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caratteriliberi

La Gabbia dell’Euro

di Giorgio Salerno

Domenico Moro, La gabbia dell’euro. Perché uscirne è internazionalista e di sinistra, Imprimatur, 2018

L’ultimo libro di Domenico Moro, “La gabbia dell’euro. Perché uscirne è internazionalista e di sinistra” (Imprimatur Ed. 2018), in libreria tra qualche giorno, è una naturale prosecuzione della sua penultima opera “Globalizzazione e decadenza industriale” (Imprimatur 2015).

L’autore dichiara subito la sua tesi di fondo già nel titolo del libro : l’uscita dall’euro non è appannaggio delle destre ma puo’ essere, deve essere, anche una opzione di forze di sinistra fino ad ora riluttanti ad assumere una posizione netta e convinta sulla necessità, per il nostro paese, di  riconquistare il diritto di decidere sul proprio destino.

Il sociologo francese Alain Touraine nel suo libro “Come uscire dal Liberalismo”  aveva  avvertito che “in Francia la parola liberalismo era diventata impronunciabile, allora se ne era trovata un’altra: Europa”.  Questa affermazione dello studioso francese non dispiacerà al nostro autore che passa in rassegna cio’ che è stata ed è l’Europa di oggi dove l’integrazione europea è lo strumento con cui l’elite economica transnazionale ha preso il sopravvento sui più importanti  poteri degli Stati sovrani.

La moneta unica è stata il ‘cavallo di Troia’ con cui tale predominanza si è potuta affermare. ”Oggi in tutti i paesi europei le politiche economiche e sociali e gli stessi meccanismi della democrazia rappresentativa sono ingabbiati dai vincoli dei trattati europei e dall’euro” (pag. 7), vincoli che hanno drasticamente ridotto gli investimenti pubblici ed hanno sottratto agli Stati nazionali importanti funzioni come il controllo sul bilancio pubblico e sulla moneta. L’introduzione del pareggio di bilancio nella Costituzione italiana, frutto delle politiche del Governo Monti, votato anche dal PD, è una delle prove più evidenti di questa sottrazione di sovranità.

La riluttanza a mettere seriamente in questione i vincoli europei si fonda, secondo Moro, su una serie di motivazioni politico-ideologiche la prima delle quali ritiene l’uscita dall’euro regressiva perché rappresenterebbe il ritorno alla nazione, primo passo per ricadere nel nazionalismo. Cio’ che contraddistingue oggi le posizioni di destra ed estrema destra come il Fronte Nazionale in Francia, l’Alternativa per la Germania in Germania e la Lega in Italia. Una variante di ‘sinistra’  ritiene che il ritorno alla nazione sia inadeguato per lo sviluppo di lotte sociali (la teoria dell’Impero di Toni Negri che oggi auspica addirittura che l’Italia, come gli altri paesi dell’UE, siano governati direttamente da Bruxelles).

Paradossalmente sia la ‘sinistra’ socialdemocratica e di centro-sinistra, il PD di Bersani, D’alema e Renzi in Italia, sia quella ‘rivoluzionaria, convergono su questa posizione per una errata valutazione della globalizzazione. Il nocciolo della questione politica è vedere quali siano gli interessi in gioco, gli interessi di classe, i rapporti di forze tra di esse ed il complesso rapporto tra nazione, democrazia, lotta di classe e sovranità nazionale.

L’autore mette in rilievo come già nel Manifesto di Ventotene, punto di riferimento ideale della sinistra europeista, fossero contenuti questi temi. Il Manifesto, redatto dopo la seconda guerra mondiale, quando i nazionalismi furono alla base del fascismo e del nazismo, estese la propria avversione dal nazionalismo allo stesso Stato nazionale fino ad auspicare l’annullamento della “sovranità assoluta” degli Stati europei. L’euro ha realizzato proprio questo obiettivo ma, come spesso avviene nella storia, per eterogenesi dei fini,  ha ridato proprio  alla Germania una egemonia in Europa.

Il periodo storico che attraversiamo è molto diverso da quello  degli anni ’20 e ’30 dove  la potenza economica degli Stati, la realizzazione del profitto, avveniva su base nazionale. Oggi il capitalismo delocalizza, produce in paesi diversi e molteplici, mette le sue sedi ed uffici fiscali in paesi terzi e cosi’ via. Si accentua la tendenza all’internazionalizzazione del capitale.  In sostanza si è passati dalla forma di un capitalismo monopolistico di Stato ad una forma di capitalismo globalizzato. La vera ideologia dominante oggi è quella del cosmopolitismo che prescinde dalle nazioni ed ha un carattere individualistico: l’individuo cittadino del mondo. La globalizzazione non è altro che “l’allargamento a livello mondiale del mercato capitalistico mediante l’abbattimento o la restrizione delle barriere statali alla libera circolazione di capitale e merci”(pag.23).

L’autore passa in rassegna due concezioni del concetto di nazione, una progressiva ed una reazionaria concludendo che l’euro non ha a che fare con la Nazione ma con la natura di classe dello stato. Sviluppa una importante rassegna storico-ideale partendo dal Rousseau del Contratto sociale e ricordando che nell’autore ginevrino la nazione ha un significato lontanissimo dal nazionalismo di destra novecentesco e vuol dire sovranità popolare in quanto fondata sulla volontà generale. Ricorda anche i dibattiti che infiammarono la Rivoluzione francese e le posizioni di Robespierre  che influenzarono la sinistra democratica europea repubblicana, azionista e socialista fino ad arrivare a Marx e Lenin.

L’autore  ci tiene a precisare che non sta perorando un ritorno alla nazione o peggio al nazionalismo. Ribadisce  che esistono due concezioni di nazione e di popolo e che “sarebbe un errore lasciare il campo libero ai neofascisti ed alla destra xenofoba  e nazionalista che le declinano in termini reazionari e che….sarebero pronti a fornire una stampella nazionalista all’èlite economica cosmopolita”  (pag.54). La concezione progressiva invece, basandosi sul principio della volontà popolare, si deve porre in prospettiva la questione della conquista del potere da parte delle classi subalterne e quella dell’azione per la modifica dei rapporti di forza tra le classi” (pag 55).

Domenico Moro ha scritto un libro di poco meno di cento pagine ma esse sono dense e ricche di analisi, di spunti e di riflessioni su tutta una serie di questioni che fanno parte del dibattito politico odierno. La genesi e I’approfondita analisi dei concetti di nazione, democrazia, sovranità, popolo, lotta di classe, costituiscono, a nostro parere,  uno dei pregi dell’opera. Moro ci sprona a riflettere ed agire per il recupero della volontà popolare, per  l’affermazione di un patriottismo costituzionale  a difesa della Costituzione e della stessa democrazia messa continuamente in questione dai  ‘pensatoi’ come la Trilateral, il Club Bilderberg, la J.P.Morgan e la loro ossessione per “l’eccesso di democrazia” dei paesi europei, soprattutto dell’area meridionale.

Moro ha il coraggio di mostrare delle verità scomode per molti soggetti della scena politica. Per i cittadini europeisti che definirei in buona fede, quelli che vedono un’idilliaca ed inesistente ‘nazione’ europea, per i sostenitori ed i rappresentanti liberali e liberisti di un’idea di Europa tecnocratica e sostanzialmente al servizio della grande finanza internazionale , per quelle ‘sinistre’ che ancora si chiamano socialiste o socialdemocratiche e che non si differenziano in modo significativo dai liberisti, ma anche per la cosiddetta sinistra radicale che non vede o non vuole vedere che l’euro è il loro hic Rhodus hic salta.

Per uscire dalla ‘gabbia’ bisogna  fare un’analisi concreta della situazione concreta.  Il libro di Moro è un riuscito tentativo di questa operazione analitica.

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