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ilsimplicissimus

Gli antifascisti dei miei stivali

di ilsimplicissimus

Il pericolo fascista è ormai la maggiore preoccupazione dei salotti che s’immaginano progressisti e di una intellighentia cinica e crepuscolare, ma sempre terribilmente mediocre, che fa da megafono ai suoi referenti politici e ai poteri che li burattinano. Purtroppo tutto questo attivismo non si accompagna ad alcuna plausibile definizione di fascismo, anche perché chi ne parla da qualche cattedra mediatica, quasi sempre immeritata, ne sa poco o nulla: è fatica leggere la storiografia e le interpretazioni del fascismo da Hobsbawm a De Felice, da Gramsci a Lukacs, mentre nel mondo contemporaneo non esiste virtù più specchiata del velleitario semplicismo mimetizzato e mischiato con qualche capriola verbale: quasi di direbbe che è televisione di intrattenimento con altri mezzi. Da questo concettoide scomposto infatti non emerge un’idea chiara e distinta, anzi nemmeno confusa, bensì una casistica dalla quale si può dedurre che il fascismo sia: 1) tutto ciò che non sacrifica un gallo all’Europa e i suoi dettami economici e dunque anche lo sfruttamento del lavoro così come del terzo mondo, corollari ovviamente messi sotto il tappeto dell’ipocrisia; 2) ogni riferimento alla sovranità popolare e allo stato nella quale si concretizza; 3) qualsiasi atteggiamento critico verso l’immigrazione incondizionata ancorché provocata dalle guerre occidentali come se si trattasse di onorare una partita di giro; 4) tutto ciò che non fa parte delle chincaglierie dell’universo del salotto benestante a cui vergognosamente si è ridotta molta parte della sinistra.

Non mi occuperò del test sul fascismo pubblicato da l’Espresso – La Murgia perché ad occuparsi di cretinate e di cretini si perde solo tempo, ma è evidente che questo ceto intellettuale invece di operare per innalzare il tono del discorso pubblico, si è inabissato in una disneyland gnomica e sentenziosa che fa pensare all’abbandono delle torri per rifugiarsi in cantine d’avorio. Non si può spiegare altrimenti il fatto che essi non si accorgano di essere i veri nuovi fascisti, nella edizione del 21 secolo; che sono loro i suprematisti del neoliberismo risoluto ad umiliare in ogni modo il lavoro e a distruggere ogni concezione di uguaglianza sociale; loro i violenti che tacciono sugli orrori dell’Ucraina, della Siria e dello Yemen per citare solo alcune aree di rapina o di nazificazione; loro che storcono il naso nei confronti del bolivarismo; loro che credono nelle virtù della democrazia solo quando dà ragione ai padroni . Essi pensano che per non essere fascisti basti rifiutare le discriminazioni storicamente determinate (razzismo, sessismo e via dicendo), ma partecipano con entusiasmo delle nuove discriminazioni sociali e geopolitiche generate dal combinato disposto fra capitalismo estremo e volontà imperiale; sono loro infine che si sono spellati ad applaudire Obama quando diceva “Credo nell’eccezionalismo americano con tutte le fibre del mio essere” che potrebbe essere una dichiarazione che farebbe felice Hitler.

Tutto questo è segno di una mutazione genetica prima subdola, ma che è divenuta conclamata con la vicenda jugoslava che tra l’altro è divenuto un menabò standard per tutte le altre manomissioni e stragi. La Jugoslavia era una federazione multietnica, una sorta di mini europa che aveva svolto le funzioni di ponte politico ed economico durante la guerra fredda e la maggior parte dei suoi servizi e e delle sue installazioni produttive erano pubblici. Ciò era inaccettabile sia per Washington, decisa ad accerchiare definitivamente una Russia, palesemente delusa dalla girandola capitalista che sembra un fuoco artificiale a distanza e scotta quando ci si avvicina, ma era anche inaccettabile per una Comunità europea in espansione, soprattutto per la Germania appena riunificata, che stava iniziando a girare verso est per conquistare i suoi mercati naturali in Croazia e Slovenia. Nel momento in cui si tenevano gli incontri di Maastricht nel 1991 per mettere in piedi la catastrofe dell”euro, fu raggiunto un accordo segreto secondo il quale la Germania avrebbe riconosciuto la Croazia come entità autonoma. Era la fine della Jugoslavia, ma per arrivarci concretamente si doveva prima fiaccare l’economia del Paese cosa che si ottenne negando a Belgrado la possibilità di accedere a prestiti della Banca mondiale e successivamente inventando una narrazione di genocidio da parte dei Serbi contro la popolazione albanese del Kosovo: il tutto udite, udite, per propiziare una divisione del Paese su base etnica, esattamente l”opposto di quanto predicano certi personaggi. David Scheffer, l’ambasciatore statunitense per i crimini di guerra, affermò che almeno 225.000 persone di origine albanese di età compresa tra i 14 e i 59 anni erano state assassinate. Clinton e Blair evocarono lo spettro dell’Olocausto, mentre gli eroici alleati dell’Occidente divennero membri dell’Esercito di Liberazione del Kosovo, i cui atti criminali erano messi da parte. E giù bombe sulla Serbia. Quando gli attentati della Nato finirono la maggior parte delle infrastrutture della Serbia era in rovina, così come le sue scuole, gli ospedali, i monasteri e persino la stazione televisiva nazionale. Le squadre di investigatori internazionali sbarcarono in Kosovo per trovare la prova dell’olocausto che aveva dato inizio alla “guerra umanitaria”, ma non trovarono nulla e nemmeno l’Fbi riuscì a presentare qualcosa che potesse fungere da pezza d’appoggio, nemmeno una di quelle fosse che comuni che erano state favoleggiate. Anche la squadra spagnola fallì, finendo anche per denunciare le piroette semantiche della propaganda bellica. Un anno dopo, il tribunale delle Nazioni Unite per la Jugoslavia ha annunciato il conteggio finale dei decessi in Kosovo: 2.788, compresi i combattenti di entrambe le parti e i civili serbi uccisi dall’esercito di liberazione del Kosovo. L’olocausto era un’invenzione, una manipolazione.

Inutile parlare di tutto ciò che è seguito secondo il medesimo modus operandi,peraltro affinato e peggiorato dalla Libia, all’Ucraina, per finire alla Siria, sempre tollerato, taciuto, giustificato o addirittura acclamato dai nuovi fascisti quando non sono occupati a redigere galatei e test di antifascismo. La natura predatoria, intimamente violenta e alla fine anche diversamente razzista di tutto questo è talmente evidente che non è possibile pensare che sfugga all’osservazione, specie a quella che pretende di essere privilegiata a meno che appunto non sia in tale sintonia con tutto questo da farselo sfuggire, da confondersi sull’orizzonte assieme alle analogie che in passato hanno portato al fascismo storico. Per quanto sembri impossibile certa gente si fodera gli occhi di prosciutto, anzi di bresaola nel caso specifico, magari per risparmiare calorie.

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