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sinistra

Balotelli e lo “zio Tom”

di Eros Barone

Che Mario Balotelli, calciatore italiano di colore, abbia stigmatizzato, in un suo commento apparso in Rete, Toni Chike Iwobi, primo eletto di colore al senato della repubblica, definendo la militanza e l’elezione di quest’ultimo nelle file della Lega “una vergogna”, non è solo un’espressione del tutto legittima del diritto di critica, ma è anche una presa di posizione politicamente coraggiosa e culturalmente significativa: come tale, alquanto rara in un mondo del calcio, quale è quello italiano, prevalentemente qualunquista e spesso reazionario. Che poi dietro ad un siffatto giudizio vi sia, come lo stesso Balotelli ha voluto ricordare, una lunga storia di insulti e contumelie indirizzati dalla teppa degli stadi contro un ragazzo di colore che fin dai suoi primi esordi dimostrava di essere un asso del calcio e suscitava perciò il meschino risentimento di coloro che, di fronte alle sue manifestazioni di bravura, non erano capaci di reagire se non attingendo al più squallido dei repertori, rientra in un avvincente ‘romanzo di formazione’ che forse un giorno troverà anche in Italia un interprete, letterario musicale o cinematografico, capace di narrarlo e di rappresentarlo, commuovendoci e insieme istruendoci attraverso la ricostruzione dei ramificati e talora tragici percorsi (si pensi ai fatti accaduti a Fermo, a Macerata e a Firenze) di una società intrisa di pulsioni razzistiche, oggettivamente multiculturale ma soggettivamente etnocentrica, in cui non mancano individui decisi ad uccidere (o a tentare di uccidere) altre persone in base al colore della pelle.

In effetti, ciò che suscita riprovazione nell’ottica di Balotelli, ossia che un immigrato di colore aderisca e militi attivamente in un partito, quale è la Lega, tutt’altro che scevro da connotazioni razziste (si ricordino, ad esempio, oltre ai vari “bingo bongo” di Bossi, il grave insulto, giocato addirittura sulla somiglianza con un orangutango, indirizzato da Calderoli contro la signora Cécile Kyenge, ministro del governo Letta, e certe dichiarazioni fatte da Fontana all’inizio di questa campagna elettorale), dovrebbe suscitare perplessità anche in qualsiasi altro cittadino che abbia a cuore, magari senza conoscerlo nella sua precisa formulazione testuale, il principio di eguaglianza e di non discriminazione espresso nel primo comma dell’articolo 3 della Costituzione italiana1.

A questo riguardo, sono certo che un uomo intelligente e sensibile come Balotelli troverebbe di grande interesse ciò che osservava nella sua autobiografia il grande leader nero Malcom X, allorché per definire la “servitù volontaria” di certi suoi connazionali usava la categoria di “ziotommismo” ricavandola da quel modello di sottomissione paternalistica e di identificazione masochistica nella ‘forma mentis’ dei padroni bianchi che era incarnato da un certo tipo di nero2 nel celebre romanzo di Harriet Beecher-Stowe, intitolato, per l’appunto, “La capanna dello zio Tom”3. Quel modello ci avverte che, oltre alla violenza fisica, la quale è più evidente e anche più contrastabile, gli oppressori ne esercitano un’altra di carattere simbolico, più sottile e più difficile da combattere, la quale, avvalendosi della collaborazione degli oppressi e perfino del loro consenso, nonché esercitando una sorta di ‘pedagogia della disemancipazione’, contribuisce ad estendere la base del potere dominante e ne dissimula la natura duramente repressiva e discriminatrice. Ed è proprio merito di Mario Balotelli averci spinto, con una carica di radicalismo che ricorda, virato nel senso di Malcom X, il gramsciano “spirito di scissione”, a prendere coscienza di questo lato, spesso in ombra, del difficile problema della lotta contro il razzismo e per l’emancipazione sociale.


Note
1 Può essere opportuno, anche al fine di purificare l’aria spessa e maleodorante che le recenti elezioni politiche hanno addensato nel nostro paese, riportare il testo integrale di questo articolo-cardine della Costituzione: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese».
2 Autobiografia di Malcom X, Einaudi, Torino, 1970, p. 5, nota 2, e passim.
3 H. Beecher-Stowe, La capanna dello zio Tom, BUR, Milano 1988 (ed. or. 1852). Il romanzo, scritto per sostenere la causa abolizionista e con intento apologetico rispetto alla religione cristiana, ha contribuito a diffondere e consolidare alcuni stereotipi sugli afro-americani che durano tuttora.
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Comments   

#1 Marco 2018-03-13 21:52
Malcolm x distingueva i negri da fatica da quelli da cortile. Iwobi è un negro da cortile, ovvero quello che servilmente si identifica con il proprio padrone.
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