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Karlo Raveli: Un'ALBA al tramonto?

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Un'ALBA al tramonto?

Riflessioni operaie sul manifesto italiano per un nuovo soggetto politico

di Karlo Raveli

Quanta energia critica si disperde di nuovo in questo tentativo di ridar vitalità sociale a un congegno parlamentare partitocratico in fase sempre più senile, e probabilmente terminale!

Ma è possibile che si creda ancora di poter scoprire un nuovo soggetto politico – nel senso di regime - valido per riformare questo tipo di istituzioni? Quando ammetteremo che il regime parlamentare del vecchio stato-nazione novecentesco non serve ormai a nient'altro che mantenere in piedi un'ossatura istituzionale capitalista globale, soprattutto metropolitana, proprio quando i principali valori su cui fa perno - la cosiddetta democrazia, in primo luogo, e persino lo stesso lavorismo cristiano-capitalista - si stanno svuotando di quei fondamenti etici e ideologici alienanti che si pretendeva assoluti e da riprodurre all'infinito?

Non c'è più possibilità di una speranza organizzata, come la chiamava Sandro Medici su Il Manifesto, all'interno dei meccanismi politici dell'attuale regime. E anche se si pensasse di averla di nuovo trovata, per un altro tentativo di palazzo, il vecchio stato-nazione novecentesco riuscirebbe sempre ad annullarla con la sua pesantezza, e assorbirla nelle sue inerzie, come ormai avrebbe dovuto insegnarci la storia degli ultimi decenni. Ma soprattutto la nuova fase di centralizzazione del comando istituzionale liberista.

La politica nel regime, e del regime, ciò che stolti - e interessati - si ostinano a chiamare democrazia, non riesce nemmeno più a esercitare quel ruolo di corpo intermedio di cui si parla, ormai totalmente neutralizzata dal potere economico, soprattutto attraverso il controllo finanziario e mediatico globale.

Ma i nostri Donchisciotte insistono, come Medici e tutti gli altri quando affermano la necessità di “riannodare il filo spezzato tra politica e società, e forse costruire una soggettività nuova che si proponga di aprire promettenti prospettive”.


Promettenti per chi e per cosa?

Forse per tentare di reintegrare nei meccanismi di regime quell'altro soggetto politico sempre più reale e importante, nel suo processo di formazione globale, internazionale, che come Occupy WS degli Stati Uniti ha già fissato la nuova scadenza di visibilizzazione, estensione e accumulazione politica per il prossimo 12 di maggio, dopo il successo del mayday?

Com'è possibile pensare che si possano integrare, per esempio in una rinnovata forma-partito, le moltitudini attive che hanno capito che non si tratta più di cambiare regimi politici ma il proprio sistema che li produce?

Tanto più che, se analizziamo le componenti reali di questo movimento tuttavia in costruzione ed espressione incipienti, nei termini classici della politica occidentale, un'altra cosa va sottolineata: è la prima volta nella storia del capitalismo che si assiste alla possibilità di un processo di ricomposizione politica reale della classe antagonista al Capitale. E non stiamo trattando di classi statali o nazionali di lavoratori/impiegati stabili del capitale e dello stato: il processo è globale, a partire dall'emergenza tunisina che si è subito estesa, e sembra proprio lasciar dietro di sé tutte le ideologie lavoriste e di sinistra, nelle metropoli.

Se da un lato non funzionano ormai più - e finalmente! - le tradizionali categorie sociologiche come la rifritta classe lavoratrice novecentesca, con le sue temporanee eccellenze di crescita politica (lavoratore professionale d'inizio secolo, quello del '17-18, o il lavoratore-massa dei '60-70) o le maccheroniche “classi medie” occidentali della seconda metà del secolo XX (ed ora cinesi, come cominciano a pretendere alcuni!) che racchiudono in generale vere frazioni capitalizzate dei settori di lavoratori più garantiti, dall'altro lato i nuclei più avanzati del movimento riscoprono una a una tutte le contraddizioni chiave del sistema. E quindi cresce il potenziale protagonista di ogni settore della classe, oltre le sue frazioni stabilmente impiegate, lavoratrici. Precari, migranti e disoccupati in prima fila.

Nello stesso tempo in cui rifiutano o sorpassano le ideologie delle fasi precedenti di lotta sociale aperta, rimettono le ragioni dello scontro sul piano centrale, non solo della legge del valore come le vecchie sinistre radicali, ma proprio sulla contraddizione centrale e generale: beni comuni monopolizzati e alienazione universale, sfruttamento globale del lavoro e delle risorse, questione del benessere comune (Bien Vivir) e dell'equilibrio bioregionale e naturalmente internazionale e planetario.

Allora: non è questa la vera classe operaia - operaio-Gaia - in fase di ricomposizione globale, che abbandona gli orpelli del lavorismo delle sinistre del sistema - radicali o riformiste - per esempio con la critica sempre più radicale al sindacalismo capitalista e di regime, impostando la lotta di classe - non ancora così formulata ma non ci sarà molto da aspettare - sulle sue basi fondamentali: la proprietà e l'alienazione universale, e poi logicamente lo sfruttamento prosumer, come suggerisce, mi sembra, Formenti?

Certo, ciò è possibile se si abbandonano, come sta succedendo proprio negli Stati Uniti, i concetti sociologici e lavoristi di classe, e si recupera la valenza dialettica generale del concetto.

Classe non più come settore sociale determinato, magari politicizzato come detta la lontanissima tradizione marxista-leninista, e nemmeno classe solo come composizione formata e organica dei suoi settori più significativi: lavoratori, disoccupati, precari, studenti (operai in formazione) migranti (operai in mobilità estrema), riproduttori (-trici), molti di loro metropolitani della costellazione prosumer, ecc. Bensì come approccio politico materialista (ora sarebbe il sintetico o proletario "99%") alla realtà della contraddizione del sistema. Da superare radicalmente.


Morta la “classe”, viva la classe

Come paradigma analitico della polis; e intesa organizzativamente come rete di reti, paradigma politico dei processi sociali sotto la contraddizione fondamentale del sistema.

Cioè assumendo la vera dialettica del concetto “classe”, strumento politico radicale, generale e aperto a tutte le estensioni nazionale della classe, in ogni realtà bioregionale ed economica, con tutte le assolute diversità di reti-movimento, sempre più connesse globalmente.

Non più meccaniche di classi (lavoratrici), con le loro forme o formazioni (politiche), ma interpretazioni dialettiche di movimenti reticolari, assunti come classe nell'analisi in modo materialista radicale e dialettico nel fondo, non nella fabbrica! E soprattutto a scala mondiale. Il sogno di Marx.

Ed ecco che ora sì, finalmente, possiamo recuperare le domande di fondo che alcuni marxiani si son già fatti molto tempo fa sul lavorismo, su quel mito-virus di classe lavoratrice che diventa La Classe Operaia, come Romano Alquati per esempio, e anche sull'assurdo 'operaio sociale' che si potrebbe accettare solo quando operaio è sinonimo di lavoratore, o peggio ancora come suo sottoprodotto, lasciando allora Senza Nome la classe antagonista reale. Troppo facile e comodo questo travestimento quasi iperbolico di un 'operaio sociale', inventato dall'operaismo lavorista senza fare l'autocritica sul lavorismo concettuale della “classe operaia = lavoratrice”. Non era potere operaio, ma potere del Lavoro! Lavoro salariato, capitalista.

La classe operaia reale non è lavoratrice. I lavoratori 'classici' come i recenti 'prosumer' sono solo un settore minoritario della Classe Globale, con incidenze decrescenti più ci allontaniamo dalle metropoli e dall'era industriale.

Quindi, classe antagonista reale non secondo il dogma ideologico della legge del valore lavoro - strumento marxiano essenziale certo, se non diventa diktat dell'ideologia marxista lavorista come un assoluto determinante per definire le classi - ma secondo l'unico quadro di messa a fuoco generale della lotta di classe: la contraddizione fondamentale tra appropriazione privata capitalista dei beni comuni, e dei mezzi produttivi, internet compreso naturalmente, e carattere sociale del lavoro, dell'attività creativa/produttiva generale. La classe antagonista è qui, tutta in queste contraddizioni senza ovviarne nessuna! e non unicamente nella fabbrica - industriale o TIC - di creazione, produzione ed espropriazione di valore!

Il liberismo ha scatenato le furie della precarietà: ha spianato così la via alla ricomposizione politica della classe al completo. Perché non c'è niente come un precario per riconoscersi facilmente come “soggetto” operaio globale. E allora eccolo il “nuovo” soggetto in formazione, soggetto reale nella polis materialista, che non chiede di riannodare il filo spezzato tra politica e società ma POTERE, Kratos, senza nuove mediazioni alienate e alienanti come i partiti del regime parlamentare.

E lo pratica disarcionando il mito-virus della classe lavoratrice garantita, quindi pronto non solo a spazzare i regimi politici e istituzionali del capitale, partiti in prima fila, ma a spezzare le proprie radici del sistema, al completo. Fuori e dentro le fabbriche, vecchie e nuove, Foxcom in Cina o la fabbrica-globale Internet. Riappropriazione dei Beni Comuni per un Bien Vivir globale.

Poi vedremo se e come assumerebbe nuove forme politiche precise e stabili, se fosse necessario, per accelerare l'estinzione dei sistemici stati-nazione in primo luogo, e della forma-stato preistorica, definitivamente.

 

Commenti   

 
#1 martelun 2012-05-05 22:06
Ci sono segnali precisi che vengono dai paesi del sud america che il mondo è in movimento. La Bolivia nazionalizza la compagnia elettrica.
Gli Stati emergenti, dove possono, si riappropriano delle risorse naturali (Argentina) si riappropriano delle proprie industrie.
Nel mondo occidentale, il popolo islandese, in gran maggioranza respinge le politiche economiche neoliberiste del FMI, che tanto male ha fatto in passato a chi ha dovuto sposare questa linea politica economica, della BCE e della Commissione Europea.
In Grecia, in Portogallo, nella Spagna i movimenti di protesta sono quotidiani, duri violenti, si ha consapevolezza che le politiche imposte non risolvono ma affamano sempre di più larghi strati della popolazione.
In Italia il distacco tra i cittadini e la politica è ormai diventato incolmabile, tant'è che lo stesso Capitale italiano attraverso i suoi media ha riesumato l'attuale sinistra extra parlamentare, poco Diliberto molto Ferrero,in quanto il libero battitore Vendola non riesce più a coprire gli spazi a sinistra del PD, spostandosi questo partito sempre più nettamente nell'area neoliberista.
E' stato riesumato anche Grilli e il suo Movimento dandogli il compito parziale di farlo diventare sempre più istituzionale e aggiogarlo al carro del Capitale italiano.

Quindi in questo vuoto, la proposta di costruire un soggetto politico nuovo, in linea di principio non è sbagliata, i tempi sono quelli giusti.
Ma è la stessa proposta che è limitativa e fuorviante in quanto si riallaccia, giustamente compreso dall'autore-i del post, con una metodologia antiquata e comunque proporre una organizzazione che andava bene nel novecento e che oggi non ha più ragione di essere.

Oggi la soggettività politica, di chi si muove su questo terreno, è talmente elevata che lo schema partito è insufficente a contenere l'esuberanza, le capacità, le competenze che si sono autodittamente prodotte che le attuali tecnologie hanno messo a disposizione di ogni singola soggettività e non aver compreso questo si è gia out in partenza.
Oggi la soggettività indiduale richiede e pretende circolarità e non gerarchie e riconosce solo l'umiltà e lo spirito di servizio. Tutto è messo in discussione e non si può più barare.
Un esempio, Vendola era partito alla grande, con un grande capitale di fiducia alle spalle, nel giro di due tre anni si è bruciato una potenzialità elevatissima.
Oggi nessuno perdona gli sbagli soprattutto se c'è malafede, e il soggetto collettivo che si sta sempre di più costituendo è capace di scovare ogni minima contraddizione e ha la capacità e possibilità di sbattetterla in faccia tranquillamente e ferocemente. Nulla si dimentica, tutto rimane.
Si sono riaperte vecchie ferite, come il patto tra lo Stato italiano e la mafia siciliana, dei primi anni '90, questo non grazie alle istituzioni più istituzionalizz ate ma perchè c'e stata e c'è una forte volonta politica da parte della soggettività individuale a chiarire, comunque ad arrivare alle rese dei conti.

Bisogna avere il coraggio di "sporcarsi le mani" di confrontarsi, di essere parte dell'insieme che si è costruito, che si sta costruendo. Adesso è uno stato di attenzione e di circolazione di idee, arriverà il momento in cui queste cominceranno a camminare, con una pratica sulle spalle, un'esperienza che ha plasmato e plasma, si troveranno delle forme di organizzazione che risponderanno alla bisogna.
Ora è il tempo di arare e seminare, arriveranno le piantine.
Citazione
 
 
#2 Mario 2012-05-07 12:31
Leggendo l'articolo (faticoso, perchè ricco di espressioni e periodi molto complessi) mi viene da pensare che se ALBA, come nuovo soggetto politico appare all'autore velleitario o comunque legato a vecchi schemi di democrazia borghese (peraltro mai equamente applicata e nei quali fondamenti teorici comunque mi riconosco) anche qui non si scherza! Io che immodestamente ritenevo di avere una buona padronanza della lingua e dei linguaggi politici in generale, mi sono smarrito. Allora di quale classe universale parliamo, se la maggior parte della gente dei ceti popolari più sfruttati viene sedotta dal ben più semplice linguaggio della ricchezza (alla quale anela, magari comprando "gratta e vinci"). Forse un esempio, borghese quanto si vuole, comunque di onestà e democrazia, non servilismo o opportunismo, può rappresentare una proposta politica di una classe sociale magari privilegiata e minoritaria (almeno nella cultura, che oggi è un bene poco costoso anche per un impiegato come me, manca solo il tempo) ma comunque dignitosa, in attesa che la speranza di una nuova Classe collettiva sorga.....quand o avrà compreso il messaggio!
Citazione
 
 
#3 tonino 2012-05-07 16:01
Solo una nota: Karlo non vive in Italia da molti anni e con evidenza nel suo linguaggio ultrasintetico traspare la fatica di esprimersi in italiano. Un suggerimento per districarsi è leggere i suoi articoli precedenti, dove alcune posizioni sono maggiormente esplicitate:
http://www.sinistrainrete.info/sinistra-radicale/1006-karlo-raveli-predicando-nel-deserto-laburista.html
http://www.sinistrainrete.info/component/content/article/79-analisi-di-classe/1074-karlo-raveli-precarieta-operaia-leva-decisiva-per-laffossamento-del-capitalismo.html
http://www.sinistrainrete.info/component/content/article/79-analisi-di-classe/1241-karlo-raveli-con-il-laburismo-italiano-vince-marchionne-ma-forse-non-in-egitto.html
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#4 Mario 2012-05-07 22:19
Ok, grazie per il contributo, mi impegnerò a leggere anche gli altri articoli. Con molta stima.
Citazione
 
 
#5 danilo dantonio 2012-05-10 01:23
###

Nasce il Quarto polo di Paul Ginsborg
"Partiti inadeguati, colmiamo il buco"

Documento firmato da Rodotà,
Gallino, Revelli, Viale e Pepino
per un nuovo soggetto politico:
"Oggi il Palazzo non rappresenta
il Paese, serve un atto di rottura"

L’embrione del «quarto polo» della politica italiana nasce domani. Dopo quasi tre mesi di lavoro, un gruppo di docenti universitari pubblica un «manifesto per un soggetto politico nuovo» destinato a scompaginare i piani dei partiti in vista delle elezioni del prossimo anno ...

http://www3.lastampa.it/politica/sezioni/articolo/lstp/448206/

###





Ecco l'ennesima FINTA NOVITA'.

Trattasi in gran parte dei soliti statali cui non va a genio una politica che, sia da destra che da sinistra, si sta dimenticando di loro e provvedono quindi a costituire essi stessi un PARTITO degli STATALI con la precipua finalità che si può immaginare: proseguio per l'eternità dell'accaparram ento da parte loro della nostra Res Publica.


Oh, dottissimo Paul Ginsborg, tu che sei uno storico sfavillante, perché non ci racconti com'è nato l'uso di assegnare a vita un pubblico impiego? Perché non ci spieghi come mai, quando la sovranità passò al popolo con l'avvento della democrazia, un bene comune così importante come la Funzione Pubblica, fondamentale per l'andamento della società, rimase ostaggio di una minoranza, come ai tempi del duce e del re, relegandoci in una indegna condizione d'impotenza, piuttosto che iniziare ad essere condiviso tra tutti i cittadini dotati dei necessari requisiti e desiderosi di prestare servizio?

Oh, illustrissimi Gallino, Revelli, Viale e Pepino, che ne direste di cominciare a trattare il tema di un equo impiego pubblico a rotazione, che permetta finalmente ai cittadini di essere concretamente partecipi della loro stessa RES PUBLICA, del loro fondamentale BENE COMUNE?


Nel mentre che costoro riflettono sui quesiti posti, noi che siam qui on line, noi che siamo ormai di molto avanti rispetto a loro per quanto concerne la concezione di una società davvero democratica, continuiamo ad affermare e sviluppare la presa di coscienza che nessun Parlamento da solo ci potrà dare la Democrazia.

Ma la FUNZIONE PUBBLICA sì! ;-)


Danilo D'Antonio

Equo Impiego Pubblico a Rotazione
http://www.hyperlinker.com/ars/pre_index_it.htm
Citazione
 
 
#6 carmine 2012-05-10 20:17
tutto giusto,a mio parere sull analisi di classe anceh se si tiene presente di un mondo quello occidentale,il mondo orientale è ancora legato allo schema operaistico in attesa di esser anche li superato,ma il tutto però è troppo intriso di materialismo storico.tanto larivoluzione verrà e spazzera tutto.io non credo nel frattempo che ci si organizzi c' è bisogno di agire anche sul presente e quello non è così semplice e tutti i tentativi di resistere al sistema sono buoni o quanto meno in buona fede
Citazione
 
 
#7 KR 2012-05-11 14:21
Si, Danilo, la vostra proposta può entrare in linea di conto, in un processo di sviluppo democratico della società, ma ora non vedo possibilità di realizzarla. Tantopiù se affermi l'erronea premessa: "la sovranità passò al popolo con l'avvento della democrazia".
Cioè, accetti e presumi premesse realmente inesistenti.

Perchè ciò che abbiamo oggi NON è democrazia.
Si tratta di un regime politico-istitu zionale che si contrabbanda per democratico, ma non lo è nemmeno formalmente.
Gli stati del Capitale, quelle 200 istituzioni statali che si sono ripartite fin'ora "la gestione" delle varie migliaia di nazioni del pianeta - nel senso di popoli con una reale 'identità' culturale specifica - parlano di democrazia per il regime "piú avanzato" che abbiano trovato le rispettive classi al potere, per integrarci nelle loro istituzioni: il REGIME PARLAMENTARIO partitocratico appunto. Ma dimmi tu dov'è questa democrazia, demos kratos, potere del popolo...!

Si tratta invece di un REGIME che non segue in assoluto linee o processi democratici di sviluppo, bensì usa determinate opzioni formali (di una certa concezione della democrazia) per consolidare il potere reale (economico) negli stati e su di essi (via transnazionali) .

Per questo dobbiamo ancora parlare di lotta di classe:
per superare l'algoritmo capitalista, nella sua base fondamentale, la economica o economico-socia le, come unica possibilità di entrare realmente in un processo di sviluppo democratico delle società.
Dove, certamente, dovranno essere prese in considerazione proposte logiche o naturali come quella che fate.
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