Sinistrainrete

Archivio di documenti e articoli per la discussione politica nella sinistra

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri

Emanuele Maggio: Berlusconismo: "nuova strategia della tensione"

E-mail Stampa PDF
Hits


Berlusconismo: "nuova strategia della tensione"

Emanuele Maggio

Berlusconismo. Cos’è? In sintesi: è la principale connotazione politico-culturale che la Repubblica Italiana ha assunto negli ultimi 17 anni, ovvero è la specifica conformazione politica di quella che è stata chiamata “Seconda Repubblica”.

Vorrei però tentare di offrire un’analisi più dettagliata. Innanzitutto, oserei affermare che il berlusconismo è una forma di “fascismo”. Ora, qui dobbiamo essere molto cauti. L’intellighenzia liberale e di sinistra da tempo dibatte il problema. Le posizioni sono soprattutto due: c’è chi crede che il berlusconismo sia un vero e proprio “regime” fascista, basato sulla costruzione propagandistica del consenso, sul rapporto diretto capo-massa e su alleanze parlamentari razziste e nostalgiche del duce, un regime fortunatamente limitato dalle garanzie costituzionali ma costantemente minaccioso verso di esse (questa è l’opinione dominante); c’è poi invece chi ridimensiona drasticamente il fenomeno, distinguendo chiaramente il presunto “regime” berlusconiano dal regime fascista che l’Italia ha conosciuto nel ventennio, escludendo categoricamente qualsiasi pericolo di “svolta autoritaria” e negando l’esistenza stessa del berlusconismo, relegandolo magari a semplice fenomeno di degrado culturale, demagogico e populistico.

Io vorrei qui assumere una posizione intermedia. Credo fermamente che il berlusconismo sia una forma di fascismo, ma non nel senso dell’opinione pseudosinistroide dominante. Anzi, credo che quell’opinione vada ribaltata, o quantomeno bilanciata, e il sinistroide che leggerà quanto scrivo probabilmente storcerà il naso.

Prima di tutto, chiariamo un poco il termine “fascismo”. Esso, come si sa, non gode di una definizione esaustiva e precisa. Esistono i fascismi, storicamente determinati, ma non “il fascismo”. Il regime mussoliniano fu diverso da quello hitleriano, ed entrambi, comunque molto simili, furono diversi da quello franchista o da quello peronista. In ogni caso, alcuni elementi ricorrono con costanza: il culto del capo, la costruzione del consenso, la repressione del dissenso, la militarizzazione della società. Il fascismo italiano si è caratterizzato per l’aggiunta di altri elementi specifici: il “rivoluzionarismo verbale” unito al “conservatorismo sostanziale” (è l’interpretazione classica), una certa vocazione totalitaria (ovvero l’ideale di un’uniformazione ideologico-culturale della società), la funzione anticomunista, una politica economica di stampo “sociale”. Il regime hitleriano ha aggiunto a tutti questi elementi soprattutto il razzismo, il nazionalismo e un certo ritualismo di massa. Dal quadro sopra descritto capiamo bene che il berlusconismo, qualora lo considerassimo una forma di fascismo, andrebbe necessariamente declinato come fascismo “moderno”, precisamente differenziato.

Innanzitutto, esso si innesta su un’altra forma di “fascismo” (così definito da Pasolini), quest’ultima di vecchia data. Ovvero l’omologazione consumistica presente nelle società industriali avanzate, che impone come modelli dominanti il successo e la ricchezza. Sono i francofortesi a farci notare che, senza bisogno di golpe militari, il capitalismo ha imposto un “totalitarismo perfetto” che si distingue dal “totalitarismo imperfetto” dei regimi autoritari, che mai sono riusciti a raggiungere quel grado di omologazione culturale che le liberaldemocrazie capitalistiche hanno raggiunto senza problemi. Questa forma di “fascismo”, naturalmente, prescinde da Silvio Berlusconi e cronologicamente lo precede. Ci stiamo avvicinando alla definizione di “berlusconismo”, ma ancora non l’abbiamo delimitata nel suo significato precipuo.

Il berlusconismo si innesta anche su di un altro sistema politico oggi dominante: la poliarchia mediatica bipolare. Il termine “poliarchia” è stato introdotto da Robert Dahl per dare il giusto nome a quella che gli occidentali si ostinano a chiamare “democrazia”. La poliarchia, come già si auspicava nel 1975 l’americano Samuel Huntington, è il governo di molti, non di tutti. Il popolo deve autodeterminarsi, senza dubbio, ma esso può solo decidere tra una gamma di opzioni selezionate dall’alto. Non è che può decidere liberamente su qualsiasi cosa! (sul sistema economico, per esempio). Attualmente, in tutto l’Occidente, la poliarchia viene garantita dalla partitocrazia mediatica, ovvero dal privilegio mediatico di determinate forze politiche (di solito riunite in due grandi “poli”, centrodestra e centrosinistra, “non uguali ma simili”, come ebbe a dire una volta, in un raro sprazzo di sincerità, Fausto Bertinotti), che egemonizzano il dibattito pubblico e dettano l’agenda delle priorità politiche (vedere il fenomeno dell’agenda setting). In Italia disponiamo addirittura di una prova documentale di questo progetto: il Piano di Rinascita Democratica della Loggia P2 che, semplicemente in conformità con i dettami atlantici, auspicava la formazione di due forze centripete tese ad escludere le “frange estreme”. Quali sono le caratteristiche della poliarchia mediatica bipolare? Queste le principali: spettacolarizzazione della politica, leaderismo plebiscitario, costruzione competitiva del consenso (cioè i competitori elettorali – i partiti – pubblicizzano i propri prodotti simbolici – programmi “politici” – che verranno poi “liberamente” scelti dai consumatori – elettori -), comunicazione emotiva nell’arena politica (che si sostituisce all’argomentazione razionale). Curiosamente, la stragrande maggioranza dell’intellighenzia di sinistra, amplificata da una consistente propaganda, ritiene soprattutto imputabili a Berlusconi tutti questi fattori. In realtà, a Berlusconi non siamo ancora arrivati. Il berlusconismo, per quanto ci stiamo avvicinando sempre di più, non lo abbiamo ancora definito. Il sistema sopra descritto vige attualmente in tutto il mondo occidentale e occidentalizzato, con o senza Silvio Berlusconi.

Arriviamo adesso al caso dell’Italia. Agli albori della Seconda Repubblica, un insistente bombardamento mediatico ha convinto gli italiani che essi avevano bisogno di un sistema elettorale che comportasse il bipolarismo. Un referendum popolare ha ufficialmente legittimato questa tesi. Pian piano, nel corso di questi anni, il bipolarismo è diventato una specie di istituzione ufficiosa, una realtà da cui ormai non si può più prescindere (non lo consentono i sistemi elettorali). L’ago della bilancia di questo meccanismo è l’uomo nuovo della politica italiana: l’imprenditore Silvio Berlusconi. Ecco che comincia a delinearsi una prima definizione di “berlusconismo”: il berlusconismo è la “via italiana” alla poliarchia mediatica bipolare. In che senso?

E’ molto semplice. Il centrosinistra ha sbandierato e continua a sbandierare programmaticamente, tramite i suoi canali mediatici privilegiati, il “pericolo Berlusconi” e la retorica del “voto utile”; in questo modo attrae da ben 17 anni verso un polo antiberlusconiano l’elettorato socialdemocratico e perfino parte dell’elettorato anticapitalista, potendo anche permettersi di operare una graduale svolta centrista e padronale in cui intrappolare tale elettorato, ormai costantemente “deluso” dai suoi dirigenti, ma rassegnato pur di non veder concretizzarsi il fantomatico “pericolo Berlusconi”. In questo modo, semplice ma geniale, la sinistra è stata finalmente esclusa dal Parlamento. Dobbiamo postulare necessariamente un disegno consapevole orientato a tale obiettivo, un disegno che coinvolge in ugual modo il centrodestra e il centrosinistra. Crediamo davvero che gli esponenti di punta del centrosinistra siano stati “ingenui” (nelle alleanze elettorali, nelle pallide competizioni propagandistiche, nella mancata legge sul conflitto di interessi ecc..) e non abbiano invece volutamente favorito in numerosi casi l’alternanza di governo con il centrodestra, in modo da perpetuare il più a lungo possibile il “pericolo Berlusconi”?

E poi che cos’è questo “pericolo Berlusconi”? Essenzialmente, è una sorta di eventualità senza nome, indefinibile, che riguarda presumibilmente l’equilibrio delle istituzioni democratiche, la salvaguardia della costituzione e il bilanciamento dei poteri dello Stato, tutte cose che Berlusconi metterebbe seriamente a rischio. Come è stato possibile inculcare in gran parte della popolazione un simile allarmismo, peraltro privo di fondamenti? Ciò avviene ininterrottamente da 17 anni, in due atti: vi è una fonte primaria consapevole (l’agenda dei media dominanti) e una moltiplicazione secondaria inconsapevole (media secondari – stampa, radio, web.. – blogger, comici, opinionisti, intellettuali di grido ecc..). La mobilitazione degli ultimi tempi, coadiuvata da presenze illustri (Umberto Eco, Paolo Flores d’Arcais e affini) fa davvero pensare. Nessuno sembra accorgersi del fatto che il “pericolo Berlusconi” è rimasto allo stato di “pericolo” per 17 anni. Mussolini era un pericolo nel 1922, ma 17 anni dopo stava già per completare la sua parabola. Invece Berlusconi no. Egli si trova nello stato di pericolo permanente. Ha più di 70 anni, tra poco muore, ma è sempre un pericolo per le istituzioni repubblicane. Il pericolo, ovviamente, non si concretizza mai. Ma è sempre dietro l’angolo, a livello di possibilità e prospettiva. E’ un po’ come il terrorismo islamico: non lo vedi perchè è dappertutto. Non lo vedi ma c’è, fidati che c’è, e da un momento all’altro può farsi sentire.

Occorre a questo punto tranquillizzare il lettore più sprovveduto. Le svolte autoritarie, i fascismi vecchia maniera, non sono possibili nell’attuale congiuntura internazionale, almeno in Occidente. I fascismi sono stati storicamente utili alle élites transnazionali solo quando si sono presentate minacce comuniste organizzate, minacce che oggi non si vedono, nemmeno all’orizzonte. L’Occidente ha bisogno della poliarchia (“la democrazia”, scrive Canfora, “è rimandata ad altre epoche”…), ovvero di una democratica competizione tra élites imprenditoriali, che si contendono l’egemonia del “mercato elettorale”. I dittatori sono pericolosi, possono essere scheggie impazzite, ad esempio possono operare svolte protezionistiche non autorizzate, danneggiando i mercati comuni, o possono nazionalizzare importanti risorse, eccetera eccetera. E’ in questo senso che vanno lette l’esportazione occidentale della “democrazia” (cioè della poliarchia) e le varie “rivoluzioni colorate” aizzate dagli Stati Uniti contro dittatori poco “collaborativi” (di cui l’italiano “popolo viola” non è che un’inconsapevole, grottesca appendice).

Questo inquietante, sotteso progetto allarmistico possiamo riassumerlo in un sol modo: il berlusconismo (in cui è compreso l’antiberlusconismo) è una “nuova strategia della tensione” finalizzata a marginalizzare la sinistra italiana. La si marginalizza inglobandone la forza elettorale nel moderatismo, in (ir)realtà politiche fluttuanti e amorfe, fortemente colluse con ambienti confindustriali, bancari e filoamericani, e tutto ciò sempre in nome dell’antiberlusconismo. Per fare solo un piccolo esempio, basti ricordare un sondaggio del 2009 del Ministero degli Interni: il 50% della popolazione italiana è contraria alle missioni militari in Afghanistan e in Iraq. Dunque, dov’è rappresentato questo 50% in Parlamento? Non parliamo di un 5%, che può anche succedere non venga rappresentato (dipende dal sistema elettorale). Parliamo del 50%! Ebbene, in Parlamento il voto per i finanziamenti alla guerra è unanime. Quel 50% di italiani è magicamente scomparso, nonostante essi abbiano eletto circa il 50% del Parlamento (il centrosinistra che qui incriminiamo, appunto). La poliarchia è infatti questo: ci sono questioni, dicono lorsignori (ratifica del Trattato di Lisbona, introduzione del precariato, guerre ecc…), che dobbiamo decidere tra di noi, e su cui nemmeno il 50% di voi ha diritto di parola. Voi potete esprimere le vostre preferenze su faccende più superficiali, non certo su questioni “sistemiche”. E per garantire questo Silvio Berlusconi è stato fondamentale, come “ago della bilancia”, perno centrale su cui ha ruotato tutto il meccanismo, “specchietto per le allodole”.

Ora che il quadro generale è completo, non resta che spiegare in che senso il berlusconismo (“la via italiana alla poliarchia”, “la nuova strategia della tensione”) è una forma di fascismo. Esso è una forma tutta nuova di fascismo, che definirei fascismo bipolare (da leggersi sempre all’interno dell’omologazione consumistica e della poliarchia mediatica bipolare). Ovvero: il polo berlusconiano ha davvero tentato di riproporre forme di ducismo all’antica, e Berlusconi stesso, tramite la costruzione del consenso, ha probabilmente davvero coltivato velleità autoritarie; i suoi seguaci lo hanno subito ipostatizzato come “colui che risolve i problemi”, il salvatore della patria. Viceversa, il polo antiberlusconiano ha costruito il proprio potere dipingendo Berlusconi come “pericolo pubblico n.1”. Si è assistito cioè, da parte antiberlusconiana, ad una vera e propria costruzione del dissenso, un fascismo al contrario, una sorta di culto negativo del capo. Riassumendo: un’intera classe dirigente ha giustificato per un ventennio il proprio potere e i propri privilegi intorno alla figura di Silvio Berlusconi, chi idolatrandolo, chi demonizzandolo. Questo è un fenomeno, che io sappia, senza precedenti, e la storia lo ricorderà come “berlusconismo”, variante comica del fascismo. Sembra riecheggiare quella vecchia battuta del buon Karl Marx: “i grandi avvenimenti si ripetono due volte nella storia, la prima volta come tragedia, la seconda volta come farsa”. Prima il ventennio fascista, poi il ventennio berlusconista, l’alternanza di governi berlusconiani e antiberlusconiani, entrambi berlusconisti.

Ora, quale dei due poli, dei due fascismi, è il più pericoloso? Il 30% “che ama”, i seguaci di Silvio Berlusconi, o il 70% di “persone per bene” (come le ha chiamate Bersani), che ci tengono a precisare che sono antropologicamente diverse e moralmente superiori rispetto a Silvio Berlusconi?

L’istinto mi suggerisce di diffidare soprattutto del conformismo più diffuso…

Commenti

avatar Silvio Basile
0
 
 
Se con ciò si intende alludere a una convergenza che di fatto, oggettivamente, e su punti determinati si è determinata tra berlusconiani e antiberlusconia ni (piuttosto inconsapevolmen te negli uni e negli altri), posso anche trovarmi d'accordo. Non credo però che tale oggettiva convergenza nasca da un patto dibolico tra gli uni e gli altri e che lo scontro sia solo simulato. Gli uomini sono molto meno diabolici di quanto si crede (con riguardo agli altri da sé) e, sorattutto, di rado si rendono conto delle cause del proprio agire (con riguardo a se stessi).
Non razionalizziamo le cose irrazionali più del dovuto!

Nome *
Inserisci l'e-mail per la verifica
URL
Code   
ChronoComments by Joomla Professional Solutions
Invia commento
Cancella
avatar Silvio Basile
0
 
 
Se con ciò si intende alludere a una convergenza che di fatto, oggettivamente, e su punti determinati si è determinata tra berlusconiani e antiberlusconia ni (piuttosto inconsapevolmen te negli uni e negli altri), posso anche trovarmi d'accordo. Non credo però che tale oggettiva convergenza nasca da un patto dibolico tra gli uni e gli altri e che lo scontro sia solo simulato. Gli uomini sono molto meno diabolici di quanto si crede (con riguardo agli altri da sé) e, sorattutto, di rado si rendono conto delle cause del proprio agire (con riguardo a se stessi).
Non razionalizziamo le cose irrazionali più del dovuto!

Nome *
Inserisci l'e-mail per la verifica
URL
Code   
ChronoComments by Joomla Professional Solutions
Invia commento
Cancella
avatar gianni
0
 
 
il fascismo era un regime dittatoriale che controllava lo stato attraverso un partito. ma era sempre lo stato che controllava stampa, finanza,ogni manifestazione di libertà di pensiero, la radio ecc.
il berlusconismo è un privato che si è impossessato privatamente dello stato.
Nome *
Inserisci l'e-mail per la verifica
URL
Code   
ChronoComments by Joomla Professional Solutions
Invia commento
Cancella
avatar armando
0
 
 
Una ipotesi suggestiva; berlusconismo nuova strategia della tensione. Se alcune considerazioni possono essere condivisibili, quello che non mi convince è il concetto di berlusconismo. Cioè riconoscergli una dignità politologica-fi losofica che non merita di essere presa seriamente in considerazione. Io non so se la sinistra intenda essere parte di questa poliarchia. Il capitalismo ha certamente bisogno di allargare il suo consenso attraverso la partecipazione al suo banchetto come formazione militarizzata a difesa dei suoi interessi. Berlusconi non ha un suo progetto politico. Applica pedissequamente il progetto della P2. Questo è il punto che è sempre stato trascurato da chi aveva responsabilità politiche. Ci sarebbero ancora molte cose da dire e riflettere bene sui danni che il centro destra ha provocato ai lavoratori e ai proletari. Il cuore del problema è stato tutto rivolto alla distruzione delle conquiste del 68.
Nome *
Inserisci l'e-mail per la verifica
URL
Code   
ChronoComments by Joomla Professional Solutions
Invia commento
Cancella
avatar Emanuele Maggio
0
 
 
Salve, sono l'autore dell'articolo, la ringrazio per l'intervento. Lei ha ragione nel notare che lo scontro tra pd e pdl non è simulato (e io infatti non ho detto questo), ma non credo si possa sostenere l'ipotesi di una "convergenza inconsapevole". Lo scontro non è simulato semplicemente perchè, come ci insegna la politologia "elitaristica" da Weber all'ultimo La Grassa, si tratta di elites in competizione per l'egemonia del mercato elettorale, quindi si tratta di un vero scontro, non simulato. La marginalizzazio ne "consapevole" della sinistra (non quindi "inconsapevole"), ovvero la marginalizzazio ne della cultura politica che si oppone al mercato (e che di conseguenza è solitamente impreparata a competere SUL mercato) è un fenomeno che avviene in tutto l'Occidente poliarchico (non democratico), attraverso la partitocrazia mediatica. Il berlusconismo è solo la "via italiana" a questo processo, non è un piano diabolico fatto a tavolino. O meglio, il tavolino, se c'è, è a Washington e non a Roma, ed ha soprattutto uno scopo geopolitico per il mantenimento degli equilibri e la salvaguardia dei mercati. Per quanto il polo berlusconiano abbia proposto la figura di Silvio Berlusconi a scopi autoritari, essa figura ha assunto, per il polo antiberlusconia no, una funzione oggettiva, storica, ventennale, di "contenimento" dell'elettorato di sinistra e delle sue istanze, sempre rimandate in un prossimo, non specificato futuro in nome delle "emergenze costituzionali" (causa Berlusconi) di volta in volta propagandate dalle agende mediatiche dominanti.
Con stima, e.m.
Nome *
Inserisci l'e-mail per la verifica
URL
Code   
ChronoComments by Joomla Professional Solutions
Invia commento
Cancella
avatar ParkaDude
0
 
 
Interessante articolo, io da non addetto ai lavori scopro finalmente una buona definizione per "quella cosa che non è esattamente democrazia, ma come la chiamiamo?". Poliarchia. Era semplice, eh, in effetti.

Solo una critica: come dato di fatto, come si potrebbe fare altrimenti in un paese con milioni di abitanti? Voglio dire, diversamente dalla poliarchia. La gente vota un politico con un programma, poi il politico fa quel che vuole (tipo votare la missione in Afghanistan contro il consenso della sua base). Potrebbe farlo per qualunque ragione, vuoi perché è uno schifoso corrotto, vuoi perché quel compromesso gli serve per poter mettere un pratica una parte del suo programma. Starebbe, in teoria, poi agli elettori penalizzarlo e non votarlo se si è comportato in maniera non soddisfacente.
Nome *
Inserisci l'e-mail per la verifica
URL
Code   
ChronoComments by Joomla Professional Solutions
Invia commento
Cancella
avatar Emanuele Maggio
0
 
 
Cerco di rispondere a tutti.
A Gianni: le differenze tra il "regime berlusconiano" e quello mussoliniano sono certamente innumerevoli, tanto da non poterli minimamente rapportare. Io ho voluto proporre la definizione di "fascismo bipolare" delimitando un singolo aspetto del fascismo storico, tra l'altro nemmeno tra i più importanti: la figura carismatica del leader. Credo che non ci siano precedenti storici di questo fenomeno, ovvero di questo "culto negativo del capo" parallelo ad un "culto positivo". Quando mai si è vista una classe dirigente perpetrarsi in funzione contraria ad una singola persona? Posso capire singole campagne denigratorie contro personaggi politici, ma non un'intera realtà politica durata 20 anni!
Ad Armando:
Se diciamo che Berlusconi vuole applicare il progetto della P2, lo può applicare solo dando vita al "berlusconismo" per come l'ho inteso io, estendendo il concetto anche al polo antiberlusconia no: ovvero l'alternanza di due poli centristi, berlusconiani e antiberlusconia ni, quindi due poli "berlusconisti", che isolano le "frange estreme". Dire questo significa affermare che Berlusconi ha "oggettivamente" svolto una funzione "centripeta".
A ParkaDude:
Il problema non è che l'attuale "centrosinistra" prima dice di essere contro la guerra e poi in Parlamento vota a favore. L'attuale centrosinistra si schiera in modo esplicito e manifesto a favore della guerra, o comunque in senso filoamericano (è normale che se Obama decide di ritirarsi o di ridurre le spese, noi lo seguiamo). Il problema è che l'elettorato pacifista o antiamericano vota VOLUTAMENTE un partito guerrafondaio e filoamericano. E perchè lo fa? Per il VOTO UTILE, per battere Berlusconi. Ora, si dirà, se questa è una libera scelta dell'elettorato di sinistra, è legittima e non c'è il problema.
Invece i problemi sono due:
1) La preoccupazione del "voto utile" e delle varie "emergenze costituzionali" è stata creata mediaticamente.
2) Se anche riteniamo necessaria un'alleanza con le forze centriste per battere Berlusconi (che spesso ha superato il 40%), quest'alleanza dovrebbe tendere verso sinistra, non dico verso le forze anticapitaliste (effettivamente in minoranza), ma almeno verso quelle socialdemocrati che (ricordiamo che nel 1994 quasi il 30% degli italiani crociò falce e martello votando Pds - dove sono finiti tutti?). Invece la grandissima maggioranza dell'elettorato socialdemocrati co vota VOLUTAMENTE un partito - il PD - che ha esplicitamente abbandonato qualsiasi programma socialdemocrati co (vedi caso Mirafiori). E perchè accade questo? Soprattutto perchè il PD ha MEDIATICAMENTE COLONIZZATO lo spazio non coperto da Berlusconi, quindi agli occhi degli elettori appare, ahimè, come l'unica alternativa (e purtroppo è provato dall'esperienza lo schema "+ pubblicità = + voti").
Vorrei quindi che cominciassimo a pensare in termini di "GOLPE MEDIATICO", ma non riferendoci solo a Berlusconi, bensì anche al polo antiberlusconia no. Questa è la realtà storica, ventennale, del "berlusconismo".
Cari saluti a tutti!
Nome *
Inserisci l'e-mail per la verifica
URL
Code   
ChronoComments by Joomla Professional Solutions
Invia commento
Cancella
avatar armando
0
 
 
Ho letto la sua risposta. Mi dispiace non aver ieri completato il mio ragionamento partendo proprio dalla "nuova strategia della tensione". La P2 è responsabile di questa strategia e berlusconi ne è il garante e l'artefice operativo. Lo si capisce dalla composizione dei più influenti protagonisti della sua compagine politica. A cominciare da Cicchito, Frattini, ecc. La situazione politica italiana è in grande fermento. In questo periodo per "distrarre l'attenzione dal processo mediatico e reale di berlusconi, potrebbe verificarsi qualche atto sconsiderato organizzato proprio dalla P2 creando le condizioni per dare vita a una situazione di emergenza che farebbe ritardare la caduta di berlusconi, il quale potrebbe prendere in mano il momento favorevole leggiferando tutta una serie di provvedimenti restrittivi delle libertà. Il pericolo è reale ed è questa la via per riaprire una nuova strategia della tensione, e non il berlusconismo, ma il piduismo che sta dietro a lui ben nascosto, ma pericolosissimo che molto bene lo manovra. Grazie.
Nome *
Inserisci l'e-mail per la verifica
URL
Code   
ChronoComments by Joomla Professional Solutions
Invia commento
Cancella
avatar Domenico D'Angelo
0
 
 
Una domanda lecita chiedersi se Brlusconi è il puparo o il pupo? Credo di si. Il primo caso lo escluderei, considerando la levatura del personaggio. Il secondo caso lo ritengo più attendibile. Allora da dove partiamo per superare il Berlusconismo considerando che è un ordine mondiale da superare? Non mi pare che gli strumenti
cosidetti democratici ci possono aiutare. Il voto popolare è solo una farsa che serve a legittimare il potere di pochi.
saluti
Nome *
Inserisci l'e-mail per la verifica
URL
Code   
ChronoComments by Joomla Professional Solutions
Invia commento
Cancella
avatar Donatella Leoni
0
 
 
Lettura sempre utile: la società dello spettacolo di Guy Debord.

http://fc.retecivica.milano.it/~roberto.dicorato/Debord/indice.html
Nome *
Inserisci l'e-mail per la verifica
URL
Code   
ChronoComments by Joomla Professional Solutions
Invia commento
Cancella
avatar Arturo Alessandri
0
 
 
Quale fascismo è più pericoloso?Chi può dirlo! Di quello destrorso conosciamo le caratteristiche e "se lo conosci non ti uccide"(almeno non oggi) l'altro è più subdolo perché, pur predicando la contrapposizion e al precedente si ritiene una 'elite' che si alimenta di una ideologia purtroppo svuotata di contenuti e che, per adeguarsi all'agone politico contemporaneo ha dovuto fare propri i sistemi di accesso alla visibilità mediatica che sono propri dell'altra parte. Ciò li ha resi troppo simili, anche visivamente, ed è arduo distinguere i confini tra i due. Ritengo poi che della presunta 'superiorità antropologica' della sinistra si sia fatto abuso; intanto è tutta da dimostrare e se esiste sono convinto che troppo si alimenti di se stessa divenendo autoreferenzian te fino all'astrazione. Immagino che la politica debba scendere dagli 'altari' per occuparsi di concretezze.
Nome *
Inserisci l'e-mail per la verifica
URL
Code   
ChronoComments by Joomla Professional Solutions
Invia commento
Cancella
Nome *
Inserisci l'e-mail per la verifica
URL
Code   
ChronoComments by Joomla Professional Solutions
Invia commento
 

Vuoi iscriverti alla Newsletter?

Ricezione

Ultimi articoli

Shinystat

contatti

Per contatti, precisazioni, problemi: tonino@sinistrainrete.info - tonino.g@mclink.it

networked blogs

 
 

Cerca nel sito

Sinistrainrete è anche su Facebook!

Browser consigliati

Questo sito è ottimizzato
per i seguenti browser:

Firefox
Chrome
Opera
Safari

i più letti

link

Aldo Giannuli
Alfabeta2
Altreconomia
altrenotizie
altri
aprile on line
Arcoiris tv
Articolo 21
Attac
Bella Ciao
beppe grillo
Cambiailmondo

Campo Antimperialista
Carmillaonline
Carta
Cassandra
Centro Riforma dello Stato
Cercare ancora
Clash City Workers
Comedonchisciotte
Comunismo e comunità
Il Comunista Quotidiano
Connessioni per la lotta di classe
Contra-versus
Countdown

Crisi e Conflitti
Crisis
cristian
Critica Marxista
Dazebao
DeriveApprodi
DL online
Domenico Losurdo
Economia e Politica
Eguaglianza e libertà
emiliano brancaccio
Esc
Essere comunisti
Fabionews
Faremondo
Giap
Giornalismo Partecipativo
Global Project
Goodwin Box
Guerre e Pace
Homolaicus: Umanesimo laico e socialismo democratico
iceberg finanza
Il Cambiamento
Il Manifesto
Il Pane e le Rose
infoaut
Informazione scorretta
Intermarx
Karl Marx Platz
L'Ernesto
La Contraddizione
la grande crisi
La vecchia talpa
Lettera
Lettera 22
Libera Tv
Liberazione
Loop
L'orizzonte degli eventi
Lo Straniero
Luca Michelini storico dell'economia
Lunaria
Luogo Comune
Manifesto Sardo
martina
Marx 2010
Marxiana
Immateriali resistenti
Mazzetta
Megachip
Mondocane
Napoli Monitor
Nazione Indiana
Nigrizia
Nonluoghi
Odradek
Ozio Produttivo
Paolo Barnard
peacereporter
Politica & Classe
Posse
Progetto Alternativo

Proteo
Punto Informatico
Punto Informatico
Punto Rosso
Radio Sherwood
Sbilanciamoci
Sentieri Erranti
Senzasoste
sinistra in rete
Socialpress
Svolte epocali
unimondo
uniriot
Vis-à-vis
voci dalla strada
wildcat
Wu Ming Foundation
Zapruder
Z-Net


Contenuti flash

Oltre il determinismo: una storicità sovversiva

di Antonio Negri

Recensione di P. Dardot e C. Laval, Marx. Prenom: Karl, Edizioni Gallimard, Parigi, 2012

Quali sono i nodi più rilevanti di questo poderoso libro? È necessario chiederselo perché (essendo appunto troppo voluminoso – 800 pagine – da poter esser letto di un solo colpo) solo apprestando dei dispositivi di lettura, esso può essere scorso utilmente e permettere approssimazioni per una lettura centrata sui temi fondamentali e che venga, per così dire, sempre più precisandosi.

Il primo grande nodo consiste nell’espressione della necessità di rompere con la tradizione sempre parziale e settaria (quando non fosse introvabile) degli studi francesi su Marx. Qui invece Marx viene preso per intero, il filosofo l’economista il politico, ed è solo questa lettura, storicamente e filologicamente impiantata, senza “cesure” storiche né teoriche, che può permetterci di riprendere solidamente in mano l’interezza del discorso marxiano e di avanzare ipotesi nuove che si confrontino con quelle marxiane, attorno ad un progetto di emancipazione per l’attualità. Questa distanza critica dalla continuità della tradizione francese (ed in particolare dall’althusserismo), questo sentirsi in un’altra epoca dal XIX e XX secolo, non impedisce che gli autori si impegnino attorno a talune difficoltà ereditate dal passato. Solo per fare un paio di esempi, Dardot-Laval puntano criticamente molto in alto quando, ad esempio, in una polemica che sembra solo terminologica ma non lo è, traducono il concetto marxiano di Mehrwert, con plus-de-value. Non si tratta semplicemente di un’elegante reminiscenza lacaniana ma di una forte polemica, non solo contro un uso consolidato ma (ci sembra) anche contro le concezioni quasi metafisiche del plusvalore che tanto hanno afflitto i comunismi religiosi (cosa che non può lasciare indifferente un “operaista” e rende senz’altro felice chi nell’oggi, nell’epoca del capitalismo cognitivo, considera il Mehrwert senz’altro come una “eccedenza”). Non meno decisiva sembra la presa di distanza, solo per fare un altro esempio, dalla discussione di un tema, indubbiamente centrale per i marxisti, qui preso nel rinnovamento della discussione fra Séve e Fischbach, sulla maggiore o minore rilevanza delle determinazioni oggettive o di quelle soggettive nella costruzione del progetto marxiano di comunismo.

Leggi tutto...