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Sergio Cesaratto: Le giornate nere del debito italiano

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Le giornate nere del debito italiano

di Sergio Cesaratto

I lettori sono sicuramente attoniti di fronte a ciò che accade. Antonella Stirati ha spiegato benissimo come sia un gioco sin troppo facile prendersela con la speculazione internazionale guidata dalle agenzie di rating. E’ invece l’Europa che con politiche sbagliate si espone a questi attacchi. Se la prenda con se  stessa.
 
Che fare dunque? Per capirlo, muoviamo da cosa è accaduto nella giornata di martedì 12 luglio, dopo il venerdì e lunedì neri che l’han preceduta. La scarsa credibilità delle politiche europee, basate sulla mera austerity dei paesi periferici, ha contagiato la valutazione del nostro debito pubblico accrescendo il differenziale (il famoso spread) fra i tassi sui BTP decennali e quelli sui corrispondenti Bund tedeschi. Martedì è andata meglio, a sentire i TG. Ho personalmente ascoltato RAI News dove un eccitatissimo Corradino Mineo ha raccontato di una giornata in cui il Presidente Napolitano ha guidato le sbandate compagini politiche italiane verso una vittoria campale, mentre il generale Tremonti lasciava il quartier generale europeo per raggiungere la prima linea e il suo Presidente. La borsa riprendeva, in particolare i titoli bancari italiani. Fatto è che le banche hanno la pancia piena di titoli del Tesoro, e che questi aveva oggi un’asta di oltre 6 miliardi di titoli in scadenza.[1] A quale tasso avrebbe il Tesoro collocato tali titoli? Poiché il mercato aveva segnalato i giorni precedenti che i titoli italiani valevano poco, si rischiava un tasso così alto che, così continuando, la solvibilità dello stato italiano sarebbe stata seriamente in forse, e così quella delle banche (non solo italiane) che hanno il ventre pieno di titoli del Tesoro. Non so precisamente come siano andate le cose. Ma suppongo circa così. Il differenziale coi Bund tedeschi aveva raggiunto il massimo di 353 punti (3,53%), ancor più di lunedì. Interviene a quel punto la BCE che acquista titoli italiani sul mercato secondario.[2] Essa da 15 settimane non interveniva più a sostegno del debito sovrano dei paesi periferici, in maniera del tutto irresponsabile (anzi, ha ulteriormente aumentato il tasso di interesse gettando benzina sul fuoco). I mercati lo vengono a sapere e questo li rassicura un po’. Come risultato, scende il differenziale a 290 punti (una enormità comunque insostenibile per i nostri conti). Si svolge l’asta. Il Tesoro colloca i titoli a un tasso del 3,67% contro il 2,14% a cui questa tranche era stata collocata in precedenza: 1,5% in più! (150 punti di differenza coi tedeschi, ma si trattava di titoli a più breve scadenza). Poteva andar peggio, ma ciò è bastato perché i titoli bancari riprendessero. C’é tuttavia veramente poco da essere eccitati. E di chi è il merito della mancata Caporetto? Di Napolitano, di Tremonti? Più probabilmente della BCE. Rai News neppure l’ha menzionata, mi dicono che TG3 e LA7 sì, di passaggio. Può naturalmente darsi che Tremonti abbia svolto uno scambio politico: noi approviamo la manovra, la BCE interviene. Se è così, tanto di cappello Mr. Tremonti, finalmente qualcuno tratta in Europa,  e non china sempre il capo. I guai sono finiti? Sono appena cominciati. Quando i differenziali salgono così tanto, ed erano già alti, è difficile che ridiscendano. Con questi tassi – che ripetiamo sono il segnale della scarsa credibilità non del nostro paese, che per l’amor del cielo ci mette del suo, ma dell’Europa – porterà in uno spazio temporale brevissimo l’Italia sull’orlo del default. Siamo quasi al 6% sui BTP, al 7% si dice che l’Italia non potrebbe più finanziarsi sul mercato, come l’Irlanda lo scorso settembre. Le manovre sono solo una mortificazione inutile, una medicina che crea solo sofferenza al paziente. E infatti martedì sera anche il debito Irlandese è stato degradato da S&P a spazzatura.
 
Cosa abbiamo imparato? L’intervento della BCE è un pezzo della soluzione. Torneremo presto su questo. Per ora notiamo la schizofrenia della BCE che da un lato aumenta i tassi, aggravando la crisi debitora, e dall'altro deve intervenire seppure in maniera timida e insufficiente. Fassina, intervistato da Mineo, pur contrapponendo un volto tetro al raggiante Corradino, non ha neppure accennato alla BCE e alle gravi responsabilità europee. Criticare l’Europa è nel nostro paese, a sinistra in particolare, tabù. Mineo era eccitatissimo persino della palese interferenza tedesca colla telefonata della Merkel a Berlusconi di domenica scorsa. Quando impareremo a tenere la schiena dritta?


[1] Quando una tranche di titoli scade, il Tesoro per restituire quelli in scadenza ne emette un identico importo. Grosso modo accade che, se tutto va bene, chi deteneva i vecchi titoli ricompra i nuovi.
[2] Vale a dire titoli “usati”, non di nuova emissione. Di norma la BCE non dovrebbe intervenire a sostegno dei debiti sovrani. Dal maggio 2010 se pur timidamente lo fa.

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Nell'ottobre 1921, Lenin tenne alcuni discorsi in cui spiegò il significato della svolta nella gestione dell'economia sovietica inaugurata nella primavera precedente, dopo gli anni del «comunismo di guerra». Lenin la chiamò «Nuova politica economica», donde l'acronimo «Nep» con cui è passata alla storia e poi nel dimenticatoio.

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