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Fabrizio Tonello: carta st[r]ampa[la]ta n.29

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carta st[r]ampa[la]ta n.29

di Fabrizio Tonello

E’ bello avere degli amici. E’ bellissimo avere degli amici che ti difendono. E’ meraviglioso avere degli amici di cultura che guardano alla Storia (quella con la S maiuscola) per interpretare il presente. Così si dev’essere detto il ben noto trapiantato pilifero leggendo che il toscanissimo deputato del Pdl Maurizio Bianconi ha lanciato il grido di guerra: “Badogliano!” contro l’infame traditore Gianfranco Fini. Per qualcuno con la formazione politica di Fini, che ha nel suo DNA addirittura Julius Evola, si tratta della più infamante delle accuse. Bianconi ha precisato che Fini “E’ come Badoglio” in quanto ha fatto nascere i gruppi di Futuro e Libertà con un proclama “come quello di Badoglio che dopo il 25 luglio disse la famosa frase: continueremo la guerra a fianco dell’alleato tedesco. Salvo poi tradirlo” (Giornale della Toscana, 6 agosto).

Bianconi apparentemente non si sentiva minimamente imbarazzato dal trovarsi in compagnia dei gerarchi fascisti che fondarono la repubblica di Salò all’ombra delle SS, degli organizzatori del processo-farsa di Verona, delle varie bande di torturatori che si formarono nelle file repubblichine appunto in odio ai “banditi badogliani”. Del resto, se si fanno le fiction televisive in onore di Osvaldo Valenti, spacciandolo per un “semplice attore” e dimenticando di citare il suo ruolo come torturatore di partigiani, si può anche insultare Fini paragonandolo a Badoglio, si sarà detto l’audace deputato.
Ora, perfino quelli del Foglio (su cui torneremo tra un attimo) capiscono che “I paragoni storici è meglio lasciarli agli storici” (14 agosto) altrimenti si pasticcia. Se Fini è come Badoglio, ne discendono varie graziose conseguenze che forse il focoso Bianconi non aveva del tutto valutato:

1) Berlusconi è come Mussolini. E fin qui, il Capo potrebbe anche apprezzare: il Duce era sicuramente virile, spregiudicato e decisionista (se quei mollaccioni dei socialdemocratici europei non lo amano, pazienza).

2) Berlusconi è come Mussolini, dopo il 25 luglio, quindi il Gran Consiglio ha votato contro di lui. Tira aria di golpe all’interno del Pdl? Gasparri e Cicchitto tramano nell’ombra? La Russa è in contatto con gli inglesi? La Gelmini è una Mata Hari al servizio di potenze straniere? Quando esce dal parrucchiere, la Brambilla è rossa di capelli come Anna Chapman, la spia del Cremlino recentemente scoperta dall’Fbi: un’infiltrata anche lei?

3) Berlusconi è come Mussolini, dopo il 25 luglio, quindi in stato d’arresto: chissà Ghedini e Alfano cosa ne pensano. O il deputato Bianconi viene informato nottetempo dalla procura di Firenze di cose che non ci dice? Qui aleggia il fantasma della Boccassini, senza contare che siamo già al 24 agosto e non si vedono all’orizzonte i paracadutisti di Angela Merkel pronti a liberare Silvio dal Gran Sasso (anzi, da una delle casette delle New Town che ha fatto costruire all’Aquila).

4) Berlusconi è come Mussolini, quindi finirà a Piazzale Loreto? Bianconi parla perché ha la bocca ma all’idea che prima o poi i regimi personali finiscono dovrebbe arrivarci pure lui: non risulta che i molteplici lifting proteggano da guerre, rivoluzioni, crolli dell’economia e altri accidenti delle vicende umane. Urge una rapida ecompleta marcia indietro, sennò tocca rifare tutti i libri di storia e geografia delle elementari.

Una versione più dotta del catenaccio a difesa del Capo (Nereo Rocco, dove sei quando c’è bisogno di te?) è apparsa sul Foglio, dove Ruggero Guarini ha paragonato Berlusconi niente meno che alla “bella copia del dio Hermes” (sabato 21 agosto). Bella copia di un dio, qui si scherza col fuoco, anzi col fulmine di Zeus: come tutti sanno, gli dei greci erano particolarmente permalosi, suscettibili, bizzosi, molto attenti agli insulti degli umani ed estremamente vendicativi.

Comunque, supponendo che Guarini la passi liscia e non sia colpito dal tridente di Poseidone, sarà bene ricordare che Hermes (poi latinizzato in Mercurio) era soprattutto il dio dei ladri, visto che appena nato aveva tentato di rubare le mandrie del fratello maggiore Apollo. Guarini rivendica questo comune tratto di carattere fra l’antenato e il nostro Cavaliere e nessuno ha (ancora) accusato Berlusconi di abigeato, ovvero di aver nascosto il bestiame a Villa Certosa, opportunamente protetta dal segreto di stato non solo sulle girls ma anche sulla refurtiva. Peccato esistano varie sentenze che certificano come e qualmente il palazzinaro rifatto abbia scippato la casa editrice Mondadori grazie a un giudizio comprato, e abbia ottenuto la villa di Arcore grazie alla circonvenzione di una minorenne. Guarini, non ti sembra poco prudente parlare di corda in casa dell’impiccato?

Omero considerava Hermes il massimo dei predoni e gli rendeva omaggio per questo: si capisce che a Verdini e compagnia il personaggio debba piacere. Guarini aggiunge alla “astuzia in affari” e alla “birichinaggine” anche la “natura fallica” di Silvio/Hermes ma qui pattina sul ghiaccio sottile: la mia Garzantina di mitologia greca, infatti, ricorda che Hermes Psychopompos, accompagnatore delle anime, era l’appellativo con cui questo dio infido e sinistro veniva più spesso ricordato. Siamo sicuri che Silvio, nel suo vitalismo senile, sia entusiasta di essere paragonato a colui che conduce i defunti nell’aldilà?

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