Sinistrainrete

Archivio di documenti e articoli per la discussione politica nella sinistra

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri

Dream Theater: La grande truffa delle banche USA

E-mail Stampa PDF
Hits

intermarketandmore_rev5_1.png

La grande truffa delle banche USA

di  Dream Theater

Repo 105 e non solo. Il sistema finanziario americano è impostato in un modo assolutamente truffaldino e folle. E le trimestrali in uscita non devono illudere il risparmiatore.

financial-hurricane.jpgSiamo tornati nella cosiddetta “stagione delle trimestrali”. Dopo Alcoa, sempre eccellente ed importante precursore delle trimestrali, prima società a dire come è andato il trimestre precedente, oggi sarà la volta dell’altro big player, vero e proprio benchmark del settore dei semiconduttori, ovvero Intel, e poi arriverà la prima della grandi banche Usa: JP Morgan Chase, nella giornata di mercoledì, e venerdì potrebbe essere giornata clou con i dati di due banche non proprio in formissima e comunque meno positive dal punto di vista qualitativo nella ristrutturazione, ovvero Citigroup e Bank of America.

Inutile dirlo, si attendono profitti alle stelle. Le borse ed i mercati sono andati esattamente come i big player (ricordate “la mano invisibile”?) li hanno pilotati, tranquillamente, con bassa volatilità, senza grosse oscillazioni.

Persino il rischio default Grecia è diventato quasi come ininfluente. Insomma, un mercato che è una manna per sistemi informatici di trading super veloce che regalano milioni di dollari di utili alle grandi banche USA (mi riferisco ovviamente a dark pool e high frequency trading).
Ma, permettetemi, credo sia giunta l’ora che la gente sappia veramente cosa sta succedendo nel sistema finanziario americano. Questa è una tuffa che non può essere permessa ed accettata.


Banche USA: bilanci palesemente truccati

La prima considerazione da fare è sulla bontà dei bilanci presentati. Si, sto parlando di bilanci falsi. Perché alla presentazione delle trimestrali le banche USA troveremo bilanci falsi. “Facciamoli arrestare tutti!” direte voi. Certo, non sarebbe una brutta idea. Peccato però che sia una prassi assolutamente legale, il che rende ancora più amara la pillola che ci tocca ingoiare. E’ così in quanto la SEC, organo di controllo (praticamente la CONSOB americana) permette questo tipo di operatività. Ripeto, sistema bancario made in USA perché tale prassi non è assolutamente ammessa in territorio europeo ( o per lo meno non è possibile farlo così, alla luce del sole).


In cosa consiste questo trucco contabile?

Praticamente si fa uso copioso della leva finanziaria (e in queste condizioni di mercato di “calma apparente” raggiunge livelli impressionanti) ben oltre il logico, accollandosi rischi enormi, solo per poter generare il maggior volume di utili.

Poi però, quando è l’ora di presentarsi al mercato con la trimestrale, occorre tirarsi a lucido. E allora bisogna fare bella figura, mettersi l’abito della festa e…diminuire fortemente la leva finanziaria che fino a qualche ora prima era a livelli siderali, tramite una serie di alchimie contabili e non solo. E così facendo, il sistema bancario presenta al mercato, una leva finanziaria media molto più bassa, nascondendo (stime del WSJ)  circa il 42% dei debiti verso il sistema, nascondendo in modo fraudolento la vera operatività e la reale esposizione al rischio. La conseguenza è ovvia. L’azionista vede, nella presentazione dei dati, una banca sana, con basso utilizzo della leva, ma molto redditizia.

Ma che bello! Ma che bravi! Tanti utili con poco rischio!
Peccato però che, si sa, gli utili ormai le banche USA li fanno solo con la finanza straordinaria e non con la gestione ordinaria (non dimenticatelo mai, le banche americane,e non solo quelle, sono ormai dei giganteschi hedge fund). L’attività tradizionale (incassare i depositi dai risparmiatori ed impegnare il denaro nel finanziare le imprese) non rende più: gli speads sono troppo stretti e i rischi proporzionalmente troppo alti.


E la Federal Reserve? E’ al corrente!

Questa bellissima bischerata che permette alle banche USA di prendere per i fondelli il mercato, facendogli vedere una realtà assolutamente fasulla con la falsificazione del bilancio, si chiama Repo 105.

Ma la cosa che fa più rabbia, come dicevo, è che questa “falla” del sistema è del tutto legale. Anzi, nell’articolo che vi ho segnalato del WSJ prima citato, si fa riferimento ad un’altra fonte che non è solo autorevole, è ufficiale: la Federal Reserve.
Ma c’è di più: la Repo 105 non è stata ideata oggi. E’ una pratica che è in piedi dal 2001. E quindi sono DIECI ANNI che ci prendono per i fondelli. E tanto per la cronaca, la nostra vecchia conoscenza Lehman Brothers faceva ampio uso della Repo 105. E con lei anche Bear Stern e, udite udite, l’amico Madoff. Solo che poi, per Lehman Brothers .. il meccanismo si è inceppato…forse anche per motivi politici. E per le altre sono arrivati un salvataggio in extremis e un default storico.

 Grafico Bank Index con DMA®
bkx.gif

 

Le banche rispondono: sì è vero, ma non così tanto

Questo articolo del WSJ ha creato un vero e proprio terremoto nel settore bancario a stelle e striscie. Sono piovuti commenti e, notate bene, non smentite, ma solo “alleggerimenti”.

“Ma no, la diminuzione non è così esagerata” (GS) “WSJ ha dato dati un po’ troppo generosi” (JPM) “I nostri sforzi per migliorare la nostra situazione sono comunque visibili” (BofA)

Incredibile, sembra di essere in una barzelletta. Non ammettono la percentuale ma ammetto di farne copiosamente uso, anche perché è assolutamente (ripeto) legale. E a farne uso, prendendo come riferimetno i dati ufficiali, sono ben 18 grandi banche USA. Fatevi due conti e capirete quanto marcio, quanta leva, quanto debito e quanto fumo ci sia sui mercati finanziari.

 
E in tutto questo, aumenta lo scandalo derivati

Ma visto che ci siamo, colgo l’occasione anche per aggiornarvi di un altro importante dato.
Recentemente è stato dichiarato da agenzie governative che controllano l’utilizzo della Tarp, che la situazione sta letteralmente collassando. Il motivo?
I 700 miliardi impiegati per salvare il sistema finanziario americano vengono ora utilizzati dalle banche nuovamente per speculare con derivati ed affini. Il tutto dopo la vicenda default Lehman Brothers che poteva e doveva insegnare qualcosa ma che, invece, ha solo tolto dal mercato un player e bruciato un bel po’ di soldini ai risparmiatori.
Infatti i dati ottenibili dal sito della FDIC, alias Federal Deposit insurance corporation fanno semplicemente rabbrividire.

Siete pronti?

Bank of America: valore dei contratti derivati presenti nel 2001 era pari al 1500% degli asset della banca stessa. Nel 2008 la percentuale… sarà diminuita? Ebbene no: 2111%! E nel 2009? Tenetevi forte: 2221% a giugno. E come Bank Of America, che qui ho usato come esempio, anche le altre non sono da meno: Citigroup, Jp Morgan Chase (che nel 2001 era arrivata anche al 4000%), Morgan Stanley e ovviamente Goldman Sachs hanno avuto ed oggi hanno un’esposizione sui derivati ancora impressionante. Guardate questo schema postato tra i commenti dal Folletto (che ringrazio) e guardate come è messa Goldman Sachs

1271167057top25.gif

Il PIL si riprende? Grazie alle banche!

L’ennesima conferma ce l’abbiamo da questo grafico. Trovate tre linee:

1) in giallo i profitti del sistema finanza USA
2) in verde i profitti del settore NON finanziario
3) in rosso il PIL nominale

non-finance-industry-profit.gif

Come potete vedere agilmente, il contributo alla crescita del PIL della finanza “straordinaria”, speculativa e creativa è determinante.
E questa sarebbe la famosa e pluridecorata crescita economica a “V”?

Conclusioni

Questo lungo articolo, che spero non vi abbia annoiato troppo, è stato scritto fondamentalmente per fare capire una volta per tutte che:

1) il sistema finanziario americano non è assolutamente uscito dal vortice della leva finanziaria e dei derivati
2) I fallimenti di Lehman Brothers e i bailout di tante istituzioni finanziarie USA non hanno insegnato nulla
3) Le banche USA non sono più banche, non dimenticatelo mai
4) Siamo seduti su una mina pazzesca, potenzialmente ingestibile a causa dei volumi folli che genererebbe l’effetto domino
5) I bilanci che ci presentano sono farlocchi
6) Per mantenere in piedi questo meccanismo è necessaria un’attenta ed evidente azione di “guida” del mercato da parte delle stesse istituzioni finanziarie che, tramite i più disparati mezzi, di cui buona parte tecnologici, riescono a far andare le cose nella direzione più consona
7) Il meccanismo generato può funzionare ancora per molto tempo, generando una bolla che definire “madre di tutte le bolle” sarebbe quantomai limitativo
8 ) E in tutto questo il Governo USA è consenziente

Vado a comprarmi una zappa. Mi preparo per la mia prossima occupazione. Come diceva tanti anni fa Marc Faber ad una cena dove io ero presente:

“verrà il giorno dove la cosa migliore da fare sarà comprarsi un pezzo di terra , una zappa ed una mucca. Almeno in questo modo si cercherà di garantire la sussistenza”.

Certo, soluzione molto estrema e provocatoria. Ma se avete letto questo post, un po’ di tristezza e di preoccupazione per il futuro forse vi sarà venuta. E, non dimentichiamolo mai, non è mia intenzioen fare terrorismo psicologico, ma semplicemente dire come stanno realmente le cose, visto che di balle al mondo ce ne fanno già digerire troppe..

STAY TUNED!

Commenti

Nome *
Inserisci l'e-mail per la verifica
URL
Code   
ChronoComments by Joomla Professional Solutions
Invia commento
 

Vuoi iscriverti alla Newsletter?

Ricezione

Ultimi articoli

Shinystat

contatti

Per contatti, precisazioni, problemi: tonino@sinistrainrete.info - tonino.g@mclink.it

networked blogs

 
 

Cerca nel sito

Sinistrainrete è anche su Facebook!

Browser consigliati

Questo sito è ottimizzato
per i seguenti browser:

Firefox
Chrome
Opera
Safari

i più letti

link

Aldo Giannuli
Alfabeta2
Altreconomia
altrenotizie
altri
aprile on line
Arcoiris tv
Articolo 21
Attac
Bella Ciao
beppe grillo
Cambiailmondo

Campo Antimperialista
Carmillaonline
Carta
Cassandra
Centro Riforma dello Stato
Cercare ancora
Clash City Workers
Comedonchisciotte
Comunismo e comunità
Il Comunista Quotidiano
Connessioni per la lotta di classe
Contra-versus
Countdown

Crisi e Conflitti
Crisis
cristian
Critica Marxista
Dazebao
DeriveApprodi
DL online
Domenico Losurdo
Economia e Politica
Eguaglianza e libertà
emiliano brancaccio
Esc
Essere comunisti
Fabionews
Faremondo
Giap
Giornalismo Partecipativo
Global Project
Goodwin Box
Guerre e Pace
Homolaicus: Umanesimo laico e socialismo democratico
iceberg finanza
Il Cambiamento
Il Manifesto
Il Pane e le Rose
infoaut
Informazione scorretta
Intermarx
Karl Marx Platz
L'Ernesto
La Contraddizione
la grande crisi
La vecchia talpa
Lettera
Lettera 22
Libera Tv
Liberazione
Loop
L'orizzonte degli eventi
Lo Straniero
Luca Michelini storico dell'economia
Lunaria
Luogo Comune
Manifesto Sardo
martina
Marx 2010
Marxiana
Immateriali resistenti
Mazzetta
Megachip
Mondocane
Napoli Monitor
Nazione Indiana
Nigrizia
Nonluoghi
Odradek
Ozio Produttivo
Paolo Barnard
peacereporter
Politica & Classe
Posse
Progetto Alternativo

Proteo
Punto Informatico
Punto Informatico
Punto Rosso
Radio Sherwood
Sbilanciamoci
Sentieri Erranti
Senzasoste
sinistra in rete
Socialpress
Svolte epocali
unimondo
uniriot
Vis-à-vis
voci dalla strada
wildcat
Wu Ming Foundation
Zapruder
Z-Net


Contenuti flash


Divisione del lavoro

di Valerio Bertello


Le due divisioni del lavoro

Nella prima parte si è considerato lo sviluppo della divisione del lavoro ponendo la produttività come l’unico fattore che determina l’affermazione storica di una forza produttiva. Ciò è in ultima analisi vero, ma tale sviluppo è strettamente intrecciato con fattori sociali, innanzitutto i rapporti di produzione, che non possono essere trascurati. Quindi occorre riprendere il discorso ponendo tali rapporti in primo piano.


1. Le due divisioni del lavoro e la contraddizione fondamentale


Il capitalismo sviluppa la divisione cooperativa del lavoro, cioè la cooperazione manifatturiera, come proprio modo specifico di produzione, conferendo al lavoro sociale un nuovo livello di sviluppo che ne fa una forza produttiva integralmente nuova.
Leggi tutto...