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rinascita

I Gilet gialli e le inutili paure di “casa nostra”

di Ivana Fabris

Tutte giuste e tutte le vere le analisi sui Gilet gialli che parlano di trasversalità, di interclassismo e quant’altro.

Ma la sostanza è una e tale resta, a mio modo di vedere: le masse popolari non stanno a domandarsi che etichetta mettersi addosso.

Reagiscono e basta. Si ribellano semplicemente perchè sanno che non ne possono più.

L’esasperazione è palpabile ovunque nei paesi dell’Eurozona. Anche la Germania non è messa meglio, checchè ne dica il mainstream. Infatti già due anni fa si stimava che fossero almeno 3 milioni le persone non in grado di scaldarsi, solo per fare un esempio.

A Bruxelles sanno di essere seduti su una gigantesca mina pronta ad esplodere da un momento all’altro.

La Francia parrebbe farsi promotrice dell’innesco di quella mina. Di suo “parte avvantaggiata” nella capacità di reazione avendo avuto in questi anni un sindacato capace di tener viva la protesta anzichè la rassegnazione, come è successo qui da noi.

E rassegnati lo siamo davvero – quello che si legge e sente da più parti su qaunto avviene in Francia ne è la prova provata – specie quando si dice che quello dei Gilet gialli è un movimento di destra.

A parte che non trova riscontro nella realtà simile affermazione (peraltro tanto cara al mainstream e già questo dovrebbe far nascere qualche dubbio) poi possiamo dire tutto e il contrario di tutto su ciò che compone i Gilet gialli ma nei fatti la Francia sta reagendo e lo fa come avviene quando è lo spontaneismo a muovere le masse. Prenderne le distanze, dichiarandosi di sinistra, significa di fatto fiancheggiare il neoliberismo.

I Gilet gialli combattono Macron e le politiche liberiste di strangolamento in puro stile montiano che sta agendo CONTRO il popolo. Hanno un nemico comune e sono in piazza per rovesciarlo.

Certo, nei movimenti come questo è appunto normale, fisiologico che siano attraversati anche da forze (o persone) di destra – e vedremo presto se al suo interno le forze socialiste e comuniste avranno capacità di egemonia – ma prendere le distanze qui in Italia per questa ragione, significa considerare l’antifascismo fine a se stesso come un metro di valutazione avulso dal contesto storico, politico e sociale.

Leggo e sento dire, poi, che per noi è impossibile una ribellione come quella francese perchè in Italia manca chi si intesta queste lotte, manca l’organizzazione, il partito, l’entità che si faccia carico di strutturare la reazione e manca soprattutto il casus belli.

Io penso invece che mai come oggi le masse popolari non credano più nei partiti e che, proprio data la fase storica, sia molto più probabile che il socialismo rinasca da grandi movimenti di piazza che non in maniera ragionata e “fredda”. In quanto al casus belli per sollevare la ribellione, sono convinta che più che altro manchi la capacità di cogliere le istanze e di sapersene fare interpreti nel tempo che viviamo, più che le ragioni in se stesse.

Dunque ancora una volta tanti in Italia sono così disillusi da voler guardare alla Francia e ai Gilet gialli come a qualcosa che non ci appartiene e da non sostenere.

Quindi, in sostanza, la paura di un’altra delusione diventa l’alibi per non fare nulla e per non vedere che un altro mondo è possibile?

Effettivamente limitarsi alla lagnanza su Facebook o altrove, è più sicuro in questo senso.

Capisco, umanamente capisco ma…beato chi ci crede.

Personalmente credo invece che sia ora di agire. Prima che sia tardi. Diamoci una mossa!

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Comments   

#1 michele castaldo 2018-12-09 10:12
Brava la compagna Ivana! finalmente una donna che ragiona partendo da un minimo comun denominatore: quel che muove le masse è l'oppressione, di vario tipo. Si tratta di "semplice" buon senso. Semplice buon senso? Ma è proprio questo che manca a noi di sinistra di questa fase storica perché pretendiamo di affibbiare alle masse la nostra ideologia - un termine aborrito da Marx - , il nostro punto di vista, il nostro programma, il nostro pensiero mentre le masse si muovono secondo i loro criteri con le caratteristiche storiche ben conosciute: improvvise, spontanee, violente. Solo strada facendo cominciano a ragionare, mentre costruiscono un diverso rapporto di forza, sull'organizzazione e sul programma.
Il movimento di massa c'è o non c'è. Attualmente in Francia e Belgio c'è. In Italia non c'è. Ciò stabilito, si tratta solo di stabilire se sostenerlo o no.
In Italia, viceversa, c'è un movimento di opinione, che non rischia nulla e che sostiene un governo sovranista e revanscista, cioè nazionalista.
In Francia cantano pure la marsigliese e sventolano il tricolore della patria, ma scendendo in piazza, mettendo così in crisi un governo e un'economia dei poteri forti.
Le masse, o se si preferisce il popolo, per noi comunisti materialisti, sono un reale movimento solo se mettono in campo energie che costituiscono forza, non il pensiero, spesso reazionario e conservatore, come quello espresso dall'attuale governo M5S-Lega. Perché la rivoluzione - alla quale da comunisti guardiamo sempre - è fatta di forza e non di pensiero. Mentre il pensiero può essere irretito dalla forza delle leggi oggettive del modo di produzione capitalistico, la forza di piazza infrange quelle leggi e fa valere le leggi delle proprie necessità. Tutto qua, e scusate se vi pare poco.
Michele Castaldo
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