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La “Corazzata Potëmkin”? Un capolavoro, non una c… pazzesca

di Eros Barone

Pur non arrivando alla perfezione del saggio che ammonisce domandando: “ Come si può ridere quando il mondo intero è in fiamme?”, mi riservo il diritto di ribadire che i comici italiani, da Sordi a Villaggio, senza escludere quelli ancora in piena attività come Crozza, hanno contribuito ad accreditare e rafforzare nell’immaginario collettivo la rappresentazione di un popolaccio ignavo e viscido, furbesco e servile, cui è preclusa ogni prospettiva di riscatto e di riscossa. Si tratta di una rappresentazione talmente denigratoria che non poteva non trovare un vasto spazio nei ‘mass media’ padronali.

Dobbiamo pertanto a Villaggio la creazione di personaggi, a partire da quello più emblematico, cioè Fantozzi, che sono, alla lettera, degli idioti, laddove dietro la loro idiozia s’intravede la smorfia dell’autore che li manovra come burattini per veicolare un’interpretazione della società che è di stampo prettamente qualunquista-anarcoide (non la direi anarchica, perché i veri anarchici sono persone serie). In conclusione, il ‘caso Villaggio’ ci insegna, ancora una volta, a capire che il riso comporta un grado elevato di complicità con il potere e con l’ideologia dominanti, il che, ne convengo, non è facile da concedere. Che il riso non castighi i costumi ma li confermi, è certamente duro da ammettere. Ma è così. Il riso vale come critica solo se si aggiunge ad una critica che non ride: non può sostituirla. Bisogna sapere che la tirannide è tragica.

In realtà, se si tiene conto che, in altri campi (ad esempio, la causa della pace), il premio Nobel è stato attribuito a personaggi politici come Gorbaciov (?!) od Obama (?!) e recentemente, per citare la letteratura, ad un menestrello come Bob Dylan (?), la goffa trenodia per la morte di Villaggio, intonata dai ‘mass media’ secondo la massima: ‘de mortuo nihil nisi bonum’, è veramente rivelatrice di quel conformismo culturale che ha consentito a personaggi artisticamente mediocri, ma ‘politicamente corretti’ (nel loro anticonformismo tanto esibito quanto apparente), di occupare spazi e visibilità sempre maggiori, fino ad assurgere, per l’appunto, a vere e proprie ‘istituzioni’, ottenendo, proprio loro che hanno fatto della lotta contro le istituzioni l’esteriore ragion d’essere della loro opera, un vasto consenso di pubblico. In tutto ciò vi è poi una nota tipicamente italiana: quella di un paese in cui nel funerale il defunto più o meno illustre viene celebrato con un applauso; quella di un paese in cui, come diceva Antonio Labriola, la tragedia fa ridere e la commedia fa piangere.

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Comments   

#1 Mario Galati 2017-07-09 03:09
Una risata vi seppellirá, diceva uno slogan post sessantottino. E ad essere sepolti, col contributo dei nuovi rivoluzionari post moderni, sono stati i lavoratori. Gramsci diceva che l'atteggiamento storicamente progressivo è il sarcasmo, con la sua partecipazione critica, non l'ironia distaccata. Men che meno l'umorismo grottesco d'evasione, di conseguenza. Villaggio avrà voluto rappresentare alcuni caratteri di certa piccola borghesia italiana, non degli italiani in generale, non con spirito assolutorio. Ma la società dello spettacolo ha la capacità di assorbire e neutralizzare ogni manifestazione, anche oppositiva e dissenziente, elevandola a manifestazione del pluralismo del sistema, banalizzandola negli aspetti esteriori e inoffensivi (nel caso di Villaggio, gli aspetti macchiettistici). In ogni caso, il riso che scaturisce da una rappresentazione ritualizzata di una realtà problematica e contraddittoria può darsi che svolga la funzione di superamento illusorio appagante, lasciando intatta quella realtà e favorendone l'accettazione. Potrebbe avere una funzione conservatrice, malgrado le intenzioni dell'autore. Mi ricordo che Villaggio, per le sue "Lettere al direttore" fantozziane, in Unione Sovietica negli anni '70 era stato accostato a Gogol.
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