Print Friendly, PDF & Email
Print Friendly, PDF & Email

conness precarie

Il reddito che abbiamo e quello che ci manca: poche certezze e alcune domande

di ∫connessioni precarie

Il governo gialloverde ci ha dato il suo reddito e probabilmente è anche l’unico che poteva darci. Chi, anche in mezzo allo scontento del nostro movimento, ha coltivato aspettative diverse ha semplicemente dimenticato un vecchio suggerimento utile a chi voglia varcare senza problemi una porta aperta: tenere presente che gli stipiti sono duri. Lavoro comandato più tintinnio di manette e qualche centinaio di euro: ecco in breve la formula del reddito di cittadinanza italico. A parte le perversioni manettare di alcuni esponenti di questo governo, si tratta di una versione del reddito minimo in linea con la logica di fondo dell’Hartz IV tedesco, dell’RSA francese o del JSA britannico: «sostenere e pretendere», affinché il divano sia sempre troppo scomodo per restarci seduti. Il sostegno infatti è minimo, mentre le pretese sono tante e il reddito si rivela per quello che è: la forma neoliberale del governo di poveri e precari sulla soglia dell’indigenza, della loro mobilità e occupabilità. Che il reddito di cittadinanza concesso dal governo ne sia un’espressione particolarmente feroce lo hanno detto in molti e con valide argomentazioni. Non ci dilungheremo dunque in un’analisi delle singole misure coattive, disciplinanti, poliziesche o sull’impianto moralistico che sottende il decreto, per altro coerente con il rigurgito di sani valori «borghesi» che appesta l’aria di questo paese e non solo.

Print Friendly, PDF & Email

sinistra

Integralismo economico e culto dell’astratto

di Salvatore Bravo

Domenico Losurdo nel 1991 pubblica il testo La comunità la morte l’occidente Heidegger e l’«ideologia della guerra», è l’anno della fine dell’Unione sovietica, è il trionfo del liberismo, la storia da quel momento cambia ad oriente ed a occidente, si accelerano i processi di economicizzazione delle comunità. L’Unione sovietica con la sua presenza legittimava un mondo di valori altri rispetto all’americanismo mercatile e specialmente nell’occidente limitava, con la sua esistenza politica ed ideologica, l’esiziale avanzata del liberismo. Il testo del 1991 è profetico nelle sue intenzioni, con la fine dell’Unione sovietica ogni ideale internazionale politico ed antropologico scompare dall’orizzonte culturale. L’economicizzazione livellatrice avanza, i trattati europei si avvicendano, si viaggia in direzione euro, tutto avviene per opera di plutocrati, mentre i popoli senza punti di riferimento partitici ed ideologici assistono alle trasformazioni, spesso senza consapevolezza. L’integralismo economico è vincente, la globalizzazione inaugura un nuovo tipo di umanità dedita al valore di scambio a livello planetario, umanità astratta in quanto sradicata da ogni tradizione, da ogni storia, un essere umano senza volto con l’unico intento prometeico di dominare sui mercati. L’onnipotenza mercantile trascorso l’ottundimento iniziale, dei primi anni, comincia a mostrare le proprie contraddizioni.

Print Friendly, PDF & Email

genova citiy strike

Il pilota automatico e la lotta di classe

di CityStrike

Qualche mese fa proponevamo una riflessione sul concetto di sovranità  a partire da un allora recente fatto politico, ovvero il diniego da parte del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a nominare l'economista Paolo Savona alla carica di Ministro dell'economia. La questione era molto semplice, Savona rischiava di assumere una linea nei confronti dell'Ue non tollerabile dall'establishment economico-finanziario. Il tutto a prescindere dalla reale validità delle posizioni economiche di Paolo Savona che ritenevamo e riteniamo ancora molto discutibili.

La storia oggi si ripete tale e quale con la questione venezuelana, laddove Mattarella interviene per riportare il nostro paese nel solco delle posizioni espresse dagli stati europei, e per ribadire la fedele subalternità dello Stato italiano ai partner statunitensi, ovvero a fianco del golpista Juan Guaidò scelto dagli USA, dopo che i 5 Stelle avevano assunto una posizione intelligente, utile perlomeno a scongiurare una carneficina alla quale, invece, evidentemente aspirano i sostenitori del golpe.

Si tratta di un fatto molto grave: il Presidente della Repubblica interviene a gamba tesa contro le cautele governative indicando la necessità di sostenere un golpe totalmente antidemocratico e ingiustificabile a norma del diritto internazionale. Il tutto amplificato dalle posizioni della Lega Nord che, a stretto giro, fa sapere di essere d’accordo con il Presidente della Repubblica unendosi a un ampio fronte costituito dalla destra estrema, dal PD e dai media.

Print Friendly, PDF & Email

sollevazione2

Cosa ci dice l'Abruzzo?

di Leonardo Mazzei

Cosa ci dicono le elezioni abruzzesi? Tre cose sono evidenti: la vittoria della destra a trazione leghista, il significativo arretramento dei Cinque Stelle, la relativa ripresa del centrosinistra ma non del Pd.

Se questi sono i fatti, è però opportuno andare un po' più in profondità.

La tentazione di ricavare scenari nazionali dal voto amministrativo è forte, ma spesso fuorviante. Bisogna infatti ricordarsi sempre tre banalità: che le regionali non sono le politiche, che la differenza della partecipazione al voto tra queste due elezioni è abissale, che forti oscillazioni elettorali - spesso anche in tempi ravvicinati - sono ormai la norma.

Che le regionali non siano le politiche dovrebbe essere cosa ovvia. Diverso il sistema elettorale, più forte il peso del notabilato e del sistema delle preferenze. Rimanendo all'Abruzzo, come si spiegherebbe altrimenti l'enormità di cinque liste della coalizione di destra ed addirittura otto di quella di centrosinistra? E' chiaro che si tratta di trucchetti acchiappavoti che penalizzano fortemente la solitaria corsa di M5S.

Print Friendly, PDF & Email

comedonchisciotte.org

Goodbye al dollaro

di Chris Hedges*

L’inetta e corrotta presidenza Trump ha dato involontariamente il colpo fatale all’Impero Americano con l’abbandono del dollaro come principale valuta di riserva del mondo. Sempre più nazioni in tutto il pianeta, specialmente in Europa, hanno perso la fiducia che gli Stati Uniti possano agire in maniera razionale e che, anche meno, possano fungere da guida nelle problematiche che riguardano la finanza internazionale, il commercio, la diplomazia e la guerra. Queste nazioni stanno silenziosamente smantellando un’alleanza con gli Stati Uniti vecchia di settant’anni e stanno mettendo a punto sistemi alternativi per gli scambi bilaterali. Questa riconfigurazione del sistema finanziario mondiale sarà fatale all’Impero Americano, come affermano da molto tempo lo storico Alfred McCoy e l’economista Michael Hudson. Attiverà una spirale di morte economica, con un’inflazione alle stelle che causerà una massiccia contrazione della presenza militare d’oltreoceano e farà precipitare gli Stati Uniti in una depressione prolungata. Trump, invece di rendere nuovamente grande l’America, si è involontariamente dimostrato il più spietato becchino dell’impero.

L’amministrazione Trump ha capricciosamente sabotato le istituzioni globali, fra cui la NATO, l’Unione Europea, le Nazioni Unite, la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale, che forniscono copertura e legittimità all’imperialismo americano e alla sua egemonia economica planetaria. L’Impero Americano, come fa notare McCoy, è sempre stato un ibrido degli imperi del passato. Aveva sviluppato, scrive,

Print Friendly, PDF & Email

carlobertani

Abruzzo: Due scenari

di Carlo Bertani

Le elezioni in Abruzzo non hanno raccontato molto sulla politica nazionale, perché ci sono di mezzo antiche questioni clientelari, molte legate al terremoto dell’Aquila del 2009. Rispetto alle precedenti elezioni regionali del 2014, il M5S ha preso circa la stessa percentuale, intorno al 20%: la differenza è che il centro-destra, mediante il “traino” di Salvini, ha spodestato il precedente presidente di centro-sinistra. Capisco che, per chi segue ancora queste vittorie/sconfitte sempre nell’ambito della dicotomia destra/sinistra, possa interessare. Personalmente, non lo ritengo così importante, però un’analisi più approfondita è necessaria.

La vicenda elettorale toccherà probabilmente gli equilibri nella gestione degli appalti, che “vireranno” verso il centro destra. Il tandem Giorgetti-Berlusconi gioisce, anche se il Cavaliere non tocca nemmeno quota 10%, perché l’obiettivo dei due è far saltare l’alleanza “impuria” con i 5S e restaurare un bel governo di destra a livello nazionale. Per Salvini la questione è più seria poiché, senza quel 10% di Berlusconi, il governo di destra non si farà mai e, dunque, si ripiomberebbe in un dejà vu che vedrebbe la Lega appoggiare sì i grandi appalti – come una parte del suo elettorato desidera (tutti quelli di Berlusconi) – mentre sul fronte europeo l’Italia finirebbe sotto il tallone di Bruxelles. Il cavaliere, oggi, per Bruxelles è una garanzia. E Salvini, unito a Berlusconi, perderebbe senz’altro molti voti da parte delle persone che oggi lo voterebbero, ma senza l’ingombrante Cavaliere.

Print Friendly, PDF & Email

sinistra

I comunisti e il colonialismo di ritorno

di Michele Castaldo

Uno degli aspetti più complicati di questa fase storica è costituito dal passaggio difase del moto- modo di produzione capitalistico.

La questione posta all’ordine del giorno riguarda il Venezuela e le mire fameliche dei paesi occidentali in crisi. Questi minacciano un intervento dall’esterno per aiutare la formazione di un governo che dovrebbe favorire i padroni del mondo (così essi si ritengono) nella gestione delle materie prime a prezzi a lor signori convenienti. In nome della rapina petrolifera? No, in nome – manco a dirlo – della democrazia.

La differenza tra il vecchio colonialismo e quello odierno è piuttosto consistente, perché il vecchio si collocava in una fase espansiva e “radiosa” del modo di produzione capitalistico, mentre quello odierno è espressione di una crisi di sistema di tutto il movimento storico del modo di produzione capitalistico. Famelici e briganti furono prima, famelici, briganti e guerrafondai sono quelli moderni. Non cogliere però la differenza ci aliena la possibilità di una riflessione nei confronti delle nuove generazioni.

Per il caso in questione ci vorrebbe ben altro che poche note, ma se si vuole capire potrebbero anche bastare. Veniamo perciò al dunque senza troppi giri di parole.

Print Friendly, PDF & Email

sinistra

Il mutualismo e lo stato

di Francesco Ciafaloni

Il mutualismo e i servizi forniti dallo stato come diritti non sono in conflitto tra loro ma complementari. Anzi l’iniziativa personale e l’aiuto reciproco sono indispensabili al funzionamento di uno stato sociale universalistico. Lo dicono la Costituzione e le leggi; ed accade nella realtà. Si tratta di una realtà faticosamente costruita, ora sotto attacco, in pericolo, ma non di utopie o formalismi giuridici. Gli abusi, le disfunzioni frequenti, l’uso dello stato come mangiatoia, non possono cancellare la necessità e la realtà dei servizi pubblici.

La Repubblica si fonda, prima che sulle strutture sociali elementari, sul lavoro dei cittadini (art.1 Cost.). Non è solo un principio: è la realtà di fatto. Una società non solo deve reggersi, ma di fatto si regge, sul lavoro, sull’impegno che mettiamo nel guadagnarci da vivere, nell’affrontare i problemi, nel riparare ciò che si rompe. Ci sono eccezioni: i ricchi, che possono non lavorare e pagare altri che lavorino per loro; ci sono gli invalidi, in tutti i sensi; ci sono i disoccupati involontari; ci sono i criminali, che tolgono ad altri invece di lavorare, ma di norma tutti cerchiamo di badare a noi stessi.

Subito dopo, all’articolo due, la Costituzione prevede il dovere di “solidarietà politica, economica e sociale”. Forme di solidarietà elementare tra compaesani, tra compagni, di mutuo aiuto, sono state e rimangono la base della convivenza.

Print Friendly, PDF & Email

communia

Il femminismo del 99% è l’alternativa anticapitalista al femminismo liberale

intervista a Cinzia Arruzza

La femminista italiana Cinzia Arruzza è professoressa presso la New School of Social Research di New York e autrice del libro “Le relazioni pericolose: matrimoni e divorzi tra marxismo e femminismo”. Ha sostenuto lo sciopero internazionale delle donne negli Stati Uniti ed ha appena terminato di scrivere un Manifesto per un femminismo del 99% insieme a Nancy Fraser e Tithi Bhattacharya, che verrà pubblicato in autunno. In questa intervista le abbiano rivolto domande sulla relazione tra capitalismo e patriarcato e tra genere e classe, alla luce della nuova onda femminista su scala internazionale.

Qual è l’obiettivo e qual'è la tesi principale contenuta nel Manifesto per un femminismo del 99%?

Il femminismo del 99% è l’alternativa anticapitalista al femminismo liberale che negli ultimi decenni, viste le scarse mobilitazioni ed il basso livello di lotte in tutto il mondo, era diventato egemonico. Con l’espressione femminismo liberale ci riferiamo ad un femminismo incentrato sulle libertà e sull’uguaglianza formale, che ricerca appunto l’eliminazione delle diseguaglianze di genere, ma con strumenti che sono accessibili solo alle donne che appartengono all’elite. Pensiamo ad esempio al tipo di femminismo incarnato da donne come Hillary Clinton o al femminismo che in Europa sta diventando un alleato di molti governi in tema di politiche islamofobe “in nome dei diritti delle donne”, come spiega Sara Farris in un suo recente libro (In the Name of Women′s Rights: The Rise of Femonationalism).

Print Friendly, PDF & Email

ilsimplicissimus

Vi scrivo come nuovo presidente del Venezuela

di ilsimplicissimus

Oggi ho intenzione di buttarmi nell’arena: mi dichiaro ufficialmente legittimo presidente del Venezuela. Nessuno mi ha eletto a tale carica? Chissenefrega nemmeno Guaidò se è per quello. Nessuno mi conosce? Bé prima del golpe morbido dell’insignificante ometto al servizio del King Kong ossigenato della Casa Bianca, l’80 e passa per cento dei venezuelani non sapeva chi fosse questo Guaidò. E badate che le statistiche diffuse dai media provengono da rami locali di società americane, quindi ritoccati più che si può in favore di Washington. Con tali presupposti chiunque sul pianeta ad eccezione di Maduro, l’unico ad essere stato eletto a questa carica, può dichiararsi presidente ed essere “investito” della carica da Washington e dai sui servi europei: a un patto però, che in veste di presidente riconosciuto da tutti salvo che dal popolo che dovrebbe governare, autorizzi interventi militari stranieri o in seconda istanza faccia cadere davanti all’Onu la secolare questione dei confini della Guyana. Ci sarebbe da divertirsi se milioni di persone si dichiarassero presidenti del Venezuela, se non altro farebbero vergognare gli autori di questa drammatica farsa che tuttavia è perfettamente in linea con la spogliazione di sovranità dei popoli e l’autoritarismo delle decisioni calate dall’alto Siamo ormai un po’ tutti venezuelani.

D’altra parte gli americani hanno sempre più fretta di chiudere la partita col governo venezuelano e mettere un loro burattino a Caracas: ne va di 5 miliardi barili di petrolio e di alcuni triliardi di metri cubi di gas, tanto per cominciare.

Print Friendly, PDF & Email

gliocchidellaguerra

Di Battista “rompe” l’asse con Trump: “L’Europa si sganci dall’America”

di Lorenzo Vita

Il governo italiano ha tre politiche estere: quella della Lega, quella del Movimento 5 Stelle e quella di Enzo Moavero Milanesi. E oggi, Alessandro Di Battista ha infranto un altro tabù: l’asse con gli Stati Uniti di Donald Trump. Una sinergia che sembrava essere l’unico vero architrave dell’agenda estera italiana del governo giallo-verde, insieme alle forti aperture nei confronti della Russia. E di cui il viaggio di Giuseppe Conte a Washington doveva essere la certificazione.

Ma quest’asse nato dall’insediamento di Conte non sembra essere così netto. E lo dimostrano le parole di uomo estremamente rilevante per il Movimento 5 Stelle, che resta il principale partito di maggioranza dell’esecutivo. Ai microfoni di Lucia Annunziata, Di Battista ha infatti calato una carta decisamente importante affermando senza mezzi termini che “l’Europa avrà un futuro se si sgancerà dagli americani”. Una frase importante che arriva in un momento già di forti tensioni in seno alla maggioranza e in ottica internazionale dopo la frattura con Parigi.

Di Battista non è un ministro, non rappresenta il governo, ma certamente non è un uomo che parla a titolo esclusivamente personale. Rappresenta un segmento fondamentale del Movimento 5 Stelle ed è lui che guida da qualche settimana il fronte “movimentista” dei pentastellati dopo una fase di rigido “governismo” in cui il partito aveva assunto una linea molto più filo-occidentale e legate agli Stati Uniti.

Print Friendly, PDF & Email

alfabeta

Una morale smart per il nuovo millennio

di Giorgio Mascitelli

Nei giorni scorsi si è diffusa sui giornali italiani la notizia infondata che il presidente della commissione europea Juncker avrebbe chiesto scusa per la politica di austerità condotta contro la Grecia, tant’è vero che alcuni esponenti del governo si sono affrettati a parlare di ‘lacrime di coccodrillo’ e di ipocrisia. Vorrei innanzi tutto rassicurarli: il presidente della commissione non si è macchiato di un simile comportamento riprovevole, si è limitato a chiedere scusa per l’avventata austerità, anche se le riforme strutturali restano essenziali e per gli insulti piovuti sui greci. Insomma, in Grecia è stata fatta la cosa giusta, anche se un po’ brutalmente (eppure mi ricordo che allora la questione della rapidità dei provvedimenti era considerata essenziale dalla troika). Ecco, si tratta di un peccato veniale forse dettato dall’eccessivo entusiasmo europeista.

In realtà, anche se le scuse fossero state più articolate e fondate, dal punto di vista pratico non sarebbe cambiato molto: non è certo un presidente a fine mandato che può cambiare le politiche che tuttora sussistono in Grecia o rinegoziare gli obblighi che graveranno su questo paese per tutto il secolo. Da un punto di vista pragmatico, il comportamento di Juncker e di Dijsselbloem, che lo aveva preceduto nell’ammissione che il prezzo pagato dal popolo greco era stato troppo pesante (senza scusarsi peraltro), è comprensibilissimo per vari motivi: è chiaro che il fantasma della Grecia è stato decisivo per l’affermazione elettorale di tante forze politiche sovraniste, che verosimilmente alle prossime elezioni europee modificheranno radicalmente la composizione del parlamento di Strasburgo.

Print Friendly, PDF & Email

volerelaluna

La tariffa dell’acqua è una truffa?

di Paola Ceretto

La tariffa dell’acqua è una truffa? Lo dice il Comitato provinciale Acqua Pubblica Torino nel dossier presentato il 22 gennaio scorso al Caffè Basaglia di Torino. La responsabilità risale al Governo Berlusconi IV che, per neutralizzare il referendum del 2011, nel complice silenzio dei Comuni italiani, ha privatizzato il sistema di governo del Servizio Idrico Integrato abolendo il Comitato Nazionale Vigilanza sulle Risorse Idriche (COVIRI), struttura di supporto del Ministero dell’ambiente, ed esternalizzandolo ad ARERA (Autorità di Regolazione Energia Reti e Ambiente).

ARERA (=Bengodi) è finanziata con la tariffa dell’acqua riscossa dalle aziende che gestiscono il Servizio Idrico Integrato, nella misura dell’1‰ (uno per mille) dei ricavi. Al 31 dicembre 2017 aveva un deposito bancario attivo di € 80.744.896 e ha compiuto operazioni immobiliari milionarie che non hanno giustificazione.

Il Collegio di ARERA è composto dal presidente e quattro membri (nominati con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei ministri e che durano in carica sette anni). Percepiscono 240.000 € annui cadauno, a cui vanno aggiunti, per il 2017, ulteriori € 148.555 complessivi di rimborsi spese.

Il compenso dei Revisori dei Conti è di € 35.000 annui per il Presidente e di € 31.500 ciascuno degli altri, quasi il doppio del limite massimo dei compensi dei Revisori dei Comuni con più di 500.000 abitanti e notevolmente più elevati dei compensi applicati nel settore privato. Godono inoltre di un rimborso spese complessivo di € 33.906.

Print Friendly, PDF & Email

sinistra

Inclusione o emancipazione

di Salvatore Bravo

Lessico unidirezionale

I sistemi di potere proliferano, divengono capillari, strutturano i pensieri diffondendo parole, escludendone altre: censura linguistica-lessicale. La contrapposizione, il polemos (Πόλεμος) linguistico è la condizione della democrazia, della comunità viva che veicola con le parole il confronto concettuale. In assenza di polemos linguistico non vi è che lo scorrere delle parole lungo un asse unidirezionale. Le parole sono apprese, ripetute, formulano rappresentazioni finalizzate a puntellare la caverna dei nostri mondi. Il sole che illumina fuori della caverna, il bene, è la libertà di parlare con cognizione di sé, dei modi di produzioni, la parresia (dal greco παρρησία, composto di pan (tutto) e rhema, ciò che viene detto). Non vi è comunità che con la parola plurale, dialettica, in cui ci si confronta per capire, si studia la storia per evidenziare in modo contrastivo le differenze. Un mondo senza parole dialettiche è unidirezionale, convoglia verso uno spazio ed un tempo eguale per tutti. La forza del sistema è nel ridurre le differenze a simulacro, ad imitazione del loro essere essenziale, della loro natura. Il simulacro è l’immagine allo specchio svuotata di ogni suo contenuto formale, di ogni passaggio alla potenza all’atto. E’ possibile per tutti dichiarare la propria differenza, ostentarla fino al ridicolo, purché non intacchi la struttura dell’economia.

Print Friendly, PDF & Email

rinascita

Lalaland -INI

di Ugo Boghetta

A proposito dell’ineffabile manifestazione dei sindacati del 9 febbraio.

E così Cgil Cisl Uil sono scesi in piazza, ma le ragioni di questa mobilitazione sfuggono.

Criticano questo o quel taglio ma non una parola sui motivi ed i colpevoli di questi tagli: i tecnocrati di Bruxelles. In effetti, se volevano contare sulla manovra avrebbero dovuto manifestare in autunno, ma in quel tempo sarebbe stato impossibile non criticare anche l’Unione Europea. Ma questo non si può fare. E’ proibito. Anche sindacati cosiddetti radicali si allineano. Ho letto volantini che criticano questa o quella riduzione di stanziamenti, ma non una riga su chi li ha pretesi!

E così tutti, volenti o nolenti, partecipano al ballo contro il governo gialloverde. Non è un buon inizio Landini!

Questo fa perdere ai sindacati ulteriore credibilità e già è scarsa. Manifestano contro quota 100 quando sono stati silenziosi sulla Fornero ma qualche migliaia di lavoratori potranno andare a casa.

Criticano il reddito di cittadinanza quando la povertà è raddoppiata: qualche milione di persone avranno un reddito. Certo sono provvedimenti che hanno problematiche, non hanno un senso strategico, ma per la prima volta c’è un po’ di redistribuzione e risarcimento sociale. E, alle porte, non c’è un governo migliore.

Print Friendly, PDF & Email

ilcorrosivo

Robot e super-armi: la guerra del futuro sarà sempre più sporca

Marco Cedolin intervista il generale Fabio Mini

Le guerre del passato e le guerre del futuro rappresentano due elementi radicalmente differenti fra loro, oppure in fondo a prescindere dall’evoluzione tecnologica si tratta sempre della solita “sporca guerra” che purtroppo ben conosciamo? E la pace che ci viene “venduta” come tale nel corso degli ultimi decenni lo è davvero o si tratta semplicemente di una guerra combattuta in forme differenti?

Ne parliamo con il generale Fabio Mini, esperto conoscitore di questioni geopolitiche e strategia militare e oggi autore di svariate pubblicazioni su questi argomenti, dopo essere stato capo di Stato maggiore del comando Nato per il Sud Europa, comandante della missione di pace interforze in Kosovo nel 2003, oltre ad avere svolto molti altri incarichi di primaria importanza.

* * * *

Le guerre del XXI secolo saranno un’evoluzione di quelle del passato o si svolgeranno su un piano inclinato radicalmente differente?

È già passato il primo ventennio del XXI secolo e la guerra non è cambiata. Anzi i potenziali cambiamenti offerti dall’evoluzione tecnologica devono fare i conti con l’involuzione dei conflitti sempre più caratterizzati dal ricorso a metodi a dir poco barbarici. Abbiamo fatto passi indietro nella regolamentazione degli usi e costumi di guerra, i potenti hanno fatto ricorso all’eccesso di potenza cercando di ridurre i rischi e i deboli hanno fatto ricorso all’eccesso della violenza irrazionale e immotivata.

Print Friendly, PDF & Email

chefare

Per non diventare sudditi del Re digitale dobbiamo sviluppare algoritmi di libertà

di Michele Mezza

La scala del calore che fino a oggi ha governato le economie del mondo, con vapore prima e petrolio poi, come fonti di energia che determinavano le gerarchie degli Stati, ora è gradualmente sostituita dalla scala del calcolo, in cui sono le agenzie globali, come appunto google e Ibm, che partecipano alla corsa quantica, a determinare le relazioni di comando nel pianeta. In questa spirale irrompono ora i nuovi algoritmi quantici che per potenza di calcolo promettono di sbriciolare già l’insuperabile complessità della blockchain.

Sembra un gioco di società, in realtà è una terribile e permanente prova di forza, che si sottrae a ogni controllo sociale e democratico, rinchiudendo in ambiti elitari le fasi di un potere che si vuole supremo.

Più calcolo, più automazione, più autonomia dei sistemi digitali, meno esseri umani che possono incidere sul futuro.

L’automatizzazione della documentazione, come la blockchain delle criptomonete ci indica, porta all’automatizzazione della governance finanziaria, come le banche centrali stanno studiando, che alla fine ci proietterà come soluzione inevitabile, anzi auspicata, a quella democrazia automatica di cui parlava Virilio già a metà degli anni novanta, e che Parag Khanna già vede realizzata a Singapore.

Print Friendly, PDF & Email

pandora

“Il lavoro del futuro” di Luca De Biase

di Luca Picotti

Recensione a: Luca De Biase, Il lavoro del futuro, Codice Edizioni, Torino 2018, pp. 178, 15 euro, (scheda libro)

Le grandi trasformazioni tecnologiche ed economiche che stiamo vivendo pongono problemi, sfide e punti interrogativi del tutto inediti. Dinanzi a questa realtà in continuo divenire, la ricerca di nuovi linguaggi e schemi concettuali risulta necessaria se si vuole comprendere il presente e immaginare il futuro.

Il lavoro, inteso come identità sociale, espressione di sé e percorso di realizzazione delle proprie aspirazioni, rappresenta un campo di indagine particolarmente soggetto alle trasformazioni tecnologiche e sul quale si addensano, volgendo lo sguardo all’orizzonte dei prossimi decenni, numerose incognite. Quali mestieri verranno spazzati via dalle nuove tecnologie? E quali altri compariranno sulla scena? Verso quali studi converrà indirizzare le generazioni a venire? Quali competenze saranno necessarie?

Luca De Biase, giornalista e saggista, nel libro Il lavoro del futuro, edito da Codice Edizioni, rilancia e approfondisce un’inchiesta sviluppata per Il Sole 24 ore sul mondo del lavoro. Attraverso dati, interviste, testimonianze e lucide osservazioni, De Biase indaga attorno agli sviluppi dell’automazione, della gig economy e più in generale di un mercato del lavoro in costante mutamento.

Print Friendly, PDF & Email

coniarerivolta

Le briciole di cittadinanza tra salari da fame e strepiti liberisti

di coniarerivolta

Nel dibattito di questi giorni sul reddito di cittadinanza si è sottolineato, da più parti, che tale misura avrebbe come effetto collaterale indesiderato quello di scoraggiare i disoccupati dalla ricerca di un posto di lavoro.

L’accorato allarme è stato lanciato da diversi dei soggetti coinvolti nelle audizioni informali che si stanno tenendo al Senato. Tra i primi a suonare il campanello d’allarme troviamo Pierangelo Albini di Confindustria, a capo dell’area Lavoro e Welfare dell’organizzazione padronale. Ai senatori della Commissione Lavoro ha voluto sottolineare che “i 780 euro mensili potrebbero scoraggiare dal cercare un impiego considerando che in Italia lo stipendio mediano dei giovani under 30 si attesta a 830 netti al mese”. Analoghe preoccupazioni sono state espresse dall’onnipresente Fondo Monetario Internazionale, che nel consueto report sulla situazione del Paese ha affermato che il livello del reddito di cittadinanza è troppo alto, addirittura “fissato al 100% della linea di povertà relativa in confronto al 40-70% indicato nelle buone pratiche internazionali”. Inoltre, l’immancabile presidente dell’INPS Tito Boeri ha parlato di “rilevanti effetti di scoraggiamento”, in quanto quasi il 45% dei dipendenti privati del Sud ha “redditi da lavoro netti inferiori a quelli garantiti dal reddito di cittadinanza a un individuo che dichiari di avere un reddito uguale a zero”. Infine, le ‘preoccupazioni’ di Confindustria e Boeri sono state prontamente fatte proprie dal PD, nella persona della senatrice Iori.

Print Friendly, PDF & Email

marx xxi

Introduzione a Totalitarian Trends Today

di Mark Epstein*

Siamo lieti di annunciare, come redazione di Marx21.it, l'avvio di una collaborazione con Mark Epstein, compagno marxista statunitense di ambito accademico. Ci informerà periodicamente sulle questioni di politica interna ed estera degli USA e sugli sviluppi culturali internazionali. Quella che segue è la sua introduzione al volume “Totalitarian Trends Today”, che offre uno spaccato misconosciuto al pubblico italiano delle ricerche portate avanti da alcuni settori del marxismo statunitense. Sono lieto di annunciare che Epstein ha annunciato di avviare come prossima lettura “Il Totalitarismo liberale. Le tecniche imperialiste per l'egemonia culturale”. Spero che potrà trovarvi quell'analisi marxista del fenomeno totalitario di cui lamenta in questo articolo la mancanza. Questo è stato uno dei miei scopi che credo di aver portato adeguatamente a termine [Alessandro Pascale]

Per scaricare il saggio (in lingua inglese) oggetto della presentazione premi qui

Questo saggio è contenuto in un volume collettaneo, TotArt: The Visual Arts, Fascism(s) and Mass-society (Newcastle: Cambridge Scholars Press, 2017), dedito alle arti visive durante le varie forme di fascismo, interpretato come il vero totalitarismo, quello della destra, come prosecuzione del capitalismo “by other means”, ca. come forma di ‘emergenza’ quando confrontati da crisi sia economicamente, che politicamente che socialmente più serie.

Il saggio passa in rassegna una serie di contributi recenti che tutti notano, in diversi modi, l’emergere di fenomeni associati a forme di controllo e dominio totalitario, la maggior parte di area non-marxiana (F. William Engdahl, Mike Lofgren, e Sheldon Wolin) il cui interesse risiede in aspetti diversi.

Print Friendly, PDF & Email

comidad

La politica partigiana e il lobbismo super partes

di comidad

A distanza di poche settimane dal suo “trionfo” per la cattura del latitante Battisti, per una sorta di nemesi, Salvini ha dovuto assaggiare a sua volta gli esiti dell’incertezza delle categorie giuridiche. Se Battisti ha dovuto subire l’etichetta di “assassino” in base a quella dilatazione concettuale che è il “concorso morale”, la stessa dilatazione concettuale ha consentito ad una Procura di incriminare il ministro degli Interni per “sequestro di persona” nel caso della nave Diciotti.

In base alla ricostruzione dei fatti nel caso della nave della Guardia Costiera Diciotti, nel comportamento di Salvini potevano essere ravvisati gli estremi dell’omissione di soccorso, che è già di per sé un reato grave. I magistrati hanno invece optato per l’ipotesi di reato del sequestro di persona, come se i migranti raccolti dalla Diciotti fossero in possesso di un regolare passaporto con visto d’ingresso e fossero stati vittima di un atto di pirateria. In pratica un organo dello Stato ne ha delegittimato un altro.

Il “salvinismo” è una bolla che di per sé avrebbe i giorni contati. Il leader della Lega ha infatti preso per i fondelli il proprio elettorato, enfatizzando e spettacolarizzando la questione degli sbarchi, dimenticandosi che i migranti entrano anche e soprattutto per altre vie e che, a riprova di ciò, in Italia i clandestini sono già centinaia di migliaia; così tanti che non avrebbero potuto entrare solo con i barconi.

Print Friendly, PDF & Email

sinistra

Il bisogno di metafisica

di Salvatore Bravo

Il secolo trascorso ed il presente sono secoli senza metafisica, ogni limite è stato ed è trasceso in assenza di una definizione di bene e di male. Tali paradigmi sono liquidati come cianfrusaglie del pensiero, oziosi rompicapo senza soluzione. Il problema metafisico è annichilito, espulso dalle accademie, spesso pronunciato con parole appena udibili anche dalla chiesa. Le forme di totalitarismo sono proliferate in assenza di metafisica, nella loro metamorfosi, come l’essere polivoco di Aristotele, hanno un fondamento comune non riconosciuto: l’astratto. Ogni totalitarismo ambisce alla perfezione, vuole eliminare ogni differenza, la fatica del molteplice da cui rielaborare il concetto, i totalitarismi esigono la perfezione, calano sul mondo della vita una cappa astratta a cui ci si deve adattare. La perfezione non vuole dialogo, nega ogni principio ontologico fondato sulla parola, al suo posto campeggia l’ideale della perfezione, il quale si pone oltre ogni distinzione dialettica tra bene e male, è sottratto dallo spazio e dal tempo, luoghi cognitivi dove si viene a determinare il senso del bene e del male, dove l’uno ha significato nella presenza dell’altro. La perfezione non conosce dialettica, si ripiega su se stessa, si presenta nella forma dell’ipostasi dinanzi alla quale non si può che accettare senza consenso, senza concetto. Ogni totalitarismo assimila per espellere le differenze e presentarsi con il suo radicale monismo.

Print Friendly, PDF & Email

micromega

In nome della democrazia, ignorando le lezioni della storia

La questione Venezuela

di Angelo d’Orsi

Il Venezuela troneggia sulle prime pagine, ancora. Ed è diventato argomento da bar. Quanti nostri concittadini sapevano qualcosa di questo grande paese latinoamericano? Ora sono tutti pronti a dire la loro, imbeccati opportunamente dagli influencer, ma senza dedicare una mezzora a studiare la questione. L’insegnamento di Gramsci (“studiare approfonditamente le questioni prima di parlarne”) è completamente disatteso: del resto, i primi a non sapere nulla sono gli opinionisti, che infatti giganteggiano sui media, mentre gli esperti vengono tenuti alla larga. Quanti di coloro che stanno firmando un appello a Mattarella in queste ore perché il governo italiano riconosca il golpista Guaidó sanno che cosa è accaduto in Venezuela in questi anni? Quanti hanno cognizione delle leggi venezuelane, a cominciare dalla Costituzione Bolivariana? E così siamo davanti ai due partiti: Guaidó vs. Maduro, e viceversa, e spesso anche dalla parte del secondo gli argomenti appaiono generici e mere petizioni di principio, per giuste che siano. Le tifoserie occupano il campo, “a prescindere”.

Intanto, forte della infelice, scorretta esternazione del Presidente della Repubblica, che ha invitato l’Italia a “raccordarsi” con l’Unione Europea, ossia ad aderire alla mozione passata nel Parlamento dominato da una solida maggioranza di destra, il PD, addirittura sta per presentare una interpellanza parlamentare, pronto ad allearsi, come sul Tav, con l’altra destra (il PD è un partito che con la sinistra non ha più nulla a che fare): una mozione di sostegno al giovane autoproclamato presidente venezuelano. Siamo davvero a un passo dalla follia, il “cupio dissolvi” di quel partito ogni giorno ci riserva una bella sorpresa.

Print Friendly, PDF & Email

contropiano2

I tedeschi scoprono che il loro modello è fallito

di Pasquale Cicalese

Sta suscitando scalpore in tutta Europa il documento preparato dal ministro dell’economia tedesco Peter Altmaier – “Piano Industria 2030” – perché prevede l’intervento dello Stato nell’economia, sia come “arrocco” per difendere i campioni nazionali da scalate ostili (si pensa ai cinesi, ma non solo), sia per avviare un salto tecnologico nelle grandi e medie industrie tedesche.

In particolare si parla di formare una sorta di “nuova Iri” per entrare in colossi quali Deutsche Bank, Bosch, Daimler ecc.

Altmaier, nel suo documento. parla di investimenti pubblici nei settori dell’intelligenza artificiale, nelle piattaforme di connessione informatiche, nelle biotecnologie, nella guida autonoma e nell’aerospaziale. Tutti settori dove dominano colossi americani e cinesi. Inoltre ritiene che entro il 2030 l’apporto dell’industria rispetto al pil debba aumentare dal 22 al 25% in Germania e dal 16 al 20% in Europa, considerando un grave errore la deindustrializzazione di molte aree europee a cui bisogna porre rimedio.

Da che pulpito viene la predica, verrebbe da dire…

Solo accennando al Trattato di Lisbona, esso prevedeva che l’UE a 500 milioni di abitanti divenisse entro il 2020 l’area economica più innovativa del mondo. Dalle parole di Altmaier scopriamo invece che il cuore industriale europeo è dietro di almeno 20 anni rispetto ai grandi sommovimenti produttivi mondiali.

Print Friendly, PDF & Email

Screenshot from 2019 02 10 11 53 34

L'amica seriale

di Riccardo Castellana

Fino al 2011 Elena Ferrante era stata una scrittrice di nicchia. Un po’, certo, aveva giovato alla relativa popolarità de L’amore molesto l’intenso film di Martone; meno, a I giorni dell’abbandono, il brutto lungometraggio di Roberto Faenza. Ma un piccolo gioiello come La figlia oscura, forse il vero capolavoro della scrittrice napoletana, è stato letto e apprezzato esclusivamente grazie al passaparola, e a qualche recensione favorevole, tenendo l’autrice lontana dai riflettori dei mass media. Pochissimo, non a caso, si disquisiva a vanvera, come si fa ora, di chi si nascondesse dietro quello pseudonimo (uno sport che ha fatto vittime eccellenti), e ciò che contava davvero era la scrittura: una scrittura eccezionalmente densa e corposa, capace di risvegliare archetipi profondi intorno alla tematica, estremamente reale e concreta, del rapporto tra madre e figlia.

Dall’apparizione, nel 2011 appunto, del primo volume dell’Amica geniale le cose sono cambiate. A cominciare dalla dimensione del “caso” Ferrante, che ha oltrepassato non solo i confini socio-culturali d’origine, ma addirittura quelli nazionali: ci sono nel mondo serissimi professori di Letteratura rinascimentale inglese disposti a proclamare L’amica geniale un capolavoro della World Literature, e per nulla timorosi di sfidare, così facendo, il sussiego e l’aria di sufficienza dei loro interlocutori italiani; e ci sono state anche (in Italia) riviste di teoria materialista della letteratura che alla Ferrante hanno generosamente dedicato numeri monografici.

Print Friendly, PDF & Email

contropiano2

Dal reddito al salario. E’ ora di alzare la testa!

di Francesco Piccioni

Quando un sistema è davvero in crisi, succedono di queste cose. Un governo – o una parte di esso – decide di destinare un po’ di soldi pubblici (molto pochi) in un abbozzo di “reddito sociale” che fin qui non esisteva (in altri paesi dell’Unione Europea sì). L’intento, al pari degli “80 euro” di Matteo Renzi, era quello di guadagnarsi un po’ di consensi in vista delle elezioni europee – di qui la fretta di metterlo in campo, nonostante problemi burocratico-organizzativi di un certo rilievo – e dimostrare di aver almeno in parte mantenuta almeno una delle tante promesse elettorali.

Poca roba, ripetiamo, e in una logica di workfare che lambisce seriamente l’obbligo schiavistico al lavoro, deportazione compresa (basta vedere lo scontro tra Giorgio Cremaschi e il “sciur Brambilla” su La7 per averne la prova provata).

Bene, di fronte a questa robetta che fa il solletico alla povertà crescente, soprattutto delle nuove generazioni avviate al lavoro, Confindustria se n’è uscita con una critica che supera l’incredibile e diventa suicidio: “il reddito di cittadinanza è troppo alto, potrebbe scoraggiare i giovani dal cercare lavoro”. Parola di Pierangelo Albini, direttore dell’area Lavoro e Welfare di via dell’Astronomia. A suo supporto si schierano Pd, Berlusconiani, Lega, CgilCislUil, e minutaglia varia, chiarendo definitivamente qual’è il campo della destra antipopolare in questo paese.

Print Friendly, PDF & Email

alessandrorobecchi

I poveri che non lavorano prenderanno come quelli che lavorano, perbacco!

di Alessandro Robecchi

Uno spettacolo impareggiabile, quello dei poveri che picchiano i poveri, una battaglia deprimente che ognuno può vedere come vuole attraverso le sue lenti: un effetto del darwinismo sociale quotidiano, oppure un’abile strategia per dividere i poveracci tra buoni (quelli che lavorano e sono poveri) e cattivi (quelli che non lavorano e prenderanno il reddito di cittadinanza, restando peraltro poveri).

Il nodo della questione l’hanno sollevato in parecchi (nessun povero) l’altro giorno: se diamo 780 euro ai poveri disoccupati senza casa, chi vorrà andare a lavorare per 800 euro? Lo hanno chiesto in rapida successione il presidente dell’Inps Boeri e Pierangelo Albini di Confindustria (auditi in Commissione Lavoro) e l’immancabile Carlo Calenda (cuoricinato via twitter). Siccome è tradizione tirare in ballo i morti che non possono mandarti a quel paese, Calenda si è addirittura nascosto dietro il grande leader del passato: “Berlinguer sarebbe inorridito davanti a un sussidio superiore a un reddito da lavoro”.

(Qui vorrei aprire una parentesi. Se dovessimo chiederci davanti a quali cose degli ultimi trent’anni sarebbe inorridito Berlinguer, la lista comincia qui e finisce a Pasqua, quindi lasciamo perdere, ma temo che Calenda sarebbe nell’elenco, vabbé, torniamo al punto).

Print Friendly, PDF & Email

rinascita

Umiliazione e vassallaggio

di Piotr

ll in all you’re just another brick in the wall

(Rogers Waters, The Wall)

Dopo il leader della sinistra francese Jean-Luc Mélenchon, dopo il leader laburista britannico Jeremy Corbin, dopo Noam Chomsky, dopo i leader della Linke tedesca, anche il grande Roger Waters si schiera contro il golpe yankee in Venezuela, l’ennesimo colpo di stato fascista ordito dagli Usa in Sudamerica. A Roger Waters, come ben si sa, l’ordine costituito dei prepotenti non è mai piaciuto.

Il famoso “Hey, teachers, leave them kids alone” di The Wall si è trasformato in un immenso:

STOP THIS LATEST US INSANITY, LEAVE THE VENEZUELAN PEOPLE ALONE. THEY HAVE A REAL DEMOCRACY, STOP TRYING TO DESTROY IT SO THE 1% CAN PLUNDER THEIR OIL.

Roger Waters (@rogerwaters) 3 febbraio 2019

Fermate quest’ultima pazzia statunitense, lasciate in pace il popolo venezuelano. Hanno una vera democrazia. Basta coi tentativi di distruggerla così che l’1% può saccheggiare il loro petrolio.

Intanto in Italia quasi soltanto Potere al Popolo e importanti esponenti del Movimento 5 Stelle hanno deciso di raccogliere la migliore tradizione della sinistra antimperialista italiana, mentre il PD, LeU e i loro giullari sedicenti intellettuali, con in testa l’immancabile Roberto Saviano, si schierano col golpe sostenuto da Trump e Bolsonaro, in compagnia della Meloni e di Berlusconi.

Print Friendly, PDF & Email

gliocchidellaguerra

Adesso Macron fa il despota

E blocca la libertà d’informazione

di Lorenzo Vita

Liberté, Égalité, Fraternité: questo è il motto su cui si è costruita la Francia repubblicana. Ma da qualche tempo, nessuno dei tre concetti può dirsi realmente applicato nel Paese di Emmanuel Macron. Da quando i gilet gialli sono esplosi nella loro violenta protesta contro il presidente, la stretta sulla libertà d’espressione è stata feroce. A tal punto che in molti, adesso, gridano alla repressione.

La questione è stata sottolineata più volte. Da quando le proteste hanno invaso la Francia e paralizzato gran parte del Paese per diverse settimane, esplodendo in violenza pura soprattutto a Parigi, Macron ha deciso che andava cambiato radicalmente il modo di fare informazione. Un giro di vite che parte da lontano, da quando si è iniziato parlare di legge contro le cosiddette fake news. E che adesso, con la sua entrata in vigore a novembre, può far calare la scure sulla classe giornalistica ma anche sui siti di informazione che, nella maggior parte dei casi, criticano l’Eliseo e i partiti tradizionali.

Come spiega Euronews, la legge, concepita dal presidente Macron, è stata respinta due volte dal Senato prima di essere approvata dal parlamento. Questo indica già l’esistenza di un dubbio estremamente forte del legislatore francese.

Print Friendly, PDF & Email

manifesto

Washington, la ragione della forza

di Manlio Dinucci

L’escalation Usa, dall’incoronazione di Guaidò alla sospensione del Trattato Inf

Due settimane fa Washington ha incoronato presidente del Venezuela Juan Guaidò, pur non avendo questi neppure partecipato alle elezioni presidenziali, e ha dichiarato illegittimo il presidente Maduro, regolarmente eletto, preannunciando la sua deportazione a Guantanamo. La scorsa settimana ha annunciato la sospensione Usa del Trattato Inf, attribuendone la responsabilità alla Russia, e ha in tal modo aperto una ancora più pericolosa fase della corsa agli armamenti nucleari. Questa settimana Washington compie un altro passo: domani 6 febbraio, la Nato sotto comando Usa si allarga ulteriormente, con la firma del protocollo di adesione della Macedonia del Nord quale 30° membro.

Non sappiamo quale altro passo farà Washington la settimana prossima, ma sappiamo qual è la direzione: una sempre più rapida successione di atti di forza con cui gli Usa e le altre potenze dell’Occidente cercano di mantenere il predominio unipolare in un mondo che sta divenendo multipolare. Tale strategia – espressione non di forza ma di debolezza, tuttavia non meno pericolosa – calpesta le più elementari norme di diritto internazionale. Caso emblematico è il varo di nuove sanzioni Usa contro il Venezuela, con il «congelamento» di beni per 7 miliardi di dollari appartenenti alla compagnia petrolifera di Stato, allo scopo dichiarato di impedire al Venezuela, il paese con le maggiori riserve petrolifere del mondo, di esportare petrolio.