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Published: 23 September 2026
Created: 23 September 2026
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Il freno lo chiede chi tiene l’acceleratore

di Mario Sommella

Intelligenza Artificiale spiegazioneA poche settimane dalla più grande quotazione in Borsa della storia, l’amministratore delegato di Anthropic chiede all’industria dell’intelligenza artificiale di rallentare. Trump risponde che l’unico freno necessario è lui. In mezzo restano fatti verificabili: un capo di Stato catturato con l’aiuto di un modello linguistico, manuali di bersagliamento per navi da guerra, bollette elettriche che salgono e un potere privato che nessun parlamento ha mai votato.

L’8 settembre un ricercatore di ventisette anni ha lasciato il suo lavoro e ha spiegato pubblicamente perché. Jacob Coxon aveva passato tre anni ad addestrare modelli linguistici, prima in OpenAI e poi in Anthropic. Nel messaggio con cui ha salutato i colleghi ha scritto che nessuna delle due aziende si sta comportando in modo responsabile e che entrambe corrono verso una intelligenza artificiale capace di migliorare se stessa, scommettendo sulle vite di tutti. Il post ha superato i cento milioni di visualizzazioni. Due colleghi rimasti al loro posto lo hanno confermato pubblicamente: Evan Hubinger, che in Anthropic guida la ricerca sull’allineamento, ha scritto che in azienda credono davvero che l’intelligenza artificiale possa uccidere tutti gli esseri umani, e ha collocato quella probabilità sopra il dieci per cento entro il prossimo decennio.

Sei giorni dopo il presidente degli Stati Uniti ha liquidato l’intera vicenda come una cospirazione malata contro l’intelligenza artificiale e i data center, aggiungendo che l’unico freno di cui questa tecnologia ha bisogno è un presidente forte e intelligente, e che quel presidente è lui.

Fra queste due frasi si è consumata una delle settimane politicamente più dense degli ultimi anni. Vale la pena ricostruirla per intero, perché quasi nessuno ha messo accanto ai discorsi le date, i bilanci e i morti.

 

1. Dieci giorni di settembre

Il 10 settembre Anthropic pubblica un rapporto di centocinquantaquattro pagine sugli abusi dei propri modelli, relativo al periodo compreso fra dicembre 2025 e agosto 2026. Il 12 settembre Dario Amodei, cofondatore e amministratore delegato dell’azienda, pubblica un saggio di circa quattromila parole intitolato «We Must Pace the Frontier»: dobbiamo regolare il passo della frontiera.

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Published: 23 September 2026
Created: 23 September 2026
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fuoricollana

Hegel, Marx, lo Stato e la democrazia: una ricerca di Giulio Di Donato

di Antonio Semproni

Con Marx oltre Marx è il filo conduttore di un recente e denso libro di Giulio Di Donato. Una lettura che valorizza il momento non economicistico del filosofo di Treviri. La politica come strumento di elevazione delle classi popolari, lo Stato come universale in cui dispiegarne interessi e passioni

Marx e Hegel.pngIn «Vera democrazia». Politica e diritto nella prospettiva marxiana (Giappichelli, 2025), Giulio Di Donato muove i propri passi dalle dissonanze tra la visione politico-statuale in Hegel e in Marx. La filosofia di Hegel ha la potenza di “aboli[re] la separazione tra la realtà e gli ideali, tra l’essere e il dover-essere” (p. 16); se ciò che è reale è razionale, è perché l’idea – culmine dell’integrazione e della mediazione reciproca tra i due poli della tensione, cioè del soggettivo e dell’oggettivo, del concetto e dell’oggetto, dell’autocoscienza e del suo contenuto – abita nella realtà stessa: al filosofo sta il compito di rintracciarla risalendo la dialettica hegeliana. Ciò vale anche nella sfera giuridico-politica, ove lo Stato rappresenta l’incarnazione dell’idea etica.

 

Hegel in Marx, Marx versus Hegel

Della dialettica hegeliana Marx privilegia il momento dell’autocoscienza, cioè il “faticoso processo di riappropriazione di sé, al termine del quale il soggetto può riconoscersi e riferirsi a sé nel rapporto con l’altro”. Questa postura lo porta – come illustra Di Donato nella sua fatica – a privilegiare la volontà popolare, in quanto riottosa nei confronti dell’ordine politico costituito, e a contestare spesso e volentieri la filosofia politica e statuale di Hegel, a volte cogliendo nel segno, altre volte ricorrendo a argomentazioni fallaci.

Nella realtà che si interseca con la vita e la speculazione di Hegel si dà anzitutto la Rivoluzione francese, nella quale si manifesta “l’autonomia del soggetto rispetto a qualunque autorità o norma”, una libertà assoluta che si traduce in “volontà assoluta di negazione di qualsiasi limite” e “inarrestabile pulsione nichilista” (p. 22).

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Published: 23 September 2026
Created: 23 September 2026
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Sistemi elettorali e controllo sulla Costituzione italiana

Dopo il "Porcellum" e l'"Italicum", lo "Stabilicum" tra incostituzionalità e minacce alla Costituzione stessa

di Luca Benedini

mano che inserisce una carta con il volto infelice nelle urne per segnalare la frustrazione degli elettori sistema elettorale 395316823In base all'art. 138 della nostra Costituzione, una revisione costituzionale necessita di due deliberazioni di entrambi i rami del Parlamento a distanza di almeno tre mesi l'una dall'altra e, se nella seconda deliberazione la revisione non viene approvata da almeno i due terzi dei membri tanto della Camera quanto del Senato, potrà essere dato luogo ad un referendum popolare confermativo (su esplicita richiesta di almeno «un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali»). In pratica, è una prescrizione che consente a una specifica alleanza tra i due terzi dei parlamentari qualsiasi modifica costituzionale (tranne la revisione della forma repubblicana, che in base all'art.139 è l'unica modifica radicalmente vietata), senza che la si possa sottoporre al vaglio di un esplicito pronunciamento popolare.

Per comprendere tale prescrizione semplificatrice, va ricordato che il sistema elettorale in uso all'epoca della stesura della Costituzione era estremamente rappresentativo (e specialmente alla Camera, dove in pratica i seggi venivano assegnati col "proporzionale puro" applicato a un collegio unico nazionale), così che i due terzi dei deputati corrispondevano effettivamente, nella sostanza, ai due terzi dell'elettorato attivo. Con sistemi elettorali poco rappresentativi (come ad esempio quelli basati su un consistente "premio di maggioranza", su qualche forma di "maggioritario" o su un "proporzionale con piccoli collegi indipendenti"), può invece avvenire che i due terzi (cioè il 67%, o per essere ancor più precisi il 66,7%) dei seggi possano essere ottenuti da un insieme di partiti che nel complesso ha ricevuto solo il 55% circa dei voti o anche meno [1].

Il fulcro della questione è che appare del tutto evidente che i membri dell'Assemblea Costituente che tra il 1946 e il '47 elaborarono la formulazione originaria della nostra Costituzione repubblicana non intendessero affatto affidare a forze politiche votate solamente da una percentuale dell'elettorato attivo decisamente inferiore ai due terzi la possibilità di cambiare a loro piacimento la Costituzione.

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Published: 23 September 2026
Created: 20 September 2026
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laboratorio

UE-Cina: siamo sicuri che è il disavanzo il problema?

di Domenico Moro

La bilancia commerciale dell’Ue a 27 nei confronti della Cina è notevolmente peggiorata negli ultimi anni, passando da un deficit di 50,6 miliardi di euro nel secondo trimestre del 2021 ai 103,3 miliardi di quello del 2026[i]. Tale peggioramento dipende soprattutto dall’aumento delle importazioni europee dal gigante asiatico che, sempre nel secondo trimestre, sono passate dai 107 ai 153 miliardi. I prodotti più importati in Ue dalla Cina sono nell’ordine: apparecchiature elettriche, macchinari e veicoli.

Sono soprattutto questi ultimi ad essere aumentati, grazie alla grande competitività dell’auto cinese, le cui importazioni nella Ue nei primi sei mesi del 2025 e del 2026 sono passate da 14,4 a 20,4 miliardi, mentre l’esportazione europea in Cina è scesa da 9,3 a 6,7 miliardi, quasi triplicando il deficit da 5,1 miliardi a 14 miliardi. A pagare il prezzo del calo dell’export sono i produttori di auto europei, a partire dalla tedesca Volkswagen, che, come abbiamo rilevato in altri articoli, progetta di licenziare 50mila addetti e chiudere quattro fabbriche in Germania.

La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha affermato che lo squilibrio commerciale con la Cina è insostenibile e sta portando alla deindustrializzazione dei principali poli europei. La von der Leyen ha attribuito alla Cina la responsabilità di questi squilibri, a causa dell’eccesso di capacità produttiva e della concorrenza scorretta delle imprese cinesi, che sarebbero sussidiate dallo Stato.

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Published: 23 September 2026
Created: 18 September 2026
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contropiano2

Skynet non sa fare i conti con la termodinamica: il guinzaglio fisico dell’intelligenza artificiale

di Il Megawattora*

La riflessione e l’analisi sul potenziale e i rischi dell’Intelligenza Artificiale è in pieno svolgimento. Non tutto è già chiaro ed è bene non cedere alla tentazione di dare subito una definizione-slogan che sembra una “categoria interpretativa”, ma non lo è affatto. Qui di seguito un contributo che ci ricorda quanto la potenza del software dipenda dalla fisica, dall’industria, dall’elettricità.

Buona lettura e continuiamo a cercare di capire.

* * * *

Tra manifesti apocalittici firmati dai guru della Silicon Valley e film di fantascienza stile Terminator, il dibattito pubblico sulla “perdita di controllo” dell’Intelligenza Artificiale sembra ormai ostaggio di una favola: un bel giorno un algoritmo super-intelligente prende coscienza, si replica nell’etere e sottomette l’umanità attraverso internet.

È una narrazione suggestiva che fa fare milioni di visualizzazioni.

Peccato che dimentichi un dettaglio elementare: l’intelligenza da sola non muove una foglia. Per agire nel mondo reale, qualunque intelligenza — biologica o sintetica — deve piegarsi alle leggi della fisica, della materia e della termodinamica.

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Published: 23 September 2026
Created: 17 September 2026
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lantidiplomatico

Elezioni e antisemitismo: possibili nodi costituzionali

di Paolo Arigotti

In questi giorni in Parlamento sono in discussione due disegni di legge che, pur muovendosi in ambiti apparentemente molto diversi, si prestano a una serie di considerazioni sotto il profilo costituzionale, con particolare riferimento ad alcuni diritti e libertà fondamentali, previsti e tutelati dalla prima parte della Carta fondamentale. Ci stiamo riferendo al disegno di legge elettorale e cosiddetto DDL antisemitismo.

Premesso che il dubbio è lecito, e che le certezze non appartengono a nessuno (o quasi), in via di principio ambedue gli schemi rispondono alla salvaguardia di finalità in via di principio condivisibili: la garanzia della governabilità da un lato, per chi sostenga questo punto di vista, o il contrasto contro odio e discriminazione fomentato da bieche ragioni. Il che non toglie che su alcuni aspetti possano essere sollevati dubbi e riserve, anche sotto il profilo strettamente giuridico.

Nel rinviare alle numerose analisi disponibili, ci limiteremo in questa sede a riprendere alcuni aspetti a nostro avviso problematici.

La riforma elettorale, ove approvata, introdurrebbe un premio di maggioranza in favore della lista (o della coalizione) vincitrice che ottenesse almeno il 42 per cento dei voti. Tradotto in numero di seggi, la parte prevalente potrebbe contare su 70 seggi aggiuntivi alla Camera e 35 al Senato, fermo restando che non si potranno oltrepassare – a garanzia delle minoranze – i 220 seggi a Montecitorio e i 113 a Palazzo Madama.

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Published: 23 September 2026
Created: 13 September 2026
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aldous

Caos geopolitico

di Alessio Canini

Diversi avvenimenti stanno modificando radicalmente lo scenario geopolitico mondiale con conseguenze ancora non del tutto prevedibili. Tra i più rilevanti si ricordano: la chiusura dello Stretto di Hormuz il 20 giugno da parte iraniana e le minacce di gravissime sanzioni da parte americana dopo i falliti tentativi di sconfiggere militarmente l’Iran; l’attacco ucraino nel mar Caspio del 25 luglio a danno di una nave mercantile iraniana, il quale ha quasi scatenato una risposta militare iraniana frenata però dall’alleato russo; il Patto della Mecca tra Turchia, Arabia Saudita e Pakistan, stipulato tra il 7 e il 9 agosto, ispirato ad una sorta di NATO sunnita con tanto di ombrello nucleare gentilmente offerto dal Pakistan; l’aumento delle tensioni russo-giapponesi, riaccesesi dopo la visita di Putin il 13 agosto nelle contese isole Curili, a ricordarci come Russia e Giappone non hanno mai concluso un trattato di pace a causa di tale disputa territoriale; nella seconda metà di agosto la Turchia ha valutato una reazione militare in risposta all’attacco israeliano alla base siriana di Abu al-Duhur ritenuta destinata alle forze turche; l’aggravamento delle tensioni europee con la Russia dopo le dichiarazioni di Mosca il 27 agosto in risposta al progetto britannico di dotare gli ucraini di missili a lungo raggio Storm-Shadow; ultimo ma non meno importante, le visite contestuali di alto livello del direttore della CIA e della diplomazia vaticana a Mosca verso fine agosto.

Un grande caos geopolitico si apre dinanzi a noi, e certo non è semplice tenere insieme i pezzi, ciascuno con le proprie frammentazioni e le proprie caratteristiche.

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Published: 22 September 2026
Created: 17 September 2026
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lafionda

Il peso del passato. Memoria, conflitto e politica nell’epoca dello sradicamento

di Stefano Stella

1783413446510.pngIn un recente dialogo con Andrea Zhok, ospitato dal canale YouTube di Darsi Pace, Geminello Preterossi ha detto qualcosa che vale la pena riportare. «Custodire il passato non come qualcosa di antiquario ma come memoria vivente» è, osserva, «uno dei passaggi decisivi». Il passato «fa attrito», aggiunge, e proprio per questo costituisce un antidoto «a questo senso di totale sradicamento, azzeramento» e al «non sapere nulla di chi si è [1]».

A questo affondo si intreccia la diagnosi formulata dallo stesso Zhok, che mira a scavare nel nucleo profondo della ragione liberale. Per secoli, argomenta quest’ultimo, abbiamo potuto contare su meccanismi che funzionavano indipendentemente da noi: tradizioni, istituzioni intermedie e forme di credenza condivisa continuavano a lavorare in una co-costituzione di un mondo comune. Quel tipo di aggancio, nella lettura condivisa dai due filosofi, è venuto meno. Restano «simulacri», forme che funzionano come immagini vuote, prive di un reale contenuto capace di orientare un progetto condiviso.

È qui che la questione della memoria diventa rilevante. Perdere quell’aggancio al passato di cui parlano Zhok e Preterossi significa perdere la possibilità di dare per acquisiti i contenuti che costituiscono la base dello “stare assieme”. Viviamo in quella che la sociologa Carmen Leccardi chiama la «contrazione dell’orizzonte temporale», l’idea cioè che diventi sempre più difficile immaginare un futuro abbastanza stabile da potervi proiettare, con ragionevole fiducia, ciò che il passato ci ha consegnato [2].

Preterossi definisce questa stessa riserva un «pozzo profondo» a cui una politica futura potrebbe tornare ad attingere, lasciando tuttavia aperta una questione cruciale: a quale passato, esattamente, si può fare ricorso? Nessun passato arriva a noi come un deposito intatto, disponibile a essere semplicemente recuperato. Ogni memoria collettiva è invece il risultato di selezioni e trasmissioni compiute dentro specifici rapporti di forza. Chi custodisce quella memoria? Con quali materiali viene costruita? E, soprattutto, quali dinamiche di potere contribuiscono a stabilire ciò che una società considera degno di essere trasmesso, lasciando che altre esperienze vengano marginalizzate o dimenticate?

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Published: 22 September 2026
Created: 14 September 2026
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mondorosso

Il «general intellect» cinese

Le nuove meraviglie della scienza e della tecnica

di Daniele Burgio, Giulio Chinappi, Massimo Leoni e Roberto Sidoli

whatsapp image 2026 09 04 at 10.19.40 1.jpegDalla stazione Tiangong ai robot umanoidi, dalle auto volanti alla fusione e alle interfacce cervello-computer, la Cina trasforma conoscenza sociale, pianificazione e capacità industriale in nuove forze produttive, mostrando la potenza — e le contraddizioni — del «general intellect» contemporaneo.

“La natura non costruisce macchine, locomotive, ferrovie, telegrafi elettrici, filatoi automatici e così via. Questi sono prodotti dell’industria umana: materiale naturale trasformato in organi della volontà dell’uomo sulla natura, o della sua attività nella natura. Sono organi del cervello umano creati dalla mano dell’uomo; potenza oggettivata del sapere. Lo sviluppo del capitale fisso mostra fino a quale grado il sapere sociale generale sia divenuto una forza produttiva immediata e, di conseguenza, fino a quale grado le condizioni del processo stesso della vita sociale siano passate sotto il controllo del general intellect e siano state trasformate conformemente a esso; fino a quale grado le forze produttive sociali siano state prodotte non soltanto nella forma del sapere, ma anche come organi immediati della prassi sociale, del reale processo della vita”.

Karl Marx, «Frammento sulle macchine», in Lineamenti fondamentali di critica dell’economia politica (Grundrisse), 1857-1858

Quando, nei Grundrisse del 1857-1858, Karl Marx annotava correttamente che lo sviluppo del capitale fisso avrebbe mostrato fino a quale punto il sapere sociale generale era diventato una forza produttiva immediata, non stava formulando una profezia tecnologica in senso stretto. Stava individuando una tendenza storica del modo di produzione moderno: la ricchezza dipende sempre meno dalla sola quantità di lavoro immediato impiegato e sempre più dalla scienza, dalla cooperazione, dall’organizzazione, dalle infrastrutture e dalle capacità accumulate dall’intera società. È questo complesso di conoscenze e facoltà sociali che Marx designa con l’espressione inglese general intellect.[1]

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Published: 22 September 2026
Created: 15 September 2026
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altreconomia

La sfida al dollaro non passa più soltanto dal progetto di inventare una moneta alternativa

di Alessandro Volpi

La dichiarazione finale del summit dei Paesi Brics riuniti a New Delhi a metà settembre chiede di rafforzare il finanziamento in valute locali e di diversificare le fonti finanziarie. Il salto di qualità sta però nel fatto che questa strategia non riguarda soltanto la finanza ma anche la trasformazione delle catene globali del valore, la digitalizzazione del commercio e l’accesso alle tecnologie avanzate. L’analisi di Alessandro Volpi

l summit dei Paesi Brics a New Delhi del 12-13 settembre ha mostrato una strategia più concreta: non sostituire il dollaro con una nuova moneta dall’oggi al domani ma costruire progressivamente un ecosistema commerciale, finanziario e tecnologico nel quale il dollaro sia sempre meno necessario.

È questa la chiave per leggere la dichiarazione di New Delhi. Il documento approvato dai Paesi membri del gruppo mette insieme temi che a prima vista sembrano appartenere a mondi diversi: commercio, valute locali, pagamenti transfrontalieri, infrastrutture digitali, catene globali del valore, intelligenza artificiale e cooperazione tecnologica. Il passaggio più significativo riguarda i pagamenti. La Brics payment task force ha studiato l’interoperabilità dei sistemi di pagamento e dei canali di messaggistica finanziaria dei diversi Paesi. L’obiettivo è arrivare a transazioni transfrontaliere più rapide, economiche, accessibili e sicure e, soprattutto, favorire il regolamento degli scambi e degli investimenti nelle valute nazionali.

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Published: 22 September 2026
Created: 22 September 2026
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comidad

Per i neocon i nemici e le minacce sono businnes

di comidad

Una delle tecniche più usate e abusate dai media per bloccare una informazione che possa disturbare la narrativa ufficiale, è quella di enfatizzare gli aspetti già risaputi per distrarre dal dato inedito. Che il governo israeliano fosse stato messo al corrente da più parti di un imminente attacco di Hamas, risultò evidente immediatamente dopo il 7 ottobre del 2023. Altri aspetti della narrativa ufficiale sul 7 ottobre si sono sgonfiati immediatamente, come la storia degli sgozzamenti di bambini e degli stupri; inoltre è risultato che molte delle uccisioni la cui responsabilità era attribuita ad Hamas, erano invece state causate della famigerata “direttiva Hannibal”, applicata dall’IDF anche ai civili israeliani e non soltanto ai militari. La vera novità rappresentata dalla inchiesta del quotidiano israeliano Haaretz di qualche giorno fa, consiste nello smontare uno dei maggiori alibi per giustificare il genocidio a Gaza. Nei giorni immediatamente successivi il Qatar aveva già prospettato al governo israeliano la possibilità di un rilascio senza condizioni da parte di Hamas di tutti gli ostaggi civili (che poi erano i soli ostaggi, dato che i militari andavano considerati prigionieri di guerra). L’attacco israeliano a Gaza non aveva quindi nulla a che vedere con la liberazione degli ostaggi. Le modalità dell’attacco israeliano a Gaza già indicavano un totale disprezzo per la vita dei cosiddetti ostaggi; oggi però i nostri media hanno una evidenza in più da omettere.

Va detto che è del tutto inutile chiedersi quale effetto politico possano sortire queste notizie, poiché la risposta sarebbe fin troppo ovvia: nessun effetto.

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Published: 22 September 2026
Created: 27 August 2026
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machina

Il problema dei tre corpi e la sociologia cosmica

di Piergiorgio Pescali

Piergiorgio Pescali parte dalla trilogia di Cixin Liu per ricostruire la teoria della «sociologia cosmica», uno dei nuclei più inquietanti del suo universo narrativo. Se la sopravvivenza è il primo imperativo di ogni civiltà e le intenzioni dell’altro restano indecidibili, il contatto non apre necessariamente alla cooperazione: può produrre una «catena del sospetto» destinata a trasformare ogni presenza in una minaccia potenziale. È la logica della «foresta oscura», dove il problema non è distinguere tra civiltà buone e cattive, ma comprendere come l’incertezza, la scarsità e l’asimmetria tecnologica rendano razionale anticipare l’attacco dell’altro. La fantascienza di Liu diventa così un laboratorio estremo per pensare la politica del rischio, della deterrenza e della sopravvivenza.

* * * *

Nel libro di Cixin Liu, Il problema dei tre corpi, tra gli innumerevoli spunti scientifici e filosofici che il prolifico autore ci offre, ne emerge uno che sta alla base della dottrina di tutta la storia dell’umanità e che Cixin chiama «sociologia cosmica».

La sociologia cosmica è una branca della scienza inventata da Ye Wenjie, astrofisica che per prima contattò la civiltà Trisolariana, una civiltà insediata in un pianeta situato a quattro anni luce dalla Terra e soggetto alle caotiche leggi gravitazionali di tre Soli.

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Published: 22 September 2026
Created: 05 September 2026
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aldous

Eurosuicidio

di Davide Amato

Eurosuicidio. Il titolo del breve ma esaustivo testo di Gabriele Guzzi ha il merito di sintetizzare con una formula efficace l’intero percorso storico di integrazione italiana nell’Unione Europea degli ultimi quarant’anni. Un percorso che, lungi dal realizzare le promesse di prosperità, pace, modernizzazione, ha condotto l’Italia e le nazioni periferiche verso un declino strutturale e apparentemente irreversibile.Negli anni del Miracolo Economico, la felice combinazione di iniziativa privata e intervento regolatore dello Stato ha prodotto nel nostro Paese «una delle economie più dinamiche e innovative del mondo» (G. Guzzi, Eurosuicidio. Come l’Unione Europea ha soffocato l’Italia e come possiamo salvarci, Fazi Editore, Roma 2025, p. 11), al punto da farci superare, per un periodo, potenze come Germania e Francia. Ciò che invece ha fatto seguito a questo trentennio, con l’adesione al processo di integrazione europea è di tutt’altro tenore. Ne è seguito il “Trentennio Maledetto”, con le parole di Guzzi. Oggi cioè viviamo una «zombizzazione» (12) della società italiana: siamo un Paese non-morto. E non potrebbe essere altrimenti per una società capitalista (che fa della crescita il più importante indicatore della sua salute) che non cresce da oltre trent’anni. «Se dal 1950 al 1991, anno precedente la firma del trattato di Maastricht, il PIL pro capite italiano è cresciuto di oltre il 420 per cento, dal 1999 […] la crescita si ferma complessivamente al 5 per cento. Dall’avvento dell’euro, la nostra economia ha vissuto un rallentamento quasi senza precedenti» (21).

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Published: 21 September 2026
Created: 14 September 2026
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perunsocialismodelXXI

Tocca a noi opporci ai rischi di una deriva nucleare

Riflessioni a margine della dichiarazione di Nuova Delhi

di Piero Pagliani

Ringrazio l'amico Piero Pagliani per avermi inviato questa sua stimolante (e preoccupante) analisi dello scenario geopolitico mondiale che prende le mosse dalla Dichiarazione congiunta dei Paesi che hanno partecipato al 18° Summit dei Brics che si è tenuto a Nuova Delhi [Carlo Formenti]

esplosione di una bomba nucleare su una citta moderna durante la guerra mondiale 778980 620Il 12 settembre scorso si è aperto a Nuova Delhi il 18º Summit Brics.

Non erano passate nemmeno due settimane dal 26º Consiglio dei Capi di Stato della SCO, l'Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, riunitosi a Bishkek nel Kirghizistan, al quale hanno partecipato come osservatori leader considerati appartenenti al campo occidentale come il presidente dell'Azerbaijan, Ilan Aliyev, il premier dell'Armenia, Nikol Pashinyan e il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan. In totale hanno partecipato i 10 membri più 7 osservatori e il Segretario Generale dell'Onu, António Guterres.

In quella occasione l'India, che in febbraio aveva stretto con Israele un “parternariato strategico speciale”, ha firmato la dichiarazione congiunta di condanna dell'aggressione israeliana e statunitense all'Iran.

A Delhi, durante la giornata di apertura del 18º Summit, i membri del Brics in una sessione tenuta a porte chiuse hanno adottato all'unanimità una dichiarazione congiunta. Il fulcro di questa dichiarazione è l'impegno di costruire un “BRICS Pay”, un sistema di messaggistica e di compensazione decentralizzato che faccia cooperare l'indiana UPI (Unified Payments Interface), il cinese CIPS (Cross-Border Interbank Payment System) e il russo SPFS (System for Transfer of Financial Messages), in modo da aggirare gli analoghi sistemi controllati dagli Stati Uniti, il CHIPS e lo SWIFT, a tutt'oggi largamente predominanti.

La Dichiarazione menziona una cooperazione più profonda su IA, tecnologie quantistiche, Infrastrutture Pubbliche Digitali, startup, MPMI (Micro, Piccole e Medie Imprese) e scienza e ricerca, insieme a una New Development Bank più forte e a un coordinamento più stretto su sicurezza alimentare, sanitaria ed energetica, e per catene di approvvigionamento resilienti.

La Dichiarazione fa inoltre riferimento a un progetto pilota per un token denominato “Unit”, ancorato per il 40% a riserve fisiche di oro e per il 60% a un paniere di valute dei paesi membri.

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Published: 21 September 2026
Created: 21 September 2026
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sinistra

Presentazione del volume "La lenzuolata"

di Cristina Quintavalla

Cristina Quintavalla: La lenzuolata. Scandalo edilizio e compromesso storico a Parma, ed. Mimesis, 2026

Schermata del 2026 09 21 18 56 39.pngCi sono due storie dentro questa storia.

La più nota è quella della lenzuolata: una stesa di lenzuola nella pubblica piazza sotto l'ombra svettante del Partigiano di Mazzacurati, su cui erano stati scritti date, dati, rogiti, verbali di Consigli di amministrazione, atti della pubblica amministrazione, che configuravano la predisposizione di una gigantesca operazione speculativa. Una vasta e pregiatissima area destinata ad edilizia economico-popolare fu acquistata da un potente gruppo di imprenditori, fu costituita una societa per azioni, la SIEM, fu accordata una prima tranche di finanziamenti da un' importante banca cittadina, quando ancora su di essa vigeva il vincolo ad intervento pubblico. Chi acquisterebbe per 5000 lire/mq un'area che, stante il vincolo, avrebbe potuto essere espropriata a 1000 lire/mq? Chi avesse avuto la certezza che il vincolo sarebbe stato tolto. Cosa che avvenne il 26 luglio 1973 quando l'Amministrazione comunale approvò una Variante al Piano Regolatore Generale, che attraverso una pioggia di delibere, svincolò tutto il possibile.

In virtù di questo gioco di vincoli e di svincoli, l'area acquisì un valore spropositato, sui 10 miliardi in valuta dell'epoca, senza la posa di un solo mattone, e sui 27-30 miliardi, erigendo mattoni, di plus-valore parassitario.

Lo svincolo, accordato dalla Riadozione del PRG, fu esteso non solo al Centro Direzionale Montebello ma a tutte le aree libere destinate a direzionale, originariamente ad iniziativa pubblica. Anch'esse erano già finite nelle mani dello stesso gruppo di speculatori, seppure camuffati dietro società per azioni con prestanomi vari. All'epoca questo potentissimo gruppo di imprenditori disponeva di circa 650.000 mq di aree edificabili, in condizioni tali da controllare il mercato immobiliare e di determinare valori, prezzi, affitti, qualità della vita.

La lenzuolata smascherò dunque la rete occulta, costituita cinquant'anni or sono da amministratori pubblici, partiti, imprenditori, tecnici, faccendieri, istituti bancari, che consentì, piegando le norme a favore di precisi interessi privati, la costituzione di un governo-ombra, parallelo a quello istituzionale, di cui i cittadini e gli stessi iscritti ai partiti coinvolti erano all'oscuro.

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Published: 21 September 2026
Created: 02 September 2026
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transform

Tutto il resto è noia. Secessione del tempo vivo contro il ricatto delle Big Tech e la trappola della connessione perenne

di Alessandro Scassellati

digitale digital trasnformation trasformazione digitale«E gli uomini amarono più le tenebre che la luce» — Epigrafe giovannea, incipit de “La ginestra” (Giacomo Leopardi, 1836)

Questo saggio esplora come i casinò digitali delle Big Tech abbiano recintato i nostri tempi morti, trasformando la noia — che Leopardi definiva il più nobile dei sentimenti — in una slot machine sinaptica ed estrattiva h24. Attraverso un viaggio che unisce Marx, il buddhismo, la fantascienza di Philip K. Dick, il mito di Tolkien e il cinema di Fellini, Antonioni, Tarkovskij, Monicelli e di tanti altri grandi registi, decostruiamo psicopatologie sistemiche come l’ADHD generalizzato per sottrarle alla colpevolizzazione individualista della psichiatria mainstream. Lo scroll infinito e la notifica push non sono semplici distrazioni, ma una contro-rivoluzione post-letteraria che punta a una ri-feudalizzazione cognitiva delle masse. Di fronte alle devastazioni ecologiche e alle deregolamentazioni dei data center, proponiamo una via d’uscita collettiva ed ecosocialista: il “picchetto del silenzio” e lo sciopero dell’immagine, per espropriare le fortezze computazionali e riconquistare la sovranità sul tempo vivo della nostra carne all’interno del contro-movimento radicale NINA.

 

Introduzione: Il vuoto fecondo e la promessa del tempo ritrovato

«Chiedimi come stai. Chiedimi o no che fa lo stesso. / Splendi di noia, di gioia, di indifferenza. / E lascia il segno.» —Subsonica, Bottiglie rotte, in 8 (2018).

L’imperativo della performance e la revoca del riposo

La modernità neoliberista e tardo-capitalista si regge su un’ingiunzione che satura l’intero orizzonte dell’esistenza: l’obbligo della performance perenne, l’imperativo dell’auto-ottimizzazione flessibile e la sistematica criminalizzazione della stasi. In questo ecosistema globale, governato dall’accumulazione flessibile e dalla digitalizzazione del quotidiano, il diritto all’inoperosità, al silenzio e al riposo protetto è stato metodicamente revocato.

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Published: 21 September 2026
Created: 21 September 2026
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linterferenza

La nave senza fuori. Su Tecno-archía di Lelio Demichelis

di Antonio Martone

image 2 1024x683.pngC’è qualcosa di onesto, prima ancora che di corretto, nel titolo scelto da Lelio Demichelis per il suo ultimo libro, Tecno-archía. O la «Nave dei folli». La banalità digitale del male (DeriveApprodi, 2025). Onesto perché non promette una nuova epoca — non un post, non un dopo — ma un nome per ciò che per-dura. Da tre secoli, scrive Demichelis, la modernità è governata da una razionalità strumentale e calcolante che ha smesso di essere un mezzo per diventare principio di comando: un’archía, appunto, prima ancora di essere una tecnica. È una mossa lessicale semplice e insieme radicale, perché sposta il bersaglio della critica da ciò che gli algoritmi fanno a ciò che gli algoritmi sono: non strumenti neutri messi al servizio di interessi identificabili ma la forma stessa attraverso cui oggi si esercita il comando.

Va detto subito che il gesto polemico del libro non è rivolto soltanto al tecnocapitalismo digitale, ma anche — con una certa insistenza, quasi un vecchio conto che si salda — a un marxismo che continua a pensare la tecnica come strumento neutro, incapace di vedere che essa possiede oggi una potenza propria, funzionalmente integrata al capitale ma non riducibile ad esso. È una postura che Demichelis coltiva da un ventennio, da La religione tecno-capitalista alla Grande alienazione fino alla Società-fabbrica, e che qui trova la sua formulazione più netta: la sinistra ha un problema con le macchine perché continua a chiedersi chi comanda, quando la domanda vera sarebbe ormai come si comanda — con quale grammatica, attraverso quale episteme.

Il libro è costruito su tre immagini che si rincorrono senza mai sovrapporsi del tutto. La prima è quella, dichiarata fin dal titolo, della nave dei folli di Bosch: un’umanità imbarcata, priva di meta, che Demichelis corregge subito — a differenza del relitto cinquecentesco, la nostra nave ha vele spiegate e una rotta precisissima, che si chiama profitto, digitalizzazione, sfruttamento illimitato di uomini e biosfera. La seconda è quella arendtiana della banalità del male, trasferita dal funzionario che esegue ordini senza pensarli all’algoritmo che decide senza nemmeno la possibilità di pensare. La terza, meno appariscente ma più insidiosa, è la “nuova classe delle macchine”: non più solo mezzo di produzione, ma soggetto di comando che retrocede l’uomo a funzione esecutiva del proprio stesso apparato.

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Published: 21 September 2026
Created: 18 September 2026
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marx xxi

Le contraddizioni del PD dietro le esternazioni sulla guerra di Virginia Libero

di Domenico Moro

Le esternazioni della leader dei Giovani democratici, Virginia Libero, sono piuttosto curiose, ma interessanti, perché ci dicono qualcosa sulla situazione attuale nel nostro paese (e non solo). Premetto che il pericolo che l’Europa (e l’Italia) sia coinvolta per la prima volta dalla fine del Secondo conflitto mondiale (ex Jugoslavia a parte) in una guerra generale sul suo territorio si sta facendo sempre più preoccupante. L’abbattimento recente di un drone russo da parte di due caccia italiani, schierati in Europa orientale, ne è una prova. 

Comunque, per quanto riguarda Virgina Libero la sua dichiarazione contro il riarmo e la guerra e a favore della diserzione appare abbastanza curiosa. Infatti, il suo partito, il Pd, è non solo favorevole al riarmo e all’appoggio militare all’Ucraina (dato che sarebbe stata aggredita da Putin), ma è storicamente sempre stato favorevole alle guerre “umanitarie” intraprese dall’Occidente collettivo (compresa l’aggressione alla Libia voluta soprattutto dal presidente Napolitano, del Pd), garante della Nato e soprattutto espressione del capitale transnazionale (magari della frazione democratica-Usa), quello che sta alla radice delle tendenze imperialistiche. 

Malgrado ciò, penso che limitarsi a dire questo sia insufficiente. Quella di Virginia Libero non saprei dire quanto sia stata una uscita spontanea o calcolata. Ad ogni modo, è stata ripresa e criticata da molti esponenti del Pd, e appoggiata da altri, come Orfini e Scotto. Il giorno dopo la sua esternazione, Virginia Libero ha ritrattato in parte, dicendo che non si riferiva all’Ucraina che sarebbe – comunque – il paese aggredito.

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Published: 21 September 2026
Created: 17 September 2026
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lafionda

Rimane ancora qualcosa da fare? Riflettendo su Agamben

di Andrea Granato e L'Indispensabile

Recentemente, per il canale YouTube dell’Indispensabile, ho pubblicato un dialogo con Luca Cimichella dal titolo: «L’uomo fa il mondo? Alla ricerca di una nuova prassi rivoluzionaria».

Il punto interrogativo è d’obbligo. Esso grava, come un macigno, proprio sul verbo fare, oggi indigesto. Anzi: vera e propria zona d’ombra teorica per una contemporaneità che, dopo la nietzschiana morte di Dio, ha esperito la morte dell’Io, la conclusione (ora celebrata, ora patita) della parabola gloriosa e tremenda della soggettività moderna. Che l’uomo faccia il mondo, nel senso idealista della sua costituzione trascendentale, o che l’uomo faccia i rapporti sociali nei quali vive, nel senso materiale-produttivo di Marx, la conclusione per entrambe le tradizioni è la medesima: se l’uomo fa il mondo, lo può anche ri-fare daccapo; potremmo dire che l’opera dell’uomo, su cui ha scritto Agamben commentando L’Etica, si costituisce nella modernità come un’opera capace di giustizia sulla terra. Come sarebbe d’altronde possibile (anche lessicalmente) lo spirito rivoluzionario moderno se non vi fosse un’opera giusta, oltre ogni sola fides, un’opera cioè in grado di portare giustizia? Perciò la sola teologia o il solo messianismo premoderno (anche in chiave millenarista-gioachimita) non producono il concetto di Rivoluzione, ma solo quello negativo e “inoperoso” di interruzione. Interruzione di cosa? Del Weltlauf, il corso disastroso della storia. La παρουσία di Cristo, così come il Messia benjaminiano, hanno appunto questo significato negativo, di disattivazione o inoperosità, come Agamben traduce la κατάργησις paolina.

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Published: 21 September 2026
Created: 15 September 2026
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lantidiplomatico

Lo scudo dei Brics alla Russia e il suicidio logistico della NATO

 di Fabrizio Poggi

I limiti logistici di un intervento NATO in Ucraina smascherano la retorica bellicista europea...

15 settembre. Nella chiamata alle armi, ormai senza freni, di TV e giornali a libro-paga dell'industria di guerra, si va dallo sprezzo del ridicolo di Euronews, alle accademiche estrinsecazioni affidate dal Corriere della Sera a oriundi docenti della Bundeswehr. Nel primo caso, per esempio, a proposito di droni caduti o abbattuti dagli eroici caccia NATO in Lituania, si stigmatizza la perfidia del Cremlino, che avrebbe «deliberatamente» deviato il drone dalla traiettoria. Che efferatezza, che malvagità, tipiche solo di barbari asiatici: impedire «deliberatamente» a un celestiale drone di colpire autocratici obiettivi russi! Un paese civilizzato, ricco di europeistico fair play, avrebbe invece lasciato che il drone – di cui peraltro si ignora l'origine, o si trattasse addirittura di un bucolico volatile libratosi nell'aere – continuasse pacificamente il proprio leggiadro volo e si schiantasse con liberale eleganza su un condominio a Smolensk o Brjansk. Che «deliberata» mancanza di civiltà!

D'altronde, cosa aspettarsi, da un autocrate come Putin che, certifica il tedesco professor Carlo Masala intervistato dal solito Federico Fubini, «investe sugli estremisti in Europa» e in particolare in Germania. I russi, depreca il decano sardo-teutonico «usano l’estrema destra, e non solo dal 2022, per plasmare il clima... È evidente che lo facciano con la disinformazione». Alla domanda del delicato Fubini se ci sia un «tentativo di spingere l'opinione pubblica al rigetto degli aiuti all'Ucraina», l'oriundo professore “smaschera” gli intrighi del Cremlino, affermando che «il messaggio che si cerca di far passare è che diamo tutti questi soldi a Kiev, ma intanto smantelliamo le pensioni o la sanità».

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Published: 21 September 2026
Created: 16 September 2026
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lantidiplomatico

La sfida al dollaro non passa più da una moneta alternativa

di Alessandro Volpi

Il summit dei Paesi Brics a New Delhi del 12-13 settembre ha mostrato una strategia più concreta: non sostituire il dollaro con una nuova moneta dall’oggi al domani ma costruire progressivamente un ecosistema commerciale, finanziario e tecnologico nel quale il dollaro sia sempre meno necessario.

È questa la chiave per leggere la dichiarazione di New Delhi. Il documento approvato dai Paesi membri del gruppo mette insieme temi che a prima vista sembrano appartenere a mondi diversi: commercio, valute locali, pagamenti transfrontalieri, infrastrutture digitali, catene globali del valore, intelligenza artificiale e cooperazione tecnologica. Il passaggio più significativo riguarda i pagamenti. La Brics payment task force ha studiato l’interoperabilità dei sistemi di pagamento e dei canali di messaggistica finanziaria dei diversi Paesi. L’obiettivo è arrivare a transazioni transfrontaliere più rapide, economiche, accessibili e sicure e, soprattutto, favorire il regolamento degli scambi e degli investimenti nelle valute nazionali.

Il residuo dominio del dollaro, infatti, non dipende soltanto dal fatto che la valuta americana sia la principale moneta di riserva internazionale. Dipende dall’intera infrastruttura che la circonda: banche corrispondenti, mercati finanziari, sistemi di messaggistica e regolamento, liquidità internazionale. Ridurre il ricorso al dollaro significa quindi iniziare a ridurre la dipendenza da questa infrastruttura.

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Published: 21 September 2026
Created: 15 September 2026
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contropiano2

Cgil, Cisl e Uil, Confindustria e Governo verso l’accordo per tenere bassi i salari

di Unione Sindacale di Base

Senza dare molto nell’occhio Cgil, Cisl e Uil assieme a Confindustria e ad una pattuglia di associazioni padronali stanno preparando un accordo che blindi ogni spazio alla democrazia nei luoghi di lavoro e confermi decenni di moderazione salariale. Una vergogna che rischia di passare inosservata e che invece va denunciata con tutta la forza e determinazione possibile.

I particolari dell’accordo non si conoscono nel dettaglio, tutto sta avvenendo a porte chiuse, in un confronto serrato tra segreterie nazionali. I lavoratori e le lavoratrici non hanno alcuna voce in capitolo.

Alcune cose però già sono trapelate. Sui salari, per esempio, si conferma il riferimento all’indice IPCA-NEI nel calcolo dell’inflazione, quel maledetto sistema di misurazione dei prezzi che non considera i prodotti energetici importati, come il gas e la benzina, che costituiscono il motore dell’attuale e (purtroppo) futura inflazione.

I salari in Italia sono al palo da tempo e questo dipende proprio dalla scelta di Cgil, Cisl e Uil di accettare un modello contrattuale che condanna i lavoratori ad una inevitabile riduzione del potere d’acquisto delle loro retribuzioni ad ogni rinnovo contrattuale.

Aver tolto al contratto la funzione di avanzamento delle condizioni materiali di lavoratrici e lavoratori e accettato di tenere gli aumenti in linea con l'”inflazione programmata” (spesso disattesa dai dati reali) ha significato, infatti, portare progressivamente sempre più in basso le retribuzioni medie.

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Published: 20 September 2026
Created: 13 September 2026
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coku

La dittatura commissaria in Italia e nelle democrazie occidentali

di Leo Essen

rep 1220x600.jpgLa libertà politica e la sicurezza dei cittadini sono garantite dalla divisione dei poteri. E la divisione dei poteri, stando ai manuali di dottrine politiche – ne prendo due a caso, Chevalier e Galli – è quella descritta da Montesquieu e contempla la balance tra potere giudiziario, esecutivo e legislativo, ai quali si affiancherà il quarto potere: la stampa, o opinione pubblica.

Chevalier è meno appiattito di Galli sul liberalismo, anche se è più infido. Prima di introdurre la questione della divisione dei poteri e della balance, chiarisce che la distribuzione dei poteri avviene tra le varie forze concrete esistenti. Sono le forze e le contro-forze in campo a delineare il governo moderato. La sua natura, dice Chevalier, implica che ci siano poteri intermedi, ovverosia corpi intermedi, contro-poteri e contro-forze. Questi contro-poteri e contro-forze sono le autonomie distribuite nei Parlamenti territoriali, nei ceti, nelle corporazioni, nelle città, nelle giurisdizioni signorili. Sono queste contro-forze particolari che resistono con ostinazione alle indebite invasioni del sovrano, e la resistenza deve essere fatta con il becco e con gli artigli.

La divisione dei poteri non è, per così dire, una divisione astratta. Montesquieu – sin qui la lettura di Chevalier è rigorosa – non distingue tra l’ufficio e l’ufficiale. Il potere non è un istituto, ma è sempre e soltanto una forza concreta, operativa, attuale, storica, dunque plurale. Di fronte all’avanzata del potere astratto del sovranismo assoluto, Montesquieu prende la posizione di quei poteri che resistono a questa avanzata e chiede per essi il giusto riconoscimento e la dovuta autorità, se non autonomia. Un’autorità che il nascente Stato burocratico liberale non vuole riconoscere.

Qualche pagina dopo, ritornando sui propri passi, Chevalier ribadisce l’importanza della divisione dei poteri. Dice che, se la stessa persona o lo stesso corpo esercitasse tutti e tre i poteri, allora tutto sarebbe perduto. Qui avviene un lieve e innocuo slittamento: uno sdoppiamento tra ufficio e ufficiale, tra la forza in campo e l’istituto, tra l’ordine costituito e l’ordine costituente.

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Published: 20 September 2026
Created: 20 September 2026
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lantidiplomatico

Brics, Sco: il colpo al cuore delle tenebre, minata l'essenza dell’imperialismo

di Alex Marsaglia

kfirt.jpgIl principale colpo subito dall’imperialismo durante il secolo scorso è arrivato sicuramente dalla più potente ondata inflativa di sempre nella metropoli avvenuta durante gli anni Settanta, con picchi di crescita a doppia cifra percentuale sia negli Stati Uniti sia in Europa. La teoria economica, ancora oggi, tende ad attribuire tale vertiginoso aumento ad un mix di inflazione da domanda e da rincaro delle materie prime, con le rivendicazioni salariali dopo il 1968 e lo shock petrolifero dovuto all’embargo dell’OPEC in seguito alla guerra del Kippur.

In verità, come spiega bene Marx ne Il Capitale, l’economia è la scienza della borghesia e finché sarà una classe a spiegare le crisi economiche continueremo a capire unicamente il punto di vista dei dominanti. Non a caso il “sistema dell’economia borghese”, come lo chiamava lui, per spiegarsi quel fondamentale tornante della Storia, dovette coniare il neologismo di stagflazione per razionalizzare il fenomeno nuovo della coesistenza di inflazione e stagnazione economica. Per l’economia politica sino ad allora si trattava di un assurdo logico. Ma questo diventava realtà già nel 1965, ben prima che partissero le rivendicazioni salariali (e questo dovrebbe dirla lunga sulle cause reali dell’incremento dei prezzi), quando Iain Macleod alla Camera dei Comuni affrontava la difficile situazione economica del Regno Unito usando per la prima volta il termine.

 

Nuova fase, stesse condizioni

Ebbene, oggi ci ritroviamo in un tornante della Storia che ripropone le medesime condizioni: dal 2022 la spinta inflativa è tornata a toccare picchi a doppia cifra in Europa e del +9% negli Stati Uniti, stabilizzandosi su livelli medio alti che incidono sui livelli di domanda in tutto l’Occidente generando stagnazione. Le Banche centrali occidentali, in preda alla coazione a ripetere, reagiscono con le classiche politiche neoliberiste, infierendo sulla domanda con alti tassi di interesse, nella convinzione che la riduzione della massa monetaria in circolazione possa affievolire un’inflazione che ha ben altre cause rispetto all’eccesso di domanda.

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Published: 20 September 2026
Created: 20 September 2026
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sinistra

Apocalisse o Rivelazione?

di Fabrizio Salmoni

c9fafa12 cdf2 42a9 9329 98f2b3810179Recentemente mi sono imbattuto in un interessante articolo del filosofo Pierre Dardot, docente all’Università di Nanterre, con oggetto una dotta disquisizione sul concetto di Apocalisse, un tema che sembra ottenere attualmente ampio interesse (1). In estrema sintesi, l’autore visita in modo critico (in verità con il linguaggio un po’ difficile e contorto della gente colta) le varie interpretazioni dell’idea di “fine del mondo” ad esso collegata e le vie per evitarla o contrastarla.

L’approccio più declinato, ed evidentemente condiviso in buona misura dall’autore, è quello politico sulla base della convinzione che vadano respinte le irreversibili ipotesi escatologiche o meramente scientifiche per perorare invece un ruolo attivo dell’umanità nel perseguire un’ipotesi di contronarrazione generata da una «lotta per “un’altra fine del mondo” fondata sulla sperimentazione di forme di vita collettive alternative a quelle che precipitano la fine di ogni vita…».

Non c’è dubbio che tale dibattito in ambito accademico possa portare in prospettiva a indicazioni più precise ma mi sembra che la proposta in questi termini poco affronti un’analisi inerente al concetto di umanità se non nella contrapposizione inevitabile con gli interessi dell’elite technofascista per un governo mondiale della sicurezza (2).

Ề evidente che le ipotesi correnti di disastro globale sono attribuibili sostanzialmente a tre possibili cause: il collasso ambientale; un uso incontrollato dell’IA che prenderebbe il controllo sulla società umana planetaria determinando un evidente “cambio di paradigma” paragonabile a un evento catastrofico; una guerra nucleare su vasta scala. Tutte ipotesi che avrebbero alle radici il dominio capitalista sulla governance politica, tecnologica ed economica globale ma che le stesse elite del potere temono al punto di prepararsi già ad una illusoria sopravvivenza, per esempio allestendo enormi aree-rifugio come quella denominata Wamani, 38.000 ettari di area deserta in Argentina dotata di bunker, igloo futuristici, server esclusivi per garantirsi un internet privato e chissà cos’altro.

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  1. Alessandro Volpi: Mentre i media italiani discutono delle dichiarazioni dei padroni dell'IA...
  2. Emiliano Brancaccio: Il catastrofista Altman a caccia di sussidi
  3. Davide Malacaria: Netanyahu e Zelensky indeboliti: Trump è più libero
  4. Patrizio Paolinelli: Socializzare i profitti. Una proposta per ripensare l'economia
  5. Francesco Coniglione: La sindrome dell'apostata arrabbiato
  6. Antonio Castronovi: Il comunismo come speranza infranta, ma la Storia continua
  7. Antonio Cantaro: Il multipolarismo visto dall’Occidente
  8. Roberto Iannuzzi: Una Germania in crisi scivola verso la guerra?
  9. Fulvio Grimaldi: Yemen: cambia il mondo
  10. Alessandro Mariani: Il voto su AfD e le vecchie beghine
  11. Salvatore Minolfi: La sinistra “braminica” che abbaia alla luna
  12. Sergio Cararo: I becchini della rappresentanza democratica
  13. Geraldina Colotti: La lunga marcia dei guerrieri scalzi
  14. Lelio Demichelis: La democrazia insostenibile
  15. Luciano Vasapollo: Cuba/Venezuela, due strade opposte davanti all’imperialismo
  16. David Colantoni: Teoria della classe armata
  17. Alessandro Testa: Il pane o le rose?
  18. Pasquale Liguori: Il pensiero inetto. Intelligenza artificiale, tempo disponibile e decadenza occidentale
  19. Andrea Zhok: "Sovranismi neoliberali" e "sovranismi sociali"
  20. comidad: Innovazione e sicurezza: le parole magiche della cleptocrazia
  21. Giuseppe Masala: L'inutile vittoria dell'AfD in Sassonia
  22. Kit Klarenberg: La figura di facciata saudita e l'ombra della CIA sull'11 settembre
  23. Infoaut: (E)lezioni tedesche
  24. Geraldina Colotti: Venezuela: un punto provvisorio
  25. Domenico Moro: Il trionfo di AfD come conseguenza ultima del neoliberismo e dell'imperialismo europeo e tedesco

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