lariscossa

Piccoli Bertinotti crescono in Europa

Se qualcuno volesse avere la misura di cosa è diventata la Sinistra Europea basterebbe ascoltare l’intervento di Eleonora Forenza. La parlamentare eletta con l’Altra Europa con Tsipras, attivista di Rifondazione ha tenuto oggi il suo discorso come candidata del GUE/NGL alla Presidenza del Parlamento Europeo. Un mito attrattivo quello di candidarsi a funzioni di garanzia di organi sempre più inutili che evidentemente a Rifondazione continua a piacere. La lezione di Bertinotti non è servita.

L’intervento della Forenza è un concentrato di tutto ciò che c’è da combattere a sinistra. Nessuna critica al capitalismo, mai nominato nell’intervento. La Forenza esordisce affermando «sono una femminista e una femminista può fare la differenza» sostenendo come prima priorità del suo intervento il contrasto al sessismo e all’omofobia nella UE. Poi il discorso si rivolge alla questione del Sud Europa e dell’austerità, in piena linea con la linea Renzi-Tsipras del vertice dei paesi del Sud Europa ad Atene di qualche mese fa. Parole d’ordine che confondono l’analisi sulla UE che alimentando un’idea di scontro tra paesi, spostano l’attenzione dall’enorme conflitto di classe che oggi si genera nell’area europea e che comporta un trasferimento enorme di ricchezza dalle classi popolari alla finanza. Si passa poi all’immigrazione, ma nulla dice la Forenza sulla guerra e sulle responsabilità dell’imperialismo.

coordinamenta

“Ci stanno raccontando”

di Elisabetta Teghil

Ci stanno raccontando della fine delle classi sociali, ma le barriere tra queste sono fatte sempre della stessa materia…soldi, istruzione, famiglia, situazione professionale…e, invece di ridursi, tendono ad aumentare. L’unico elemento nuovo è l’iper borghesia o borghesia imperialista, comunque la si voglia chiamare, che si è organizzata come nuova aristocrazia e ha ridotto la restante borghesia a funzioni di servizio gettando il resto della popolazione nella precarietà, nella disoccupazione e dando ai lavoratori/trici soltanto la speranza di essere arruolati/e come nuovi servi/e. Tutto è accompagnato dal refrain della fine delle ideologie facendo un’opera di stravolgimento nella misura in cui la borghesia transnazionale, mentre esclude tutte le parole che finiscono in ismo, si presenta e si realizza come unica ideologia.

Questo è il quadro nuovo determinato dal neoliberismo che è sì il frutto dell’autoespansione del capitale ma che si pone con connotati diversi da quelli con cui si è manifestata questa autoespansione in passato e che è ora caratterizzata da una ridefinizione profonda dei rapporti di forza, presentata come crisi, che ha allargato a dismisura la platea dei poveri e le differenze sociali, perciò crisi scelta e voluta così come scelto e voluto è l’abbandono da parte del capitale di ogni politica keynesiana e la rottura del patto sociale.

Democrazia politica e democrazia sociale sono indissociabili.

paroleecose

Insciallà o Della Buona Scuola

di Enrico Rebuffat

[Il giorno 15 gennaio il governo Gentiloni ha approvato otto decreti attuativi della Buona Scuola. È l’occasione per ritornare su uno dei provvedimenti più controversi del governo Renzi]

Il mio amico Ahmed, che viene dal Ghana, me lo dice spesso. Io gli auguro di trovare un lavoro e di sistemarsi in Italia, e lui risponde: insciallà. Io gli dico: ci vediamo qui tra cinque minuti, e lui risponde: insciallà. Se dio vuole, insciallà. I progetti che noi uomini possiamo concepire, dal piano più complesso e improbabile fino alla determinazione più semplice e immediata, sono ugualmente soggetti alla volontà imperscrutabile di dio. Tutti sono possibili, quindi, e nessuno è certo; in ogni caso, non è il nostro contributo quello decisivo ai fini del loro compimento. Volendo prendere questa concezione alla stregua di una filosofia, credo di poterla capire e mi affascina anche; ma a dir la verità, quando la vedo applicata a progetti importanti provo un po’ di disappunto, mentre quando si parla di rivedersi dopo cinque minuti mi viene da sorridere: perché non posso fare a meno di pensare che la filosofia dell’insciallà tenda a sottrarre alla ragione umana il compito che le è proprio. Se c’è una cosa in cui mi sento “occidentale”, come si dice, cioè sostanzialmente greco e latino, è questa: quisque faber fortunae suae, ciascuno è artefice della propria sorte.

megachip

Gli Stati Profondi che vogliono inghiottire Trump

di Giulietto Chiesa

Un'alleanza eversiva tra liberals, media, servizi segreti procede senza badare agli ostacoli frapposti dalle leggi, dalle norme, dalla decenza

C'è più di uno "stato profondo" negli Stati Uniti. Uno è quello che ha portato alla presidenza Donald Trump, sorprendendo i "liberals" del Partito Democratico e il Grand Old Party repubblicano. Ma stiamo osservando l'emergere di un altro "stato profondo" trasversale, che si evidenzia come alleanza tra liberals, media, servizi segreti. Tutti impegnati a sovvertire l'ordine costituito e a procedere senza badare agli ostacoli frapposti dalle leggi, dalle norme, dalla decenza.

La vicenda delle "fake news" contro Trump ne è prova evidente. Il tentativo in corso è quello di sovvertire il risultato elettorale. Il fatto è già inquietante. Ma le modalità lo sono ancora di più, anche perché ciò che accade sotto gli occhi del mondo indica che non si tratta di un episodio: cambiano le regole e ciò è destinato a durare a lungo, anche oltre l'insediamento. Inoltre questo "stato profondo" conta su vaste alleanze esterne e i suoi metodi, che dire spregiudicati è poco, sono già in via di esportazione in Europa. Quindi la cosa ci riguarda doppiamente. E riguarda tutti, anche la Russia, e la Cina. Insomma se l'Impero traballa le onde saranno planetarie.

znet italy

Quando ciò che guarisce si trasforma in ciò che uccide

di Baher Kamal

C’è una grande e muta minaccia globale alla salute umana e animale, con implicazioni sia per la sicurezza del cibo sia per il benessere economico di milioni di famiglie allevatrici. E’ la cosiddetta resistenza agli antimicrobici.

Il problema deriva dall’indiscriminato uso eccessivo di prodotti sintetici, quali i farmaci antimicrobici, per trattare parassiti nei sistemi agricoli e alimentari, che può essere uno dei principali canali della resistenza agli antimicrobici (AMR) che causa 700.000 morti ogni anno e ha il potenziale di aumentare tale numero a sino a 10 milioni l’anno.

L’AMR è un fenomeno naturale di microrganismi quali batteri, virus, parassiti e funghi che non sono più sensibili agli effetti dei farmaci antimicrobici, come gli antibiotici, in precedenza efficaci nel trattare le infezioni.

Ciò nonostante le pratiche commerciali intese ad accrescere profitti hanno condotto al fatto drammatico che queste sostanze sono sempre più usate per promuovere, praticamente, soltanto la crescita degli animali.

“Il mondo è nel mezzo di un genere diverso di emergenza sanitaria pubblica, un’emergenza che è tanto drammatica quando invisibile.

megachip

India: laboratorio mondiale per la demonetizzazione forzata

di Piero Pagliani

In India centinaia di milioni di persone impoverite drasticamente con un brutale esperimento monetario. La prova generale di una nuova spoliazione

In un reportage dall'India di due mesi fa, descrivevo alcuni elementi essenziali della grande manovra di demonetizzazione che sta avvenendo in quel Paese asiatico.

Ora, io pensavo che un esperimento del genere compiuto nel corpo vivo di una nazione di 1.276 milioni di abitanti, con oltre 3 milioni di chilometri quadrati, con la bomba atomica e situata in una posizione strategica (sia geopoliticamente che economicamente e finanziariamente), avrebbe richiamato l'interesse di qualche guru dell'economia, specialmente di sinistra.

Invece niente, la pubblicistica cartacea e online di sinistra nemmeno si è accorta di quello che stava avvenendo. Solo brevissimi post su qualche blog o al più una pura descrizione di quanto avveniva senza nessun reale tentativo di analisi, spesso limitandosi alle motivazioni addotte dal governo (lotta alla corruzione e al sommerso - e, ovviamente, anche al terrorismo: boh!).

Interessante invece che il magnate statunitense Steve Forbes abbia definito la demonetizzazione indiana «nauseante e immorale, una rapina di massa», paragonandola alla politica di sterilizzazione forzata voluta da Indira Gandhi.

vocidallestero

Donald Trump e il protezionismo

di Jacques Sapir

Sul suo blog Russeurope il prof. Jacques Sapir analizza la questione del protezionismo, tornata alla ribalta dopo che il neoeletto Presidente Trump ha annunciato le sue politiche di difesa della produzione nazionale introducendo dei dazi per le imprese che delocalizzano.  Sia in Francia che in Italia  il protezionismo è presentato come un pericolo per l’economia, perché ridurrebbe la crescita, al contrario del liberismo che fa espandere il commercio mondiale. Ma è veramente così? Qui Sapir fa osservare che in realtà il liberismo aumenta i profitti, più che il reddito complessivo, e che il  verbo liberista per cui i profitti sono il motore della crescita non ha effettivo riscontro nella realtà.  Per quel che riguarda il dibattito in Italia, raccomandiamo l’ascolto della trasmissione di  Radio anch’io in cui si commentano le politiche protezionistiche di Trump e in cui è intervenuto il prof. Alberto Bagnai (dal minuto 00:47:20 del podcast) 

Le dichiarazioni recenti di Donald Trump hanno messo in piena luce la questione del protezionismo. Com’è noto, il presidente americano appena eletto ha esortato le grandi imprese a «rilocalizzare» le loro produzioni nel territorio degli Stati Uniti. E i primi risultati ottenuti, quando l’insediamento di Donald Trump non ha ancora avuto luogo, sono effettivamente incoraggianti. Un certo numero di imprese, come Ford, Chrysler, ma anche General Motors, Samsung o LVMH, hanno annunciato la loro decisione di tornare negli Stati Uniti. Questo invita a porre due questioni: se sia un buon risultato a medio e lungo termine, e con che mezzo si possano obbligare le imprese a «rilocalizzare» le loro produzioni.

militant

L’egemonia digitale, a cura di Renato Curcio

Consigli (o sconsigli) per gli acquisti

di Militant

L’ultimo lavoro di Renato Curcio, pubblicato nel 2016 per Sensibili alle foglie, è la seconda tappa di un percorso di analisi sulle trasformazioni che le nuove tecnologie inducono all’interno della società a partire dal mondo del lavoro, e segue di un anno la pubblicazione de L’impero virtuale. Il libro è stato costruito a partire da due “cantieri socioanalitici” tenuti a Roma e Milano, e ruota in modo decisivo attorno alla narrazione in prima persona delle esperienze dei lavoratori coinvolti negli incontri. Crediamo che alcuni dei pregi decisivi del lavoro siano già nelle premesse stesse con cui è stato pensato. Se infatti è indubbio che le nuove tecnologie digitali abbiano negli ultimi decenni modificato in modo profondo il modo di vivere, di produrre, di socializzare, andando a intaccare quelle che nel libro vengono chiamate le nostre “mappe concettuali”, ci sembra chiaro che d’altra parte la capacità di criticizzare questo cambiamento da parte della sinistra sia stata debole o del tutto assente.

Solo pochi intellettuali comunisti (pensiamo ai lavori di Carlo Formenti) hanno saputo analizzare e studiare questi processi situandoli dentro la fase storica (e produttiva) attuale: la maggior parte delle volte si è ceduto ad un ottimismo tecnologico mosso più da idealismi e narrazioni vincenti (ma subite) che dall’ analisi concreta della realtà.

micromega

Torneremo a essere una Repubblica fondata sul lavoro?

di Alessandro Somma

Alla fine è successo quello che più o meno timidamente in molti avevano preannunciato. La Corte costituzionale ha bocciato il referendum sull’art. 18, proposto dalla Cgil per ripristinare le tutele previste prima del Jobs Act e della legge Fornero: quando il lavoratore ingiustamente licenziato doveva essere riassunto, e il datore di lavoro non poteva cavarsela pagando un indennizzo più o meno contenuto.

Da più parti si è detto che si è trattato di una sentenza politica ma non è questo il punto. Valutare se una legge è compatibile con i principi costituzionali è un atto squisitamente politico, e tale sarebbe stato anche ove si fosse ammesso il referendum. Il punto è capire quale politica esprimono ora i valori costituzionali e i loro interpreti più autorevoli, dal momento che la Carta fondamentale, che pure è stata appena salvata dallo sfregio rappresentato dalla riforma voluta da Renzi, non è più quella dei Padri costituenti: non è più la più bella del mondo.

Con l’introduzione del principio per cui il bilancio dello Stato deve tendere verso il pareggio, infatti, si sono di fatto vietate le politiche redistributive incentrate sulla spesa pubblica: le politiche che nel tempo hanno consentito di attuare i diritti sociali. La libera circolazione dei capitali, voluta da Bruxelles esattamente come il pareggio di bilancio, ha fatto il resto: se i capitali circolano senza ostacoli, vanno solo là dove sono bassi i salari e le tasse.

alfabeta

Bertolt Brecht, l’intellettuale nell’epoca del mercato

Francesco Fiorentino

«Abbiamo appena salvato la cultura», scrive Brecht a George Grosz dopo aver preso parte al Congrès international des écrivains pour la défense de la culture, che si tenne a Parigi nel giugno del 1935. «Ci abbiamo messo 4 (quattro) giorni, e abbiamo deciso di sacrificare tutto piuttosto che far morire la cultura. In caso di necessità di sacrificare anche 10-20 milioni di persone». È l’ideologia della cultura che chiude gli occhi davanti ai crimini, che è essa stessa criminale perché collusiva con le condizioni economiche e sociali che rendevano possibile il nazismo. Portatore e beneficiario – ma anche vittima – di questa ideologia è il tui, come Brecht chiama ironicamente «l’intellettuale dell’epoca delle merci e dei mercati, il noleggiatore dell’intelletto». Su questa figura progetta di scrivere un Romanzo dei tui, cui lavora tra il 1930 e il 1942 senza concluderlo. Ora L’orma lo propone per la prima volta in italiano, insieme ad altri scritti – racconti, trattati, appunti, schizzi – che ne hanno accompagnato la stesura.

È un libro che contiene molti libri; che usa e mischia satira, parabola filosofica, aneddoto, barzelletta, aforisma, racconto. C’è una provocatoria riabilitazione satirica di un serial killer che macella le sue vittime per mangiarne o venderne la carne;

piovonorane

Retroguardia, avanguardia e truffe

di Alessandro Gilioli

Il giubilo diffuso nei commenti dei principali quotidiani per la bocciatura del referendum sull'articolo 18 avviene all'interno di una narrazione della storia vecchio una trentina d'anni: "retroguardia" contro "avanguardia", vecchio contro nuovo. È questo il filo rosso che segna gli editoriali di oggi così come diverse interviste: il nuovo, la modernità, la contemporaneità consisterebbero nella flessibilità, cioè in sostanza nel diritto dell'imprenditore ad assumere e licenziare a piacimento, mentre il vecchio consisterebbe nel diritto delle fasce sociali medie e basse ad avere un minimo di continuità del lavoro, quindi del reddito.

Siamo appena usciti, il 4 dicembre scorso, da uno storytelling tutto centrato su "nuovo" e "vecchio", su "cambiamento" verso "passato": e non mi pare sia andata benissimo, a chi lo propalava. Perché no, non ci siamo cascati, in larga maggioranza. Abbiamo preferito guardare ai contenuti delle cose - o magari ad altre cose ancora - che non alla confezione, al racconto.

E anche questi referendum abrogativi - sia quello bocciato sull'articolo 18, sia quello ammesso sui voucher - pongono oggi una semplice ma dirimente questione: è contemporaneità, è modernità, è futuro sostenibile la discontinuità acrobatica di reddito? È contemporaneità, è modernità, è futuro sostenibile una situazione in cui sempre più persone (e quasi tutte le nuove generazioni) sono costrette per sempre a raccattare "bullshit jobs"?

Ecco, la domanda è tutta qui.

ilsimplicissimus

L’Unità e i punitori di se stessi

di ilsimplicissimus

L’ Unità, il giornale che continuando a dichiararsi fondato da Gramsci, costituisce un quotidiano tradimento di storie, speranze, idee, è di nuovo in gravissima crisi e si profilano licenziamenti collettivi senza nemmeno il piccolo paracadute degli ammortizzatori sociali: la riesumazione della gloriosa testata per farla diventare l’house organ del renzismo più integrale tanto da essere spesso più realista del re, è stata un completo fallimento e persino la direzione formale affidata in extremis a Staino, utilizzato come marchio  per rilucidare una vernicetta di sinistra spruzzata su una sostanza reazionaria, non ha allungato di molto la vita a un progetto radicalmente sbagliato se non truffaldino che allineandosi senza imbarazzo al ballismo nostrano e al pensiero unico globale, ha intercettato solo il disprezzo dei suoi vecchi lettori senza tuttavia pescarne di nuovi tra l’analfabetismo rampante dei fan del guappo rignanese.

Già l’anno scorso le vendite erano crollate a 8000 al giorno il che, trattandosi del foglio di riferimento del maggior partito del Paese e non di un giornale locale o di opinione, significa che le copie normalmente acquistate in edicola e non destinate alle “mazzette” dei politici di ogni ordine e grado erano giunte a livello amatoriale e con enormi spese di distribuzione vista la natura nazionale del quotidiano.

micromega

Il fallimento del Jobs Act

di Guglielmo Forges Davanzati

E’ ormai chiaro che, rispetto all’obiettivo dichiarato (accrescere l’occupazione), il Jobs Act si è rivelato fallimentare. Il provvedimento, che ha introdotto contratti a tutele crescenti (frequentemente ed erroneamente definiti a tempo indeterminato) è stato accompagnato da ingenti sgravi contributivi a favore delle imprese per la ‘stabilizzazione’ dei contratti di lavoro.

Secondo la propaganda governativa, si sarebbe fatta marcia indietro rispetto alle misure di precarizzazione del lavoro messe in atto con intensità crescente negli ultimi decenni. Nei fatti, si è trattato di un provvedimento che ha semmai reso le condizioni di lavoro ancora più precarie, sia per l’introduzione di una nuova tipologia contrattuale (il contratto a tutele crescenti) che non stabilizza il rapporto di lavoro (ma rende più difficile e costoso il licenziamento al crescere dell’anzianità di servizio), sia per l’abolizione dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. In più, contrariamente agli obiettivi dichiarati, si è accentuato il dualismo del mercato del lavoro italiano, inserendo una inedita cesura – datata 7 marzo 2015 – fra lavoratori assunti con veri contratti a tempo indeterminato e lavoratori assunti con contratti a tutele crescenti.

Come da più parti previsto, si è trattato di un provvedimento del tutto inefficace, e per alcuni aspetti controproducente, per la crescita dell’occupazione.

ilblogdellestelle

La strategia della tensione della NATO mette a rischio l'Europa

di Manlio Di Stefano

Bassezze e scorrettezze fanno parte della quotidianità politica nazionale e, in fondo, ogni Paese si piange le sue. Quando però la voglia di pestare i piedi al tuo successore mette a rischio la stabilità di altri popoli, allora occorre prestare attenzione.

Mi riferisco, in particolare, al Presidente uscente Obama ed al suo patetico addio alla presidenza americana fatto di sgambetti a Trump di cui l'ultimo, però, rischia di essere molto pericoloso per l'Europa tutta.

87 carri armati, obici semoventi e 144 veicoli da combattimento Bradley sono stati scaricati pochi giorni fa nel porto tedesco di Bremerhaven e, nelle prossime settimane, si aggiungeranno oltre 3.500 truppe della 4° Divisione di Fanteria di Fort Carson, una brigata di aviazione da combattimento che "vanta" circa 10 Chinook, 50 elicotteri Black Hawk e 1.800 membri del personale da Fort Drum nonché un battaglione con 24 elicotteri d'attacco Apache e 400 membri del personale da Fort Bliss, tutti destinati all'Est Europa come riporta l'Independent.

Si tratta del più grande trasferimento di armamenti e truppe americane in Europa dalla caduta dell'Unione Sovietica.

L'obbiettivo? Militarizzare l'Europa orientale con lo scopo, dichiarato, di "sostenere un'operazione della NATO per scoraggiare l'aggressione russa", la cosiddetta "Operazione Atlantic Resolve" nata dopo la crisi ucraina.

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Dopo la protesta manca la proposta

Umberto Romagnoli

Con la bocciatura schiacciante del tentativo di snaturare la Costituzione da parte di un Parlamento non legittimato a farlo il popolo ha reclamato un nuovo inizio, ma non sa come tradurre la vittoria in azione politica per incassarne i vantaggi. L’equivoca legalità che caratterizza la situazione attuale ricorda la Repubblica di Weimar

Anche se nel 2006 si proponeva di diventarlo in una forma istituzionalmente compiuta, il berlusconismo non era un regime. E’ rimasto un modello culturale. Una concezione generale del mondo che ha sedotto l’opinione pubblica, condizionando gli stili di vita individuale e collettiva. Su di essa le parentesi prodiane, montiane e lettiane sono state ininfluenti. Il referendum del 4 dicembre invece ha inferto un colpo di scure e segna una profonda discontinuità. Per questo, ha un’importanza storica. Annuncia una svolta e le sue implicazioni sono paragonabili a quelle del referendum istituzionale del 1946, che punì la monarchia per la complicità prestata all’avvento del fascismo e la vile ignavia con cui assistette alla sua fine. L’esito della madre di tutti i referendum, però, è tuttora contestato, perché l’esiguo scarto con cui prevalse l’opzione per la Repubblica non è mai uscito dal cono d’ombra dei sospetti in ordine alla sua veridicità.

blackblog

Lettera aperta a David Harvey: «Ehm, quale alternativa hai detto di avere...»

di Jehu

« Le trasformazioni rivoluzionarie non possono essere realizzate senza cambiare almeno un poco le nostre idea, abbandonando le convinzioni alle quali siamo affezionati e i pregiudizi, rinunciando alle nostre comodità quotidiane ed ai diritti, sottomettendoci ad un nuovo regime di vita quotidiana, cambiando i nostri ruoli politici e sociali, riconsiderando i nostri diritti, doveri e responsabilità ed alterando i nostri comportamenti in modo da adeguarli meglio ai bisogni collettivi e alla volontà comune. Il mondo intorno a noi - le nostre geofgrafie - dev'essere radicalmente ridisegnato così come la maggior parte delle nostre relazioni sociali, la relazione con la natura e tutti gli altri momenti, nel processo co-rivoluzionario. È comprensibile, in qualche misura, che molti preferiscono una politica di negazione ad una politica di confronto attivo con tutto questo. » - David Harvey, "Organizzare la transizione anticapitalista" -

* * * *

Non appena ho finito di rileggere questo saggio di Harvey, mi è tornato subito in mente quanto siano pieni di merda i radicali keynesiani. Così ho pensato di indirizzare le mie riserve ad uno dei più autorevoli marxisti degli Stati Uniti, David Harvey, il quale quasi dieci anni fa ha scritto a proposito della necessità di un'alternativa rispetto all'attuale sistema...

la citta futura

Bufale, soffiate e pizzini

di Alessandro Bartoloni

La censura, la manipolazione e la sovrapproduzione di notizie come strumenti di lotta di classe

Il protrarsi della crisi sta sconvolgendo l’umanità portandola in un vortice di conflitti economici e militari di cui non si vede via d’uscita. Gli attentati sono quasi all’ordine del giorno e lo stato di tensione coinvolge ogni campo dell’attività umana. In questa situazione l’agitazione e la propaganda divengono fondamentali per tutte le parti in conflitto. Per quanto riguarda la prima, la diffusione di internet mette in crisi la forma classica di controllo dell’informazione basata sulla censura operata dai padroni dai mass-media tradizionali (giornali e radio-televisioni) consentendo a voci silenziate, marginalizzate o semplicemente distanti per lingua o geografia di poter raggiungere il grande pubblico globale informatizzato. Il mezzo liberatorio, tuttavia, si converte in un altrettanto potente mezzo di censura a disposizione della classe dominante. I contenuti, una volta sul web, sono canalizzati e ordinati con criteri ignoti e le nuove tecnologie informatiche ne facilitano così tanto la genia da rafforzare la tendenza alla loro sovrapproduzione e adulterazione. A diventare più facile, però, è anche il disvelamento delle informazioni occultate o menzognere, e dato il carattere strutturalmente predatorio del modo di produzione dominante, ciò risulta essere un problema, per lorsignori, di non poco conto.

huffington post

Una sentenza politica per disinnescare i referendum

di Alfonso Gianni

Mai come nel caso della decisione della Corte Costituzionale di bocciare il referendum sull'articolo 18, sarebbe giusto dire che bisogna aspettare di leggere con attenzione le motivazioni della sentenza, quando essa sarà stesa e resa pubblica.

Per farsene o no una ragione. Non certo per quella sciocchezza che si sente dire per cui le sentenze si applicano e non si commentano. Le sentenze, comprese quelle della magistratura ordinaria, si commentano eccome, proprio perché volenti o nolenti si devono applicare. Ma perché la curiosità di sapere a quale appiglio motivazionale la maggioranza dei giudici della Corte si sono aggrappati per esprimere un simile diniego è davvero forte.

L'impressione, per usare un eufemismo, che ora si può avere, in assenza di queste motivazioni, è che si tratti di una sentenza squisitamente politica. Di una sentenza cioè ove le motivazioni di opportunità abbiano fatto ampiamente agio su quelle squisitamente giuridico-costituzionali. I precedenti che la Corte aveva davanti parlavano e tuttora parlano chiaro.

Il più recente che riguarda la stessa materia, l'articolo 18, risale al 2003. Allora i proponenti del referendum, fra i quali chi scrive, chiedevano l'estensione della tutela reale, ovvero del reintegro nel posto di lavoro nel caso di licenziamenti illegittimi, in tutti i luoghi di lavoro, senza soglia alcuna.

commonware

Good bye Mr. Bauman

di Federico Chicchi

Federico Chicchi ripercorre il pensiero e la vita di Zygmunt Bauman

Difficile davvero scrivere qualcosa di originale sul sociologo polacco appena scomparso. Tutti i media sembrano presi dalla smania di dirne qualcosa, di celebrarne la sorprendente capacità intuitiva, l’umanità, il coraggio di continuare a portare i panni della trincea intellettuale fino all’ultimo dei suoi giorni. Forse sarebbe meglio lasciarlo scorrere questo fiume in piena e provare a imbastire più tardi un ragionamento a freddo, o meglio ancora, organizzare un campo plurale di riflessioni sulle sue numerose e molto variegate opere. Ma l’urgenza che determina un lutto deve essere ospitata, non può essere evasa e rimossa in un cassetto di carte. Il modo migliore per iniziare ad elaborare un lutto è però quello di non truccarlo con inutili e barocche nostalgie.

Bauman ci mancherà, senza ombra di dubbio. Ci mancherà come colui che testardamente voleva rivendicare per la sociologia una postura critica e scomoda, ma anche e soprattutto schietta nella denuncia delle miserie umane cui il capitalismo ci costringe. Ci mancherà il sociologo di formazione marxista, studioso di Gramsci e nemico inflessibile di ogni determinismo metodologico e ideologico, prima ancora ci mancherà il Bauman, costretto a riparare in Unione Sovietica per sfuggire alle persecuzioni naziste. Il Bauman soldato in guerra contro ogni fascismo, e il Bauman vicino alle storie degli operai polacchi.

aldogiannuli

Caso Occhionero: chi spia chi e perché? Le ipotesi in campo

di Aldo Giannuli

Nuovo caso di spionaggio di super vip a Roma e dovremmo averci fatto il callo. Gli ingredienti della perfetta spy story all’italiana ci sono tutti: una agenzia di intercettazioni tenuta da una coppia (questa volta fratello e sorella), lui iscritto alla massoneria, lei nata negli Usa, uno scantinato nel centro di Roma zeppo di materiale raccolto… Ed, ovviamente, le piste investigative più o meno vere (Politica? Affari? Malavita? Di tutto un po?).

Ovviamente è troppo presto per fare ipotesi fondate: pista americana? Si è la più verosimile per gli elementi già presenti: la tecnologia usata, troppo sofisticata per essere a disposizione di chiunque, la nazionalità della ragazza, i precedenti in materia… Tutto vero e la pista americana è la più credibile ma a volte, la pista più ovvia è anche la più falsa. Per cui lasciamo la cosa momentaneamente in sospeso, pur tenendo a mente la pista americana, e concentriamoci sulle poche cose certe, procedendo un passo alla volta.

In primo luogo le proporzioni dell’attività di spionaggio: 18.327 intercettati in un arco di almeno 5 anni (ma probabilmente di più) e per un traffico presumibilmente di centinaia di migliaia di comunicazioni. Infatti, che senso avrebbe intercettare personaggi di quel calibro per poche decine di mail o telefonate?