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Antonella Stirati: Il Documento degli Economisti e la manovra

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Il Documento degli Economisti e la manovra

Francesca Coin intervista Antonella Stirati

Il Governo Monti ha appena approvato i contenuti del “decreto salva Italia”. Come previsto, la manovra è incentrata su forti tagli alle pensioni e alla sanità. Ho chiesto un commento ad Antonella Stirati, professore ordinario di Economia all’Università di Roma Tre e promotrice di un Documento degli Economisti firmato da molti nomi di prestigio nazionale e internazionale.

Prof.ssa Stirati, prima di entrare nel merito della manovra, ci sa spiegare perché la speculazione finanziaria si accanisce contro paesi dell’area Euro – con situazioni economiche e di indebitamento pubblico tra loro molto diverse – mentre paesi al di fuori di questa area, come gli Usa o il Giappone, ne sono rimasti immuni anche se hanno un debito molto elevato?


La risposta è che il vero problema non è l’ammontare di debito pubblico ma la particolare situazione istituzionale ed economica della Unione Monetaria Europea: in primo luogo l’assenza di una banca centrale che svolga il ruolo di prestatore di ultima istanza, e poi i crescenti squilibri economici interni, con la Germania che accumula un surplus crescente di esportazioni verso gli altri paesi dell’area, che invece tendono ad importare più di quello che esportano, una situazione che fa ritenere agli operatori finanziari che la moneta unica sia insostenibile.

Sulla base di una visione economica che ha una tradizione di prestigio, il documento esprime allarme per le politiche che vengono intraprese in Italia e in Europa. Le politiche di austerità creano recessione, come dimostrano Grecia, Spagna, Portogallo e ora Italia. Una recessione che si va ad aggiungere alla riduzione di Pil e occupazione già avvenuta nel 2008 e dalla quale non ci si è ancora ripresi. Sui giornali si legge che “arriva” la recessione – come se fosse un fenomeno metereologico. Ma essa è la conseguenza proprio delle politiche richieste dalla Unione Europea e Bce. Quindi, se con sacrifici immensi, e nonostante l’aumento del peso sul bilancio pubblico del pagamento degli interessi, si arrivasse in Italia e negli altri paesi al pareggio del bilancio, il rapporto debito-Pil peggiorerebbe comunque per effetto della caduta del Pil. Il caso della Grecia ne è la dimostrazione più drammatica, e un documento di analisi della situazione greca prodotto dalla stessa “Troika” (gli esperti di Fmi, Bce e Ue) ammette ora il fallimento delle politiche là intraprese. Non solo le politiche di austerità creano recessione e disoccupazione e sono quindi assolutamente incompatibili – contrariamente a quanto si sente dire – con la crescita, ma sono anche del tutto inutili a stabilizzare i mercati finanziari e dunque a ridurre i tassi di interesse sul nostro debito. In Spagna e Portogallo – che hanno seguito le politiche chieste da Bce e Ue – i tassi di interesse sul debito non sono diminuiti, ma anzi stanno ora di nuovo aumentando, con la speculazione che continua.


Per evitare di aumentare la disoccupazione ed entrare in recessione, quale sarebbe la strada migliore secondo voi?


Come sostenuto da economisti di prestigio internazionale e raccomandato anche dall’amministrazione Obama e dalla Fed, quello che sarebbe oggi necessario, si sostiene nel documento, è un intervento deciso della Bce per fermare la speculazione e tenere uniformemente bassi i tassi di interesse sui titoli del debito pubblico dei paesi dell’Unione (come fanno correntemente le Banche centrali di altri paesi) e politiche di espansione della domanda (con progetti europei e politiche nazionali, che potrebbero realizzarsi tra l’altro attraverso aumenti dei redditi da lavoro).

In Italia si dovrebbero evitare manovre eccessivamente restrittive e rendere disponibili risorse pubbliche per politiche di crescita. Oggi, creando grande confusione, vengono chiamate politiche per la crescita le misure di flessibilità dei contratti e dei redditi da lavoro dipendente, che in realtà tendono piuttosto a far cadere ulteriormente la domanda e quindi la produzione e l’occupazione. Anche le misure di incentivi e benefici fiscali alle imprese e di liberalizzazione tendono a non essere efficaci. La crisi, in Italia e in Europa, è oggi in primo luogo dovuta alla insufficiente domanda di beni e servizi privati e pubblici, a fronte di tanto lavoro disoccupato e di tante imprese che hanno capacità produttiva inutilizzata e rischiano di chiudere. Se non si interverrà in queste direzioni sarà compromessa la stabilità economica e la sopravvivenza dell’euro e del mercato unico europeo.


Che cosa ne pensa della manovra del Governo?

La manovra del governo Monti taglia pensioni, sanità e altre prestazioni degli enti locali, con effetti macroeconomici negativi. L’aumento dell’età media pensionabile poi rende più difficile trovare occupazione per i giovani. L’aumento previsto dell’Iva grava in proporzione maggiore sui redditi bassi e riduce il potere d’acquisto. E’ invece positivo che si facciano passi avanti nella lotta all’evasione fiscale e che si vada, come sembra, verso una imposta patrimoniale ordinaria. Sarebbe opportuno che questa fosse estesa a tutti i patrimoni (non solo immobiliari), delle famiglie ma anche delle società.

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Marx e il marxismo-leninismo  

Autore: a cura di Marcello Musto

I. INCOMPIUTEZZA VERSUS SISTEMATIZZAZIONE
Pochi uomini hanno scosso il mondo come Karl Marx.
Alla sua scomparsa, passata pressoché inosservata, fece immediatamente seguito, con una rapidità che nella storia ha rari esempi ai quali poter essere confrontata, l’eco della fama. Ben presto, il nome di Marx fu sulle bocche dei lavoratori di Chicago e Detroit, così come su quelle dei primi socialisti indiani a Calcutta. La sua immagine fece da sfondo al congresso dei bolscevichi a Mosca dopo la rivoluzione. Il suo pensiero ispirò programmi e statuti di tutte le organizzazioni politiche e sindacali del movimento operaio, dall’intera Europa sino a Shanghai. Le sue idee hanno irreversibilmente stravolto la filosofia, la storia, l’economia. Eppure, nonostante l’affermazione delle sue teorie, trasformate nel XX secolo in ideologia dominante e dottrina di Stato per una gran parte del genere umano e l’enorme diffusione dei suoi scritti, egli rimane, ancora oggi, privo di un’edizione integrale e scientifica delle proprie opere. Tra i più grandi autori, questa sorte è toccata esclusivamente a lui.

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