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sinistra

In memoria di Preve

di Salvatore Bravo

Il 23 novembre del 2013, cinque anni fa moriva Costanzo Preve, è il caso di ricordare un uomo, un filosofo che ha testimoniato la resistenza ai poteri e specialmente al capitalismo speculativo, come definiva l’attuale fase del capitalismo. Nei suoi innumerevoli scritti ha denunciato il nichilismo, l’alienazione della natura umana la quale da essere per sua natura di ordine simbolico è ridotta ad essere ad una funzione dell’immenso organismo cannibalico del capitalismo assoluto. La Bestimmung, la resistenza attiva e propositiva, come vocazione duratura, è stata la stella polare di un’esistenza che ha vissuto in pienezza la sua resistenza. La Filosofia è sempre Filosofia del presente, affermava, ovvero è risposta alle contingenze storiche nell’alveo della tradizione veritativa della Filosofia. La passione durevole per la Filosofia e per la politica sono state la sua catabasi, la discesa nell’agorà, sempre con l’intento di guardare in pieno viso il nichilismo del capitalismo speculativo/capitalismo assoluto da absolutus sciolto da ogni legame, curvato sull’illimitatezza, sul saccheggio ordinario non tanto delle finanze, ma della natura umana (Gattungswesen). Per C. Preve il mondo accademico della Filosofia aveva rinunciato alla Filosofia come al fondamento veritativo, i due elementi sono in relazione biunivoca.

Il nichilismo del capitalismo speculativo è stato l’oggetto dei suoi studi, ma non secondaria è stata la denuncia dell’asservimento del mondo accademico al capitalismo assoluto, in nome della libertà deregolamentata perché senza fondamento, il mondo accademico è diventato lo sgabello del capitale come le sinistre dei soli diritti individuali. Preve si è sottratto a tali logiche, ha vissuto la marginalità in modo eroico, anzi l’isolamento scelto gli ha consentito di guardare profondamente la verità dei complici del nichilismo. Ha filosofato con il vomere come direbbe Nietzsche o con lo scandaglio secondo la definizione del filosofare di Hegel, è sceso nella profondità della nostra epoca per ricostruirne la genesi dell’economicismo nichilistico ed attraverso di essa, ha visto, ha ascoltato i suoi sommovimenti per proporre un’uscita dalla gabbia d’acciaio, dalla caverna che ci fa vivere in un continuo abbaglio, parola da cui deriva “sbaglio” errore non pensato. All’immediatezza della caverna, alla furia del dileguare, ha proposto in alternativa il dialogo socratico, la razionalità dell’ascolto contro la ragione strumentale, per ridefinire in modo corale, logico ed argomentato il fondamento della natura umana. Per poter far resistenza, condizione imprescindibile è la chiarezza concettuale della contingenza ipostatizzata in cui siamo caduti, della trappola dell’illimitato, ed a ciò contrapporre il pensiero concreto della verità,delle persone, della qualità relazionale. La sua esperienza nei decenni che verranno a partire da questi giorni difficili, ci inviterà ad un confronto responsabile con la verità della globalizzazione/glebalizzazione (Andrea Tagliapietra). Nel ricordare la sua testimonianza di vita, la sua resistenza spesso solitaria non possiamo che continuare a pensare in modo libero, a trarre forza veritativa da chi è assente nello spazio, ma le cui idee sono dialetticamente poste nel tempo della coscienza dinanzi a noi. Sta a noi ora decidere se guardare in pieno volto il nichilismo ed eventualmente senza forzature dare i nostro contributo nel limite di quello che siamo, delle nostre identità e delle nostre storie. La memoria è una delle componenti della resistenza, non l’unica, ma ogni resistenza necessita di una casa, non del tutto arredata e completa, ma si muove all’interno di spazi da reinterpretare responsabilmente assumendosi il rischio del nuovo. Costanzo Preve si è assunto il rischio del nuovo in un momento storico lasco e fondato sulle passioni tristi secondo la bella accezione di Spinoza. Non resta che dare il proprio contributo, perché il finale non è stato scritto, riposa anche in noi, nell’agere di ogni giorno. Ricordare ha oggi una valenza polisemica di resistenza, non è solo giusto in sé, ma anche dobbiamo rammentarci che il capitalismo speculativo ci vuole senza memoria, senza volto, senza il senso dell’appartenenza in modo da spingerci verso il cammino del consumo belante. Senza memoria è l’ultimo uomo, figura idiomatica dello Zarathustra dei Nietzsche, perché nichilisticamente perso nel mercato, senza dio, senza verità. Costanzo Preve giudicava l’ultimo uomo la figura più vera e rappresentativa dello Zarathustra, ha testimoniato che è possibile vivere diversamente dall’ultimo uomo. La memoria dei legami spezza lo spazio angusto dei piccoli mercanteggiamenti per restituirci la dimensione temporale e spaziale sempre orientata verso il possibile, verso la potenzialità creativa, sta a noi, ora, scegliere, ma ogni scelta complessa e consapevole deve mediare il presente con la memoria per aprire un nuovo tempo.

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Comments   

#1 Eros Barone 2018-12-13 22:42
E' davvero curioso che in questa nota Preve non sia ricordato come uno dei massimi conoscitori del pensiero di Karl Marx e dell’intera tradizione marxista, a cui ha recato un contributo critico notevole attraverso una mole imponente di scritti. Sennonché, intorno alla metà degli anni novanta del secolo scorso, Preve era diventato, al termine di una combattiva militanza politica ed intellettuale che lo aveva portato dal Pci a Lotta Continua e da questa organizzazione a Dp, un convinto sostenitore della necessità di superare la dicotomia ‘sinistra-destra’: posizione, quest’ultima, che nasceva senza dubbio dalla consapevolezza della degenerazione politica, culturale ed umana della sinistra storica e di larga parte di quella cosiddetta ‘radicale’. Il filosofo torinese, paradossalmente escluso dall’insegnamento universitario nonostante la quantità e la qualità dei titoli culturali e scientifici che poteva far valere, pagò certamente lo scotto dell’ostracismo accademico e mediatico per le posizioni comuniste, antimperialiste ed antisioniste che egli aveva sempre sostenuto, spesso controcorrente, con un coraggio ammirevole e con grande forza dialettica.
Negli ultimi anni della sua attività intellettuale Preve, pur continuando a dedicare la massima attenzione al rapporto tra marxismo e filosofia, aveva concentrato le sue riflessioni sulla geopolitica, sulla questione nazionale e sull’universalismo. Ma al di là del suo profilo di marxista più o meno eterodosso e della sua specializzazione di ‘marxologo’, Costanzo Preve era un filosofo nel senso socratico e illuminista di questo termine e nutriva, come chiunque abbia avuto modo di conoscerlo di persona può testimoniare, un amore vero per la ragione, per il dialogo e per la chiarezza, che lo rendeva del tutto alieno da qualsiasi forma di boria o di disprezzo verso chi non ne condivideva le idee. Dal punto di vista metodologico e da quello teoretico, ritengo che questa sia stata la sua lezione più importante, se è vero che, come afferma Platone, la ragione è ciò che costituisce l'uomo nell'uomo.
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