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Sacrifici umani per il regime-change siriano

di Piccole Note

Sacrifici umani per la causa jihadista: è quanto si sta consumando nel Ghouta orientale, dove da giorni si svolge un’operazione militare russo-siriana per strappare il quartiere dalle mani dei miliziani che la occupano da anni.

La narrativa corrente dipinge tale operazione come un’opera di macelleria russo-siriana: intensi bombardamenti avrebbero fatto strage di civili.

Circa 700 i morti ad oggi, anche se nessuno scrive che la fonte delle notizie è di parte: sono i miliziani a darle; e hanno tutto l’interesse a calcare la mano sulle brutalità compiute dai nemici.

Va ricordato, anche se certo vittime civili ci sono, come purtroppo in tutte le guerre.

Una narrativa sulla quale abbiamo scritto fin troppo (Piccolenote). Non ci torneremo.

Ieri un convoglio di aiuti umanitari ha raggiunto il quartiere. Interessante il racconto di Pawel Krzysiek, portavoce del comitato della Croce rossa internazionale in Siria, che lo ha accompagnato.

Nel suo report pubblicato sul 'Corriere della Sera', Krzysiek parla della disperazione della gente assediata. E della richiesta pressante affinché cessino i bombardamenti.

 

Le vittime civili e i sacrifici umani

Una richiesta che appare legittima e che Krzysiek riporta seguendo la linea consolidata volta a chiedere a russi e siriani di abbandonare la campagna militare intrapresa.

Cosa che queste non possono accettare: da quel quartiere piovono bombe su tutta Damasco.

O le milizie smantellano (ieri l’offerta russa di un loro dislocamento altrove, rifiutata) o il governo siriano è costretto a riprendere quel quartiere.

Lo farebbe anche Macron se parte di Parigi fosse occupata da entità ostili che lanciassero bombe sugli altri quartieri parigini (solo per fare un esempio).

L’alternativa che invece si vorrebbe è il mantenimento dello status quo. Con i miliziani del Terrore liberi di continuare a bombardare la parte della capitale siriana controllata dal governo (si rimanda a una lettera delle monache trappiste che sono in Siria: cliccare qui.

Ma al di là della controversia, nel report di Krzysiek c’è un cenno più che interessante: «A questa gente non interessano le idee politiche di chi combatte questo conflitto: vogliono solo sopravvivere».

Un cenno che contrasta nettamente con la narrazione dei miliziani che controllano il quartiere.

In altra nota avevamo infatti citato un comunicato dei Caschi bianchi, organizzazione umanitaria prossima ai jihadisti, che spiegava: «Il popolo della Ghouta orientale si fa beffe della notizia dei corridoi di evacuazione» (dal fantomatico Osservatorio siriano per i diritti umani).

Evidentemente non è così: vogliono vivere e fuggire. Allora perché non scappano? Russi e siriani tengono aperti i corridoi umanitari dalle 9 alle 14 ogni giorno. Ma nessuno li usa (rarissime le eccezioni che confermano la regola).

La fuga di  Fatima e Hamza, i due bambini scappati di notte non ha bisogno di commenti (Piccolenote).

Il cenno di Krzysiek, sfuggito alle linee guida della narrazione dominante, conferma quanto è evidente: sono i miliziani che impediscono ai civili di uscire da quell’inferno.

Per questo sparano su chi tenta la fuga, come accaduto ai genitori dei due bambini, uccisi nel tentativo. E bombardano i corridoi umanitari aperti allo scopo.

Servono come scudi umani i civili. Ma anche per altro e più indicibile: l’operazione militare russo-siriana su Ghouta Est, come quella di Aleppo, deve essere marchiata di infamia duratura. Più civili muoiono, più il marchio sarà indelebile.

Assad, il macellaio, deve andarsene. Che poi è il punto nodale di questa guerra. I civili che moriranno sotto le bombe russo-siriane servono dunque a tale scopo. Sacrifici umani immolati alla causa del regime-change siriano.

Sono termini alquanto forti, certo. Ma di fronte al video che vede i bambini inseguiti dai colpi dei cecchini jihadisti non ci sono altre parole.

Ps. Sulla crisi siriana segnaliamo un video apparso su un media mainstream in controtendenza; felice eccezione, dunque degna d’attenzione: cliccare qui.

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