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Emmanuel Macron è veramente un uomo misterioso?

di Giorgio Salerno

L’arrivo di Macron nella Piazza del Louvre domenica sera, per parlare ai suoi sostenitori, a poche ore dalla proclamazione della vittoria, è stato, tra le altre cose, un gran colpo di teatro. Non la solita auto blu da cui scendere scortato e affiancato da una moltitudine di sconosciuti ma un giovane che attraversa tutta la piazza a piedi, spedito e solitario, in un percorso poco illuminato, quasi buio, vestito di un sobrio ed elegante soprabito, ondeggiante al vento della sera, per raggiungere la piazza piena di bandiere e di luce. Dal buio alla luce, dalle tenebre del passato alla luce ed allo scintillìo della piramide (massonica?), simbolo della ragione illuminista, pardon europeista.

Una coreografia dovuta alla première dame nota anche per le sue competenze teatrali? Innovativa anche nella scelta del luogo, la piazza del museo che conserva le vestigia artistiche di tutti i paesi europei e dell’intero globo, e non la tradizionale Bastiglia cara alla sinistra, né la Concorde, cara alla destra. Il più giovane presidente del mondo ha cominciato così a marcare la discontinuità con l’ancien regime.

Chi è Emmanuel Macron? Si dice che sia un uomo misterioso, segreto. Sappiamo che sia un liberale, come egli stesso si è definito. Un liberale proveniente dal Partito Socialista, un lib-lab forse. Certamente un Enarca, un funzionario dell’èlite, formatosi alla Scuola Nazionale dell’Amministrazione. Un convinto europeista che ha programmato la sua prima visita ufficiale all’estero a Berlino. Un esperto di banca avendo lavorato alla Banca Rotschild. Tutto vero ma l’episodio più significativo ed illuminante è forse un altro.

Nel 2014 Macron partecipò, a Copenhagen, all’assemblea annuale dell’esclusivo e più che riservato Club Bilderberg, accompagnato e presentato dal suo mentore Jacques Attali. Il Club riunisce,come noto, rappresentanti politici, giornalisti e uomini della finanza e dell’economia; ad esempio nella riunione del 2014 la delegazione italiana era composta da Franco Bernabè, John Elkann, Monica Maggioni, Mario Monti. A proposito della genesi e delle finalità del club si veda il dettagliato e rigoroso lavoro di Domenico Moro nel suo libro ‘Club Bilderberg: gli uomini che comandano il mondo’ (Aliberti Ed.2013). Probabilmente è da questa riunione che nasce il progetto di fare di Macron, fino ad allora uno sconosciuto, il candidato possibile visto che il Presidente Hollande crollava nei sondaggi ed il partito socialista era sempre più impresentabile.

Marine Le Pen, pur non essendo uscita bene dal confronto televisivo con Macron, è stata efficace nel portare a segno alcune definizioni, comuni anche alla sinistra, del personaggio Macron : un Hollande Junior, un candidato della globalizzazione selvaggia e dei poteri forti, un uomo della Cancelliera tedesca. ‘Comunque vadano le elezioni – ha detto con evidente sarcasmo – la Francia sarà governata da una donna, o me o Madame Merkel’.

Bon gré mal gré Macron è il nuovo Presidente della Francia, eletto con il 65 % dei voti. Come ha detto Marc Lazar, ha vinto ma non convinto. I voti ricevuti sono in gran parte voti in negativo, voti per evitare la vittoria del candidato ritenuto più pericoloso. Se si considera che gli elettori sono stati il 75 % degli aventi diritto e se si sommano i voti ottenuti dalla Le Pen a quelli altissimi delle schede bianche e nulle, vediamo che la percentuale dei non macronisti sfiora il 50 %. Lo ‘zoccolo duro’ degli elettori di Macron puo’ essere stimato intorno al 17 % (vedi la puntuale analisi di Paolo Raffone su (https://comedonchisciotte.org/la-francia-ha-scelto-di-non-scegliere/).

La prossima sfida saranno le Elezioni Legislative che si terranno tra un mese. Riuscirà il movimento En Marche a trasformarsi in partito e presentare un suo candidato in tutti i collegi uninominali? Come potrà attuare la sua politica con un’Assemblea Nazionale in cui l’opposizione avrà un bel numero di deputati ? ed i partiti storici sconfitti alle presidenziali gli offriranno appoggio o cercheranno di riprendersi dalla batosta sofferta? Dalle prime avvisaglie sembrerebbe che sia i gollisti che i socialisti siano all’inizio della fine. Ha cominciato Manuel Valls dichiarando che il partito socialista è morto e che lui si candiderà con il partito di Macron. Sta per nascere il Partito Nazionale Francese?

Nel discorso del Louvre Macron ha fatto una promessa di capitale importanza e di grande difficoltà attuativa: “In questo paese esiste anche la rabbia, per ragioni che comprendo. Farò di tutto nei prossimi cinque anni perché non ci siano più ragioni di votare per gli estremismi”.

Dispiace che il giovane Presidente, precisando di non essere né di destra né di sinistra e che la sua posizione sia quella di combattere gli opposti estremismi (fa venire ala mente qualcosa questa espressione?), si inscriva nella vasta schiera di coloro che sostengono che lo scontro sociale non è più destra-sinistra ma sovranisti-europeisti, popolo-elite, alto-basso, nuovo-vecchio, e così via sproloquiando, pur di non dire, di non ammettere che la lotta di classe esista ancora e che o si sta da una parte o si sta dall’altra.

Sarà difficile, per non dire impossibile, riuscire a ‘smorzare’ la rabbia sociale rimanendo dentro il quadro di questa Europa, quella che abbiamo sinora conosciuto: riformare l’Europa rispettandone i parametri fondamentali è francamente irrealizzabile. Il cambiamento possibile, creare un’Europa ‘amica’ dei suoi cittadini e non dei grandi gruppi finanziari europei ed internazionali, esula dalla visione del neo Presidente. Prepariamoci a sentire molte belle parole, discorsi impegnativi, promesse e visioni beneauguranti ma misuriamo con i fatti quello che ci verrà propinato da una ben congegnata propaganda.

Il mistero del Louvre era quello di Belfagor, il fantasma del Louvre!

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