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"Populismi": comunisti, questione nazionale e insorgenze piccolo-borghesi

Radek, Moeller e Schlageter

di Stefano G. Azzarà

Nonostante alcuni errori di gioventù che in un'epoca di sangue e ferro non gli vennero perdonati, Karl Radek fu uno dei pochi comunisti che negli anni Venti compresero la lezione leninista sul nesso tra questione nazionale e questione sociale.

Proprio la scarsa ricezione della sua linea, in un contesto politico e ideologico ancora fortemente influenzato dal luxemburghismo, spalancò le porte all'egemonia dell'estrema destra sulla piccola borghesia tedesca.

La situazione è completamente diversa, ovviamente, perché oggi anche se avessimo le migliori posizioni soggettive manco esistiamo. Però le sue parole possono essere ancora di utile orientamento.

In un'epoca di grande confusione, i passaggi che parlano del "popolo che fa parte della famiglia dei popoli che lottano per la propria liberazione" e della "libertà di tutti coloro che lavorano e soffrono in Germania" sono quelli decisivi per distinguere l'inter-nazionalismo universalista e il mondialismo anti-imperialistico del leninismo dal mero sovranismo piccolo-borghese.

Sono parole pronunciate tre anni dopo aver stroncato la frazione cosiddetta "nazional-bolscevica" di Amburgo (esecrata da Lenin nell'Estremismo), gli equivalenti di quei rozzobruni che oggi vorrebbero fare il "fronte comune anticapitalista oltre destra e sinistra".

Vale la pena ricordare che a queste parole Arthur Moeller van den Bruck, leader culturale della Rivoluzione conservatrice tedesca, rispose in questi termini, oggi assai in voga:

"... Si prepara semmai una disposizione spirituale del capitalismo nella quale le differenze che Radek continua a fare, le differenze tra 'capitale' qui e 'lavoro' lì, non saranno più sufficienti. Va formandosi ormai un capitalismo che al posto del libero scambio commerciale [OGGI: FINANZIARIO] pone il capitalismo imprenditoriale vincolato alla comunità economica, nel quale 'capitale' e 'lavoro' sono sinonimi e 'capitale' non significa più denaro ma potenza, forza discrezionale, libertà di movimento. Da questo tipo di capitalismo il socialismo deve temere i contraccolpi più pesanti. Questo tipo di capitalismo pone al posto dello sfruttamento dei tanti il lavoro di tutti e sottrae al comunismo i suoi presupposti. Si prepara uno sfruttamento dell’intero globo al quale prenderanno parte tutti i popoli sovrani nella misura in cui il loro sviluppo spirituale e quello delle capacità di lavoro li renderà capaci. La Russia sovietica dovrà inserirsi in questo sistema, già oggi deve inserirsi. Se però la Russia sovietica [OGGI: LA CINA] rifiuta di collaborare, crescerà la possibilità – che ha già messo Mosca [OGGI: PECHINO] in agitazione nella recente contrapposizione anglo-russa - che il capitalismo globale accerchi in politica estera questo unico Stato socialista e infine lo schiacci". 

P.S.

Per il figlio della mamma del cretino, ancor sempre minacciato nell'eredità dal costantemente probabile arrivo di nuovi consanguinei: l'analogia con il presente che qui viene suggerita non significa identificazione ma semplicemente una traccia di lavoro [SGA].

* * * *

Karl Radek, da: Leo Schlageter, il viandante nel nulla

Discorso tenuto nella seduta dell’esecutivo allargato dell’Internazionale Comunista del 20 giugno 1923. Trad. it. di S.G. Azzarà:

"... Il Partito comunista di Germania deve dire apertamente alle masse nazionaliste piccolo-borghesi: chi, al servizio degli affaristi, degli speculatori, dei signori dell’acciaio e del carbone, vorrà provare a rendere schiavo il popolo tedesco o a gettarlo in qualche avventura, andrà a sbattere nella resistenza degli operai tedeschi comunisti. Essi risponderanno alla violenza con la violenza. Chi per incomprensione si unirà ai mercenari del capitale, sarà combattuto con ogni mezzo. Ma noi crediamo che la grande maggioranza delle masse dai sentimenti nazionali non faccia parte del campo del capitale ma di quello del lavoro. Noi vogliamo cercare la via che conduce a queste masse e la cercheremo, la vogliamo trovare e la troveremo. Faremo di tutto affinché uomini come Schlageter, che erano pronti ad andare verso la morte per una causa comune, non siano viandanti nel nulla ma diventino viandanti verso un futuro migliore dell’umanità intera. Affinché non versino più il loro sangue caldo e disinteressato per il profitto dei baroni del carbone e dell’acciaio ma per la causa del grande popolo tedesco che lavora, un popolo che fa parte della famiglia dei popoli che lottano per la propria liberazione. Il Partito comunista dirà questa verità alle vaste masse del popolo tedesco, perché esso è il partito dei proletari in lotta, dei proletari che lottano per la propria liberazione, per una liberazione che è identica alla libertà di tutto il loro popolo e alla libertà di tutti coloro che lavorano e soffrono in Germania. Schlageter non può più sentire questa verità. Ma siamo sicuri che centinaia di Schlageter la ascoltano e la intendono. (Applauso generale dell’esecutivo allargato)".

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