some GH pounds and in a hurry Payday loans How do we assess your application
 

SINISTRAINRETE

Archivio articoli e documenti per il dibattito nella sinistra

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri

Fabio Milazzo: La violenza della libertà

E-mail Stampa PDF
AddThis Social Bookmark Button


La violenza della libertà

Žižek e l’ideologia liberista

di Fabio Milazzo

La fine della “storia”

Ancora oggi, a quasi vent’anni dalla prima edizione del libro, è prassi socialmente condivisa in molti ambienti “radical chic” quella di farsi beffe di Fukuyama e del suo “la fine della storia e l’ultimo uomo”, il celebre saggio entro il quale il politologo, constatata l’implosione dei regimi comunisti, annunciava il dispiegamento transnazionale del liberalismo con il suo ordine socio-economico ottimale.

La tesi di Fukuyama, ridicolizzata e sbeffeggiata come poche, è invece attualissima e riesce a descrivere la contemporaneità post-secolo breve con una lucidità e una chiaroveggenza inusuali. In effetti la storia, intesa come movimento di rottura teso verso un divenire dell’essere mai pienamente pre-ordinabile, con l’avvenuta dislocazione del paradiso del libero mercato ha smesso di “funzionare”. Il liberalismo ha pienamente congelato le condizioni di possibilità che articolano il “mondo”[1].

Il capitalismo liberal-democratico è accettato come la formula definitiva della migliore società possibile, e tutto quello che si può fare è provare a renderla giusta, tollerante…”[2]. Il capitalismo ha ormai dislocato la propria ragion d’essere riuscendo ad imporre le proprie “logiche del mondo”. Abitiamo il “migliore dei mondi possibili”: di questo, pur tra tante lamentele, siamo tutti convinti ed è per tale ragione che il cambiamento tanto invocato, le trasformazioni rivoluzionarie tanto pretese e auspicate, in realtà, non sono altro che aggiustamenti volti a rendere “meno dannosa” la società matura e anti-utopica che ci troviamo ad abitare. Proprio quest’ultimo carattere, quella di messa al bando delle utopie[3], sembra caratterizzare una realtà che si è ormai lasciata alle spalle gli infantilismi ideologici e i conseguenti conflitti che ne derivavano.

Paradigmatici, in tal senso, sono le dichiarazioni degli esponenti del New Labour, il “centro radicale” di Tony Blair, secondo i quali l’importante è ”far proprie le buone idee, da qualsiasi parte (ideologica) provengano, e di applicarle senza pregiudizi[4].  Queste buone idee, secondo Žižek, sono quelle che funzionano, quelle che riescono a raggiungere il proprio scopo entro una determinata costellazione “che stabilisce prima di tutto cosa può funzionare[5]. Come risulterà ovvio, la dimensione entro la quale le “idee devono mostrare di saper funzionare” è quella globale capitalista organizzata intorno alla presunta autodeterminazione del “mercato”.

Eppure, l’esperienza recente (e ancor di più quella recentissima) sembrano aver mostrato quanto questo mercato sia incapace ontologicamente di “funzionare da solo”, anzi, quanto abbisogni di quella che Žižek chiama la “violenza supplementare”, necessaria perché il meccanismo eviti di raggiungere l’entropia e quindi la stasi mortifera.

Uno degli intoppi con cui il liberismo[6] deve fare i conti è “l’utopia liberale in se stessa”[7]. Il liberismo, nella sua declinazione socio-politica, si regge su di un assunto: la libertà. Perché questa regoli il sistema bisogna evitare la deriva “morale” insita in ogni costellazione politica, quella che si esplicita nel tentativo di stabilire un insieme di regole valide per il “cittadino modello”. “Liberare” la collettività dagli ideali morali, accettare gli individui come sono, dovrebbe essere la regola fondamentale all’interno della realtà liberista. Una comunità di egoisti dovrebbe essere la norma da “far funzionare”, attraverso le “buone idee”, in tale organizzazione di potere.

Žižek, servendosi del Kant di “Per la pace perpetua[8], afferma che il problema del funzionamento di questo corpo sociale egoista è stato risolto proprio attraverso gli elementi che costituiscono il problema stesso, vale a dire i “vizi e gli egoismi privati” dei soggetti. Essi organizzano un insieme di forze che, contrapposte le une alle altre, non risultano essere preponderanti e, quindi, potenzialmente distruttive per l’insieme stesso. Tanti interessi, nessun interesse, “vizi privati, bene comune”[9].

Precisato questo, dovrebbe essere ovvio perché per Žižek il nucleo ideologico del liberismo risulti essere affermato con ancora più evidente paradosso rispetto a quello dei regimi politici del XX secolo. “Il liberalismo concepisce se stesso come ‘politica del male minore’ e la sua ambizione è di produrre il ‘minore male sociale possibile’, evitando in questo modo un male più grande, poiché considera ogni tentativo di imporre direttamente un Bene positivo come la fonte ultima di tutti i mali”[10].

Il liberalismo si sostiene sulla necessità di affermare la libertà al fine di garantire l’esercizio degli egoismi necessari perché la comunità sussista. La visione antropologica pessimista è chiaramente presupposta e organizza il sistema politico. Se l’uomo è un ente malvagio e spregevole, cercare di costituire una società facendo appello all’altruismo e alla carità è inutile oltre che foriero di mali peggiori[11]. Il carattere ideologico, anche se apparentemente superato dal liberalismo, è qui affermato in tutta la sua evidenza. La conseguenza logicamente necessaria, in un sistema di questo tipo, è che la libera autoregolazione della società, dalle declinazioni ideologiche ed economiche, deve essere estesa ai meccanismi regolativi che ne permettono il funzionamento in quanto organismo politico. Se la società fa appello agli egoismi particolari e al loro esercizio minimo consentito, è necessario elaborare un articolato sistema di regole e di leggi volte ad impedire che la comunità collassi divorata dalle condizioni stesse che la pongono in essere. In altre parole se non si fa appello ad un insieme minimo di regole condivise socialmente,  è necessario ordinare e regolare l’esercizio possibile degli egoismi attraverso norme via via più articolate e complesse. Per evitare la sopraffazione degli uni sugli altri bisogna riempire il codice di leggi e regole.  O fare appello implicito ad una morale esplicitamente negata. In quest’ultimo caso siamo di fronte al nucleo paradossale del godimento sociale in un sistema che si serve della morale, esplicitamente negletta, per regolare, attraverso i criteri di onore e infamia, ciò che sfugge alla presa della legge. E’ il caso italiano del “femminismo moralista” descritto dalla Ottonelli in “La libertà delle donne. Contro il femminismo moralista”[12].

Le “coordinate ideologiche di questo multiculturalismo liberale” sono organizzate  da due caratteristiche tipiche della contemporaneità: lo storicismo relativista e l’ermeneutica del sospetto. La prima stabilisce che ogni valore è contingente e relativo ad un determinato segmento spazio-temporale; la seconda che tutti i valori risultano essere la maschera socialmente accettabile di motivazioni più “basse” legate al risentimento e all’invidia. Una delle conseguenze dell’incontro tra le due istanze è l’attacco al “ruolo dei padri”, trascinati “via dalle piene” della critica al “fallogocentrismo patriarcale”[13]. Eppure, come riconosce Žižek, è un ben strano paradosso quello di un attacco sociale che si compie in concomitanza di un collasso intestino generalizzato legato al  pieno dispiegarsi dell’ideologia mascherata del liberal-parlamentarismo[14]. Una costellazione politica che si regge sull’assunto dell’immanenza sociale dei governati non può contemplare alcuna forma di potere di tipo onto-teologico; il padre smette la sua funzione perché privo di senso. La Legge, da Lacan [15], viene pensata come il divieto che argina l’impossibilità del godimento, quella spinta autistica verso la “soddisfazione pura” attraverso l’incesto che il Padre ha la funzione di perimetrare per introdurre l’infante entro un “mondo”. Ma “quando la famiglia e la parentela stessa sono ridotte de jure a un contratto temporaneo e rescindibile tra individui indipendenti[16] cosa garantisce quel limes che pone in essere la società? Questa l’aporia insita nel liberalismo utopico della fine delle ideologie. Un sistema incapace di produrre simbolicamente un ordine sociale perché minato al proprio interno da una falla ideologica: la libertà impossibile.

Eppure, a ben osservare, anche la strana mistura di ermeneutica e storicismo che organizza l’orizzonte di senso della contemporaneità si regge su di un’aporia. Lo storicismo radicale che dovrebbe relativizzare ogni valore[17] in verità “coincide con una rozza misurazione del passato secondo i nostri standard[18]. Le società liberali dell’Occidente, che difendono a “spada tratta” la “democrazia” quale forma di governo ideale, transtemporale, sono le stesse che pretendono di relativizzare le costruzioni politiche delle altre civiltà perché datate, frutto di arcaismi da superare. I recenti conflitti in Iraq e Afghanistan stanno lì a dimostrare con vergognosa evidenza proprio quest’aporia costitutiva.  Il paradosso viene raggiunto, però, quando si pretende di giudicare il proprio passato e di rettificarne i crimini commessi attraverso pagamenti e rimborsi spese devoluti agli eredi delle presunte vittime. Il caso dei neri d’America, dei Pellerossa e degli Ebrei è sintomatico. Applicando un criterio valutativo che dovrebbe valere solo per questo segmento spazio-temporale si pretende di “indennizzare la violenza collettiva del passato attraverso pagamenti o disposizioni legali[19]. Si nega al passato il valore delle proprie valutazioni. Ma su quale base?


Il dono avvelenato

Come ha mostrato recentemente Elettra Stimilli in “Il debito del vivente. Ascesi e capitalismo”[20] , il soggetto che partecipa al mercato non è un ente “neutro” che si incontra con altre individualità altrettanto libere che partecipano al “gioco” dello scambio. Ogni individualità risulta essere il frutto di processi di soggettivazione e, quindi, di assoggettamento che la plasmano in quella dimensione Simbolica attraverso la quale esperisce la realtà.  Debito simbolico e fiducia inconsapevole nei meccanismi del Grande Altro come meccanismo che regola gli scambi, sono soltanto due degli elementi che contribuiscono a creare quella realtà finzionale che è il Mercato; una realtà non liberà, né neutra. Altra condizione fondamentale è l’asimmetrica partecipazione degli attori in campo al “teatro degli scambi”: “la condizione a priori è che ciascuno dei partecipanti dia qualcosa senza avere nulla in cambio  per poter prendere parte al gioco del do ut des[21]. Žižek mostra chiaramente come queste pre-condizioni determinino la possibilità stessa di una relazione illusoria quale è quella strutturante il Mercato. Alla base c’è una menzogna, chiamiamola pure una “illusione necessaria”, quella riguardante le modalità dello “scambio” e del “dono”. Mauss ha mostrato come il Potlach[22] , il reciproco scambio di doni tipico in diverse società, si regga su un paradosso. Il dono differisce dallo “scambio” perché non prevede la reciprocità[23], ”è per definizione un atto di generosità, fatto senza aspettarsi qualcosa in cambio[24]. Il Potlach, invece, è animato dal paradosso secondo il quale lo scambio di doni è presentato come libero mentre invece è convenzionalmente regolato secondo necessità: i due successivi gesti “liberi”, il dono e la reciprocità successiva, apparentemente libere espressioni della generosità, in verità, nascondono un nucleo violento tipico della logica della vendetta. Mi vendico per essere stato posto in rapporto di sudditanza dal soggetto da cui ho ricevuto il dono. La posta in gioco è la quota simbolica che mi rende schiavo per debiti[25]. Eppure questa “vendetta necessaria” deve essere dissimulata per salvare simbolicamente il “patto” che permette il vivere sociale. Restituire immediatamente quanto ricevuto in dono è sgradevole, di cattivo gusto e, oltre a denotare elementarismi relazionali, ha un potenziale di aggressività implicita in grado di destrutturare le relazioni sociali. Come aggirare questa ambiguità che da un lato rischia di minare le relazioni e dall’altro ci pone in una posizione di sudditanza? Il Potlach risolve il dilemma attraverso il differimento temporale. E’ il tempo che intercorre tra il dono ricevuto e il contraccambio che riesce a “salvare” entrambi i poli della situazione. Questa è la differenza fondamentale tra il Potlach e le logiche del Mercato che, invece, stabiliscono che la reciprocità avvenga nel medesimo istante e nel caso del differimento che sia prevista una quota di interesse che evidenzi l’asimmetria. Nel caso del dono si finge che lo scambio sia autonomo e frutto di generosità, uno schermo fantasmatico ne garantisce la possibilità; nel caso del Mercato, questa finzione viene meno e si è posti di fronte al Reale “nudo e crudo”, traumatico nella sua brutalità: il do ut des è assunto senza filtri nella violenza che lo anima e regola. Il tempo e la moneta sono gli strumenti che ci emancipano dalla costituzione di indesiderate relazioni durevoli.

Il liberal-capitalismo, quindi, si nutre di ideologie perché la società, così come il Mercato, è incapace di autoregolarsi autonomamente; una quota di più o meno indebita ingerenza è necessaria per regolare i meccanismi del sistema. Le informazioni e le conoscenze necessarie per indirizzare questo tipo di società possono, a tutti gli effetti, essere identificati come “ideologia allo stato puro”. La società, dice Žižek, è dominata applicando ad essa un progetto teoretico che si nutre del paradosso di “negare se stesso”.[26]



[1] Qui l’accezione di “mondo” è ripresa dalle ultime analisi di Badiou contenute in Logiques des Mondes (2006) e in Secondo Manifesto per la filosofia, ed.Cronopio, Napoli 2010, laddove si precisa che per “mondo” si deve intendere  l’insieme di relazioni di contingenza capaci di organizzare un insieme sulla base delle sue coordinate trascendentali.
[2] Cfr. S. Žižek, Come cominciare dall’inizio in (a cura di) Douzinas-Zizek, L’idea di Comunismo, Derive Approdi, Roma 2011, p.234.
[3] Sulla “necessità” delle utopie vedi F.Jameson, Il desiderio chiamato utopia, Feltrinelli, Milano 2007.
[4] Cfr. S.Zizek, Difesa dell’intolleranza, Città Aperta, Troina 2003, p.32.
[5] Cfr. S.Zizek, Difesa…cit., p.33.
[6] In queste brevi note si utilizzerà interscambiabilmente “liberismo” per “liberalismo” e viceversa.
[7] Cfr. S.Zizek, Politica della vergogna, Nottetempo, Roma 2009, p.31.
[8] Cfr. I.Kant, Per la pace perpetua, Feltrinelli, Milano 2007, pagg.75-76.
[9] Cfr. S.Zizek, Politica…cit., p.33.
[10] Ibidem
[11] Il presupposto assunto è radicalmente antitetico a quello di Sloterdijk, che punta sulla declinazione “timotico-donativa” dell’animo umano, quella che spinge l’uomo all’atto generoso, per elaborare la propria “filosofia delle tasse”. Vedi: La mano che prende e la mano che dà, Raffaello Cortina, Milano 2012, pp. 92-93
[12] Cfr. V.Ottonelli, La libertà delle donne. Contro il femminismo moralista, Il Melangolo, Genova 2011.
[13] Cfr. S.Zizek, Politica…cit., p.36.
[14] Per la definizione di liberal-parlamentarismo vedi quanto affermato da A.Badiou in Logiques…cit e in  Secondo…cit., p. 19 e segg.
[15] Cfr. J.Lacan, Dei nomi del padre-Il trionfo della Religione, Einaudi, Torino 2006.
[16] Cfr. S.Zizek, Politica…cit., p.37.
[17] Solo per una disamina rapida della questione vedi: D.Marconi, Per la verità. Relativismo e la filosofia, Einaudi, Torino 2007.
[18] Cfr. S.Zizek, ibidem.
[19] Cfr. S.Zizek, Politica…cit., p. 40.
[20] Cfr. E.Stimilli, IL debito del vivente. Ascesi e capitalismo, Quodlibet, Macerata 2011.
[21] Cfr. S.Zizek, Politica…cit, p.41.
[22] Cfr. M.Mauss, Saggio sul dono, Einaudi, Torino 2002.
[23] Cfr. le analisi sul dono del tempo di J.Derrida, Donare il tempo. La moneta falsa, Raffaello Cortina, Milano 1996.
[24] Cfr. S.Zizek, Politica…cit.p.41.
[25] Solo per inciso ricordiamo come la prigione fosse la pena tipica nelle società di Ancien Regime per quanti non riuscivano a saldare il debito. Vedi: P.Prodi, Settimo non rubare. Furto e mercato nella storia dell’Occidente, Il Mulino, Bologna 2009.
[26] Cfr. S.Zizek, Politica…cit., 45.

 

 

Aggiungi commento

Saranno eliminati tutti i commenti contenenti insulti o accuse non motivate verso chiunque.


Codice di sicurezza
Aggiorna

iscrizione al feed rss

feed-image Feed Entries

Vuoi iscriverti alla Newsletter?

Ricezione

Quattro anni fa

Written on 20 Maggio 2009, 01.00 by admin
India, vince la politica. Di sinistra (ma in Italia non si dice) Alessandro Cisilin Frizzi, lazzi e paparazzi. Storie dinastiche, a cominciare...
Written on 20 Maggio 2009, 01.00 by admin
Perché i piani di Obama & C. non funzioneranno Pino Cabras Sessant’anni di mentalità, di poteri, istituzioni internazionali,...
Written on 18 Maggio 2009, 01.00 by admin
Aggressione a Rinaldini: i giornali di sinistra condividono le logiche comunicative del potere di Pietro Ancona Ieri i telegiornali hanno martellato...
Written on 17 Maggio 2009, 01.00 by admin
Come ottenere consenso politico in Italia?Nicolò Bellanca*Se guardiamo al dipanarsi delle esperienze storiche di riforme radicali, oppure di transizione...
Written on 16 Maggio 2009, 01.00 by admin
Oltre il pensiero dell'OccidenteFaremondoBologna, estate 2008Questo documento si rivolge a quanti, dentro e fuori la rete, vogliono avviare una...
Written on 14 Maggio 2009, 01.00 by admin
Se 2,5 milioni vi sembrano pochi di Cristina Tajani* Sono tanti o sono pochi 2,5 milioni di individui in condizione di povertà...

Tre anni fa

Written on 22 Maggio 2010, 20.57 by admin
Passato, presente e futuro dell’Europa   di Sergio Cesaratto      La situazione europea quale è venuta emergendo in queste settimane è preoccupante, non...
Written on 21 Maggio 2010, 15.56 by admin
La secessione reale: perchè molti enti locali italiani hanno la capitale a Londra e non a RomaNique la Police Mentre la comunicazione politica si occupa...
Written on 21 Maggio 2010, 15.41 by admin
LA DEMOCRAZIA OCCIDENTALE È UN SEGRETO MILITAREdi Comidad Come era prevedibile, e come era stato in effetti previsto da alcuni ambientalisti, una volta...
Written on 21 Maggio 2010, 15.14 by admin
La nascita dell’Unione Sindacale di BaseNuove potenzialità per una battaglia sindacale indipendente a tutto campoa cura della redazione di ContropianoLa...
Written on 21 Maggio 2010, 15.02 by admin
La sentenza sui fatti della DiazTiziano BagaroloCondivido molto dell'amaro commento di Marco Revelli sul "manifesto" (che pubblico qui sotto) a proposito...
Written on 19 Maggio 2010, 12.38 by admin
Perché l’Unione Europea non funzionadi Vladimiro GiacchèIl caos intorno alla Grecia è la spia di un problema strutturale: si è impedito che l’Europa...

Due anni fa

Written on 24 Maggio 2011, 20.26 by admin
TAV in Val di Susa, l’incubo ritorna, più nero che mai Marco Cedolin Ci sono incubi che ti svegliano nel cuore della notte, lasciandoti...
Written on 24 Maggio 2011, 11.06 by admin
E' l'Italia, non la Spagna, il vero elefante nel salotto dell'economia europea? di Edward Hugh Sfogliando gli ultimi dati sul PIL dell'UE, una cosa...
Written on 24 Maggio 2011, 10.50 by admin
Il '68 e dopo, a scuola da Gramsci Giuseppe Prestipino Davvero il '68 ha preparato il neoliberismo? O piuttosto il neoliberismo si appropria di alcune...
Written on 23 Maggio 2011, 11.30 by admin
Perchè Marx Antonio Negri Perché Marx? Perché il dialogo con Marx è essenziale per coloro che sviluppano lotta di classe...
Written on 23 Maggio 2011, 11.07 by admin
Manifesto Politico della Rete dei Comunisti Siamo alla fine di un lungo sonno. Dopo l’89 i reazionari avevano deciso che eravamo giunti alla...
Written on 22 Maggio 2011, 21.52 by admin
Street-Fightin’ Press? Dal “Trojan Journalism” al disprezzo di classe di Paolo Mossetti Qualche settimana fa ho notato una foto,...

Un anno fa

Written on 23 Maggio 2012, 17.39 by admin
Il disincanto di Ippolita ...e lo sboom di Facebook a Wall Street di Benedetto Vecchi Alla fine Facebook è sbarcata a Wall Street. La prima...
Written on 23 Maggio 2012, 17.21 by admin
L’America Latina sale in cattedra… mentre l’Italia sprofonda nella melma liberista di Spartaco A. Puttini “Monti e i suoi...
Written on 22 Maggio 2012, 17.49 by admin
Il trilemma della politica economica europea Rosaria Rita Canale Il modello di politica economica sul quale è stata costruita l’Unione...
Written on 22 Maggio 2012, 17.06 by admin
Sciame/interruzione di Franco Berardi "Bifo" “L’io sta perdendo il suo significato usuale di un sovrano che compie atti di...
Written on 22 Maggio 2012, 16.36 by admin
La partita a scacchi del piccolo Lord di Piotr (Пётр) 1. Il piccolo Lord del romanzo di Frances Hodgson Burnett si chiamava Cedric Errol. Noi...
Written on 22 Maggio 2012, 16.23 by admin
Da Lisbona a Kiev, sognando l'Alta velocità Viaggio nell'Europa che aspetta la Tav di Luca Rastello Doveva, in teoria, unire l'oceano...

Ultimi articoli

Shinystat

contatti

Per contatti, precisazioni, problemi: tonino@sinistrainrete.info - tonino.g@mclink.it
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner

networked blogs

 
 

Cerca nel sito

Browser consigliati

Sito ottimizzato per i seguenti browser:

Firefox
Chrome
Opera
Safari

“Anche se voi vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti”

“Anche se voi vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti”

di Elisabetta Teghil

La settimana scorsa, all’alba di un giorno qualunque, a Milano, un giovane ghanese ha ucciso tre persone, a caso, le prime incontrate per strada.

I media hanno parlato di follia omicida, hanno intervistato la gente del quartiere sotto shock, un quartiere alla periferia della città, hanno parlato della storia delle vittime, dei parenti, degli amici, di vite sconvolte e di città impaurite.

Il rispetto del dolore per chi ha perso il figlio, il padre, l’amico è dovuto e imprescindibile.

Ma non è stata spesa una parola sul giovane nero che, dicono sempre i media, parla solo un dialetto del Ghana e un inglese stentato.

Nessuno/a si è chiesto come mai passasse la notte nei ruderi di Villa Trotti, un edificio abbandonato a poca distanza dal luogo dei fatti. Nessuno/a si è domandato il perché di due richieste d’asilo respinte e di due decreti di espulsione pendenti o come e dove trovasse da mangiare o perché fosse qui in Italia.

Leggi tutto

La cultura deve essere cosmopolita; l'economia politica deve essere nazionale

La cultura deve essere cosmopolita; l'economia politica deve essere nazionale

Stefano D'Andrea

Perché il sistema finanziario deve essere nazionale, ossia chiuso?

Perché uno stato sovrano, libero di disciplinare la quantità di moneta immessa nel sistema, da se stesso o dalle banche commerciali, nonché le modalità di immissione, tanto più se molte banche commerciali (o almeno le grandi) sono pubbliche, non ha alcun bisogno di consentire che l’attività economica pubblica o privata sia finanziata da denaro creato all’estero.

Questa evidenza, lapalissiana, è negata, o meglio rimossa, da quasi tutti i mezzi keynesiani, compresi i neokeynesiani, che da tempo spadroneggiano sulla rete, ricevendo grande successo.

Molti di essi sono statunitensi e quindi abituati a ragionare su un sistema che non ha le caratteristiche e i problemi degli altri. Se negli Stati Uniti c'è una crisi finanziaria, i capitali accorrono negli Stati Uniti o comunque non scappano; mentre se la crisi finanziaria si verifica in Italia, i capitali scappano. Questa e altri simili constatazioni dovrebbero indurre le persone di buon senso ad applicare la massima: "coloro che, discorrendo di temi economici, recano l'esempio degli Stati Uniti o sono sciocchi, se sono in buona fede, o sono impostori, se sono in mala fede".

Leggi tutto

Bahrain, rischia la vita l'attivista Zainab al-Khawaja

Sciopero della sete in carcere con il padre

La protesta di padre e figlia, esponenti di primo piano della dissidenza contro i regnanti, ha raggiunto il livello estremo del rifiuto dell'acqua, dopo il digiuno che dura dal 17 marzo. L'allarme delle associazioni umanitarie: pericolo di arresto cardiaco o coma

In solidarietà con Zainab, molto nota anche come attivista in Rete e sui social network, è partita una campagna (su Twitter con #freezainab e su Tumblr).


Leggi tutto

Tersite Rossi: Una strana storia


Una strana storia

di Tersite Rossi

Del drammatico attentato di domenica 28 aprile a Roma, di cui sono rimaste vittime due carabinieri, si è detto e si sta dicendo molto. E a due scrittori, da anni abituati a rimestare nel torbido della storia e della politica italiana, non possono non risaltare alcuni aspetti davvero sorprendenti. Procediamo con ordine, come nello studio di un detective, lasciando per ultimo l'elemento a nostro avviso più sinistro. Premettiamo che la nostra riflessione presuppone la sanità mentale dell'attentatore, così come sembra emergere dalle indagini dei magistrati.

La pistola. Una Beretta 7.65 con matricola abrasa. L'attentatore dice di averla comprata clandestinamente quattro anni fa a Genova. Perché un piastrellista calabrese da vent'anni in Piemonte, sposato con un figlio, deve comprare una pistola al mercato nero?

Armi come quelle si comprano per delinquere e per nessun altro motivo. Un delitto da svolgersi quattro anni dopo, a causa di una crisi economica e personale che non si era ancora manifestata?

I proiettili. L'attentatore dichiara che era sua intenzione uccidersi, dopo aver compiuto il suo atto. Perché non l'ha fatto, pur avendo 3 colpi ancora inesplosi nel caricatore?

Leggi tutto

Sinistrainrete è anche su Facebook!

_________________________________
Link

Aldo Giannuli

Alfabeta2
Altreconomia
altrenotizie
altri
aprile on line
Arcoiris tv
Articolo 21
Attac
Bella Ciao
beppe grillo
Cambiailmondo

Campo Antimperialista
Carmillaonline
Carta
Cassandra
Centro Riforma dello Stato
Cercare ancora
Clash City Workers
Comedonchisciotte
Comunismo e comunità
Il Comunista Quotidiano
Connessioni per la lotta di classe
Contra-versus
Countdown

Crisi e Conflitti
Crisis
cristian
Critica Marxista
Dazebao
DeriveApprodi
DL online
Domenico Losurdo
Economia e Politica
Eguaglianza e libertà
emiliano brancaccio
Esc
Essere comunisti
Fabionews
Faremondo
Giap
Giornalismo Partecipativo
Global Project
Goodwin Box
Guerre e Pace
Homolaicus: Umanesimo laico e socialismo democratico
iceberg finanza
Il Cambiamento
Il Manifesto
Il Pane e le Rose
infoaut
Informazione scorretta
Intermarx
Karl Marx Platz
L'Ernesto
La Contraddizione
la grande crisi
La vecchia talpa
Lettera
Lettera 22
Libera Tv
Liberazione
Loop
L'orizzonte degli eventi
Lo Straniero
Luca Michelini storico dell'economia
Lunaria
Luogo Comune
Manifesto Sardo
martina
Marx 2010
Marxiana
Immateriali resistenti
Mazzetta
Megachip
Mondocane
Napoli Monitor
Nazione Indiana
Nigrizia
Nonluoghi
Odradek
Ozio Produttivo
Paolo Barnard
peacereporter
Politica & Classe
Posse
Progetto Alternativo

Proteo
Punto Informatico
Punto Rosso
Quote rosse
Radio Sherwood
Sbilanciamoci
Scateniamo Tempeste
Sentieri Erranti
Senzasoste
sinistra in rete
Socialpress
SollevAzione

Svolte epocali
unimondo
uniriot
Vis-à-vis
voci dalla strada
wildcat
Wu Ming Foundation
Zapruder
Z-Net

i più letti