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fuoricollana

Cina, Russia, India: un nuovo ordine mondiale?

di Vincenzo Comito

L’incontro di Tianjin tra Putin, Xi e Modi potrebbe essere un evento senza grandi conseguenze future, se non un miglioramento dei rapporti tra Cina e India, risultato pur molto rilevante, oppure rappresentare un momento fondamentale, una forte accelerazione, dell’ascesa dei paesi del Sud del mondo e in particolare una mossa che trasforma l’India e il mondo. Non sappiamo come andrà a finire e forse neanche i principali protagonisti del vertice lo sanno. Cerchiamo quindi di mettere insieme le informazioni disponibili e fare delle ipotesi plausibili, partendo da un contesto più ampio.

 

Due avvenimenti importanti

I media hanno soprattutto messo in rilievo l’incontro molto amichevole tra Xi e Modi dopo anni di conflitti, mentre hanno sottolineato di meno altri due avvenimenti importanti, da una parte l’immagine di Modi e Putin che procedono mano nella mano, dall’altra l’ accordo concluso tra Cina e Russia per la costruzione di un altro grande gasdotto, il Power of Siberia 2.

Per quanto riguarda il primo avvenimento, esso smentisce chiaramente le notizie che davano in via di raffreddamento i rapporti tra i due paesi e che l’India avrebbe in particolare ridotto di molto gli acquisti di armamenti dalla Russia; il secondo avvenimento avviene dopo che per diversi anni il contratto per il nuovo gasdotto era fermo per ragioni sia politiche che tecniche.

Quando sarà completato, esso invierà in Cina una parte consistente del gas che prima andava all’UE. Allo stesso tempo, esso rappresenterà un’alternativa alle spedizioni di LNG dagli Stati Uniti, dall’Australia e dal Qatar e comunque muterà in maniera importante gli equilibri del mercato. Politicamente poi esso segna un ulteriore stringersi dei rapporti tra i due paesi che gli estemporanei interventi di Trump non muteranno molto.

 

 

Cina, India: due nazioni “pacifiche”

Per capire bene la situazione appare opportuno ricordare alcuni fatti.

Utilizzando il criterio della parità dei poteri di acquisto, la Banca Mondiale stima che nel 2024 il PIL cinese sia stato pari al 131% di quello Usa (il che significa che esso si collocherà intorno al 135% nel 2025); al terzo posto segue l’India, mentre Jeffrey Sachs prevede che tra 10-15 anni anche tale paese supererà gli Stati Uniti, laddove al quarto sta poi sorprendentemente la Russia; sempre nello stesso anno il PIL dei paesi del Sud si aggirava, sempre secondo la Banca Mondiale, intorno al 60% del totale mondiale.

Ma correggendo almeno alcune delle più vistose lacune presenti nell’analisi della Banca si può valutare che il PIL cinese sia ormai in realtà pari all’incirca al doppio di quello Usa e quello dei paesi del Sud sui due terzi del totale.

Su di un altro piano, mentre gli Stati Uniti dal momento dell’indipendenza a oggi sono praticamente sempre stati in guerra contro qualcuno, La Cina e l’India hanno mostrato in tutta la loro storia di essere delle nazioni pacifiche; così, ad esempio, negli ultimi cinquecento anni la Cina non ha mai intrapreso una guerra contro qualcuno, tranne che per quanto riguarda un episodio lontano contro il Vietnam. Nel periodo medioevale mentre nei paesi europei i militari si collocavano al secondo posto subito dopo gli ecclesiastici nella scala sociale e i contadini occupavano l’ultima casella, in Cina i contadini venivano subito dopo i mandarini, mentre erano i soldati a occupare l’ultimo posto nella gerarchia sociale.

Per quanto riguarda poi la Russia, essa non ha mai scagliato i suoi eserciti contro i paesi europei, mentre questi ultimi lo hanno fatto più volte negli ultimi secoli. La stessa Italia ha aggredito il paese tre volte, nella spedizione di Crimea, al momento dello scoppio della rivoluzione sovietica, quando mandò un contingente insieme ad altri paesi europei per contrastarla e infine nella seconda guerra mondiale.

 

L’incognita India, la rivalità secolare con la Cina

La variabile più incerta per immaginare gli sviluppi futuri riguarda il comportamento dell’India.

Intanto per interpretare l’avvicinamento di Modi alla Cina si è messo molto l’accento sullo scontro con Trump, ma il movimento di riappacificazione tra le due potenze asiatiche era già cominciato diversi mesi prima, anche se si stava svolgendo piuttosto lentamente; le novità trumpiane hanno soltanto accelerato un processo già in atto.

Peraltro, non bisogna dimenticare che esistono importanti punti di attrito che molti vedono quasi come insormontabili tra India e Cina. Intanto c’è la disputa sui confini, che ha tra l’altro portato agli scontri di qualche anno fa; poi gli stretti legami dei cinesi con il Pakistan, nemico giurato dell’India, cui ha fornito tra l’altro gli aerei e i missili con cui in un breve episodio bellico di poco tempo fa sembra uscito vincitore. Di recente si è poi aggiunto il problema della costruzione da parte cinese di un’enorme diga sul Brahmaputra, che potenzialmente minaccia a valle l’India, almeno secondo i politici di quest’ultimo paese. C’è poi il problema della bilancia commerciale: nel 2024 a fronte di esportazioni cinesi verso l’India per 114 miliardi di dollari, quelle indiane verso la Cina sono state soltanto di 14 miliardi. E si potrebbe continuare. Aggiungiamo soltanto che sullo sfondo c’è una forte gelosia da parte indiana verso un paese che è riuscito a progredire e crescere di più nella sua storia.

Per moltissimi secoli le economie cinese e indiana hanno costituito circa il 60% di quella mondiale, poi la stanchezza di quelle civiltà, il colonialismo dell’Occidente ed altri fattori hanno portato il loro peso del PIL intorno al 4-5%. Ora siamo in piena rimonta. Per altro verso, al momento dell’avvio in Cina delle riforme di Deng Xiaoping alla fine degli anni Settanta il pil dei due paesi era grosso modo uguale. Ora quello cinese è un multiplo di quello indiano.

Con il riavvicinamento tra i due paesi, tra l’altro, Modi spera di rivitalizzare il suo piano “make in India”, che mira a un rilevante processo di industrializzazione del paese, ma che appare sino a oggi aver portato a risultati molto modesti; in particolare i capitali occidentali sono stati investititi a livelli molto inferiori alle speranze mentre il paese potrebbe ora avvantaggiarsi dei capitali e delle tecnologie cinesi per far rivivere il progetto.

 

L’equilibrismo con gli Usa

Da molto tempo il governo indiano tende, in politica estera, a non sbilanciare troppo i suoi rapporti con una delle due parti in gioco, Usa da una parte, Cina-Russia dall’altra (lo slogan è quello di “autonomia strategica”), anche se il suo cuore è sembrato sempre andare verso gli Stati Uniti. Così mentre il paese aderisce addirittura al Quad, un’alleanza varata dagli Stati Uniti e mirata chiaramente a contrastare militarmente la Cina, dall’altra, ha sempre mantenuto degli stretti rapporti con la Russia, ha aderito sia al gruppo dei Brics che a quello dello Sco.

Gli Stati Uniti hanno fatto di tutto, negli ultimi 25 anni, per costruire delle relazioni strette con l’India, in particolare con l’obiettivo di farne l’anti-Cina. Ma, per altro verso, le relazioni con gli Stati Uniti appaiono già da tempo, già prima di Trump, abbastanza fragili. Gli Usa sono preoccupati dei forti legami del paese con la Russia, poi per la sua partecipazione a Brics e Sco, raggruppamenti a guida cinese e russa cui partecipano paesi ostili agli Stati Uniti come l’Iran. Ed esistono anche altri punti di attrito su cui non ci soffermiamo.

Ora le mosse di Trump, prima con il suo avvicinamento repentino al Pakistan, nemico storico dell’India, poi con l’imposizione all’India di tariffe doganali addirittura più elevate di quelle dichiarate verso la Cina, fanno vacillare fortemente il paese. La reazione di Modi arriverà a stringere un’alleanza spinta con Cina e Russia e a guidare con loro la riscossa dei paesi del Sud e la costruzione di un nuovo ordine internazionale o si limiterà a dei semplici accordi economici e poco più?

 

La disgregazione dell’Impero americano

È questo il cuore del problema.

Non appare esagerato affermare che mai come in questo momento i destini del mondo passano attraverso le decisioni del governo indiano. Le alternative cui Modi si trova di fronte sono da una parte quella di tornare all’ovile occidentale, sia pure con qualche correzione di rotta e qualche concessione statunitense, comunque con un miglioramento dei rapporti con la Cina, dall’altra di aderire sinceramente e conseguentemente alla dichiarazione finale del vertice dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai a Tianjin, che ha enfatizzato la necessità di mettere in campo un mondo multipolare, con un modello  alternativo a quello a guida Usa, con la correzione dei rapporti di forza tra il Sud e il Nord del mondo. In mezzo a queste due alternative ci sono evidentemente tutte le possibili sfumature intermedie.

Un nuovo ordine mondiale che avesse come pilastri Cina, India e Russia, oltre che trascinare verso di sé gran parte dei paesi del Sud del mondo e anche qualcuno di quelli del Nord, avrebbe plausibilmente la grande pregio di essere tendenzialmente pacifico, visto il record in proposito dei protagonisti e certamente più pacifico di quello americano-centrico.

La scelta dell’India di imboccare operativamente la strada della dichiarazione di Tianjin dipenderà in particolare dalla adesione al progetto di dedollarizzazione (al quale il paese si è mostrato sino a oggi piuttosto riluttante) e più in generale alla collaborazione sulla messa in opera di un nuovo sistema di istituzioni internazionali.

In ogni caso, la disgregazione dell’impero americano e l’avvio di un nuovo ordine mondiale andranno comunque avanti anche senza la piena adesione dell’India al progetto, sia pure più lentamente e con maggiori difficoltà.

 

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Comments

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Alfred
Wednesday, 10 September 2025 21:30
Grazie per i tanti dati, ma anche senza dati appare chiaro che i Paesi del mondo che assistono alla predazione daziaria o alla grassazioni su capitali che devono essere convogliati dove vuole il Padrone o altre porcherie .... non hanno alternative.
Prendiamo l'India. Se re donaldo non la avesse messa con le spalle al muro costringendola ad avere il bacio biondo solo a patto di rinunciare agli idrocarburi russi +altre vessazioni...
Se donaldo re dei dazi non avesse fatto ricordare all'India vecchi padroni che difendevano le loro industrie facendo collassare la concorrenza indiana (vedi tessuti di cotone) e costringendo l'india alla produzione di materie prime che venivano lavorate in uk e poi esportate anche da loro....
Se re donaldo avesse studiato la storia che Modi (non esattamente un mio punto di riferimento visto il suprematismo indu che lo anima) e un miliardo e mezzo di indiani ricordano benissimo....
Peccato, peccato che l'india non abbia dimenticato cosa ha subito e la predazione inglese.
Se re donaldo era meno ignorante e idiota e non metteva l'india con le spalle al muro, magari per Modi era piu comodo tenere i piedi in due scarpe e concedere qualcosa al cialtrone oltreoceano senza disdegnare i collaudati rapporti con la Russia e altri traffici (vedi israele).
Dove voglio arrivare?
A dire che il nuovo ordine non e' solo una scelta, ma anche una necessita'. Se Cina, Russia, India non vogliono farsi divorare da una potenza (calante) che ha la chiara intenzione di farlo devono prendere delle decisioni. La decisione migliore e' aggregarsi, tenersi le differenze e fare fronte comune. Sono costretti a farlo e Cina Russia sono i primi ad averlo capito e ad essere stati costretti. Credo che i cinesi se lo aspettassero e fossero pronti. I russi hanno cercato fino all'operazione speciale di contrattare con un occidente che non credevano tanto scemo da respingere quello che potevano offrire. L'occidente era ed e' scemo, quindi il nuovo polo si ingrandira' con progressive adesioni.
Volontarie?
Fate voi , sembra che re donaldo lavori alacremente per spingere i due terzi del mondo nei brics nella sco, nel circolo parrocchiale basta non sia occidente.
Avete presente cosa significa avere lasciato che il fedele mastino israele attaccasse il Qatar?
Significa che donald non ha ritenuto necessario fermare il coglione bibi. Se almeno bibi avesse decapitato hamas avrebbe detto bravo, ma non si colpiscono paesi amici (birichino, birichino) e avrebbe incassato quella che pensava almeno una vittoria in cadaveri. Invece si e' inimicato tutto il medioriente, non solo a livello di plebe, ma anche di nababbi. Perche' quel bombardamento a un paese non ostile a israele e dove erano in corso negoziati significa, per tutti i nababbi non ostili a israele, che nessuno di loro e' al riparo se a bibi (con approvazione Usa) girano storti i pochi neuroni.
Voi al posto degli sceicchi cosa fareste? Forse una specie di accordo regionale dalla Turchia all'egitto all'ran ecc. E poi? E poi decidereste che e' meglio guardare a occidente o a oriente?
Provate un po' a indovinare.
Anche se mi sono allargato un po' dopo l'attacco al Qatar tutta l'area dovra' prendere decisioni e recidere legami e costruirne di nuovi, collettivamente, da soli, fate voi, di sicuro non andranno a rimettersi sotto l'ala Usa che pur avendo basi in loco non li protegge e permette a un cane rabbioso alle sue dirette dipendenze di bombardare una situazione diplomatica che dovrebbe godere del rispetto internazionale, non essere bersaglio di assassini impunibili.
Il nuovo ordine si creera' e anche se alcuni paesi potrebbero essere riluttanti vedranno il vantaggio di essere tanti (tanto mercato, dove usa e europa e altre particelle non potranno vendere/comprare alle loro condizioni), farsi scudo a vicenda e fare affari, alla faccia di re donald, di bibi e dell'ue.
Noi occidente saremo messi in un angolo, non e' quello che il nuovo ordine si ripromette di fare, ma lo possiamo chiamare effetto collaterale ... a occidente conosciamo questo concetto di effetto, vittima, collaterale, si puo' dire che lo abbiamo inventato dalle nostre parti anche se per un altro tipo di campo da battaglia
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Francesco
Wednesday, 10 September 2025 20:51
Dimenticavo l'immancabile "la Russia non ha mai scagliato i suoi eserciti contro i Paesi europei". Mai.
Nel Settecento/inizio Ottocento, prima dell'invasione napoleonica, l'impero degli zar ha tolto al regno di Svezia le odierne Lettonia, Estonia e Finlandia( all'incirca )e al regno polacco la Lituania e territori bielorussi e polacchi. Dopo la sconfitta napoleonica ha ottenuto la maggior parte della Polonia. Territori poi persi con la prima guerra mondiale e la rivoluzione, in gran parte riconquistati da Stalin dopo il patto con Hitler, insieme alla Moldavia tolta alla Romania. Il resto è storia più nota.
E tutto ciò senza contare l'espansione zarista verso la Siberia, il Caucaso e l'Asia centrale.

Sia chiaro, il passato non ci spiega il presente e il futuro, se sono cambiate le condizioni. È l'autore dell'articolo a chiamare in causa il passato, selezionando gli eventi.
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Francesco
Wednesday, 10 September 2025 20:35
"Negli ultimi 500 anni la Cina non ha mai intrapreso una guerra contro qualcuno".

Nel XVII/XVIIl secolo, dinastia Qing, la Cina ha conquistato la Mongolia, il paese degli Uighuri con la Zungaria, parte della Siberia e imposto il suo protettorato sul Tibet. I territori così annessi furono poi in parte persi, in parte riconquistati ed è in virtù dei diritti acquisiti allora se oggi due popoli non cinesi sono inglobati nello Stato cinese.

In ogni caso, il passato non dice senz'altro come sarà il futuro, prossimo o remoto. Una volta, tenere insieme il vasto e variegato impero cinese era impegnativo, costoso: nel nord si coltivava il grano e nel sud il riso, le varie lingue cinesi erano imparentate tra loro come le lingue neolatine che tra loro sono alquanto diverse, le distanze erano enormi per i mezzi premoderni. L'impero aveva scambi limitati con il mondo esterno. Sul mare le flotte occidentali o giapponesi( visto che si parla degli ultimi 5 secoli )erano molto più forti di quella cinese.
Tutte queste condizioni non esistono più. Tenere unita la Cina è decisamente meno difficile con i moderni mezzi di trasporto e comunicazione. Il mondo esterno conta molto di più per i cinesi, se non altro sul piano commerciale. La flotta militare cinese si è rafforzata rispetto alle altre. Tutto ciò non ci dice come agirà la Cina un domani, ci dice che non sarà senz'altro come nei secoli passati.

Quanto all' India, in passato non era politicamente unificata e di guerre i suoi regni ne hanno condotte tante tra di loro. Oggi ha spese militari molto superiori al suo peso economico.
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Vincenzo Comito
Thursday, 11 September 2025 11:01
Non sono d'accordo. Mi limito al caso cinese, la dinastia Quin non era cinese, ma manciu', manciu', tibetani e mongoli strinsero un' alleanza per opprimere la Cina, non. ci fu costrizione
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