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EffeEmme: Le asimmetrie informative di Stiglitz

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Le asimmetrie informative di Stiglitz

di EffeEmme

Uno dei paradossi di quest'ultima crisi economica è legata ad un fenomeno che un decennio fa non ci saremmo potuti immaginare: il ritorno dello "stato"-come struttura di controllo- nei proclami dei neo-liberisti.

Come ha ben mostrato D. Harvey,  nel volume "Breve storia del neoliberismo", tale termine è entrato in voga per significare le politiche di deregolamentazione e di privatizzazione di alcuni governi di destra dei primi anni Ottanta: Thatcher e Reagan, su tutti.

Tali azioni  erano volte a diminuire le restrizioni e il controllo da parte dell'autorità centrale  per favorire il libero auto-strutturarsi del Mercato. Si riteneva, così facendo, di poter stimolare l'aumento della ricchezza.

Oggi sappiamo che questa è una "stronzata", nel senso concettualizzato da Harry G  Frankfurt di "inquinatrice" del dibattito pubblico. Una notizia infondata e pericolosa che non permette di discernere ciò che può essere argomentato da ciò che deve essere soltanto creduto.

Joseph Stiglitz, autore del recentissimo (e interessantissimo) "Bancarotta. L'economia globale in caduta libera", professore alla Graduate School of business della Columbia University, recentemente divenuto membro della Pontificia Accademia delle Scienze, premio Nobel per l'economia nel 2001 (ma questo non vuol dire niente!), lo aveva ben chiarito attraverso la concettualizzazione delle Asimmetrie informative

In breve, di cosa parla Stiglitz?

Secondo l'economista, i mercati quando vengono lasciati liberi di autoregolarsi (formula cara ai neo-liberisti), producono un surplus di ingiustizia sociale. Questo è dovuto alla imperfetta circolazione delle informazioni. Sappiamo benissimo che la comunicazione non è trasmissione ma atto fondativo, cioè creazione di mondi, quando però gli enunciati che costituiscono i singoli atti locutori sono mere "stronzate" (sempre nel senso di Frankfurt) ecco che il rischio è l'intorbidimento asimmetrico della realtà.

Spieghiamoci meglio.

I mercati si strutturano in base alle scelte dei signoli agenti economici. Questi ultimi non li dobbiamo immaginare alla stregua di monadi Leibneziane ma in relazione continua, secondo un processo rizomatico che crea le parti dell'insieme secondo la novità data dalle connessioni contingenti.

La logica che guida l'agire degli agenti è la massimizzazione dei profitti e dell'utilità. La ratio cerca di dedurre dalle informazioni in possesso le scelte che meglio possono garantire il massimo dell'utile. Il problema sta nelle asimmetrie di cui parlavamo, cioè nella differenza tra le notizie possedute dagli agenti  economici e nella scorrettezza , spesso funzionale, di queste informazioni assunte quali premesse . Se a ciò aggiungiamo una ontologica difficoltà a reificare questi "punti di partenza" a fini di calcolo ecco che il "minestrone" risulta servito.

Un problema di "cattiva" informazione, quindi. E l'informazione produce l'essere...

Stiglitz non offre facili ricette, cerca però da anni di evidenziare il necessario spazio che deve essere lasciato agli organismi di controllo, pena l'anarchia funzionalmente gestita da pochi attori in possesso delle "informazioni giuste".

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Cosa sono i teorici della decrescita e come lottano contro il marxismo

di Domenico Moro

Recentemente il concetto di decrescita si è diffuso in molti settori, dalla destra alla sinistra istituzionale[1] e persino fra la sinistra radicale e comunista. La decrescita sembra, in apparenza, una risposta ai mali dell’epoca attuale, dall’esaurimento delle risorse energetiche alla crisi ecologica alla gestione dei rifiuti fino alla crisi economica. Il male sarebbe l’eccesso di consumo. La soluzione, dunque, starebbe nel consumare di meno. E per consumare di meno bisogna decrescere.
 
La crescita è così diventata il “cancro dell’umanità”. I teorici della decrescita non si limitano, dunque, a raccomandare maggiore attenzione al risparmio energetico, e ad eliminare sprechi e consumi inutili. I decrescisti propongono una visione complessiva della società, la “società della decrescita”, in alternativa non solo alla società attuale, ma anche alla prospettiva di una società socialista e al marxismo. Il fatto è che tale società della decrescita non solo non risolve il problemi che dovrebbe risolvere, essendo del tutto campata per aria, ma, mistificando le ragioni della presente crisi epocale, risulta addirittura funzionale alla conservazione dell’attuale assetto sociale. Dal momento che molti si fermano ad una conoscenza superficiale della teoria della decrescita, che sembra renderla sensata, è bene andare ai suoi fondamenti.
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