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Il terrorista, un terrorizzato

intervista di Francesca Borri a Danilo Zolo

La giustificazione ufficiale è la tutela dei diritti umani e la diffusione della democrazia: ma dall'Iraq a Gaza, non sono che guerre di aggressione, in nome di un progetto imperialistico di egemonia globale. Danilo Zolo sostiene che è necessaria un'indagine sulle radici e sulle ragioni del terrorismo islamico "perché l'Occidente può combattere l'integralismo altrui solo cominciando dal proprio".


Si dice terrorismo, e si dice Undici Settembre. E invece il discrimine, lei sostiene, non è il 2001, ma il 1989.

DZ. La mia tesi è che il discrimine è stato segnato dalla fine dell'impero sovietico, dallo scioglimento del Patto di Varsavia, dal rapido declino del bipolarismo nei rapporti internazionali e dall'emergere degli Stati Uniti d'America come la sola potenza politico-militare in grado di affermare la propria egemonia a livello globale. I documenti pubblicati dalla Casa Bianca e dal Pentagono nei primi anni novanta sono una prova lampante della consapevolezza che gli Stati Uniti hanno della propria assoluta supremazia. Essi sanno di essere la sola potenza in grado di dar vita a un new world order e di garantire, in collaborazione con l'Europa e il Giappone, una global security. La guerra di aggressione scatenata dal presidente George Bush senior contro l'Iraq nel 1991 è stata l'inizio sanguinario del "Nuovo ordine mondiale". Ed è stata, nello stesso tempo, la causa del costante incremento del terrorismo suicida, come ha provato Robert Pape nella sua accuratissima analisi Dying to Win. L'attacco terroristico dell'Undici Settembre è stato, da ogni punto di vista, una replica terroristica al terrorismo di una guerra che aveva fatto strage di centinaia di migliaia di persone innocenti con l'uso di armi di distruzione di massa quasi nucleari, come le cluster bombs, le daisy-cutter e i famigerati fuel-air explosives.
Ultimo aggiornamento Lunedì 16 Agosto 2010 15:10
 
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G8, G20, G...ira gira è sempre quella zuppa

di Felice Capretta

Ben lontano da Toronto, si è concluso il G8.

A circa 200 km dalla città canadese, in tutta sicurezza, si è infatti compiuto l'ennesimo incontro del tutto inutile fra gli "8 grandi (aggiungere qui la parola che si preferisce)" del pianeta.

Visto che erano in 8, si poteva fare un bel torneo di scopa d'assi, con coppa di ottone al vincitore finale e bicchieri di rosso per tutti. E spuma per gli astemi.

Che magari costava meno, tipo qualche migliaio di euro.

Invece hanno speso un miliardo di dollari solo di organizzazione e sicurezza.
Ultimo aggiornamento Giovedì 12 Agosto 2010 16:09
 
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L’”inverosimile” attacco prossimo venturo

di Giulietto Chiesa

Israele è pronta ad attaccare l’Iran. Una crisi annunciata della quale Washington, contrariamente a quanto vorrebbe far credere, non è affatto all’oscuro. Anche la Russia e la Cina, a sorpresa, sembrano dare il via libera all’attacco in fede a inediti e non meglio precisati “scambi di favori”. Accettando un rischio di proporzioni non ancora prevedibili.

C’è da chiedersi: perché lo fanno?

Se siamo a 5 minuti, a 5 giorni, a 5 mesi, non possiamo saperlo. Ma che siamo a 5 anni possiamo escluderlo. Da dove? Dal momento in cui Israele attaccherà militarmente l’Iran e darà avvio a una crisi militare di così vaste proporzioni da modificare per una lunga fase i già precari equilibri mondiali restanti.

Questa crisi – annunciatissima ma che quasi nessuno vuole vedere – si aggiungerà, aggravandole drammaticamente, a tutte le altre crisi già in atto. Israele vi si accinge, incoraggiata da potenti circoli internazionali che sono interessati a un grande incendio: l’unico nel quale potranno essere bruciati tutti i libri contabili degli organizzatori della fine di un’epoca intera della storia umana.

Ultimo aggiornamento Lunedì 28 Giugno 2010 09:34
 
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L'escalation

Perchè Israele è diventata un pericolo per l''umanità (e per se stessa)

di Sergio Cararo

La tempesta è in arrivo e della quiete non c'è alcuna avvisaglia. E’ questa l’impressione che molti osservatori stanno ricavando dalla situazione in Medio Oriente alla luce dell'azione di vero e proprio terrorismo di stato compita dalle forze speciali e dalla marina militare israeliana contro la flottiglia pacifista diretta a Gaza. Il pesante bilancio di morti e feriti tra gli attivisti internazionali provenienti da diversi paesi - ed in particolare dalla Turchia - privano le autorità di Tel Aviv di qualsiasi giustificazione, anche tra tra i governi che pure hanno brillato per la loro complicità con i crimini di guerra accumulati da Israele in questi decenni.

Molti sono i fattori che indicavano come le contraddizioni che si erano andate accumulando in uno dei principali teatri di crisi mondiali, abbiano tutte le potenzialità per creare “un incidente della storia” capace di inviare a tutto campo la sua onda lunga destabilizzante. La irrisolta questione palestinese appare oggi solo parzialmente responsabile ma fortemente ipotecata da questo scenario regionale.

Ultimo aggiornamento Martedì 01 Giugno 2010 16:05
 
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Da Israele una minaccia di portata storica

Giulietto Chiesa

Il sangue dei pacifisti di Freedom Flotilla ci invia un messaggio tragico, che dobbiamo capire in tutta la sua portata storica.
Questo aggettivo non deve essere considerato retorico.
Il 31 maggio 2010 Israele ha dimostrato al mondo di essere divenuto il pericolo principale per la pace e la sicurezza del mondo.

Guidato da un gruppo più che di criminali, di completi irresponsabili, questo paese dimostra di essere pronto a qualunque eccesso, a qualunque follia, in nome di un fondamentalismo religioso, aggressivo, in spregio a ogni norma e alla stessa idea del diritto.

Adesso possiamo (anzi dobbiamo) immaginare cosa cova nei centri del potere di un tale stato e a cosa sono pronti: a trascinare nel disastro il mondo intero in nome della presunzione che la loro verità religiosa (quella della "terra promessa") debba essere imposta a tutti, costi quel che costi.

Ultimo aggiornamento Martedì 01 Giugno 2010 16:05
 
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