zeroconsensus

Elezioni USA: la posta in gioco

di Giuseppe Masala

elezioni usaBisogna capire che lo scontro in atto in USA in questo momento è un vero e proprio tornante della storia al pari dei tragici eventi del Settembre 2001. Questo al di là dell’antipatia personale o la simpatia per uno dei due concorrenti principali ed è ancora più chiaro se non ci si lascia intossicare dalla terrificante campagna elettorale in corso: una enorme macchina del fango tesa a screditare l’avversario con ogni mezzo e con ogni sorta di notizia manipolata.

In realtà stiamo assistendo ad uno scontro tra due fazioni dell’élite americana che hanno trovato nei due contendenti i loro front-man elettorali.

La posta in gioco è cosa deve essere l’Impero americano nei prossimi decenni e come uscire o almeno stabilizzare la sua evidente crisi. Le visioni in lotta sono le seguenti:

1) I neoconservatives che hanno in Hillary la loro bandiera, vogliono continuare nell’esperienza della “guerra al terrorismo” ovvero nella guerra imperialista tendente a far guadagnare agli USA l’uscita dalla crisi allargando a tutto il mondo la loro sfera d’influenza anche con l’utilizzo delle armi oltre che con le rivoluzioni colorate.

luciomanisco

None of the above

di Lucio Manisco

Hillary Clinton o Donald Trump? Una scelta storica, drammatica dell’elettorato statunitense? Malgrado l’ossessiva attenzione dei mass media apatia, astensionismo e il grande filtro del Collegio Elettorale determineranno l’esito della consultazione

clintontrumpFuga di cervelli: un amico che ha trovato impiego alla Columbia University e che sedici anni fa mi era venuto a trovare a New York mi chiede di accertare se nell’edificio dove abitavo ci siano appartamenti in affitto. Chiamo Joe, l’anziano portiere afro-americano: ci sono tre appartamenti vuoti per via della crisi economica – risponde con voce tesa e rabbiosa. Teme l’esito elettorale di domani? “I don’t give a f… about it” – non me ne frega niente – qui si parla solo della vittoria dei Cubs, un disastro.. I Chicago Cubs la squadra di baseball che non vinceva da 108 anni ha battuto i favoriti Cleveland Indians trionfando nel campionato delle World Series: è come se in Italia il Crotone vincesse il campionato di serie A e la Champions League.

Gli afro americani come Joe, il 13,3% della popolazione USA di 321 milioni, e cioè 40 milioni circa di abitanti, diserteranno in massa le urne. Non solo per la delusione lasciata loro da Obama, delusione che ha confermato la loro preesistente ostile estraneità allo establishment bianco, ma anche per l’appoggio incondizionato di Hillary e Donald alla polizia che negli ultimi dodici mesi ha ucciso più di duecento neri nelle città americane.

militant

Gerusalemme est. Quello che le risoluzioni non dicono

di Militant

80576 gerusalemme est«L’Unesco nega l’identità del popolo ebraico». «La risoluzione nega il legame religioso di Israele con il Muro del Pianto e il Monte del Tempio». «La decisione di cancellare le radici giudaico-cristiane dei luoghi santi di Gerusalemme è “l’inizio della fine”». «L’Unesco riscrive la storia: il Monte del Tempio e il Muro del pianto non sono luoghi legati all’ebraismo». Sono queste le affermazioni catastrofiche con le quali, nelle ultime due settimane, è stata descritta dai media una risoluzione approvata dall’Unesco – l’agenzia dell’Onu che si occupa di patrimonio culturale ed educazione – intitolata Palestina occupata e contenente una condanna dell’occupazione israeliana. La risoluzione, proposta da sette paesi islamici (Egitto, Algeria, Marocco, Libano, Oman, Qatar e Sudan), è stata approvata con 24 voti a favore, 6 contro (Usa, Germania, Gran Bretagna, Lituania, Estonia, Olanda) e 26 astensioni, tra cui quella dell’Italia, della Francia e della Spagna.

L’approvazione di questa risoluzione è stata interpretata dal governo israeliano – e, di riflesso, dai media, sempre supini ai poteri dominanti – come un disconoscimento del legame ebraico con Gerusalemme est. Israele ha quindi sospeso la collaborazione con l’Unesco.

In molti, ovviamente, si sono stracciati le vesti anche in Italia.

znet italy

Dentro il governo invisibile: guerra, propaganda, Clinton & Trump

di John Pilger

clinton trump 696x392Il giornalista americano, Edward Bernays, viene spesso descritto come l’uomo che ha inventato la propaganda moderna.

Nipote di Sigmund Freud,  il pioniere della psicanalisi, è stato Bernays che ha coniato il termine “pubbliche relazioni” come eufemismo per  “colpo ad effetto”  e i suoi inganni.

Nel 1929 persuase le femministe a promuovere l’uso delle sigarette da parte delle donne, fumando nella sfilata per la  Pasqua a New York – un comportamento allora considerato eccentrico. Una femminista, Ruth Booth, dichiarò: “Donne, accendete un’altra torcia di libertà! Combattere un altro tabù sessuale!

L’influenza di Bernais si estese molto oltre la pubblicità. Il suo più grande successo fu il ruolo che ebbe nel convincere il pubblico americano a  unirsi al massacro della Prima Guerra Mondiale. Il segreto, disse, era “fabbricare il consenso” delle persone allo scopo di “controllarle e irregimentarle  secondo la nostra volontà, senza che esse lo sappiano.”

Ha definito questo  “il  vero potere dominante  nella nostra società” e lo chiamava  “governo invisibile”.

cambiailmondo

La nuova guerra dell'oppio della narco NATO

Afghanistan 2001-2016

di Vittorio Stano

oppio guerraQuando verrà scritta la storia della guerra in Afghanistan, il sordido coinvolgimento di Washington e dei militari della NATO nel traffico di eroina, e la loro alleanza con i signori della droga, sarà uno dei capitoli più vergognosi.

Continua sine die la presenza militare e paramilitare, così come continua la produzione industriale di oppio e di eroina. L’Afghanistan, uno dei paesi più poveri al mondo, aveva subito nel 2001 l´aggressione occidentale per impossessarsi del lucroso business dell’oppio e dell’eroina. Due anni dopo toccò all’Irak, aggredito e devastato per impossessarsi del petrolio. La retorica occidentale mainstream ha continuato negli anni a parlare di guerra umanitaria, peace keeping, state building, esportazione della democrazia, enduring freedom-libertà duratura, sostegno risoluto: tutte chiacchiere.

Dal fondo melmoso emerge in tutta evidenza la connivenza delle forze d’occupazione americane e alleate con il business dell’oppio e dell’eroina, in nome di una cinica scelta di realpolitik. Una spregiudicata strategia, orchestrata dalla CIA secondo una pratica operativa attuata fin dalla sua nascita, che ha provocato il boom della produzione  di oppio afgano e del traffico internazionale di eroina, con il coinvolgimento degli stessi militari alleati, italiani compresi. *(1)

la citta futura

Brzezinski e la futurologia

Le profezie autorealizzantesi di Z. Brzezinski

di Alessandra Ciattini

9718d465a94defa52aaad0a33a25f2d7 XLL’anziano ex consigliere alla sicurezza di Jimmy Carter, Zbigniew Brzezinski, è sempre sulla cresta dell’onda e continua ad elaborare analisi politiche, che da un lato riflettono le intenzioni dei vertici statunitensi, dall’altro indicano i percorsi da seguire per difendere il ruolo egemonico della superpotenza. In particolare, in un articolo di qualche mese fa, egli riconosce che il dominio globale degli Stati Uniti è in crisi a causa del riemergere della Russia quale attore politico nella scena mondiale e dell’espansione economica e commerciale della Cina. A suo parere, pertanto, bisogna prendere misure adeguate a contrastare tale declino e a impedire un avvicinamento dell’Europa alle potenze emergenti (leggi).

Come è noto, Brzezinski si è sempre dilettato di analisi politiche volte a delineare gli scenari internazionali futuri. In questo breve intervento, mi limiterò ad analizzare brevemente un articolo dell’ex-consigliere, pubblicato nel 1968, dal significativo titolo America in the Technetronic Age(leggi), nel quale egli indica i caratteri della società cosiddetta postindustriale o, se volete, postmoderna. E ciò perché in effetti egli coglie nel segno, anche perché descrive le linee politiche adottate dalla classe dirigente mondiale, a cui era ed è strettamente vincolato.

gramsci oggi

Presidenziali USA: lo scenario peggiore

di Spartaco A. Puttini

trump clinton blackredGli Stati Uniti si avviano alla fase terminale dell’esperienza costituita dall’Amministrazione Obama.

Questa è di per sé una buona notizia. Finalmente si assisterà alla fine del mito obamiano, dell’obamamania, che hanno imperversato sul mainstream nel tentativo di accreditare un imperialismo americano dal volto umano. Tentativo che col tempo è andato progressivamente appannandosi anche per quelle opinioni pubbliche occidentali che erano il target principale di questa vasta campagna di cosmesi politica e travisamento della realtà. Gli eventi degli ultimi mesi sottolineano che molte maschere sono cadute nel corso dei due mandati del presidente “nero”. Gli Usa hanno continuato a condurre con determinazione la corsa agli armamenti, aumentando la pressione su entrambi i fianchi del continente eurasiatico contro i loro antagonisti: Russia e Cina. Hanno legittimato il rovesciamento dei legittimi presidenti di Honduras, Paraguay e Brasile e assistito al suicidio argentino, per tacere dell’impegno profuso nella destabilizzazione del Venezuela. Tasselli che disegnano un tentativo complessivo di rimettere il guinzaglio all’America Latina. Hanno appoggiato un putsch nazista in Ucraina per lacerare i rapporti tra questo stato ex-sovietico e la Russia (e tra la Russia e l’Europa) con un’operazione molto ardita. Un bel colpo.

socialismo2017

Guerra di oggi, guerra di domani

Una recensione a Domenico Moro

Mimmo Porcaro

GUERRA E MARE 777x433Due sono i meriti maggiori del bel volume che Domenico Moro ha dedicato a quello che viene oggi presentato come conflitto tra “Occidente” e “Islam” (La terza guerra mondiale e il fondamentalismo islamico, Imprimatur, Reggio Emilia, 2016). Il primo è quello di essere un efficace strumento per ricostruire ragioni e forme del conflitto e per iniziare a comprendere, attraverso le opportune distinzioni, quel mondo dell’islamismo che viene quasi sempre descritto come un compatto blocco di atteggiamenti conservatori e reazionari, espressione di un arretratezza economica e politica che l’Occidente è ovviamente candidato a redimere. Il secondo è quello di ribadire con nettezza l’interiorità di questo conflitto alla strategia bellicista dell’Occidente e la necessità della guerra nel mondo dominato dal capitali.

Stagnazione secolare, caduta del saggio di profitto, conseguente necessità di trovare nuovi e più remunerativi sbocchi all’esportazione di merci e (soprattutto) di capitale, sono le tendenze economiche generali che stanno alla base delle guerre oggi condotte dall’Occidente: tendenze la cui natura fa dire a Moro che ben presto le proxy wars (ossia le guerre indirette, limitate e per procura) non saranno più sufficienti a garantire quella distruzione di capitale che sarebbe necessaria a far ripartire l’accumulazione, e che quindi “soltanto una guerra dispiegata tra grandi potenze” (p.127) potrà fornire una (presunta) soluzione.

marx xxi

Siria: chi sono i criminali di guerra

di Domenico Losurdo

In questi giorni una sistematica campagna di disinformazione di cui sono protagonisti in particolare USA, Gran Bretagna e Francia, bolla quali «criminali di guerra» Assad e Putin. È la preparazione multimediale dell’ulteriore scalata dell’aggressione contro la Siria a cui mirano Obama (appoggiato e stimolato da Hillary Clinton) e gli alleati e vassalli di Washington. Per chiarire chi sono i veri criminali di guerra riporto (con nuovi sottotitoli) quello che ho scritto in miei due recenti libri (La sinistra assente. Crisi, società dello spettacolo, guerra, Carocci, 2014; Un mondo senza guerre. L’idea di pace dalle promesse del passato alle tragedie del presente, Carocci, 2016), basandomi per altro su fonti esclusivamente occidentali. La scalata a cui si prepara l’imperialismo potrebbe avere conseguenze tragiche per la pace mondiale. È per sventare questo pericolo che occorre mobilitarsi sin d’ora (DL)

gaza 6 750x4701. Guerra civile o aggressione degli USA (e di Israele)?

Prima di essere travolta dalla catastrofe che continua a infuriare mentre io scrivo, la Siria era considerata un’oasi di pace e di tolleranza religiosa in particolare dai profughi irakeni che a essa approdavano in fuga dal loro paese, investito dagli scontri e dai massacri di carattere religioso e settario nei quali era sfociata l’invasione statunitense. Cos’è avvenuto poi? È scoppiata una guerra civile per cause del tutto endogene? In realtà, prima ancora della seconda guerra del Golfo, i neoconservatori chiamavano a colpire la Siria che ai loro occhi aveva il torto di essere ostile a Israele e di appoggiare la resistenza palestinese (Lobe, Oliveri 2003, pp. 37-39).

Di questo progetto di vecchia data si sono subito ricordati gli analisti più attenti che si sono occupati dei più recenti sviluppi della situazione: già da un pezzo la Siria era stata inserita dai neoconservatori nel novero dei paesi «considerati un ostacolo alla ‘normalizzazione’» del Medio Oriente; «nell’ottica dei neoconservatori, se gli Stati Uniti fossero riusciti a provocare un cambio di regime a Baghdad, Damasco e Teheran, la regione, soggetta ormai all’egemonia congiunta degli Stati Uniti e di Israele, sarebbe stata finalmente ‘pacificata’» (Romano 2015, p. 74). Peraltro, un anno prima che la «Primavera araba» raggiungesse la Siria – ammette o si lascia sfuggire il «New York Times» – «gli USA erano riusciti a penetrare nel Web e nel sistema telefonico» del paese.

linterferenza

Associazione a delinquere per distruggere la Siria

Diana Johnstone

Le forze armate siriane debbono riprendere la parte di Aleppo occupata dai ribelli. Avaaz ha il compito di schierare l’opinione pubblica contro questa operazione militare dipingendola come null’altro che uno sforzo congiunto Russo-Siriano per massacrare i civili, soprattutto bambini. La Siria è vittima di una Associazione a Delinquere che da lungo tempo ha pianificato di distruggerla, dopo aver distrutto l’Iraq nel 2003

Syria bombing 720x479Tutti affermano di voler porre fine alla guerra in Siria e riportare la pace in Medio Oriente.

Beh, quasi tutti.

“Questa è una situazione tipo playoff in cui è necessario che entrambe le squadre perdano, o almeno non si vuole che una vinca – si preferisce un pareggio”, ha dichiarato al new York Times nel giugno 2013 Alon Pinkas, ex console generale di Israele a New York. “Entrambi devono sanguinare, perdere sangue fino alla morte: questo è il pensiero strategico qui”.

Efraim Inbar, direttore del Centro Begin-Sadat per gli Studi Strategici, ha sottolineato gli stessi punti nel mese di agosto 2016: “L’Occidente dovrebbe perseguire l’ulteriore indebolimento dello Stato Islamico, ma non la sua distruzione… Permettere che i cattivi uccidano i cattivi suona molto cinico, ma è cosa utile e anche etica da farsi se tiene i cattivi occupati e meno in grado di nuocere ai buoni… Inoltre, l’instabilità e le crisi a volte contengono presagi di un cambiamento positivo… l’amministrazione americana non sembra in grado di riconoscere che l’ISIS può essere uno strumento utile per minare l’ambizioso piano di Teheran di dominio sul Medio Oriente”.

mondocane

Elezioni USA, il migliore ha la rogna

di Fulvio Grimaldi

La democrazia più corrotta, la candidata più depravata, i complici mediatici più turpi

trump hillaryDal “manifesto”:

“In nome delle aspirazioni… vale la pena di lottare, continuare a marciare in strada e poi andare a votare e dare una chance a Hillary Clinton” . (Giulia D’Agnolo Vallan)

Proposte costruttive contro fantasie, una politica estera tradizionale contro il ritorno a un’improbabile fortezza Amercia… la seria, credibile, eleggibile Hillary Clinton, contro quella dell’inaffidabile, razzista, xenofobo Donald Trump”. (Fabrizio Tonello)

Contro Hillary una nuvola tossica mediatica, è vittima di pseudo-fatti diffamatori”. (D’Agnolo Vallan)

La demonizzazione della Clinton ha rassicurato la base del miliardario, quello zoccolo duro che coltiva un odio, questo sì pastoso e violento, verso Hillary. Il sentimento in cui la misogenia si mescola all’antintellettualismo e al bullismo” (Luca Celada)

“La campagna spietata di Trump finisce col produrre un moto di solidarietà e simpatia per Hillary… Lo scenario peggiore? Una Hillary effettivamente non più in grado di correre”. (Guido Moltedo)

L’isolazionista Trump, sessista e razzista, il peggio dell’America”. (Tommaso Di Francesco)

E’ un referendum tra un’America che valorizzi le ragioni dello stare insieme e che, sulla scia di Obama, investa nella sua ‘diversity’ e, al contrario, un’America di tutti contro tutti…”. (Guido Moltedo)

nena

Ecco come gli Usa hanno armato il Jihad in Siria

Alastair Crooke*

L'Occidente punta il dito contro la Russia per il massacro siriano ma le Forze Speciali Statunitensi sanno che le confusionarie politiche degli USA, tese a sostenere i jihadisti, hanno consentito ad Al Qaeda e all'ISIS di distruggere la Siria, spiega l'ex diplomatico britannico

jabhat al nusra1 1024x682“Sul campo, nessuno crede in questa missione”, scrive un ex Berretto Verde a proposito dei programmi segreti di addestramento e armamento dei ribelli siriani, “sanno che stiamo addestrando la prossima generazione di jihadisti, quindi la boicottano perché se ne fregano’”. “Non voglio sentirmi responsabile quando dei membri di al Nusra diranno che sono stati addestrati dagli americani” aggiunge il Berretto Verde.

In un rapporto dettagliato dal nome Le Forze Speciali statunitensi sabotano le fallimentari Operazioni sotto copertura in Siria, Jack Murphy, anch’egli ex Berretto Verde, racconta che un ex ufficiale CIA gli avrebbe rivelato che “il programma di operazioni segrete in Siria è una creatura del Direttore della CIA John BrennanÈ stato Brennan a dare vita alla Syrian Task Force … John Brennan si era innamorato della folle idea di rovesciare il regime.” In sostanza, Murphy sostiene che le Forze Speciali Statunitensi, che stanno armando i gruppi anti-ISIS, rispondevano a un’autorità Presidenziale, mentre la CIA, ossessionata dal pensiero di destituire il Presidente Assad, rispondeva a un’autorità separata e conduceva un programma distinto e parallelo per armare i ribelli.

mondocane

Conferenza stampa dei 5 Stelle con l'arcivescovo di Aleppo

di Fulvio Grimaldi

terroristi isisUn popolo eroico, con ormai solo 17 milioni di abitanti su 23, di cui non si sa quanti uccisi e circa 5 sradicati, in fuga, sparsi nel mondo, perlopiù alla mercè di schiavisti turchi e di negrieri europei, centinaia di migliaia di vittime tra civili e combattenti patrioti, una delle più antiche civiltà del mondo, quella che ha dato i natali al meglio di noi e poi ci ha restituito Aristotile ed Eschilo, un popolo sepolto sotto il vilipendio di una narrazione falsa e bugiarda da parte di mandanti e sicari, ieri ha potuto far sentire la sua voce in  una sede istituzionale del più alto livello, nella casa deputata all’esercizio della sovranità del popolo. Per la prima volta. Grazie al Movimento Cinque Stelle, grazie al deputato Manlio Di Stefano, responsabile Esteri del Movimento.

Un popolo eroico, avanguardia del riscatto nazionale anticoloniale arabo, affermatosi come il più valido resistente nella tre guerre d’aggressione dell’elemento estraneo incistato dal neocolonialismo nel corpo della nazione araba, oggi in piedi, sanguinante, ma non piegato, dopo quasi sei anni in cui gli si è lanciato contro quanto di più criminale e orrendo l’Uccidente imperialista, con il suo presidio locale israeliano, abbia saputo concepire nei secoli delle sue scorribande genocide e predatrici: le più sofisticate tecnologie di morte insieme ai perenni strumenti della fame, delle malattie (sanzioni) e delle armate di lanzichenecchi.

dinamopress

Argentina: banalizzazione della politica e violenza del neoliberismo

Alioscia Castronovo intervista Diego Sztulwark

A dieci mesi dall'insediamento del governo Macri, pubblichiamo la prima parte di una conversazione con Diego Sztulwark su macro e micro politiche neoliberali, corruzione e nuove povertà, sfide dei movimenti e panorama politico argentino nella crisi del progressismo latinoamericano

f85053a1 a8d8 427e 87a7 5a42df3f1182Con il governo di Cambiemos in Argentina il panorama politico ed economico è pesantemente segnato dal ritorno delle politiche strutturali di austerità e dalle privatizzazioni: in pochi mesi vi sono stati migliaia di licenziamenti sia nel settore pubblico che nel privato, il Parlamento ha approvato nuove misure di indebitamento estero, per la prima volta dopo dieci anni sono ripartite le ispezioni del FMI. Intanto cresce senza sosta l’inflazione ed aumentano i prezzi dei servizi di base, dell’acqua, del gas, dell’elettricità e dei trasporti (con percentuali che vanno dal 300 all’800 per cento). Abbiamo vissuto mesi densi di mobilitazioni popolari animate da differenti settori sociali e politici, decine di scioperi e manifestazioni sindacali, giornate di lotta del movimento delle donne e degli studenti, significative mobilitazioni dei lavoratori delle economie popolari. Si è trattato di appuntamenti di piazza spesso differenti tra loro, che hanno cominciato a delineare una mappa della resistenza possibile, segnalando l’esistenza di una grande capacità di organizzazione popolare e di una diffusa disponibilità al conflitto in un quadro di violenta offensiva neoliberale.

Queste manifestazioni spesso moltitudinarie ed importanti, tanto nei numeri quanto rispetto alla capacità di mobilitazione della composizione sociale e politica di cui sono espressione, non hanno avuto però la capacità di fermare le politiche di austerità.

marx xxi

La questione curda, ieri ed oggi

di Samir Amin

kurdistan muralesIl caos politico che domina la scena in Medio Oriente si esprime tra l'altro, nell'emergere violento della questione curda. Come possiamo analizzare, in queste nuove condizioni, la portata della rivendicazione dei Curdi (autonomia? Indipendenza? Unità?)? E possiamo dedurre dall'analisi che questa rivendicazione debba essere sostenuta da tutte le forze democratiche e progressiste della regione e del mondo?

Una grande confusione domina il dibattito su questo tema. La ragione è, a mio avviso, l'allineamento della maggior parte degli attori e degli osservatori dietro ad una visione non storica di questa questione, così come di altre. Il diritto dei popoli all'autodeterminazione è stato innalzato a diritto assoluto, che vorremmo fosse mantenuto valido per tutti e in tutti i tempi (presenti e futuri), così come per il passato. Questo diritto è considerato come uno dei diritti collettivi tra i più fondamentali, al quale si dà di solito più importanza che agli altri diritti collettivi di portata sociale (diritto al lavoro, all'educazione, alla sanità, alla partecipazione politica ecc..).

D'altra parte i soggetti di questo diritto assoluto non sono definiti in maniera precisa; il soggetto di questo diritto può essere “una comunità” qualunque, maggioritaria o minoritaria all'interno delle frontiere di uno stato o di una delle sue province; questa comunità che si definisce essa stessa come “particolare” per lingua o religione per esempio; e si proclama, a torto o a ragione, vittima di una discriminazione, se non di un'oppressione.