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La scienza esatta di Louis Althusser

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La scienza esatta di Louis Althusser

Cristian Lo Iacono

Louis Althusser non è stato soltanto il filosofo marxista più influente negli anni Settanta. L'anti-umanesimo, la critica del riduzionismo, della categoria di soggetto, di ogni filosofia dell'origine e del fondamento, tutti discorsi marcati da un'appartenenza difficile allo strutturalismo, sopravviveranno anche nelle teorie poststrutturaliste degli anni Ottanta. Il decorso decostruttivo entro il marxismo non ha avuto gran successo in Italia e ciò ci fa apparire erroneamente il filosofo francese come un pensatore «datato». Invece, alcuni saggi di Per Marx - di recente ritradotti a cura di Maria Turchetto - soddisfano esigenze ancora attuali, come quella di pensare l'articolazione delle soggettività e delle istanze strutturali e sovrastrutturali entro un quadro capace di ispirare nuova progettualità politica. Possiamo dire, con una battuta, che Per Marx, a dispetto delle sue intenzioni restauratrici, inaugurò l'ultimo ciclo di crisi del marxismo a noi noto.
In effetti, l'afflato

che attraversa tali scritti pare quello di restaurare il pensiero di Marx contro le deformazioni dei marxisti, di liberare Marx dalle catene dell'hegelismo, ma anche dalle incrostazioni etiche e filosofiche che la riscoperta dei Manoscritti del 1844 aveva contribuito a formare attorno al suo corpus dottrinale. Il concetto di rottura epistemologica permette ad un tempo di pensare il marxismo come scienza, poiché è la rottura costituente una episteme, ma quanto al suo oggetto permette di isolare Marx rispetto a Hegel e allo hegelismo. La tesi storiografica ed epistemologica di Per Marx è quella della doppia distanza di Marx sia dall'antropologia di Feuerbach, sia dall'idealismo assoluto di Hegel. Althusser riteneva strategica questa pars destruens prima di descrivere in termini positivi «la filosofia di Marx» in Leggere il Capitale. Inoltre, dietro la biografia intellettuale del filosofo di Treviri Althusser pare fare i conti con la propria coscienza filosofica precedente, dall'umanesimo a Hegel.
La prevalenza del momento negativo è forse il motivo per cui Per Marx può essere letto come l'inaugurazione di una crisi. Certamente pone una cesura epistemologica mai ricucita. Non che manchino dei concetti davvero nuovi: le tesi sull'ideologia, il concetto di surdeterminazione, la teoria della contingenza, per fare alcuni esempi, rappresentano delle novità assolute nel campo del marxismo. Ma l'impressione è che essi denuncino delle mancanze piuttosto che delle scoperte da parte di Marx e che Althusser li abbia formulati per poi ritrattarli.
Prendiamo la surdeterminazione, il perno della possibilità di pensare la contraddizione fuori dell'ambito speculativo hegeliano. Ma si tratta di un concetto marxiano? Ammesso che sia vero che in Hegel la contraddizione è contraddizione semplice e mai surdeterminazione complessa, siamo sicuri che in Marx sia presente, anche solo allo stato operativo, un concetto di contraddizione surdeterminata? Forse per questa ragione, già in questo saggio del 1962 i tentennamenti di Althusser sono tali da impedirgli una vera rottura con la metafisica (in questo caso materialistica), perché ciò avrebbe dovuto implicare l'ammettere che un rinnovamento della dialettica sarebbe stato possibile non solo congedandosi da Hegel, ma superando anche Marx. A quel punto però sarebbe crollata anche la tesi della consapevole rottura epistemologica, che si ridurrebbe a un'esigenza sentita da Althusser e solo parzialmente presagita da Marx. Per evitare tutto ciò Althusser è costretto a fare delle petizioni di principio, prive di basi testuali, che non siano la famosa frase sul «rovesciamento» e sul nocciolo mistico della dialettica hegeliana.
Il concetto di surdeterminazione, mutuato da Freud e originalmente introdotto nel linguaggio marxista, possiede una notevole valenza antimetafisica. Ma si ha l'impressione che Althusser temesse di liberarne pienamente le potenzialità, così che il tentativo di articolare «ultima istanza» economica ed «efficacia specifica» sovrastrutturale fallisce. Non si vede poi l'enormità della cesura che il marxismo rappresenterebbe rispetto allo hegelismo, dato che il rapporto hegeliano «essenza-fenomeno-verità di...» non scompare. Althusser ci assicura che la «dialettica economica non gioca mai allo stato puro», che insomma le istanze sovrastrutturali non finiscono mai di concorrere, di interferire con quella economica. Possiamo piuttosto chiederci se non si possa parlare di affinità tra lavoro della surdeterminazione e quello della différance. L'ultima istanza sembra affine a un principio ultimativo che segna il limite oltre il quale nella catena della causalità storica non si discende più. La contraddizione principale sarebbe il «motore» e il principio di intelligibilità dei processi. L'ultima istanza sarebbe l'origine immanente e la surdeterminazione sarebbe il tentativo di liberarsi da questo principio metafisico. Ora, come per Derrida l'essere non scompare ma lascia una traccia come effacement, così per Althusser l'ultima istanza sarebbe conservata leggibile sotto cancellatura. Essa non è espulsa, piuttosto è proiettata ai limiti della temporalità storica. Non vedremo mai la pienezza dei tempi, né risaliremo alla scaturigine pura del divenire storico. La storia è il terreno in cui gli avvenimenti accadono sempre sotto una determinazione multipla e contraddittoria. Il processo di semplificazione fino all'ultima istanza è senza fine né approdo.

LOUIS ALTHUSSER, PER MARX, MIMESIS, TRADUZIONE DI MARIA TURCHETTO, PP. 225, EURO 18

 

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