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quadernirozzi

Ucraina e Brasile

di Riccardo Paccosi

Se in questi due paesi torna l’alleanza fra neoliberismo ed estrema destra, occorre aggiornare alcune analisi

Se fra una settimana Jair Bolsonaro diventerà presidente del Brasile avremmo, nel mondo, due paesi nei quali si sarà ri-attualizzata la saldatura strategica fra estrema destra – più o meno neofascista – ed èlite capitaliste occidentali: Ucraina e Brasile. Troppi e troppo importanti, per poter fare finta di niente.

 

1. Sul ruolo di neofascisti e post-fascisti oggi

Ma procediamo con ordine: nel mio recente articolo intitolato “Tentativo di fare il punto su fascismo e antifascismo, ma al di fuori del penoso dibattito in corso” (pubblicato da quadernirozzi.it, lintereferenza.info e sinistrainrete.info), ho tentato di analizzare come il ruolo delle formazioni politiche neofasciste e post-fasciste fosse, in questa fase, non tanto quello dei decenni passati di avanguardia anti-operaia e spalleggiante l’imperialismo Nato, quanto quello di gatekeeper del dissenso: il ruolo odierno di neofascisti e post-fascisti, cioè, consta dell’incanalare il dissenso generato dalle contraddizioni di classe entro prospettive securitarie “legge e ordine”, con l’abbellimento cosmetico di qualche proposta di protezione sociale.

Ciò non toglie che in Europa – sempre a livello di situazione contingente e di fase – le èlite capitaliste siano per il momento in contrapposizione netta con le formazioni di estrema destra, giacché si sentono minacciate dal dissenso sociale che esse incanalano e legittimano: per esempio, non ricordo la Confindustria italiana degli anni ’70 avere mai espresso preoccupazione per l’MSI, mentre abbiamo tutti sentito quella francese schierarsi a spada tratta, l’anno scorso, contro il Front National.

Se questo ruolo della destra come gatekeeper del dissenso – sostenevo nell’articolo – giustifica avversione nei confronti di queste formazioni, certamente la sua temporanea contrapposizione ai poteri economici delegittima l’attribuzione del ruolo di nemico prioritario che l’antifascismo odierno vorrebbe invece attribuire ai gruppi neofascisti. Soprattutto, tale approccio risulta in malafede nel momento in cui il fronte “antifascista” medesimo è oggi composto, in larga misura, da formazioni di sinistra totalmente a favore dell’imperialismo Nato e altrettanto favorevoli alla distruzione dei diritti sociali conquistati dal movimento operaio nel XX secolo.

 

2. Sul caso dell’Ucraina

E’ anche vero, però, che l’analisi della fase non implica ipoteche sul futuro: a conclusione del succitato articolo, sostenevo infatti che la vicenda della guerra civile in Ucraina dimostra che il passato ruolo di avanguardia armata del Capitale, i neofascisti potrebbero benissimo tornare un giorno a ricoprirlo. In quella situazione ucraina, infatti, abbiamo visto il neofascismo a totale sostegno delle èlite finanziarie dell’Unione Europea nonché delle politiche espansionistiche della Nato; con tanto di formazioni neofasciste italiane al seguito – ovvero Forza Nuova e Casa Pound – subito pronte a esprimere solidarietà ai “camerati di Svoboda”.

 

3. Sul caso del Brasile

La prossima settimana, in Brasile, potrebbe verificarsi uno scenario analogo: l’ascesa al potere di una destra autoritaria, che aggancia le politiche di repressione poliziesca al neoliberismo economico e che, soprattutto, riceve la benedizione dell’imperialismo statunitense. In Europa, se da una parte Marine Le Pen ha espresso distanza da Bolsonaro, dall’altra Matteo Salvini ne ha immediatamente auspicato la vittoria elettorale, indicandolo altresì come esponente di quell’Internazionale guidata da Steve Bannon di cui anche la Lega fa parte.

Ucraina e Brasile: se il quadro sarà confermato e cioè se Bolsonaro sarà il prossimo presidente brasiliano, occorrerà – vista anche l’immensa rilevanza geopolitica del secondo dei due paesi – aggiornare alcune recenti analisi geopolitiche riguardanti la contrapposizione tra liberismo-globalismo da una parte e costellazione populista dall’altra. Qualora invece Bolsonaro dovesse perdere, ritengo che lo scampato pericolo fungerebbe comunque da memento e dunque da parziale convalida per le considerazioni che seguono.

 

4. Sull’Internazionale di Bannon come possibile dispositivo di ri-connessione fra estrema destra ed èlite capitaliste

Dopo aver conquistato il potere incanalandosi nel fenomeno sociale e di classe detto populismo, la destra americana sta oggi riconfigurando il sistema politico, economico e imperialista degli Stati Uniti: sotto la guida di Steve Bannon (e cioè di Trump) si materializza sotto i nostri occhi una Internazionale che rinnova il liberismo economico tramite una prospettiva adeguata alle esigenze del presente, ovvero tramite una visione multipolare e implicante correttivi protezionistici alla deregulation “di sinistra” degli ultimi decenni. In questo quadro, la frattura fra èlite capitaliste ed estrema destra si sta ricomponendo in America e potrebbe, nell’immediato futuro, ricomporsi anche in Europa (vicende come l’incontro fra Matteo Salvini e Tony Blair sono segnali a favore di tale ipotesi).

Dunque, a tale proposito è bene osservare con attenzione il ruolo e le movenze che neofascisti e post-fascisti assumeranno nel prossimo futuro: oggi, come ben vediamo nel caso del governo italiano e in particolare nel caso della Lega, essi sono legati al fatto di mantenere le promesse elettorali di discontinuità col turbo-liberismo della sinistra; ma tutto questo – considerando che parliamo di formazioni anch’esse liberiste nella filosofia di fondo – davvero possiamo credere possa valere anche per il domani?

 

5. Su “l’antifascismo in assenza di fascismo”

Dunque, occorre fare attenzione e occorre smetterla, altresì, con le approssimazioni. Una di suddette approssimazioni è lo slogan secondo cui oggi esisterebbe un “antifascismo in assenza di fascismo”.

Questa tesi fu formulata originariamente da Costanzo Preve e alludeva al fatto che, secondo il filosofo marxista, l’evoluzione dei sistemi capitalisti rende oggi impossibile la riproposizione d’un sistema politico-istituzionale come quello del Ventennio.

Preve aveva ragione? Aveva torto? Sia come sia, egli poneva un tema di analisi politica degno di discussione.

Poi, però, questa tesi è stata divulgata da Diego Fusaro e sul web in un’accezione oltremodo banalizzante, ovvero volta a sostenere che le formazioni politiche neofasciste non esisterebbero. Quest’ultimo è invece un enunciato illogico, retorico e smentito dalla più elementare evidenza empirica: riguardo a formazioni neofasciste come Casa Pound, Alba Dorata e Svoboda, riguardo a quelle post-fasciste come Front National, Lega e AfD, possiamo discutere finché si vuole su quale ruolo svolgano oggi, ma enunciarne l’inesistenza o la non-afferenza al retaggio storico del fascismo, beh, questa  è semplicemente un’idiozia.

 

6. Sul perché la sinistra liberale sia oggi il nemico di classe principale; sul rischio che l’ala destra del populismo ne prenda il posto

Tutto questo non implica in alcun modo l’attenuare l’ormai irreversibile frattura storica fra classe lavoratrice e sinistra liberale, tantomeno implica il prendere parte a un fronte che, definendosi “antifascista”, usurpa e bestemmia la memoria storica dell’antifascismo: una sinistra dalla parte delle èlite neoliberiste europee, che definisce “rossobruno” chi difende il primato della Costituzione sui Trattati Europei, non soltanto continua a essere il nemico di classe principale, ma è anche l’area che, appoggiando pedissequamente le politiche di aggressione della Nato, continua a svolgere quel ruolo filo-atlantista e anti-comunista che, negli anni ’70 e ’80, svolgevano l’MSI e i neofascisti. Dunque, nessun frontismo coi sostenitori del liberismo-globalismo in salsa progressista: anzi, con loro la contrapposizione deve rimanere assoluta e frontale.

Ma la saldatura fra èlite capitaliste e neofascisti in altre parti del mondo, implica che neppure si può più prendere per buono o come un necessario passaggio di fase tutto ciò che nella costellazione populista si manifesta: il ruolo odierno di ancella del liberismo e dell’imperialismo svolto dalla sinistra liberale, in parole povere, potrebbe un domani essere assunto, come nel secolo scorso, dall’estrema destra.

In altre parole, l’ascesa al potere di Bolsonaro con annesso plauso di Salvini, implica che non si può più rimandare – all’interno della costellazione populista, ovvero all’interno del fronte materiale e in sé della classe lavoratrice – la formazione d’una prospettiva organizzata in senso pienamente socialista e pienamente democratico. Una prospettiva che non sarebbe “né di destra né di sinistra” bensì – in virtù della solida e strutturata visione di classe che dovrebbe recare – nettamente e pariteticamente contro la destra e contro la sinistra.

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