mondocane

Vessillifero rosso della false flag nera

Soros traccia il solco

Fulvio Grimaldi

comunisti per il capitalismo1Monaco 1938-2016

La sciarada è in enigmistica lo schema per cui unendo due parole se ne forma una terza: X+Y = XY. Capirai che impresa. Di conseguenza è anche il modo per dire di una chiacchierata che non porta a niente, si arrotola su se stessa. E quello che abbiamo visto a Ginevra, poi a Vienna, poi di nuovo a Ginevra e, ora, a Monaco. Con i gufi che già strillavano alla Monaco della resa, rianimando il patto di Monaco del 1939 con Chamberlain che avrebbe ceduto a Hitler, con le conseguenze immaginabili. A parte il fatto che gli anglosassoni, allora e fino a qualche anno dopo, speravano che la Germania di Hitler costituisse un baluardo contro l’assai più temuta URSS, e le si avventarono addosso solo quando divenne manifesto che quel baluardo si sbriciolava (e anche perché i tedeschi rompevano ai colonialisti inglesi in Africa), la Monaco dell’altro giorno rappresenta, come i negoziati precedenti, una sciarada. La chiacchierata finisce con un OK, vocabolo nuovo, ma con dentro le stesse parole di prima.

I siro-irano-russi che avanzano e vanificano l’intero disegno del Nuovo Medioriente, gli statunitensi (con Israele sulla spalla destra) che non se la sentono di finire nel pantano in fase pre-elettorale, i francesi che non ce la farebbero mai da soli, i turco-sauditi che se la vedono proprio male, anche internamente, se tutto quanto hanno combinato in 5 anni, mettendo in piedi lo sfracello Nusra-Isis e appendici terroristiche, non portasse alla cancellazione perlomeno della Siria. Sono questi ultimi a spingere per l’intervento di terra. Ridicolo quello delle armate raccogliticce di Riyad, svaporerebbero al primo impatto con i ben altrimenti motivati combattenti patriottici.

ilblogdim.consolo

Argentina: ritorno al passato ?

di Marco Consolo

bende1Il neo-presidente argentino Mauricio Macri non ha perso tempo. Dopo la sua risicata vittoria elettorale (51,4%), due mesi dopo il suo insediamento si può trarre un primo bilancio del governo del “Berlusconi gaucho”, figlio di un buon amico degli Agnelli e di Licio Gelli.

Approfittando della “luna di miele” dei primi tempi, ma soprattutto della chiusura del parlamento in vacanza, Macri avanza come un bulldozer. Non c’è settore che non sia sotto attacco del revanscismo neo-liberista della destra al governo, che ha prodotto un drastico rovesciamento  del quadro politico con l’appoggio del Partito Radicale (ex social-democratici) di Alfonsin Jr. L’obiettivo dichiarato è quello di smantellare strutturalmente il progetto-Paese dei governi Kirchner e sbarazzarsi delle conquiste politiche, economiche e sociali.

Macri agisce come un potere de facto, ai margini della legalità democratica, saltando il Parlamento dove è ancora in minoranza. Un dettaglio in via di soluzione, visto che, nei giorni scorsi, è riuscito a spaccare l’unità del peronismo e a far passare una ventina di parlamentari dalla sua parte.

In nome del “repubblicanesimo”, a colpi di “Decreti di Necessità ed Urgenza” (DNU), ha fatto piazza pulita di molte delle conquiste degli ultimi anni, iniziando dal nuovo Codice di Procedura Penale e dalla “Legge sui mezzi di comunicazione”, che metteva in discussione poteri forti, consolidati all’ombra della passata dittatura, a cominciare dal Gruppo Clarín, una potenza mediatica di tutto rispetto.

ilcaffegeopol

Gli USA, il pivot anticinese e i pericoli di guerra

di Domenico Losurdo

La Cina rappresenta davvero una minaccia a livello geopolitico per gli Stati Uniti e i Paesi ad essa confinanti nella regione del Pacifico? Vi presentiamo un estratto del Prof. Domenico Losurdo che analizza alcune questioni relative alla cosiddetta “minaccia cinese”

caffe cinaIl pivot asiatico

Il “pivot” viene spesso presentato in Occidente come una risposta alla “minaccia proveniente da Pechino. Non c’è dubbio che con l’ascesa o, più esattamente, col ritorno della Cina, dopo la fine del “secolo delle umiliazioni“, e con l’avanzare del processo di maturazione della Repubblica popolare, il quadro internazionale sta cambiando in modo radicale. Nel marzo 1949 il generale statunitense MacArthur poteva constatare compiaciuto: «Ora il Pacifico è diventato un lago Anglo-Sassone» (in Kissinger 2011, p. 125). Dati i rapporti di forza esistenti, gli USA potevano sperare di bloccare con il loro intervento l’ascesa al potere del partito comunista e di Mao Zedong; la speranza andava rapidamente delusa e a Washington, tra polemiche furibonde, si scatenava la caccia al responsabile della “perdita” del grande Paese asiatico.

Il Pacifico non era più in senso stretto “un lago Anglo-Sassone” ma, come sappiamo, ancora alla fine della Guerra Fredda gli Stati Uniti violavano indisturbati lo spazio aereo e marittimo cinese. Erano gli anni in cui la superpotenza ormai solitaria cercava di consolidare e rendere permanente e incolmabile la sua già netta superiorità militare mediante la Revolution in Military Affairs.

mondocane

Giulio Regeni, dove volano gli avvoltoi

Fulvio Grimaldi

Due cose sono infinite. L’universo e la stupidità umana. E non sono sicuro dell’universo”. (Albert Einstein).

“Le azioni sono ritenute buone o cattive, non per il loro merito, ma secondo chi le fa.Non c’è quasi genere di nequizia– tortura, carcere senza processo, assassinio, bombardamento di civili – che non cambi il suo colore morale se commessa dalla ‘nostra’ parte. Lo sciovinista non solo non disapprova atrocità commesse dalla sua parte. Ha anche una notevole capacità di non accorgersene”. (George Orwell)

avvoltoiUn eroe? Calma e gesso

Sulla persona di Giulio Regeni, trovato morto con segni di tortura al Cairo, probabilmente fatto trovare morto con segni di tortura, non ho elementi e quindi diritto di pronunciarmi. Prendo atto della sua formazione accademica anglosassone, della sua vicinanza giornalistica al più discutibile e filoccidentale informatore sul Medioriente (Giuseppe Acconcia, “il manifesto”), del suo impegno per i "sindacati indipendenti". Leggo anche della notizia riferita dal “Giornale” secondo cui Regeni avrebbe lavorato per il servizio segreto AISE. Prendo quest’ultima notizia con le pinze, come con pinze lunghe cento metri prendo l’uragano di interpretazioni uniformi e apodittiche, nella solita chiave razzista eurocentrica, scatenate, sul solito pubblico basito e disarmato, in perfetta unanimità dai due giornali opposti di opposizione (“manifesto” e “Fatto Quotidiano”) e dalla gran maggioranza dei mainstream media di stampa e radiotelevisivi. In ogni caso, compiango la sua morte e il dolore dei suoi.

Non ho certezze, ma come per tutti gli avvenimenti che rivestono una portata strategica ed esercitano una fortissima pressione sull’opinione pubblica,  potenziata dal concorso dei media citati, mi permetto di rilevare indizi e raggiungere un’ipotesi che, alla luce di quanto c’è di concreto e inoppugnabile, ha la stessa dignità e validità di quelle conclamate con sospetta sicumera da tutti gli altri che, a minuti dalla scoperta del cadavere, sanno già perfettamente su chi puntare il dito.

Regeni scriveva per il “manifesto” sotto pseudonimo. Per timore di rappresaglie, come dice la direttrice del suo giornale, dotata di certezze incrollabili fin dalle prime ore della notizia del ritrovamento, o perché sotto copertura?

gramscioggi

La quarta guerra mondiale

di Spartaco A. Puttini

la quarta guerra mondiale L MUYosMLa crisi del Vicino oriente sembra divenire sempre più calda e complicata. Le sue ricadute, dirette e indirette, sull’Europa si fanno sempre più pesanti. Ma è l’intero clima internazionale a surriscaldarsi. 

La dinamica è innescata dal tentativo statunitense si ottenere un dominio a pieno spettro che affermi Washington come l’unico vero centro decisionale del pianeta a scapito della libertà e della sovranità degli altri popoli e delle altre nazioni. 

Con la prima guerra mondiale si è assistito all’urto tra gli imperialismi delle Grandi Potenze europee che fino a prima si erano spartiti il mondo all’interno di una logica che potremmo definire di “concerto competitivo”. Fino a che gli antagonismi non divennero tanto irriducibili da accendere il fuoco alle polveri e mettere in moto la macchina infernale degli ultimatum, delle alleanze, delle dichiarazione di guerra e delle mobilitazioni.

Con la seconda guerra mondiale si è assistito al fenomeno della guerra totale nel pieno senso del termine, con il coinvolgimento diretto dei civili nel conflitto (sia passivo che attivo) e con l’implosione definitiva dell’ordine eurocentrico delle relazioni internazionali. La guerra segnò, de facto, l’egemonia statunitense e la subordinazione a Washington degli altri paesi a capitalismo avanzato. Un fenomeno senza nessun precedente storico. 

Durante la guerra fredda l’egemonia statunitense è stata frenata e contrastata dall’URSS e dal campo socialista. La guerra fredda in fondo è stata la terza guerra mondiale. O la prima guerra mondiale dell’era atomica. Il meccanismo della mutua distruzione assicurata ha impedito che il confronto bipolare degenerasse in uno scontro diretto tra giganti. La guerra ha così assunto una molteplicità di forme: corsa agli armamenti strategici, competizione economica, conflitto ideologico, gara d’influenza nel Terzo Mondo, guerre calde, per procura, a livello regionale, etc…

sinistra

Vecchi imperialismi e moderni Don Chiscotte. Un’ultima replica a Pagliarone

di Guglielmo Carchedi

schiele123Quanto segue è un una mia ultima risposta Pagliarone. Invece di scrivere un pezzo a se stante, mi sono limitato a fare commenti a piè di pagina al testo di Pagliarone. Il suo testo è in nero, i miei commenti in rosso.

***

... Carchedi definisce l’imperialismo come “appropriazione, anche con la forza ma non solo, di plusvalore internazionale”. Cosa significhi lo sa solo lui. Secondo gli esempi che fa (petrolio e bilancia commerciale in deficit) sembrerebbe che teorizzi l’imperialismo come appropriazione ossia l’aggressione (militare ed economica) per rapinare materie prime o chissà che altro). Innanzitutto vorrei ricordare a Carchedi che nell’opuscolo “Imperialismo fase suprema del capitalismo” Lenin riprende le tesi di Bucharin e di Hilferding per diffonderle alle masse. In esso si fa riferimento all’espansione del capitale nei paesi arretrati per la realizzazione di plusvalore grazie al lavoro e a materie prime a basso costo. Non si tratta di appropriazione pura e semplice ma di classici investimenti di capitale. [Ma io dico che alcuni elementi della teoria di Lenin sono ancora validi (per esempio l’appropriazione di petrolio) mentre altri sono nuovi (la bilancia commerciale USA perennemente in deficit)]. Naturalmente a quel tempo la guerra mondiale rappresentava lo strumento per poter realizzare l’obiettivo della conquista di aree di egemonia. Purtroppo l’epoca delle guerre mondiali preconizzata da Lenin si è rivelata erronea. Dopo il Secondo Conflitto mondiale (in realtà prosecuzione del Primo) non abbiamo mai più visto, e grazie al cielo non subiremo mai più, una devastazione del genere a meno che Carchedi non voglia paragonare le “guerre” che sono seguite al conflitto planetario terminato nel 1945 ad un conflitto imperialistico, allora saremmo veramente alla frutta.

osserv.iraq

Il male della banalità

Un gruppo di studiosi ed esperti fa appello ad un'informazione corretta e approfondita sul Medio Oriente e il mondo arabo. A partire dai fatti di Colonia, una risposta forte - e unita - a Molinari, a La Stampa e ai media italiani in generale. La pubblichiamo di seguito (e aderiamo anche noi di OssIraq)

appelloSiamo un gruppo di studiosi e docenti universitari di storia, letteratura e cultura dei paesi arabi, africani e islamici, e scriviamo dopo la pubblicazione di alcuni articoli sulla stampa italiana a seguito dei fatti di Colonia. Da essi è scaturito un dibattito pubblico superficiale, incentrato sulla paura dell’Islam, dell’immigrato, dell’arabo; focalizzato, in senso lato, sulla costruzione dell’arabo-musulmano come “altro” e, in quanto tale, “pericoloso”.

Si tratta di un discorso che, come insegna uno dei testi fondanti degli studi post-coloniali (Edward Said, Orientalismo), ha radici storiche profonde, riproponendosi con recrudescenza in ogni momento di crisi.

Riteniamo importante prendere posizione contro la stampa generalista che fa della banalizzazione e della schematizzazione, antitesi di ogni forma di analisi complessa e articolata, il mezzo di un progetto di disinformazione di massa quantomeno preterintenzionale.

In particolare ci ha colpito, il 10 Gennaio scorso, l’editoriale intitolato “Da dove viene il branco di Colonia” di Maurizio Molinari, già corrispondente da Gerusalemme per La Stampa e suo neo-direttore, oltre che autore del controverso instant book Il Califfato del Terrore Varie critiche sono state subito mosse al testo, un vero e proprio pamphlet. Ad esempio, il collettivo di scrittori WuMing osserva come “nel generale squallore e servilismo”, sia tuttavia “importante segnalare passaggi di fase, salti di qualità, ulteriori salti in basso e spostamenti a destra”[1].

sinistra

Una doverosa replica ad una risposta

Alcune note critiche all’articolo di Guglielmo Carchedi L'imperialismo oggi: che cos'è e dove va

di Antonio Pagliarone

In calce a questo articolo un primo provvisorio commento di Pagliarone, seguito da una replica di Carchedi

schiele129Punto Primo

Carchedi definisce l’imperialismo come “appropriazione, anche con la forza ma non solo, di plusvalore internazionale”. Cosa significhi lo sa solo lui. Secondo gli esempi che fa (petrolio e bilancia commerciale in deficit) sembrerebbe che teorizzi l’imperialismo come appropriazione ossia l’aggressione (militare ed economica) per rapinare materie prime o chissà che altro). Innanzitutto vorrei ricordare a Carchedi che nell’opuscolo “Imperialismo fase suprema del capitalismo” Lenin riprende le tesi di Bucharin e di Hilferding per diffonderle alle masse. In esso si fa riferimento all’espansione del capitale nei paesi arretrati per la realizzazione di plusvalore grazie al lavoro e a materie prime a basso costo. Non si tratta di appropriazione pura e semplice ma di classici investimenti di capitale. Naturalmente a quel tempo la guerra mondiale rappresentava lo strumento per poter realizzare l’obiettivo della conquista di aree di egemonia. Purtroppo l’epoca delle guerre mondiali preconizzata da Lenin si è rivelata erronea. Dopo il Secondo Conflitto mondiale (in realtà prosecuzione del Primo) non abbiamo mai più visto, e grazie al cielo non subiremo mai più, una devastazione del genere a meno che Carchedi non voglia paragonare le “guerre” che sono seguite al conflitto planetario terminato nel 1945 ad un conflitto imperialistico, allora saremmo veramente alla frutta. Ma Carchedi ci fornisce una sua definizione: “Allora che cos'è l'imperialismo?  Se ci limitiamo all'aspetto economico, che è poi quello determinante, l'imperialismo è la concorrenza capitalista portata a livello internazionale.

mondocane

No NATO, un bel passo avanti

di Fulvio Grimaldi

No War NO NATOAver messo i piedi nel piatto nazionale (e internazionale) dell’indifferenza e della complice sudditanza nei confronti del North AtlanticTreaty Organization è merito del Comitato No Guerra No Nato che ha raccolto e cercato di dare espressione unitaria e istituzionale alle mobilitazioni che, non da ieri, sono state portate avanti da avanguardie e comunità in Sicilia (No Muos), Sardegna (No Nato), Vicenza (No Base Usa), Friuli (No Base Usa) e anche in Val di Susa (No Tav contro la militarizzazione del territorio e del mondo). Aver raccolto queste istanze, come espresse anche in una legge di iniziativa popolare depositata in Parlamento fin dal 2008, e averle interpretate in termini di messa in discussione del Trattato e della sua applicazione, se non dell’immediata uscita dell’Italia (e dell’Europa), quanto meno nell’esame dell’ipotesi e della fondamentale rivendicazione della neutralità del nostro paese, è una grande merito dei parlamentari Cinque Stelle. Tanto più che succede in coincidenza con uno Stoltenberg (forzando un po’: Montagna degli stolti, nomen omen), maggiordomo Nato con il logo SS tatuato sulle natiche, dalla Nato scovato in qualche manicomio criminale, che aveva appena finito di intimarci di spendere di più per agire e perire di guerre e di atomiche. Bella risposta, quella del 29 gennaio a Roma.

Il 29 gennaio, nella sala dei gruppi della Camera, si è svolto un convegno dal significativo titolo “Se non fosse NATO”, che già adombra, al di là delle puntualizzazioni di vario peso dei relatori e convenuti, un’Italia che non abbia subìto dal patto leonino con gli Usa l’affronto alla sua sovranità e alla sua Costituzione.

Commento critico a L'imperialismo oggi: che cos'è e dove va di Guglielmo Carchedi

di Antonio Pagliarone

http://www.sinistrainrete.info/estero/6501-guglielmo-carchedi-l-imperialismo-oggi-che-cos-e-e-dove-va.html

Non si capisce cosa c'entrino i riferimenti all'imperialismo di Lenin con il resto dell'articolo. Viviamo nel nuovo millennio e si insiste nel blaterare di imperialismo quando ciò che sta accadendo mostra il totale stravolgimento delle banalità del passato. Ma oltre a ciò viene presentato il seguente grafico che illustrerebbe l'andamento della produttività in Germania e Italia.

Si tratta di una clamorosa cantonata.

La produttività in Germania ha avuto negli ultimi anni una fra le crescite più basse del mondo (vedi ad es. Lapavitsas e vedi il grafico sottostante a quello che Carchedi ha tratto dall'articolo di Giussani sull'Eurozona apparso sul n 1 di Countdown, dove ci sono assieme il saggio di accumulazione netto tedesco e il tasso di variazione della produttività della Germania - i quali, guarda caso, vanno insieme-, che sono anche più basse della Grecia. Esattamente come l'accumulazione in capitale fisso che è pressochè zero. Cose che sono state notate da tutti al mondo.

Tasso di crescita della produttività del lavoro (PIL/L) in Italia e Germania
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Germania. Saggio netto di accumulazione e tasso di variazione della produttività del lavoro. 1971-2012.

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Suggerirei anche di visionare il grafico 12 relativo agli investimenti netti in Capitale fisso in Germania. 1951-2012 presente sempre nell'articolo di Giussani “L’Euro e la crisi dell’Eurozona”.

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Giussani così commenta: “La diminuzione del saggio del profitto può spiegare il declino del saggio di accumulazione solo fino all’inizio degli anni ’80 (grafico 9). Dopo, il movimento del saggio di accumulazione assume una sua propria fisionomia discendente che lo porta a formare nel tempo una notevole massa di capitale monetario eccedente (grafico 11).L’interessante sarebbe capire come questo capitale è stato impiegato. Ma la Germania è altra cosa dagli Stati Uniti, e, in omaggio alle sue grandi tradizioni di libertà, tolleranza, circolazione delle idee, spirito critico e efficienza, non possiede statistiche pubbliche degne di tal nome, ergo dei flussi di capitale e reddito dell’economia tedesca sappiamo poco o nulla”

Suggerisco una lettura di tutto il poderoso articolo di Giussani che smentisce tutti i luoghi comuni sulla zona Euro che circolano regolarmente. Leggiamo meno i quotidiani pseudo economici e cerchiamo di andare a fondo alle questioni.

fabioalberti

La “Questione d’Oriente”, l’”Infelicità araba” e il Daesh

di Fabio Alberti

Oriente, questione d’ Complesso dei problemi politici internazionali aperti dalla progressiva decadenza dell’impero ottomano. La questione d’O. interessò le cancellerie europee dalla fine del sec. 17°, dopo la sconfitta dell’esercito turco a Vienna (1683). L’impero ottomano divenne oggetto delle ambizioni delle potenze occidentali.”(Dizionario di storia, Enciclopedia Treccani)

 L’infelicità araba ha questo di particolare: la provano quelli che altrove parrebbero risparmiati, e ha a che fare, più che con i dati, con le percezioni e con i sentimenti”. (Samir Kassir)

sykes picot20map20 20british20libraryIl modo in cui funziona l’occhio umano dà luogo al quel fenomeno per il quale l’illuminazione di un oggetto impedisce la vista di ciò che vi sta intorno. E’ così che la luna nasconde il firmamento e che i fari dell’automobile impediscono di vedere ciò che sta ai lati della strada. Così vale anche per la cronaca, che nasconde la storia ed impedisce di comprendere i fatti. Per questo, prima di ricostruire i minuti, i giorni, o gli anni che precedono gli attentati di Parigi (e del Sinai, di Beirut, di Bamako, di Tunisi…) occorrerebbe volgere lo sguardo ai secoli che li precedono.

Verso la fine del 17° secolo quella vasta area geopolitica che va dal Maghreb all’Azerbaigian, dai Balcani allo Yemen[1], allora controllata dall’impero ottomano, comincia ad andare in crisi. Con la perdita di centralità nel commercio mondiale, dovuto all’apertura delle rotte marittime ed il ritardo tecnologico rispetto all’area europea, si avvia un declino economico che favorisce l’emergere di spinte centrifughe dal variegato mosaico di popoli che la componevano.

E’ da allora che tra le cancellerie europee si discute la “Questione d’Oriente” come modalità di spartizione delle sue future spoglie. Se ne parlerà già al Congresso di Vienna, a latere dei negoziati sul ripristino dell’ordine monarchico seguito all’avventura napoleonica, e terrà impegnate le cancellerie europee per tutto il XIX secolo.

la citta futura

Aspettare l’Alba?

Viaggio nella crisi. Parte IX

di Ascanio Bernardeschi

Quali possono essere gli interlocutori internazionali di un'alternativa al capitalismo? Dopo aver esaminato i paesi cosiddetti Brics, giungendo a conclusioni problematiche e non definitive, parliamo – con viva preoccupazione – dell'Alleanza Bolivariana per le Americhe (Alba) che negli ultimi anni si è opposta alla supremazia Usa nel continente latinoamericano

f863e4fb1b47b206b2276d9b70a5b183 LUn po' di storia

La quasi totalità dei paesi dell'America latina è integrata in vario grado nel Mercato Comune dell'America Latina, Mercosur, (per approfondimenti v. sotto Rif. 1) istituito nel 1991. Ancora più ampia è l'Unione delle Nazioni Sudamericane, Unasur (per approfondimenti v. sotto Rif. 2), che costituisce una comunità non solo economica ma anche politica.

Tradizionalmente l'America Latina costituiva il “cortile di casa” degli Usa ai quali sono legati Canada e Messico, attraverso l'Accordo nordamericano per il libero scambio, Nafta (per approfondimenti v. sotto Rif. 3), accordo che venne subito contestato dall'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale della regione del Chiapas (Ezln), perché molto favorevole agli USA. 

Includendo le maggiori economie nordamericane, il livello degli scambi all'interno del Nafta è nettamente superiore a quello del Mercosur (vedi grafico n. 1). Ma il livello di integrazione delle economie latinoamericane tra di loro e con la Cina è andato crescendo negli ultimi anni.

Per consolidare la propria egemonia nell'area, gli Stati Uniti, ai tempi di George W. Bush, proposero la costituzione dell'Area di Libero Commercio delle Americhe, Alca (per approfondimenti v. sotto Rif. 4), ma nel 2004, con l'ascesa al potere di Hugo Chàvez in Venezuela, si realizzò un asse tra quel paese e Cuba, quale primo impianto di un disegno alternativo a quello statunitense.

resistenze1

L'imperialismo oggi: che cos'è e dove va

Guglielmo Carchedi * | retedeicomunisti.org

5 May 1919 Trotsky Lenin KamenevI. Con la disfatta storica del movimento operaio, la parola "imperialismo" è scomparsa dal vocabolario della sinistra ed è stata rimpiazzata da "globalizzazione". Tuttavia, se la parola è scomparsa, la realtà persiste.

Vediamo prima di tutto cosa non è l'imperialismo. Prendiamo ad esempio la nozione di Impero di Toni Negri. Ho scritto una lunga critica di Impero in un mio libro recente (Behind the Crisis). Qui posso solo menzionare telegraficamente alcuni dei punti chiave di Impero senza aver la pretesa di dare una valutazione anche minimamente completa .

Nell'Impero di Negri, mentre l'imperialismo era un'estensione della sovranità degli stati europei oltre i loro confini nazionali, ora l'Impero è un network globale di potere e contro potere senza un centro (p. 39). Quindi gli Stati Uniti non formano, e nessuno stato può formare, il centro di un progetto imperialista (p.173). Gli Stati Uniti intervengono militarmente nel nome della pace e dell'ordine (p.181).

Ma è ovvio

(1) che il ruolo degli stati non stia scomparendo, anche se come vedremo, alcuni sono inglobati in blocchi imperialisti

(2) che la nozione di potere e contropotere ignora che il potere delle nazioni dominanti non è lo stesso potere delle nazioni dominate

(3) che l'imperialismo, lungi dallo scomparire si sta trasformando pur rimanendo essenzialmente lo stesso

(4) che poi gli USA intervengano militarmente per mantenere la pace, è un'affermazione che glorifica e giustifica quell'imperialismo di cui Negri nega l'esistenza.

Consideriamo allora una persona più seria, Lenin.

peacelink

Libia: la piazza chiede diplomazia, la Germania chiede le bombe

E l'Italia, chi ascolterà?

Patrick Boylan

Dopo le manifestazioni riuscite di sabato contro la guerra permanente, urge ora incalzare di continuo il governo, sollecitato da più parti a mandare l'Italia in una nuova e catastrofica avventura militare in Libia

Libia1Venticinque anni di guerra evidentemente non bastano a certi paesi della Nato, preoccupati per il caos che regna in Libia.

Venticinque anni di guerra sono invece fin troppi per le migliaia di italiani scesi nelle piazze di molte città italiane sabato scorso per esigere la fine di un susseguirsi ininterrotto di guerre nel mondo, iniziate il 16 gennaio del 1991 con l'operazione “ Tempesta nel deserto”. Quel giorno attaccarono l'esercito iracheno di Saddam Hussein le forze armate degli Stati Uniti affiancate da quelle di numerosi alleati, ivi compresa l'Italia – e ciò malgrado il divieto della sua Costituzione di partecipare alle guerre offensive. Purtroppo, dopo aver assaggiato quel primo frutto proibito, l'Italia si è data poi ad una scorpacciata durata un quarto di secolo: nel 1996, la guerra in Kosovo; nel 2001 (e fino ad oggi), la guerra in Afghanistan; nel 2003 (e fino ad oggi), la guerra in Iraq e, poi, nel 2011 la guerra in Libia e, indirettamente, la guerra in Siria.

E oggi l'Italia sta forse per partecipare ad una nuova guerra in Libia, voluta dai paesi della NATO, Germania in testa , per portare l'ordine nel caos libico con i missili e con le bombe: infatti, per la Ministra tedesca alla Difesa von der Leyen, è l'unico modo per dare alla Libia una speranza per il futuro e per salvarla da un oppressore. Ossia, la stessa argomentazione di quattro anni fa, con “unità nazionale” che rimpiazza “primavera araba” come speranza e “Isis” che rimpiazza “Gheddafi” come oppressore.

contropiano2

2016. La Nato che verrà…

Antonio Mazzeo

07c8409f40b2e7854073bc70a441eac0 LAggressiva, dissuasiva e preventiva; onnicomprensiva, globale e multilaterale; cyber-nucleare, superarmata e iperdronizzata; antirussa, anticinese, antimigrante e anche un po’ islamofoba. Strateghi di morte e mister Stranamore vogliono così la NATO del XXI secolo: alleanza politico-economica-militare di chiara matrice neoliberista che sia allo stesso tempo flessibile e inossidabile, pronta ad intervenire rapidamente e simultaneamente ad Est come a Sud, ovunque e comunque.

La prova generale della NATO che verrà… si è svolta dal 3 ottobre al 6 novembre 2015 tra lʼItalia, la Spagna, il Portogallo e il Mediterraneo centrale. Denominata Trident Juncture 2015, è stata la più grande esercitazione NATO dalla fine della Guerra fredda ad oggi, con la partecipazione di oltre 36.000 militari, 400 tra cacciabombardieri, aerei-spia con e senza pilota, elicotteri, grandi velivoli cargo e per il rifornimento in volo e una settantina di unità navali di superficie e sottomarini. Presenti le forze armate di 30 paesi, sette dei quali extra-NATO o in procinto di fare ingresso formalmente nell’Alleanza (Australia, Austria, Bosnia Herzegovina, Finlandia, Macedonia, Svezia e Ucraina). In qualità di “osservatori”, inoltre, gli addetti militari di Afghanistan, Algeria, Azerbaijan, Bielorussia, Brasile, Colombia, Corea del Sud, El Salvador, Emirati Arabi Uniti, Giappone, Kyrgyzistan, Libia, Marocco, Mauritania, Messico, Montenegro, Russia, Serbia, Svizzera e Tunisia.