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Published: 18 July 2024
Created: 14 July 2024
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giubberosse

American dystopia - La maschera della propaganda e la sindrome dell'utopia (revisited)

di Larry Romanoff per Blue Moon of Shanghai

nouvvc.pngIn un articolo del NYT sulla “democrazia razziale” (o democrazia razzista) dell’America [1], Jason Stanley e Vesla Weaver hanno osservato che “la filosofa Elizabeth Anderson ha sostenuto che quando gli ideali politici divergono molto dalla realtà, gli ideali stessi possono impedirci di vedere il divario. Quando la storia ufficiale differisce molto dalla realtà della pratica, la storia ufficiale diventa una sorta di maschera che ci impedisce di percepirla”.

Ciò significa che se la propaganda non solo è incessante e pervasiva, ma se i suoi principi sono troppo lontani dalla verità fattuale, le vittime di questa propaganda perdono la capacità di separare i fatti dalla finzione e diventano incapaci di riconoscere la discrepanza tra le loro credenze e le loro azioni, credendo che le loro azioni corrispondano ai principi di ispirazione religiosa della loro propaganda anche quando palesemente e ovviamente non corrispondono. La teoria non è intuitivamente ovvia, ma è fortemente supportata dai fatti. Forse è per questo motivo che gli americani sono colpevoli di quella che io chiamo “la sindrome dell’utopia”, in quanto si confrontano non con il mondo reale delle loro azioni ma con qualche standard utopico che esiste solo nella loro immaginazione, un mondo di fantasia e di illusioni in cui loro soddisfano gli standard ma tutti gli altri no. In quest’ottica, è possibile che molto di ciò che attribuiamo all’ipocrisia americana sia in realtà dovuto a un tipo di follia di massa peculiarmente americana.

I dizionari definiscono generalmente “l’aberrazione” come una deviazione dal normale o dal tipico, un evento o una caratteristica che può essere sgradevole o addirittura criminale, ma che si incontra raramente.

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Published: 18 July 2024
Created: 15 July 2024
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doppiozero

Benvenuto in America, Mister Trump

di Alessandro Carrera

Fotografia di Evan Vucci Associated Press .jpgL’inquadratura di Donald Trump che con il sangue che gli cola sulla guancia alza tre volte il pugno e grida alla folla “Lottate!” (Fight!) non è l’unica cosa da osservare con attenzione nel video del suo tentato assassinio. Ma vediamo prima che cosa entrerà nella storia. Qualunque stratega elettorale sceglierebbe la fotografia della Associated Press, scattata mentre Trump scende dal palco. La descrizione che ne ha fornito Benjamin Wallace-Wells sul “New Yorker” (versione online), è da leggere con attenzione. Traduco qui il primo paragrafo:

“Quasi subito dopo gli spari al comizio di Donald Trump a Butler, in Pennsylvania, l'ex Presidente ha avuto un sussulto sul palco, si è portato una mano al viso ed è caduto a terra. Negli attimi di caos che sono seguiti, Trump è stato aiutato a rialzarsi dagli agenti del Servizio Segreto e ha dato una prova definitiva di vita: ha alzato il pugno destro verso il cielo e ha urlato alla folla "Lottate!". Nella foto circolata poco dopo, scattata da Evan Vucci dell'Associated Press, Trump è stagliato contro un cielo azzurro e limpido, mentre quattro agenti del Servizio Segreto lo stringono. Uno di loro guarda dritto nell'obiettivo, gli occhi protetti dagli occhiali scuri. Una bandiera americana sembra quasi veleggiare sulla scena. Trump ha le labbra serrate, gli occhi stretti e il mento un poco sollevato. Strisce di sangue colano dall'orecchio destro e sulla guancia. Lo sguardo è rivolto ben oltre quello che la macchina fotografica può catturare – al pubblico, al futuro – ed è uno sguardo di sfida. Chiunque abbia cercato di ucciderlo, ha fallito. È già l'immagine indelebile della nostra epoca di crisi e di conflitto politico” (The Attempt on Donald Trump’s Life and an Image That Will Last | The New Yorker).

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Published: 17 July 2024
Created: 15 July 2024
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lafionda

Il vertice Nato di Washington e il crepuscolo dell’impero atlantico

di Alberto Bradanini

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Alla lettura del comunicato finale del vertice Nato, tenutosi a Washington il 10 luglio 2024 (celebrativo, si fa per dire, del suo 75.esimo compleanno), si verrebbe sopraffatti da una profonda tenerezza se tale rito funesto non confermasse l’angoscia delle persone dotate di senno davanti al rischio di un olocausto che porrebbe fine al genere umano.

Coloro che siedono su tali prestigiosi scranni non amano guardare in volto la realtà sebbene essa sia luminosa come il sole a mezzogiorno, preferendo la pratica sistematica della Menzogna, nel caso di specie somministrata con la redazione di documenti così grotteschi e mistificatori che la metà basta a stordirci per l’eternità.

Per dar senso compiuto all’esistenza, gli antichi saggi invitavano a guardare in volto la realtà poiché nei limiti nell’umana esperienza essa deve assumersi quale sinonimo di verità. A quest’ultima occorre piegarsi anche quando fa male e non si vorrebbe vederla, quando smentisce illusioni o false certezze o quando le conseguenze della sua presa d’atto richiederebbero di cambiar mestiere. Di tutta evidenza, però, la saggezza non è moneta corrente presso le nostre modeste classi dirigenti.

Pochi ahimè sembrano sorprendersi che il Potere (dal quale, come affermava Platone, provengono gli uomini peggiori!) ignori impunemente i popoli la cui volontà e sentimenti affermano di rispecchiare. Del resto, è legittimo il sospetto che il degrado intellettivo di cui soffre l’attuale inquilino della Casa Bianca si sia esteso ai suoi colleghi dell’Alleanza Atlantica, magari in forme mediche diversamente rilevabili e con qualche eccezione, che non fa tuttavia la differenza.

Tornando all’indigeribile documento, composto da 5.362 parole e 36.615 battute, esso proietta uno sguardo minaccioso su quella parte del pianeta che non intende piegarsi alle violenze e prevaricazioni dell’impero bellicista, ormai per di più, privo di egemonia.

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Published: 17 July 2024
Created: 15 July 2024
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ilblogdim.consolo

Sul fallito golpe in Bolivia

di Marco Consolo

Bolivia golpe.jpgIl 26 giugno scorso il mondo è stato testimone dell’ennesimo tentativo di golpe nello Stato Plurinazionale della Bolivia, per il momento fallito.

Da subito si sono susseguite interpretazioni più o meno interessate a costruire una matrice di opinione (auto-golpe del Presidente Luis Arce) o fantasiose ricostruzioni sulla rivalità tra Evo Morales e Luis Arce in base alle rispettive “simpatie” per la Russia o la Cina, le cui imprese hanno firmato contratti con il governo boliviano. Mi sembra importante evitare le ricostruzioni sempliciste, superficiali o manichee. Come sempre accade, i tentativi di golpe sono complessi e con molte varianti, con diversi ballon d’essai, tentativi in progress, esperimenti. E non tutte le ciambelle riescono col buco.

Ma andiamo con ordine.

 

Una prima ricostruzione dei fatti

La mattina del 26 giugno, alla testa di un manipolo di soldati e diversi autoblindo, il Gen. Juan José Zuñiga, fino ad allora a capo dell’Esercito, appare in Plaza Murillo, sede del palazzo presidenziale al centro della capitale La Paz. Il generale Zuñiga cerca di entrare nella Casa Grande del Pueblo (sede del Governo), con le truppe d’élite nascoste dietro i passamontagna e armate fino ai denti.

Nelle ore precedenti, in un’intervista televisiva, il generale aveva accusato di qualsiasi nefandezza l’ex-presidente Evo Morales, e aveva minacciato di “arrestarlo” (senza nessun tipo di sentenza giuridica) se si fosse candidato alla presidenza nel 2025. Il giorno prima, nonostante quelle dichiarazioni, Zuñiga non era stato destituito ipso-facto dal Presidente Arce per la violazione della legge boliviana sulle FF.AA., la cosiddetta LOFA.

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Published: 17 July 2024
Created: 14 July 2024
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analisidifesa

Ucraina nella NATO? Di irreversibile c’è solo la morte

di Gianandrea Gaiani

ebc2ebd0 deb9 47e6 b064 e0516e48d5f0.jpgIl bilancio del summit NATO di Washington per i 75 anni dell’Alleanza Atlantica sembra confermare la tendenza dell’Occidente a cercare il confronto militare con la Russia e quella degli Stati Uniti e dei loro vassalli a lasciare un’Europa sempre più debole sul piano politico, militare, sociale ed economico.

La prima tendenze sembra destinata a restare immutata almeno fino alle elezioni di novembre negli Stati Uniti mentre la tendenza a mantenere l’Europa debole verrà mantenuta e rafforzata anche dalla futura amministrazione statunitense perché rientra negli interessi di Washington indipendentemente dal fatto che alla Casa Bianca sieda un democratico o un repubblicano.

Tra i protagonisti del summit di Washington vi sono stati Joe Biden (giudicato da alcuni irrimediabilmente da sostituire nella corsa alla Casa Bianca e da altri “molto lucido” nonostante qualche gaffe) e il segretario generale della NATO, Lens Stoltenberg, che presto cederà lo scranno all’olandese Mark Rutte, un altro fedelissimo scudiero degli interessi di statunitensi.

Dopo aver annunciato che l’adesione dell’Ucraina alla NATO è questione “di quando, non di se”, Stoltenberg ha definito l’accesso di Kiev all’alleanza come “irreversibile”. Questione ribadita in modo perentorio dal premier estone Kaja Kallas, sempre in prima linea sul fronte anti-russo e candidata a ricoprire il ruolo di Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell’Unione Europea.

Utile ricordare che tra le sue tante dichiarazioni bellicose brilla per lucidità strategica l’auspicio di una Russia sconfitta e divisa in 16 repubbliche in lotta tra loro: scenario così destabilizzante da minacciare la sicurezza mondiale anche solo perché rischierebbe di portare alla perdita del controllo su oltre 6.500 testate nucleari.

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Published: 16 July 2024
Created: 13 July 2024
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lanatra di vaucan

Quale forma per il contenuto della “Critica del valore”?

di Afshin Kaveh

IMG 20240707 172535.jpgQuesti appunti di poche e brevi note, assolutamente non definitive, vorrebbero da una parte sintetizzare – nei limiti del possibile – una serie di questioni lamentate spesso come difficili e, dall’altra, stimolare il primo passo di un dibattito in seno alla “Critica del valore”, nella speranza d’intessere una tela continuativa con gli sforzi teorici dei compagni e delle compagne del gruppo Crise&Critique in Francia rispetto alla critica della “forma-soggetto”, o ai contributi del compagno tedesco Julian Bierwirth del gruppo Krisis sulla necessità di riformulare la lotta sociale. Ciò che segue è stato inizialmente abbozzato – perlomeno a grandi linee – a margine di un incontro informale animato da un gruppo di circa venti persone e svoltosi in due giornate, nella suggestiva cornice delle campagne di Gragnano (LU), tra il 15 e il 16 giugno. Il primo giorno si è caratterizzato dall’esposizione della storia e delle istanze teoriche della “Critica del valore”. Il secondo dall’esposizione delle pratiche comunitarie dell’America Latina e dei pensieri di Ivan Illich e Gustavo Esteva (che, per curiosità, si sarebbe avvicinato, negli ultimi anni di vita, alla “Wertkritik” con la lettura delle opere di Kurz e Jappe, ricercando poi una comunanza d’intenti tra le teorizzazioni di Illich e quelle di Marx). Da lì è maturata in me un’esigenza sostanziale che, in diverse occasioni nel corso dell’ultimo anno, avevo già privatamente discusso con Anselm Jappe e Massimo Maggini: può la “Critica del valore” dialogare col “municipalismo libertario” di Murray Bookchin e darsi l’assemblearismo, la democrazia diretta, il confederalismo democratico, l’esperienza dello zapatismo o il consiliarismo operaio (così come teorizzato da Debord e dall’Internazionale situazionista) come forme da cui partire e a cui guardare? Lancio il sasso e non nascondo la mano. (Afshin Kaveh – estate 2024)

* * * *

Cosa ci insegna la “Wertkritik”?

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Published: 16 July 2024
Created: 13 July 2024
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clarissa

La NATO è in guerra

di Gaetano Colonna

allenza e1720866755449.jpgL’attenzione dei media al vertice NATO di Washington si è focalizzata soprattutto sugli aspetti più folcloristici, a partire dalla questione, a quanto pare essenziale, del livello di rimbambimento raggiunto da un qualche capo di Stato occidentale: le gustose immagini in merito ci hanno fatto dimenticare ciò che questo storico vertice ha in realtà prodotto.

Poiché invece clarissa.it, che quest’anno celebra i suoi oltre venti anni di silenziosa ma tenace attività di informazione libera e oggettiva, è attenta alla sostanza dei fatti e non alla loro spettacolarizzazione, ci sembra utile offrire intanto ai nostri lettori, in allegato, la dichiarazione finale del vertice dell’Alleanza Atlantica.

Aggiungiamo poi qui di seguito qualche notazione, sperando di stimolare così il lettore a sorbirsi tutto il testo, piuttosto articolato e complesso, di questo storico documento.

 

Quali regole?

Se dovessimo darne una sintesi, potremmo dire senza alcuna remora che con questo comunicato la NATO di fatto dichiara di considerarsi in stato di guerra con la Russia: un fatto che dovrebbe far riflettere gli Italiani, che in questa alleanza sono compresi, senza però che si sia mai dato modo al popolo sovrano di esprimere le propria documentata opinione – dato che, per fare un esempio, sono a tutt’oggi ancora gelosamente secretati i nostri invii di armamenti all’Ucraina.

La belligeranza contro la Russia è l’applicazione che la NATO fa del proprio «impegno a sostenere un ordine internazionale basato su regole», l’oramai celebre formula assunta dal mondo occidentale come parola d’ordine per la conservazione del proprio sistema egemonico.

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Published: 16 July 2024
Created: 16 July 2024
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sinistra

Un partito per unirci, per lottare e per vincere1

di Eros Barone

Death of a Commissar Petrov Vodkin.jpgLo sviluppo delle sette socialiste e quello del vero movimento operaio sono sempre in proporzione inversa. Sino a che le sette hanno una giustificazione, la classe operaia non è ancora matura per un movimento storico indipendente. Non appena essa giunge a questa maturità, tutte le sette diventano essenzialmente reazionarie.

K. Marx, Lettera a Friedrich Bolte del 23 novembre 1871.

L’unità è una grande cosa e una grande parola d’ordine! Ma la causa operaia ha bisogno dell’unità dei marxisti, e non dell’unità tra i marxisti e i nemici e travisatori del marxismo.

V. I. Lenin, Pravda, n. 59, 12 aprile 1914.

 

1. La teoria della rivoluzione comanda la teoria del partito

Da tempo è all'ordine del giorno nell’agenda dei militanti comunisti, non solo in Italia ma su scala europea e mondiale, la ricerca di una strategia rivoluzionaria atta in primo luogo a difendere gli interessi materiali del proletariato dall’attacco generale e via via crescente della borghesia e, in secondo luogo, a preparare, già nel corso di questa azione difensiva, quelle condizioni di avanzata verso il socialismo che s’identificano con la costruzione di un blocco storico alternativo al capitalismo e con la conquista del potere politico di Stato. L’esperienza del movimento operaio russo insegna, infatti, che la questione dell'organizzazione di un partito di classe può essere posta organicamente solo sulla base di una teoria della rivoluzione stessa: le ragioni della scissione del POSDR (Partito Operaio Socialdemocratico di Russia), da cui trassero origine la corrente bolscevica e la corrente menscevica, derivarono proprio dalla diversa visione del carattere della strategia di lotta di classe (coalizione con la borghesia liberale o alleanza con i contadini) e dal modo conseguente d’impostare e risolvere le questioni di organizzazione.

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Published: 15 July 2024
Created: 13 July 2024
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laboratorio

Le pressioni di mercati e UE su una Francia in crisi

di Domenico Moro

Melenchon.jpgLe elezioni francesi hanno restituito una assemblea nazionale (il parlamento francese) spaccata in tre blocchi, nessuno dei quali in possesso della maggioranza su cui far nascere un governo con un chiaro colore politico. L’incertezza su quale sarà il futuro governo del secondo paese della UE e unica potenza nucleare europea sta preoccupando i mercati, o, per dirla in altri termini, il grande capitale finanziario francese ed europeo. Del resto la Borsa francese all’indomani delle elezioni è calata dello 0,63%. A destare preoccupazione, una volta sventato il pericolo rappresentato dalla estrema destra, temuta per il suo euroscetticismo e per le posizioni sulla guerra in Ucraina, è la vittoria relativa del Nuovo fonte popolare (Nfp) e in particolare l’egemonia che all’interno di esso esercita il partito di estrema sinistra de La France Insoumise (LFi) guidata da Melenchon. Infatti, il programma di Melenchon metterebbe in crisi il percorso di austerità iniziato dal governo Macron, che ha raggiunto il suo apice con l’approvazione della legge sulla controriforma delle pensioni, che è stata varata senza il voto del Parlamento, un autentico vulnus alla sovranità popolare esercitata attraverso il legislativo. Senza contare che LFi ha posizioni tutt’altro che allineate sulla guerra in Palestina e in Ucraina. L’obiettivo dei mercati è quindi quello di far fuori Melenchon e LFi e puntare su un governo di coalizione guidato o da un politico di cui hanno fiducia, come il socialista ed ex presidente della Repubblica Hollande, o da una figura “tecnica” come si fece in Italia con Monti e Draghi.

Una cosa però è chiara: qualsiasi governo verrà formato avrà sul collo il fiato della finanza francese e internazionale. Il problema è che la Francia è un paese non solo in grave crisi sociale, come provano le numerose e imponenti lotte di massa che si sono succedute in questi anni, ma anche economica, politica, e geopolitica.

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Published: 15 July 2024
Created: 11 July 2024
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sollevazione2

Sei cose sulla Francia (e non solo)

di Leonardo Mazzei

fronte popoare .jpgDunque, anche il secondo turno delle elezioni legislative francesi è alle nostre spalle. I giornaloni enfatizzano la sconfitta del Rassemblement National (RN) e la relativa tenuta di Macron. Il clima è di scampato pericolo: l’Ue può andare avanti con Ursula Pfizer von der Leyen ed il fronte anti-russo non perderà pezzi. Sacrifici e guerra son dunque garantiti. Questa la sostanza del sospiro di sollievo dei media del regime.

Che i loro auspici si realizzino è tutto da vedere, ma per lorsignori questo è il momento dei festeggiamenti. Guai ad ogni analisi che vada un po’ più a fondo. A ogni ragionamento che turbi i loro sogni. Stessa cosa a “sinistra”, dove l’arte del prender fischi per fiaschi è da gran tempo la più praticata.

Proviamo allora a fornire qualche spunto di riflessione, tanto su ciò che è accaduto, quanto su quello che potrebbe accadere.

 

  1. L’effetto distorsivo dei sistemi elettorali

Nella pittoresca “sinistra” italiana ci si esalta sia per la “travolgente” vittoria dei laburisti in Gran Bretagna (mica son massimalisti loro…), sia per la “grande” sconfitta dei lepenisti in Francia. Davvero un clamoroso paradosso, reso possibile solo dai meccanismi distorsivi delle leggi elettorali. Nessuno che dica che se in Francia si fosse votato con il sistema inglese, Bardella si sarebbe già insediato a Palazzo Matignon, con un’ampia maggioranza di seggi in parlamento.

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Published: 15 July 2024
Created: 11 July 2024
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futurasocieta.png

“Un avamposto del progresso” di Joseph Conrad

di Sergio Leoni

Quando la letteratura, senza divenire stucchevole pamphlet e rimanendo alta letteratura, si fa denuncia dell’orrore del colonialismo

1024px map of the belgian congo wdl59La domanda, che per la verità interroga praticamente tutta la produzione letteraria di Joseph Conrad, in questo racconto prende la forma specifica del chiedersi se in questo caso l’autore si rifaccia in qualche modo ad un fatto realmente accaduto, di cui gli deve essere arrivata voce in uno dei tanti scali marittimi in cui approdava nel suo ruolo di capitano (ruolo che svolse, alla fine di un cursus espletato essenzialmente nella marina mercantile inglese, dopo averne ricoperto praticamente tutti i gradi), o se si sia trattato “soltanto” di un’opera di fantasia che, al limite, potrebbe essere ritenuta dall’autore stesso come emblematica di una situazione che egli deve aver sperimentato nei suoi numerosi viaggi.

Domanda oziosa tuttavia, perché, seppure alla luce di una sbrigativa analisi, non è difficile comprendere due fatti assodati che, rispetto al caso di questo scrittore polacco che sceglie l’inglese come sua lingua letteraria, sembrano poter contenere o almeno dare un primo contorno all’idea di letteratura che Conrad persegue senza scosse lungo tutta la sua vita letteraria. Da un lato, si intende dire, la verosimiglianza, la credibilità delle situazioni che sono l’ossatura sia del suoi romanzi (Nostromo, Sotto gli occhi dell’Occidente, romanzi di uno spessore notevole, non solo quanto a “dimensioni”, ma anche nei termini dello sviluppo più complesso delle storie narrate), e, insieme, un addentrarsi in territori in cui il principio di realtà non è essenziale e se non è sostituito da una fantasia slegata dal senso comune, pure spazia in territori più aperti a suggestioni (Freya delle sette isole, un racconto breve).

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Published: 14 July 2024
Created: 11 July 2024
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machina

La «guerra civile» in Francia

di Maurizio Lazzarato

8pWng51 .jpegLa tendenza contemporanea all'alleanza tra liberali e fascisti, che abbiamo visto all'opera nel Novecento e che in questi anni è ricomparsa sotto i nostri occhi, è stata messa in discussione, in Francia, da quanto le lotte degli ultimi anni sono riuscite a sedimentare. Ma la situazione è tutt'altro che risolta: Macron, che resta Presidente della Repubblica, vuole continuare a portare fino in fondo l'espropriazione di salari, reddito e servizi, il genocidio, la guerra; Hollande e il Partito Socialista sono già pronti a pugnalare il programma del Nuovo Fronte Popolare; il Rassemblement National ha aumentato la sua forza parlamentare. In parole povere, la Francia è un paese diviso. In questa situazione, i movimenti giocheranno un ruolo decisivo: solo una lotta di classe incalzante potrà costruire rapporti di forza che ora sono in bilico e spingere La France Insoumise.

* * * *

Durante la notte dei festeggiamenti per la vittoria elettorale sui fascisti, la saggezza popolare ha scritto su un muro «Notre sursaut est un sursis» il nostro sussulto è una tregua. Più vero ancora la mattina dopo. Ma è un qualcosa di più di un sussulto e la tregua dipenderà dai rapporti di forza che si costruiranno nelle prossime settimane e mesi.

La lunga sequenza di lotta di classe senza classe e senza rivoluzione (cominciata sotto la presidenza Hollande), nonostante nessuna delle rivendicazioni dei vari movimenti (Loi travail, Gilets Jaunes, retraite, banlieues etc.) sia riuscita a imporsi, ha determinato un terremoto che sta facendo tremare le istituzioni della Repubblica, messo a terra elettoralmente il feroce blocco degli interessi del grande capitale rappresentato da Macron e aperto la strada a una prima rottura del consenso destra/ sinistra intorno alla contro-rivoluzione liberal-capitalista che ha governato praticamente dal Mitterand del 1983 fino a Macron.

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Published: 14 July 2024
Created: 10 July 2024
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giubberosse

Il piano USA per "espandere la guerra oltre l'Ucraina"

La concentrazione di forze NATO in Finlandia crea un esercito ostile alle porte della Russia

di Mike Whitney per Global Research

2 moigiy2.jpgL’amministrazione Biden ha deciso di estendere la guerra oltre l’Ucraina portando truppe da combattimento e armi letali in 15 basi militari in Finlandia. Non si sa ancora se il dspiegamento includerà missili balistici dotati di armi nucleari, ma la minaccia alla sicurezza della Russia è comunque seria. Si può immaginare cosa farebbe Washington se Mosca scegliesse di costruire 15 basi militari completamente equipaggiate e operative al confine tra Stati Uniti e Messico. Gli Stati Uniti eliminerebbero rapidamente la minaccia con la forza delle armi. Nessuno ne dubita. La domanda è se Putin seguirà la stessa linea d’azione degli Stati Uniti o se tergiverserà finché la minaccia non diventerà troppo evidente da ignorare. Questo pezzo è tratto da un articolo del The Defense Post:

Lunedì il Parlamento finlandese ha approvato all’unanimità un patto di difesa con gli Stati Uniti, che consentirà una maggiore presenza militare statunitense e lo stoccaggio di materiali da difesa in Finlandia…. L’accordo, mirato a rafforzare le capacità di sicurezza e difesa della Finlandia, arriva dopo l’adesione del paese nordico alla NATO nell’aprile 2023 …I rapporti della Finlandia con la vicina Russia, con cui condivide un confine lungo 1.340 chilometri (830 miglia), sono diventati sempre più tesi dopo l’adesione della Finlandia all’alleanza l’anno scorso. L’accordo dà agli Stati Uniti accesso a 15 basi militari in Finlandia e consente la presenza e l’addestramento delle forze statunitensi e il preposizionamento di materiale da difesa nel territorio finlandese. Rafforza inoltre la cooperazione tra i due paesi in situazioni di crisi.

La Russia afferma che risponderà alla Finlandia che concede agli Stati Uniti l’accesso alle basi [1], The Defense Post

La cosiddetta “presenza militare rafforzata degli Stati Uniti” di Washington in Finlandia non serve alcun interesse nazionale né fornisce alcun beneficio materiale al popolo americano.

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Published: 14 July 2024
Created: 08 July 2024
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marxismoggi

Riflessioni su alcune ideologie contemporanee

di Alessandra Ciattini*

nascita delle nuove ideologie politiche origPer alcuni viviamo in una fase storica radicalmente nuova – cosa di cui era fortemente convinto, come si vedrà, l’autorevole Zbigniew Brzezinski - che ha scavato un abisso con la fase storica precedente, caratterizzata dalla presenza consistente nei paesi occidentali dello Stato del benessere, dalla crescita economica, dalla forte presenza della grande industria anche di Stato, dall’esistenza di ben radicate organizzazioni di massa (partiti e sindacati).

Con le radicali trasformazioni che si sono realizzate sul piano economico e industriale, con l’infelice dissolvimento del cosiddetto socialismo reale e la cosiddetta fine della guerra fredda, in realtà ammorbidita da fasi di coesistenza pacifica, sarebbe emersa una nuova forma di società, nella quale i suoi apologeti scorgevano promesse di maggiore libertà, di maggiore rispetto delle specificità individuali[1], di minore conflittualità tra le diverse ‹‹culture››, che si incontrano oggi più intimamente per la magnitudine del fenomeno migratorio, per la velocità degli spostamenti e per la rapidità delle comunicazioni[2].

Negli articoli che raccolgo in questo libro e che ho scritto in occasioni diverse, in parte per un giornale on line ispirato ad Antonio Gramsci, La Città futura, ho cercato di analizzare alcune tendenze che percorrono l’attuale fase e che al contempo rappresentano sia elementi di continuità che di discontinuità rispetto al passato nel quadro di una prospettiva, che non sbriciola la storia in frammenti né si fa abbagliare dalle cosiddette novità. Prospettiva che certamente non ha la pretesa di essere nuova, se non rispetto a certe forme di relativismo estremo adottate da certi ambienti intellettuali, e che riprende l’idea della contrapposizione tra aspetti sociali di lunga durata e aspetti che in cicli storici più brevi si consumano e scompaiono in maniera relativamente rapida.

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Published: 13 July 2024
Created: 10 July 2024
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carmilla

Le chimere del frontismo e dell’antifascismo elettoralistico: il cadavere ancora cammina

di Sandro Moiso

225226928 344e41a7 8a27 40e5 a986 7dda794b0a85.jpg“Il risultato peggiore, per le sorti della classe proletaria, è l’entrata nel tronfio affasciamento antifascista della parte proletaria che aveva finalmente imboccata la via originale e autonoma” (Amadeo Bordiga)

Nel corso degli anni Novanta, quando chi scrive faceva ancora parte di una ristretta compagine militante dal chiaro riferimento bordighista, che in seguito avrebbe dato vita alla rivista «n+1», un circolo politico di estrema destra scrisse al medesimo gruppo chiedendo un contatto per una eventuale collaborazione, una volta considerate le possibili affinità di vedute.

La risposta del militante più anziano, allora alla guida dello stesso, fu ferma e decisa, perché: «tra comunisti e fascisti non possono esistere punti in comune e soltanto le condizioni storiche ci impediscono di rapportarci con questi nell’unico modo possibile. Ovvero a colpi di fucile.»

Molta acqua è passata sotto i ponti da quel tempo a oggi ma, nonostante il fatto che le divergenze di vedute su molti aspetti dell’agire politico abbiano poi portato il sottoscritto a lasciare l’esperienza bordighista, quelle poche parole sono rimaste scolpite nella memoria di chi scrive come chiaro insegnamento. Perché ponevano alcuni ordini di problemi che oggi gran parte della sinistra presunta radicale sembra per molti aspetti ancora ignorare.

Il primo, naturalmente è quello costituito dal semplice fatto che tra l’interpretazione comunista e rivoluzionaria della realtà e delle sue contraddizioni economiche, sociali e politiche, e quella fascista e reazionaria delle stesse non può esistere alcunché di comune, al contrario di quanto recentemente sostenuto da formazioni che, pur rivendicando la vicinanza del proprio agire politico all’esperienza della sinistra antagonista, hanno invece fatto proprie le posizioni nazionaliste e populiste tipiche del fascismo.

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Published: 13 July 2024
Created: 09 July 2024
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quadernidaltritempi

La scienza di von Neumann, o di come capiremo il mondo

Pioniere dell’IA, John von Neumann provò a superare l’impasse della scienza del suo tempo

di Roberto Paura 

Ananyo Bhattacharya: L’uomo venuto dal futuro. La vita visionaria di John von Neumann, Traduzione di Luigi Civalleri, Adelphi, Milano, 2024, pp. 447, € 30,00

Benjamin Labatut: Quando abbiamo smesso di capire il mondo, Traduzione di Lisa Topi, Adelphi, Milano, 2024, pp. 180, € 12,00

jolly q b n 02.jpgQuando Roberto Calasso, dominus della casa editrice Adelphi, morì, il matematico e polemista Piergiorgio Odifreddi pubblicò una violentissima invettiva alla sua memoria su La Stampa dal titolo Cacciari, Calasso e gli antiscienza. A Calasso Odifreddi rinfacciava innanzitutto la scelta di pubblicare l’opera omnia di Friedrich Nietzsche, il filosofo del “Non ci sono fatti, solo interpretazioni” che il matematico considera un sottile veleno che ha intossicato le menti di generazioni, spingendole verso atteggiamenti antiscientifici. Da lì, poi, proseguiva stigmatizzando le scelte editoriali di Calasso, “che ‘infiniti addusse danni’ alla cultura italiana”, per la sua scelta di “opere scientifiche borderline”, come Il Tao della fisica di Fritjof Capra, Il principio antropico di John Barrow e Frank Tipler, La matematica e degli dèi di Paolo Zellini, Psiche e natura di Wolgang Pauli, accostati a “ciarlatani come René Guénon o Elémire Zolla” (Odifreddi, 2021). Con ciò ignorando o, meglio, fingendo di ignorare altre opere di scienza uscite per Adelphi, tra cui i testi di premi Nobel come Richard Feynman, Leonard Susskind, James Watson, Konrad Lorenz, insieme a giganti come Oliver Sacks, David Quammen, Luigi Cavalli-Sforza, John Bell, Carlo Rovelli, Martin Rees, Edward O. Wilson, Sean Carroll, Douglas Hofstadter, Rudy Rucker. Certo però l’invettiva colpiva nel segno, perché l’impronta dell’editore (come si intitola un libro dello stesso Calasso) non è mai stata più forte nel mondo editoriale italiano che in Adelphi, in cui ogni titolo non è mai una scelta casuale. Anche oggi che Calasso non è più tra noi, se ne può scorgere l’impronta nella recente pubblicazione di due titoli su un personaggio che meritava una riscoperta proprio negli anni in cui viviamo: John von Neumann. Di lui si è occupato Benjamin Labatut in Maniac (testo che abbiamo già analizzato in precedenza su Quaderni d’Altri Tempi) e, più prosaicamente e con un taglio più strettamente biografico, il giornalista e scrittore di scienza Ananyo Bhattacharya in L’uomo venuto dal futuro.

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Published: 12 July 2024
Created: 08 July 2024
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futurasocieta.png

La crisi sistemica dell’Ue e la necessità della rivoluzione

di Fosco Giannini

crisi sistemica militare.pngLa verità è quella che appare? Si può essere rivoluzionari senza la teoria e la pratica della “preveggenza”? I comunisti debbono essere rivoluzionari e lavorare per la rivoluzione? Tre domande preliminari per un più vasto dibattito.

Tre domande preliminari: la verità è quella che appare? Si può essere rivoluzionari senza la teoria e la pratica della “preveggenza” e, cioè, senza “navigare” nei flussi carsici delle fasi storiche in cui i comunisti lottano? I comunisti debbono pensare alla rivoluzione e per essa attrezzarsi?

Sono tre domande, con le conseguenti risposte, attorno alle quali intenderemmo organizzare una prima riflessione volta esplicitamente all’apertura di una più vasta discussione sullo “stato delle cose” nell’area dell’Ue e sulla verosimiglianza o meno, in questa stessa area, di condizioni in divenire potenzialmente rivoluzionarie.

Che la verità non sia quella epidermica, quella che appare, è una costatazione ovvia e persino stucchevole, nella sua ovvietà. Ma è ovvia e stucchevole solo se la si formula da una postazione di razionalità. Poiché se formulata da una postazione di “superstizione” (che è quella della stragrande maggioranza, del senso comune di massa, “superstizione”, tanto per acuminare la precisione, che può avere come sinonimo la credenza popolare vana) la verità torna a essere esattamente quella fenomenica interpretata dai sensi e non quella profonda indagata dalla scienza e auscultata dagli esploratori dei moti carsici: i rivoluzionari, in questo senso “preveggenti”. Come il Lenin de «Lo sviluppo del capitalismo in Russia», una delle sue prime opere, iniziata nel 1896 nel carcere di Pietroburgo e terminata, in cattività, in Siberia, nel villaggio di Sciuscenkoie, un’opera che attraverso l’analisi della realtà prepotentemente in divenire, ma non percettibile dagli “avatar” della “superstizione”, evoca i moti carsici sui quali fondare, dando a esso plausibilità, il processo di violenta trasformazione sociale e ideologica che avrebbe portato, solo 21 anni dopo, all’assalto al cielo, all’Ottobre rivoluzionario.

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Published: 12 July 2024
Created: 15 May 2024
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pandora

“Capitale, egemonia, sistema. Studio su Giovanni Arrighi” di Giulio Azzolini

di Paolo Missiroli

Recensione a: Giulio Azzolini, Capitale, egemonia, sistema. Studio su Giovanni Arrighi, Quodlibet, Macerata 2018, pp. 176, euro 18 (scheda libro)

Giovanni Arrighi Azzolini 1.jpgGiovanni Arrighi non è un pensatore sufficientemente valorizzato nel panorama italiano e sono pochi i luoghi che dedicano un qualche spazio a riflessioni su questo storico ed economista. Eppure Arrighi è importante nel dibattito internazionale a proposito del capitalismo e della sua storia; esempio ne sia il suo ruolo nella discussione seguita alla pubblicazione di Impero di Toni Negri e Michael Hardt. Dai post-operaisti Arrighi era considerato, pur nel forte disaccordo, un interlocutore di prim’ordine.

Per questo la pubblicazione di una monografia su Arrighi è una buona notizia. Capitale, egemonia, sistema di Giulio Azzolini, oltre a essere una novità per il solo fatto di trattare di Arrighi, ha il pregio di affrontare la sua opera dall’inizio alla fine, cogliendone i punti salienti in un numero di pagine ammirevolmente ridotto; pone con chiarezza gli elementi di contatto con altri autori, scuole e correnti di pensiero; colloca Arrighi nel suo tempo storico e anche nella sua dimensione di militante politico all’altezza degli anni Settanta. Fare una recensione di un testo simile significa quindi porsi, non senza un qualche grado di arbitrarietà, l’obbiettivo di riportare alcuni fra questi tanti elementi. L’arbitrio sta, appunto, nel fatto che non tutti potranno essere qui trattati. Il testo che discutiamo, peraltro, si presta con facilità, data anche la buona scorrevolezza che lo contraddistingue, a essere sfogliato e letto da chiunque lo voglia. Non ci concentreremo eccessivamente sugli esiti più noti del pensiero dell’Arrighi maturo, che sono già stati trattati, su Pandora, in recensioni apposite. Qui è possibile trovare la recensione a Il lungo XX secolo e qui e qui quelle ad Adam Smith a Pechino.

Può facilitarci il compito il fatto che in effetti si potrebbe dire che il senso della riflessione arrighiana è quello di dare ragione della crisi all’interno del sistema capitalistico.

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Published: 11 July 2024
Created: 09 July 2024
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scenari 

Sul ritorno alle “crisi” nella teoria critica contemporanea

di Alessandro Volpe

wallpaper 978000 1280 1160x480.jpg1. Un ritorno alle crisi?

Nell’ambito della critica sociale, il concetto di “crisi” è per certi aspetti originario. L’intera ricerca sociale delle prime generazioni della Scuola di Francoforte può essere ricondotta a una vera e propria “teorizzazione della crisi europea”[1]. Le indagini anche empiriche della prima fase della teoria critica della società erano incentrate sulle forme di crisi che investivano le società dell’epoca: dagli studi sull’autorità e la famiglia, sino a quelli sulla personalità autoritaria e sull’antisemitismo. I frammenti filosofici che compongono Dialektik der Aufklärung (1947) possono essere considerati nel loro insieme un grande manifesto della crisi della ragione occidentale, concepito per spiegare l’avvento dell’autoritarismo in virtù delle stesse premesse della modernità illuministica. Si può dire, tuttavia, che quella radicalmente messa in stato d’accusa da Adorno e Horkheimer era una “meta-crisi”, incentrata su una critica più o meno totalizzante della ragione strumentale.

Dal punto di vista del loro allievo e prosecutore Jürgen Habermas, l’accusa nei confronti della ragione occidentale operata dai suoi maestri aveva tuttavia il limite di far implodere la critica stessa nella crisi, perché incapace di individuare una razionalità pratica alternativa a quella strumentale. [2] A riabilitare il nesso tra crisi e critica fu d’altra parte lo stesso Habermas – in uno scenario radicalmente mutato – nello studio intintolato Legitimationsprobleme im Spätkapitalismus (1973), tradotto in italiano come “La crisi della razionalità nel capitalismo maturo”[3] e in inglese “Legitimation Crisis”. In questo libro, Habermas faceva notare come nel capitalismo regolato dal welfare (tipico della stagione 1945-1975), a differenza del capitalismo liberale classico, le crisi economiche erano assorbite dallo Stato, generando tuttavia a sua volta una crisi politica di legittimazione delle istituzioni, nonché di partecipazione democratica.

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Published: 11 July 2024
Created: 05 July 2024
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coku

Breve storia (teologica) del lavoro

di Leo Essen

japan 1220x600.jpgI

Il tempo, per i cristiani come per gli ebrei, ha un fine, un telos. L’avvenire – la fine – dà un senso a tutta la storia. Per i cristiani questa fine (della storia) è già cominciata. L’avvento di Cristo rappresenta una certezza, la certezza che la fine è già cominciata. Ma deve essere compiuta con il concorso della Chiesa. Il dovere missionario della Chiesa, la predicazione del Vangelo, dà al tempo compreso tra la resurrezione e la parusia il suo significato nella storia della salvezza. Cristo ha apportato la certezza dell’avvento della salvezza, ma resta compito della storia collettiva e della storia individuale compierla. Di qui il fatto, dice Le Goff (Nel medioevo: tempo della Chiesa e tempo del mercante, 1960), che il cristiano deve rinunciare al mondo, che è soltanto la sua dimora transitoria, e in pari tempo optare per esso, accettarlo e trasformarlo perché è il cantiere della storia presente della salvezza.

È l’esperienza del mondo come redenzione, come ritorno all’unità con Dio, via verso la pienezza, via della verità – Hegel. È l’esperienza del mondo come dislocazione o delocalizzazione, cacciata dal paradiso, scissione, differenza. Il corpo che diventa lo scrigno o l’arca di questo fine, di questo ritorno, di questo recupero di una condizione perduta, passata e che ci attende nel futuro, quando il percorso sarà compiuto e il corpo abbandonato, non prima di avere recuperato dall’esperienza il senso e la direzione della salvazione, il biglietto di ingresso.

 

II

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Published: 11 July 2024
Created: 11 July 2024
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sinistra

Microfisica del capitale

di Salvatore Bravo

obj92931652 1Macchine desideranti

Il capitale si svela nei dettagli della vita quotidiana. Non è solo profitto, ma produce un modo di vivere, si tratta di una pianificazione del quotidiano con valenze politiche ed economiche. La solitudine dell’individualismo è il sostegno più solido all’economia di profitto. Uomini e donne soli consumano non solo per consolarsi, ma anche per “sentire di esserci nella lotta quotidiana” tra le solitudini, e specialmente, le scelte improntate alla “singolarità radicale” sono valutate “libertà irrinunciabili”. Tutto è nel segno della individualità. Il modo di produzione capitalistico non produce solo sfruttamento e merci, quindi, è una visione del mondo tentacolare che penetra nelle vite delle soggettività assoggettandole alla forma mentis individualista. Si è addestrati alla singolarità e la si gratifica con l’ipertrofia dei desideri che coltivano un senso infantile di onnipotenza.

L’in-dividuum è il risultato finale della penetrazione lenta e inesorabile del nichilismo passivo fondamento del capitalismo. Tutti i desideri sono leciti, purché producano effetti economici. Il PIL è il silenzioso imperatore di ogni vita.

Non si nasce individui, lo si diventa mediante un processo di desocializzazione. Si nasce comunitari, il capitale ci trasforma in atomi vaganti-migranti. Si migra da un’area geografica a un’altra come da un desiderio al successivo. Il capitale separa, per cui l’individuo è ciò che resta dopo un lungo percorso di disintegrazione delle unità: popoli e comunità evaporano dinanzi alla forza distruttrice del liberismo individualista.

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Published: 10 July 2024
Created: 08 July 2024
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marxismoggi

D-Day 2024

di Diana Johnstone*

53772078622 0d5c06a331 b.jpgGiudicando in retrospettiva, diventa chiaro come la “minaccia comunista” della Guerra Fredda non sia stata che un pretesto con cui le grandi potenze dell'Occidente cercavano maggior potere.

Lo scorso fine settimana si sono tenute delle celebrazioni in ricordo dell'Operazione Overlord, lo sbarco anglo-americano sulle spiagge della Normandia del 6 giugno 1944, noto come il D-Day. I russi, ostentatamente e per la prima volta, non sono stati invitati a prendere parte alle cerimonie.

L'assenza dei russi, dal punto di vista simbolico, ha mutato il significato dei festeggiamenti. Certo, il senso della glorificazione di Overlord come primo passo nel dominio sull'Europa Occidentale del mondo anglo-sassone risulta del tutto appropriato. Senza la Russia, tuttavia, l'evento veniva in realtà slegato dall'originale contesto della Seconda Guerra Mondiale.

In quell'occasione, il presidente ucraino Volodymir Zelensky è stato invitato a rivolgere un discorso, a mezzo video, al Parlamento francese. Zelensky ha utilizzato ogni strumento retorico per demonizzare Vladimir Putin, descritto come il “comune nemico” dell'Ucraina e dell'Europa.

La Russia, ha affermato, “è un territorio in cui la vita non vale nulla ... È il contrario dell'Europa, è l'anti-Europa.”

E così, 80 anni dopo, il D-Day celebra un'alleanza differente e una guerra differente - o forse, la stessa vecchia guerra, ma con il tentativo di cambiarne il finale.

Ecco un cambio di alleanze che avrebbe potuto essere gradito almeno a una parte dell'elite britannica pre-bellica. Fin dal momento in cui prese il potere, infatti, Hitler trovò molti ammiratori nell'aristocrazia britannica. Persino nella famiglia reale. Molti erano quelli che vedevano in Hitler il necessario antidoto al “giudeo-bolscevismo” russo.

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Published: 10 July 2024
Created: 08 July 2024
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lafionda

Guerra robotica e iperrealtà psicotica

di Stefano Isola

S e I pattern 3.pngLe civiltà sono mortali, le civiltà muoiono come gli uomini, ma non muoiono alla maniera degli uomini. In esse la decomposizione precede la loro morte, mentre in noi segue la storia.

Georges Bernanos

Recentemente l’Unesco ha lanciato un allarme per le possibili deformazioni che l’intelligenza artificiale generativa potrebbe produrre sulla conservazione della memoria storica dell’Olocausto: «la facilità con cui i modelli possono generare contenuti realistici, combinata con l’ampia diffusione online, crea terreno fertile per la proliferazione di notizie false sull’Olocausto», che «potrebbero alimentare l’antisemitismo». E sollecita urgenti azioni di contrasto sulle piattaforme online e nella scuola, per il controllo della disinformazione e la preservazione della memoria1. Piuttosto che dare valore all’onestà nella narrazione storica, tali operazioni sono, al contrario e inevitabilmente, il prodotto di elaborazioni automatizzate interne a un “ambiente di scelta” predefinito e puramente operazionale. Una sorta di iper-mediazione del mondo che ambisce a costituirsi come contenitore narrativo che prende il posto del reale e della finzione, e all’interno del quale tutto ciò che si muove non significa nulla, ma nello stesso tempo agisce normativamente in modo ipermoralistico, delimitando un unico quadro di riferimento senza origine né realtà né razionalità. In tale contenitore iperreale proliferano, come germi in un brodo di coltura, anche gli emendamenti farseschi della “cultura del piagnisteo”, dove, ad esempio, insieme a certi prodotti dei modelli generativi, si esorta la censura di Shakespeare e Dante Alighieri nella scuola, perché antisemiti e islamofobici2.

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Published: 10 July 2024
Created: 08 July 2024
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augustograziani

Una nota introduttiva a “Classe operaia e padronato nelle recenti vicende economiche”

di Stefano Lucarelli ed Hervé Baron

Articulo de LUCARELLI 10 de juny de 2024 2048x2048.jpgClasse operaia e padronato nelle recenti vicende economiche è un opuscolo derivante da una lezione tenuta da Augusto Graziani nell’ambito di un corso per la formazione dei quadri dirigenti della Federazione Lavoratori Metalmeccanici (FLM) di Brescia svoltosi fra marzo ed aprile nel 1974. Si tratta di una pubblicazione sindacale “a circolazione interna”, e dunque senza alcun colophon.

Fino a oggi questo testo non era stato preso in considerazione nella redazione della bibliografia ufficiale delle opere di Augusto Graziani 1 . Tuttavia, proprio per codesto motivo, rappresenta un caso editoriale interessante. Da nostre ricerche bibliografiche sull’OPAC SBN, infatti, ci risultano 4 registrazioni del testo in parola. In tutti i casi non viene esplicitamente indicato l’anno di edizione. Perciò l’attribuzione viene sempre fatta dai bibliotecari, su base ipotetica. Abbiamo:

registrazione [1], in cui la data della stampa viene indicata come: [1974?], non si dà alcun luogo di edizione e si afferma che il testo presenta 62 pp.;

registrazione [2], in cui la data della stampa viene indicata come [1974], il luogo di edizione è indicato come Pavia: Centro stampa Amministrazione provinciale, e si afferma che il testo presenta 62 pp.;

registrazione [3], il cui la data della stampa viene indicata come [1974?!], il luogo di edizione, invece, è indicato come Roma: La tipografica, mentre si afferma che il testo presenta 70 pp.;

registrazione [4], infine, ha un titolo leggermente differente, ovvero Classe operaia e padronato nelle recenti vicende economiche: corso per il conseguimento della Licenza di scuola media inferiore per lavoratori (150 ore), la data di edizione viene indicata come [1977?!], il luogo di edizione riportato è Varese: a cura della Federazione sindacale CGIL, CISL, UIL, mentre il testo in questa versione presenta ben 98 pp.

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Published: 09 July 2024
Created: 07 July 2024
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seminaredomande

La transizione in atto verso un mondo nuovo è ormai frenabile solo dalla guerra globale

di Francesco Cappello

Il vecchio mondo non funziona più né dal punto di vista della sicurezza globale né da quello economico e della sostenibilità delle economie estrattive neoliberiste. Esso era fondato sull’egemonia unipolare USA che, con i suoi vassalli europei da una parte e orientali (Australia, Giappone, Corea del Sud, Filippine) dall’altra, stanno cercando di frenare la riorganizzazione delle relazioni tra Paesi di cui risultano protagonisti i paesi BRICS allargati, sempre più numerosi, con un potenziale di espansione enorme. Intorno ai BRICS plus orbita ormai l’80% del mondo

kisbbudbn.jpgGli USA usano Israele, così come i paesi NATO-Ue

Il vecchio mondo, dominato dagli USA, sta tentando di arginare, con la minaccia militare e la violenza delle armi, l’affermazione del mondo multipolare; il risultato ampiamente pianificato consiste nella destabilizzazione di diverse aree critiche del pianeta: dal cuore dell’Europa, in Ucraina, usata come piattaforma di guerra contro la Federazione Russa, al Medioriente, ove lo strumento di conservazione del vecchio ordine occidentale è Israele, sino al mar cinese meridionale dove allo stesso scopo è utilizzata la contesa artificiosa sull’isola di Taiwan. Dinamiche analoghe sono in atto nel continente africano che si sta liberando dalla seconda colonizzazione francese e statunitense e in quello sudamericano ove è l’Argentina a svolgere il ruolo di strumento reazionario a uso e consumo del vecchio dominio USA.

Con l’espansione della NATO a Est sino ai confini della Federazione Russa, che include la volontà di inglobare l’Ucraina, è stato violato il principio di indivisibilità della sicurezza secondo cui la sicurezza di alcuni non può essere raggiunta a discapito di quella di altri. L’ultimo atto di tale follia atlantista è stata l’inclusione di Finlandia e Svezia. La Finlandia condivide con la Russia quasi 1400 km di confine. È stato, di conseguenza, provocato il collasso del sistema di sicurezza euro Atlantico che dev’essere ricostruito al più presto. In altre parole la minaccia all’Europa, lungi dal venire dalla Federazione Russa, deriva, chiarissimamente ormai, dalla sua servitù al sistema di dominio anglo americano, un giogo che la sta trascinando a velocità crescente in un baratro, un vicolo cieco evolutivo.

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  1. Roberto Artoni: Gli errori di un trentennio
  2. Eros Barone: “Il tramonto dell’Occidente”: in quale parte della notte abitiamo?
  3. Norberto Fragiacomo: Il “fascismo” contemporaneo non veste l’orbace
  4. Carlo Di Mascio: Attualità di Evald Ilyenkov
  5. Ascanio Celestini: L’Italia s’è destra…., destrissima, anzi fascista
  6. Roberto Iannuzzi: Assange, un viaggio nel Pacifico, e le maschere dell’Occidente
  7. Andrea Pannone: Una teoria da ripensare?
  8. Gianmarco Pisa: I cinque principi per la coesistenza pacifica e il ruolo del Partito comunista
  9. Fabrizio Russo: Cicli secolari
  10. Turi Palidda: L’intelligenza artificiale: l'innovazione del dispositivo di dominio capitalista
  11. Francesca Albanese: “In Italia si fa disinformazione su Gaza. Rai e La7 non mi vogliono perché accuso Israele di genocidio”
  12. Francesco Ricciardi: La banalizzazione dell’antifascismo
  13. Donatella Della Porta: Le basi istituzionali di un panico morale
  14. Il Pungolo Rosso: Il capitalismo britannico cambia cavallo per non cambiare nulla. I lavoratori potranno accettarlo?
  15. Gerardo Lisco: “Realismo Capitalista” di Mark Fisher ossia lo “stalinismo di mercato”
  16. Kit Knightly: Ecco perché non dovreste mai credere ai vostri occhi
  17. Collettivo Legauche: L’Antropocene e l’insostenibilità del capitalismo
  18. Gianandrea Gaiani: Media, censure e facce di bronzo
  19. Roberto Iannuzzi: Dal 7 ottobre a oggi – Scivolando verso l’abisso
  20. Tariq Marzbaan: Il Moribondo contro il Nascente
  21. Giacomo Gabellini: L'immolazione della Germania sull'altare dell'atlantismo
  22. Gianni Giovannelli: La doppia natura del suffragio universale
  23. Rita di Leo: “Mario dacci la linea”
  24. Jacques Nikonoff: Francia: chi votare alle prossime legislative?
  25. Il Pungolo Rosso: Francia: tre proposte politiche, l’una più reazionaria e anti-proletaria dell’altra

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