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Vendola in orbita, Ferrero nel pallone

Leonardo Mazzei   

Ex (?) bertinottiani: due strade diverse, forse contrapposte, ma unite nel non rispondere alle domande dell’oggi

Nichi Vendola si è montato la testa e vuol fare il presidente del Consiglio; Ferrero, più modestamente, si accontenterebbe di vivacchiare riportando in parlamento una sua pattugglietta, meglio (parole sue) se ininfluente sugli assetti governativi.
I due epigoni di un bertinottismo che non ha mai fatto veramente i conti con se stesso, che si sono scannati due anni fa al congresso di Chianciano, si auto-assegnano obiettivi tanto diversi, ma lo fanno nella comune rimozione dei nodi dell’oggi.

Questa è la questione più interessante che ci viene consegnata da un fine settimana che ha visto la riunione del Comitato politico (Cpn) del Prc, in contemporanea con la kermesse pugliese che aveva lo scopo di ufficializzare la candidatura di Vendola a Palazzo Chigi, via primarie.

Per arrivare al cuore del problema che ci interessa – l’assenza di vere proposte sulla crisi sistemica in atto, emblema vivente di una “sinistra” ormai priva di idee – conviene partire dalla vendolata  in terra barese, per poi arrivare alle proposte di Ferrero.

Ultimo aggiornamento Lunedì 26 Luglio 2010 19:00
 
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Vendola verso dove?

Nique la Police

La candidatura di Nichi Vendola alle eventuali primarie del centrosinistra pone una fitta serie di problemi e di interrogativi. In fondo si tratta comunque di temi produttivi perché è quando ci sono delle proposte politiche che tutti, anche chi non le vede con favore, sono costretti ad aggiornare e rivedere strategie, tattiche e modi di agire.

Cominciamo da una frase discutibile di Vendola pronunciata durante il meeting delle Fabbriche di Nichi che si è svolto in Puglia. Dice Vendola, riportato dal Manifesto: “c’è a sinistra un’etica e un’estetica della sconfitta e della bella morte, ti infilzano ma con la bandiera rossa che ti cade addosso come un sublime sipario: che palle!”.

Finale del discorso degno di Ecce Bombo a parte, e comprendendo le necessità di concedere un po’ di scena alla platea, è abitudine di Vendola ridurre spesso la questione comunista in Italia a tematica identitaria e residuale, persino suicida. Certo, non ci sfuggono le perversioni politiche che hanno divorato, sia in forma di gruppetti identitari che di grumi clientelari, tutte le formazioni comuniste in Italia dopo l’89. Il punto è che regolarmente dai primi anni novanta, senza considerare le significative sperimentazioni degli anni ’80 (il “né di destra né di sinistra” dei verdi è di quel decennio), anche tutte le culture dell’oltrepassamento della sinistra hanno subito significative sconfitte senza mai saper contrastare l’egemonia della destra. Anzi spesso metabolizzando pratiche e comportamenti da lobby, magari del terzo settore o dell’economia “creativa”, degne dei partitini della prima repubblica. E’ quindi la politica di massa che, nell’ultimo ventennio, ha fallito in questo paese.

 
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La nascita dell’Unione Sindacale di Base

Nuove potenzialità per una battaglia sindacale indipendente a tutto campo

a cura della redazione di Contropiano

La costituzione formale e l’avvio del nuovo soggetto sindacale unitario – l’Unione Sindacale di Base – previsto per maggio, costituisce, senza ombra di dubbio, un fatto politico rilevante  che travalica lo specifico ridotto della “questione sindacale” e segna positivamente questa complessa e difficile stagione sociale che stiamo attraversando.

Come è noto, la Rete dei Comunisti ha sempre sostenuto tutte le esperienze del sindacalismo di base ed indipendente le quali, a vario titolo, e con percorsi politici ed organizzativi non sempre lineari, hanno costituito, nel corso dei decenni che stanno alle nostre spalle, un importante spaccato del movimento dei lavoratori e delle più generali forme con cui si è connaturato il conflitto sociale nel nostro paese.

La nascita, quindi, di una nuova confederazione - l’Unione Sindacale di Base - come risultato di un complesso lavorio di discussione, confronto e di ulteriore ricerca sul campo, avviato dalla Federazione delle RdB, dall’SdL Intecategoriale, da consistenti pezzi della CUB e da tanti compagni, lavoratori, attivisti senza tessera, mostra concretamente – ben oltre gli effettivi numerici delle organizzazioni citate – la volontà politica e la determinazione necessaria per lanciare una inedita e riqualificata proposta di nuova identità e di più avanzata prospettiva di lotta e di organizzazione [1].

Ultimo aggiornamento Venerdì 21 Maggio 2010 14:40
 
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Soggettività, comunicazione, conflitti nella crisi economica, mediale e governamentale

di Antagonist* contro la crisi

(documento preparatorio alla 2 giorni antagonista del 20-21 marzo @ csoa Askatasuna - Torino)

A due anni dallo scoppio della crisi dei mutui, padroni e gran capitale tirano un insperato quanto precario sospiro di sollievo. La paura di risposte massificate agli effetti della crisi è momentaneamente archiviata. Il fantasma della 'frana' lascia il posto alla più rassicurante metafora della crisi come 'palude'. Eppure, tutti i nodi politici che essa ha portato in primo piano restano irrisolti, esiti e governabilità futuri imprevedibili.

In successive corto-circuitazioni, la crisi è passata dai mercati finanziari alle banche, penetrando poi da queste fin nei gangli dell'economia 'reale'. Un effetto a cascata virale dove però non è più possibile distinguere tra faccia buona e faccia cattiva di un'economia ormai totalmente risucchiata dalla finanza, meta-codice che regola dall'alto tutto il processo di valorizzazione capitalista, dalla produzione alla re-distribuzione della ricchezza sociale. Se la sussunzione reale design - in abstracto - lo stadio del capitalismo in cui è la vita stessa ad essere completamente messa al lavoro, il neo-liberismo ne è stato la declinazione storica concreta: sconfitta della rigidità operaia e globalizzazione dell'economia sotto il comando di un dispositivo finanziario che incorpora tutto, dal fondo pensione del risparmiatore minuto al bilancio pubblico di interi stati.

Ultimo aggiornamento Lunedì 12 Aprile 2010 20:29
 
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PARTITO E ORGANIZZAZIONE: UNA BASE DI DISCUSSIONE PER I COMUNISTI IN ITALIA

Rete dei Comunisti

Misurarsi su un piano politico e teorico su come i comunisti si debbano organizzare in un contesto storico come l’attuale e in uno dei poli imperialisti di questo nuovo secolo come quello dell’Unione Europea è sicuramente un compito di estrema difficoltà. D’altra parte le opzioni oggi esistenti nel nostro paese non ci sembrano soddisfacenti e, soprattutto, crediamo che vadano riviste alla luce di una elaborazione e confronto approfondito che non possano dare per scontati presupposti che a noi ora non sembrano più tali.

In questi anni ci siamo trovati di fronte a due tipi di possibilità. La prima è stata quella della riproposizione tout court del partito comunista di massa nato nel dopoguerra, in un contesto storico e internazionale del tutto diverso nel quale svolse certamente una funzione fondamentale fino a modificare in quei decenni i rapporti di forza tra le classi nel nostro paese.

Ultimo aggiornamento Lunedì 26 Aprile 2010 20:18
 
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