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Marco Cedolin: Impiegati, quasi disoccupati

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Impiegati, quasi disoccupati

Marco Cedolin

La classe politica in versione estiva, tarantolata dalla canicola e dalla necessità di giustificare in qualche maniera la propria esistenza, non può concedersi all'inanità sotto all'ombrellone, senza fare parlare di sè, magari rischiando d'imborghesirsi fra un festino alla coca, una gita in barca e una puntata a Montecarlo.

Il rischio sarebbe quello di palesare impietosamente la propria inutilità, simile a quella di un vecchio scarpone bucato buono solo per il cassonetto.

Così, stoicamente, ostentando grande spirito di sacrificio, incuranti del solleone, i mestieranti della politica si stanno prodigando nel mettere in scena quasi giornalmente tragedie, scontri cruenti, duelli all'ultimo sangue e colpi di scena degni dei thriller più efferati.

L'ex di un pò di tutto Gianfranco Fini pugnala alla schiena il proprio mecenate, mentre Berlusconi, morituro gli urla “tu quoque Gianfranco fili mi”. Il PDL trasformatosi per l'occasione in una Duma di ferro procede ad espellere l'attentatore in una maniera che ricorda da vicino l'epurazione del “povero” Turigliatto da Rifondazione Comunista, durante la prima crisi del governo Prodi....

Bersani invoca le elezioni anticipate, pur sapendo di essere a capo di un'armata Brancaleone in caduta libera ormai da tempo immemorabile.

Casini si manifesta pronto a difendere Fini anche con il proprio corpo, sempre che la situazione gli consenta di farlo senza spettinarsi, mentre Nichi Vendola si propone come l'uomo adatto per rifondare una sinistra che a furia di rifondazioni è diventata un oggetto sconosciuto privo di qualsiasi coordinata ed utilità.

In molti auspicano la nascita di un governo tecnico capeggiato da qualche industriale o qualche banchiere.

Bossi e Berlusconi (ripresosi dalla coltellata molto più in fretta che dall'impatto con la statuetta del Duomo) assicurano che si andrà avanti così, con le riforme. Gasparri minaccia le elezioni, La Russa si manifesta distratto, poiché  ha appena preso coscienza con rammarico del fatto che il suo partito possedeva una casa a Montecarlo, riguardo alla quale non gli era stato detto nulla, e così non si fa dal momento che in politica si divide in parti uguali.

Di Pietro insolitamente sembra più calmo del solito, mentre Beppe Grillo annuncia che in caso di elezioni scenderà in campo anche lui.


Ad un'occhiata superficiale la situazione potrebbe apparire esplosiva e prodromica di stravolgimenti epocali per il paese.

Se non fosse per il piccolo particolare che questi signori non governano già oggi più nulla, né potrebbero proporsi per governare in futuro alcunché. Non potrebbero fare riforme e legiferare su temi importanti, dal momento che non possiedono più la sovranità per permetterselo. Non possiedono neppure più l'autorità per dettare una manovra finanziaria, dal momento che a partire da quella attuale questo compito è di esclusiva competenza della UE. Tutte le decisioni riguardanti il futuro del nostro paese vengono prese altrove e prescindono da un parlamento composto esclusivamente da impiegati che a breve termine rischieranno di perdere il loro posto di lavoro, per trasformarsi in disoccupati “di lusso” che certamente riusciranno a riciclarsi in maniera conveniente fra le pieghe dei possedimenti dei loro padroni.

Per ora l’importante è che riescano a dimostrarsi dei buoni attori, che si accapigliano fra loro senza soluzione di continuità, per cambiare le sorti dell’Italia, e producano tanto fumo da riuscire a nascondere alla vista dei più, coloro che a Bruxelles le sorti dell’Italia le stanno cambiando davvero, senza neppure doversi premurare di chiedere il permesso agli italiani.

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L'euro è salvo. Almeno per qualche giorno

di Vincenzo Comito

Un accordo dell’ultima ora forse salva l’euro, almeno per ora. Ma politici e “tecnici” non sembrano in grado di far uscire il mondo dalla trappola in cui esso è stato spinto

“…anche se questo accordo funziona, …non c’è niente che risolva il problema di competitività che tocca i paesi più deboli dell’eurozona o che offra loro qualcos’altro che molti anni di dura austerità…” H. Stewart. “…questa, nella sostanza, è una crisi delle bilance dei pagamenti…” M. Wolf. “…noi non stiamo salvando i greci o gli italiani… noi stiamo salvando le nostre banche (quelle tedesche), noi stessi e le nostre poltrone… la questione è tutta qui…” F.-W. Steinmeier, leader della Spd tedesca. “...la percezione della minaccia di un disastro non sempre è sufficiente a impedire che esso poi accada…” The Economist, a.

Premessa

Appare ormai possibile, anche se non è certo, dopo le misure prese dal governo Monti, nonché gli accordi del vertice europeo del 9 dicembre, la nuova disponibilità ad ampliare i suoi interventi manifestata inoltre dalla Bce e infine la stessa stanchezza degli operatori, che il sistema dell’euro, almeno per il momento, non vada a pezzi e che la partita sia rimandata per qualche tempo. Certamente, comunque, ha probabilmente ragione Claude Junker quando afferma, appena conclusi i lavori, “…non penso che questo sia l’ultimo vertice per salvare l’euro…”.

Va comunque subito sottolineato al riguardo che, come c’era da aspettarsi, quando gli orizzonti della moneta unica sembrano schiarirsi almeno un poco, si trova sempre una qualche agenzia di rating che cerca di fare del sabotaggio; questa volta è toccato a Standard & Poor’s minacciare di degradare il rating di 15 paesi della zona euro, compresa la Germania e anche quello del fondo salva stati.

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