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Pasquale Cicalese: Compagni, raccontiamola tutta la storia

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Compagni, raccontiamola tutta la storia

di Pasquale Cicalese

“Contemporaneamente alla caduta del saggio di profitto si verifica una diminuzione di valore del capitale esistente, che frena questa caduta e tende ad accelerare l’accumulazione del valore-capitale” K.Marx, Il capitale, Libro III

“Si osservi: per quanto le svalutazioni del capitale esistente che subentrano con le crisi possano anche colpire i singoli capitalisti, esse tuttavia, per la classe dei capitalisti, per il sistema capitalistico, sono una valvola di sicurezza, un mezzo per prolungare la durata di vita del sistema, per attenuare il pericolo che il meccanismo salti. Gli individui vengono perciò sacrificati nell’interesse della categoria”. H. Grossmann,
Il crollo del capitalismo.

Il là ha avuto inizio il 28 aprile scorso; in un’intervista al Corriere della Sera, Leonardo Del Vecchio, patron di Luxottica, gruppo tra i più internazionalizzati a livello italiano e con un fatturato prossimo agli 8 miliardi di euro, si scaglia contro la dirigenza italiana, specie quella che parla e opera in campi che non le competono. Bersaglio, Perissinotto, ma si parla a nuora perché suocera intenda. E chi da un ventennio non fa più il suo ”mestiere” è ben altro, porta il nome di Berlusconi, la cui azienda sta subendo una poderosa distruzione di capitale.


Si scaglia poi contro i “banchieri” italiani, che si sono dimenticati che cosa significa allocare il risparmio, portando ad esempio il Credito Italiano, allora pubblico…, che accompagnava la sua azienda in giro per il mondo.

Due giorni dopo è la volta della conferenza stampa di Monti. Il messaggio è chiaro: il nirvana è finito…

Resta da capire chi da un ventennio, se non più, ha rincoglionito gli italiani con il nirvana. La risposta al lettore.

Mettiamola così: in questo Paese è in corso quella distruzione di capitale che si verificò nei maggiori paesi industrializzati del nord Europa a seguito della crisi del 1973; allora, questi dismisero capitale scadente per posizionarsi nella fascia alta del valore aggiunto. E chi prese questo capitale scadente? L’Egitto, la Tunisia, la Polonia? Nient’affatto, fu l’Italia.

Con l’evasione fiscale e le svalutazioni monetarie sono andati avanti per 40 anni, e i profitti così conseguiti sono confluiti nell’immobiliare, nella finanza e…in Svizzera e Singapore. Un solo dato: dal 2000 al 2008 100 miliardi di profitti “industriali” sono confluiti nella rendita immobiliare; solo 22 miliardi sono stati spesi in impianti e macchinari. Quanto alla finanza, voglio ricordare che l’indice Mib nel 2007 era quasi a 50 mila punti, oggi è a stento a 14 mila….

Accanto ad essi, che in un saggio del 2005 (Cronache dal fronte reazionario di massa – sanfedismo economico e rivoluzione capitalistica in Italia, Quaderno Capitale Lavoro – Rete dei Comunisti) definii i “sanfedisti”, si sviluppò un poderoso capitale commerciale e una rendita spaventosa. Ebbene, tranne i tesori svizzeri (ma anche qui ho dei dubbi), tutti gli altri capitali si stanno svalorizzando a beneficio del capitale industriale di medio-alta qualità. Perché è da dirla tutta la storia: in questo Paese ci sono stati manager e imprenditori che non si sono ubriacati di mattone, capitale fittizio e rendita, ma hanno investito, hanno innovato, si sono internazionalmente aperti e ora raccolgono i frutti. Basta vedere i loro bilanci che presentano record in termini di fatturato, margini e utili. E i bassi salari non spiegano tutto, c’è anche ben altro. 

Non c’è cacchio che tenga, lo diceva lo stesso barbuto di Treviri: se vuoi i profitti devi passare dalla produzione, con il resto – capitale fittizio e rendita – ti può andar bene per 10-15 anni, poi ti bruci. E parecchi si stanno bruciando.

Che certa sinistra extraparlamentare non si accorga di questo processo, e lanci strali a difesa dei sanfedisti è semplicemente sconfortante, oltre che indice di macerie culturali che vanno avanti da 30 anni.

Forse che la proletarizzazione della piccola borghesia non sia una legge immanente del capitale?

E’ in corso una lotta tra capitali, sul piano internazionale e interno. E’ un maledetto affare di capitale e lavoro.

Sul piano internazionale, gli USA attaccano la zona euro per mantenere a galla il loro enorme capitale fittizio. In ambito di eurozona, con la politica degli spread, i crucchi distruggono capitale concorrente al fine di acquisirlo o avere a minor prezzo beni intermedi tramite la deflazione salariale. Oltre a ciò, nei prossimi anni hanno necessità assoluta di reperire due milioni di lavoratori specializzati dal resto d’Europa…

Sul piano interno è in corso una lotta tra capitale industriale che si è posizionato sui mercati internazionali e capitale commerciale, imperante negli ultimi decenni. Che la sinistra si stracci le vesti per i bottegai o per intermediari è indice del fatto che Marx è poco letto o è interpretato in maniera scorretta: rimando al suo saggio “Le lotte di classe in Francia” per avere un’idea di quel che sta succedendo in Italia.

Altro punto, gli strali contro i banchieri. Il vero dramma è che in questo Paese non ci sono più banchieri. O si pensa che un tale Passera, che passa il tempo a strizzare l’occhio a Comunione e Liberazione e al Vaticano, si possa definire “banchiere”? In tal caso, come mai la banca da cui proviene ha crediti deteriorati per un centinaio di miliardi di euro? La questione non è la banca, ma la pessima allocazione del risparmio, ricordo costituzionalmente garantito, degli ultimi venti anni, da quando cioè sono state privatizzate facendo rientrare i partiti con le fondazioni bancarie. Un mix esplosivo di capitalismo relazionale e partitocrazia che ha distrutto il risparmio nazionale. Ora i crucchi ti presentano il conto: loro hanno le multinazionali e 40 mila medie imprese ( e banche pubbliche..), qui da noi i “banchieri” hanno passato il tempo negli ultimi decenni, negli infiniti convegni e in combutta con i baroni universitari, a lodare unità produttive di dieci addetti…. 

Già, i baroni, che impazzano nei giornali e nelle tv, non capendoci una mazza della “crisi”.

Chi hanno formato costoro? Gente che è abilissima a truccare i bilanci o trovare meandri legislativi per evadere il fisco. Dopodiché di mercato mondiale, di produzione, di diplomazia o di storia finanziaria non sanno un tubo e il risultato si vede. Tanto valeva dar loro il 18 politico, il risultato non sarebbe cambiato. E i loro “formatori” si ergono a sapienti della crisi e vanno a Palazzo Chigi….

Insomma, compagni, è ora di raccontarla tutta la storia e non fare la conta dei suicidi. Milioni di persone stanno in fabbrica da decenni e migliaia muoiono sul lavoro. Di loro nessuno si preoccupa. Non faccio il tifo per sanfedisti che prendono il fucile o per chi dà vita al movimento dei “forconi”. 

Quanto al proletariato: la smetta di rincoglionirsi di tv e calcio e inizi a ragionare in termini hegeliani; dall’in sé al per sé.

Ci guadagneremmo tutti.

 

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