What a relief these loans bring Payday Loans But now, you have an extra
 

SINISTRAINRETE

Archivio articoli e documenti per il dibattito nella sinistra

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri

Piero Bevilacqua: L'internazionalismo del capitale e il localismo del lavoro

E-mail Stampa PDF
AddThis Social Bookmark Button

L'internazionalismo del capitale e il localismo del lavoro

Piero Bevilacqua

Una domanda si aggira inquieta per le menti d'Europa che pensano alla politica...

Una domanda si aggira inquieta per le menti d'Europa che pensano alla politica come alla leva della libertà dei popoli e del governo del mondo. Per quali ragioni, il neoliberismo, la travolgente iniziativa capitalistica, avviata negli '80 in Gran Bretagna e in USA, e diventata pensiero unico planetario, è ancora così vivo e dominante in quasi tutti gli Stati? Eppure, quella stagione è finita nel fango della più grave crisi degli ultimi 80 anni. Non solo. Essa ha mancato pressocché tutti i suoi obiettivi dichiarati. Non ha creato nuovi posti di lavoro, anzi la disoccupazione è dilagata ben prima del tracollo del 2008, nonostante le imprese abbiano ottenuto dai vari governi nazionali flessibilità e precarietà dei lavoratori mai sperimentate prima. Alla fine degli anni '90, come ha mostrato un grande esperto del problema, Kevin Bales si potevano contare ben 27 milioni di schiavi diffusi nei vari angoli della terra. E nel 2000 erano al lavoro ben 246 milioni di bambini. Uno scacco alla civiltà umana che non può certo essere compensato dai nuovi ricchi affacciatisi al benessere nei paesi a basso reddito. Ma forse il fallimento più grande il progetto neoliberista l'ha subito sul terreno che gli è più proprio: la crescita economica. Tra il 1979 e il 2000 il tasso medio di crescita annuale del reddito mondiale procapite – come ha mostrato Branco Milanovic – è stato dello 0,9%. .Assolutamente imparagonabile al 3% e talora oltre dei periodi precedenti.

E allora? Com' è che a questa generale e inoccultabile sconfitta sul terreno economico non è corrisposta una pari disfatta sul piano politico? Non siamo così meccanicisti da non comprendere la diversità dei piani messi a confronto e la differente temporalità dei fenomeni che si agitano nelle due diverse sfere sociali. Ma la domanda si pone.

Io credo che una prima risposta sia da ricercare in questo esito paradossale: concludendo il suo ciclo nel tracollo economico-finanziario, il neoliberismo ha potuto far tesoro di due esiti politici vantaggiosi. La crisi ha infatti rese acute due gravi scarsità: la scarsità del lavoro e la scarsità di sicurezza. Quest'ultima in parte connessa alla prima. Tali scarsità pongono la classe operaia e i ceti popolari in una condizione di grave asimmetria di potere e forniscono ai ceti dominanti rapporti di forza e materia di manipolazione ideologica in grado di offuscare le sconfitte subite sul piano economico. Come sempre, bisogno e paura sono diventati due formidabili armi di potere.

Ma questa è una parte della risposta. Alla fine del '900 si è consumata una inversione storica per tanti versi stupefacente. Come ha osservato Mario Tronti, sino ad alcuni decenni fa, il movimento operaio aveva una dimensione internazionale a fronte di un confinamento nazionale del capitale. Con tutti i suoi limiti, l'insieme dei paesi comunisti era anche questo: un fronte internazionale. Oggi assistiamo a un capovolgimento completo dello scenario. Il lavoro, sempre meno rappresentato sul versante politico e sindacale, è incatenato sul suo territorio, mentre il capitale scorrazza liberamente per il mondo: una libertà di movimento che è un potere politico inedito contro chi ha perso la sua rappresentanza globale. La capacità di ricatto di Marchionne, che può muoversi liberamente tra USA, Brasile, Polonia, Serbia è, sotto tale profilo, esemplare.

Ma forse il più grande successo politico del neoliberismo- quello che gli consente oggi di avere ancora diritto di parola- è stata la sua presa egemomica sui partiti tradizionali della sinistra e il loro svuotamento come partiti popolari. Vogliamo ricordare quali sono state le parole d'ordine prevalenti – fatte salve le diversità nazionali - dei laburisti britannici, dei socialdemocratici tedeschi, dei socialisti francesi, dei comunisti italiani, in tutti questi anni ? Liberalizzazioni, privatizzazioni, flessibilità del lavoro, riduzione dello stato sociale, emarginazione del sindacato, ecc. L'idea che la libertà individuale si dovesse far strada come agente dominante di un nuovo progetto di società, regolato dalle logiche dinamiche e vincenti del mercato, è stato il cuore – tutto di marca neoliberista – che ha sostituito il vecchio patrimonio solidarista e internazionalista. Una resa senza condizioni alle ragioni dell'avversario, che, da un punto di vista culturale, si spiega anche con la tradizione marxista e comunque industrialista della sinistra europea.

L'astrale distanza di queste formazioni storiche dal pensiero ecologico contemporaneo, infatti, ha impedito loro si intravedere un nuovo orizzonte solidale e cosmopolita di fronte alla crisi fiscale dello Stato sociale nei paesi industrializzati e al tracollo dell'URSS. Esaurita la spinta riformatrice dei decenni precedenti, ad essi non è rimasta altra strada, se volevano continuare nella promozione della crescita economica, che quella indicata dall'avversario. Pur tra esorcizzazioni e camuffamenti, il neoliberismo è stato di fatto accettato come la nuova frontiera da seguire. Ma oggi quella nuova religione della crescita, che apparve negli anni '80 come l 'avanguardia di una nuova stagione di modernizzazione e di avanzamento del mondo intero, si mostra in tutta la sua paradossale e stupefacente antistoricità. Era una retroguardia ottocentesca ed è stata scambiata per il fiore in boccio di una nuova stagione dell'umanità. L'individualismo economicistico su cui esso si fondavaè apparso ben presto come l'incarnazione di un comportamento sociale non più sostenibile, perché generatore, tra l'altro, della più grave minaccia che l'umanità abbia avuto davanti a sé: l'esaurimento delle risorse, il tracollo degli equilibri ambientali, il riscaldamento climatico. E' paradossale, ma ricco di significati, il fatto che i partiti popolari non abbiano saputo cogliere il nuovo orizzonte di cooperazione e di solidarietà che i problemi ambientali rimettevano al centro della scena mentre si eclissavano quelli delle vecchie ideologie socialiste e comuniste. Essi non hanno saputo vedere come la scoperta di una “Terra finita” e in pericolo, con il corredo delle scienze ecologiche, offrivano un nuovo progetto di società nel quale il bene comune, l'interesse generale, si ripresentava in rinnovate forme universali e drammaticamente cogenti. Un nuovo collante ideologico per una moltitudine di figure e di ceti sociali e al tempo stesso la premessa di un nuovo e più vasto internazionalismo.

Oggi, esattamente il disancoramento dall' “internazionalismo del lavoro”, eredità del passato, e l'inettitudine a comprendere il nuovo, proposto dall'ambientalismo, fanno dei partiti storici della sinistra delle barche di carta nella tempesta. Senza una mèta da seguire, senza energie per affrontare il mare. Nell'immediato, tuttavia, è l'assenza di un internazionalismo del lavoro la debolezza più grave e drammatica. La mancanza di una lettura delle tendenze profonde del capitalismo contemporaneo impedisce di comprendere le distruzioni in atto nel mondo del lavoro. Non fornisce lo sguardo prospettico su ciò che il capitale va preparando, a tutto il lavoro sociale, grazie alla sua capacità di movimento su scala mondiale. Impedisce di prefigurare la gigantesca dissoluzione dei legami sociali e di classe a cui esso è sempre più vitalmente interessato. Il capitale, infatti, oggi colpisce duramente non perché c'è la crisi, ma per il gigantesco potere politico nel frattempo guadagnato sui lavoratori in una fase di aspra competizione intercapitalistica. E allora, che fare?

Io credo che se il capitale è mobile e planetario, altrettanto può esserlo il diritto, la maglia delle regole imposte dalle lotte, dalla politica: anch'essa, del resto, potenzialmente universale. Ma quale soggetto, per esempio in Italia, può muoversi in tale direzione? Dal PD mi sembra assai difficile poterlo pretendere. Dalle catastrofi culturali non si riemerge in breve tempo e per la buona volontà di qualcuno. Dai piccoli partiti di sinistra può venire solo un piccolo contributo. Senza dubbio, la forza che può assumere l'iniziativa – e che deve farlo urgentemente – è il sindacato: la CGIL.

Ritengo che oggi non sia più possibile rinviare una discussione spregiudicata e coraggiosa su questa importante forza operaia e popolare, che ha certo svolto una funzione fondamentale di difesa dei lavoratori in tutti questi difficili anni. Ma noi dobbiamo oggi chiederci e chiederlo ai dirigenti, come sia stato possibile che uno dei sindacati più potenti d'Europa – e forse il più ricco sotto il profilo patrimoniale - abbia potuto consentire un così drammatico arretramento dei redditi operai . In un rapporto OCSE 2006-2007 i salari dei lavoratori italiani risultavano al 23° posto dei 30 Paesi dell'Organizzazione. E l 'Italia, nella graduatoria, non è certo l'ultimo di questi Paesi. La CGIL, dispone di una geniale organizzazione territoriale, mutuata dal sindacalismo francese: la Camera del Lavoro. Essa raggruppa lavoratori delle varie categorie e svolge vari compiti di patronato e assistenza. Ma perché in tutti questi anni in cui il lavoro è stato frantumato, separato spesso dal luogo di lavoro, disperso, le Camere del Lavoro non hanno svolto un ruolo di ricomposizione locale, di riaggregazione sindacale e politica? Perché le Camere del Lavoro non si sono estese, disseminate nei quartieri delle città, nei piccoli centri, come nuovi presidi del lavoro sul territorio ? Non risulta che la CGIL non avesse le risorse per tali iniziative. Risulta invece che essa vive fondamentalmente e anche bene – benché non esclusivamente – con i soldi dei lavoratori e quindi ha obblighi morali più cogenti. E inoltre: come è stata possibile, mentre si realizzava l'Europa dell' euro e delle varie istituzioni dell'Unione, una così clamorosa assenza di iniziativa volta alla concertazione europea delle varie organizzazioni da parte di uno dei maggiori sindacati del Continente? Sul piano mondiale, infine, l'inerzia politica è ancora più grave e stupefacente, anche se riguarda indistintamente tutti i sindacati. E' dal 1919 che esiste a Ginevra l 'Organizzazione internazionale del Lavoro.(OIL) Essa è stata creata ben 25 anni prima del FMI e della Banca Mondiale. L' OIL, frutto delle ambizioni internazionaliste di quell'epoca, doveva vigilare sulle legislazioni del lavoro nei vari paesi del mondo. Ma nell'ultimo mezzo secolo essa è uscita di scena, mentre ha trionfato l'internazionalismo finanziario delle istituzioni di Bretton Woods. E i sindacati dove erano nel frattempo? Perché non sono stati in grado di seguire l'avanzante internazionalizzazione del capitale? Perché non sono stati capaci di fare di tale organismo, oggi membro dell'ONU, un reale potere mondiale dei lavoratori? Evidentemente, insieme alla forza dell'avversario, è l'inerzia dell'istituzione sindacale che ha giocato un ruolo importante. Per questo, l'insieme di tali fallimenti oggi rende inevitabile rivolgere alla CGIL una serie di richieste pressanti e precise. Essa deve dotarsi di una strategia volta alla creazione di una rete internazionale del movimento sindacale. Un nuovo cosmopolitismo del lavoro bussa imperiosamente alle porte. Ci sono, in Italia, migliaia di ragazze e ragazzi che a 30 anni hanno girato il mondo, conoscono più lingue, praticano ogni giorno connessioni internazionali su internet. Da essi deve venire una nuova leva di dirigenti sindacali. Per tale ragione la CGIL avrebbe l'obbligo di avviare al proprio interno un censimento che ridefinisca i compiti di dirigenti, funzionari, impiegati, per cambiare in corsa la sua organizzazione e le sue strategie. Le inerzie del passato non sono più comprensibili, né tollerabili. Questo sindacato non può più vivere nella routine mentre sul mondo del lavoro si abbatte la tempesta.
 

Commenti   

 
#1 Karlo 2011-03-19 22:24
Fintanto che si continua a identificare la classe con i lavoratori, e la critica operaia radicale con il mondo del lavoro, non usciremo di certo dal vicolo cieco in cui ci hanno infilato le sinistre presuntamente socialiste o comuniste.
Le sinistre di stato, che amministrano con i rispettivi regimi, i processi capitalisti globali. Con i sindacati laburisti, per esempio.
Separando ogni estensione statale di classe dalla classe operaia mondiale.
Del resto, il lavorismo cronico è un vero cancro capitalista all'interno del pensiero critico, che ci impedisce di capire la classe nel suo insieme di precarietà, disoccupazioni, migrazioni, funzioni di riproduzione, formazione in tutte le salse, cioè l'unica ottica veramente globale, materialista, internazionalis ta.
Citazione
 

Aggiungi commento

Saranno eliminati tutti i commenti contenenti insulti o accuse non motivate verso chiunque.


Codice di sicurezza
Aggiorna

iscrizione al feed rss

feed-image Feed Entries

Vuoi iscriverti alla Newsletter?

Ricezione

Quattro anni fa

Written on 26 Maggio 2009, 01.00 by admin
Una storia italiana di Guido Viale Mauro Rostagno è stato ammazzato dalla mafia ventun anni fa. E' stato ammazzato per far tacere le sue...
Written on 26 Maggio 2009, 01.00 by admin
Tremonti e la paura dei riflessi di PavlovIl governo italiano, a differenza degli altri, non ha fatto praticamente nulla contro la crisi perché ha...
Written on 26 Maggio 2009, 01.00 by admin
I consumi di Cindia di Jayati Gosh L'Occidente teme il benessere di Cina e India, che «brucia» risorse che considerava sue Una visita in...
Written on 20 Maggio 2009, 01.00 by admin
India, vince la politica. Di sinistra (ma in Italia non si dice) Alessandro Cisilin Frizzi, lazzi e paparazzi. Storie dinastiche, a cominciare...
Written on 20 Maggio 2009, 01.00 by admin
Perché i piani di Obama & C. non funzioneranno Pino Cabras Sessant’anni di mentalità, di poteri, istituzioni internazionali,...
Written on 18 Maggio 2009, 01.00 by admin
Aggressione a Rinaldini: i giornali di sinistra condividono le logiche comunicative del potere di Pietro Ancona Ieri i telegiornali hanno martellato...

Tre anni fa

Written on 25 Maggio 2010, 21.20 by admin
Quarant’anni fa. E oggiLuigi CavallaroC’è un problema politico che conviene enunciare a chiare lettere, se vogliamo evitare che il quarantennale...
Written on 25 Maggio 2010, 17.14 by admin
Euro: l'ipotesi del peggiodi Jean-Michel VernochetLa crisi greca del budget, diventata crisi dell’euro, non è la conseguenza fatale di...
Written on 22 Maggio 2010, 20.57 by admin
Passato, presente e futuro dell’Europa   di Sergio Cesaratto      La situazione europea quale è venuta emergendo in queste settimane è preoccupante, non...
Written on 21 Maggio 2010, 15.56 by admin
La secessione reale: perchè molti enti locali italiani hanno la capitale a Londra e non a RomaNique la Police Mentre la comunicazione politica si occupa...
Written on 21 Maggio 2010, 15.41 by admin
LA DEMOCRAZIA OCCIDENTALE È UN SEGRETO MILITAREdi Comidad Come era prevedibile, e come era stato in effetti previsto da alcuni ambientalisti, una volta...
Written on 21 Maggio 2010, 15.14 by admin
La nascita dell’Unione Sindacale di BaseNuove potenzialità per una battaglia sindacale indipendente a tutto campoa cura della redazione di ContropianoLa...

Due anni fa

Written on 25 Maggio 2011, 13.52 by admin
Obama dopo Osama di Raffaele Sciortino Il discorso di Obama del 19 maggio sul Medio Oriente (1) - a due anni da quello programmatico del Cairo -...
Written on 25 Maggio 2011, 10.47 by admin
Donne rivolta poesia stupri e morte ammazzate. Ayat al-Ghermezi di Doriana Goracci Non è un bel titolo quello che ho messo ma non è...
Written on 24 Maggio 2011, 20.26 by admin
TAV in Val di Susa, l’incubo ritorna, più nero che mai Marco Cedolin Ci sono incubi che ti svegliano nel cuore della notte, lasciandoti...
Written on 24 Maggio 2011, 11.06 by admin
E' l'Italia, non la Spagna, il vero elefante nel salotto dell'economia europea? di Edward Hugh Sfogliando gli ultimi dati sul PIL dell'UE, una cosa...
Written on 24 Maggio 2011, 10.50 by admin
Il '68 e dopo, a scuola da Gramsci Giuseppe Prestipino Davvero il '68 ha preparato il neoliberismo? O piuttosto il neoliberismo si appropria di alcune...
Written on 23 Maggio 2011, 11.30 by admin
Perchè Marx Antonio Negri Perché Marx? Perché il dialogo con Marx è essenziale per coloro che sviluppano lotta di classe...

Un anno fa

Written on 24 Maggio 2012, 18.29 by admin
Come si esce dall'euro? Tutto quello che c'è da sapere per non farsi trovare impreparati Claudio Messora intervista Claudio Borghi Sul...
Written on 24 Maggio 2012, 18.14 by admin
Il bilancio in rosso di un continente Christian Marazzi L'economista Jacques Sapir risponde positivamente al provocatorio titolo del suo ultimo saggio...
Written on 24 Maggio 2012, 17.41 by admin
La crescita secondo i padroni dell'Europa di Riccardo Achilli Introduzione Sarebbe ingenuo non dire che, dalla vittoria elettorale di Hollande, e...
Written on 23 Maggio 2012, 17.39 by admin
Il disincanto di Ippolita ...e lo sboom di Facebook a Wall Street di Benedetto Vecchi Alla fine Facebook è sbarcata a Wall Street. La prima...
Written on 23 Maggio 2012, 17.21 by admin
L’America Latina sale in cattedra… mentre l’Italia sprofonda nella melma liberista di Spartaco A. Puttini “Monti e i suoi...
Written on 22 Maggio 2012, 17.49 by admin
Il trilemma della politica economica europea Rosaria Rita Canale Il modello di politica economica sul quale è stata costruita l’Unione...

Ultimi articoli

Shinystat

contatti

Per contatti, precisazioni, problemi: tonino@sinistrainrete.info - tonino.g@mclink.it
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner

networked blogs

 
 

Cerca nel sito

Browser consigliati

Sito ottimizzato per i seguenti browser:

Firefox
Chrome
Opera
Safari

“Anche se voi vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti”

“Anche se voi vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti”

di Elisabetta Teghil

La settimana scorsa, all’alba di un giorno qualunque, a Milano, un giovane ghanese ha ucciso tre persone, a caso, le prime incontrate per strada.

I media hanno parlato di follia omicida, hanno intervistato la gente del quartiere sotto shock, un quartiere alla periferia della città, hanno parlato della storia delle vittime, dei parenti, degli amici, di vite sconvolte e di città impaurite.

Il rispetto del dolore per chi ha perso il figlio, il padre, l’amico è dovuto e imprescindibile.

Ma non è stata spesa una parola sul giovane nero che, dicono sempre i media, parla solo un dialetto del Ghana e un inglese stentato.

Nessuno/a si è chiesto come mai passasse la notte nei ruderi di Villa Trotti, un edificio abbandonato a poca distanza dal luogo dei fatti. Nessuno/a si è domandato il perché di due richieste d’asilo respinte e di due decreti di espulsione pendenti o come e dove trovasse da mangiare o perché fosse qui in Italia.

Leggi tutto

La cultura deve essere cosmopolita; l'economia politica deve essere nazionale

La cultura deve essere cosmopolita; l'economia politica deve essere nazionale

Stefano D'Andrea

Perché il sistema finanziario deve essere nazionale, ossia chiuso?

Perché uno stato sovrano, libero di disciplinare la quantità di moneta immessa nel sistema, da se stesso o dalle banche commerciali, nonché le modalità di immissione, tanto più se molte banche commerciali (o almeno le grandi) sono pubbliche, non ha alcun bisogno di consentire che l’attività economica pubblica o privata sia finanziata da denaro creato all’estero.

Questa evidenza, lapalissiana, è negata, o meglio rimossa, da quasi tutti i mezzi keynesiani, compresi i neokeynesiani, che da tempo spadroneggiano sulla rete, ricevendo grande successo.

Molti di essi sono statunitensi e quindi abituati a ragionare su un sistema che non ha le caratteristiche e i problemi degli altri. Se negli Stati Uniti c'è una crisi finanziaria, i capitali accorrono negli Stati Uniti o comunque non scappano; mentre se la crisi finanziaria si verifica in Italia, i capitali scappano. Questa e altri simili constatazioni dovrebbero indurre le persone di buon senso ad applicare la massima: "coloro che, discorrendo di temi economici, recano l'esempio degli Stati Uniti o sono sciocchi, se sono in buona fede, o sono impostori, se sono in mala fede".

Leggi tutto

Bahrain, rischia la vita l'attivista Zainab al-Khawaja

Sciopero della sete in carcere con il padre

La protesta di padre e figlia, esponenti di primo piano della dissidenza contro i regnanti, ha raggiunto il livello estremo del rifiuto dell'acqua, dopo il digiuno che dura dal 17 marzo. L'allarme delle associazioni umanitarie: pericolo di arresto cardiaco o coma

In solidarietà con Zainab, molto nota anche come attivista in Rete e sui social network, è partita una campagna (su Twitter con #freezainab e su Tumblr).


Leggi tutto

Tersite Rossi: Una strana storia


Una strana storia

di Tersite Rossi

Del drammatico attentato di domenica 28 aprile a Roma, di cui sono rimaste vittime due carabinieri, si è detto e si sta dicendo molto. E a due scrittori, da anni abituati a rimestare nel torbido della storia e della politica italiana, non possono non risaltare alcuni aspetti davvero sorprendenti. Procediamo con ordine, come nello studio di un detective, lasciando per ultimo l'elemento a nostro avviso più sinistro. Premettiamo che la nostra riflessione presuppone la sanità mentale dell'attentatore, così come sembra emergere dalle indagini dei magistrati.

La pistola. Una Beretta 7.65 con matricola abrasa. L'attentatore dice di averla comprata clandestinamente quattro anni fa a Genova. Perché un piastrellista calabrese da vent'anni in Piemonte, sposato con un figlio, deve comprare una pistola al mercato nero?

Armi come quelle si comprano per delinquere e per nessun altro motivo. Un delitto da svolgersi quattro anni dopo, a causa di una crisi economica e personale che non si era ancora manifestata?

I proiettili. L'attentatore dichiara che era sua intenzione uccidersi, dopo aver compiuto il suo atto. Perché non l'ha fatto, pur avendo 3 colpi ancora inesplosi nel caricatore?

Leggi tutto

Sinistrainrete è anche su Facebook!

_________________________________
Link

Aldo Giannuli

Alfabeta2
Altreconomia
altrenotizie
altri
aprile on line
Arcoiris tv
Articolo 21
Attac
Bella Ciao
beppe grillo
Cambiailmondo

Campo Antimperialista
Carmillaonline
Carta
Cassandra
Centro Riforma dello Stato
Cercare ancora
Clash City Workers
Comedonchisciotte
Comunismo e comunità
Il Comunista Quotidiano
Connessioni per la lotta di classe
Contra-versus
Countdown

Crisi e Conflitti
Crisis
cristian
Critica Marxista
Dazebao
DeriveApprodi
DL online
Domenico Losurdo
Economia e Politica
Eguaglianza e libertà
emiliano brancaccio
Esc
Essere comunisti
Fabionews
Faremondo
Giap
Giornalismo Partecipativo
Global Project
Goodwin Box
Guerre e Pace
Homolaicus: Umanesimo laico e socialismo democratico
iceberg finanza
Il Cambiamento
Il Manifesto
Il Pane e le Rose
infoaut
Informazione scorretta
Intermarx
Karl Marx Platz
L'Ernesto
La Contraddizione
la grande crisi
La vecchia talpa
Lettera
Lettera 22
Libera Tv
Liberazione
Loop
L'orizzonte degli eventi
Lo Straniero
Luca Michelini storico dell'economia
Lunaria
Luogo Comune
Manifesto Sardo
martina
Marx 2010
Marxiana
Immateriali resistenti
Mazzetta
Megachip
Mondocane
Napoli Monitor
Nazione Indiana
Nigrizia
Nonluoghi
Odradek
Ozio Produttivo
Paolo Barnard
peacereporter
Politica & Classe
Posse
Progetto Alternativo

Proteo
Punto Informatico
Punto Rosso
Quote rosse
Radio Sherwood
Sbilanciamoci
Scateniamo Tempeste
Sentieri Erranti
Senzasoste
sinistra in rete
Socialpress
SollevAzione

Svolte epocali
unimondo
uniriot
Vis-à-vis
voci dalla strada
wildcat
Wu Ming Foundation
Zapruder
Z-Net

i più letti