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Archivio articoli e documenti per il dibattito nella sinistra

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Giancarlo De Vivo: Keynesiani tradizionali e keynesiani avventizi

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Keynesiani tradizionali e keynesiani avventizi

Giancarlo de Vivo*

john_maynard_keynes_large1.jpgPaul Samuelson alla morte di Keynes scrisse: “la Teoria Generale  … è  un libro scritto male, e male organizzato; qualunque non addetto ai lavori che l’abbia comperato ha sprecato i cinque scellini che ha speso …  è arrogante, … abbonda in confusioni”, ma “quando alla fine uno lo capisce a fondo, la sua analisi risulta ovvia ed allo stesso tempo nuova. In breve, è un’opera di genio”. Come tale, possiamo aggiungere, rimane larga­mente misteriosa a molti economisti.

La pesante crisi in cui siamo immersi ha riportato alla ribalta il pensiero di Keynes, che fino all’altro ieri era trattato come un cane morto dagli economisti ben­pensanti. Perfino un membro del board della Banca Centrale Europea, organismo anti-keynesiano per costituzione, ha scritto che in certi casi non aver ascoltato Keynes ha dato “risultati disastrosi” (L. Bini-Smaghi, Il Sole-24 Ore, 25 feb­braio). Qualche giorno dopo R. Perotti ha sostenuto (Il Sole-24 Ore, 28 febbraio) che Keynes era “uno dei grandi geni del XX secolo”. Secondo lui il grande contributo di Keynes sarebbe stato quello di “evidenziare il ruolo della spesa pubblica come strumento anticiclico”. Ma se questo fosse vero il con­tributo non sarebbe molto sostanzioso, e comunque nient’affatto originale: quasi 25 anni prima di Keynes, Pigou (oggetto degli strali di Keynes nella Teoria Generale) in un libro sulla disoccupazione aveva sostenuto che la spesa pubblica poteva essere effica­cemente usata in funzione anti-ciclica.

 

M.Badiale e M.Bontempelli: Marx e la decrescita. Per un buon uso del pensiero di Marx

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Marx e la decrescita. Per un buon uso del pensiero di Marx

di Marino Badiale e Massimo Bontempelli.

Questo saggio, il cui titolo nomina Marx e la decrescita, è ovviamente rivolto in primo luogo alle persone interessate a Marx e a quelle interessate alla decrescita, e il primo obiettivo che ci poniamo è quello di suscitare una discussione costruttiva fra questi due gruppi.

1. Introduzione.

E’ noto che, in genere, fra coloro che continuano a ricavare ispirazione dal pensiero di Marx e coloro che in tempi recenti hanno iniziato a teorizzare la decrescita non corrono buoni rapporti. I primi tendono a vedere la decrescita, nel migliore dei casi, come un’aspirazione soggettiva di natura socialmente ambigua, mentre i “decrescisti” vedono nel pensiero di Marx nient’altro che una versione “di sinistra” dell’idolatria dello sviluppo che oggi domina il mondo e contro cui intendono combattere. Giudichiamo questa contrapposizione del tutto negativa, e cercheremo in questo saggio di mostrare le ragioni di questo nostro giudizio.

 

Antagonist: Soggettività, comunicazione, conflitti

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Soggettività, comunicazione, conflitti nella crisi economica, mediale e governamentale

di Antagonist* contro la crisi

(documento preparatorio alla 2 giorni antagonista del 20-21 marzo @ csoa Askatasuna - Torino)

inferno.jpgA due anni dallo scoppio della crisi dei mutui, padroni e gran capitale tirano un insperato quanto precario sospiro di sollievo. La paura di risposte massificate agli effetti della crisi è momentaneamente archiviata. Il fantasma della 'frana' lascia il posto alla più rassicurante metafora della crisi come 'palude'. Eppure, tutti i nodi politici che essa ha portato in primo piano restano irrisolti, esiti e governabilità futuri imprevedibili.

In successive corto-circuitazioni, la crisi è passata dai mercati finanziari alle banche, penetrando poi da queste fin nei gangli dell'economia 'reale'. Un effetto a cascata virale dove però non è più possibile distinguere tra faccia buona e faccia cattiva di un'economia ormai totalmente risucchiata dalla finanza, meta-codice che regola dall'alto tutto il processo di valorizzazione capitalista, dalla produzione alla re-distribuzione della ricchezza sociale. Se la sussunzione reale design - in abstracto - lo stadio del capitalismo in cui è la vita stessa ad essere completamente messa al lavoro, il neo-liberismo ne è stato la declinazione storica concreta: sconfitta della rigidità operaia e globalizzazione dell'economia sotto il comando di un dispositivo finanziario che incorpora tutto, dal fondo pensione del risparmiatore minuto al bilancio pubblico di interi stati.

 

Cesare Del Frate: Neoliberismo goliardo: Keynes VS Friedman

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Neoliberismo goliardo: Keynes VS Friedman

Gli economisti sapientoni assomigliano sempre più a tifosi da stadio che inneggiano al mercato, e i manager rampanti a bambini capricciosi che vogliono tutto e subito: quando cominceremo ad affidare l’economia ad adulti maturi e responsabili?

di Cesare Del Frate

scott_moore_bailout_art.jpgIl neoliberismo contemporaneo cresce abnorme e si divora tutto, spinto dall’inesauribile fame di profitto; eppure, fino a pochi decenni fa, nell’economia trovavamo posizioni ben più prudenti e pluraliste, eccone una:
Il capitalismo non è intelligente, non è bello, non è giusto, non è virtuoso e non produce i beni necessari. In breve, non ci piace e   stiamo cominciando a disprezzarlo. Ma quando ci chiediamo cosa mettere al suo posto, restiamo estremamente perplessi (John  Mainard Keynes, Esortazioni e profezie).
I distinguo, le esitazioni, la ricerca di un punto di vista sfaccettato e comprensivo, atteggiamenti tipici di Keynes, stridono fortemente se paragonati alla retorica da stadio del neoliberismo:
dovunque, in ogni tempo, il progresso economico è valso molto di più per il povero che per il ricco.
 

Nique la Police: Decreto interpretativo, che tipo di pistola è puntato alla tempia dell'opposizione?

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Decreto interpretativo, che tipo di pistola è puntato alla tempia dell'opposizione?

nique la police

napolitano-berlusconi8.jpgLink: Breve analisi tecnica del decreto
A giudicare dalle reazioni del complesso del PD non possiamo non registrare che le proteste, sulla questione del decreto elettorale, da parte degli esponenti del partito democratico si sono fatte più dure del solito e meno improntate a criteri di timorosa diplomazia. Non è da sottovalutare infatti, visto anche il peso raggiunto nei partiti moderni dalle rappresentanze parlamentari, la dichiarazione congiunta dei capigruppo delle due camere che recita "è nostra opinione che il decreto legge ieri approvato dal governo in materia elettorale rappresenti un gravissimo precedente nella storia repubblicana". L'impegno dei rappresentanti dei parlamentari PD è quantomai chiaro: "è' evidente che questo atto avrà immediate conseguenze sul nostro atteggiamento parlamentare". E chi conosce l'importanza dell'atteggiamento dell'opposizione per lo svolgersi delle procedure parlamentari (che non solo è un mondo politico a parte, quello della reale concretezza del potere, che è persino regolato da una scienza autonoma della politica) sa che quest'impegno è destinato a non rimanere senza conseguenze per la capacità di legiferare del centrodestra ad esempio in materia di leggi discrezionali favorevoli al premier.

 

Giorgio Colacchio: Mezzogiorno in gabbia

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Mezzogiorno in gabbia

Giorgio Colacchio*

torredelgreco.jpgUltimamente si registra un rinnovato interesse sulla cosiddetta “Questione Meridionale”, basti pensare all’intervento d’apertura del Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi al recente convegno su “Il mezzogiorno e la politica economica dell’Italia”, (Roma, 26 novembre 2009) ed alla sempre recente pubblicazione in volume, ancora  da parte della Banca d’Italia, degli atti del  convegno su “Mezzogiorno e politiche regionali” del febbraio 2009.

Non molto tempo fa, inoltre, la Lega ha nuovamente avanzato la proposta di introdurre delle “gabbie salariali”, cioè retribuzioni salariali nominali differenziate che tengano conto del diverso più basso indice dei prezzi (“costo della vita”) al Sud, un tema questo che del resto ricorre ciclicamente nel dibattito economico e politico del Paese. In ciò che segue mi propongo brevemente di analizzare il fondamento teorico generale  – e  le conseguenze  in termini di policy –  di quest’ultimo tema che, come apparirà chiaro in seguito, “impregna” buona parte del dibattito sull’economia meridionale (è ad esempio uno dei fili conduttori, ovviamente con ben altro spessore teorico, degli interventi al succitato convegno di febbraio) e rappresenta quindi un ottimo punto di partenza per sviluppare delle considerazioni più generali, seppur provvisorie, sulle prospettive dell’economia del Mezzogiorno.

 

Maria Luisa Boccia: Carla Lonzi, il congedo dal patriarcato

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CARLA LONZI, IL CONGEDO DAL PATRIARCATO

FARE DIFFERENZA

di Maria Luisa Boccia

Critica d'arte, sovvertitrice del ruolo dell'opera e dell'artista. Militante e teorica, pioniera della pratica dell'autocoscienza e autrice di testi tutt'ora imprescindibili come «Sputiamo su Hegel». Il volto poliedrico di Carla Lonzi, figura inaugurale del femminismo italiano, al centro di un convegno e di una riscoperta editoriale

femministe.jpgPer la prima volta l'opera di Carla Lonzi viene riproposta in una nuova edizione, in tutto fedele a quella originale. Nel primo volume sono raccolti gli scritti a sua firma, composti tra il 1970 e il 1972, e quelli a firma del gruppo femminista Rivolta Femminile, la cui stesura si deve sempre alla sua mano.

Nella primavera del 1970 a Roma si ritrovano per giorni e giorni tre donne, Carla Accardi, Elvira Banotti e Carla Lonzi, per il bisogno di esprimere l'emozione e lo scatto di coscienza provocati in loro dalla ripresa del femminismo nel mondo. È Lonzi a scrivere il testo, scandendo in frasi concise e folgoranti quelli che saranno i principali temi del neofemminismo. Con la pubblicazione nel luglio del Manifesto di Rivolta Femminile si formano i primi gruppi di Rivolta, prima a Roma e Milano poi in molte altre città, attorno alla pratica, lì enunciata, del separatismo e dell'autocoscienza.

 

Samir Amin: I campi di battaglia prescelti dall’imperialismo contemporaneo: condizioni per una risposta efficace dal Sud del mondo

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I campi di battaglia prescelti dall’imperialismo contemporaneo: condizioni per una risposta efficace dal Sud del mondo

Samir Amin

eritreamamma.jpgNell’arte della guerra ogni belligerante sceglie il terreno di battaglia più favorevole per sferrare l’attacco e cerca di imporlo al suo avversario perché questo si metta sulla difensiva. Lo stesso avviene in politica, a livello nazionale e nelle battaglie di carattere geopolitico.

Attualmente, più o meno negli ultimi 30 anni, le potenze che costituiscono la Triade dell’imperialismo collettivo (Stati Uniti, Europa Occidentale e Giappone) hanno individuato due campi di battaglia: “la democrazia” e “l’ambiente”.

Questo scritto vuole prima di tutto esaminare dal punto di vista concettuale e sostanziale i due temi scelti dalla Triade, analizzandoli criticamente dal punto di vista dei popoli , delle nazioni e degli stati a cui essi sono indirizzati, i paesi del Sud, dopo quelli dell’ex-Oriente. Ci occuperemo, inoltre, del ruolo degli strumenti utilizzati dalle strategie imperialiste per condurre la loro battaglia: la globalizzazione ‘liberale’, con l’ideologia che ne è alla base (l’economia tradizionale), la militarizzazione della globalizzazione, ‘il buon governo’, ‘gli aiuti’, ‘la guerra al terrorismo’ e la guerra preventiva con l’ideologia che ne è al seguito (il post-modernismo culturale). Di volta in volta indicheremo le condizioni per una risposta efficace, da parte dei popoli e degli stati del Sud, alla sfida della ristrutturazione dell’imperialismo della “Triade”.

 

A.Barba e M.Pivetti: Cambiamenti nella distribuzione del reddito, disordine finanziario e crisi

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CAMBIAMENTI NELLA DISTRIBUZIONE DEL REDDITO, DISORDINE FINANZIARIO E CRISI

Aldo Barba e Massimo Pivetti

Saggio preparato per il convegno LA CRISI GLOBALE. CONTRIBUTI ALLA CRITICA DELLA TEORIA E DELLA POLITICA ECONOMICA (Siena 26-27 Gennaio 2010)

giacometti-place.jpgSommario
Questo lavoro riprende, ampliandole, le tesi contenute in un saggio sottoposto nel luglio 2007 al Cambridge Journal of Economics e pubblicato nel gennaio del 2009. Analizziamo in primo luogo le principali spiegazioni della crisi fornite dalla letteratura negli ultimi due anni, soffermandoci in particolare sulla tendenza ad individuarne l’origine negli errori di conduzione della politica monetaria, da un lato, e in squilibri nei flussi internazionali di risparmio, dall’altro. In entrambi i casi, bassi tassi di interesse avrebbero attivato fenomeni di ‘irrazionalità esuberante’ in un contesto finanziario eccessivamente deregolamentato, generando la crisi. Contrapponendosi a questa impostazione, l’origine della crisi viene da noi ricondotta all’insostenibilità del crescente indebitamento delle famiglie, a sua volta prodotto dai cambiamenti nella distribuzione del reddito avvenuti negli ultimi decenni: il debito delle famiglie è interpretato come un determinante della crescita dei consumi alternativo alla crescita salariale, argomentandosi che questa forma di sostegno dei livelli di attività non sarebbe stata sostenibile nel lungo periodo.

 

Sandro Mezzadra: Primo Marzo - Un nuovo inizio

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Primo Marzo - Un nuovo inizio

di Sandro Mezzadra

memphis%20sanitation%20workers.jpgUn nuovo inizio. Di questo si è trattato il primo marzo. Fin da subito, ascoltando le prime corrispondenze che arrivavano dai quattro angoli della penisola, avevi questa sensazione di qualcosa di nuovo che stava mettendosi in moto. Voci fresche, emozionate e a volte sorprese raccontavano di scioperi dei consumi e di scioperi nelle fabbriche (“Non abbiamo bisogno del permesso per scioperare”, dicevano molti cartelli sbeffeggiando la miopia dei sindacati), di cortei studenteschi e di “lezioni di clandestinità”, dei presidi davanti all’INPS, ai cantieri, ai mille luoghi dove il lavoro migrante è quotidianamente sfruttato, ma altrettanto quotidianamente lotta e resiste. Poi sono arrivate le foto, e le piazze mostravano già dal mattino i volti nuovi di una composizione giovanile in cui si incrociano storie e colori, lingue ed emozioni. Mano a mano che la giornata trascorreva, le strade di mille città d’Italia si riempivano e confluivano idealmente in una straordinaria espressione moltitudinaria (per una volta non è davvero retorica utilizzare questo termine) di rifiuto del razzismo e di affermazione di una nuova cittadinanza.

 

Carlo Bertani: De rerum natura (europea)

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DE RERUM NATURA (EUROPEA)

DI CARLO BERTANI

patate%20ogm.jpgE’ un qualsiasi giorno di Primavera di un anno molto lontano – fra il 1978 ed il 1981 – quando attraverso il parcheggio, a Savona, per salire sulla mia auto: il vento è ancora fresco ma già s’avverte, inarrestabile, la bella stagione in arrivo.
La giornata è così luminosa che obbliga a strizzare gli occhi per non farsi abbagliare – chissà dove sono finiti gli occhiali da sole… – e quasi non li vedo arrivare. Sono oramai di fronte e non me ne sono accorto: concludo che mi sono comportato proprio da pessimo samurai.
Sono un ragazzo ed una ragazza sulla ventina o poco più, con un mazzo di fogli in mano. Senza chiedermi chi sono, nemmeno come mi chiamo né presentarsi mi spiattellano la richiesta: «Vuole mettere una firma per l’Unione Europea?»

 

Netwar on Videocracy

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Netwar on Videocracy

Un breve commento sulla vicenda Google-ViviDown

google-banned.jpgTre dirigenti di Google sono stati inchiodati al banco degli imputati per l'affare Vividown che li vedeva indagati per violazione della privacy e calunnia come conseguenza della mancata rimozione dal network di Google Video un filmato risalente al 2006. Protagonista un ragazzo down brutalmente vessato da dei coetanei in una scuola di Torino.David Carl Drummond, ex presidente del cda di Google Italia e ora senior vice president, George De Los Reyes, ex membro del cda di Google Italy; Peter Fleischer, responsabile policy Google sulla privacy per l'Europa sono stati ritenuti colpevoli dal giudice Oscar Magi di uno dei due reati loro attribuiti (violazione della privacy) e condannati a sei mesi di carcere con sospensione della pena.

 

Joseph Halevi: Una moneta senza stato e fisco rende fragile tutta l'Europa

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Una moneta senza stato e fisco rende fragile tutta l'Europa

di Joseph Halevi

euro_acqua.jpgEsiste ormai una crisi generale in Europa senza visibili o credibili vie di uscita. Essa è evidenziata dal continuo accendersi di focolai di tensione: dalla vicenda greca alla penisola iberica e ritorno, fino alle sempre meno velate allusioni all'Italia o dal drastico voltafaccia di Parigi.

Fino a poco più di un mese fa Sarkozy era convinto di poter ritardare al 2012-13 la riduzione del deficit francese entro i livelli dei parametri di Maastricht e Dublino. Adesso invece si parla di un precipitoso rientro a breve termine. E' un nuovo crollo di Parigi di fronte alla Germania, generato dalla paura che «i mercati», cioè le banche, speculino sulle ingiunzioni di tagli al bilancio che da Berlino e da Bonn, sede della Bundesbank-Bce, vengono emanati nei confronti dei paesi della zona dell'Euro.

 

R.Bellofiore e J.Halevi: La Grande Recessione e la Terza Crisi della Teoria Economica

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La Grande Recessione e la Terza Crisi della Teoria Economica

Relazione per il convegno LA CRISI GLOBALE. CONTRIBUTI ALLA CRITICA DELLA TEORIA E DELLA POLITICA ECONOMICA (Siena 26-27 Gennaio 2010)

Riccardo Bellofiore and Joseph Halevi (Università di Bergamo e di Sydney)

correggio-nativita-brera.jpgIl capitalismo si modifica continuamente; non è mai uguale a se stesso. Questa integrazione globale di produzione e finanza in una teoria generale del processo capitalista sta ancora muovendo i primissimi passi; non viene mai trattata in modo esauriente. In Keynes vi sono alcuni accenni e anche Marx suggerisce qualcosa al riguardo, ma una vera e propria elaborazione teorica sarebbe avvenuta solo in una concreta fase storica che avrebbe reso necessaria la nuova teoria. E questo sta avvenendo oggi.
P. M. Sweezy

Il capitalismo è in una crisi ‘sistemica’. Iniziata nell’estate del 2007, a partire dalle difficoltà di un segmento particolare del mercato finanziario statunitense, l’instabilità finanziaria ha finito col contagiare l’intero pianeta. La crisi finanziaria si è tramutata in crisi bancaria, poi, nel giro di un anno, in crisi reale. La recessione sarà lunga. Ammesso e non concesso che la flebile ripresa si confermi, e che non si abbia un doppio salto nella depressione, il capitalismo potrebbe avere davanti a sé una prolungata stagnazione. Torna all’orizzonte la disoccupazione di massa.

 

 

Maurizio Benetti: Spesa per pensioni, così è se vi pare

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Spesa per pensioni, così è se vi pare

Le varie istituzioni applicano criteri diversi nel computo della spesa previdenziale, tanto che il suo rapporto sul Pil cambia fino a oltre 3 punti, una differenza enorme. Una giungla in cui si perde di vista il vero problema: che ormai non è la sostenibilità finanziaria, ma gli importi troppo bassi

Maurizio Benetti

Mentre il ministro Tremonti afferma che finché ci sarà lui al governo le pensioni non saranno toccate, ci sono economisti ed esponenti di entrambi gli schieramenti che continuano a sostenere la necessità di intervenire per tagliare la spesa pensionistica, sorvolando sul fatto che le previsioni ci indicano più un problema di sostenibilità sociale che non uno di sostenibilità finanziaria.

Cominciamo per prima cosa a chiarire quale sia l’ammontare della spesa pensionistica in Italia dato che i dati che vengono citati sono spesso molto diversi tra loro con differenze superiori anche a 2-3 punti di Pil.

 

GEAB 42 - parte II

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GEAB 42 - parte II

Tre tendenze fondamentali che aggraveranno la crisi nella seconda metà del 2010


europe2020-neg.jpgPer LEAP/E2020, dietro le “sofisticate” dissertazioni sull’uscita dalla crisi al termine delle politiche di sostegno all’economia e al settore finanziare si nasconde una verità molto semplice, ma una di quelle che governi e banche centrali sono incapaci di esprimere: non sanno cosa fare, quando farlo e come; ne' se dovrebberlo farlo da soli o insieme ad altri attori globali.

In verità, se la mancanza di preparazione al manifestarsi della crisi derivava dall’incapacità, da parte dei leader mondiali, d’immaginare il possibile palesarsi di una crisi, da molti mesi a questa parte è la loro incapacità di giudicare correttamente la reale situazione dell’economia mondiale e l’interazione di gran parte delle misure straordinarie prese in tutto il pianeta che li condanna, adesso, a rimanere passivi.

 


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“Anche se voi vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti”

“Anche se voi vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti”

di Elisabetta Teghil

La settimana scorsa, all’alba di un giorno qualunque, a Milano, un giovane ghanese ha ucciso tre persone, a caso, le prime incontrate per strada.

I media hanno parlato di follia omicida, hanno intervistato la gente del quartiere sotto shock, un quartiere alla periferia della città, hanno parlato della storia delle vittime, dei parenti, degli amici, di vite sconvolte e di città impaurite.

Il rispetto del dolore per chi ha perso il figlio, il padre, l’amico è dovuto e imprescindibile.

Ma non è stata spesa una parola sul giovane nero che, dicono sempre i media, parla solo un dialetto del Ghana e un inglese stentato.

Nessuno/a si è chiesto come mai passasse la notte nei ruderi di Villa Trotti, un edificio abbandonato a poca distanza dal luogo dei fatti. Nessuno/a si è domandato il perché di due richieste d’asilo respinte e di due decreti di espulsione pendenti o come e dove trovasse da mangiare o perché fosse qui in Italia.

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La cultura deve essere cosmopolita; l'economia politica deve essere nazionale

La cultura deve essere cosmopolita; l'economia politica deve essere nazionale

Stefano D'Andrea

Perché il sistema finanziario deve essere nazionale, ossia chiuso?

Perché uno stato sovrano, libero di disciplinare la quantità di moneta immessa nel sistema, da se stesso o dalle banche commerciali, nonché le modalità di immissione, tanto più se molte banche commerciali (o almeno le grandi) sono pubbliche, non ha alcun bisogno di consentire che l’attività economica pubblica o privata sia finanziata da denaro creato all’estero.

Questa evidenza, lapalissiana, è negata, o meglio rimossa, da quasi tutti i mezzi keynesiani, compresi i neokeynesiani, che da tempo spadroneggiano sulla rete, ricevendo grande successo.

Molti di essi sono statunitensi e quindi abituati a ragionare su un sistema che non ha le caratteristiche e i problemi degli altri. Se negli Stati Uniti c'è una crisi finanziaria, i capitali accorrono negli Stati Uniti o comunque non scappano; mentre se la crisi finanziaria si verifica in Italia, i capitali scappano. Questa e altri simili constatazioni dovrebbero indurre le persone di buon senso ad applicare la massima: "coloro che, discorrendo di temi economici, recano l'esempio degli Stati Uniti o sono sciocchi, se sono in buona fede, o sono impostori, se sono in mala fede".

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Bahrain, rischia la vita l'attivista Zainab al-Khawaja

Sciopero della sete in carcere con il padre

La protesta di padre e figlia, esponenti di primo piano della dissidenza contro i regnanti, ha raggiunto il livello estremo del rifiuto dell'acqua, dopo il digiuno che dura dal 17 marzo. L'allarme delle associazioni umanitarie: pericolo di arresto cardiaco o coma

In solidarietà con Zainab, molto nota anche come attivista in Rete e sui social network, è partita una campagna (su Twitter con #freezainab e su Tumblr).


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Tersite Rossi: Una strana storia


Una strana storia

di Tersite Rossi

Del drammatico attentato di domenica 28 aprile a Roma, di cui sono rimaste vittime due carabinieri, si è detto e si sta dicendo molto. E a due scrittori, da anni abituati a rimestare nel torbido della storia e della politica italiana, non possono non risaltare alcuni aspetti davvero sorprendenti. Procediamo con ordine, come nello studio di un detective, lasciando per ultimo l'elemento a nostro avviso più sinistro. Premettiamo che la nostra riflessione presuppone la sanità mentale dell'attentatore, così come sembra emergere dalle indagini dei magistrati.

La pistola. Una Beretta 7.65 con matricola abrasa. L'attentatore dice di averla comprata clandestinamente quattro anni fa a Genova. Perché un piastrellista calabrese da vent'anni in Piemonte, sposato con un figlio, deve comprare una pistola al mercato nero?

Armi come quelle si comprano per delinquere e per nessun altro motivo. Un delitto da svolgersi quattro anni dopo, a causa di una crisi economica e personale che non si era ancora manifestata?

I proiettili. L'attentatore dichiara che era sua intenzione uccidersi, dopo aver compiuto il suo atto. Perché non l'ha fatto, pur avendo 3 colpi ancora inesplosi nel caricatore?

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Aldo Giannuli

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