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Circa il personaggio Vannacci

di Algamica*

Poniamo questa domanda: perché un paese moderno, civile, democratico, colonialista e imperialista, di circa 58 milioni di abitanti si domanda da dove venga fuori un personaggio come Vannacci.

In premessa diciamo che quello che appare in superficie è l’espressione di quanto avviene nel sottosuolo, dunque dobbiamo scendere nelle viscere della vita sociale per capire cosa sia il personaggio come suo prodotto.

Lui, un ufficiale dell’esercito si presenta con il simbolo della X, ovvero la Decima Mas, il battaglione che si rifiutò di aderire al voltafaccia dell’esercito italiano in seguito ai bombardamenti degli angloamericani divenuti poi “alleati” e salutati con esultanza dal popolo che non ne poteva più della guerra.

C’è un’altra caratteristica del generale, quella di essere stato per molti anni in Russia, ovvero durante gli anni in cui la Russia ci trattava come un benefattore per la fornitura di gas e petrolio, e di scambi a noi, popolo d’Italia, favorevole.

Il terzo elemento di riflessione è costituito dall’essere stato candidato con la lega di Salvini alle elezioni europee e di aver raccolto un mezzo milione di voti.

Il quarto fattore è costituito da una accentuazione politica delle proprie posizioni, su una serie di questioni che esamineremo, fino a raccogliere personaggi di destra e dell’ultradestra, in Parlamento e fuori di esso, e costituire Futuro Nazionale, con una caratterizzazione marcatamente razzista e omofoba.

Il personaggio viene attaccato dalla cosiddetta sinistra come si trattasse di un corpo estraneo caduto per caso da chissà quale pianeta extraterrestre, proprio per l’incapacità teorica e storica di affrontare le questioni per le cause che le determinano, e dunque: Vannacci riproporrebbe dopo 80 anni il fascismo, come se la storia potesse ripetersi meccanicisticamente sempre allo stesso modo, quando anche un bambino delle prime classi elementari sa che così non è.

Cerchiamo allora di fare un minimo di chiarezza, partendo da un primo dato storico: Vannacci, come personaggio politico non nasce negli anni ’60, ‘70’, ’80, ’90, del secolo scorso o nel 2000, e così via, ma nasce dopo il 2022, e per meglio ancora dire quando cominciano le difficoltà all’interno del governo di centrodestra o destra, cioè per l’ « l’insufficiente volontà ad affrontare alcune questioni di fondo promesse in campagna elettorale, in modo particolare su immigrazione e sicurezza ».

Vogliamo essere chiari, dicendo alcune cose che i vari commentatori offuscano, volutamente o meno poco importa, in grigie ombre democratiche, affinché il popolo non riesca ad afferrarle per la loro reale dinamica gravità.

L’Italia, al pari di tutti gli altri paesi democratici, vive una grave crisi demografica, proprio quando avrebbe bisogno di aumentare la popolazione per aumentare i consumi delle merci. Un ragionamento semplice. In che modo cerca di porvi rimedio? Accogliendo gli immigrati con il doppio scopo: abbassare i costi di produzione, rispetto agli operai autoctoni, e rilanciare i consumi. Ma si tratta di una prima coperta corta: se abbassi i costi della mano d’opera autoctona, riduci una possibilità di estendere i consumi, e se fai lavorare gli immigrati a costi molto bassi e a nero, le aziende che li utilizzano non versano i contributi all’Inps, dunque si riducono le entrate. Riducendosi le entrate lo Stato è costretto a tagliare sui servizi.

Si tratta solo di leggi senza nessuna necessità di doverle interpretare, o chiamare in causa grandi nomi per poterlo spiegare. Così è, punto.

Ora un Vannacci (o chiunque altro) su un punto qualificante, come quello appena descritto, non solo si impastoia in mille contraddizioni, ma non trova di meglio che proporre una « remigrazione », un trumpismo all’italiana, degli immigrati. Di tutti? No, mica è cretino, ma di quelli che delinquono o non riescono a integrarsi. Non solo, ma anche se integrati non possono pretendere gli stessi diritti di un italiano, perché « comunque non sarebbero italiani ». Insomma una pastoia razzista tout court.

Dunque inutile farla lunga, perché c’è una pastoia bastarda tanto a sinistra, basta ricordare la famosa legge Turco-Napolitano, quanto a destra, dove cambia solo qualche aspetto formale, mentre resta intatta la sostanza: gli immigrati devono lavorare a costi inferiori degli operai autoctoni e per poterlo fare devono lavorare a nero, in modo aperto o mascherato, con lungaggini burocratiche da purgatorio infernale.

Chiarito un punto fondamentale, passiamo a un altro pezzo forte del vannaccismo o del salvinismo, ovvero la questione della omofobia.

Al personaggio Vannacci gli andrebbero ricordate due cose: a) che la omosessualità è antica almeno quanto è antico il mondo “moderno”; e b) che è antica perché è compresa nella natura atomistica della specie umana. Un concetto che un militare, abituato a sentire e usare un linguaggio da caserma non è in grado di capire. Non solo, ma che per secoli gli omosessuali sono stati vittime di omofobia e costretti a nascondere il proprio sentirsi “diversi” ed avere rapporti secondo il proprio istinto.

Ora, che il liberismo ne faccia una questione di « diritto individuale » al fine di diluire ulteriormente la società e renderla fluida per fare in modo che al di sopra di tutto dominino le leggi del modo di produzione capitalistico è un conto, che un Vannacci si proponga come salvatore della patria contro le coppie gay, lo rispediamo al mittente commiserandolo.

Altra cosa è la natura del « diritto » ad avere un figlio, che il liberismo sfrutta vergognosamente, per assegnare loro la possibilità alla paternità attraverso l’uso dell’utero in affitto di una povera donna disgraziata e impoverita da un sistema cinico e crudele.

Non si tratta di vietare a una coppia di omosessuali di avere un figlio, no, non è questo il punto, ma di non avere un figlio proprio, in quanto proprietà di geni attraverso l’uso di una donna sottoposta a un martirio. Il che cambia totalmente la questione. Perché dietro c’è la perpetuazione del « diritto della proprietà dei geni », dunque non un figlio della società, magari da adottare, ma un figlio « proprio ».

Infine il Vannacci gioca a tutto campo, e ne ha anche contro il liberismo per quanto attiene alla questione della legge sul « femminicidio » strizzando l’occhio a un certo sentimento patriarcale presente nella società, inutile nasconderselo. Ma con quale motivazione? Che « un morto è un morto e che non si può predisporre una legge per ogni etnia ». Ora senza volerla fare lunga se è vero che il liberismo gioca veramente sporco sulla questione della donna volendole assegnare per forza una libertà assoluta in un mondo privato di relazioni, proprio per poter continuare come sistema, la risposta di Vannacci è rivolta non a sviluppare corrette relazioni fra i generi, ma al ripristino di una maggiore autorità del maschio nei confronti della donna che il modo di produzione capitalistico asservendola a tutti gli altri lavori l’ha resa oltremodo schiava stimolando così un certo risentimento maschile e maschilista. Un sentimento che il Vannacci impugna ritenendo di avere spazio a riguardo.

 

Tutto è tempo

In ultimo cerchiamo di dire alcune parole chiare anche sulla questione ideologica, che il Vannacci innalza a bandiera contro la sinistra e il resistenzialismo democratico. Lo facciamo senza nasconderci dietro il dito.

Il fascismo, al quale si richiama apertamente Vannacci (mentre altri cincischiano perché attratti da madre putativa yankee, protettrice con la coperta Nato (aggratisse per dirla alla romana-trumpiana) fu di un contesto storicamente determinato, impossibile a ripetersi. Si trattò di una risposta nazionalista contro l’illusorietà ideologica dell’Internazionalismo proletario sventolato dopo la vittoria della Rivoluzione in Urss, da parte di formazioni socialiste e comuniste. Non a caso Mussolini, che era un ex socialista, colse al volo il nuovo vento che spirava in Europa, sia verso est che verso le coste africane. Si trattò di un entusiasmante arrampicamento cui la classe operaia – che il marxismo indicava come la classe rivoluzionaria che avrebbe abbattuto la borghesia e instaurato la propria dittatura – aderì silenziosamente, in termini di complementarietà, intuendo che la nuova era capitalistica avrebbe portato sviluppo e benessere. A riguardo va detto ai canuti militanti ancora in vita di estrema sinistra, che uno storico buontempone, Renzo Del Carria, titolò la sua opera Proletari senza rivoluzione, alludendo al fatto che al proletariato mancò un gruppo dirigente all’altezza. Poveri noi che siamo stati appresso a troppe inutili chiacchiere che hanno sedimentato in ognuno una pessima coscienza dei fatti. Poi, proprio perché tutto è tempo, finisce anche il tempo del fascismo sopraffatto da imperi maggiori che il nazifascismo europeo aveva osato sfidare.

Oggi un Vannacci fa ridere i polli parlando di « camerati » e « cameratismo », proprio perché non ha capito cosa è il nuovo mondo, che non può essere un « mondo al contrario », un ritorno al passato, no, ma un nuovo mondo espressione della crisi di un mondo giunto a maturazione, e come ogni frutto che stramatura diviene marcio e puzzolente. Pertanto non è utilizzabile neppure per una macedonia, ma è da buttare.

Sicché il personaggio Vannacci cerca di raccogliere un malcontento reale fra quanti – nel ceto medio in modo particolare, ma anche fra lavoratori ricattati dall’esercito industriale di riserva, a prevalenza immigrati – che castigati dalla crisi scaricano la loro rabbia nei confronti dei più deboli, ovvero gli stranieri colorati. Ma proprio questo è il segnale della debolezza del modo di produzione di questa fase, il fermo dell’ascensore sociale per tutto l’Occidente, che in America produce il movimento Maga e in Europa rispolvera vecchi dogmi nazionalisti privi di prospettiva.

Mentre a sinistra, è bene dirsele a chiare lettere le cose, si viene risucchiati verso il tema della “sicurezza” sia contro gli immigrati che contro gli stessi giovani delle nuove generazioni che sbroccano per la stessa crisi, fra lavori precari, mancanza di alloggi ecc., e un mare di droghe da sballo. Così che …il pranzo è servito!

Ma non tutto è perduto, c’è anche un risveglio, in tutto l’Occidente sui temi dell’antimperialismo e dell’anticolonialismo sviluppatosi dagli Usa dopo l’uccisione di G. Floyd e alla difesa della causa palestinese che solo momentaneamente è rifluito, ma che è destinato a ripresentarsi anche per le conseguenze della feroce aggressione in Medio Oriente dello Stato di Israele e nei confronti dell’Iran da parte degli Usa.

Dunque si tratta di una fase aperta da un caos che non promette niente di buono, e augurarsi una nuova accumulazione magari in modo multipolare è tempo perso, è materiale per filosofi illusionisti che credono di cambiare il mondo con le proprie idee, senza capire che le leggi del modo di produzione capitalistico sono imprescindibili.

Un Vannacci per cambiare il mondo? Ce ne sono tanti che parlano a vuoto e che propongono “novità” fuori tempo, cosa si vuole che possa rappresentare un personaggio con lo sguardo rivolto all’indietro, mentre guarda alla Russia nella speranza di rifare una nuova Italia fascista?


*  Alessio Galluppi e Michele Castaldo
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