Martedì 09 Marzo 2010 15:40
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CondividiMarx e la decrescita. Per un buon uso del pensiero di Marx
di Marino Badiale e Massimo Bontempelli.
Questo saggio, il cui titolo nomina Marx e la decrescita, è ovviamente rivolto in primo luogo alle persone interessate a Marx e a quelle interessate alla decrescita, e il primo obiettivo che ci poniamo è quello di suscitare una discussione costruttiva fra questi due gruppi.
1. Introduzione.
E’ noto che, in genere, fra coloro che continuano a ricavare ispirazione dal pensiero di Marx e coloro che in tempi recenti hanno iniziato a teorizzare la decrescita non corrono buoni rapporti. I primi tendono a vedere la decrescita, nel migliore dei casi, come un’aspirazione soggettiva di natura socialmente ambigua, mentre i “decrescisti” vedono nel pensiero di Marx nient’altro che una versione “di sinistra” dell’idolatria dello sviluppo che oggi domina il mondo e contro cui intendono combattere. Giudichiamo questa contrapposizione del tutto negativa, e cercheremo in questo saggio di mostrare le ragioni di questo nostro giudizio.
Martedì 09 Marzo 2010 12:15
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Soggettività, comunicazione, conflitti nella crisi economica, mediale e governamentaledi Antagonist* contro la crisi(documento preparatorio alla 2 giorni antagonista del 20-21 marzo @ csoa Askatasuna - Torino)
A due anni dallo scoppio della crisi dei mutui, padroni e gran capitale tirano un insperato quanto precario sospiro di sollievo. La paura di risposte massificate agli effetti della crisi è momentaneamente archiviata. Il fantasma della 'frana' lascia il posto alla più rassicurante metafora della crisi come 'palude'. Eppure, tutti i nodi politici che essa ha portato in primo piano restano irrisolti, esiti e governabilità futuri imprevedibili. In successive corto-circuitazioni, la crisi è passata dai mercati finanziari alle banche, penetrando poi da queste fin nei gangli dell'economia 'reale'. Un effetto a cascata virale dove però non è più possibile distinguere tra faccia buona e faccia cattiva di un'economia ormai totalmente risucchiata dalla finanza, meta-codice che regola dall'alto tutto il processo di valorizzazione capitalista, dalla produzione alla re-distribuzione della ricchezza sociale. Se la sussunzione reale design - in abstracto - lo stadio del capitalismo in cui è la vita stessa ad essere completamente messa al lavoro, il neo-liberismo ne è stato la declinazione storica concreta: sconfitta della rigidità operaia e globalizzazione dell'economia sotto il comando di un dispositivo finanziario che incorpora tutto, dal fondo pensione del risparmiatore minuto al bilancio pubblico di interi stati.
Lunedì 08 Marzo 2010 10:33
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 Neoliberismo goliardo: Keynes VS FriedmanGli economisti sapientoni assomigliano sempre più a tifosi da stadio che inneggiano al mercato, e i manager rampanti a bambini capricciosi che vogliono tutto e subito: quando cominceremo ad affidare l’economia ad adulti maturi e responsabili?
di Cesare Del Frate Il neoliberismo contemporaneo cresce abnorme e si divora tutto, spinto dall’inesauribile fame di profitto; eppure, fino a pochi decenni fa, nell’economia trovavamo posizioni ben più prudenti e pluraliste, eccone una: Il capitalismo non è intelligente, non è bello, non è giusto, non è virtuoso e non produce i beni necessari. In breve, non ci piace e stiamo cominciando a disprezzarlo. Ma quando ci chiediamo cosa mettere al suo posto, restiamo estremamente perplessi (John Mainard Keynes, Esortazioni e profezie).
I distinguo, le esitazioni, la ricerca di un punto di vista sfaccettato e comprensivo, atteggiamenti tipici di Keynes, stridono fortemente se paragonati alla retorica da stadio del neoliberismo: dovunque, in ogni tempo, il progresso economico è valso molto di più per il povero che per il ricco.
Domenica 07 Marzo 2010 16:22
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Decreto interpretativo, che tipo di pistola è puntato alla tempia dell'opposizione?nique la police Link: Breve analisi tecnica del decreto A giudicare dalle reazioni del complesso del PD non possiamo non registrare che le proteste, sulla questione del decreto elettorale, da parte degli esponenti del partito democratico si sono fatte più dure del solito e meno improntate a criteri di timorosa diplomazia. Non è da sottovalutare infatti, visto anche il peso raggiunto nei partiti moderni dalle rappresentanze parlamentari, la dichiarazione congiunta dei capigruppo delle due camere che recita "è nostra opinione che il decreto legge ieri approvato dal governo in materia elettorale rappresenti un gravissimo precedente nella storia repubblicana". L'impegno dei rappresentanti dei parlamentari PD è quantomai chiaro: "è' evidente che questo atto avrà immediate conseguenze sul nostro atteggiamento parlamentare". E chi conosce l'importanza dell'atteggiamento dell'opposizione per lo svolgersi delle procedure parlamentari (che non solo è un mondo politico a parte, quello della reale concretezza del potere, che è persino regolato da una scienza autonoma della politica) sa che quest'impegno è destinato a non rimanere senza conseguenze per la capacità di legiferare del centrodestra ad esempio in materia di leggi discrezionali favorevoli al premier.
Domenica 07 Marzo 2010 11:29
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Mezzogiorno in gabbiaGiorgio Colacchio* Ultimamente si registra un rinnovato interesse sulla cosiddetta “Questione Meridionale”, basti pensare all’intervento d’apertura del Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi al recente convegno su “Il mezzogiorno e la politica economica dell’Italia”, (Roma, 26 novembre 2009) ed alla sempre recente pubblicazione in volume, ancora da parte della Banca d’Italia, degli atti del convegno su “Mezzogiorno e politiche regionali” del febbraio 2009. Non molto tempo fa, inoltre, la Lega ha nuovamente avanzato la proposta di introdurre delle “gabbie salariali”, cioè retribuzioni salariali nominali differenziate che tengano conto del diverso più basso indice dei prezzi (“costo della vita”) al Sud, un tema questo che del resto ricorre ciclicamente nel dibattito economico e politico del Paese. In ciò che segue mi propongo brevemente di analizzare il fondamento teorico generale – e le conseguenze in termini di policy – di quest’ultimo tema che, come apparirà chiaro in seguito, “impregna” buona parte del dibattito sull’economia meridionale (è ad esempio uno dei fili conduttori, ovviamente con ben altro spessore teorico, degli interventi al succitato convegno di febbraio) e rappresenta quindi un ottimo punto di partenza per sviluppare delle considerazioni più generali, seppur provvisorie, sulle prospettive dell’economia del Mezzogiorno.
Domenica 07 Marzo 2010 11:08
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CARLA LONZI, IL CONGEDO DAL PATRIARCATOFARE DIFFERENZA di Maria Luisa BocciaCritica d'arte, sovvertitrice del ruolo dell'opera e dell'artista. Militante e teorica, pioniera della pratica dell'autocoscienza e autrice di testi tutt'ora imprescindibili come «Sputiamo su Hegel». Il volto poliedrico di Carla Lonzi, figura inaugurale del femminismo italiano, al centro di un convegno e di una riscoperta editoriale
Per la prima volta l'opera di Carla Lonzi viene riproposta in una nuova edizione, in tutto fedele a quella originale. Nel primo volume sono raccolti gli scritti a sua firma, composti tra il 1970 e il 1972, e quelli a firma del gruppo femminista Rivolta Femminile, la cui stesura si deve sempre alla sua mano.
Nella primavera del 1970 a Roma si ritrovano per giorni e giorni tre donne, Carla Accardi, Elvira Banotti e Carla Lonzi, per il bisogno di esprimere l'emozione e lo scatto di coscienza provocati in loro dalla ripresa del femminismo nel mondo. È Lonzi a scrivere il testo, scandendo in frasi concise e folgoranti quelli che saranno i principali temi del neofemminismo. Con la pubblicazione nel luglio del Manifesto di Rivolta Femminile si formano i primi gruppi di Rivolta, prima a Roma e Milano poi in molte altre città, attorno alla pratica, lì enunciata, del separatismo e dell'autocoscienza.
Giovedì 04 Marzo 2010 18:25
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I campi di battaglia prescelti dall’imperialismo contemporaneo: condizioni per una risposta efficace dal Sud del mondoSamir Amin Nell’arte della guerra ogni belligerante sceglie il terreno di battaglia più favorevole per sferrare l’attacco e cerca di imporlo al suo avversario perché questo si metta sulla difensiva. Lo stesso avviene in politica, a livello nazionale e nelle battaglie di carattere geopolitico. Attualmente, più o meno negli ultimi 30 anni, le potenze che costituiscono la Triade dell’imperialismo collettivo (Stati Uniti, Europa Occidentale e Giappone) hanno individuato due campi di battaglia: “la democrazia” e “l’ambiente”. Questo scritto vuole prima di tutto esaminare dal punto di vista concettuale e sostanziale i due temi scelti dalla Triade, analizzandoli criticamente dal punto di vista dei popoli , delle nazioni e degli stati a cui essi sono indirizzati, i paesi del Sud, dopo quelli dell’ex-Oriente. Ci occuperemo, inoltre, del ruolo degli strumenti utilizzati dalle strategie imperialiste per condurre la loro battaglia: la globalizzazione ‘liberale’, con l’ideologia che ne è alla base (l’economia tradizionale), la militarizzazione della globalizzazione, ‘il buon governo’, ‘gli aiuti’, ‘la guerra al terrorismo’ e la guerra preventiva con l’ideologia che ne è al seguito (il post-modernismo culturale). Di volta in volta indicheremo le condizioni per una risposta efficace, da parte dei popoli e degli stati del Sud, alla sfida della ristrutturazione dell’imperialismo della “Triade”.
Giovedì 04 Marzo 2010 01:00
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CAMBIAMENTI NELLA DISTRIBUZIONE DEL REDDITO, DISORDINE FINANZIARIO E CRISIAldo Barba e Massimo PivettiSaggio preparato per il convegno LA CRISI GLOBALE. CONTRIBUTI ALLA CRITICA DELLA TEORIA E DELLA POLITICA ECONOMICA (Siena 26-27 Gennaio 2010) Sommario Questo lavoro riprende, ampliandole, le tesi contenute in un saggio sottoposto nel luglio 2007 al Cambridge Journal of Economics e pubblicato nel gennaio del 2009. Analizziamo in primo luogo le principali spiegazioni della crisi fornite dalla letteratura negli ultimi due anni, soffermandoci in particolare sulla tendenza ad individuarne l’origine negli errori di conduzione della politica monetaria, da un lato, e in squilibri nei flussi internazionali di risparmio, dall’altro. In entrambi i casi, bassi tassi di interesse avrebbero attivato fenomeni di ‘irrazionalità esuberante’ in un contesto finanziario eccessivamente deregolamentato, generando la crisi. Contrapponendosi a questa impostazione, l’origine della crisi viene da noi ricondotta all’insostenibilità del crescente indebitamento delle famiglie, a sua volta prodotto dai cambiamenti nella distribuzione del reddito avvenuti negli ultimi decenni: il debito delle famiglie è interpretato come un determinante della crescita dei consumi alternativo alla crescita salariale, argomentandosi che questa forma di sostegno dei livelli di attività non sarebbe stata sostenibile nel lungo periodo.
Mercoledì 03 Marzo 2010 21:14
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Primo Marzo - Un nuovo iniziodi Sandro Mezzadra Un nuovo inizio. Di questo si è trattato il primo marzo. Fin da subito, ascoltando le prime corrispondenze che arrivavano dai quattro angoli della penisola, avevi questa sensazione di qualcosa di nuovo che stava mettendosi in moto. Voci fresche, emozionate e a volte sorprese raccontavano di scioperi dei consumi e di scioperi nelle fabbriche (“Non abbiamo bisogno del permesso per scioperare”, dicevano molti cartelli sbeffeggiando la miopia dei sindacati), di cortei studenteschi e di “lezioni di clandestinità”, dei presidi davanti all’INPS, ai cantieri, ai mille luoghi dove il lavoro migrante è quotidianamente sfruttato, ma altrettanto quotidianamente lotta e resiste. Poi sono arrivate le foto, e le piazze mostravano già dal mattino i volti nuovi di una composizione giovanile in cui si incrociano storie e colori, lingue ed emozioni. Mano a mano che la giornata trascorreva, le strade di mille città d’Italia si riempivano e confluivano idealmente in una straordinaria espressione moltitudinaria (per una volta non è davvero retorica utilizzare questo termine) di rifiuto del razzismo e di affermazione di una nuova cittadinanza.
Mercoledì 03 Marzo 2010 20:58
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DE RERUM NATURA (EUROPEA)DI CARLO BERTANI E’ un qualsiasi giorno di Primavera di un anno molto lontano – fra il 1978 ed il 1981 – quando attraverso il parcheggio, a Savona, per salire sulla mia auto: il vento è ancora fresco ma già s’avverte, inarrestabile, la bella stagione in arrivo. La giornata è così luminosa che obbliga a strizzare gli occhi per non farsi abbagliare – chissà dove sono finiti gli occhiali da sole… – e quasi non li vedo arrivare. Sono oramai di fronte e non me ne sono accorto: concludo che mi sono comportato proprio da pessimo samurai. Sono un ragazzo ed una ragazza sulla ventina o poco più, con un mazzo di fogli in mano. Senza chiedermi chi sono, nemmeno come mi chiamo né presentarsi mi spiattellano la richiesta: «Vuole mettere una firma per l’Unione Europea?»
Martedì 02 Marzo 2010 12:24
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Netwar on VideocracyUn breve commento sulla vicenda Google-ViviDown Tre dirigenti di Google sono stati inchiodati al banco degli imputati per l'affare Vividown che li vedeva indagati per violazione della privacy e calunnia come conseguenza della mancata rimozione dal network di Google Video un filmato risalente al 2006. Protagonista un ragazzo down brutalmente vessato da dei coetanei in una scuola di Torino.David Carl Drummond, ex presidente del cda di Google Italia e ora senior vice president, George De Los Reyes, ex membro del cda di Google Italy; Peter Fleischer, responsabile policy Google sulla privacy per l'Europa sono stati ritenuti colpevoli dal giudice Oscar Magi di uno dei due reati loro attribuiti (violazione della privacy) e condannati a sei mesi di carcere con sospensione della pena.
Martedì 02 Marzo 2010 09:02
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Una moneta senza stato e fisco rende fragile tutta l'Europadi Joseph Halevi Esiste ormai una crisi generale in Europa senza visibili o credibili vie di uscita. Essa è evidenziata dal continuo accendersi di focolai di tensione: dalla vicenda greca alla penisola iberica e ritorno, fino alle sempre meno velate allusioni all'Italia o dal drastico voltafaccia di Parigi.
Fino a poco più di un mese fa Sarkozy era convinto di poter ritardare al 2012-13 la riduzione del deficit francese entro i livelli dei parametri di Maastricht e Dublino. Adesso invece si parla di un precipitoso rientro a breve termine. E' un nuovo crollo di Parigi di fronte alla Germania, generato dalla paura che «i mercati», cioè le banche, speculino sulle ingiunzioni di tagli al bilancio che da Berlino e da Bonn, sede della Bundesbank-Bce, vengono emanati nei confronti dei paesi della zona dell'Euro.
Venerdì 26 Febbraio 2010 21:36
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La Grande Recessione e la Terza Crisi della Teoria Economica Relazione per il convegno LA CRISI GLOBALE. CONTRIBUTI ALLA CRITICA DELLA TEORIA E DELLA POLITICA ECONOMICA (Siena 26-27 Gennaio 2010)
Riccardo Bellofiore and Joseph Halevi (Università di Bergamo e di Sydney) Il capitalismo si modifica continuamente; non è mai uguale a se stesso. Questa integrazione globale di produzione e finanza in una teoria generale del processo capitalista sta ancora muovendo i primissimi passi; non viene mai trattata in modo esauriente. In Keynes vi sono alcuni accenni e anche Marx suggerisce qualcosa al riguardo, ma una vera e propria elaborazione teorica sarebbe avvenuta solo in una concreta fase storica che avrebbe reso necessaria la nuova teoria. E questo sta avvenendo oggi.P. M. SweezyIl capitalismo è in una crisi ‘sistemica’. Iniziata nell’estate del 2007, a partire dalle difficoltà di un segmento particolare del mercato finanziario statunitense, l’instabilità finanziaria ha finito col contagiare l’intero pianeta. La crisi finanziaria si è tramutata in crisi bancaria, poi, nel giro di un anno, in crisi reale. La recessione sarà lunga. Ammesso e non concesso che la flebile ripresa si confermi, e che non si abbia un doppio salto nella depressione, il capitalismo potrebbe avere davanti a sé una prolungata stagnazione. Torna all’orizzonte la disoccupazione di massa.
Giovedì 25 Febbraio 2010 21:45
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Le varie istituzioni applicano criteri diversi nel computo della spesa previdenziale, tanto che il suo rapporto sul Pil cambia fino a oltre 3 punti, una differenza enorme. Una giungla in cui si perde di vista il vero problema: che ormai non è la sostenibilità finanziaria, ma gli importi troppo bassi
Maurizio Benetti
Mentre il ministro Tremonti afferma che finché ci sarà lui al governo le pensioni non saranno toccate, ci sono economisti ed esponenti di entrambi gli schieramenti che continuano a sostenere la necessità di intervenire per tagliare la spesa pensionistica, sorvolando sul fatto che le previsioni ci indicano più un problema di sostenibilità sociale che non uno di sostenibilità finanziaria.
Cominciamo per prima cosa a chiarire quale sia l’ammontare della spesa pensionistica in Italia dato che i dati che vengono citati sono spesso molto diversi tra loro con differenze superiori anche a 2-3 punti di Pil.
Giovedì 25 Febbraio 2010 18:17
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GEAB 42 - parte II Tre tendenze fondamentali che aggraveranno la crisi nella seconda metà del 2010
Per LEAP/E2020, dietro le “sofisticate” dissertazioni sull’uscita dalla crisi al termine delle politiche di sostegno all’economia e al settore finanziare si nasconde una verità molto semplice, ma una di quelle che governi e banche centrali sono incapaci di esprimere: non sanno cosa fare, quando farlo e come; ne' se dovrebberlo farlo da soli o insieme ad altri attori globali.
In verità, se la mancanza di preparazione al manifestarsi della crisi derivava dall’incapacità, da parte dei leader mondiali, d’immaginare il possibile palesarsi di una crisi, da molti mesi a questa parte è la loro incapacità di giudicare correttamente la reale situazione dell’economia mondiale e l’interazione di gran parte delle misure straordinarie prese in tutto il pianeta che li condanna, adesso, a rimanere passivi.
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