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contropiano2

Francia: ed ora qualcosa di completamente diverso

di Giacomo Marchetti

Il movimento politico-sociale in Francia sta mutando il suo segno. Così come il caro-benzina ha innescato il movimento dei Gilets Jaunes, così i GJ hanno fatto da “innesco” a loro volta ad un magma sociale in ebollizione che vomita tutte le contraddizioni dell’ultimo ciclo di sviluppo capitalista d’Oltralpe, la governance targata UE e l’impalcatura istituzionale pregressa della Quinta Repubblica.

Il giorno prima non è come il giorno dopo, e quello successivo non ricorda i precedenti.

Gli studenti delle medie-superiori dovevano, dopo la seconda tappa della mobilitazione, questo lunedì, ritornare a bloccare questo venerdì, ma hanno deciso di farlo anche oggi in numerosi istituti superiori, ed a Marsiglia ed a Tolosa la mobilitazione ha toccato la sua punta massima.

Sempre a Tolosa, in mattinata agricoltori e GJ hanno bloccato il deposito petrolifero di Lespinasse. Una studentessa delVictor Hugo, istituto che raccoglie studenti dei quartieri popolari ha dichiarato ad una giornalista di Le Monde: “è perché non cambiano le cose che c’è il caos“, riferendosi al montare della protesta innescata dai GJ.

Nella città fenicia 21 istituti sono stati chiusi, e i medi si sono riversati in strada cantando: “c’est la, c’est la, c’est la revolution“, scontrandosi con la polizia. Il servizio d’ordine della CGT – richiamato – è intervenuto per difendere gli studenti, che sono ripiegati dentro i locali dell’Università vicino alla stazione Saint Charles ed hanno votato all’unanimità per proseguire il blocco tutta la settimana.

A Parigi 3, come in molte altre facoltà, è stato votata la partecipazione alla mobilitazione dei GJ sabato con un corteo interfacoltà, per protestare contro l’aumento della retta agli studenti stranieri (non europei) da 170 euri annui a 2770 per l’iscrizione ordinaria e a 3770 – daglia attuali 243 – per il master. In questo modo si rende inaccessibile l’università francese ai ceti sociali che non siano parte delle élite economiche. Dopo gli studenti marocchini, e prima di quelli cinesi, sono infatti gli studenti algerini a costituire il maggior gruppo di studenti stranieri nell’Esagono, costretti a lasciare l’Algeria, e spesso a non farvi più ritornoa causa dell’alta disoccupazione intellettuale.

Si profila una giornata di mobilitazione in cui porre al centro la questione giovanile, intanto a Tolosa gli universitari hanno raggiunto i medi ieri. Continuano gli incontri tra i Gilets Jaunes ed esponenti del mondo sindacale a livello locale, come in Piccardia, dove il responsabile sindacale ha dichiarato nel corso di un incontro con i Gilets Jaunes: “voi state facendo oggi quello che noi stiamo facendo da anni“. O nei porti – l’ultima scalo unitosi alla protesta è Seyne, in cui i dockeurs erano in “disoccupazione tecnica” da giorni a causa del mancato transito delle merci – dove l’azione di GJ e CGT è sempre più congiunta e mirata ad un blocco generalizzato degli scali.

O ancora – come non citarlo – il rinforzo delle giacche gialle agli operai del deposito Amazon in sciopero a Bouc-Bel-Air.

Ma il dato più importante uscito dalla giornata di martedì è la dichiarazione congiunta di “sciopero illimitato”, a cominciare dalle ore 22:00 di questa domenica, da parte di CGT e FO del settore del trasporto stradale, nel mentre il traffico di merci sta subendo un significativo calo.

Intanto, sul fronte politico, le parzialissime concessioni governative non hanno minimante convinto le forze dell’opposizione e i GJ stessi, che hanno semplicemente visto diluire nel tempo – dopo le elezioni europee – gli aumenti delle accise sul carburante. E sembra che i socialisti – in un primo momento titubanti – di fronte all’ipotesi di mettere le proprie firme per una mozione di sfiducia al governo, propugnata da FI e PCF, si stiano invece allineando, così com’è successo per la”motion de censure” allo scoppio dello scandalo Benalla questa estate.

Il ministro dell’interno Castaner, assicurando che verrà rafforzato per sabato il dispositivo poliziesco e che si richiederà uno sforzo senza precedenti alle forze dell’ordine, ha chiesto sia agli organizzatori dell’importante marcia per il clima di rinunciare alla mobilitazione parigina di sabato. Una richiesta e delle esternazioni che sono sembrate più un monito, viste tra l’altro le voci sempre più pressanti di alcuni sindacati di polizia per avere “carta bianca”. godendo della complicità assoluta degli apparati politici rispetto al loro operato. È la richiesta del sindacato di polizia SCPN, che parla di “movimento insurrezionale”.

C’è un clima pesante quindi di militarizzazione del conflitto sociale come mostrano foto e video sui social, e che i media mainstream e la carta stampata si guardano bene dal far girare.

E mentre circa un centinaio di fermi sono stati prolungati, dopo la manifestazione parigina, coloro che cominciano ad apparire di fronte “alla giustizia” in tribunale (sono 139 i processati, mentre 111 i fermi prolungati) appaiono per quello che sono: manifestanti, talvolta alla loro primissima esperienza che hanno avuto la “colpa” di munirsi di elementari dispositivi di protezione, dopo ciò che avevavo vissuto direttamente, o visto, il sabato precedente, con la violenza poliziesca fatta di lacromogeni, pallottole di gomma, granate stordenti e dispersive e abbondanti getti d’acqua ad alta pressione.

Il processo a cinque di questi, di cui ha dato notizie il quotidiano comunista francese, riguarda operai che hanno difficoltà ad arrivare alla fine del mese, come hanno dichiarato tutti gli imputati. Uno di loro ha detto espressamente di essere andato a Parigi per “difendere i miei diritti”, un profilo molto distante dalla rappresentazione mediatica dei “professionisti” degli scontri.

Intanto non c’è stato alcun incontro, come inizialmente previsto, tra ciò che è stata dipinta “l’ala moderata” del movimento, perché come hanno detto espressamente “i moderati”: “non andremo perché i mimistri hanno detto che non cambieranno la loro rotta“.

In tutto questo l’establishment inizia a preoccuparsi non poco, e se Le Monde, martedì, dedica un numero speciale ed un editoriale alla crisi profonda che fa tremare il Quinquennat, è da considerare un segnale d’allarme, tenendo conto che non ci sono “Piani B” all’orizzonte ed è stato annullato il dialogo sociale con i corpi intermedi. E non sarà la concertazione con soggetti “dequalificati” agli occhi dei più, come la dirigenza sindacale della CFDT o di FO, a risolvere la situazione.

Il nostro personale premio alla creatività della protesta oggi va a 5 GJ che hanno iniziato la loro personale marcia, che ci auguriamo diventi marea, da Mende a Parigi: 776 kilometri a piedi lungo un percorso che vuole essere una tappa continua di informazione e propaganda e che li porterà nella capitale il 25 dicembre. Il loro fine? Andare all’Eliseo.

Pari merito, arrivano i tifosi dell’OM, che fanno.una coreografia in curva brandendo – come fossero sciarpe – i gilets gialli (alcuni li vestivano già) e intonando un nuovo coro: “Macron testa di c…, ti veniamo a cercare a casa tua”.

L’ex enfant prodige della politica transalpina, emulo di Renzi e di Blair (che si è proclamato sempre “tifoso dell’Olympique”!), non l’ama proprio più nessuno…

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