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Andrea Mazzalai: Inflazione: il tempo degli avvoltoi!

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INFLAZIONE: IL TEMPO DEGLI AVVOLTOI!

Andrea Mazzalai

avvoltoi.jpgCome abbiamo spesso sottolineato in passato, come ha scritto lo storico Nial Ferguson, nel suo libro Soldi e Potere "l'esperienza del venir meno al debito mediante l'inflazione è per molti aspetti universale "....oserei dire forse storicamente ineccepibile.

Come ha ricordato in una recente intervista al Corriere della Sera nel dicembre dello scorso anno, l'attuale numero due di Morgan Stanley in Europa, Domenico Siniscalco, ricordato anche come ministro dell'economia, l' inflazione..."sottotraccia, è la soluzione a cui molti pensano...":

Dunque niente ondata internazionale di inflazione? «E' sempre una soluzione, quando c' è un' enorme massa di debito pubblico o privato. Sarebbe un rimedio pessimo, ma forse meno degli altri due possibili: l' insolvenza o il ricorso a prelievi di fatto forzosi. Sottotraccia, è la soluzione a cui molti pensano, ma finché non riprenderà la domanda nelle nostre economie e la disoccupazione non calerà, un rapido aumento dei prezzi nel 2010 mi pare difficile. Senza domanda non c' è inflazione».

Nei mercati finanziari però la si vede. Con le banche centrali paralizzate dalla crisi, si rischiano nuove bolle? «Per 10-15 anni l' effetto che chiamo dell' "operaio cinese", l' import a basso costo dall' Asia, ha tenuto freddi i prezzi al consumo mentre l' enorme liquidità creava inflazione nei prezzi delle case o delle azioni. Anche ora la Borsa e le materie prime sono in ripresa. Se e dove ci sia una bolla non lo so. So che abbiamo attuato politiche che hanno scongiurato una depressione, ma che potrebbero anche gettare i semi di un' altra crisi». I debiti delle banche nazionalizzati, poi nuova speculazione per la finanza e magari l' inflazione per alleggerire i debiti dei governi: davvero si può chiedere ai ceti medio-bassi di pagare tutto per tutti? «Quando ci sono enormi spostamenti di ricchezza, ci sono sempre grandi problemi redistributivi e elettori scontenti. Cambiano anche le gerarchie fra Paesi...".

Ebbene mentre da oltre un anno economisti, analisti e media, agitavano lo spettro dell'inflazione o della stagflazione, Icebergfinanza, attraverso analisi empiriche e dati reali, cercava di farVi comprendere la reale dinamica della deflazione da debiti. Qualcuno sostiene che è troppo facile parlare di deflazione, riservandosi la possibilità che prima o poi l'inflazione esploda, ma cosi facendo dimentica che noi evidenziamo la realtà da oltre un anno, mentre gli altri urlano un'ipotesi, che tale si rivelerà, ancora per molto più tempo di quanto il mercato non sia in grado di comprendere.

E' pur sempre possibile che in un candelotto di dinamite, la cui miccia è inutilizzabile, qualcuno la sostituisca volutamente per poi innescarla senza tante domande o remore. Ma se guardiamo alla dinamica naturale, questa è la realtà!

Non passa giorno che qualche illuminato travolto dalla realtà della "Debt Deflation" ovvero la epocale deflazione da debiti in atto, non suggerisca al mondo intero che è giunto il tempo di creare un pò di inflazione, magari evidenziandone le dosi giuste ad insindacabile soggettivo giudizio.

Questo non fa che confermare le visioni di Icebergfinanza, la paura del fantasma della deflazione, che prima si è cercato di debellare con l'illusione della "Asset Inflation" innondando la speculazione di liquidità da riversare sulle materie prime e sugli assets finanziari ed ora si consiglia apertamente di elevare tutti i cosidetti "target inflation" aspirando a provocare un pò di quella che qualche luminare chiama " il male minore", ovvero un giusta dose di inflazione.

Come abbiamo visto, recentemente nell' analisi dal titolo "Archimede e la leggenda della leva finanziaria" la Mckinsey&Company evidenzia come in una imponente ed epocale fase di deleveraging come quella attuale, storicamente non vi siano che quattro rotte da esplorare:

a) “Belt-tightening” ovvero una crescita futura del debito inferiore a quella del PIL, attraverso un calo del debito in termini nominali.
b) “High inflation” aumento nominale della crescita attraverso la creazione di inflazione, la quale riduce il rapporto debito/crescita economica.
c) “Massive default” contrazione del debito ad opera di fallimenti generalizzati pubblici e privati.
d) “Growing out of debt” una dinamica nella quale l’economia mostra una rapida crescita che fa diminuire il rapporto debito /PIL.


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Inutile che vi ricordi i nomi di coloro che auspicano una maggiore inflazione, inutile che vi ricordi i nomi di coloro che hanno scommesso su una feroce iperinflazione, ma da sempre, l'inflazione è una tassa occulta che aspira ricchezza sempre e solo dalle stesse classi sociali, un potente aspiratore che diminuisce o talvolta disintegra il potere di acquisto. Quanto è accaduto con l'indiscriminato passaggio all'euro o quanto accade giornalmente nella vita reale, attraverso monopoli e cartelli è solo un assaggio di quello che può accadere se l'illusione di un "target di inflazione maggiore " dovesse avvolgere le menti delle banche centrali provocandone deliberatamente la sua dinamica al rialzo.

E' ovvio che in un capitalismo dove non è ammesso assumersi le proprie responsabilità potendo tranquillamente fallire senza provocare onde d'urto sistemiche, in un capitalismo dove non è ammessa la bassa crescita nel breve termine o il rientro da una serie di eccessi e squlibri epocali, dove l'azzardo morale è sostenuto e perpetrato sistematicamente, la "scorciatoia" dell'inflazione, per annegare il debito è universalmente riconosciuta come l'unica soluzione possibile, sempre inneggiando alla favola del "breve termine".

Come scritto ieri da Wallstreetitalia anche il direttore del reddito fisso della RBG Capital di Nouriel Roubini, intravede un nuovo superciclo caratterizzato dall'inflazione necessaria alla ripresa.

"Tutto il mondo si trovera' a dover fare i conti con l'inflazione a causa degli alti livelli di indebitamento. Qui in America siamo indebitati soprattutto nel settore residenziale e finanziario", ha spiegato Motianey, autore del libro "SuperCicles". Il collaboratore di Roubini crede che l'inflazione trascinera' al rialzo i prezzi di molti asset a stelle e strisce, inclusi i listini azionari. "Le banche centrali devono iniziare a permettere all'inflazione di farsi avanti nel mercato", ha aggiunto. (...)  l'analista avverte: il futuro sara' particolarmente sfidante se l'economia non sara' in grado di generare inflazione finendo per soffrire di deflazione. "Sta per esserci inflazione ovunque e sara' davvero cosi' se il dollaro si indebolira'. I prezzi al consumo seguiranno lo stesso trend anche nelle altre parti del mondo", ha concluso.

Certo prima o poi, a forza di gettare una monetina, se non cade testa cadrà croce, l'importante è riprovarci continuamente dimenticando la realtà, dimenticando che a causa degli alti livelli di indebitamento, la storia ha sempre sussurrato che la deflazione o meglio la "debt deflation" è l'unica dinamica naturale possibile.

Lo stesso Roubini, in una sua ultima analisi ha sussurrato che le possibilità di una "double dip recession" erano del 20 % prima della recente ondata di dati economici negativi. A dire il vero, vista la reazione dei mercati, non ce ne eravamo accorti, caro Nouriel, in fondo era tutto un problema di neve e luna.

Dati economici negativi e crisi del debito in Europa aumentano la possibilità di una doppia recessione in futuro sostiene Roubini, anche se l'ipotesi di una ripresa ad U ottiene il 60 % delle probabilità. Nelle ultime settimane i dati macroeconomici, appena usciti sono stati uniformemente poveri o addirittura terribili, fiducia dei consumatori,immobiliare e sussidi di disoccupazione, tenacemente ed ostinatamente alti.

Ma come ci dice Bill di  CalculatedRisk anche la FSA inglese, organo di vigilanza finanziaria sta prendendo in considerazione nei suoi "stress test" la possibilità di una double dip recession, senza escludere lo stesso scenario con numeri diversi per l'America.

Si parla di un'ipotesi di un ulteriore crollo di oltre il 2 % nel PIL, rispetto al minimo recente, di un picco della disoccupazione per il 2012 e di una "double dip" nei prezzi delle abitazioni con un ulteriore crollo del 23 % nel settore residenziale e del 34 % in quello commerciale.

Tornando all'inflazione, come ho scritto lunedi  dopo aver letto alcuni pensieri accademici "illuminati" nel fine settimana,  Un poco di inflazione farà bene all' Europa che segue l'altra illuminante intuizione di un capo economista del FMI un certo Blanchard, L' inflazione non è un tabu' a patto sia certa, e, come scrive  Leon Zingales, due sono meglio di uno, ma quando invece di due incominciano a diventare troppi, c'è seriamente da preoccuparsi, anche se la realtà macroeconomica e la Storia non tarderanno a sommergere queste assurdità. Non vi è un solo periodo della storia, dalla depressione degli anni 800 alla Grande Depressione sino alla recente crisi giapponese nella quale il tentativo di provocare inflazione abbia prodotto risultati in una reale depressione.

Ma in fondo alcuni accademici amano giocare con le loro fantasie, e raccontano le favole del "male minore": i debiti si riducono in quanto i redditi aumentano, ( sempre proporzionalmente si intende nella massima discrezionalità...) favole di altri tempi, mentre la disoccupazione aumenta e l'inno alla produttività e al breve termine, producono la strutturale modifica del mondo del lavoro, cancellando un pezzo di futuro.

 

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Il ritorno di Marx in Italia

di Oliviero Calcagno e Gianfranco Ragona

Ripetutamente proclamato morto, Marx continua a far discutere. Il silenzio calato sulle analisi dell’autore del Capitale in seguito alla caduta del Muro di Berlino e alla fine dell’Unione Sovietica sembra essersi infranto. In questo senso, il dibattito culturale italiano non fa eccezione rispetto alle tendenze dominanti su scala internazionale, presentando semmai un ritardo, causato dalla lunga durata della precedente fase di lotte sociali e, parallelamente, da una condizione di subalternità all’egemonia culturale statunitense, che proprio l’esaurimento di quel periodo di lotte ha riproposto in forma più accentuata. Tra la fine degli anni Settanta e la fine degli anni Ottanta, infatti, si è consumata una stagione teorica di abiure e di precari eclettismi, cui ha fatto seguito un revival altrettanto affannoso dell’ideologia dei diritti umani, accompagnato dalla frammentazione delle identità collettive in individualità private. Per contro, il dibattito dell’ultimo decennio mostra un ritorno d’interesse per le condizioni sottostanti la vita dei tanto vezzeggiati individui, ed è qui che un rinnovato confronto con il vecchio Marx può trovare spazio d’accoglienza.

A completare il quadro sono poi intervenuti due fattori decisivi: l’esaurimento del movimento altermondialista e una nuova e presumibilmente durevole crisi economica globale. Il panorama si è fatto insomma sempre più cupo, contribuendo a spazzare via illusioni di varia natura e riportando l’attenzione su quella ‘durezza’ del reale che di Marx fu l’elemento naturale. Da questa soglia storica, databile a poco più dell’ultimo quinquennio, muove questo tentativo di ricostruire, per rapidi tratti, le più recenti letture italiane di Marx.1

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