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Pietro Ancona: Pomigliano come Alitalia

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Pomigliano come Alitalia

Pietro Ancona

Dopo il comunicato della segreteria del PD di disponibilità alle brutali ingiunzioni della Fiat ai lavoratori di Pomigliano speravo che la CGIL non vi si adeguasse ed intervenisse a difesa della posizione Fiom. Non è stato così e si sta ripetendo la situazione che portò al traumatico accordo per l’Alitalia. Allora la CGIL finì con l’apporre la sua firma accanto a quella di Cisl, Uil ed UGL che per giorni aveva criticato. Oggi i lavoratori dell’Alitalia sono regolati da un contratto che è forse il peggiore d’Europa. Hanno meno salario e possono accedere limitatamente a diritti pur garantiti dalla Costituzione.

Temo che accadrà lo stesso per i lavoratori di Pomigliano che sono già stati "posati" da Cisl ed UIL. La Fiom, l’unico sindacato che resiste, sta subendo un durissimo assedio. La Marcegaglia l’ha accusata di guardare all’indietro e di difendere i "grandi assenteisti" contro i lavoratori "sani". Insomma è passata alla criminalizzazione. Nessun rispetto per la più rappresentativa organizzazione dei meccanici. La Fiom non è l’avversario da convincere o da sconfiggere in una trattativa, ma il nemico da distruggere. Le cose che ha detto al Corriere della Sera Epifani fanno pensare che purtroppo non sosterrà il no della Fiom. La CGIL non rompe l’assedio della Fiom. Quando Epifani afferma che non possiamo perdere Pomigliano, senza aggiungere che ci sono condizioni sotto le quali non è possibile andare, ha difatto capitolato. Si limiterà ad una operazione di "riduzione del danno" chiedendo la cancellazione delle norme più sfacciatamente anticostituzionali. Proprio come fu per l’Alitalia.

Intanto Ichino (PD) entra nel teatro della contesa per fare sapere che anche lui sta dalla parte di Merchionne. Insomma, i più importanti protagonisti della vicenda fanno sapere ai metalmeccanici che dovranno subire quanto dispone la Fiat e che non saranno difesi. La Fiom forse resisterà fino alla fine, ma la sua situazione è difficile senza il supporto della CGIL. Se si farà il referendum è possibile che venga vinto dalla Fiat. L’alternativa è bere o affogare. Chi ha famiglia è disposto a subire qualsiasi ricatto. La ragione della sopravvivenza prevale su tutto. Non ci sono alternative. Questo il padronato lo sa bene e lo sanno bene anche Bonanni, Angeletti ed Epifani. Si farà quindi un accordo di deregulation dal contratto e dalle leggi, si faticherà di più e si subiranno condizioni da caserma. Torneremo indietro di mezzo secolo, a molto prima del 68. Epifani non romperà con Cisl ed Uil e con il PD.

Dopo la firma di Pomigliano ci sarà una grande ondata che travolgerà i lavoratori italiani e li ridurrà alle condizioni se non dei cinesi, dei polacchi o dei serbi. Questa involuzione della situazione sociale italiana avviene in condizioni sempre più drammatiche con un padronato che, forte dell’appoggio del governo, si permette anche un linguaggio offensivo, brutale, irridente. Cisl, Uil ed UGl sono dalla sua parte e la CGIL è prigioniera del PD, di Letta, Ichino, Bersani che la spingono ad accettare tutto e di più. Il sindacalismo di base anche se forte e radicato nei posti di lavoro è cancellato dalla discriminazione. Non si permette che conti e non viene chiamato a firmare i contratti di lavoro. E’ stato chiuso in cantina come i partiti di sinistra e quando riempie le piazze con migliaia e migliaia di persone viene ignorato dalla tv e dai giornali. Quando sarà firmato l’accordo di Pomigliano sarà come se in Italia non avessimo più né contratti né leggi a difesa dei lavoratori. Tutto dipenderà dalla volontà delle aziende che non potranno più essere limitate nel loro potere, un potere che sarà enormemente accresciuto dalle modifiche della Costituzione che la destra ha già preannunziato alle assemblee degli imprenditori.

Qualcuno stamane scriveva che questa perdita di ruolo e di peso del Sindacato attira investimenti stranieri e che già si nota un incremento. Ma gli investimenti stranieri non danno alcuna certezza. Le multinazionali che hanno dismesso i loro impianti in Italia sono tantissime e quando restano pongono condizioni pesanti anche al governo come farsi pagare l’energia che consumano o altro. Con lavoratori che saranno stravolti da turni di lavoro da schiavi e remunerati poco più della metà di quelli tedeschi o francesi l’ Italia diventa ancora più povera, disperata ed infelice. Ma avrà tanti ricconi in più e l’oligarchia politica più costosa e privilegiata del mondo.

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Uscire o non uscire dall’euro?

di Michel Husson

È possibile riassumere in maniera semplicissima l’andamento della crisi: nel corso degli ultimi due decenni il capitalismo si è riprodotto accumulando una montagna di debiti. Onde evitare il tracollo del sistema, gli Stati si sono assunti il grosso di questi debiti che, da privati, sono diventati pubblici. Di qui in poi, il compito di questi Stati è quello di farne pagare la fattura ai cittadini, sotto forma di tagli dei bilanci, di aumento delle imposte più inique e di congelamento dei salari. In sintesi: la maggioranza della popolazione (lavoratori e pensionati) deve garantire la concretizzazione di profitti fittizi accumulati in lunghi anni.

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