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Enrico Piovesana: Italia, un 'regime change' senza armi

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Italia, un 'regime change' senza armi

Enrico Piovesana


La soluzione ai nostri guai sarebbe quindi Mario Monti, tecnocrate che gode della piena fiducia dei mercati. Non stupisce, visto che l'ex commissario europeo è anche consulente di Goldman Sachs (la superbanca che ha causato il collasso greco che l'affossamento dei Btp italiani) e della Coca Cola, presidente europeo della Commissione Trilaterale di David Rockefeller e membro direttivo del potente club Bilderberg.

Ma come si è arrivati a questo?

Lo scorso luglio i mercati internazionali, soprattutto statunitensi (grandi banche d'affari, fondi d'investimento, agenzie di rating, multinazionali e compagnie assicurative) hanno scatenato il loro attacco speculativo contro l'Italia: non perché le condizioni economiche del nostro Paese fossero improvvisamente peggiorate, ma per la definitiva perdita di credibilità e di fiducia del governo Berlusconi.

Inizialmente sostenuto dai mercati internazionali per le sue promesse di 'rivoluzione liberale', ultimamente il Cavaliere, sempre più invischiato nei suoi scandali sessuali e concentrato a difendere i suoi interessi personali, veniva giudicato dai mercati irrimediabilmente inadeguato a portare avanti le riforme e le politiche economiche da essi richieste.

La crescente apprensione dei mercati si è tramutata in paura a giugno, con la vittoria del referendum contro la privatizzazione dell'acqua: un campanello d'allarme sulla pericolosa piega democratica che rischiava di prendere l'Italia nel vuoto di potere creato da Berlusconi.

In un Paese inaffidabile e indisciplinato come l'Italia, i mercati non potevano certo affidare il cambio di regime al popolo bue, rischiando di vedersi rieletto Berlusconi o di vederlo sostituito da un governo troppo sbilanciato a sinistra. Hanno giudicato più sicuro prendere direttamente il controllo dell'Italia con il pretesto dell'emergenza.

Da qui l'attacco speculativo di luglio con borse e spread impazziti, traduzione economica della dottrina militare Shock and Awe, colpisci e intimorisci. Insomma, terrorismo finanziario. Il Paese, messo in ginocchio e gettato nel panico, è pronto ad accettare qualsiasi cosa.

L'ultimatum è arrivato ad agosto nella lettera dei banchieri Trichet e Draghi, che dettavano al governo Berlusconi le condizioni per la fine dei bombardamenti speculativi: in sostanza una resa incondizionata alle politiche dettate da banche, finanza e grandi imprese: privatizzazioni, deregulation del mercato del lavoro, taglio a salari, pensioni e servizi sociali.

La confusa e tentennante risposta del governo Berlusconi ha scatenato l'offensiva finale dei mercati, che in poche settimane hanno portato l'Italia sull'orlo del default. Il Cavaliere, con la pistola puntata alle tempia, è stato costretto a farsi da parte, mentre a Roma sbarcavano le truppe in doppio petto di Bce e Fmi, che occupavano i ministeri-chiave prendendo di fatto in mano le redini del Paese.

Nel frattempo si mette in piedi un governo-fantoccio guidato dal consulente di Goldman Sachs che, almeno a giudicare dai nomi che circolano sui probabili ministri, sarà formato in gran parte da banchieri e da personaggi strettamente legati alle banche: Giuliano Amato, consulente di Deutsche Bank ed esperto in manovre lacrime e sangue, Fabrizio Saccomanni, direttore generale della Banca d'Italia, Lorenzo Bini Smaghi, appena uscito dal comitato esecutivo della Banca centrale europea, Domenico Siniscalco, vicepresidente di Morgan Stanley, Piero Gnudi, consigliere d'amministrazione di Unicredit.

"Missione compiuta!" disse Bush sulla portaerei dopo la caduta di Saddam.

Altrettanto potranno dire nei prossimi giorni i grandi banchieri internazionali, brindando a champagne sui loro yacht alla salute del governo Monti. Alla faccia del '99 per cento' degli italiani, inconsapevolmente caduti dalla padella alla brace.

Nulla di nuovo sotto il sole. Per imporre le proprie regole e tutelare i propri interessi, i poteri forti economici e finanziari (statunitensi ma non solo) hanno organizzato golpe in Africa e in America Latina, invasioni militari in Asia, Medio Oriente e Nordafrica, rivoluzioni colorate nell'ex blocco comunista. Per i Paesi europei basta un massiccio attacco speculativo e il gioco è fatto. All'Italia è già capitato nel 1992, e oggi la storia si ripete.

Commenti

avatar Gengiss
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Una tesi complottista indimostrabile: che dietro le speculazioni esista una regia occulta, che le orienta per fini politici. In realtà la speculazione è "cieca": ciascuno di noi può comprare e vendere titoli con suo computerino, seguendo la regola del maggior guadagno a minor rischio. E in questo momento i btp italiani sono molto a rischio. Questo ovviamente non assolve il finanzcapitalis mo, anzi ne aggrava la pericolosità per aver creato un meccanismo micidiale che funziona da solo, automaticamente, come un aereo senza pilota che si sta schiantando, ma nessuno è in grado di fermarlo. Il vizio è proprio aver costruito questo aereo, dagli anni 80 ad oggi con tutte le leggi che hanno deregolamentato il libero movimento dei capitali.
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avatar Alessandro
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Puo' darsi, come dice Gengiss, che la tesi di Piovesana sia di tipo complottistico e quindi indimostrabile ma mi sembra che l'esito della crisi, con il commissariament o del Paese, la sostituzione degli eletti con un comitato di tecnocrati espressione del mondo più genuinamente liberistico, l'imposizione di regole economiche inaccettabili e indigeribili in una democrazia e la probabile svendita del patrimonio pubblico, siano tutti segnali che indicano invece la plausibilità e la logicità dell'articolo di Piovesana. Altrimenti, mi chiedo, perché il grande capitale internazionale avrebbe mollato il Berlusca? Purtroppo, temo che lo psico nano di Arcore sarebbe risultato in fondo più digeribile degli gnomi di Zurigo che hanno conquistato Roma. E' triste dirlo ma siamo caduti dalla padella alla brace e ancora una volta grazie all'aiuto indispensabile del nostro Presidente patriottico di sinistra e con la comprensione del nuovissimo di Vendola. Poveri noi
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avatar taphuri
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Senza referenze, un articolo si presta spesso a tesi complottiste. In ogni modo, Piovesana ha il merito di aver scritto un articolo semplice, ma che descrive impeccabilmente la realta' odierna.

Gengiss dimentica due aspetti fondamentali. Primo, il potere e' asimmetrico. Attraverso il mio 'computerino' non ho lo stesso potere e abilita' tecniche di un trader a Goldman Sachs. Secondo, le innovazioni della finanza americana sono tali che dagli anni '80 in poi han fatto della cosiddetta speculazione il centro dell'accumulazi one di capitale. Cio' fa in modo che spesso la speculazione si diriga nello stessa direzione, negli stessi prodotti, nelle stesse aree del mondo, etc.
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avatar lucia
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E' dovere militante indagare, leggere, le forze che muovono ciò che appare in superficie. Fermarsi all'apparente è quello che vuole il potere(tutto) da poter ripere il quiz di sempre : il puzzone o chi chi schifa di meno.
L'indipendenza intellettuale è la precondizione dell'indipenden za culturale e politica. Vedo che ha fatto strada la saracinesca che chiude le intelligenze annichilendole con il complottismo. Cosa c'è di complottista nell'indagare chi ha provocato lo smottamento impensabile fino a ieri, o dobiamo accontentarci delle merci scadute del supemercato della politica che in ventanni ci hanno appesi al pendolo dell'alternanza?
Chi dagli anni 80 ha accompagnato, revisionato, lucidato l'aereo del liberismo in Italia e nel mondo?
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Antonio Gramsci. La rifondazione di un marxismo senza corpo

di Roberto Finelli

1. Un nuovo soggetto della storia.

Quando Antonio Gramsci comincia a deporre i suoi appunti in quelli che saranno poi i Quaderni del carcere, il suo sguardo teorico è profondamente mutato rispetto ai suoi precedenti anni di vita e di militanza politica. Imprigionato nell’Italia dove ormai s’è consolidato il regime fascista, consapevole dell’esaurimento e della sconfitta dei moti sociali e rivoluzionari nell’Europa occidentale postbellica, profondamente isolato non solo dai compagni del carcere ma, verosimilmente, anche da una parte del gruppo dirigente del Pcd’I, almeno quanto al giudizio sull’Unione Sovietica[1], il militante politico sardo riesce, malgrado tutto ciò, nel capovaloro della sua vita: nel tradurre cioè genialmente quella sospensione forzata dalla prassi e quella solitudine così radicale, che nasce non solo dai nemici ma anche dagli amici, nell’accensione di una visione teorica organica e sistematica che potesse far da contenitore, non solo da un punto di vista psicologico alle terribili forze disgregative dell’esperienza carceraria (per un corpo già provato come quello di Gramsci), ma soprattutto all’esigenza di ripensare, dopo la sconfitta, categorie e modi originali di una rinnovata rivoluzione comunista nell’Occidente[2].

Per tale duplice ordine di motivazioni, individuali e politiche, il Gramsci del carcere è un pensatore che si sottrae sia all’ottica del frammento e del work in progress, in cui molti frequentatori del pensiero debole e del postmoderno hanno voluto recentemente collocarlo, sia all’ottica della democrazia, anziché del socialismo, in cui, in modo parimenti forzato, il suo pensiero è stato, anche qui più volte e soprattutto negli ultimi anni, collegato e iscritto. Laddove il Gramsci dei Quaderni, al di là dell’oggettiva frammentazione dei suoi appunti carcerari e della intensa rielaborazione cui l’autore li ha sottoposti, è un pensatore, almeno a parere di chi scrive, dal pensiero forte, il quale, a muovere da alcuni teoremi e filosofemi fondamentali, offre una nuova sistematica del marxismo: a tal punto da presentarsi, nella complessità delle luci e delle ombre della sua figura teorica, come tra i pensatori più organicamente innovativi e originali del marxismo del ‘900.

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