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La bomba dei crediti deteriorati è esplosa

di Pasquale Cicalese

Succede che con la più devastante crisi economica che l’Italia abbia mai conosciuto i crediti non riscossi dalle banche, vale a dire i crediti deteriorati o, detto in inglese, Non performing Loans (NPL) esplodano fino a passare da 42 miliardi del 2008 a 360 miliardi del 2016.

Succede che la Vigilanza Bancaria Europea obblighi le banche italiane a diminuire il totale degli NPL sui bilanci bancari.

Succede che le banche italiane, costrette a disfarsi presto degli NPL, li vendano ad un valore inferiore al 20%.

Succede che fondi avvoltoi comprino questi NPL e incomincino a riscuotere il credito con metodi da strozzino.

Succede che l’associazione degli armatori Confitarma informi che diverse compagnie marittime navigano in brutte acque.

Succede che i crediti delle banche siano state cedute a fondi avvoltoio, i quali chiedono il fallimento e riscuotano decine e decine di navi poi messe in vendita.

Succede che diverse compagnie armatoriali facciano questa fine, a tal punto che Confitarma lancia l’allarme sul calo della proprietà italiana nella flotta mercantile.

Succede che a distanza di tre anni siano circa 180 miliardi di euro gli NPL ceduti a fondi avvoltoio.

Succede che si tratti di macchinari, aziende, immobili e quant’altro posti in garanzia.

Succede che i fondi avvoltoio stiano riscuotendo i crediti nel silenzio generale, portando alla rovina decine di migliaia di operatori economici e famiglie.

Succede che stia operando lo strozzinaggio di massa.

Per maggiori informazioni rimando al mio Si prepara la più grande distruzione economica dell’Italia (2016)

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Si prepara la più grande distruzione economica dell’Italia

da Marx XXI

“Qualora il finanziamento sia già garantito da ipoteca, il trasferimento successivamente condizionato all’inadempimento, una volta trascritto, prevale sulle trascrizioni e iscrizioni eseguite successivamente all’iscrizione ipotecaria” Comma 4 articolo 2 Decreto Legge n° 59 del 3 maggio 2016

Si lamentano, i banchieri, perché manca la retroattività del decreto. Ma come, dicono, per la risoluzione di Popolare Etruria e il relativo bail in si è attuata la retroattività e sulle norme riguardanti il recupero crediti no?

Basta leggere il comma di cui sopra, per capire che si è trovata la quadra. E’ il patto marciano, vale a dire il trasferimento al creditore di beni del debitore qualora quest’ultimo sia inadempiente dopo tre rate. Ti tolgono tutto, capannoni, macchinari, scorte di magazzino, seconde case, ecc. Ti lasciano solo la casa di residenza. Il patto marciano può essere infilato in un nuovo contratto tra debitore e creditore.

Il gioco è semplice: la banca chiama l’imprenditore a cui ha dato un fido e gli dice di ricontrattare tutto altrimenti glielo toglie. L’imprenditore è costretto ad accettare e a firmare le nuove condizioni. Se dopo sei mesi non paga le rate gli sequestrano tutto, senza lo strumento dell’ipoteca, per la qual cosa si dovrebbe passare da un procedimento giudiziario. Sarebbe automatico.

Si è arrivato, dunque, allo spossessamento del debitore. Per cifre enormi: le sofferenze bancarie sono 200 miliardi, di cui 140 miliardi di imprese non finanziarie. I crediti deteriorati sono invece 360 miliardi, la gran parte di aziende. Praticamente l’ossatura della struttura industriale italiana si troverà nei prossimi anni ad onorare debiti, altrimenti i beni verranno confiscati dalle banche.

Che ne faranno? Ci sono garanzie di immobili per 100 miliardi e 37 di garanzie personali. Verrebbero venduti a fondi, concorrenti italiani o acquirenti esteri. Il panorama industriale italiano cambierebbe volto. O verrebbe definitivamente distrutto, dopo aver già perso il 25%.

Siamo di fronte alla più grande svendita del Paese della storia moderna, alla più imponente distruzione di capitale, superiore alla Seconda Guerra Mondiale, con effetti sociali dirompenti.

Quel che definimmo la seconda linea del fronte verrebbe distrutta nel giro di pochi anni.

Si è arrivati dunque al redde rationem, dopo cinque anni dalla famosa lettera della Bce che imponeva all’Italia un percorso infernale di riforme che hanno portato alla più grave recessione degli ultimi 150 anni. Si è dato un colpo micidiale al salario sociale globale di classe, si è attuata la deflazione salariale, è stato imposto un feroce credit crunch che ha colpito al cuore l’imprenditoria italiana, si è riformata la Costituzione con il Fiscal Compact. Risultato: sono esplosi i crediti deteriorati. Ora si passa all’incasso. Si distrugge la struttura industriale per via bancaria attraverso quell’Unione Bancaria che Enrico Letta definì a suo tempo un “successo dell’Europa unita”.

Mediante il meccanismo della Vigilanza Europea negli ultimi due anni c’è stato un accanimento pazzesco della Bce nei confronti del sistema bancario italiano, reo di attuare la funzione di banca commerciale, cioè fornire credito all’economia reale. Infischiandosene dei derivati di cui sono pieni i sistemi bancari del Nord Europa, la Vigilanza ha imposto alle banche italiane aumenti di capitale, accantonamenti e regole varie che hanno bloccato l’erogazione del credito.

Ora si impone il rientro dai crediti deteriorati, il più velocemente possibile e si incomincia a parlare di rischio dei titoli di stato, di cui le banche italiane sono zeppe (445 miliardi di euro), con relativi nuovi aumenti di capitale. Si sono riformate le banche popolari e quelle di credito cooperativo, portandole assurdamente nel mercato azionario. C’era il problema delle banche da ricapitalizzare: le banche italiane hanno dato vita ad Atlante, che fortunatamente è intervenuta nella ricapitalizzazione della Popolare Vicenza e successivamente di Veneto Banca, Ci sarebbe poi Carige, MPS e varie casse di risparmio, ma la dotazione finanziaria, pari a 4,25 miliardi, potrebbe non essere sufficiente ed in ogni caso questa massa di capitale servirebbe unicamente agli aumenti di capitale delle banche citate e non certo a comprare sofferenze bancarie a livello di libro.

Perché qui è la faccenda: con il bail in della Popolare Etruria, assurdamente analizzata come un fatto di cronaca nera, le sofferenze bancarie sono state vendute, per imposizione europea, al 17% del valore. Le banche hanno sofferenza bancarie nette, dopo accantonamenti, pari a 87 miliardi a valore di libro del 45%. La differenza tra il 17 e il 45% è pari a decine di miliardi, e se fossero vendute come quelle della Popolare Etruria le perdite sarebbero enormi.

E’ intervenuto il decreto legge 59 per accelerare il recupero crediti, ma non essendo retroattivo in borsa stanno ancora perdendo capitalizzazione. In ogni caso, con il Patto Marciano, che può essere sottoscritto tra creditori e debitore, lo spossessamento di chi non è in regola con i pagamenti sarebbe immediato. Data la continua situazione di stress economico della struttura industriale (si è recuperato appena l’1% di quanto precedentemente perso e la chiamano ripresa), per cui alcuni parlano di un euro che sta asfissiando il sistema economico (si veda Gianfelice Rocca della Technint sul Financial Times di marzo), non si esclude affatto una vendita massiccia di proprietà industriali al miglior compratore.

Insomma, l’Unione Europea impone misure draconiane all’Italia che provocano la più grave recessione della storia contemporanea, il sistema economico va in tilt, il sistema bancario viene investito da una mole impressionante di crediti deteriorati e a questo punto interviene nuovamente l’Unione Europea per chiedere la risoluzione del problema delle sofferenze bancarie.

Il sistema bancario è sotto pressione via Vigilanza Europea, il sistema industriale è sotto pressione via sistema bancario italiano, e i salariati sono massacrati dal sistema economico. Questo è il quadro italiano.

Se ne esce solo con una netta soluzione, l’uscita dall’euro. Non esistono ricette keynesiane, ancorché te le facciano fare. L’alternativa è un’ancora più feroce depressione economica, la perdita di quel che rimane del sistema industriale e una nuova più acuta deflazione. Di certo con queste nuove norme crollerà la domanda di credito degli imprenditori (chi vuoi che prenda denaro a queste condizioni?) e da qui ci sarà il crollo degli investimenti e della domanda reale, dunque recessione certa.

Si è prossimi alla più grande svendita di capitale industriale, se continua così si avrà, dopo, la svendita dei beni pubblici e l’Italia andrà dritta nei paesi in via di sviluppo. Questo è il disegno dell’euro, l’annichilimento dell’Italia per togliere un concorrente alla Germania. Per farlo occorrono quinte colonne interne, i collaborazionisti. Quelli che parlano delle virtù dell’Europa. Non sappiamo se questo disegno avrà successo, di certo continua la sua marcia imperterrita perché non trova opposizione. A meno che il secondo fronte, l’apparato industriale italiano, si ribelli. Lo sapremo nei prossimi mesi, quando le crisi aziendali esploderanno.

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Comments   

#2 Vincesko 2018-10-29 11:56
E' tutto vero, con una sola omissione: che la capa della vigilanza bancaria è la signora francese Danièle Nouy.

Traggo dal mio libro “LE TRE PIU’ GRANDI BUFALE DEL XXI SECOLO”, di prossima pubblicazione:

12.3 Organi di vigilanza
L’Autorità che in ambito UE controlla le grandi banche europee è la BCE, attraverso una sua costola che è la Vigilanza bancaria, attualmente presieduta dalla francese Danièle Nouy. Mi ha impressionato molto ciò che su di lei scrive - meritoriamente - Roberto Napoletano nel suo libro già citato, associandola nei suoi giudizi negativi alla direttrice del FMI Cristine Lagarde, quale esponente del disegno egemonico della Francia sull’Italia, accusa che, al solito, ha fatto alzare il sopracciglio a qualche critico nostrano.
Roberto Napoletano si dilunga molto sulla questione banche e scrive cose che ritengo fondate (non lo erano quelle sulle manovre correttive, si veda il capitolo 1, o sulle pensioni, si veda il capitolo 2), che vanno conosciute e che, senza alcuna retorica, pur non amando le banche (che troppo spesso sono peggio di un fruttivendolo che bara sul peso e sul prezzo), riporto in ampi stralci con un sincero spirito da patriota (di sinistra), anche per fornire un’ulteriore prova del doppiopesismo (interessato) dell’UE (Commissione e BCE) e del disegno egemonico franco-tedesco.

«Le banche francesi e tedesche hanno peraltro ancora in pancia centinaia di miliardi di titoli spazzatura privi di un prezzo e non collocabili sul mercato, e hanno avuto grosse perdite legate all’azzardo e alla mala gestio non alla seconda recessione e alla conseguente deflazione. Solo questo confronto dà la misura di un risultato italiano storico che molti sottovalutano, sotto una coltre tutta mediatica fatta di accuse improbabili e in cui si continuano a mescolare sofferenze da recessione importate e ruberie casalinghe senza mai dire che, nell’intero arco di tempo 2008-2016, le prime sono il 90% e le seconde meno del restante 10%. Da un esercizio controfattuale basato su dati micro si evince che se le banche avessero fatto prestiti solo a imprese classificate come “solide” (a prescindere), almeno il 50% di questi prestiti sarebbe andato in sofferenza a causa della recessione. Si evince altresì che gli episodi di comportamenti illeciti o criminali da parte di banchieri potrebbe avere determinato tra il 4% e l’8% delle sofferenze accumulate. A certificare questi dati che sono all’ultima revisione ci sono le firme di Paolo Angelini, Marcello Bofondi e Luigi Zingales. Il lavoro dei tre economisti, tutto in inglese (The Origins of Italian NPLs), andrebbe letto nelle aule di scuola e potrebbe essere adottato come testo base di un corso universitario che voglia raccontare un passaggio fondamentale della storia economica di questo paese con un minimo di cognizione di causa.» (Yellow highlight | Location: 2,415).

«Questi pochi numeri sono sufficienti a far emergere in superficie i contorni ipotetici della questione bancaria italiana e sono tali da potere di nuovo rimettere all’indietro le lancette della nostra Grande crisi. La comunicazione al mercato di questi numeri avviene con queste parole: il prezzo del 17,5% è soggetto a valutazioni analitiche delle singole posizioni da parte di un valutatore indipendente nei successivi tre o quattro mesi. Il valutatore indipendente arriverà in seguito alla conclusione che il prezzo delle sofferenze delle quattro banche in risoluzione è più alto, pari al 22,5%, ma il suo lavoro rigoroso non servirà a nulla perché la frittata è già stata fatta e a imporre di servirla in tavola è stata la commissaria alla concorrenza, la danese Margrethe Vestager, assistita e indirizzata dal vicedirettore generale olandese, Gert-Jan Koopman, custode del formalismo europeo, che ha deciso di dare in pasto ai mercati un dato così poco attendibile e così sensibile. Con questa formalistica applicazione della comunicazione della commissione europea sugli aiuti di stato (il burden sharing, antesignano, anche se più leggero, del bail-in della BRRD – Bank Recovery and Resolution Directive, la direttiva comunitaria sul risanamento e la risoluzione delle banche) la Vestager mostra di capire poco di banche in genere e niente affatto di banche italiane e affianca il capo della vigilanza Nouy con i suoi stress test a senso unico nella poco nobile gara a chi butta prima giù e più rovinosamente dalla torre le banche italiane. A questa coppia si affiancherà poi con convinzione la tedesca Elke König, nominata nel 2015 presidente del board del Meccanismo unico di risoluzione delle crisi bancarie. Di fatto con tali comportamenti, quanto meno discutibili, la coppia di ferro francotedesca, insieme alla commissaria danese, pone (volutamente?) le premesse per trasformare una bronchite in una broncopolmonite o in qualcosa di ancora più grave. Queste donne hanno nelle loro mani il risparmio degli italiani e sembra che custodirlo sia proprio l’ultima delle loro preoccupazioni.» (Yellow highlight | Location: 2,532).

«Se anche nessuno dei programmi esposti per Monte e Venete andasse a buon fine (ipotesi impossibile), lo stato italiano avrebbe speso per le sue banche meno dell’1% del PIL, l’Olanda il 10%, la Germania il 15%. La Francia ha fatto meglio perché ha cacciato qualcosa meno di noi come bilancio pubblico, ma è riuscita a sistemare le sue banche attraverso i piani SMP della BCE del patriota francese Trichet, che ha mobilitato per le banche del suo paese risorse quasi equivalenti a quelle spese dallo stato tedesco per le proprie. Qualcuno ricorda ancora quando (2007) entrò in crisi il mercato dei fondi monetari e BNP Paribas dichiarò che era scattata la corsa ai riscatti e che non era più in grado di rimborsare la sua parte? Trichet non solo fece intervenire all’istante la BCE ma finanziò la FED perché si continuasse a erogare credito alle banche europee, francesi e tedesche soprattutto, che operavano in America. Questi sono i fatti.» (Yellow highlight | Location: 2,951).

«Tutto questo, facendo quotidianamente i conti con lo strabismo interessato di madame Danièle Nouy, presidente del supervisory board della vigilanza BCE, un’altra gentildonna francese che ha messo l’Italia nel mirino e lo fa con tutta la grandeur di cui è capace, mentre stende tappeti rossi e chiude gli occhi su tutto per le banche francesi e tedesche ancora piene di sozzerie di ogni tipo (non tutte ovviamente) e riesce ad avere un occhio di riguardo anche per le banche spagnole.» (Yellow highlight | Location: 2,964).

«È abnorme la differenza del peso dei Level 3 Assets (derivati e titoli complessi privi di un prezzo di mercato e di un meccanismo per determinarlo) nei bilanci delle banche francesi e tedesche rispetto a quelli delle banche italiane, ma la vigilanza europea della BCE continua a chiedere aumenti di capitale alle nostre banche usando il parametro pressoché esclusivo delle sofferenze e ignorando quello relativo a questa specie di zombie bank che custodisce assets illiquidi e di difficile valutazione, nella pancia dei colossi creditizi francesi e tedeschi. Il rapporto Glaser e di altri ricercatori, su 737 banche americane e europee, segnala che l’incremento della quota dei titoli Livello 3 aumenta direttamente il rischio di default. Questi subprime malati sono stati accettati per buoni dal “mastino” Nouy e allora mi domando: come ha fatto la presidente del supervisory board della vigilanza BCE a ignorare tutto ciò? Come fa l’Europa a continuare a girarsi dall’altra parte? Perché si è consentito alle banche spagnole l’acquisto degli immobili dati in garanzia dai loro clienti con partite incagliate, di collocarle in un’altra posta di bilancio (repossessed assets) e di pulire così il monte-sofferenze mentre noi, di opacità in opacità, tra un intervento e l’altro di madame Nouy, abbiamo dovuto pagare un conto ancora più salato di quello che le nostre colpe ci impongono di onorare?» (Yellow highlight | Location: 2,977).

«Come è ormai chiaro a tutti la situazione è realmente molto delicata. Quando i tre si lasciano è quasi mezzanotte. Panetta riferisce a Visco. Tutti e quattro, Padoan, Visco, Panetta e Nicastro, brindano separatamente all’anno nuovo, vogliono che il 2015 che se ne va si porti via tutti i problemi. Non sarà così, siamo all’inizio di un cammino lungo, e tutto in salita, dove il sistema creditizio italiano sarà costretto a fare i conti con le “sviste” della politica italiana che produce il suo carico di vincoli giuridico-normativi e con lo strabismo regolatorio di madame Nouy e di un esercito di uomini francotedeschi di una vigilanza europea che è una costola della BCE ma ha i poteri per agire di testa sua e, soprattutto, a senso unico. Ha assunto lo stigma dei crediti deteriorati italiani e sottopone le banche più ricche e quelle più a rischio, in misura ovviamente differente, a cure di stress test che sono veri e propri ordini militari impartiti da plotoni di esecuzione. Questa donna minuta non indietreggia di un millimetro, hai voglia di spiegarle che a furia di chiedere risorse aggiuntive per rischi che esistono solo nel suo computer o in un algoritmo di qualche suo collaboratore teutonico, le banche italiane finiscono sotto pressione e perdono liquidità. Per recuperare risorse vendono titoli pubblici e poi, soprattutto in Veneto, sono costretti a tagliare il credito alle aziende che, a loro volta, entrano in difficoltà e non rimborsano i prestiti.» (Yellow highlight | Location: 3,046).

«Viola e Profumo di queste spassionate cure francoteutoniche ne sanno qualcosa perché è stata la richiesta di un nuovo aumento di capitale, un secondo dopo avere superato brillantemente la prima prova dei mercati e avere avviato un’azione rigorosissima di ristrutturazione, a spingerli alla decisione di alzare bandiera bianca. Ovviamente i nuovi ordini erano legati ai crediti deteriorati che, di certo, non erano spuntati la notte; ma chi glielo spiega alla Nouy che dietro i crediti deteriorati italiani ci sono immobili, terreni, beni reali, e che gli scoperti e i mancati rimborsi sono determinati dalla crisi dell’economia, non dai giochetti sui derivati malati di Société Générale, Crédit Agricole, BNP e Deutsche Bank. Niente da fare: l’Italia deve morire, ci vuole la bara con qualche grande banca dentro.» (Yellow highlight | Location: 3,064).

«Ha parlato di “buone ragioni per un ritorno alla normalità”. C’è da augurarsi che le sue parole siano il primo passo. Lo sarà, di sicuro, ma il “vizietto” della Nouy non sparirà mai, ricorre ciclicamente appena le banche italiane rialzano la testa. Dopo avere esaurito tutte le regolamentazioni possibili e immaginabili di Basilea, le direttive e gli standard amministrativi delle autorità di vigilanza, si è inventata le linee guida, ovviamente non vincolanti, che servono solo a spillare quattrini alle banche italiane impegnandole in defatiganti aumenti di capitali che sottraggono risorse al sostegno dell’economia reale e costringendole praticamente a svendere le proprie sofferenze.» (Yellow highlight | Location: 3,104).

«Il club francotedesco e il capitale italiano di via Nazionale
Una fonte europea molto autorevole, addentro a questi negoziati, che mi ha chiesto di mantenere l’anonimato, con me si è espressa così: per fare l’unione monetaria ci sono voluti dieci anni, per fare l’unione bancaria un anno, ma la garanzia unica sui depositi – che è il terzo pilastro, dopo l’unificazione delle regole e della vigilanza – non ci sarà, perché i tedeschi per condividere i rischi con noi vogliono che i nostri rischi siano bassissimi e, quindi, che il debito pubblico scenda fortemente. La Nouy e i francesi, che hanno sempre guardato all’Italia come al loro giardino, hanno deciso di prendere come stigma dell’azione di vigilanza bancaria i crediti deteriorati italiani, e hanno avuto gioco facile ad avere dalla loro i tedeschi. Dietro a tutto ciò c’è un disegno politico comune: indebolirci e allontanare la condivisione dei rischi legati ai debiti sovrani e alla sicurezza delle banche; non solo ci mettono in crisi, ma ci deprezzano sui mercati, ci mettono sotto pressione, vogliono deprimere i nostri valori e così, alla fine, BNP Paribas, Société Générale, Crédit Agricole possono venire qui e comprarci con un tozzo di pane.» (Yellow highlight | Location: 3,109).

Per concludere il discorso sulla francese Signora Nouy, segnalo lo stop che le ha dovuto impartire il presidente (italiano) del Parlamento Europeo, Antonio Tajani, poiché ella si ostinava a ‘inventarsi’ nuove regole non previste dalle leggi europee per la riduzione rapida degli NPL (Not Performing Loans), cioè delle sofferenze bancarie,[456][457][458] regole che avrebbero colpite in particolare le banche italiane, maggiormente gravate dai crediti deteriorati, sia perché cresciuti molto (dai 40 del 2008 ai 216 miliardi del 2015) ma esclusivamente per (e con) il prolungamento della recessione,[459] sia perché l’Italia, a differenza degli altri Paesi, non aveva dovuto salvare le banche con soldi pubblici quando questo era consentito dalle regole europee (bail-out, salvataggio esterno) e non ha potuto farlo dopo, quando le regole sono cambiate (bail-in, salvataggio interno), neppure con i soldi del fondo interbancario di garanzia dei depositi (cioè delle banche stesse), ritenuti aiuti di Stato sol perché era stato costituito per legge e nel Consiglio di Amministrazione del fondo c’era anche un rappresentante della Banca d’Italia (sic!).[460]
Scrive il Governatore della Banca d’Italia nella sua relazione 2018 (pag. 15)[461]:

«Secondo i dati pubblicati dalla BCE, alla fine del 2017 l’incidenza dei crediti deteriorati delle banche significative italiane sul totale dei prestiti – incluse le esposizioni interbancarie e verso banche centrali – era pari all’11,1 per cento in termini lordi, a fronte di una media del 4,1 per gli altri gruppi significativi dell’area dell’euro; al netto delle rettifiche di valore le incidenze erano pari, rispettivamente, al 5,9 e al 2,4 per cento. Il divario, sebbene ancora consistente, si è ridotto nettamente nell’ultimo biennio.
Il calo della consistenza dei crediti deteriorati ha riflesso il forte aumento delle cessioni sul mercato secondario, agevolato dal favorevole contesto economico (35 miliardi nel 2017, a fronte di una media annua di 5 nel precedente quadriennio). Le vendite previste per quest’anno raggiungerebbero 65 miliardi per l’intero sistema bancario. Secondo i piani presentati lo scorso marzo al Meccanismo di vigilanza unico, entro il 2020 i crediti deteriorati dei gruppi significativi italiani arriverebbero quasi a dimezzarsi rispetto al livello di fine 2017; l’incidenza sul totale dei prestiti, al netto delle rettifiche di valore, scenderebbe intorno al 4 per cento per i gruppi significativi; si stima che calerebbe al 5 per cento per l’intero sistema (fig. 8). Abbiamo sottolineato più volte i rischi dell’imposizione di tempi troppo compressi per la riduzione dei prestiti deteriorati, soprattutto nei paesi come il nostro dove le procedure di recupero sono più lente e la platea dei compratori è stata a lungo limitata. Ma la riduzione dei crediti deteriorati deve proseguire con decisione, traendo beneficio dal progressivo sviluppo del mercato secondario, anche grazie ai primi frutti della riforma delle procedure esecutive immobiliari.»
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#1 Francesco Zucconi 2018-10-29 00:13
Difendere gli imprenditori italiani, senza se e senza ma
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