Roberto Ciccarelli: Un teorico ribelle alla gabbia della realtà
Lunedì 30 Gennaio 2012 09:05
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Un teorico ribelle alla gabbia della realtà
Roberto Ciccarelli
Il volume di Marcello Musto da poco pubblicato da Carocci è una cartografia puntuale sulla riflessione e il progetto di ripubblicare tutte le opere di Karl Marx. Con l'obiettivo di sottrarre l'autore del «Capitale» a una lettura accademica
 Praticare la chirurgia dei tagli su Marx - ha scritto Maximilien Rubel - significa effettuare l'ablazione di ciò che nel suo pensiero si oppone a ogni marxismo inquisitorio e a ogni comodo liberalismo. In questo assunto, collocato da Marcello Musto in esergo al suo volume Ripensare Marx e i marxismi (Carocci, pp.373, euro 33), possono essere riassunte le vicende editoriali, filologiche e politiche che hanno visto protagoniste - per oltre un secolo - le pagine parzialmente edite, o del tutto inedite, dell'opera marxiana. Finalmente sottratto alla conoscenza approssimativa di un testo, di cui a lungo si è conosciuto solo il mito ma non la lettera, oggi Marx sembra tornare a parlare in prima persona.
Musto ne ripercorre l'avventurosa genesi alla luce della nuova edizione delle opere complete - la cosiddetta «Mega 2» che prevede la pubblicazione di 114 volumi. Tra i molti Marx che continuano ad essere indispensabili, ne segnala almeno tre. Quello ossessionato dalla miseria economica, dalle tragedie familiari e dalle tumultuose vicende politiche che videro la nascita della Prima internazionale, insomma il vissuto storico che molti anni fa nutrì un'enorme quantità di biografie e storie politiche. Oggi questi libri è difficile trovarli persino sulle bancarelle dell'usato.
Musto si sofferma anche sul Marx critico del modo di produzione capitalistico, ricercatore enciclopedico che ne intuì la capacità di sviluppo a livello mondiale, meglio di qualunque altro studioso della sua epoca. E, infine, c'è il Marx teorico del socialismo che, sopresa, aveva tempestivamente ripudiato la possibilità di un «socialismo di Stato» propugnata da Lassalle e da Rodbertus.
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Paolo Giussani: La crisi e il saggio del profitto
Sabato 21 Gennaio 2012 19:47
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La crisi e il saggio del profitto
Paolo Giussani
Dopo anni di virtuale silenzio stampa è finalmente arrivato il dì della riscossa - l'erompere della crisi - che ha liberato la produzione di moltissimi scritti, mossi dall’intento di spiegare quello che è successo - e tuttora prosegue - attraverso la teoria marxiana o marxista. Entro questa letteratura si trova un piccolo gruppo di economisti che cercano di collegare la crisi alla tendenza declinante del saggio del profitto, ma, siccome prima di poter far ciò bisogna stabilire se o meno questa tendenza esista, ciascuno di questi autori si sente di avanzare la propria misurazione empirica del movimento del saggio del profitto nel periodo del dopoguerra, col risultato di avere in pratica una pleiade di stime statistiche. Quasi una moderna conferma di un vecchio adagio popolare. Invece di “tante teste, tante idee”, qui si ha “tante teste, tanti saggi del profitto”: dopo alcuni secoli di capitalismo e parecchi decenni di contabilità nazionali moderne si tratta certamente di un risultato formidabile.
Ora è evidente che, visto che di saggi del profitto ve ne sono millanta che tutta notte canta, se uno ha in mente l’accumulazione il saggio del profitto che interessa deve essere direttamente connesso con l’accumulazione ossia quello del settore corporate dell'economia al netto delle tasse. Al netto delle tasse perché le tasse non si possono accumulare; e del settore corporate perché il settore noncorporate non conta praticamente nulla nella formazione di capitale fisso.
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Valerio Bertello: Le forme di appropriazione
Mercoledì 18 Gennaio 2012 11:00
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Le forme di appropriazione
di Valerio Bertello
 Fondamento del materialismo storico è l’idea che lo sviluppo delle forze produttive, quindi del lavoro sociale in quanto divisione del lavoro, porti necessariamente ad una socializzazione crescente delle strutture sociali, cioè alla piena realizzazione della società come comunità umana. Ma questo processo reale si riflette ideologicamente a livello sovrastrutturale nel pensiero economico di ogni epoca, in particolare in quello della società borghese in quanto fase culminante di tale sviluppo. Per cui, poiché essa prelude necessariamente al comunismo, e quindi in parte lo anticipa, così il suo pensiero economico contiene in nuce i principi del comunismo. La sua logica interna e le contraddizioni che ne seguono, sia a livello concettuale che pratico, la spingono verso questo approdo. Certamente non sono le idee e le loro contraddizioni il motore della storia, ma ne costituiscono solo il riflesso. Sono la rappresentazione distorta ma allusiva delle forze reali delle storia, vale a dire quelle dell’attività pratica umana, cioè del lavoro sociale. E’ possibile quindi seguire i due sviluppi, quello del movimento reale e quello ideologico, come processi che si illuminano a vicenda. Particolarmente chiarificatori sono i concetti fondamentali dell’ideologia borghese in campo economico, in particolare il concetto di proprietà, per il quale lo sviluppo delle sue contraddizioni conduce direttamente al comunismo.
1. Legge del valore e legge del lavoro
Il rapporto di produzione capitalistico si presenta in forma duale: da una parte nella produzione come organizzazione del lavoro, dall’altra nella circolazione come scambio della forza lavoro contro salario. Le due forme differiscono radicalmente per diversi aspetti, ma in entrambe il rapporto appare nella forma giuridica di rapporto tra proprietari indipendenti. Sono però due forme diverse di proprietà: nel primo caso si tratta di proprietà originaria, nel secondo di proprietà derivata. Nel processo di lavoro il produttore è proprietario del bene in quanto ne è il creatore, cioè vale la legge del lavoro.
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Antiper: La tecnica del capitale
Lunedì 16 Gennaio 2012 17:12
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La tecnica del capitale
Critica rivoluzionaria dell'esistente. Teoria e prassi per il non ancora esistente
Antiper[1]
“Siamo effettivamente nell’Età della Tecnica, ma questa non assomiglia assolutamente alle età che l’hanno preceduta, perché tutte le età che l’hanno preceduta dall’antichità, al medioevo, al rinascimento, l’illuminismo, il romanticismo, il positivismo erano tutte età pre-tecnologiche dove funzionava il paradigma che l’uomo è il soggetto della Storia e la Tecnica è lo strumento con cui realizza i suoi scopi. Oggi non è più così. La Tecnica è diventata il soggetto della Storia e gli uomini sono diventati funzionari negli apparati tecnici. Siamo stati deposti dal protagonismo storico. La Storia non è più il luogo della nostra azione, ma il luogo dell’azione della Tecnica” [2].
 Da quando è nato il Governo “tecnico” di Mario Monti si è fatto un gran parlare di sottomissione della “politica” ai “tecnici”, di “espropriazione” e “sospensione” della democrazia, di “dittatura dei mercati finanziari”, ecc... Lo ha detto a gran voce la destra, lo dice la sinistra [3]. Ma è proprio così? C'è davvero un prima “democratico” e un dopo non democratico, post-democratico, anti-democratico di cui il Governo Monti rappresenta lo spartiacque?
“La democrazia come acclamazione. Il fatto che la tecnica riduca il principio di autorità non significa che allarghi o favorisca il processo democratico, anzi: la riduzione del dominio politico ad amministrazione tecnocratica priva di oggetto ogni formazione democratica originata dalle volontà...” [4]
“A questo punto, il processo di formazione della volontà democratica si risolve in un procedimento regolamentato dall'acclamazione di elites chiamate alternativamente al potere” [5].
“A questo punto la democrazia cessa di essere la norma dei sistemi politici, e la tecnica, che la sostituisce come sistema normativo, finisce con il creare seri dubbi sulla possibilità, nelle società tecnicizzate, dell'esistenza della democrazia”[6]
Il ragionamento di Galimberti è suggestivo e coglie senz'altro un aspetto caratteristico della modalità attraverso cui oggi – specialmente in Italia - sembrano essere prese le decisioni, una modalità che appare “neutra”, “oggettiva” - “tecnica”, potremmo dire - in quanto interpretata in modo interscambiabile dalle diverse espressioni politiche che si alternano al potere.
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Anselm Jappe: Traiettorie del Capitale
Lunedì 16 Gennaio 2012 16:54
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Traiettorie del Capitale
di Anselm Jappe
 E' banale dire che stiamo vivendo un'epoca di enormi cambiamenti a livello tecnologico, che tutto diventa sempre più miniaturizzato e più veloce. Ciò che distingue un periodo storico da un altro, non è solamente la tecnologia, ma, soprattutto, i rapporti sociali. E, da questo punto di vista, ci troviamo più o meno nella stessa situazione che c'era nel XIX secolo, quando Karl Marx elaborò la sua critica del capitalismo. Soprattutto, se non consideriamo i rapporti sociali solo nella percezione della dominazione visibile da parte di una classe di persone - i proprietari dei mezzi di produzione - sugli altri gruppi sociali, costretti a vendere la loro forza lavoro. Ma se intendiamo per rapporto sociale, anche e soprattutto, le categorie fondamentali della società capitalistica: il lavoro e il valore, la merce e il denaro. Queste sono le forme, storicamente concrete, che prendono le attività produttive umane. Esse non sono naturali e non si trovano affatto in tutte le forme di società, tutt'altro. Dopo una lunga gestazione, a partire dalle loro forme embrionali, il lavoro e il valore, la merce e il denaro, il plus-valore e il capitale si sono imposti al centro della vita sociale a partire dalla rivoluzione industriale, e da oltre 250 anni queste categorie hanno continuato ad espandersi sopra aree sempre più ampie della vita umana, sia in senso geografico che all'interno delle società capitaliste, fino allo stadio attuale, dove non c'è praticamente alcun aspetto della vita che non sia determinato dal lavoro e dal valore, dalla merce e dal denaro, o dalle loro forme derivate.
Nella società moderna basata sulla produzione di merci, il lavoro ha un aspetto duplice: è sia lavoro astratto che lavoro concreto. Tuttavia, questi non sono due diversi tipi di lavoro ed il lavoro astratto non ha nulla a che fare con il lavoro immateriale: una confusione terminologica costantemente mantenuta da alcuni autori. Ogni lavoro, indipendentemente dal suo contenuto, ha un lato astratto, vale a dire che costituisce semplicemente un dispendio di energia umana misurata dal tempo.
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Maria Turchetto: Il valore sonante del potere
Domenica 15 Gennaio 2012 17:15
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Il valore sonante del potere
di Maria Turchetto
 La nuova edizione di Il capitale finanziario di Rudolf Hilferding è una vera strenna, di cui sono grata alla casa editrice Mimesis (pp. 544, euro 28). Non certo per il gusto erudito e nostalgico di riavere un classico del marxismo ormai introvabile e citato di seconda e terza mano, ma perché la poderosa opera di Rudolf Hilferding merita davvero, più che una rilettura, una nuova lettura, come suggeriscono nell’introduzione Emiliano Brancaccio e Luigi Cavallaro, curatori di questa edizione. Una lettura - scrivono - che aiuti «a produrre un altro testo che (…) sposti di piano quello immediatamente pervenutoci da Hilferding, facendo apparire nuovi oggetti teorici su cui lavorare».
L’indicazione richiama esplicitamente la lezione di Louis Althusser (non a caso del resto il titolo dell’introduzione è «Leggere Il capitale finanziario»), cui i curatori si rifanno anche quando sostengono che il «nucleo del paradigma marxista», da cui oggi si può ben ripartire anche se non è in voga tra i bocconiani, consiste «nel titanico risultato di aver gettato le basi per una teoria scientifica della storia: una teoria che, si badi bene, non ha nulla a che vedere con la visione teleologica e destinale che afflisse certe sue volgarizzazioni dottrinali».
Per dirla tutta, la «visione teleologica e destinale» della storia è stata ben più che una vulgata ad uso delle accademie sovietiche e delle scuole di partito. Era lo «spirito del tempo» dell’Ottocento e di buona parte del Novecento, che Marx aveva faticosamente trasceso ma attraverso il quale veniva (e viene ancora) interpretato. L’idea che il destino del capitalismo sia predicibile permea perciò anche l’opera di Hilferding e ne costituisce la principale debolezza: è la sua predizione di un percorso spontaneo dall’anarchia all’organizzazione pianificata dell’accumulazione sotto la direzione di un «capitale unificato», preludio della transizione al socialismo.
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Roberto Fineschi: Introduzione a Marx e Hegel. Contributi a una rilettura
Giovedì 05 Gennaio 2012 22:53
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Introduzione a Marx e Hegel. Contributi a una rilettura
di Roberto Fineschi
[Roberto Fineschi, Marx e Hegel. Contributi a una rilettura, Roma, Carocci, 2006]
1. Premessa
Lo studio che presento è la continuazione organica di una ricerca iniziata da alcuni anni che ha dato i suoi primi frutti nel volume apparso alcuni anni fa dal titolo Ripartire da Marx. Processo storico ed economia politica nella teoria del “capitale”. Tenendo conto del legame esplicito valgono qui le stesse tre premesse di carattere generale allora introdotte.
Nella voce Karl Marx per il dizionario enciclopedico Granat Lenin scriveva: «Il Marxismo è il sistema delle concezioni e della dottrina di Marx» [Lenin (1914): 9], proseguendo poi con un’esposizione dei principi generali e concludendo con un capitolo sulla tattica del proletariato. Non intendo certo pronunciarmi qui su Lenin come personaggio storico, politico o come pensatore; limitandosi però a questa affermazione, mi pare si possa sostenere che egli operi una forzatura che è stata poi propria di tutta una tradizione, alla quale sono appartenuti anche gli oppositori di Lenin. Definirei, infatti, più propriamente il marxismo come “una prassi politica ispirata alle concezioni ed alla dottrina di Marx”. La teoria del modo di produzione capitalistico elaborata da Marx non è infatti – né può essere – immediatamente una teoria politica; si tratta piuttosto della ricostruzione, ad un altissimo livello di astrazione, del funzionamento “epocale” della società borghese, che implica delle linee di tendenza, delle forme di movimento, ma immediatamente non una politica.
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E.R.: Capitalismo, tecnologia, ambiente
Domenica 11 Dicembre 2011 18:47
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Capitalismo, tecnologia, ambiente
E.R.
Il marxismo è spesso accusato di cecità in relazione agli effetti devastanti del capitalismo sull'ambiente naturale. Nella maggior parte dei casi, il marxismo è ritratto dai suoi critici e da molti dei suoi sostenitori, con una teoria che sostiene il trattamento e le relazioni che il capitalismo sviluppa con la natura, e anche come una teoria che sostiene l'estensione e la intensificazione crescente di questa distruzione. La crescita sempre maggiore della produzione e lo sviluppo di tecnologie per assicurarlo sono generalmente considerati come fine a se stessi per il marxismo.
In realtà, questo è vero per le varie varianti del marxismo dominanti durante il XX secolo. Tuttavia, questo non è vero per lo stesso Marx, per cui è possibile sviluppare una forma di marxismo critico che rifiuta questo punto di vista. Questo testo è un contributo a questa forma di critica. Anche se alcuni marxiani hanno voluto approfondite ricerche per dimostrare che Marx era in realtà tutt'altro che cieco all’antagonismo fondamentale tra il capitalismo e la natura (vedi Marx e la Natura (1999) di Paul Burkett e Ecologia di Marx (2000) di John Bellamy Foster), mi limito qui, inizialmente, a due brevi citazioni dagli scritti della maturità di Marx che illustrano chiaramente la sua consapevolezza di questa realtà.
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Cristina Corradi: Strati di tempo
Giovedì 08 Dicembre 2011 21:01
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Strati di tempo
di Cristina Corradi
Nel suo ultimo, corposo saggio (Strati di tempo. Karl Marx materialista storico, Jaca Book 2011) Massimiliano Tomba ricostruisce l’itinerario marxiano – dalla dissertazione di dottorato sull’atomismo antico all’Ideologia tedesca, dai Grundrisse al confronto con i populisti russi – utilizzando come filo conduttore la maturazione del “materialismo storico”. L’espressione – ci ricorda l’autore – non è di Marx ma di Engels che la usa, congiuntamente alla dizione “socialismo scientifico”, con intenti divulgativi. Obiettivo del libro non è, tuttavia, la ricostruzione filologica del vero materialismo pratico o materialismo comunista di Marx, da contrapporre ai fraintendimenti del marxismo novecentesco. Esso esplora piuttosto la pluralità di significati del materialismo marxiano per ricavare dai testi una concezione della storia che sovverte quella sedimentata nel marxismo della II e della III Internazionale: una concezione più rispondente alla temporalità specifica del conflitto sociale e più consona alle esigenze di un’autonoma politica di classe.
In Italia il materialismo storico non ha mai goduto di buona fama: dal dibattito di fine Ottocento tra Labriola, Croce, Gentile e Sorel, la tendenza prevalente è stata quella di ridimensionare la concezione materialistica della storia, disconoscendone la portata scientifica, attenuandone il valore metodico o denunciando l’intima contraddittorietà di una teoria che affermi il primato dell’essere sulla coscienza. Nei Quaderni del carcere Gramsci si spinge a sostituire il materialismo storico con una filosofia della prassi che è chiamata a indagare la formazione della soggettività politica di classe.
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Count Down: 31 tesi sulla società della miseria (e oltre)
Lunedì 05 Dicembre 2011 21:42
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31 tesi sulla società della miseria (e oltre)*
Message in a bottle
La ricchezza delle società nelle quali predomina il modo di
produzione capitalistico si presenta come una “immane
raccolta i merci (Karl Marx Il Capitale)
L’intera esistenza delle società nelle quali predominano le
moderne condizioni di produzione si presenta come
un’immensa accumulazione di ‘spettacoli”
(Guy Debord, La Società dello spettacolo)
I. Diversamente da quanto solitamente immaginato, la "politica" non ha mai avuto alcun ruolo rilevante nelle società capitalistiche, specie riguardo l'influenza da essa esercitata sulle fasi del trend economico. Essa ha goduto dei favori della crescita economica un tempo ( Golden Age) come è caduta in disgrazia quando si è entrati in una fase di pronunciato declino economico.
II. A partire in specie dal secondo dopoguerra e relativamente ai Paesi industrializzati, il capitalismo ha intrapreso una notevole fase di crescita economica, caratterizzata da consistenti investimenti in capitale fisso ed ampio incremento dell'occupazione in ogni settore dell'economia. La crescita dei primi si è accompagnata - come sempre nella storia di questo sistema sociale - alla crescita della seconda.
“Il mio punto di vista … concepisce lo sviluppo della formazione
economica della società come processo di storia naturale”
(K. Marx, Il Capitale)
III. In questa fase il capitalismo sembra aver portato a compimento, in alcune aree del pianeta, la sua più essenziale natura, ossia trasformare la popolazione in una massa di lavoratori salariati. Il sistema capitalistico così non è altro che il sistema del lavoro salariato; è attraverso questa forma del lavoro infatti che si producono beni e servizi, ossia quella parte del reddito monetario costituito da profitti e salari.
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David Harvey: Come può venir realizzato il comunismo?
Domenica 04 Dicembre 2011 15:27
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Come può venir realizzato il comunismo?*
di David Harvey
Introduzione al Manifesto del Partito Comunista
Il Manifesto del Partito Comunista del 1848 è un documento straordinario, ricco di intuizioni, di significati e di opportunità politiche. Milioni di persone in tutto il mondo – contadini, lavoratori, soldati, intellettuali e professionisti di ogni sorta – vi sono negli anni state toccate ed ispirate. Non solo ha reso il dinamico mondo politico-economico del capitalismo più facilmente comprensibile, ma ha spinto milioni di tutti i ceti sociali a partecipare attivamente nella lunga, difficile e apparentemente interminabile lotta politica per alterare il cammino della storia, per fare del mondo un posto migliore attraverso il loro sforzo collettivo. Ma perché ripubblicare oggi il Manifesto? Può la sua retorica creare ancora l’antica magia che creava un tempo? In quali modi può parlarci oggi questa voce del passato? Hanno i suoi appelli alla lotta di classe ancora senso?
Mentre possiamo non avere il diritto, come Marx ed Engels scrissero nella loro Prefazione all’edizione del 1872, di alterare ciò che già da allora era diventato un documento storico chiave, abbiamo entrambi il diritto e l’obbligo politico di riflettervi sopra e se necessario reinterpretare i suoi significati, di interrogare le sue proposte, e soprattutto di agire sugli spunti che vi traiamo. Certamente, come Marx ed Engels avvertono, “l’applicazione pratica dei principi dipenderà, come il Manifesto stesso dichiara, ovunque e in ogni momento dalle condizioni storiche” (e aggiungerei geografiche) “esistenti nel dato momento”.
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Autonomia e organizzazione
Domenica 27 Novembre 2011 19:24
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Autonomia e organizzazione
“La conoscenza teorica del fatto che il capitalismo dovrà crollare a causa delle sue contraddizioni, non impegna a sostenere che il vero crollo sarà un processo automatico, indipendente dagli uomini, senza gli uomini non esiste nemmeno l’economia”
P.Mattick
La crisi
La parola crisi è ormai sulla bocca di tutti, crisi che al di là del suo elemento fenomenologico, l’aspetto finanziario, è in realtà crisi complessiva degli attuali assetti capitalistici.
Investe cioè aspetti legati alla produzione e alla dimensione geografica del capitale stesso, che si riversano sul tempo e lo spazio di vita (cfr. Generalizzazione della precarietà e dimensione metropolitana su www.connessioni-connessioni.blogspot.com).
La crisi ha accelerato i meccanismi di una accumulazione flessibile che per sopravvivere deve accrescere i margini di sfruttamento sulla forza lavoro, precarietà contrattuale e flessibilità produttiva sono oggi un binomio indissolubile. Questo porta con sé continue metamorfosi sul piano dello spazio, ovvero della dimensione geografica del capitalismo, rappresentata oggi dalla metropoli, nuovo paesaggio del pianeta.
La modificazione dello spazio in generale, e l’urbanizzazione in particolare, sono per il capitalismo un aspetto fondamentale, grazie al quale può essere assorbita l’eccedenza di capitale. Le crisi di sovra-produzione accelerano questi processi. Una grossa porzione della forza lavoro globale complessiva è impiegata nell’edificazione e nella manutenzione dell’ambiente costruito. Il processo di sviluppo urbano mette in moto capitali di importo ingente, solitamente mobilizzati sotto forma di prestiti a lungo termine. Gli investimenti alimentanti dal credito spesso diventano epicentro di una crisi.
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Franco Romanò: La vita rivoluzionaria di Frederick Engels
Sabato 19 Novembre 2011 19:34
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La vita rivoluzionaria di Frederick Engels
di Franco Romanò
Hunt ci offre* la biografia intellettuale di Engels, le trasformazioni del suo pensiero a contatto con la rivoluzione industriale. Engels politico, organizzatore, antropologo, ma specialmente fondatore della Spd e curatore delle opere di Marx
 1) “Byron e Shelley, erano letti solo dalla classe operaia perché in casa di un borghese erano disdicevoli.” Questa affermazione di Engels, citata da Hunt in questa biografia ci dà subito la cifra del libro: una meticolosa ricognizione della formazione del pensiero di Engels e delle sue osservazioni ‘sul campo’ o sarebbe meglio dire sui diversi campi (da manager dell’azienda di famiglia, a soldato e stratega durante la sollevazione prussiana, all’apprezzamento, da vero intenditore del vino di Provenza, fino all’organizzatore che porterà alla nascita del Partito socialdemocratico tedesco), sembrano costituire un unico modo di procedere da parte di una personalità che faceva dell’esperienza diretta il suo vero campo d'azione. In questo senso, dal libro emerge quello che già si sapeva ma che trova verifiche puntuali e meticolose: la sua complementarietà con Marx, diversissimo da lui, l'accettazione senza invidia (solo con qualche sofferenza durante il periodo ‘manageriale’ della sua vita che Engels subì per mantenere economicamente l'amico), del ruolo di spalla, sottolineata da una frase che ricorre più volte nel libro: "… Marx era un genio, noi altri al massimo avevamo talento…”.
Tornando all'affermazione citata, l’ho trovata sorprendente di primo acchito, eppure se si pensa alla cura che nelle sezioni del partito comunista (parlo anche di quello italiano) aveva la parte letteraria dell’educazione di massa (sarebbe davvero interessante, una ricerca specifica sulle biblioteche delle sezioni), non può stupire più di tanto, se non per il fatto che si parli di poesia, mentre era certamente maggiore l’attenzione dedicata alla narrativa perché fisiologicamente più didattica. Il quadro che emerge dal libro, comunque è quello di un movimento operaio inglese già fortemente organizzato nelle società di mutuo soccorso, in tutto l’arcipelago di organizzazioni oweniane, che Engels a detta di Hunt non disprezzava per nulla. Con Owen, infatti, mantenne un rapporto durante tutta la vita anche quando il marxismo si fece scientifico da utopistico che era.
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Laura Cantelmo: Eric Hobsbawn, How to Change the World
Venerdì 11 Novembre 2011 20:17
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Eric Hobsbawn, How to Change the World*
di Laura Cantelmo
Una storia delle sue applicazioni e di come nel socialismo reale si elaborò quella teoria dello stato che Marx e il suo sodale Engels non portarono mai a compimento. L'enorme influsso sulla cultura e sulla teoria politica desecolo ne rendono imprescindibili la conoscenza, l'approfondimento e il suo riconoscimento come formidabile metodo di analisi della società capitalistica e delle sue crisi.
Il “racconto” dell'evoluzione della teoria marxiana e l'individuazione dell'umanesimo insito in essa. La sua attualità è dimostrata dall'attenzione ad essa rivolta dagli economisti di scuola liberista. Una storia delle sue applicazioni e di come nel socialismo reale si elaborò quella teoria dello stato che Marx e il suo sodale Engels non portarono mai a compimento. L'enorme influsso sulla cultura e sulla teoria politica del XX secolo ne rendono imprescindibili la conoscenza, l'approfondimento e il suo riconoscimento come formidabile metodo di analisi della società capitalistica e delle sue crisi.
Marx: un fantasma che si aggira per il mondo e di cui il mondo non riesce a liberarsi. In tempi di anti-comunismo, di demonizzazione indiscriminata di quanto il comunismo reale ha prodotto, potrà forse sorprendere che le opere marxiane non siano mai veramente finite “in soffitta”, come polemicamente affermava Bordiga.
Il lavoro di Hobsbawn vuole essere un racconto più che una trattazione accademica o un manuale operativo per militanti.
Un racconto inevitabilmente serio, ma dal tono discorsivo, che ripercorre lo sviluppo della teoria marxiana e poi del marxismo documentando a partire dagli scritti giovanili la pervasività del pensatore Marx in tutta la cultura, la letteratura, le scienze umane.
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Costanzo Preve: Comunismo fra Idea e Storia
Venerdì 11 Novembre 2011 10:24
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Comunismo fra Idea e Storia
Riflessioni a partire da Alain Badiou, Michael Hardt, Toni Negri e Gianfranco La Grassa
di Costanzo Preve
1. Anziché perderci nel “piccolo cabotaggio” di piccole formazioni che si auto-certificano soggettivamente come “comuniste” (ma anche i matti si auto-certificano soggettivamente come reincarnazioni di Napoleone), ma devono mettere in primo piano le compatibilità delle leggi elettorali e l'identità pregressa dei loro potenziali militanti e simpatizzanti, che non devono essere in nessun caso “scandalizzati” con novità irricevibili (novità, come è noto, di cui si nutrono esclusivamente la scienza e la filosofia), conviene invece tornare ai “fondamentali”. Ed i “fondamentali”, per un comunista, sono l'idea e la pratica del comunismo.
In proposito partirò da due soli libri recenti. Il primo (AAVV, L' idea di comunismo, Derive e Approdi, d'ora in poi IDC) contiene molti con tributi, ma per brevità mi limiterò a quelli di Alain Badiou (Badiou, IDC), Michael Hardt (Hardt, IDC) e Toni Negri (Negri, IDC). Ce ne sarebbero anche altri di meritevoli e rilevanti, ma voglio concentrare la mia attenzione su pochi nodi tematici. Il secondo (cfr. Gianfranco La Grassa, Oltre l'orizzonte. Verso una nuova teoria dei Capitalismi, Besa, d'ora in poi GLG) concerne invece solo l'ultima opera di questo prolifico autore (da più di trent'anni mio amico personale al di là di divergenze radicali sullo statuto filosofico “umanistico” o meno della teoria di Marx), che però riassume mirabilmente un serissimo processo di pensiero.
2. E' bene partire dai “fondamentali” per non perderci in due tipi di chiacchericcio, il solo che trova spazio nei giornaletti di “estrema sinistra” (Manifesto, Liberazione, eccetera), sedimentati dall'onda lunga della risacca del Sessantotto (da non confondere con l'anno solare 1968). Il Sessantotto vede in Europa Occidentale l'affermarsi incontrastato dell'incorporazione post-moderna del ceto intellettuale nelle strutture flessibili di un nuovo capitalismo “speculativo”, post-borghese, post-proletario e nello stesso tempo ultra-capitalistico, ed il pensare che l'idea di comunismo possa essere rilanciata all'interno di questa cultura di “sinistra” è forse l'impedimento più grande allo sviluppo di questo progetto.
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Enzo Modugno: L'utopia perduta del web 2.0
Domenica 23 Ottobre 2011 09:36
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L'utopia perduta del web 2.0
Enzo Modugno
Un dialogo a distanza con Carlo Formenti e Franco Bifo Berardi, autori di «Eclissi» per Manni editore
 Un dialogo che ha l'aria di un'assemblea di movimento, di quelle intensissime che vanno avanti fino a tardi. Il punto di partenza è il volume Eclissi di Carlo Formenti e Franco Bifo Berardi (manni editore). È già intervenuto Benedetto Vecchi (il manifesto del 30 settembre) che ha sottolineato la questione più importante, la netta presa di posizione dei due autori che negano le capacità liberatorie delle nuove tecnologie. Scardinando così una convinzione troppo a lungo vagheggiata dagli utopisti del web 2.0 che hanno rinnovato, a guardar bene, le illusioni del marxismo positivistico di Kautsky e Plechanov. Sull'onda di Comte e Saint-Simon, contagiarono i partiti socialdemocratici della Seconda Internazionale. Oggi hanno creduto nelle nuove tecnologie proprio come allora credettero nelle tecnologie industriali. Eppure persino John Stuart Mill dubitò subito che le invenzioni meccaniche potessero alleviare le condizioni di un qualsiasi essere umano.
Formenti è intervenuto a fondo su questo argomento. E se Bifo parla della ambiguità/duplicità delle dinamiche di rete, questa va intesa nel senso che è pur vero che i mezzi di comunicazione - che già nella prima rivoluzione industriale permisero ai proletari di realizzare in pochi anni quelle unioni che i cittadini dei borghi medievali impiegavano secoli a realizzare - permettono oggi ai nuovi lavoratori di realizzarle in pochi giorni. Però è innanzitutto vero che, come sempre, sono mezzi che servono ai capitalisti per i loro scopi e contribuiscono a deprimere quasi ovunque il salario a uno stesso basso livello (Marx, 1848), e a introdurre dappertutto la legge del mercato (Dan Schiller, 1999).
Ma, stabilito questo sulle nuove tecnologie, sarebbe necessario trarne tutte le conseguenze.
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Oscar Oddi: Cristina Corradi, Storia dei marxismi in Italia
Martedì 18 Ottobre 2011 11:51
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Cristina Corradi, Storia dei marxismi in Italia
di Oscar Oddi
 Quanto mai opportuna appare la scelta di riproporre al pubblico, sei anni dopo la prima uscita, questa nuova edizione del libro di Cristina Corradi Storia dei Marxismi in Italia (Manifestolibri, 2011, pp. 376, € 35,00). Un libro importante, che ha suscitato una vasta eco, riuscendo nell’impresa di rianimare un dibattito che ormai languiva sia negli asfittici particolarismi accademici che negli ambienti politici-culturali che ancora in qualche modo ritengono di ispirarsi alla lezione (e tradizione) del marxismo in Italia.
Si può infatti dire di trovarsi di fronte ad un lavoro “militante” (nel senso più nobile della parola), nato dall’esigenza di fornire uno strumento storico-teorico capace, nella ricostruzione della nascita e degli sviluppi della riflessione su Marx nel nostro paese, di indicare percorsi e proposte di ricerca attuali che si pongono ancora tenacemente l’obiettivo di una radicale trasformazione dello stato di cose presenti, senza che questo incida sul rigore dell’analisi e dell’esposizione. Va anzi sottolineato come la Corradi non si sia limitata a una mera riproposizione della vecchia edizione, ma abbia continuato a lavorare sul testo, integrandolo e rendendolo più compatto e meno ridondante.
Il volume è diviso in tre parti: nella prima – Da Labriola a Gramsci (1895-1937) – in modo succinto ma esaustivo si descrive e si analizza l’origine della riflessione marxiana italiana a partire dalla sistematizzazione di Labriola per il quale “il materialismo storico non è sinonimo di visione empirica della storia, che smarrisce ogni sintesi nella considerazione di una molteplicità di fattori, e (…) l’affermazione del primato delle pratiche sociali del lavoro è alternativa sia ad una concezione positivistica sia ad una concezione speculativo-spiritualistica (…). Il nesso struttura-sovrastruttura non va (…) inteso come se il diritto, le istituzioni politiche e le produzioni culturali fossero un semplice riflesso della riproduzione materiale, occorre piuttosto ricostruire una catena di mediazioni per risalire, secondo un metodo morfologico-genetico, dal condizionato alla condizione”.
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Emanuele Zinato: Verifica delle parole: libertà e comunismo
Venerdì 16 Settembre 2011 20:49
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Verifica delle parole: libertà e comunismo
di Emanuele Zinato
.jpg) Negli ultimi due decenni in Italia ha governato il partito delle libertà mentre, tra i più letti all’opposizione, spicca un giornale che fu l’alfiere della modernizzazione ai tempi di Craxi e che molti oggi dicono “comunista”: La Repubblica. Non vi è dubbio, allora, che si rendano indispensabili delle verifiche dei nomi, mediante il cortocircuito tra passato e presente.
Scriveva nel 1936 Simone Weil, la straordinaria autrice di La Condition ouvrière, durante la guerra di Spagna:
Oggi darò uno shock a molti bravi compagni. So che provocherò scandalo. Ma quando si fa appello alla libertà, si deve avere il coraggio di dire ciò che si pensa, anche se così non si fa piacere a nessuno. Tutti noi seguiamo giorno per giorno, col fiato sospeso, la lotta che si svolge al di là dei Pirenei. Cerchiamo di recare aiuto alla nostra parte. Ma ciò non ci assolve dal dovere di trarre insegnamenti da un’esperienza che tanti operai e contadini pagano là con il loro sangue. Un’esperienza di questa specie è stata già fatta una volta in Europa: quella russa. Anch’essa costò molto sangue. Lenin esigette allora, in faccia a tutto il mondo, uno stato in cui non dovessero esservi più né esercito, né polizia, né burocrazia, che si distinguessero dalla popolazione stessa. Quando egli e i suoi furono giunti al potere, costruirono, nel corso di una guerra civile lunga e dolorosa, la più opprimente macchina burocratica, militare e poliziesca sotto cui mai abbia sofferto un popolo infelice […]. In ogni modo era evidente che tra gli scopi proclamati da Lenin e la struttura del suo partito esistesse una contraddizione. Le necessità della guerra civile e la sua atmosfera prendono il sopravvento sulle idealità per la cui realizzazione è stata iniziata la guerra civile.[1]
Si tratta di una diagnosi implacabile, che avrebbe dovuto esser studiata e discussa a fondo all’indomani del 1989. Anziché limitarsi a mutare in fretta nomi e simboli per adottare le bandiere e le parole dell’avversario, sarebbe stato più opportuno interrogarsi senza riserve sulla “condizione umana” ossia sui modi in cui la socializzazione delle ricchezze può assumere (o meno) le forme di uno stato di polizia. Una risposta è nascosta tra gli appunti di Simone Weil, un’altra nelle pagine del romanzo Vita e destino di Grossman. Né l’una né l’altro, con la loro forza di verità e la loro verticale, irriducibile lucidità, possono essere arruolati tra gli antesignani di Forza Italia…
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Guglielmo Carchedi: Dietro e oltre la crisi
Domenica 28 Agosto 2011 11:51
amministratore
Dietro e oltre la crisi1
Guglielmo Carchedi*
 La crisi finanziaria del 2007-2010 ha riacceso la discussione sulle crisi, sulla loro origine e sui loro possibili rimedi. 2 Oggigiorno, la tesi più influente nella sinistra identifica le cause della crisi da una prospettiva sottoconsumista e raccomanda politiche redistributive e politiche di investimento Keynesiane come soluzioni. Questo articolo sostiene che la giusta prospettiva per capire la crisi dovrebbe essere la legge della caduta tendenziale del tasso di profitto medio (TPM) di Marx, in breve la legge. La sua caratteristica è che il progresso tecnologico diminuisce il TMP piuttosto che aumentarlo, come si pensa comunemente. Vediamo perché.
I. La legge in poche parole.
le seguenti sono le caratteristiche essenziali della legge.
1. I capitalisti competono tra di loro attraverso l’introduzione di nuovi mezzi di produzione che incorporano nuove tecnologie. Questo non è l’unica forma di competizione ma è di gran lunga la più importante per capire le dinamiche della crisi.3
2. I nuovi mezzi di produzione aumentano l’efficienza (l’output di valori d’uso per unità di capitale investito) dei leader tecnologici nei settori produttivi.
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Massimo Bontempelli: Capitalismo, sussunzione, nuove forme della personalità
Venerdì 29 Luglio 2011 11:47
amministratore

Capitalismo, sussunzione, nuove forme della personalità
Massimo Bontempelli
I. Sussunzione formale e sussunzione reale.
Le categorie con le quali Marx ha concettualizzato il modo capitalistico di produzione un secolo e mezzo fa, lungi dall’essere state mostrate erronee, o comunque rese inadeguate, dal tempo trascorso, hanno una straordinaria capacità interpretativa proprio riguardo al nostro presente storico. In particolare, la coppia categoriale di sussunzione formale e sussunzione reale del lavoro al capitale consente di comprendere davvero a fondo temi cruciali come la tecnicizzazione della vita, il tramonto della centralità operaia, l’adattamento di massa al capitalismo persino in contraddizione con precisi interessi materiali, la trasformazione antropologica prodotta dallo sviluppo economico. In questa sede viene discusso quest’ultimo tema, con le sue importanti implicazioni sociali e politiche.
La coppia categoriale di cui si parla è esposta da Marx, come è noto, non nel libro del Capitale da lui pubblicato nel 1867, ma nel suo cosiddetto Capitolo VI inedito, pubblicato postumo soltanto nel 1933. Si tratta di un quaderno manoscritto di cinquantaquattro pagine, pensato, nel progetto originario del libro primo del Capitale, per essere collocato dopo il suo quinto capitolo sul plusvalore assoluto e relativo, con il titolo Risultati del processo di produzione immediato. Poi l’intero impianto dell’opera è stato modificato al momento della pubblicazione nel 1867, ed ulteriormente modificato con la seconda edizione del 1873, lasciando fuori, non si è ancora capito esattamente per quale ragione, il quaderno sul processo di produzione immediato. Nella sistemazione definitiva, molti temi del quaderno hanno trovato posto nel capitolo quinto sul processo lavorativo e processo di valorizzazione, ma, essendo stati spostati in avanti i capitoli sul plusvalore assoluto e sul plusvalore relativo, è necessariamente rimasto fuori da capitolo quinto il tema della doppia sussunzione al capitale, strettamente connesso alla doppia genesi del plusvalore.
Nel Capitolo VI inedito Marx introduce la categoria di sussunzione al capitale sdoppiata in sussunzione formale e sussunzione reale.
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