manifesto

Pensiero critico e tatticismi regressivi

Paolo Favilli

Sinistra italiana. Tutto quello che indebolisce la presa del renzismo va considerato con favore, ma non bisogna confondere la tattica con la costruzione di un campo lungo

Il documento preparatorio all’imminente congresso di Sinistra italiana tratteggia con sufficiente precisione le caratteristiche di fondo della forza politica che dovrebbe uscire dal congresso di Rimini. Caratteristiche molto impegnative che, nell’insieme, delineano una «radicalità», più volte rivendicata nel testo, non declinabile in generico «radicalismo». E questo perché la proposta politica emerge da un impianto culturale che, programmaticamente, non si lascia iscrivere in spazi connotati dal breve periodo.

Un impianto culturale che cerca riferimenti per l’analisi del «momento attuale» nell’ampio spazio e nel lungo periodo delle teorie critiche del capitalismo.
Una dimensione culturale che si muova in quegli spazi e in quei tempi definisce certamente una «identità», ma non ha niente a che vedere con quello che il linguaggio politichese, tramite suffisso spregiativo, chiama «identitarismo». Tempi e spazi nell’ambito dei quali la ricerca è aperta, spesso anche conflittuale, ma che, tuttavia, si muove in un campo ben determinato. Un «campo» che a differenza di quello autonominatosi «progressista», si articola entro le coordinate del «pensiero critico» (citazione dalle Tesi in oggetto), e dunque è difficilmente soggetto al trasformismo politicista implicito in una rivendicazione «progressista» tanto generica quanto contraddittoria.

Da Sinistra italiana viene, però, anche un altro modo di pensare la politica, un modo che rovescia l’impianto delle tesi: l’immediata contingenza politica, diventa il primo motore della riflessione congressuale in un’assise a cui, pure, è stata data, esplicitamente, una funzione fondativa.

Ecco che allora, per quanto riguarda la situazione italiana, si contrappongono le tesi scritte «con Renzi ancora a Palazzo Chigi», ad un oggi in cui «è cambiato tutto», ad un oggi in cui «è caduto Renzi» e «il Pd è alla vigilia di cambiamenti decisivi» (Intervista al capogruppo alla Camera di SI, il manifesto 31 gennaio).

Tale contrapposizione è sostenuta esplicitamente nell’intervista: le tesi sono considerate «totalmente fuori sincro dalla fase politica che siamo vivendo, e cioè dalla precipitazione elettorale che si determina in queste ore». In «queste ore» si stanno verificando «cambiamenti decisivi» e che vale, dunque, confrontarsi con la faticosa analisi dei meccanismi reali che in alcuni lustri hanno portato la nostra parte politica all’irrilevanza e la nostra base sociale a dislocarsi in luoghi assai lontani dalla nostra tradizione, dalla logica della «emancipazione». Un vocabolo che, non casualmente, è stato cancellato dalla retorica della «sinistra».

L’immediatezza della fase politica politicante, del movimento convulso delle onde di superficie, insomma, di contro alla relativa regolarità degli svolgimenti delle correnti profonde, delle fasi di accumulazione del capitale.

Abbiamo bisogno, invece, di pensare la politica nell’ambito di un sistema di relazioni tra le diverse sfere e le diverse temporalità. Alla pietra di paragone di questo tipo di analisi saremo in grado di dare valutazioni assai più attendibili su quanto i nuovi posizionamenti di Bersani e/o D’Alema siano «decisivi» per «cambiare tutto». Ciò non significa disinteresse nei confronti degli accadimenti all’interno nel Pd. Tutto quello che indebolisce la presa del renzismo va considerato con favore, e vanno anche considerate le possibilità che si aprono (se si apriranno) per forme di collaborazione con una nuova forza politica fuori del Pd. Ma non bisogna fare confusione tra questo rimescolamento che avviene in una dimensione esclusivamente tattica, e la necessaria, indispensabile, costruzione del «campo» la cui cultura politica sia permeata dalla «formazione di un pensiero critico, non riducibile a valori di mercato» (Dalle Tesi citate). È noto che è soltanto quando si ha chiara consapevolezza di quello che siamo (identità?) i necessari compromessi della politica non si declinano in trasformismo.

D’altra parte, anche ammesso che vadano fino in fondo, i D’Alema e i Bersani negli ultimi venticinque anni sono stati protagonisti di una storia e di scelte di fondo particolarmente connotate, il cui rovesciamento è davvero improbabile.

Ritengo, comunque, che, se la sostanza delle Tesi congressuali presentate diventerà davvero carne sangue della progettata forza politica costruita sulle basi di Sinistra italiana, ci saranno risultati positivi per tutta la sinistra del «pensiero critico».

C’è però un altro se che deve essere oggetto di attenta riflessione. Nel «campo» che si vuole costruire e che non intende essere una mera e transeunte coalizione elettorale, ci sono altre forze, altre organizzazioni, altre storie. Solo se Sinistra italiana si misurerà con queste sulla base del criterio di uguaglianza e del rispetto reciproco, si potrà cominciare a percorrere davvero la strada delle forme unitarie possibili.

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