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Altro che securitarismo e immigrazione, il 62% degli italiani rinuncia a fare figli perché costa troppo

di Domenico Moro

Nel 2025 sono nati in Italia circa 355mila bambini, il dato più basso dalla fine della Seconda guerra mondiale, e sono morte 652mila persone, con un saldo negativo di -297mila, come se fosse sparita l’intera città di Catania[i]. La Fondazione per la Natalità, in collaborazione con Istat e Inps, ha reso pubblico un dossier da cui risulta che il 62% degli italiani fa sempre meno figli perché questi costano troppo. Inoltre, il 49,9% delle donne teme conseguenze negative sul lavoro con l’arrivo di un figlio. Solo il 5,5% dice di non volere figli[ii]. Il problema, quindi, non sono gli immigrati che sono troppi, ma gli italiani che stanno diventando troppo pochi.

In base alle proiezioni di Eurostat, la popolazione italiana, che nel 2026 è di 58,9 milioni, a pari condizioni (stesso tasso di natalità e stessa intensità del flusso migratorio di oggi), passerà nel 2050 a 55,7 milioni o a 49,5 milioni in caso di blocco totale dell’immigrazione (l’ipotesi vannacciana)[iii]. Questi dati dipendono anche dall’emigrazione di cittadini italiani. Nel 2026 oltre 6,5 milioni di questi, spesso giovani con alti titoli di studio, sono all’estero, alla ricerca di migliori salari e condizioni di vita. Visto che fare figli è difficile soprattutto per ragioni economiche, il vero problema è che i salari italiani negli ultimi decenni sono diminuiti e che il welfare per le famiglie e a favore delle donne che lavorano si è ridotto (a partire dagli asili nido e dalla assistenza ai genitori anziani).

Giusto qualche giorno fa l’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb), riportava che tra 1990 e 2024 il salario reale dei lavoratori italiani del settore privato (ma il settore pubblico non sta meglio) è diminuito del 6,6%, mentre mediamente i salari dei paesi Ocse sono aumentati del 35%[iv]. Le persone nel capitalismo sono considerate come possessori di una merce (sebbene particolare), la forza lavoro. La forza lavoro, come ogni merce, ha un proprio valore, che corrisponde non solo alle merci che servono per il mantenimento in vita giornaliero, ma anche al tempo/costo per farla crescere, istruirla, curarla, ecc. Oggi il tempo di preparazione della forza lavoro si è allungato e, di conseguenza, il costo della sua riproduzione è molto alto e le famiglie non ce la fanno a sostenerlo. Fare figli potrebbe voler dire ridursi in povertà o ritornare alla situazione dei nostri antenati della prima metà del Novecento, che mettevano al mondo tanti figli (oltre che essere dovuto alla più alta mortalità infantile, serviva carne da cannone per le mire imperialistiche di Mussolini e del capitale italiano), senza stare troppo a preoccuparsi di garantirgli un decente standard di vita.

Il valore della forza lavoro è, però, storicamente determinato. Ciò vuol dire che è dato dal livello delle merci (beni e servizi) che in un certo periodo storico, cioè in certe condizioni di produttività, di cultura e di rapporti di forza tra lavoratori e capitale, sono ritenute essenziali al mantenimento della forza lavoro. Quanto al salario, esso è il prezzo della merce forza lavoro e oscilla attorno al suo valore. Infatti, uno degli strumenti maggiormente utilizzati dal capitale per contrastare la caduta del saggio di profitto è proprio quello di ridurre il salario della forza lavoro al di sotto del suo valore[v]. Ciò significa ridurre il consumo del lavoratore al di sotto dello standard a cui si era arrivati, dato un certo sviluppo della società. Quindi, i lavoratori italiani, a fronte di salari diminuiti, resistono all’abbassamento dello standard di vita a cui si sono abituati, scegliendo di non riprodursi. Per tutte queste ragioni, il capitale importa immigrati da paesi più poveri, specie da paesi extra-comunitari, perché lì i salari reali sono più contenuti e il valore della forza lavoro è più basso, specialmente il suo costo di riproduzione. Quindi, stranieri a basso costo, al posto di italiani ad alto costo. Se non vogliamo ridurci a essere un paese di vecchi e garantirci il diritto alla genitorialità, non serve a nulla attaccare gli immigrati e progettare impossibili e costosissime remigrazioni di milioni di persone.

Quello che serve è fare una battaglia a livello nazionale per alzare i salari pubblici e privati sia degli italiani sia degli immigrati e per sviluppare un welfare adeguato per i bambini e i vecchi, in modo che l’attività di cura non pesi solo sulle famiglie, e in particolare sulle donne. La questione salariale è, però, legata al modo di produzione economico. Infatti, l’Upb dice anche che la causa dell’arretramento dei salari italiani risiede nell’aumento del part-time involontario, che in Italia è molto maggiore che negli altri paesi europei (falsando anche le statistiche sul tasso di occupazione, che aumenta con il giubilo della Meloni).

Un’altra causa sta nella deindustrializzazione, a sua volta dovuta alle delocalizzazioni all’estero, dove il costo del lavoro è più basso. Infatti, sono diminuiti i posti di lavoro nell’industria e sono aumentati quelli nei servizi, che in media offrono contratti più deboli e compensi più leggeri. Oltre a questo, va ribadito che bisogna lottare contro il caporalato e il lavoro nero e che se un uomo o una donna lavorano precariamente o a tempo parziale, magari fino a 40 o anche a 50 anni, non possono certo pianificare di fare dei figli. Tutto questo dipende soprattutto dalle riforme del mercato del lavoro (dal pacchetto Treu, alla riforma Biagi, a quella Fornero, al Jobs Act), che, votate da centro-destra e centro-sinistra, negli ultimi 40 anni hanno prodotto precarietà e abbassamento dei salari, allo scopo di rendere più competitive le merci italiane sul mercato globale e innalzare i profitti capitalistici. Va aggiunto, inoltre, che tali riforme e la riduzione del welfare sono dovute anche ai vincoli di bilancio dei Trattati europei e all’adozione dell’euro, che, impedendo di usare come leva competitiva sui mercati globali la svalutazione della valuta, favorisce il ricorso alla riduzione salariale.

In definitiva, la causa del calo dei salari sta nel modello economico orientato all’export e improntato al neoliberismo. Quindi, come dicevo in un mio articolo recente sul declino dell’auto europea e l’ascesa di quella cinese, va fatta una battaglia non solo per aumentare i salari, ma anche per superare il modello produttivo attuale e introdurre un sistema misto pubblico-privato, basato sui consumi interni e su di un ruolo maggiore dello Stato nell’economia, ad esempio rinazionalizzando quelle imprese che sono state privatizzate con esiti disastrosi, ad esempio Telecom e, come mostra la cronaca più recente, l’Ilva di Taranto.

Ciò, però, non può essere raggiunto attraverso una guerra fra poveri e meno poveri, tra immigrati e italiani, che ha l’effetto di dividere i lavoratori e deviare l’attenzione verso temi secondari. Ciò può essere fatto solo con una lotta unitaria, come sta già accadendo in alcuni settori lavorativi, malgrado molti italiani non ne siano coscienti, a causa del silenzio dei media. Basti solo pensare allo sciopero, organizzato da alcuni sindacati di base, che per giorni ha bloccato la distribuzione logistica di Bologna, per la protesta di lavoratori immigrati e italiani contro la morte di Farik. La lotta contro il razzismo e la xenofobia non è un vezzo da “sinistra fucsia”, ma un aspetto necessario alla ripresa e al dispiegamento della lotta di classe nel nostro paese.

Il problema, quindi, non è solo il ceto politico, ma il sistema capitalistico, specialmente quello puro, nella forma neoliberista e imperialista. Il ceto politico è subalterno (funzionale, meglio) agli interessi del grande capitale. Per contrastare questa situazione, bisogna darsi da fare e muoversi in prima persona. Votare alle elezioni non basta, bisogna mobilitarsi. E, invece, pare che molti italiani deleghino tutto alla politica. Ma la politica non può che essere il riflesso della società. E se la società oscilla tra pessimismo cosmico, apatia e perseguimento del proprio piccolo tornaconto individuale, c’è poco da meravigliarsi dello stato in cui versano i partiti e il paese.


Note
[i] chrome-extension://efaidnbmnnnibpcajpcglclefindmkaj/https://www.statigeneralidellanatalita.it/wp-content/uploads/2026/07/VOLERE-O-POTERE-DOSSIER-2026-light-def.pdf
[ii] Barbara Gobbi, “Il 62% degli italiani rinuncia a fare più figli: costa troppo”, Il Sole24ore, 29 luglio 2026.
[iii][iii] https://ec.europa.eu/eurostat/web/population-demography/population-projections/database
[iv] Gianni Trovati, “Il gelo dei redditi: -1,6% rispetto al ’90, l’Irpef frena la crisi ma non la risolve”, Il Sole24ore, 22 luglio 2026.
[v] K. Marx, Il capitale, Newton Compton editore, Roma, 1996, p.1073.
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Antonio
Friday, 14 August 2026 06:29
Quanta roba inutile!
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Michele Castaldo
Thursday, 06 August 2026 18:48
Voglio sconfortare i più, tanto più sconfortati di così è difficile arrivarci.
Lenin scrisse un famoso libro, il "Che fare? " copiandolo di sana pianta da Kaursky (cosa nota a chi ha dedicato seriamente uno studio della Rivoluzione russa).
Ora su quel libro si sono formati decine di migliaia di militanti nel corso di oltre un secolo, ma pochi sono disposti a metterlo in discussione perché scritto da Lenin, non dal rinnegato Kautsky..
Sia detto a chiare lettere: quel libro ha sviluppato una mentalità metafisica distorcendo completamente il senso del materialismo, e sviluppando nell'individuo il già presente - in modo particolare in Eupopa occ. - il principio del libero arbitrio.
Sicché di fronte a ogni questione sociale la prima domanda della persona comunista non è cosa ha prodotto tale fenomeno, no, ma quale idea ho per risolvere il fenomeno che si è determinato.
In questo modo si è sviluppato il famoso
CHE FARISMO che nel corso di un secolo ha frastornato giovani energie illudendole che la volontà dell'individuo, tradotta in idea, potesse contribuire a cambiare il mondo (come pensava a suo tempo un certo Marx, secondo cui i filosofi hanno cercato di capire il mondo ora si tratta di cambiarlo). Dunque Kautsky non nasce da sé stesso, ma è figlio legittimo del nostro amato Marx.
Questi sono solo i fatti.
Sicché oggi di fronte a una crisi generale del sistema del modo di produzione capitalistico, piuttosto che capire DA COSA È GENERATA E DOVE È INDIRIZZATA AD ANDARE, ci si preoccupa di FARE PROPOSTE per risolvere le questioni, e ovviamente si dicono tante stupidaggini, anche perché quelli che parlano o (come bel caso di questo articolo) scrivono, NON CONTANO NULLA.
Ma, ecco il punto NULLO, si illudono di dire qualcosa di utile, e SFARFALLANO.
Su immigrazione e razzismo la attuale sinistra brancola nel buio, e al meglio sta zitta, perché se parla rincorre la destra, perché all'immigrazione non c'è soluzione nel modo di produzione capitalistico, dunque si parla a vuoto.
Non solo, ma lo stesso razzismo è connaturato al modo di produzione capitalistico.
Sicché fare "proposte" non può che significare che parlare a vuoto.
Domando: conviene?
Si vuole un esempio: Ceuta: è l'espressione di un continente in subbuglio, e la sua punta di iceberg, ovvero di una crisi che preme e che obbliga milioni di uomini e donne a mettersi in viaggio verso il sospirato eldorato.
Tu povero e misero militante "comunista" quali strumenti hai per affrontare una situazione così incandescente? La parola? Non serve.
Capito mi avete?
Se avete la capacità apriamo un serio dibattito in merito. Altrimenti si sommano parole a parole producendo una montagna di parole.
Buona fortuna.
Michele Castaldo
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Marco Tempesta
Saturday, 08 August 2026 15:21
Caro Castaldo,
ho apprezzato la tua critica a Formenti sul Venezuela. Meno mi convince la tua critica a questo articolo, che, malgrado i commenti si siano incentrati sull'immigrazione, ha come tema centrale la denatalità e i bassi salari italiani.
Se capisco bene, la tua critica è rivolta a quello che un tempo si chiamava soggettivismo, cioè il sopravvalutare le proprie capacità di azione e di cambiamento a prescindere dalle condizioni concrete. Questo è corretto, mi pare, però, errato attribuire tale "colpa" a Marx e a Lenin. E' come se io, con la mia voce stonata, cantassi un pezzo di Guccini, e tu criticassi Guccini e non me che l'ho cantato. Inoltre, ho l'impressione che nella tua critica al libero arbitrio tu vada troppo oltre, debordando nel difetto opposto al soggettivismo, ossia nel determinismo. Un po' come dicevano Kautsky e Hilferding: sarà il movimento capitalistico a condurci al socialismo, la socialdemocrazia deve solo aspettare il momento opportuno.
Ovviamente sono d'accordo, che se non si capisce il movimento della realtà, e quindi l'evoluzione del modo di produzione dominante, non si può agire. Ma non si può dire che, se prima non si è superato il capitalismo, non si possa agire. E' invece importante stare, anche qui in questa situazione, sul piano politico, anche individuando proposte intermedie.
Quanto all'immigrazione, è ovvio che questa è legata al capitalismo. Ma non soltanto al capitalismo astratto, bensì a questo capitalismo nella sua fase imperialista basata sul neoliberismo e sulla globalizzazione della produzione. Alla base delle spinte migratorie c'è l'enorme differenza di salario tra la periferia e il centro imperialista. I giovani marocchini sono spinti verso l'Europa Occidentale, a causa della globalizzazione e dal fatto che la disoccupazione è altissima e il loro salario orario è di 2,5 euro mentre quello di Spagna e Italia è di più di 30 euro.
Ad ogni modo, data la sua importanza non possiamo non affrontare l'immigrazione, aspettando l'abbattimento del capitalismo. E' vero che come comunisti oggi in Italia non abbiamo la forza per incidere, ma se non siamo capaci di fare proposte non schioderemo mai di un millimetro. Sinceramente, te lo dico con pacatezza, il tuo approccio mi pare scivoli nel nichilismo. Un saluto
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Mario M
Thursday, 06 August 2026 08:21
Vi riporto un dato personale che ovviamente non fa statistica ma può offrire qualche spunto di riflessione. Nel mio ufficio in Alenia (ora Leonardo) più della metà di una dozzina erano senza figli. Anche molti degli amici che frequentavo erano senza figli; ma nessuno dei colleghi e degli amici avevano problemi economici.

Riguardo all'immigrazione ricordo Emma Bonino che diceva: gli italiani non vogliono più fare certi lavori; e a sentirla mi veniva il sangue alla testa e volevo scagliargli una pietra; avrei voluto risponderle: pagateli e motivateli di più. Le mie "nipoti", figlie di un grande allevatore in provincia di Torino, quindi motivate, alle manifestazioni zootecniche puliscono il culo delle vacche, e poi se ne vanno in discoteca.

Riguardo al lavoro registro alcune contraddizioni: alcuni dicono che in Italia manca forza lavoro, altri invece che l'AI toglierà lavoro.

Riguardo all'immigrazione, da terrone venuto al Nord, ritengo che questo fenomeno è un danno per tutti: perché chi emigra è in genere giovane, forte, intraprendente; pertanto impoverisce sia la sua terra di origine, sia quella in cui arriva.
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Marco Tempesta
Thursday, 06 August 2026 15:23
A casa mia siamo tutti biondi, se un extra-terrestre venisse teletrasportato nel mio salotto, potrebbe dedurne che gli italiani sono tutti biondi. Le percezioni individuali lasciano il tempo che trovano. Per questo esistono la statistica e la sociologia. Forse sarebbe il caso di ragionare un po' di più sui risultati di una indagine statistica svolta anche con la collaborazione dell'Istat e dell'Inps.
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Mario M
Thursday, 06 August 2026 17:14
Marco, se leggi ho proprio posto come premessa al mio intervento a cui rispondi che il mio dato personale non fa statistica. Ma ora ti dico anche che la statistica è uno di quei strumenti che più facilmente si può distorcere. Una volta giravano dei detti: ci sono le piccole bugie le grandi bugie e la statistica, che è come il bikini fa vedere tutto eccetto l'essenziale. Nel corso della farsa pandemica la statistica ci diceva che si moriva solo di covid e non di influenza, e che i vaccini ci hanno salvato: e tu ci credi?

Se tu con i media bombardi con messaggi indirizzati in una certa direzione riesci a modificare la percezione e le motivazioni. L'articolista sulla base della statistica dice che gli italiani non vogliono fare figli perché le condizioni economiche non glielo consentono. Ma allora perché nelle regioni povere, soprattutto in Africa, sono molto più prolifici?
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Marco Tempesta
Thursday, 06 August 2026 23:32
La tua è una domanda che viene spontanea a chi osserva il fenomeno in superfice. In realtà l'articolista affronta la questione, quando fa rifermento a valore della forza lavoro e, in particolare, quando dice che il valore della forza lavoro è storicamente (e geograficamente) determinato. Ma anche in altri punti, se rileggi l'articolo. Non dappertutto il valore della f-l è uguale. Si tratta di società molto diverse, in Italia il tempo di "produzione" è molto più lungo e i costi per portare un neonato a essere un adulto produttivo sono mediamente molto più alti che in Nigeria. Quindi, una coppia di italiani se ha due figli deve essere in grado di garantirgli un certo standard di vita. Una coppia di Nigeriani si accontenta di uno standard molto più basso e può mantenere più di due figli. Ti faccio un esempio mio nonno paterno ha avuto 8 figli (7 viventi), ma a 14 anni dovevano lavorare e si accontentavano di vivere tutti insieme in un appartamento senza riscaldamento. Mio nonno materno aveva 4 figli, ma la carne la mangiavano solo poche volte all'anno e mia madre a 6 anni teneva il fratello neonato, mentre i genitori erano in campagna. E a 8 era già a lavorare la campagna. I miei genitori diventati adulti nella società degli anni '60 hanno deciso di fare solo 2 figli proprio per garantirgli quello che a loro era mancato e che ora invece era diventato il nuovo standard della società italiana. In parole semplici i miei nonni non pensavano che i loro figli dovessero avere diritto a un certo standard di vita, quindi facevano tanti figli senza stare tanto a preoccuparsi di essere poveri. Scusa la tirata, ma il senso è che la questione economica sulla natalità è da intendere in termini relativi. Infatti, il povero in Italia e in Nigeria sono due cose molto diverse, perché la statistica li classifica in modo diverso. Ad esempio, se uno in Italia può permettersi di mangiare carne solo una volta a settimana è povero, ma non lo è in Nigeria. Gli standard vitali medi sono diversi, in altri termini il valore della f-l è diverso. Infatti, l'articolista parla di salario reale (e non solo di costo del lavoro nominale) più basso nei paesi arretrati, e quindi di f-l a buon mercato. Spero di essere stato chiaro.
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Mario M
Friday, 07 August 2026 09:40
Quote:
 Ti faccio un esempio mio nonno paterno ha avuto 8 figli (7 viventi), ma a 14 anni dovevano lavorare
E anche io ti faccio un esempio, anzi due. Mio "nipote", già quando frequentava le scuole medie, da solo aveva costruito un presepe meccanico di tutto rispetto, con tante statue, movimenti affatto originali, con ruscelletti e tante diavolerie. Subito dopo, nel corso degli studi tecnici, quindi anni prima della maturità giá aiutava il padre nella coltivazione dei campi e aggiustando trattori e macchinari. Paradossalmente però io dovetti sostenerlo con ripetizioni di matematica, perché non seguiva con la dovuta attenzione i professori delle scuole tecniche. Anche Vannacci ritiene che a 14 anni la legge debba consentire di lavorare.

Oggi stiamo allungando artificiosamente i tempi di frequenza scolastica, a tutto danno dell'apprendimento, della maturazione intellettuale. Oggi i ragazzi vengono riempiti di corsi in molteplici discipline: sport, musica ecc. Ma io ritengo che, come si faceva una volta, i ragazzi si possono più proficuamente autoorganizzarsi, liberando i genitori di tutte quelle stupide e costose incombenze.

Oggi in Italia vedo parecchi ragazzi sovrappeso, quindi anche tutte le risorse per alimentarli vanno piuttosto a loro danno.
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paolo secci
Wednesday, 05 August 2026 00:53
Vede: lei distorce continuamente il mio pensiero perché non collima con il suo, che io rispetto ma non condivido. Intanto da dello xenofobo e del razzista senza conoscere l'interlocutore e già questo basterebbe a qualificarla.
Andiamo all'ABC: Chiaramente la lotta di classe non avviene contro gli immigrati. L'immigrazione è un elemento della lotta di classe e precisamente è utilizzata per creare un esercito di riserva di forza lavoro, fatto che viene sempre ignorato e omesso dagli "internaziolanisti" dell'immigrazione: sono o non sono utilizzati per abbassare i salari e indebolire la forza sindacale dei lavoratori? Dopo di che è chiaro che è un processo di cui l'esercito di riserva (che viene creato con diverse modalità: innovazione tecnologica, esternalizzazione della produzione, immigrazione, etc) è un elemento che concorre con la precarizzazione del lavoro promossa guardo caso dai giuslavoristi cislini, con le privatizzazioni delle imprese pubbliche, con le "riforme" promosse dalle commissioni europee. Tutti argomenti sui quali concordo con lei. Ma di questi argomenti ne è aspetto fondamentale l'immigrazione che, a mio parere è organizzata e promossa da ong, fondazioni, enti finanziati e promossi da grandi fondazioni capitaliste. Parte del popolo, perché è popolo anche quello che vota Vannacci e Salvini, sente che l'immigrazione gli è nemica, non la condivide: perché dargli del razzista e dello xenofobo? Libero di pensarla come vuole. Io la chiudo qui.
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Nico
Wednesday, 05 August 2026 21:30
Scusi, ma mQuoting paolo secci:
Vede: lei distorce continuamente il mio pensiero perché non collima con il suo, che io rispetto ma non condivido. Intanto da dello xenofobo e del razzista senza conoscere l'interlocutore e già questo basterebbe a qualificarla.
Andiamo all'ABC: Chiaramente la lotta di classe non avviene contro gli immigrati. L'immigrazione è un elemento della lotta di classe e precisamente è utilizzata per creare un esercito di riserva di forza lavoro, fatto che viene sempre ignorato e omesso dagli "internaziolanisti" dell'immigrazione: sono o non sono utilizzati per abbassare i salari e indebolire la forza sindacale dei lavoratori? Dopo di che è chiaro che è un processo di cui l'esercito di riserva (che viene creato con diverse modalità: innovazione tecnologica, esternalizzazione della produzione, immigrazione, etc) è un elemento che concorre con la precarizzazione del lavoro promossa guardo caso dai giuslavoristi cislini, con le privatizzazioni delle imprese pubbliche, con le "riforme" promosse dalle commissioni europee. Tutti argomenti sui quali concordo con lei. Ma di questi argomenti ne è aspetto fondamentale l'immigrazione che, a mio parere è organizzata e promossa da ong, fondazioni, enti finanziati e promossi da grandi fondazioni capitaliste. Parte del popolo, perché è popolo anche quello che vota Vannacci e Salvini, sente che l'immigrazione gli è nemica, non la condivide: perché dargli del razzista e dello xenofobo? Libero di pensarla come vuole. Io la chiudo qui.

i parQuoting paolo secci:
Vede: lei distorce continuamente il mio pensiero perché non collima con il suo, che io rispetto ma non condivido. Intanto da dello xenofobo e del razzista senza conoscere l'interlocutore e già questo basterebbe a qualificarla.
Andiamo all'ABC: Chiaramente la lotta di classe non avviene contro gli immigrati. L'immigrazione è un elemento della lotta di classe e precisamente è utilizzata per creare un esercito di riserva di forza lavoro, fatto che viene sempre ignorato e omesso dagli "internaziolanisti" dell'immigrazione: sono o non sono utilizzati per abbassare i salari e indebolire la forza sindacale dei lavoratori? Dopo di che è chiaro che è un processo di cui l'esercito di riserva (che viene creato con diverse modalità: innovazione tecnologica, esternalizzazione della produzione, immigrazione, etc) è un elemento che concorre con la precarizzazione del lavoro promossa guardo caso dai giuslavoristi cislini, con le privatizzazioni delle imprese pubbliche, con le "riforme" promosse dalle commissioni europee. Tutti argomenti sui quali concordo con lei. Ma di questi argomenti ne è aspetto fondamentale l'immigrazione che, a mio parere è organizzata e promossa da ong, fondazioni, enti finanziati e promossi da grandi fondazioni capitaliste. Parte del popolo, perché è popolo anche quello che vota Vannacci e Salvini, sente che l'immigrazione gli è nemica, non la condivide: perché dargli del razzista e dello xenofobo? Libero di pensarla come vuole. Io la chiudo qui.


Scusi, ma mi pare lei stia esagerando. Nessuno l'ha insultata. Mi dispiace, ma quello che lei dice favorisce oggettivamente un clima xenofobo. Ed è tanto più grave nel momento in cui lei offre una sponda alla tendenza alla guerra tra poveri che si sta sviluppando nel nostro paese, usando addirittura Marx, e dicendo esattamente la stessa cosa di Vannacci a La7 sull'esercito industriale di riserva. A proposito di ABC, le ricordo che il marxismo non è semplicemente una teoria economica, ma uno strumento di lotta di classe. La lotta di classe è uno scontro continuo tra forze che cercano di scomporre, frammentare e dividere i lavoratori e forze che cercano di ricomporli, in modo da opporre un fronte di lotta unito al capitale. Il suo modo di intendere la categoria di esercito industriale di riserva è meccanicistico e giustifica le divisioni, anzi la conflittualità, tra lavoratori. Lei dice che l'immigrazione, aumentando l'offerta di forza-lavoro, indebolisce i lavoratori e provoca l'abbassamento dei salari. Il salario italiano è infinitamente più condizionato da tutti quei fattori che le ho citato prima e, aggiungo, dalla arrendevolezza dei sindacati, fattori che, ripeto vengono ignorati dal dibattito pubblico, mentre l'immigrazione è sempre sulle prime pagine dei giornali. Inoltre, gli attacchi continui agli immigrati li rendono ancora più ricattabili e quindi proprio la propaganda che pretende, cacciandoli, di rialzare i salari in realtà li abbassa ancora di più. Infine, lei crede che cacciando gli immigrati la situazione dei lavoratori italiani migliorerebbe? No, perché rimarrebbero tutte altre più importanti cause e in più la classe lavoratrice si sarebbe divisa e frammentata nella lotta contro gli immigrati. Che i sondaggi diano in crescita Vannacci, vuol dire solo che i media hanno fatto un bel lavoro, e che è molto più facile prendersela con il segmento più debole della società che contro il vero potere. Sinceramente dispiace leggere commenti di uno come lei, che, pur masticando di Marx, cade in questa trappola evidentemente del tutto in buona fede. Cordiali saluti. P.s.: Cerchi di leggere tutto Marx, anche lì dove parla di immigrazione irlandese in Inghilterra.
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Paolo Secci
Wednesday, 05 August 2026 23:50
Rimanga pure nelle sue convinzioni, Ma lei da del razzista e dello xenofobo a chi la pensa diversamente da lei ed anche l'argomento dell'essere oggettivamente a servizio del nemico è vecchio argomento polemico che non serve più a niente. perché si potrebbe ribaltare. Le consiglio di leggere Barba e Pivetti "il lavoro importato", Meltemi edizioni. Poi non mi interessa che la sinistra colta che ha letto e studiato tutto Marx sia a favore dell'immigrazione, rimango della mia opinione anche se non le piace e a quanto pare buona parte del popolo non la pensa come la sinistra colta o altrimenti detta ZTL. Forse è lei ad esagerare. Cordiali saluti.
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Nico
Friday, 07 August 2026 00:01
Dolente deluderla ma la sinistra colta o della ZTL ha da tempo dismesso Marx. E questa è una delle ragioni del suo scollamento dalle masse popolari. Però, Marx bisogna leggerlo cum grano salis, altrimenti si rischia di prendere delle serie cantonate. O, meglio ancora, si può integrare la lettura di Marx con l'osservazione della realtà, ad esempio quella delle lotte congiunte italiani-migranti organizzate da Usb e Si Cobas (solo per dire due sigle). Mi stia bene. P.s.: accetto il suo consiglio: leggerò Barba e Pivetti.
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paolo secci
Friday, 07 August 2026 00:19
Non amo mischiare il personale, ma di RdB prima e USB poi ne sono stato rappresentante sindacale per 25 anni nel mio posto di lavoro ed anche oltre il mio stretto ufficio. Poi con il covid furono feroci censori di ogni opinione dissenziente. Questo va a loro onta. E chi ha preso la più grande cantonata degli ultimi dieci anni in materia di controllo sociale mascherato da sanitario merita solo l'oblio. Che poi siano sempre ferocemente schierati a favore dell'immigrazione senza capirne la funzione economica e sociale non va a loro merito. Io stesso sono un immigrato della stessa terra di Gramsci. Ma non aggiungo altro non necessario alla discussione.
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Fabrice
Tuesday, 04 August 2026 19:49
Premessa.

L'autore dell'articolo , Domenico Moro, è nato a Roma nel 1964. È laureato in sociologia ed è ricercatore presso l'Istat, dove si occupa di indagini economiche strutturali sulle imprese.

Domanda. se per ipotesi le porte agli immigrati fossero state aperte per concorrere anche a ricoprire posti come ricercatore presso l'Istat e quindi se ne fossero presentati di immigrati aspiranti ricercatori Istat 10 volte tanto rispetto ai posti disponibili, ovviamente con medesima preparazione degli aspiranti ricercatori italiani Istat e disposti a lavorare per uno stipendio molto più basso, lo stipendio dei ricercatori italiani presso Istat come Domenico Moro sarebbe diminuito notevolmente o no?

La risposta è scontata e avrebbero fatto pure barricate per impedire qualsiasi afflusso di immigrati intenzionati a concorrere per posti come ricercatore presso l'stat!!

E ovviamente non si sarebbero mai messi assieme i ricercatori italiani Istat con i nuovi immigrati ricercatori Istat per protestare insieme per stipendi più dignitosi!!

Insomma, molto facile fare l'immigrazionista col deretano dei lavoratori italiani più umili e anche molto ipocrita, oltre chè molto classista!!

E per giunta ci vengono a parlare di:

"La lotta contro il razzismo e la xenofobia non è un vezzo da “sinistra fucsia”, ma un aspetto necessario alla ripresa e al dispiegamento della lotta di classe nel nostro paese."

della serie: la faccia come il bronzo, per usare un eufemismo!!


Per unire ulteriormente i puntini.

https://web.archive.org/web/20171208061136if_/http://www.libreidee.org/2017/12/dalema-gli-italiani-non-fanno-piu-figli-chissa-come-mai/

Ecco i passaggi iniziali:

"Perché mai gli italiani non fanno più figli? Non se lo chiede, Massimo D’Alema, mentre ripropone tranquillamente il più classico teorema mondialista: il nostro futuro saranno i migranti, unica risposta all’impoverimento demografico del Belpaese, sempre più anziano e spopolato. L’ex segretario del Pds è stato un esponente di punta della classe dirigente italiana, in particolare di quella “sinistra post-comunista di governo” che supportò la grande cessione della sovranità nazionale dopo la caduta (per via giudiziaria) della Prima Repubblica. Eppure, alla televisione italiana già immersa nel clima politico della campagna elettorale, D’Alema parla dell’Italia come se fosse un turista distratto, e non l’uomo che sedette per due anni a Palazzo Chigi, peraltro vantandosi di aver realizzato il massimo volume possibile di privatizzazioni, un vero e proprio record europeo. Parla come un osservatore sbadato e impreciso, D’Alema, quando si limita a prendere atto che il bizzarro problema che affligge lo Stivale, da molti anni, è la crisi della natalità, il saldo negativo che rivela la decrescita costante della popolazione. Affrontare il male a monte, occupandosi degli italiani? Aiutarli a scommettere nuovamente sul futuro? Ma no, basta rimpiazzarli con un po’ di profughi africani. Per gli italiani, tuttalpiù, D’Alema ha in mente una cura innovativa e rivoluzionaria: reintrodurre l’imposta sulla prima casa."

+

https://www.imolaoggi.it/2020/11/28/denatalita-in-italia-la-soluzione-di-prodi-servono-piu-migranti/

+


https://web.archive.org/web/20180914111944/http://vocidallestero.it/2018/09/11/rapporto-onu-sulla-immigrazione-sostitutiva/

+

Replacement Migration, the case for Italy.

https://web.archive.org/web/20071009164256/http://www.un.org/esa/population/publications/ReplMigED/Italy.pdf

+

Replacement Migration: Is It a Solution to Declining And Ageing Populations? Population Study. " by United Nations Pubns 156 pages, 2002 .

https://www.amazon.it/Replacement-Migration-Declining-Populations-Population/dp/9211513626

Commento

Addirittura, nel lontano 2002 , l'ONU pubblicò un libro messo in vendita su Amazon su come sostuire le declinanti popolazioni occidentali con notevoli flussi di immigrati, ma che strane coincidenze......!!

PS libro non più disponible, chissà come mai.......!!



Solution Focus a cura di Giancarlo Vincitorio.

PS chi è : https://www.ilgiornaleditalia.it/autore/giancarlo-vincitorio-1363/


"L'Italia sta rimanendo senza italiani", oltre lo scherno inglese: perché l'algebra dei flussi non salva la natalità
Quando si spoglia il dibattito dagli sdegni di maniera e dalle provocazioni editoriali, l'analisi dei dati statistici ufficiali impone una riflessione di merito: la transizione demografica in atto non è un’anomalia italiana o mediterranea, ma una crisi di sistema dell’intero modello di sviluppo occidentale

di Giancarlo Vincitorio

01 Agosto 2026

Proseguimento:

https://www.ilgiornaleditalia.it/news/esteri/809357/l-italia-sta-rimanendo-senza-italiani-oltre-lo-scherno-inglese-perche-l-algebra-dei-flussi-non-salva-la-natalita.html

Commento

Tutto giusto tranne la terza parte sulle soluzioni:

"Automazione e transizione tecnologica: Compensare il calo quantitativo della forza lavoro con l'aumento della produttività marginale, investendo in digitalizzazione, robotica e riqualificazione delle competenze (upskilling)."

è la solita sbobba globalista in salsa ipertecnologica!!

Molto meglio quest'altra impostazione, arriva!

"La vera sovranità è quella ecologica" , Il Cambiamento, 29 marzo 2024

Nel libro "Ecologia e autarchia", Mario Ruzzenenti e Giordano Mancini riprendono i tanti esempi di italiani geniali che quasi un secolo fa studiavano e sperimentavano tecnologie e metodologie eccezionali. E, partendo dalla storia, si ricollegano a chi attualmente ha tentato di recuperare quanto di buono è stato fatto in passato da italiani lungimiranti.

Marino Ruzzenenti ha scritto vari libri molto interessanti come ad esempio L’Italia sotto i rifiuti, che fu uno dei lavori che portarono alla luce lo scandalo e il pesante inquinamento derivante dagli inceneritori. Ruzzenenti fece poi un altro libro audace, è proprio il caso di dirlo, nel 2011 dal titolo L’autarchia verde, che trattava l’ostico argomento del tentativo da parte del fascismo di rendere l’Italia il più possibile autosufficiente. Lungi ovviamente dall’essere un'apologia del regime, l’autore faceva un quadro molto interessante di quanto era stato fatto dall’Italia in quel periodo per tentare una possibile autosufficienza, anche spinta dal sempre più forte isolamento in cui si relegava il regime rispetto a paesi esteri.
Il libro ebbe purtroppo poca fortuna ma l’idea era quanto mai valida. Grazie alla casa editrice Libreria Editrice Fiorentina è stato ripreso l’argomento e Ruzzenenti, insieme a Giordano Mancini, ha riproposto il tema allargandolo e arricchendolo di ulteriori considerazioni con il libro Ecologia e autarchia.
Quello che colpisce del testo sono i tanti esempi di italiani geniali che quasi un secolo fa studiavano e sperimentavano tecnologie e metodologie eccezionali. Da questi pionieri venivano costruite invenzioni, ad esempio sul settore del solare, che se fossero state portate avanti e sviluppate, ora saremmo l’avanguardia del mondo su una risorsa che abbiamo in abbondanza cioè il sole; altro che Cina e compagnia cantante. Se avessimo percorso quella lungimirante strada, avremmo tecnologia e competenze assolute e saremmo potuti diventare un paese energeticamente autosufficiente con l’innumerevole serie di benefici da ogni punto di vista che questo avrebbe
comportato. Ma non solo sul solare, anche sulle fibre tessili, in agricoltura, ovunque se l’obiettivo fosse stato l’autosufficienza, quindi il vero benessere e non il consumismo, l’Italia sarebbe diventata un paradiso terrestre, un faro che avrebbe illuminato il mondo. Ed è anche interessante notare come la vera sovranità alimentare ed energetica, se si fosse continuato su quella falsariga, sarebbe necessariamente stata ecologica. Sembra poi un paradosso che il regime fascista facesse negli anni Quaranta campagne a tappeto contro ogni spreco, mentre oggi in democrazia lo spreco è il pilastro del nostro sistema economico considerato “libero”, dove follemente si vuole crescere all’infinito in un mondo dalle risorse finite. E per permettere questa crescita non si esita a fare diventare l’Italia e il mondo una enorme discarica di rifiuti anche pericolosissimi.
Ecologia e autarchia è quindi un libro pieno di spunti che, partendo dalla storia, si ricollegano a chi attualmente ha tentato di recuperare quanto di buono è stato fatto in passato da italiani lungimiranti. E fa anche un po’ amaramente sorridere che i governi di destra attuali, che in teoria si dovrebbero rifare a quell’ideologia, non conoscano nemmeno lontanamente questi aspetti, figuriamoci riproporre quanto è stato tentato in quel periodo per rendere l’Italia indipendente. Non solo non fanno nulla di tutto ciò, ma blaterano di una ridicola sovranità energetica legandosi mani e piedi ai veri padroni dell’Italia che dall’estero decidono cosa e come fare. Una “sovranità” fatta con l’importazione di ogni merce, sopratutto nel campo energetico e alimentare, settori nei quali l’Italia potrebbe essere facilmente indipendente, basterebbe anche solo andarsi a rileggere quello che si diceva un centinaio di anni fa e metterlo in pratica.

Proseguimento:

https://www.ilcambiamento.it/articoli/la-vera-sovranita-e-quella-ecologica
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Marco
Tuesday, 04 August 2026 21:10
Sì, d'accordo. Adesso, però, torna a leggere topolino.
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Fabrice
Wednesday, 05 August 2026 16:35
@Marco

E tu invece Paperino e Paperone!!

Della serie: dare le perle ai porci!!
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Paolo
Tuesday, 04 August 2026 14:45
Tutto vero però qualcosa non torna perché i bambini non nascono molto di più nemmeno negli altri paesi europei dove i salari sono stati meno compressi...ci deve essere qualche altro fattore che agisce no?
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Nico
Tuesday, 04 August 2026 17:02
Quoting Paolo:
Tutto vero però qualcosa non torna perché i bambini non nascono molto di più nemmeno negli altri paesi europei dove i salari sono stati meno compressi...ci deve essere qualche altro fattore che agisce no?


In realtà credo che l'articolo abbia centrato il punto, anche se ovviamente ci sono anche altre cause, ma quella economica è la più importante. Il tasso di natalità italiano è il più basso della Ue. 6 nati per mille abitanti in Italia, in Francia 9,3, in Germania 7,8. La media Ue a 27 è di 7,7 nati per 1000 abitanti.
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Paolo Selmi
Tuesday, 04 August 2026 10:44
"E se la società oscilla tra pessimismo cosmico, apatia e perseguimento del proprio piccolo tornaconto individuale, c’è poco da meravigliarsi dello stato in cui versano i partiti e il paese."

Grazie mille Domenico. Aggiungerei anche, fra le varie oscillazioni, l'assunzione della societè du spectacle ormai come paradigma esistenziale di gran parte dei nostri concittadini: LUMPEN, ovviamente, visto che 1 famiglia su 5 versa in condizioni di povertà (relativa, assoluta, ...) e anche le altre 4 si riempiono la bocca di Twiga... e solo quella.

Lumpen, ma quel che conta non è la sostanza, bensì la forma che nelle nostre teste si fa sostanza: siamo un popolo di recensori di trattorie ragionando con criteri da ristoranti stellati, di pensioni ragionando con criteri da alberghi esclusivi, persino le sagre di paese coi volontari che han fatto l'HCCP per servire due patatine e una salamella non sono immuni.

Non rinunciamo a mostrare a chi ci circonda il tramonto esclusivo dietro al quale ci riprendiamo, per farli schiattare. E per arrivare al quale non esitiamo a prosciugare quei quattro soldi che non riusciamo a mettere da parte, perché lumpen, quindi ci indebitiamo pure per andare in ferie.

Non mi è stato mai particolarmente simpatico Berlinguer, nella sua fase finale. Ma ho un'età che mi permette di ricordare che, un tempo, sui muri, si scrivevano anche messaggi politici. Tra cui un certo "BERLINGUER, KUKU, I SACRIFICI FALLI TU". E io a chiedere a mio padre cosa volesse dire... e mio padre a cercare di spiegare a un ragazzino in cosa consistesse la nozione berlingueriana di austerità, che non era pauperismo ma condanna del consumismo...

Abbiamo iniziato da lì? O dalle "auto prese a rate" di gucciniana memoria? Secondo me più da quella scritta sul muro. Meglio, dalla pretesa berlingueriana di incidere, IDEOLOGICAMENTE, su un processo di decomposizione in atto e totalmente funzionale all'alienazione, alla reificazione e quindi alla mercificazione delle menti, prima che dei corpi stessi. Mercificando i cui processi è possibile creare nuovi "bisogni irrinunciabili", nuovi "criteri di spesa".

E' passato oltre un anno da questo articolo del FT:
https://www.ft.com/content/37053b2b-ccda-4ce3-a25d-f1d0f82e7989?syn-25a6b1a6=1

L'europa deve passare dal welfare al warfare state. Taglia scuola pensioni sanità e arma.. i capitalisti del complesso militare industriale. Siamo più attenti a recensire il kebab sotto casa che a dire giù le mani dalla sanità pubblica, dalla scuola pubblica, dal sistema previdenziale pubblico. Per noi, al CUP, andare da un privato convenzionato è la cosa più naturale del mondo. Al massimo diciamo che schifo... me per primo.

Qualche tempo fa mi facevano una testa così, mia figlia e le sue amichette, durante le trasferte in macchina, con una canzone che parlava di uno che portava la sua bella a fare un giro e "stare a guardare gli aerei che vanno a New York". Oltre a cercare di tenere a bada - inutilmente - le loro tonsille e il volante, tra me e me pensavo... quello è il mito. Da abbattere.

Sempre le ragazzine di cui sopra: unghie finte comprate dai cinesi e ticchettare sul telefonino rubato ai genitori le stesse, mimando gesti e pose non loro ma ormai sempre più introiettate. Girare video dove sembrano tutte tante piccole blogger, peggio, son rimasto indietro anche nel lessico... influencer.

Come ci siamo conciati così. Perché alla finta maggioranza e alla finta opposizione del PUA di Canfora (partito unico articolato) va bene così, perché la scuola è divenuta un momento dove parcheggiare i nostri figli, sostanzialmente, senza aiutarli a crescere consapevoli, senza memoria del passato e senza istanze per il futuro, in un eterno presente dove farsi selfie e autocelebrarsi.

Ultima... storia, compiti delle vacanze: Napoleone e Congresso di Vienna. così, senza averli spiegati, dopo aver fatto illuminismo e rivoluzione francese in due settimane. Cosa può restare ai nostri figli di tutto questo? E non tanto date e frasette imparate a memoria, "due volte nella polvere, due volte sull'altar". Ma tutta la tensione morale, ideale, che si respirava in quegli anni. Cosa voleva dire Napoleone in Italia, per esempio. Cosa portava. Ma per saperlo occorrerebbe spiegare cosa c'era, all'epoca, in Italia. E anche questo manca, mentre alla guerra dei trent'anni sul libro del secondo anno sono dedicate pagine e pagine.

D'altronde, è così bello essere sudditi... che guardano gli aerei che vanno a Nuova York. Tutt'al più, prendersi un cane. E riempirsi il telefono di foto. Del cane. Così da recensire anche collari, cibo per cani, lettiere, giubbini e condizionatori... per cani. E mettere tutto sui social.

Torno alla tua frase con cui ho aperto queste due righe: "E se la società oscilla tra pessimismo cosmico, apatia e perseguimento del proprio piccolo tornaconto individuale, c’è poco da meravigliarsi dello stato in cui versano i partiti e il paese."

C'è anche quanto sopra descritto, aggiungerei. Una battaglia ideologica, una rivoluzione culturale, sono al momento impensabili. Non smettiamo di fare la nostra parte. Di fare i rompicoglioni. Di denunciare questo schifo. Con l'ironia, più che con il fegato amaro. Con una battuta. Anche da avanspettacolo, o da camionista, col massimo rispetto per i miei colleghi: come quella che più che al twiga, a noi piace fare come gli antichi romani, a cui piaceva la biga (Proietti, Catalano, Arbore visti qualche giorno fa...).

Proviamoci.
Un abbraccio e, se sei in ferie o le farai, buone ferie.

Paolo Selmi
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giancarlo
Monday, 03 August 2026 21:20
Un grazie all'autore Domenico Moro, analisi dettagliata come sempre, con attenzione ai numeri e alle cause economiche della nostra situazione...
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Paolo Selmi
Tuesday, 04 August 2026 11:04
PS. subito dopo aver schiacciato invio mi è venuta in mente una frase, fortissima, da un film del secolo scorso:
"Adesso dimmi una cosa, ma tu lo sai fare un figlio? Ho detto lo sai fare un figlio? No, eh! Bene, rimediamo subito."

Non dico altro perché penso che la sappiamo tutti. Siccome però andavo a memoria, ho avuto la pensata di metterla su google per vedere se la citavo giusta. "Ma tu lo sai fare un figlio?" Primo risultato, una risposta, riporto anche questa:

"No, non posso fare un figlio. Sono un programma informatico e non ho un corpo, un sesso o la capacità biologica di riprodurmi.Se vuoi, posso aiutarti a calcolare il periodo fertile, darti informazioni sulla gravidanza o discutere di biologia in generale. Cosa ti interessa di più?"

Al che, mi son caduti i coglioni... per l'appunto. The road is narrow and long, come recitava una delle canzoni più gettonate nelle camporelle di allora... con una panda a cui era stata messa artificialmente un'autoradio e senza recensioni, se non delle mosche, delle zanzare e dei fogli di giornale. Coraggio...
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Paolo Secci
Monday, 03 August 2026 20:26
Essere contro l'immigrazione non è lotta contro i poveri è essa stessa lotta di classe contro il padronato che è favorevole all'immigrazione perché la creazione di un esercito di forza lavoro disoccupato è un modo per indebolire i lavoratori. Non ci sono scappatoie ideologiche. A meno che chi propone immigrazione illimitata in nome della solidarietà non sia in grado di creare le condizioni di salario, di abitazione, di welfare per tutti. E non mi sembra il caso da almeno 40 anni, proprio da quando ha cominciato ad ingrandirsi il fenomeno migratorio.
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Nico
Monday, 03 August 2026 21:22
Quoting Paolo Secci:
Essere contro l'immigrazione non è lotta contro i poveri è essa stessa lotta di classe contro il padronato che è favorevole all'immigrazione perché la creazione di un esercito di forza lavoro disoccupato è un modo per indebolire i lavoratori. Non ci sono scappatoie ideologiche. A meno che chi propone immigrazione illimitata in nome della solidarietà non sia in grado di creare le condizioni di salario, di abitazione, di welfare per tutti. E non mi sembra il caso da almeno 40 anni, proprio da quando ha cominciato ad ingrandirsi il fenomeno migratorio.


Applicando la sua logica, i migliori difensori del proletariato italiano sarebbero Vannacci e Salvini. P.S.: non mi sembra che nell'articolo si proponga l'immigrazione illimitata.
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Paolo Secci
Tuesday, 04 August 2026 14:00
Applicando la sua di logica lei è il miglior alleato di confindustria. Forse se affrontasse la funzione effettiva che svolge l'immigrazione di massa nell'economia si capirebbe di più.
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Nico
Tuesday, 04 August 2026 14:56
Quoting Paolo Secci:
Applicando la sua di logica lei è il miglior alleato di confindustria. Forse se affrontasse la funzione effettiva che svolge l'immigrazione di massa nell'economia si capirebbe di più.


Sì, certo. Stranamente, però, Marx e Lenin, che ci capivano di economia critica un po' più di lei e di me, erano strenui oppositori della xenofobia contro gli immigrati irlandesi (Marx) e contro le tendenze contro gli immigrati da parte dei partiti della Seconda internazionale (Lenin). Uno può avere le idee che vuole, ma si dovrebbe evitare di far passare fischi per fiaschi. In questo senso, è più corretto Salvini, che non cerca giustificazioni nel marxismo per la sua xenofobia.
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Paolo Secci
Tuesday, 04 August 2026 16:51
Dunque se si è contrari all'immigrazione di massa si è xenofobi ed è strano che manchi l'accusa di essere affetti da una qualche patologia. Addirittura si citano Marx e Lenin dimenticando che il primo fu il teorizzatore della necessità dell'esercito industriale di riserva per tenere bassi i salari e ricattare i lavoratori. Se molti lavoratori votano lega e Vannacci forse bisogna porsi qualche domanda invece di accusarli di razzismo, xenofobia e di altre patologie.
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Nico
Tuesday, 04 August 2026 21:06
Dunque, lei è per una nuova lotta di classe, quella tra lavoratori (italiani contro immigrati). La Confindustria ringrazia sentitamente. Ad ogni modo, pensa davvero che il calo dei salari reali negli ultimi 35 anni sia dovuto all'immigrazione? Non sarà che c'entrano le contro-riforme del mercato del lavoro (dall'abolizione della scala mobile, al pacchetto Treu al job act, ecc.) di stampo neoliberista? Non sarà che c'entra la Commissione europea che taglia i bilanci pubblici (il welfare, cioè il salario indiretto) e l'euro che favorisce la deflazione salariale? Non sarà che dovremmo lottare contro queste contro-riforme, invece di prendercela con gli immigrati? E' un po' curioso che siano tutti (media in primis) concentrati sulla remigrazione anziché sull'abolizione della Fornero e del Job act. Forse è più facile prendersela con quattro disgraziati.
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