SINISTRAINRETE

Archivio di documenti e articoli per la discussione politica nella sinistra

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estero

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militant

"Capire la Russia" di Paolo Borgognone

Consigli (o sconsigli) per gli acquisti

di Militant

capirelarussia4 1Sono due i motivi che ci hanno spinto a leggere questo “pesante” libro di circa 700 pagine. Il primo, perché da anni la casa editrice Zambon si contraddistingue per una meritoria opera di lotta al revisionismo storico attraverso una serie di pubblicazioni rilevanti e controcorrente rispetto al pensiero mainstream. La seconda, perché oggi c’è davvero necessità di “capire la Russia”, ossia liberarsi dalla vulgata liberale che ha trovato in Putin il nuovo nemico assoluto dell’Occidente e nella Russia il problema per la democrazia nel mondo. Potenzialmente, allora, poteva trattarsi di un libro importante, uno strumento di lotta in più nella battaglia anche culturale tra il capitalismo neoliberista e le sue forme di resistenza. Così non è, anzi. Il libro altro non è che una vetrina del pensiero geopolitico rosso-bruno di ogni latitudine. Uno squallido tentativo di elevare tale raffazzonata visione del mondo, fatta di spiritualismo, capitalismo pre-liberista, tradizionalismo religioso-culturale e complottismo vittimista, a pensiero degno di considerazione. Un testo talmente trasudante neofascismo da imporre una riflessione per la stessa casa editrice, che da oggi in poi difficilmente potrà essere considerata “credibile” nel panorama politico italiano, almeno quello riferibile alla sinistra di classe.

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carmilla

Ucraina: storia di un cappio al collo

di Alexik

nodo cravatta 1In questi tempi di conflitto, uno dei refrain più ricorrenti nella retorica bellica del presidente ucraino Petro Porošenko è quello che imputa a Putin di “volersi appropriare delle fertili terre ucraine”.

Io non vorrei dirglielo, ma mentre il “re del cioccolato”1 passa in rassegna le truppe in partenza per le regioni ribelli, ho l’impressione che le fertili terre ucraine se le stia per accaparrare qualcun altro. E con la sua piena complicità, visto che è stato proprio Porošenko, a firmare l’accordo di libero scambio fra Ucraina e Unione Europea (DCFTA – Deep and Comprehensive Free Trade Area), e ad ottenere un nuovo prestito dal Fondo Monetario Internazionale. Due atti che sul così detto “granaio d’Europa” avranno notevoli conseguenze.

 

Storia di un cappio al collo

Originariamente, il  DCFTA  doveva essere siglato a Vilnius nel novembre 2013 dall’allora presidente Viktor Janukovyč. L’accordo era collegato a un prestito di 17 miliardi di dollari da parte del Fondo Monetario Internazionale, che portava con se il solito corollario di misure di aggiustamento strutturale. La squadra del FMI in visita a Kiev in ottobre, le aveva così elencate:

  • Risanamento del bilancio dello Stato tramite un drastico taglio della spesa pubblica, da perseguire grazie al taglio dei sussidi, al contenimento dell’occupazione ed alla moderazione salariale nel pubblico impiego. Rinvio a data da destinarsi di eventuali tagli delle tasse.
  • Liberalizzazione del settore energetico, aumento delle tariffe del gas per le famiglie.
  • Costruzione di un clima amichevole per il business tramite riforme strutturali (in pratica la rimozione di lacci e lacciuoli).
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utopiarossa2

Le lezioni della Grecia e le prospettive

di Michele Nobile

«Ma non posso chiudere l'argomento come se il giudizio in merito dipendesse unicamente dal rispetto di precedenti impegni o da fattori economici. Una politica che riducesse la Germania in servitù per una generazione, o che degradasse milioni di esseri umani, o che privasse di gioia un intero popolo, sarebbe da rifuggire e con paura: da rifuggire anche se fosse attuabile, anche se ci facesse più ricchi, anche se non preparasse il crollo di tutta la civiltà europea».
[John Maynard Keynes, «Le riparazioni di guerra e la capacità di pagamento della Germania» (1919), in Esortazioni e profezie, Garzanti 1975, p. 22.]

varoufakis tsipras louisa gouliamaki afp1. Per la prima volta dalla formazione dell'area dell'euro, nel negoziato tra il governo Tsipras e la troika (Banca centrale europea, Commissione europea, Fondo monetario internazionale) si sono opposte in modo chiaro due linee realmente alternative, sul piano istituzionale e del confronto fra governi. Da una parte alcuni dei governi e delle istituzioni più potenti del mondo, che da anni scaricano i costi della crisi capitalistica interamente sui lavoratori e sui comuni cittadini; dall'altro lato del tavolo, il governo di un paese devastato dall'austerità e in depressione si è fatto portavoce della necessità di provvedere urgentemente alla gravissima condizione in cui versano i lavoratori e i comuni cittadini greci. Non c'è alcun dubbio che in questa contrattazione si siano confrontate e scontrate la democrazia e la postdemocrazia, gli interessi immediati del popolo greco e gli interessi immediati del capitale europeo. Per la sua logica e per ciò che potrebbe implicare per gli orientamenti della politica economica e sociale del continente, il programma di Syriza è suonato alle orecchie delle caste politiche della postdemocrazia europea come un delitto di lesa maestà. Inoltre, la visione implicita nella proposta di Syriza è quella di un'Europa autenticamente federale; la troika, invece, intende l'unione monetaria alla stregua di un accordo di cambi fissi, con ciò minando la coesione europea.

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comedonchisciotte

Perchè l'avanzata del fascismo è nuovamente il problema

di John Pilger

kiev4Il recente 70° anniversario della liberazione di Auschwitz ci ha ricordato quale grande crimine sia il fascismo, la cui iconografia nazista è radicata nelle nostre coscienze. Il fascismo è conservato come storia, come tremolanti riprese di camicie nere che marciano al passo dell'oca, la loro criminalità terribile e chiara. Eppure, nelle stesse società liberali le cui belligeranti élite ci impongono di non dimenticare mai, del crescente pericolo di un moderno tipo di fascismo non si parla, perché è il loro fascismo.

"Iniziare una guerra di aggressione...", dissero nel 1946 i giudici del tribunale di Norimberga, "non è soltanto un crimine internazionale, ma è il crimine internazionale supremo, che differisce dagli altri crimini di guerra solo in quanto contiene in sé l'accumulo di tutti i mali".

Se i nazisti non avessero invaso l'Europa, Auschwitz e l'Olocausto non sarebbero accaduti. Se gli Stati Uniti ed i loro vassalli non avessero iniziato la loro guerra di aggressione in Iraq nel 2003, quasi un milione di persone oggi sarebbero vive, e lo Stato islamico, o ISIS, non ci avrebbe in balìa delle sue atrocità. Essi sono la progenie del fascismo moderno, svezzato dalle bombe, dai bagni di sangue e dalle menzogne, che sono il teatro surreale conosciuto col nome di informazione.

Come durante il fascismo degli anni '30 e '40, le grandi menzogne vengono trasmesse con la precisione di un metronomo grazie agli onnipresenti, ripetitivi media e la loro velenosa censura per omissione. Prendiamo ad esempio la catastrofe in Libia.

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confronti

E l’apprendista stregone Occidente «creò» l’Isis

C. Russo intervista Domenico Losurdo

isis flagDiversi paesi arabi sono oggi disastrati e distrutti. Quali sono le cause della gravissima crisi in cui vivono paesi come la Libia, la Siria e l’Iraq?

A partire da quello che era stato strombazzato come l’anno di grazia, il 1989, sono stati investiti dalla guerra Panama, l’Iraq, la Jugoslavia, la Libia, la Siria… L’epicentro di questi conflitti è costituito dal Medio Oriente, dove l’Occidente assicura di voler apportare civiltà, democrazia, pace. Dopo centinaia di migliaia di morti, milioni di feriti e milioni di profughi, la realtà è sotto gli occhi di tutti. Non si tratta solo delle terribili devastazioni materiali. In occasione della prima e della seconda guerra del Golfo (1991 e 2003) gli sciiti iracheni furono chiamati alla rivolta contro i sunniti guidati da Saddam Hussein; successivamente, con lo sguardo rivolto all’Iran sciita e ai suoi possibili alleati, sono stati i sunniti a essere sollecitati a prendere le armi contro gli sciiti in Iraq e soprattutto in Siria. Ai giorni nostri, dopo essere stati incoraggiati in Siria, gli spietati guerrieri sunniti del Califfato sono combattuti in Iraq e soprattutto nel Kurdistan secessionista.

In tutto il Medio Oriente, nella lotta contro i regimi laici scaturiti dalle rivoluzioni anticoloniali (che hanno fatto seguito alla Seconda guerra mondiale) e contro i movimenti di liberazione nazionale collocati su posizioni laiche, l’Occidente ha fatto appello alla religione e al fondamentalismo religioso: così in Iraq, Libia, Siria, Palestina, dove Israele a suo tempo appoggiò Hamas contro l’Olp di Arafat.

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pierluigifagan

Lo Stato islamico si presenta

di Pierluigi Fagan

914golfo lo stato islamico 1000Lo Stato islamico si presenta. Qui il depliant italiano che riassume alcune notizie sullo Stato islamico, date dallo stesso Stato islamico. E’ evidente lo sforzo di presentarsi come uno stato, non una organizzazione, IS è un progetto politico legato ad un territorio. Nonostante il diluvio informativo occidentale che alza la paranoia su gli attentati al papa o a gli sgozzamenti nelle nostre metropolitane, IS ha come fine e missione, conquistare un territorio ed amministrarlo secondo le leggi islamiche. Poi, tutto il mondo. Il suo nemico principale è quello interno all’islam: sciiti, mistici, élite corrotte ed occidentalizzate, revisionisti modernizzanti, lassismo nelle pratiche religiose, etiche, politiche.

La prima notizia ci viene data sullo sforzo di formazione ed educazione alla corretta interpretazione islamica, la formazione dei formatori (imam), il modo di diffondere l’ideologia portante la nuova entità. Apprendiamo così dalla loro viva voce che il testo cardine di riferimento è di un certo ‘Ali al-Khudair, teologo di stretta osservanza della scuola wahhabita, un arabo saudita. Il depliant infatti, cita direttamente il trattato “Essenza e i fondamenti dell’islam” di Muhammad ib Abdul Wahhab. Questa non è una citazione tra le altre è il riferimento unico, il cardine ideologico. Lo Stato islamico è ufficialmente di ispirazione wahhabita.

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aldogiannuli

Il caso Nemtsov

di Aldo Giannuli

nemtsov strillo10Chi ha mandato i killer che hanno ucciso Boris Nemtsov? Un omidicio da professionisti: un killer che esce da una macchina e che spara sei colpi centrandone quattro alle spalle ed alla testa della vittima, poi va via, senza curarsi di chi gli stava vicino, Anna Durizkaja, una ballerina ucraina che da qualche anno era la sua compagna ed ora è una testimone di primissimo piano. Il tutto a duecento metri dal Cremlino, in uno dei posto più sorvegliati del pianeta con una marea di telecamere nascoste e decine di agenti travestiti che passano con aria indifferente. D’altra parte, se sono sorvegliatissimi l’Eliseo e la Casa Bianca e persino Palazzo Chigi, perché mai non dovrebbe esserlo il Cremlino?

Subito, l’indice dei media internazionali si è levato contro Putin additandolo come il (quasi) certo mandante e, pur se con toni diplomaticamente attenuati, la stessa cosa hanno fatto le cancellerie occidentali.

Al contrario, le autorità inquirenti parlano di un possibile pista islamica (Nemtsov aveva condannato la strage di Chiarlie Hebdo) corroborata dal ritrovamento dell’auto servita ai killer, con una targa dell’Inguscezia (repubblica caucasica a forte componente musulmana) e non escludendo neppure una pista amorosa per via della ballerina ucraina. Putin ha parlato di provocazione lasciando intendere che si tratti di un attentato di americani o di agenti di Kiev, accuse riprese da molti blog filo moscoviti.

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vocidallestero

L'alternativa in Grecia

di Statis Kovelathis*

tsipras perplessoLa strategia negoziale della leadership di Syriza ha fallito. Ma non è ancora troppo tardi per evitare una sconfitta totale.

Cominciamo con un fatto che dovrebbe essere indiscutibile:  venerdì il governo greco è stato trascinato in un accordo con l’Eurogruppo che equivale ad una precipitosa ritirata.

Il regime del memorandum sarà prorogato, l’accordo sul prestito e la totalità del debito sono riconosciuti, la “supervisione”, altra parola per indicare  il governo della troika, sarà continuata sotto altro nome, e vi sono ora ben poche possibilità che il programma di Syriza possa essere attuato.

Un fallimento così totale non è, e non può essere, una questione di fortuna, o il risultato di una tattica mal concepita. Esso rappresenta la sconfitta di una linea politica ben precisa che ha ispirato la strategia del governo.

 

L’Accordo di Venerdì

Nello spirito di un mandato popolare per il rovesciamento del regime del memorandum e la liberazione dal debito, la parte greca è entrata nel negoziato respingendo la proroga dell’attuale “programma”, concordato con il governo Samaras, e rifiutando la tranche del prestito di 7 miliardi di €, ad eccezione del profitto di 1,9 miliardi di € sui titoli greci, a cui aveva diritto.

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vocidallestero

Il New York Times invia giornalisti in Ucraina e “ritratta” la versione ufficiale

di Robert Parry

Il New York Times ha mandato dei giornalisti tra gli insorti dell’Ucraina dell’est  e ha dovuto scoprire che la propaganda mandata viralmente da tutti i media  secondo il “pensiero unico” ufficiale di Washington non risulta confermata: niente russi a sostenere o dirigere le operazioni, solo ucraini preoccupati del loro futuro. (Purtroppo l’effetto sull’opinione pubblica non ne risente, perché  le notizie dissonanti rispetto ad un frame ripetuto in maniera martellante tendono ad essere automaticamente cancellate. Ma noi insistiamo.). Via Smirkingchimp.com

2015 02 06T170211Z 1372214760 GM1EB2702SE01 RTRMADP 3 UKRAINE CRISIS kfuF Ux8kdUJtkeE1iB0 700x394LaStampa.itIl New York Times, che ha affermato per settimane che dietro i disordini nell’Ucraina dell’est c’era il governo russo, alla fine, ha inviato alcuni giornalisti nella regione per trovare le prove, ma tutto quel che hanno trovato sono stati degli ucraini orientali sconvolti dal regime golpista di Kiev che ha destituito il presidente Viktor Yanukovich.

The Times, che è stato un promotore impenitente della rivolta “pro-democrazia” che ha spodestato il presidente democraticamente eletto attraverso violenti mezzi extra-costituzionali, aveva recentemente promosso l’ “argomento” che gli ucraini sarebbero soddisfatti del loro nuovo governo non eletto se solo i russi non “continuassero a destabilizzare l’Ucraina orientale.”

Due settimane fa i redattori del Times pensavano di avere trovato uno scoop da prima pagina, delle fotografie che sembrava dimostrassero la presenza di truppe delle forze speciali russe. Secondo il Times, le foto mostravano “chiaramente” le forze speciali russe in Russia, e poi gli stessi soldati nell’Ucraina orientale.

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resistenze1

La tendenza alla guerra dell'Occidente e il radicalismo islamico

Domenico Moro

“…credo che gli sforzi per rovesciare il regime di Assad
abbiano portato denaro in molte direzioni. (..)
Per questo Qatar, Arabia Saudita e altri devono essere coinvolti
per combattere le frange estremiste sunnite.”
Daniel Benjamin, ex capo antiterrorismo del Dipartimento di Stato Usa
"La religione è il sospiro della creatura oppressa,
il sentimento di un mondo senza cuore,
così come è lo spirito di una condizione priva di spirito.
È l'oppio dei popoli.
Eliminare la religione in quanto illusoria felicità del popolo
vuol dire esigerne la felicità reale."
Karl Marx, Per la critica della filosofia del diritto di Hegel

jihadismo1. Le conseguenze disastrose della distruzione degli Stati laici arabi

Il nemico è alle porte, anzi è già al di qua delle nostre porte. Questo ci dicono governi e mass media europei. Il concetto indiscusso, dopo l’attacco a Charlie Hebdo, è che l’Occidente, con i suoi valori di libertà, di opinione e di espressione, è stato gravemente colpito dal bestiale estremismo islamico. Di conseguenza, bisogna prepararsi alla guerra interna ed esterna. La netta sensazione è che si stia aprendo una altra fase della guerra al terrore iniziata da Bush dopo l’11 settembre 2001 e di fatto mai terminata. Non a caso, in riferimento agli eventi di Parigi, si parla di 11 settembre europeo e Matteo Renzi ha colto l’occasione per dichiarare la disponibilità dell’Italia ad un intervento militare in Libia, sia pure sotto il “cappello” Onu, a poco più di cento anni dalla invasione coloniale del 1911. Anche in questo caso però, come in ogni guerra, di qualunque tipo essa sia, la prima vittima è la verità. Per questo, è fondamentale sollevare il velo dell’ipocrisia che impera sovrana e andare alla realtà dei fatti. Un obiettivo che, però, è complicato dal mutamento del quadro storico, caratterizzato da fenomeni che un tempo avevano un ruolo meno importante e soprattutto regionale, a partire dal radicalismo musulmano.

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orizzonte48

Ucraina e Grecia: la violazione "internazionalista" del principio di non ingerenza e la religione guerrafondaia del Free-Trade

di Quarantotto

ukraine-wrecking-crew-nazisOggi tutto il mondo è (o dice di essere) col "fiato sospeso", di fronte alle preoccupazioni per la guerra civile in Ucraina, date le sue potenziali implicazioni di coinvolgimento, diretto e militare, della Russia da un lato e degli USA, (più o meno uniti alla UE), in un non ben chiaro quadro NATO.

 

1. La questione ucraina va ripercorsa dal suo inizio. 

E lo faremo riassumendo i passaggi fondamentali del noto post di Riccardo Seremedi "Ucraina Dies Irae" (che in effetti è un quasi-trattato sulla materia, data l'enorme ed esauriente mole di notizie, links e connessioni che vi sono contenute). 

E dunque:

a) La crisi ucraina – come si ricorderà - è iniziata con il rifiuto del presidente Yanukovich di aderire all'Accordo di Libero Scambio (DCFTA) di fine novembre 2013 a Vilnius; sono seguite giornate convulse nelle quali la cosidetta “Euromaidan” si è popolata magicamente di persone, spesso reclutate per pochi dollari l'ora, con migliaia di vessilli UE nuovi di zecca spuntati da chissà dove...

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contropiano2

In Ucraina la guerra globale è alle porte

Si mobiliti finalmente tutta la sinistra!

di Mauro Gemma

c0c82b4b1ee8e2291268d306095377de lQuando uno dei “potenti della terra”,il presidente francese Hollande, arriva a fare affermazioni che non escludono la possibilità dello scatenamento, nello scenario ucraino, di una guerra dalle proporzioni inimmaginabili tra l'Occidente imperialista e la Russia, non occorre essere particolarmente ferrati in politica internazionale per capire che ormai si corre il rischio di essere arrivati a un punto di non ritorno.

L'ipotesi di una spaventosa guerra globale non viene avanzata più solamente dalle voci isolate di qualche esperto preveggente, come quelle di coloro che già tempo fa la ipotizzavano nelle prime fasi del conflitto del Donbass, attribuendo all'imperialismo statunitense persino la volontà di utilizzare le armi più devastanti per affermare definitivamente il proprio progetto egemonico nell'intero spazio post-sovietico.

Ora, di fronte a quanto sta accadendo, con l'intenzione ormai dichiarata dell'amministrazione USA di scendere in campo prepotentemente a fianco dell'esercito dei golpisti di Kiev, rendendo esplicito il sostegno di armi e istruttori che già, sottobanco, era stato garantito fin dall'inizio alle operazioni “antiterroriste” nell'Ucraina sud orientale avviate dai dirigenti nazional-fascisti della giunta ucraina e sfociate in un autentico genocidio delle popolazioni dell'Ucraina sud orientale, si precisa un quadro che dovrebbe terrorizzare l'opinione pubblica dell'intero nostro continente.

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marx xxi

Riflessioni sul programma di Syriza e il futuro della Grecia

di Lorenzo Battisti

sirizaLe elezioni greche hanno generato molte aspettative a sinistra, nella speranza che la vittoria di Tsipras e di Syriza possa cambiare gli equilibri europei e quindi aprire la strada alla fine dei programmi economici di austerità che hanno colpito i paesi europei negli ultimi anni. Al contempo, l'alleanza con il Partito dei Greci Indipendenti ha colto di sorpresa molti.

Partirò da un'analisi del programma di Syriza e di come è mutato rispetto al 2012. Cercherò poi di indicare l'importanza delle scelte post elettorali.

 

Le differenze con il programma del 2012

Il programma di Syriza è stato presentato a Settembre a Salonnico durante un discorso tenuto da Tsipras e poi ampiamente diffuso in rete. Il discorso può essere trovato qui in inglese(1) mentre la traduzione italiana è disponibile qui (2).

Innanzitutto non si possono non notare importanti differenze con il programma che Syriza presentò solo due anni e mezzo fa, quando per la prima volta arrivò a pochi passi dal governo della Grecia(3). Il programma attuale tratta esclusivamente il tema economico, non lasciando alcuna indicazione su altri importanti temi. In particolare due punti risaltano per la loro assenza.

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contropiano2

Il nuovo governo greco

Noi Restiamo intervista Joseph Halevi

310x0 1422815498561 rainews 20150201193014553In questi giorni sono usciti molti articoli sul nuovo governo greco e in particolare su alcuni suoi componenti. La maggior parte di questi articoli si è concentrata su aspetti di costume e non sulla sostanza, ossia su quali politiche economiche potrà mettere in atto la nuova compagine governativa.

Abbiamo quindi intervistato Joseph Halevi, professore di economia presso l'Università di Sydney, che ben conosce Yanis Varoufakis, neo ministro delle finanze in Grecia, di cui è amico e con cui ha anche scritto un libro (insieme a Nicholas Theocarakis): “Modern Political Economy: making sense of the post-2008 world” (Routledge).

 

Noi Restiamo: ci dai un giudizio sul risultato delle recenti elezioni in Grecia?

Joseph Halevi: il mio giudizio è essenzialmente positivo. C'è ovviamente un problema dovuto al fatto che Syriza ha delle posizioni molto eterogenee. Però voglio dire che l'esigenza che nasceva dalla crisi del Pasok ovviamente ha trovato sbocco in Syriza.

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megachip

#Tsipras, il gran botto nel Laboratorio Greco

di Pino Cabras

news 231180Se consideriamo la Grecia come un laboratorio, così come in molti fanno da anni, in occasione della vittoria di Tsipras abbiamo assistito all'incendio di molti alambicchi. Chi conduce l'esperimento, specie se si tratta di un test pericoloso, corre anche il rischio di collaudare qualcosa che non risponde ai suoi modelli di partenza: mette nel conto di sacrificare risorse, forzare i limiti, spingere al massimo le resistenze, scoprire cosa brucia subito e cosa provoca ritorni di fiamma imprevisti.

Se gli va bene, scopre una nuova formula che potrà ogni volta padroneggiare. Se gli va male, può provare e riprovare ancora sulle cavie, e solo dopo potrà estendere le esperienze sicure su un sistema più vasto. Oppure può circondare di misure di sicurezza quel piccolo e scoppiettante laboratorio isolato.

La Grecia è stata già altre volte un'officina per gli sperimentatori delle élite occidentali. Se ci pensiamo, negli stessi anni in cui in Italia gli ambienti atlantisti influenzavano la vita politica con la strategia della tensione e vari tentativi di colpo di Stato, ad Atene i militari andavano davvero al potere con un golpe, instaurando la Dittatura dei Colonnelli (1967-1974). Nella culla della civiltà europea si poté così sperimentare per qualche anno la soppressione delle normali libertà civili, lo scioglimento dei partiti politici, l'istituzione di tribunali militari speciali, il ricorso alla tortura e al confino per migliaia di oppositori.

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conness precarie

I risultati delle elezioni greche

Grande incertezza, situazione eccellente

di Akis Gavriilidis

o.265201Dopo il suo commento pre-elettorale, pubblichiamo un contributo di Akis Graviilidis sulla situazione greca dopo le elezioni e il giuramento del primo governo di SYRIZA. Quasi ironizzando sulle preoccupazioni di chi teme per i propri principi o per le proprie aspettative, Akis pone politicamente il problema delle possibilità aperte dal fatto della vittoria di Syriza. A noi questa annotazione politica pare decisamente importante. Prendere le mosse dal movimento che dal quel fatto può scaturire aiuta a evitare di ragionare sempre – in Grecia come altrove – come se nulla mai possa veramente cambiare, come se i soggetti politici siano sempre gli stessi. 

***

1. La mia seconda nota sulle elezioni greche, questa volta dopo che hanno avuto luogo, sarà necessariamente più frammentaria e impressionistica, oltre che più sentimentale. Il che (almeno spero) non significa che sarà superficiale.

Il primo sentimento che viene alla mente è il sollievo. La gente che non vive in Grecia, o che non ha neppure avuto modo di visitarla occasionalmente negli anni scorsi, non ha neanche idea di quanto insostenibile fosse diventata l’amministrazione di Samaras, da un punto di vista politico, etico e persino estetico. È difficile spiegare il senso di soffocamento prodotto da questo dominio basato sulla paura, sull’odio, sull’autoavvilimento, su praticamente tutte le possibili passioni negative che sono state compensate, a livello immaginario, da un’overdose di vanità e autoglorificazione nazionalistica.

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