzio...

Ultimi articoli

Shinystat

contatti

Per contatti, precisazioni, problemi: tonino@sinistrainrete.info - tonino.g@mclink.it
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner

networked blogs

 
 

Cerca nel sito

Browser consigliati

Sito ottimizzato per i seguenti browser:

Firefox
Chrome
Opera
Safari

“Anche se voi vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti”

“Anche se voi vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti”

di Elisabetta Teghil

La settimana scorsa, all’alba di un giorno qualunque, a Milano, un giovane ghanese ha ucciso tre persone, a caso, le prime incontrate per strada.

I media hanno parlato di follia omicida, hanno intervistato la gente del quartiere sotto shock, un quartiere alla periferia della città, hanno parlato della storia delle vittime, dei parenti, degli amici, di vite sconvolte e di città impaurite.

Il rispetto del dolore per chi ha perso il figlio, il padre, l’amico è dovuto e imprescindibile.

Ma non è stata spesa una parola sul giovane nero che, dicono sempre i media, parla solo un dialetto del Ghana e un inglese stentato.

Nessuno/a si è chiesto come mai passasse la notte nei ruderi di Villa Trotti, un edificio abbandonato a poca distanza dal luogo dei fatti. Nessuno/a si è domandato il perché di due richieste d’asilo respinte e di due decreti di espulsione pendenti o come e dove trovasse da mangiare o perché fosse qui in Italia.

Leggi tutto

Tersite Rossi: Una strana storia


Una strana storia

di Tersite Rossi

Del drammatico attentato di domenica 28 aprile a Roma, di cui sono rimaste vittime due carabinieri, si è detto e si sta dicendo molto. E a due scrittori, da anni abituati a rimestare nel torbido della storia e della politica italiana, non possono non risaltare alcuni aspetti davvero sorprendenti. Procediamo con ordine, come nello studio di un detective, lasciando per ultimo l'elemento a nostro avviso più sinistro. Premettiamo che la nostra riflessione presuppone la sanità mentale dell'attentatore, così come sembra emergere dalle indagini dei magistrati.

La pistola. Una Beretta 7.65 con matricola abrasa. L'attentatore dice di averla comprata clandestinamente quattro anni fa a Genova. Perché un piastrellista calabrese da vent'anni in Piemonte, sposato con un figlio, deve comprare una pistola al mercato nero?

Armi come quelle si comprano per delinquere e per nessun altro motivo. Un delitto da svolgersi quattro anni dopo, a causa di una crisi economica e personale che non si era ancora manifestata?

I proiettili. L'attentatore dichiara che era sua intenzione uccidersi, dopo aver compiuto il suo atto. Perché non l'ha fatto, pur avendo 3 colpi ancora inesplosi nel caricatore?

Leggi tutto

Bahrain, rischia la vita l'attivista Zainab al-Khawaja

Sciopero della sete in carcere con il padre

La protesta di padre e figlia, esponenti di primo piano della dissidenza contro i regnanti, ha raggiunto il livello estremo del rifiuto dell'acqua, dopo il digiuno che dura dal 17 marzo. L'allarme delle associazioni umanitarie: pericolo di arresto cardiaco o coma

In solidarietà con Zainab, molto nota anche come attivista in Rete e sui social network, è partita una campagna (su Twitter con #freezainab e su Tumblr).


Leggi tutto

Sinistrainrete è anche su Facebook!

_________________________________
Link

Aldo Giannuli

Alfabeta2
Altreconomia
altrenotizie
altri
aprile on line
Arcoiris tv
Articolo 21
Attac
Bella Ciao
beppe grillo
Cambiailmondo

Campo Antimperialista
Carmillaonline
Carta
Cassandra
Centro Riforma dello Stato
Cercare ancora
Clash City Workers
Comedonchisciotte
Comunismo e comunità
Il Comunista Quotidiano
Connessioni per la lotta di classe
Contra-versus
Countdown

Crisi e Conflitti
Crisis
cristian
Critica Marxista
Dazebao
DeriveApprodi
DL online
Domenico Losurdo
Economia e Politica
Eguaglianza e libertà
emiliano brancaccio
Esc
Essere comunisti
Fabionews
Faremondo
Giap
Giornalismo Partecipativo
Global Project
Goodwin Box
Guerre e Pace
Homolaicus: Umanesimo laico e socialismo democratico
iceberg finanza
Il Cambiamento
Il Manifesto
Il Pane e le Rose
infoaut
Informazione scorretta
Intermarx
Karl Marx Platz
L'Ernesto
La Contraddizione
la grande crisi
La vecchia talpa
Lettera
Lettera 22
Libera Tv
Liberazione
Loop
L'orizzonte degli eventi
Lo Straniero
Luca Michelini storico dell'economia
Lunaria
Luogo Comune
Manifesto Sardo
martina
Marx 2010
Marxiana
Immateriali resistenti
Mazzetta
Megachip
Mondocane
Napoli Monitor
Nazione Indiana
Nigrizia
Nonluoghi
Odradek
Ozio Produttivo
Paolo Barnard
peacereporter
Politica & Classe
Posse
Progetto Alternativo

Proteo
Punto Informatico
Punto Rosso
Quote rosse
Radio Sherwood
Sbilanciamoci
Scateniamo Tempeste
Sentieri Erranti
Senzasoste
sinistra in rete
Socialpress
SollevAzione

Svolte epocali
unimondo
uniriot
Vis-à-vis
voci dalla strada
wildcat
Wu Ming Foundation
Zapruder
Z-Net

i più letti