tlaxcala

L’Agenda libica svelata

Un esame serrato delle e-mail di Hillary

Ellen Brown

Gli analisti politici si sono a lungo interrogati sul motivo per cui in Libia è stato necessario un intervento di forza violento. I messaggi di posta elettronica di Hillary Clinton di recente pubblicazione confermano che l’obiettivo di proteggere le persone da un dittatore era del tutto secondario rispetto a questioni di soldi, di operazioni bancarie, e al problema di prevenire l’instaurarsi della sovranità economica e monetaria dell’Africa

gal 12272La breve visita dell’allora Segretario di Stato Hillary Clinton in Libia nell’ottobre del 2011 veniva commentata dai media come un “traguardo vittorioso”. “Siamo arrivati, abbiamo visto, è morto!”, così la Clinton si gloriava in una video-intervista alla CBS, commentando la cattura e l’uccisione brutale del leader libico Muammar el-Gheddafi. [N.d.tr.: Evidentemente la Clinton scimmiottava Giulio Cesare! “Veni, vidi, vici” (lett. Venni, vidi, vinsi) è la frase con la quale, secondo la tradizione, Gaio Giulio Cesare  annunciava la straordinaria vittoria riportata il 2 agosto del 47 a.C. contro l’esercito di Farnace a Zela nel Ponto.]

Ma il traguardo vittorioso, come hanno scritto Scott Shane e Jo Becker sul New York Times, era lungi dall’essere conseguito. La Libia veniva relegata in secondo piano dal Dipartimento di Stato , come “un paese dissolto nel caos, piombato in una guerra civile che avrebbe destabilizzato la regione, che avrebbe alimentato la crisi dei rifugiati in Europa e consentito allo Stato Islamico di stabilire in Libia un’enclave, che gli Stati Uniti ora stanno disperatamente cercando di contenere."

L’intervento degli Stati Uniti e della NATO veniva intrapreso presumibilmente per motivi umanitari, dopo voci di atrocità di massa; ma le organizzazioni per i diritti umani mettevano in discussione queste affermazioni per mancanza di prove. Comunque, è oggi che si stanno riscontrando atrocità verificabili.  Come Dan Kovalik ha scritto sul Huffington Post,

megachip

Trump, Clinton & C. Come inquadrarli?

di Piotr

Chiedere a noi se 'teniamo' per Trump o per la Clinton somiglia molto a chiedere a un abitante della Gallia se teneva per Pompeo o per Cesare

NEWS 258324L'ultimo «Supermartedì» ha ormai diradato una parte delle incertezze sulla piega che assumeranno le candidature alle presidenziali statunitensi. Alcune delle definizioni coniate fin qui delle personalità emergenti di USA 2016 meritano una riflessione, per inquadrarle meglio.

 

1) Utilizzare la categoria di "fascismo" in questa circostanza ha un sapore morale, non politico. Anzi spesso si usa questo termine per una sorta di populismo di sinistra, facendo leva sulla sua capacità evocativa ma non esplicativa. Per lo meno, è evocativa per la mia generazione, per questioni anagrafiche e per la sua comprovata superficialità politica ma, a quanto sembra, non è molto evocativa per le nuove generazioni e per quei ceti sociali che assieme alla crescita del politically correct hanno visto anche quella drammatica delle proprie difficoltà.

 

2) Innanzitutto, se proprio si vuole utilizzare questa categoria, allora occorre confrontare tutte le caratteristiche del fascismo. Solitamente se ne dimenticano almeno due: a) l'utilizzo di bande paramilitari, b) il progetto antiparlamentare. A Donald Trump mancano entrambe. E' un fascista a metà, allora? Quand'è che un fenomeno smette di essere fascista per diventare un'altra cosa, magari disdicevole e censurabile, ma comunque differente?

megachip

I misteri dell'attentato di Parigi del 13 novembre 2015. E non solo

di Giulietto Chiesa

L'intera narrazione ufficiale delle Stragi di Parigi del 2015 è stata inquinata da disinformazione, manipolazione, distrazione di massa. Ecco i fatti

NEWS 258275A inizio 2015 scrissi un saggio e pubblicai un video su Pandora TV, intitolato "I Misteri di Parigi". Si riferiva alla tragedia del Charlie Hebdo del gennaio di quell'anno.

Avendo studiato a fondo gli eventi dell'11 settembre 2001, avevo la certezza che alle mie domande sul caso Charlie Hebdo non ci sarebbe stata risposta. I misteri dell'epoca dell'inganno universale non sono rivelabili. La società intera dell'Occidente esploderebbe se la verità venisse scoperta. Si può solo, testardamente, accumulare gl'indizi che dimostrano che essa non corrisponde a ciò che ci lasciano vedere e che ci costringono a credere. Le conseguenze le lascio a coloro che tramano contro di noi.

Ma allora non potevo nemmeno immaginare che avrei raggiunto la certezza della validità dei miei dubbi solo qualche mese dopo averli espressi.

Ora possiamo affermare che l'intera narrazione ufficiale degli eventi del Charlie Hebdo - insieme alle sterminate narrazioni "derivate" che la stampa e tutti gli organi del mainstream hanno prodotto - sono opera di disinformazione, di manipolazione, di distrazione di massa. Il ministro degli interni francese, Bernard Cazeneuve, dopo adeguata meditazione, ha infatti deciso che l'indagine in corso per accertare tutte le responsabilità di quella strage doveva essere fermata, chiusa a chiave, archiviata. La motivazione? "Segreto militare" [1].

blackblog

Imperialismo e super-sfruttamento

di Michael Roberts

Una recensione di "Imperialismo nel 21° secolo" di John Smith

mrp5779 e14507318399746Il libro di John Smith è un potente e bruciante atto d'accusa dello sfruttamenti di miliardi di persone in quello che veniva chiamato Terzo Mondo e che ora da parte dell'economia principale vengono denominate come economie "emergenti" o "in via di sviluppo" (e che da Smith viene chiamato "il Sud"). Ma il libro è molto, molto più di questo. Dopo anni di ricerche che includono anche una tesi di dottorato, John ha dato un importante ed originale contributo alla nostra comprensione del moderno imperialismo, sia a livello teorico che empirico. In tal senso il suo libro "Imperialismo" è un complemento a "The city" di Tony Norfield, già recensito qui - o potrei anche dire che è il libro di Tony ad essere un complemento di quello di John Smith. Mentre il libro di Tony Norfield mostra lo sviluppo del capitale finanziario nei moderni paesi imperialisti ed il dominio di potere finanziario del "Nord" (Stati Uniti e Gran Bretagna, ecc.), John Smith mostra come sia il "super-sfruttamento" dei lavoratori salariati nel "Sud" ad essere la base del moderno imperialismo nel 21° secolo.

Il libro comincia con alcuni esempi di come i lavoratori salariati nel Sud siano "super-sfruttati" per mezzo di salari al di sotto del valore della forza lavoro (i lavoratori tessili del Bangladesh): "I salari di fame, le fabbriche come trappole mortali, ed i fetidi slum del Bangladesh sono rappresentativi delle condizioni patite da centinaia di milioni di persone che lavorano in tutto il Sud globale, sono la fonte del plusvalore che sostiene i profitti ed alimenta un sovra-consumo insostenibile nei paesi capitalisti" (p.10)... e come il plusvalore creato da questi lavoratori super-sfruttati viene acquisito dalle corporazioni trans-nazionali e trasferito attraverso la "catena del valore" ai profitti dei paesi imperialisti del Nord (Apple, I-phone e Foxconn). "L'unica parte dei profitti della Apple che appare avere origine in Cina, è quella risultante dalla vendita dei suoi prodotti in quel paese. Come nel caso delle T-shirt made in Bangladesh, anche con gli ultimi gadget elettronici, il flusso di ricchezza proveniente dai salariati cinesi e da altri lavoratori a basso salario che sostiene i profitti e la prosperità delle aziende e delle nazioni del Nord, diventa invisibile sia nei dati economici che nei cervelli degli economisti" (p. 22).

infoaut2

Un nuovo elettorato: su Clinton, Trump, e Sanders

Intervista a Mike Davis

In un'intervista con Maria-Christina Vogkli e George Souvlis, apparsa sull "LSE researching sociology blog", Mike Davis riflette sulla sua educazione e discute delle primarie presidenziali degli Stati Uniti del 2016. Traduzione a cura della redazione di InfoAut

675 primarie usa iowa 675x2751) Potresti raccontarci un po' del tuo background familiare?

Il mio background familiare si distingue solo per il suo essere incredibilmente nella media. Mio padre viene dall’ambiente protestante rurale dell’Ohio ed è stato un fervente "Democratico del New Deal". Mia madre era una Cattolica Irlandese di città e una repubblicana registrata nelle liste, ma due volte votò per il candidato socialista Norman Thomas. Lei adorava ugualmente il Presidente Eisenhower e Liberace. Entrambi erano diplomati. A parte la Bibbia non abbiamo avuto libri nella nostra casa, ma mio padre era un lettore avido di giornali (sport e politica) e mia mamma divorava i Reader’s Digest dalla prima all'ultima pagina. Mio padre ha lavorato nel settore della vendita di carni all'ingrosso in uno strano ibrido lavorativo tra colletto bianco e colletto blu. La sua giornata di lavoro è stata equamente divisa tra le chiamate di vendita, la fabbricazione degli ordini e la consegna della carne. Il nostro reddito familiare, il mutuo di casa, il valore dell’auto, ore trascorse a guardare la TV, e così via erano sempre questioni tipiche della vita media nazionale nel corso del 1950. Sono nato nel 1947 in una villetta a schiera al confine esatto tra l'ultima suddivisione e i rimanenti frutteti di arance e avocado della zona orientale di San Diego County.

militant

I linguaggi della Narcoguerra

di Militant

santa muerte bianco e neroLa “guerra alla droga” è lo strumento politico attraverso cui gli Stati uniti mantengono il controllo amministrativo ed economico di alcuni Stati dell’America Latina e centrale. Non è una lotta del “bene contro il male”, soprattutto laddove il primo è rappresentato dagli Usa o, peggio ancora, dalle sue particolari agenzie repressive (Cia, Dea, Nsa); l’obiettivo non è quello di estinguere il problema, sia perché questo è il prodotto di una domanda incontrollabile dei paesi occidentali, sia perché droga e narcos costituiscono privilegiati strumenti di controllo di territori e dinamiche sociali da utilizzare come “agenti di prossimità”; è, infine, una questione eminentemente politica e non semplicemente criminale, d’ordine pubblico, militare o in qualche modo tecnica: è politica perché deriva da specifiche cause sociali che la determinano; perché è prodotto diretto degli accordi neoliberisti di libero scambio tra paesi subalterni all’economia Usa; perché serve ai politici locali per costruire legittimazione che poi riversano contro le popolazioni povere dei rispettivi contesti e per facilitare gli accordi di libero scambio di cui sopra. Sebbene scomparsa dai radar dei media occidentali, la lotta alla droga costituisce uno dei più rilevanti ambiti di gestione imperialista dei territori. In questi anni è soprattutto il mondo della cultura di massa ad essersene occupata, con linguaggi e obiettivi differenti, a volte opposti. E’ interessante capire come avviene il racconto della “guerra alla droga”, alla luce di alcuni specifici lavori usciti in questo anno, che contribuiscono a dare una panoramica degli interessi e delle sensibilità sul tema in questione.

Dei due imprescindibili romanzi di Don Winslow (qui e qui) ce ne siamo occupati tanto in passato e di recente.

znetitaly

Lo Stupro di Timor Est: ”Sembra Divertente”

di John Pilger

mappa indonesiaAlcuni documenti segreti saltati fuori dagli Archivi Nazionali Australiani ci danno la possibilita’ di dare un’occhiata al come uno dei piu’ grandi crimini del Xxmo secolo fu eseguito e tenuto nascosto. I documenti ci permettono anche di capire come e per chi il mondo funziona.

I documenti si riferiscono a Est Timor, al giorno d’oggi chiamata anche Timor-Leste, e furono scritti da diplomatici dell’ambasciata Australiana di Giacarta. La data era Novembre 1976, meno di un anno dopo che il dittatore Indonesiano Generale Suharto si era impossessato di quella che allora era una colonia Portoghese nell’isola di Timor.

It terrore che ne segui’ ha pochi paralleli: neanche Pol Pot riusci’ a assassinare, proporzionalmente, cosi’ tanti Cambogiani quanti ne uccisero Suharto e i suoi colleghi generali a Est Timor. Massacrarono quasi un terzo della popolazione che allora contava quasi un milione di persone.

Questo fu il secondo olocausto di cui Suharto si rese responsabile. Un decennio prima, nel 1965, Suharto si impadroni’ del potere in Indonesia in un bagno di sangue che porto’ alla morte di piu’ di un milione di vite umane. La CIA riporto’:” In termini di numero degli uccisi, i massacri costituiscono uno dei peggiori assassinii di massa del XXmo secolo”.

peacelink

E' guerra! Ecco i retroscena. Con delle proposte per reagire

Renzi riporta l'Italia in Africa per (ri)colonizzare la Libia

Patrick Boylan

Stiamo per entrare in guerra. Silenziosamente, con il dibattito parlamentare ridotto a zero. Il nostro compito più urgente: suonare l'allarme. Per farlo è prevista una giornata di manifestazioni contro la guerra il 12 marzo

otto dix la guerra durante un attacco di gasIeri il Giornale ha svelato che lo scorso 10 febbraio il Consiglio dei Ministri ha varato, segretamente, l'autorizzazione all'utilizzo di forze speciali italiane in Libia, al di fuori di qualsiasi autorizzazione dell'ONU e senza l'invito del governo libico, ancora in formazione (ma i cui principali esponenti hanno già fatto capire che considererebbero qualsiasi invasione europea come un atto di aggressione). Trattandosi dell'invio di forze speciali per una “operazione di emergenza” e non (ancora) dell'invio delle truppe regolari, si è potuto evitare il vaglio parlamentare.

L'ordine di invasione sarebbe imminente e attende solo la firma del Presidente del Consiglio Matteo Renzi.

Si tratta, concretamente, d'inviare per ora “solo” una testa di ponte il cui scopo dichiarato sarebbe quello di proteggere alcuni impianti petroliferi che interessano l'ENI; in seguito il governo conta di inviare diverse migliaia di truppe ma spera di annacquare il relativo dibattito parlamentare includendo l'invasione della Libia tra le “missioni di pace all'estero” da approvare in un pacchetto complessivo.

Ma quale sarebbe l'emergenza attuale in Libia che giustificherebbe l'invio immediato delle forze speciali italiane? Si tratta forse di proteggere certi impianti petroliferi, adocchiati dall'ENI, dalla minaccia del cosiddetto “Stato Islamico” (o “ISIS” o “Daesh”)?

huffington post

In Iran hanno vinto i centristi

Occidente accecato dai pregiudizi

Nicola Pedde*

slide 480086 6567114 compressedUna grande confusione ha caratterizzato la lettura dei risultati elettorali iraniani da parte della stampa internazionale, nell'interpretazione di un voto per le elezioni parlamentari e dell'Assemblea degli Esperti in Iran che ha visto i principali titoli dividersi tra una vittoria netta dei riformisti e del presidente Rohani e le smentite dall'Iran che hanno dato invece per vittoriose le forze conservatrici.

La ragione di questa confusione è in larga misura da individuarsi nel modo in cui, ancora una volta, gli europei e gli occidentali in genere si ostinano a leggere le dinamiche politiche e sociali dell'Iran, delineando una netta linea di demarcazione tra i riformisti e i conservatori.

I riformisti, per gli occidentali, rappresentano il "desiderata politico" con cui misurarsi e che immaginano come una forza ideologica anti-regime, anti-rivoluzionaria e pro-occidentale, animata dal solo desiderio di mutare il connotato politico dell'Iran in un qualche ibrido vicino ai modelli occidentali.

Allo stesso tempo, i conservatori sono visti dalla gran parte degli occidentali come un insieme di anziani teocrati radicali, fanaticamente religiosi e anti-democratici, animati dal solo desiderio di mantenere in vita l'apparato tradizionale islamico forgiato con la rivoluzione.

znet italy

Collasso del Kurdistan iracheno

di Andre Vltchek

VltchekKurdistan1Soleva essere presentato come una storia di successo. Ci raccontavano che in mezzo a un Medio Oriente stuprato, circondato da disperazione, morte e dolore, brillava luminosa come una fiaccola di speranza una terra di latte e di miele.

O era più come una torta circondata da marciume? Quel luogo eccezionale era chiamato Kurdistan o, ufficialmente, ‘Regione Kurdistana’.

E’ qui che il vittorioso capitalismo globale è andato riversando ‘massicci investimenti’ mentre l’occidente stava ‘garantendo sicurezza e pace’.

Qui imprese turche stavano realizzando e finanziando innumerevoli progetti, mentre le loro autobotti e poi un oleodotto trasferivano in occidente quantità sbalorditive di petrolio.

Nell’elegante aeroporto internazionale di Erbil uomini d’affari, soldati ed esperti della sicurezza europei socializzavano con specialisti ONU dello sviluppo.

Che cosa importa che il governo della Regione Kurdistana continuava a scontrarsi con la capitale, Baghdad, sulle riserve di petrolio o sulla portata dell’autogoverno e su molti altri temi essenziali.

Che cosa importa che (come accade spesso in società estremamente capitaliste) gli indicatori macroeconomici erano improvvisamente in spaventoso contrasto con la crescente miseria della popolazione locale.

conness precarie

Bernie for president?

di Felice Mometti

Bernie for president 768x522È la seconda volta che Hillary Clinton, la candidata «inevitabile» alla presidenza degli Stati Uniti, vede la sua corsa ostacolata da un outsider. Sappiamo come è andata a finire la volta scorsa con Obama. La storia non si ripete, non si deve ripetere, questo il mantra recitato negli ultimi giorni dal potente staff della ex segretario di Stato. Ma i risultati delle primarie del Partito democratico in Iowa e nel New Hampshire hanno proiettato Bernie Sanders nel ruolo di antagonista credibile di Hillary, la «combattente globale» che difende i diritti civili, non disdegna gli interventi militari ad ampio raggio ed è molto vicina a Wall Street. È vero, e si sa, che le primarie americane, non fa differenza se democratiche o repubblicane, sono tutto meno che un esercizio di democrazia da parte dei cittadini elettori. Regole diverse e non sempre chiare e condivise nei vari Stati, mancanza di controlli su chi vota e chi ne ha diritto, lanci di monetine per determinare la vittoria in alcune circoscrizioni, interventi a tutto campo delle società di marketing politico sui social network e nei sondaggi che hanno lo scopo non di rilevare le intenzioni di voto ma di orientarle. Come se ciò non bastasse con la sentenza della Corte Suprema nel 2009 si è dato il via libera – togliendo qualsiasi limite di spesa e di rendicontazione – ai PAC e super PAC (Political Action Committes) e cioè a quei gruppi organizzati di imprenditori, banche, multinazionali, fondazioni che raccolgono denaro e fanno campagne perlopiù aggressive, usando tutti i media possibili, a favore o contro un candidato. Sempre però senza mai accordarsi e coordinarsi, così dice la sentenza, con il candidato che appoggiano.

mondocane

Vessillifero rosso della false flag nera

Soros traccia il solco

Fulvio Grimaldi

comunisti per il capitalismo1Monaco 1938-2016

La sciarada è in enigmistica lo schema per cui unendo due parole se ne forma una terza: X+Y = XY. Capirai che impresa. Di conseguenza è anche il modo per dire di una chiacchierata che non porta a niente, si arrotola su se stessa. E quello che abbiamo visto a Ginevra, poi a Vienna, poi di nuovo a Ginevra e, ora, a Monaco. Con i gufi che già strillavano alla Monaco della resa, rianimando il patto di Monaco del 1939 con Chamberlain che avrebbe ceduto a Hitler, con le conseguenze immaginabili. A parte il fatto che gli anglosassoni, allora e fino a qualche anno dopo, speravano che la Germania di Hitler costituisse un baluardo contro l’assai più temuta URSS, e le si avventarono addosso solo quando divenne manifesto che quel baluardo si sbriciolava (e anche perché i tedeschi rompevano ai colonialisti inglesi in Africa), la Monaco dell’altro giorno rappresenta, come i negoziati precedenti, una sciarada. La chiacchierata finisce con un OK, vocabolo nuovo, ma con dentro le stesse parole di prima.

I siro-irano-russi che avanzano e vanificano l’intero disegno del Nuovo Medioriente, gli statunitensi (con Israele sulla spalla destra) che non se la sentono di finire nel pantano in fase pre-elettorale, i francesi che non ce la farebbero mai da soli, i turco-sauditi che se la vedono proprio male, anche internamente, se tutto quanto hanno combinato in 5 anni, mettendo in piedi lo sfracello Nusra-Isis e appendici terroristiche, non portasse alla cancellazione perlomeno della Siria. Sono questi ultimi a spingere per l’intervento di terra. Ridicolo quello delle armate raccogliticce di Riyad, svaporerebbero al primo impatto con i ben altrimenti motivati combattenti patriottici.

ilblogdim.consolo

Argentina: ritorno al passato ?

di Marco Consolo

bende1Il neo-presidente argentino Mauricio Macri non ha perso tempo. Dopo la sua risicata vittoria elettorale (51,4%), due mesi dopo il suo insediamento si può trarre un primo bilancio del governo del “Berlusconi gaucho”, figlio di un buon amico degli Agnelli e di Licio Gelli.

Approfittando della “luna di miele” dei primi tempi, ma soprattutto della chiusura del parlamento in vacanza, Macri avanza come un bulldozer. Non c’è settore che non sia sotto attacco del revanscismo neo-liberista della destra al governo, che ha prodotto un drastico rovesciamento  del quadro politico con l’appoggio del Partito Radicale (ex social-democratici) di Alfonsin Jr. L’obiettivo dichiarato è quello di smantellare strutturalmente il progetto-Paese dei governi Kirchner e sbarazzarsi delle conquiste politiche, economiche e sociali.

Macri agisce come un potere de facto, ai margini della legalità democratica, saltando il Parlamento dove è ancora in minoranza. Un dettaglio in via di soluzione, visto che, nei giorni scorsi, è riuscito a spaccare l’unità del peronismo e a far passare una ventina di parlamentari dalla sua parte.

In nome del “repubblicanesimo”, a colpi di “Decreti di Necessità ed Urgenza” (DNU), ha fatto piazza pulita di molte delle conquiste degli ultimi anni, iniziando dal nuovo Codice di Procedura Penale e dalla “Legge sui mezzi di comunicazione”, che metteva in discussione poteri forti, consolidati all’ombra della passata dittatura, a cominciare dal Gruppo Clarín, una potenza mediatica di tutto rispetto.

ilcaffegeopol

Gli USA, il pivot anticinese e i pericoli di guerra

di Domenico Losurdo

La Cina rappresenta davvero una minaccia a livello geopolitico per gli Stati Uniti e i Paesi ad essa confinanti nella regione del Pacifico? Vi presentiamo un estratto del Prof. Domenico Losurdo che analizza alcune questioni relative alla cosiddetta “minaccia cinese”

caffe cinaIl pivot asiatico

Il “pivot” viene spesso presentato in Occidente come una risposta alla “minaccia proveniente da Pechino. Non c’è dubbio che con l’ascesa o, più esattamente, col ritorno della Cina, dopo la fine del “secolo delle umiliazioni“, e con l’avanzare del processo di maturazione della Repubblica popolare, il quadro internazionale sta cambiando in modo radicale. Nel marzo 1949 il generale statunitense MacArthur poteva constatare compiaciuto: «Ora il Pacifico è diventato un lago Anglo-Sassone» (in Kissinger 2011, p. 125). Dati i rapporti di forza esistenti, gli USA potevano sperare di bloccare con il loro intervento l’ascesa al potere del partito comunista e di Mao Zedong; la speranza andava rapidamente delusa e a Washington, tra polemiche furibonde, si scatenava la caccia al responsabile della “perdita” del grande Paese asiatico.

Il Pacifico non era più in senso stretto “un lago Anglo-Sassone” ma, come sappiamo, ancora alla fine della Guerra Fredda gli Stati Uniti violavano indisturbati lo spazio aereo e marittimo cinese. Erano gli anni in cui la superpotenza ormai solitaria cercava di consolidare e rendere permanente e incolmabile la sua già netta superiorità militare mediante la Revolution in Military Affairs.

mondocane

Giulio Regeni, dove volano gli avvoltoi

Fulvio Grimaldi

Due cose sono infinite. L’universo e la stupidità umana. E non sono sicuro dell’universo”. (Albert Einstein).

“Le azioni sono ritenute buone o cattive, non per il loro merito, ma secondo chi le fa.Non c’è quasi genere di nequizia– tortura, carcere senza processo, assassinio, bombardamento di civili – che non cambi il suo colore morale se commessa dalla ‘nostra’ parte. Lo sciovinista non solo non disapprova atrocità commesse dalla sua parte. Ha anche una notevole capacità di non accorgersene”. (George Orwell)

avvoltoiUn eroe? Calma e gesso

Sulla persona di Giulio Regeni, trovato morto con segni di tortura al Cairo, probabilmente fatto trovare morto con segni di tortura, non ho elementi e quindi diritto di pronunciarmi. Prendo atto della sua formazione accademica anglosassone, della sua vicinanza giornalistica al più discutibile e filoccidentale informatore sul Medioriente (Giuseppe Acconcia, “il manifesto”), del suo impegno per i "sindacati indipendenti". Leggo anche della notizia riferita dal “Giornale” secondo cui Regeni avrebbe lavorato per il servizio segreto AISE. Prendo quest’ultima notizia con le pinze, come con pinze lunghe cento metri prendo l’uragano di interpretazioni uniformi e apodittiche, nella solita chiave razzista eurocentrica, scatenate, sul solito pubblico basito e disarmato, in perfetta unanimità dai due giornali opposti di opposizione (“manifesto” e “Fatto Quotidiano”) e dalla gran maggioranza dei mainstream media di stampa e radiotelevisivi. In ogni caso, compiango la sua morte e il dolore dei suoi.

Non ho certezze, ma come per tutti gli avvenimenti che rivestono una portata strategica ed esercitano una fortissima pressione sull’opinione pubblica,  potenziata dal concorso dei media citati, mi permetto di rilevare indizi e raggiungere un’ipotesi che, alla luce di quanto c’è di concreto e inoppugnabile, ha la stessa dignità e validità di quelle conclamate con sospetta sicumera da tutti gli altri che, a minuti dalla scoperta del cadavere, sanno già perfettamente su chi puntare il dito.

Regeni scriveva per il “manifesto” sotto pseudonimo. Per timore di rappresaglie, come dice la direttrice del suo giornale, dotata di certezze incrollabili fin dalle prime ore della notizia del ritrovamento, o perché sotto copertura?