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Franco Berardi Bifo: In cauda venenum [a Roma con la fiom]

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In cauda venenum [a Roma con la Fiom]

Franco Berardi Bifo

Il declino di Berlusconi sembra inesorabile. Ma nessuno di quelli che si prepara a sostituirlo pare intenzionato a lavorare per redistribuire la ricchezza. Ecco perché l'appello della Fiom per il 16 ottobre è quanto mai necessario.

Per quanto sia difficile dire quanto a lungo possa durare l’agonia, sembra comunque probabile che il governo Berlusconi rotoli verso la fine. Cio’ non significa che sia esaurita questa storia di miseria morale, nullità intellettuale e devastazione sociale. Anzi penso il contrario. Per quanto orribile sia quel che il paese ha vissuto negli ultimi sedici anni penso che il peggio debba ancora venire. L’uomo che ha costruito il suo potere sulla corruzione sistematica è ora circondato da lupi il cui appetito è insaziabile. Lo sbraneranno. Per ora lo azzannano esitanti, poi subito si ritraggono, ma lo spettacolo si farà feroce non appena il tiranno sarà vicino a soccombere. La società assiste avvilita, ma il veleno inoculato da decenni sta facendo il suo effetto, e produrrà quel che deve produrre. Il coacervo di forze coalizzato dal regime è stato in equilibrio fin quando si è trattato di spartirsi le spoglie della rapina ai danni della società.
Ma quelle forze non si rassegneranno a perdere frammenti di potere e di impunità. L’onda limacciosa del razzismo nordista alimentato da una campagna ininterrotta di odio, è destinata a tracimare non appena la Lega si renderà conto che non esistono più le condizioni istituzionali per nessuna riforma federalista. Rischiamo allora di assistere a referendum regionali secessivi non meno pericolosi che farseschi. Assisteremo a pogrom contro i lavoratori africani o maghrebini. E se il mammasantissima perderà il suo potere non è forse evidente che riesploderà la guerra di mafia sospesa da quando, conquistato palazzo Chigi, l’onorata famiglia si è occupata di affari? Il crollo imminente del regime aprirà una rissa pericolosa tra le bande fasciste, nordiste e mafiose.

Poi, per riportare ordine nell’economia che nel frattempo si avvicina al collasso, un governo di salvezza nazionale (Fini D’Alema Confindustria) scatenera’ un attacco finale spietato contro la società, contro il reddito da lavoro, contro la libertà degli operai.

La Confindustria, per bocca degli ingrati Marcegaglia e Montezemolo Marchionne, sta abbandonando questo governo che pure tanto ha fatto per consegnarle indifesa la società. Cosa vogliono di più? E’ chiaro: vogliono quel che gli promette il partito democratico, il partito di Colaninno e di Calliaro, il partito che ha accreditato Marchionne, il partito che per bocca di Chiamparino riconosce a Marchionne il diritto di cancellare i diritti del lavoro.

Non è forse il rilancio della competitività costi quel che costi l’obiettivo comune a Calliaro Chiamparino Marchionne Veltroni Marcegaglia e all’intera compagnia di tagliagole che si prepara a salvare il paese? Perché allora dovremmo pensare che dopo Berlusconi sarà meglio? C’è forse qualcuno, sulla scena politica che proponga un progetto di fuoriuscita dal tunnel in cui il combinato disposto di neoliberismo e corruzione ha portato la società italiana?

C’è qualcuno
che si impegni a ricostituire il sistema educativo che Berlinguer Moratti Fioroni hanno aggredito e alla fine Gelmini ha coerentemente smantellato? C’è qualcuno che si impegni a spostare verso la scuola i miliardi di euro di cui ha bisogno?

C’è qualcuno
che si prepari a espropriare gli evasori, con la forza se necessario, per dirottare risorse verso il cognitariato precario, per istituire un reddito di cittadinanza che rilanci la domanda, che ci porti fuori dalla spirale deflattiva, che riapra il futuro dei giovani alla speranza? C’è qualcuno che abbia il coraggio di dire che le nuove regole stabilite dal direttorio finanziario Merkel Sarkozy Trichet sono un cappio che si stringe al collo della società, e che quelle regole vanno violate, a costo di far saltare il regime di terrore finanziario che incombe sull’Europa intera? C’è qualcuno che si impegni a restituire alla società e ai lavoratori dell’informazione il sistema comunicativo che è stato sequestrato dalla famiglia di Berlusconi? C’è qualcuno che osi dire che Mediaset è frutto di illegalità sistematica e dunque deve essere restituito alla società mediante l’istituto legale dell’esproprio?

C’è qualcuno pronto a riconoscere che la guerra scatenata da Bush è un fallimento colossale e bisogna ritirare le truppe e investire risorse per la ricostruzione dei paesi che abbiamo contribuito a distruggere?

Non mi pare che questo sia nei programmi del partito democratico né di nessun altro
. Per questo il crollo di Berlusconi rischia di non aprire nessuna finestra di speranza.

L’appuntamento romano del 16 diventa in questa prospettiva decisivo.


La FIOM chiama a raccolta tutti coloro che non si limitano ad attendere la fine della tirannia, ma si propongono di dare avvio a una massiccia redistribuzione di reddito verso i lavoratori, verso la scuola, verso i precari. Può essere l’inizio di un processo di costruzione delle condizioni sociali per una svolta radicale, che si colleghi alle lotte che in Francia come in Spagna – e presto altrove – resistono alla dittatura finanziaria europea, e preparano una fuoriuscita dal trentennio della devastazione.

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