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La battaglia dei Presidenti e la disfatta del Cavaliere

di Aldo Giannuli

Un esito del genere della battaglia dei Presidenti di Camera e Senato non era lontanamente prevedibile ed il Cavaliere ha fatto di tutto per aggravare la sua posizione. Ma cominciamo dall’inizio. Berlusconi aveva proposto Romani come Presidente del Senato ed i 5stelle avevano risposto picche per via di una condanna francamente risibile.

Improvvisamente il Cavaliere “apriva ai 5 stelle” sia per le Camere che per il governo (più per tagliare la strada a Salvini che altro) e confermando il nome di Romani ed i 5 stelle gli rispondevano prendendolo a pesci in faccia e dicendogli di non volerlo neppure incontrare perché non parlamentare (modo delicato per dire “sei un pregiudicato”). A quel punto Berlusconi pensava di avere la partita in mano in tre mosse: confermare Romani facendolo passare con l’appoggio del Pd, ringraziare il Pd offrendogli la presidenza della Camera e, così, preparare un governo Salvini con l’astensione Pd.

Dopo di che lui sarebbe tornato in gioco come palla al piede di Salvini, con l’appoggio esterno del Pd. Mossa non priva di intelligenza dietro la quale si intravedeva una soffiata di Gianni Letta.

Però, la manovra si infrangeva, perché Salvini e Di Maio sono politicamente rozzi, ma non sono scemi, per cui avevano già un accordo alle spalle ed hanno reagito alla melina del Cavaliere con brutalità.

Salvini ha votato la Bernini in modo da affondare la candidatura di Romani (e, con essa, l’illusione del Cavaliere di essere ancora lui il “regista del centro destra”). Berlusconi ha perso la testa dichiarando rotta la coalizione, ma ci son volute poche ore per spiegargli che non era cosa che potesse permettersi, perché avrebbe accelerato le nuove elezioni che l’avrebbero visto (e lo vedranno) fatto a pezzi. Salvini è comunque quello con più voti, ha più probabilità di tirare dalla sua FdI ed essere il rivale dei 5s in caso di elezioni, ma, soprattutto ha un vantaggio di 40 anni su Berlusconi e può anche aspettare 4-5 anni per una rivincita, Berlusconi no.

In caso di nuove elezioni ( e vedremo con che legge elettorale) Fi avrebbe due scelte una peggiore dell’altra: presentarsi praticamente da sola o fare una qualche alleanza con Renzi. In tutti due i casi avrebbe ben poche probabilità di sopravvivenza.

Mogio mogio è ritornato all’ovile parlando addirittura di un buon rapporto personale con Salvini di cui si fiderebbe: peggio la toppa del buco. Ora potrebbe anche partire il rompete le righe di Forza Italia dato che la credibilità del suo capo è un po’ sotto lo zero. Certo è un po’ difficile immaginare un Berlusconi, con il suo Io ipertrofico, rassegnarsi ad essere il numero due di qualcuno ed è facile profezia che darà di matto almeno due volte al giorno, ma non è che gli siano restate molte carte da giocare. Ora che accadrà? Semplicemente M5s e Lega andranno avanti come carri armati verso il loro governo di scopo per una nuova legge elettorale e nuove elezioni-plebiscito in autunno. E Berlusconi se vorrà starci è bene, altrimenti si va avanti senza di lui, tanto Lega e M5s hanno da soli la maggioranza.

Questa è proprio la fine del Cavaliere.

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