Sinistrainrete

Archivio di documenti e articoli per la discussione politica nella sinistra

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri

Claudio Messora: Volete una dittatura illuminata?

E-mail Stampa PDF
Hits

Volete una dittatura illuminata?

Claudio Messora

Ok. Abbiamo scherzato. Sapete tutta la storiella del popolo che governa? People have the power, insomma. Reset! Kaput! Buttate i libri di educazione civica. Anzi no... Dimenticavo che da quando l'hanno direttamente abolita non li avete più nemmeno dovuti comprare. A proposito, la storia della costituzionalità o meno del governo Monti è una questione di lana caprina. Esercitatevi voi, io mi annoio. Certo, è evidente che questa è (era) una Repubblica Parlamentare. E' evidente che i ministri non li scegliete voi. Ma è anche evidente che non avete scelto voi manco i parlamentari, così come è evidente che non esistono i governi tecnici, così come è evidente che le regole scritte non possono tenere conto di ogni possibile forma di tortuoso aggiramento, altrimenti il governo Berlusconi non avrebbe potuto tenere in scacco il paese per gli ultimi cinque anni infilando tutta una serie di leggi incostituzionali che prima o poi venivano seccate dalla Corte In-Costituzionale ma che, nel frattempo, valevano come qualsiasi altra legge, garantendo di fatto quella stessa immunità che in teoria non esisteva. Fico vero? Una legge che non può esistere, ma che viene applicata per un anno e mezzo alla volta. Cosa mi dite? Che è costituzionale? Bravi, continuate a guardare il dito, ma usereste meglio il vostro tempo su YouPorn.

E così in Europa (e la Commissione Trilaterale) decidono che devono andare verso una totale unione politica e fiscale. Decidono che Berlusconi non va bene e iniziano a ridergli in faccia. Poi, siccome gli italiani non sono svegli abbastanza da mandarlo a casa da soli, gli svalutano le aziende di famiglia e quello finalmente molla il colpo. L'opinione pubblica? Basta parlargli di spread, credit default swap, btp, bund, collateralized debt obligation e si rifugiano subito in X-Factor, terreno su cui si muovono più agevolmente, lasciando campo libero a "quelli che ne capiscono".  Il governo De Bortoli, dopo mesi e mesi di preparativi, vede quindi la luce in meno di 24 ore. Colpo di stato? Modo legale di sostituire una nuova élite al posto dell'armata Brancaleone raffazzonata dalla volontà popolare? Chiamatelo come volete, tanto la sostanza non cambia. Perché è vero che è il presidente della Repubblica a verificare la squadra di governo, ma è anche vero che (facendo finta che il porcellum non esista) i ministri sono proposti e, solitamente, scelti dai partiti e tra i parlamentari. Quello è il senso. Vedere i partiti (soggetto costituzionale fondante nel meccanismo di rappresentanza) annichiliti, farsi da parte di fronte all'avanzata dei tecnici, vuoi per incapacità, vuoi per codardia, vuoi per l'assedio dello spread, è uno spettacolo osceno dal punto di vista democratico. E' la luna, non il dito.

Ma non c'è problema, perché i giornali si affrettano a tranquillizzare tutti: finalmente l'Europa non ride più. Sarà che adesso piangono anche loro, sarà che le risatine erano funzionali ad ottenere un obiettivo poi raggiunto, ma il fatto che non ridano non mi sembra un successo sensazionale. Così come non si può certo definire un successo la prima sortita di Monti nella "Trilaterale" di Sarkozy - Merkel. Ora che abbiamo Monti, però, il lato positivo è che possiamo lasciar fare ai grandi. Hanno da fare e devono fare presto! Christine Lagarde, del Fondo Monetario Internazionale, è soddisfatta per la nomina del collega italiano. Non è dato sapere cosa ne avrebbe pensato Strauss-Kahn perché l'hanno fatto fuori prima, in America. Per metterci una francese che però è di fatto americana, avendo lavorato e fatto i soldi negli States sin dai tempi in cui era alle dipendenze di William Cohen, coinvolto pesantemente nel Watergate. Che giri, eh? Che poi dentro a queste élite ci sono sempre le stesse facce.

Ma veniamo al dunque, che la stiamo tirando troppo per le lunghe. Se parli di "Bilderberg" e di "Commissione Trilaterale" e dici che questi decidono tutti insieme negli Hotel di Saint Moritz e poi vengono ad attuare i loro piani nei parlamenti, sei un complottista. Se invece alle parole "Bilderberg" e "Commissione Trilaterale" sostituisci la terminologia standard "élite", allora ti puoi chiamare Angelo Panebianco e fare l'editoriale di prima pagina sul Corriere della Sera (che poi è buffo perché parlano di se stessi).
« Si pretende che i Paesi membri dell'Unione Europea siano democrazie, ma si pretende anche che se ne dimentichino tutte le volte che sono in gioco questioni di interesse europeo. Si pensi, ad esempio, alla prostrazione che suscitò in Europa la sentenza con cui la Corte costituzionale tedesca nel 2009 pose nella Legge fondamentale, la Costituzione, e nel principio democratico che essa tutela, il limite alla ingerenza del processo di integrazione europea. O al disprezzo con cui vennero pubblicamente giudicati da diversi capi di governo i poveri elettori irlandesi, rei, nel 2008, di avere votato "no" nel (primo) referendum di ratifica del Trattato di Lisbona. O alla indignazione per il comportamento degli elettori francesi che bocciarono il "trattato costituzionale" nel 2005. O all'insofferenza che hanno sempre suscitato i britannici per il fatto che la loro costituzione (consuetudinaria e, quindi, più cogente di una costituzione scritta) non riconosce altra sovranità se non quella del Parlamento britannico. »
 E fino a qui - fatevene una ragione - sembra di sentire parlare Nigel Farage quando, nel suo discorso al Parlamenteo europeo del 16 novembre scorso, ricordava a Van Rompuy e soci come i referendum europei contemplassero solo due opzioni: "" e "Sì, ve ne prego!" (vedi anche l'esclusiva intervista dello scorso sabato rilasciata a Byoblu.com). Ma continua il complottista Panebianco:
« Fino a Maastricht (1992) e oltre, il silenzio/assenso degli elettori garantì mano libera alle élites nella costruzione dell'Europa. Le classi dirigenti si erano abituate a credere che gli elettori, nelle faccende europee, non fossero poi tanto importanti. Pensavano: contano solo le decisioni dei leader, l'intendenza (elettorale) seguirà. Come era sempre avvenuto. Fino alla moneta unica non venne presa in considerazione l'eventualità che le questioni europee potessero "politicizzarsi" entro le singole democrazie, suscitando divisioni e conflitti, e riducendo così drasticamente il margine di manovra delle élites. [Oggi] Si immagina (senza dirlo apertamente) che gli elettori europei concederanno senz'altro il loro permesso. [...] Sembrano due le ragioni per le quali gli elettori europei possono accettare (e lo hanno dimostrato in sessant'anni di integrazione) uno svuotamento lento, graduale, incrementale, del potere di decisione delle loro istituzioni democratiche nazionali ma non una brusca, radicale e plateale accelerazione del processo. »
  Ricapitolando, l'idea che le classi dirigenti vogliano fare e disfare, convinte che gli elettori (l'opinione pubblica) seguirà, non è altro che il senso del rapporto "The Crisis of Democracy" della Commissione Trilaterale, quello in cui si dice che le uniche democrazie che funzionano sono quelle dove larga parte della popolazione resta in apnea. E l'idea dello "svuotamente lento, graduale, incrementale del potere di decisione delle istituzioni democratiche nazionali" cos'è, se non la storia dei piccoli pezzetti di sovranità nazionale che se ne vanno, condotti per mano da Mario Monti, come da lui stesso sostenuto? Messa giù così, Panebianco-style, vi piace di più?
« Si impone [..] un cambiamento radicale nell'atteggiamento delle élite europeiste nei confronti della democrazia (nazionale). Non può più essere trattata con sufficienza, come problema residuale. [...] Se si continuerà a pensare che la democrazia non vada presa sul serio, che l'Europa si possa fare senza chiedere il permesso agli elettori, e che i politici preoccupati del consenso elettorale nazionale siano solo degli irresponsabili, alla fine si sfascerà tutto. Non solo l'euro. »
 Ecco. Se nei discorsi dei complottisti sostituite al temine "illuminati" il termine "élite", e alle parole "Nuovo Ordine Mondiale" la locuzione "Europa Unita", otterrete un discorso che fila liscio, serio, comprensibile da tutti, che può trovare spazio anche in prima pagina sul Corriere e che sostanzialmente ricalca quello che mi sto chiedendo dall'otto novembre scorso, incessantemente. E mi dispiace se alcuni si risentono perché vorrebbero leggere qualche bel post di calcio, magari sul 4-0 del Milan sul Chievo. Non è colpa mia se ormai è chiaro a tutti, perfino a De Bortoli che vi ha contribuito in prima persona, che la democrazia sta passando di moda e che un governo elitario di pseudo-auto-nominati sta facendosi largo al suo posto come nuova forma di governo. Di larghe intese, per carità.

 Del resto, bisogna pur considerare che il 33% degli italiani, pur sapendo leggere, riesce a decifrare soltanto testi elementari e il 71% si trova al di sotto del livello minimo di comprensione nella lettura di un testo di media difficoltà. Fanno di tutto per metterci di fronte all'evidenza compiuta, insomma: questa democrazia è proprio un gran stupidata.

Vogliamo metterla in questi termini? Ok, ci sto, ma anche in questo caso mi duole avvertirli che il sottoscritto era più avanti di loro. Era il 3 maggio 2009 quando invocavo una patente elettorale a punti. Non significava certo togliere il diritto di voto, quanto subordinarlo a un esamino che certifichi che uno sappia perlomeno cosa sta facendo, quando imbraccia una matita copiativa in una cabina elettorale.

Ora, in ogni caso, non serve più. Ora le elezioni andrebbero direttamente abolite. E il referendum potrebbe essere usato un'ultima volta per scegliere la prossima forma di governo. Qualcosa come "Volete una dittatura illuminata?". Risposte possibili, ovviamente: "" e "Sì, ve ne prego!".

Simuliamolo adesso:
 Volete una dittatura illuminata?


Commenti

avatar controilluminato
0
 
 
Ebbene chi si permette di esprimere il proprio dissenso rispetto a questa scandalosa carnevalata che e' il c.d. governo tecnico (tecnici dietro la cui maschera si nascondono compagni di merende degli speculatori) viene tacciato di essere un complottista o un imbecille (l' illustre prof. Emiliano Brancaccio docet). Ma non e' che siamo davvero rimbecilliti? Svegliamoci e tentiamo, ove mai sia possibile, di porre un argine allo strapotere dei banchieri e dei loro camerieri-polit ici-giornalisti e docenti (vero Brancaccio?).
Nome *
Inserisci l'e-mail per la verifica
URL
Code   
ChronoComments by Joomla Professional Solutions
Invia commento
Cancella
Nome *
Inserisci l'e-mail per la verifica
URL
Code   
ChronoComments by Joomla Professional Solutions
Invia commento
 

Vuoi iscriverti alla Newsletter?

Ricezione

Ultimi articoli

Shinystat

contatti

Per contatti, precisazioni, problemi: tonino@sinistrainrete.info - tonino.g@mclink.it

networked blogs

 
 

Cerca nel sito

Sinistrainrete è anche su Facebook!

Browser consigliati

Questo sito è ottimizzato
per i seguenti browser:

Firefox
Chrome
Opera
Safari

i più letti

link

Aldo Giannuli
Alfabeta2
Altreconomia
altrenotizie
altri
aprile on line
Arcoiris tv
Articolo 21
Attac
Bella Ciao
beppe grillo
Cambiailmondo

Campo Antimperialista
Carmillaonline
Carta
Cassandra
Centro Riforma dello Stato
Cercare ancora
Clash City Workers
Comedonchisciotte
Comunismo e comunità
Il Comunista Quotidiano
Connessioni per la lotta di classe
Contra-versus
Countdown

Crisi e Conflitti
Crisis
cristian
Critica Marxista
Dazebao
DeriveApprodi
DL online
Domenico Losurdo
Economia e Politica
Eguaglianza e libertà
emiliano brancaccio
Esc
Essere comunisti
Fabionews
Faremondo
Giap
Giornalismo Partecipativo
Global Project
Goodwin Box
Guerre e Pace
Homolaicus: Umanesimo laico e socialismo democratico
iceberg finanza
Il Cambiamento
Il Manifesto
Il Pane e le Rose
infoaut
Informazione scorretta
Intermarx
Karl Marx Platz
L'Ernesto
La Contraddizione
la grande crisi
La vecchia talpa
Lettera
Lettera 22
Libera Tv
Liberazione
Loop
L'orizzonte degli eventi
Lo Straniero
Luca Michelini storico dell'economia
Lunaria
Luogo Comune
Manifesto Sardo
martina
Marx 2010
Marxiana
Immateriali resistenti
Mazzetta
Megachip
Mondocane
Napoli Monitor
Nazione Indiana
Nigrizia
Nonluoghi
Odradek
Ozio Produttivo
Paolo Barnard
peacereporter
Politica & Classe
Posse
Progetto Alternativo

Proteo
Punto Informatico
Punto Informatico
Punto Rosso
Radio Sherwood
Sbilanciamoci
Sentieri Erranti
Senzasoste
sinistra in rete
Socialpress
Svolte epocali
unimondo
uniriot
Vis-à-vis
voci dalla strada
wildcat
Wu Ming Foundation
Zapruder
Z-Net


Contenuti flash

Il rapporto di produzione capitalistico

Valerio Bertello

Carattere duale del rapporto

Nel modo di produzione capitalistico il rapporto di produzione si presenta in due forme: una volta nella sfera della circolazione come scambio, una seconda volta in quella della produzione come dispotismo(1). Questa forma duplice è tanto più singolare in quanto si tratta di rapporti tra loro antitetici. Il primo, che ha come presupposti sociali la proprietà privata e la libertà dei soggetti, implica la divisione sociale del lavoro, ed è derivato da formazioni sociali precedenti. Il secondo è fondato sulla volontà dispotica del capitalista, che domina completamente il processo produttivo conferendogli una forma caratteristica, creazione specificamente capitalistica, quella della divisione manifatturiera del lavoro. Rapporto questo che si pone come negazione del precedente sia in relazione alla libertà del lavoratore, in quanto esso è sottoposto al dominio del capitale, sia in relazione al lavoratore come proprietario, in quanto esso viene spogliato totalmente del prodotto del proprio lavoro. Quindi assenza di libertà nel processo di lavoro ed espropriazione del risultato: questo l’esito del passaggio dal primo rapporto al secondo. Nel passaggio dalla sfera della circolazione a quella della produzione si verifica cioè una negazione radicale del primo rapporto da parte del secondo.

Perché questa duplicazione di quello che in realtà è uno stesso rapporto, cioè un rapporto di produzione, e perché in due forme che sono una la negazione dell’altra?
Leggi tutto...