Avviso

Ricordiamo agli utenti che gli articoli possono essere inviati per email, stampati e salvati in formato pdf cliccando sul simbolo dell'ingranaggio in alto a destra dell'articolo (nel menù a tendina la voce "Stampa" consente sia di stampare che di salvare in pdf).

gliocchidellaguerra

In Siria missili contro Putin

di Davide Malacaria

putinassad.HIRES 1024x775Quel che è avvenuto stanotte, nell’oscura notte siriana, è qualcosa di epocale. I missili lanciati sulla base aerea di Al-Shayrat non rappresentano solo il primo passo di un eventuale intervento militare americano contro Damasco.

Non sembra solo ripetersi il copione noto delle guerre neocon, quelle che si sono succedute dopo l’11 settembre 2001, da quando cioè tale ambito ha sequestrato e condizionato in maniera decisiva la politica estera degli Stati Uniti d’America (Afghanistan, Iraq, Egitto, Libia, Siria etc).

Quanto avvenuto stanotte è altro e ben più tragico. Perché la base bersaglio dei missili americani era usata anche dai russi, giunti in Siria a sostegno di Assad due anni fa.

Trump ha affermato che l’obiettivo è stato prescelto perché da lì sono partiti gli aerei che avrebbero sganciato gli ordigni chimici su Idlib.

Al di là della veridicità o meno dell’affermazione del presidente americano, non suffragata da alcuna prova (vedi Piccolenote), quel che resta è che i missili lanciati dalla Us navy erano diretti contro una base usata dai militari di Mosca.

linterferenza

Conflitto nucleare? La palude europea

di Antonello Boassa

046 n

Quanto dovranno aspettare ancora coloro che si definiscono “pacifisti”, di “sinistra moderata”, per scegliere tra guerra e pace, tra l’aggressione imperiale USA e UE supportata da Arabia Saudita e Turchia e la difesa del proprio territorio e della propria civiltà del Libano, della Siria, dell’Iraq?

Questi militanti non hanno tanto tempo a disposizione. Perché la guerra, intendo il conflitto nucleare, sta facendo molti passi in avanti…e sarebbe bene che si schierassero. Non sono Russia e Cina che provocano ma Stati Uniti, Unione europea. Israele, Arabia Saudita, Qatar.

Sono già molti gli esperti che ritengono l’attacco chimico una false flag. Impossibile una tale azione da parte di Assad. Il bombardamento Usa dell’aeroporto in Siria come risposta all’azione “criminale” di Assad. Entusiasmo tra i jihadisti e in Israele. “Appropriato” secondo Alfano. Giusto per Gentiloni dato che Assad “è un criminale di guerra”.Tutte le persone che hanno voluto informarsi sanno bene che le armi chimiche ai ribelli sono arrivate per opera della Clinton e della Turchia e che risulta credibile la versione siriana sulla distruzione di un deposito di armamenti, di munizioni, di armi chimiche da parte dell’aviazione siriana, in quanto risulta confermata da rilievi satellitari e da testimonianze locali.

linterferenza

La questione nazionale e il compito del proletariato italiano

Michele G. Basso

2012 02 05 questione nazionale 03In una recente intervista alla Gabbia, Toni Negri ha definito le nazioni “cose barbare, cose tribali”. Potremmo notare, ispirandoci a un famosa battuta di Marx al tempo della Prima Internazionale, che Negri non sta parlando in esperanto, ma in una delle lingue delle barbare nazioni, l’italiano, e che, inoltre, tramite altre barbare lingue nazionali (inglese, francese, tedesco…) è riuscito a raggiungere una cultura di tutto rispetto. Dice che gli Stati Uniti si credevano imperiali e hanno perso il controllo della globalizzazione. Si tratta di posizioni abbastanza diverse da quelle sostenute in “Impero”, il libro scritto con Michael Hardt. Là affermavano: “La storia delle guerre imperialiste, interimperialiste e antimperialiste è finita. La storia si è conclusa con il trionfo della pace. In realtà, siamo entrati nell’era dei conflitti interni e minori. Ogni guerra imperiale è una guerra civile: un’operazione di polizia – da Los Angeles a Granada (forse s’intendeva Grenada), da Mogadiscio a “Sarajevo”…(1)

Il libro fu ultimato poco prima della guerra in Kossovo, ma la concezione dell’Impero fu subito smentita dalla storia, perché le guerre in Jugoslavia, in Afghanistan e in Iraq non erano certo operazioni di polizia. Chi ha visto le foto di bambini deformi di Falluja, a causa dell’uranio impoverito, inevitabilmente pensa ad Hiroshima. Più in là, Hardt e Negri scrivevano: “Nello spazio liscio dell’Impero non c’è un luogo del potere – il potere è, a un tempo, ovunque e in nessun luogo. L’Impero è un’utopia, un non-luogo”.

ilpungolorosso

Cose non dette. Provocazioni e piani per una guerra nucleare

Judith Deutsch

il dottor stranamore 2Nel momento in cui l’Amministrazione Trump vara un colossale aumento della spesa militare  e per la repressione interna (+54 miliardi di dollari per il 2018, pari ad un incremento annuo poco sotto il 10%), e in parallelo un taglio brutale delle spese direttamente o indirettamente sociali, ci sembra utile far conoscere questo intervento di J. Deutsch, una psicoanalista canadese che è stata presidente di Science for Peace.

Le informazioni che dà sono di grande interesse perché fanno vedere quanto sia andata avanti, sotto l’amministrazione Obama, la ‘banalizzazione’ della guerra nucleare, anche – aggiungiamo noi – attraverso l’intensificazione della produzione delle mini-atomiche B-61-12 (4 volte più devastanti delle bombe scagliate su Hiroshima e Nagasaki), già dislocate anche in Italia. E quanto siano andati avanti i piani USA/NATO/Israele di accerchiamento militare di Russia, Cina e Iran.

Con la decisione di Trump la corsa agli armamenti, che aveva già coinvolto negli scorsi anni le monarchie del Golfo, la Cina, l’India e il Giappone, accelera decisamente. Unione Europea e Italia seguono a ruota con aumenti di spesa più o meno camuffati, ma reali e in prospettiva molto più marcati, e con il progetto di un vero e proprio esercito integrato europeo – sponsor, tra gli altri, proprio Gentiloni e Pinotti, oltre che, si capisce, Finmeccanica, Fincantieri, etc.

contropiano2

No all’Unione Europea: il 25 marzo non sbagliate manifestazione

di Rete dei Comunisti

Unione EuropeaIl prossimo 25 marzo a Roma si riuniscono, in occasione della celebrazione dei 60 del Trattato di Roma che avviò il processo di integrazione europea, tutti i capi di stato e di governo dell'Ue.

Un'occasione imperdibile per portare in piazza la rabbia e l'ostracismo dei lavoratori, dei disoccupati, dei movimenti di lotta contro un'istituzione che negli ultimi anni ha condannato milioni di persone alla povertà, che ha promosso draconiane politiche di cancellazione dei diritti e delle garanzie sociali, di distruzione della democrazia formale, di privatizzazione dei beni comuni, di guerra agli immigrati, di repressione nei confronti di chi protesta.

E' per questo che la Piattaforma Sociale Eurostop, i sindacati di base, varie realtà della sinistra politica e sociale hanno organizzato per sabato 25 marzo una manifestazione nazionale a Roma che intende dire tre netti no: no all'Euro, no all'Unione Europea, no alla Nato (e ovviamente anche ad un esercito europeo in costruzione che si propone autonomo dagli Usa ma che da subito si costruisce su una prospettiva guerrafondaia e interventista).

sinistra

Intervista a Bashar al Assad

Due quotidiani italiani pubblicano in evidenza ampi stralici dell'intervista concessa dal Presidente siriano alla stampa internazionale. Con la sconfitta del jihadismo internazionale finisce la censura della stampa mainstream verso la Siria di Assad? [Da notare comunque la plateale manipolazione di Feltri nel titolo, mentre nel corpo dell'intervista Hassad non ha mai parlato di diritti umani...] Di seguito gli articoli del Fatto e dell'Avvenire.

* * * *

fattoquotidiano

Bashar Al Assad: “Jihadisti colpa dell’Europa. I diritti umani? Un lusso”

di Stefano Feltri

Il presidente della Siria - “La crisi dei rifugiati effetto degli errori dell’Occidente Dobbiamo cacciare nemici e ribelli, poi si potrà parlare di politica e del resto”

ED img9590714 990x575La Siria è così piena di ritratti di Bashar Al Assad – in strada, sui muri, in albergo – che a tutti sembra già di conoscerlo. Eppure l’uomo che ti stringe la mano nel palazzo presidenziale costruito dal padre Hafez, a parte la cravatta rigorosamente di Hermès, ha poco in comune con il leader dallo sguardo indomito dell’iconografia di regime. Si è anche tagliato i baffi, forse per sembrare più occidentale. Dall’alto del suo metro e novanta, fissa con occhi azzurri spalancati i giornalisti che ha voluto incontrare nel tentativo di spiegare all’opinione pubblica internazionale la sua versione sulla catastrofe siriana. Raggiungere Assad non è semplice, è stato possibile solo accompagnando una delegazione di Europarlamentari che, a titolo personale, cerca di riattivare un’azione diplomatica europea sullo scenario siriano, per superare l’attuale isolamento (tra i promotori due italiani, Fabio Massimo Castaldo del Movimento 5 Stelle e Stefano Maullu di Forza Italia).

Mentre parla, Assad intreccia le lunghe dita – solo le mani rivelano i suoi 52 anni – la sua voce è così sottile che bisogna protendersi verso di lui per non perdere le parole, quasi coperte dai clic delle macchine fotografiche del regime, le uniche autorizzate a riprendere il presidente.

eritrealive

Cosa si racconta di ritorno dall'Eritrea

Marilena Dolce intervista Fulvio Grimaldi

EritreaLive Asmara la piazza delle corriere e i portici del marcato 768x511A Milano, la presentazione del film “Eritrea, una stella nella notte dell’Africa” è l’occasione per intervistare l’autore, Fulvio Grimaldi, ritornato dal viaggio in Eritrea dello scorso anno.

Una conversazione per ripercorrere con lui la storia dell’Eritrea, dalla guerriglia degli anni Settanta all’attuale ostracismo internazionale.

Una storia che l’Italia ha accantonato archiviando, insieme all’esperienza coloniale, la ricchezza della terra e l’orgoglio della gente eritrea. Oggi la battaglia e l’impegno dell’Eritrea è per lo sviluppo e la crescita del paese, ma anche di questo in Italia si sa poco. E il film di Grimaldi ce lo racconta.

* * * *

“L’Africa è una preda irrinunciabile” per il neocolonialismo, così  dici nel film. L’Eritrea, sottraendosi a questa morsa nel 1991, con l’indipendenza, ne sta ancora pagando il prezzo?

Sì l’Eritrea sta pagando un pesante prezzo per essersi sottratta alla nuova colonizzazione che sta toccando e coinvolgendo la quasi totalità dei paesi africani dove sono presenti, salvo pochissime eccezioni, presidi, basi americane o altre forme di collaborazione, addestramento dei militare locali  o della polizia. Un apparato per un nuovo colonialismo, per lo sfruttamento dell’Africa, continente ricchissimo di risorse.

mondocane

Amnesty e le Parche facilitatrici

di Fulvio Grimaldi

(Con un intervento in calce di Enzo Brandi e Stefania Russo)

parche 3Andiamo indietro almeno fino alla guerra contro la Jugoslavia e vedremo come ogni crimine di guerra, ogni crimine contro l’umanità, ogni crimine di aggressione economica, sanzioni, embargo, blocco, diretti contro paesi sovrani, indipendenti, liberi, che si difendono contro i tentacoli della piovra imperialista, essenzialmente Usa, Israele, UE e Nato, vengano preceduti e, dunque, facilitati dall’intervento di Amnesty International, Human Rights Watch (quella di Soros) e Save the Children, le tre sedicenti organizzazioni per i diritti umani di matrice angloamericana. Sono loro le tre Parche, o, per i Greci, Moire, figlie depravate di Zeus e Temi, che pretendono di governare vita, destino e morte degli umani. Al loro seguito formicolano altre entità minori con il compito di rafforzare, a livello tecnico e di categoria, l’impatto delle operazioni propagandistiche delle tre sorelle del crimine umanitario organizzato, tipo Avaaz, Medici Senza Frontiere, Reporter Senza Frontiere.

Alle origini e al vertice hanno tutti gente che una persona perbene non toccherebbe con una pertica. Il Kouchner di MSF, sodale del filosofo sguattero  Henry Levy e agitprop della guerra dei briganti UCK contro la Serbia; il Robert Ménard di RSF, che sostiene la tortura, lavora con il terrorista anticastrista Otto Reich, viene pagato dalla Cia e si permette di dare la classifica delle libertà di stampa; Tom Perricello, deputato democratico e fautore dell’attacco all’Afghanistan e Tom Pravda, consulente del Dipartimento di Stato, più una spruzzatina di Wall Street, a capo dell’agenzia di raccolte firme e schedatura dei farlocconi Avaaz, fondata da MoveOn, la piattaforma di ogni perfidia imperialista.

trad.marxiste

L’imperialismo e la trasformazione dei valori in prezzi

di Torkil Lauesen e Zak Cope

imperialismo008Introduzione

Con questo articolo, ci proponiamo di dimostrare che i bassi prezzi dei beni prodotti nel Sud globale, ed il concomitante modesto contributo delle sue esportazioni al prodotto interno lordo del Nord, occultano la reale dipendenza delle economie di quest’ultimo dal lavoro a basso costo del Sud. Dunque, sosteniamo che la delocalizzazione  dell’industria nel Sud globale, nel corso dei tre decenni passati, ha condotto ad un massiccio incremento del valore trasferito al Nord. I principali meccanismi di tale processo consistono nel rimpatrio del plusvalore tramite investimenti diretti esteri, lo scambio ineguale di prodotti incorporanti differenti quantità di valore e l’estorsione per mezzo del servizio del debito.

L’assorbimento di enormi economie del Sud all’interno del sistema capitalistico mondiale, dominato da multinazionali e istituzioni finanziarie con base nel Nord globale, ha posto le prime nella condizione di dipendenze socialmente disarticolate votate all’esportazione. I miseramente bassi livelli dei salari di tali economie trovano fondamento (1) nella pressione imposta dalle loro esportazioni al fine di competere per limitate porzioni del mercato, in larga parte metropolitano, dei consumatori;

letture

"Un mondo senza guerre"

intervista a Domenico Losurdo

spanish american war1) Professor Losurdo, la Sua ultima fatica, appena uscita per i tipi di Carocci, si intitola Un mondo senza guerre: è possibile un mondo senza guerre?

Il mio libro è anche la descrizione del fallimento dei diversi progetti di realizzazione di un mondo senza guerre che storicamente si sono succeduti. Pur accomunati dal fallimento, questi progetti non possono essere messi sullo stesso piano. Storicamente, la «pace perpetua» è stata invocata abbracciando l‘umanità nel suo complesso oppure con lo sguardo rivolto solo ai popoli «civili», escludendo quindi i popoli coloniali nei confronti dei quali erano giustificate la conquista, l’assoggettamento, la schiavizzazione, le guerre di ogni genere comprese quelle di carattere genocida.

L’unico italiano ad aver conseguito il Premio Nobel per la pace è stato nel 1907 Ernesto Teodoro Moneta, che però quattro anni dopo non aveva difficoltà a dare il suo appoggio alla guerra dell’Italia contro la Libia, legittimata e trasfigurata, nonostante i consueti massacri coloniali, quale intervento civilizzatore e benefica operazione di polizia internazionale. Peraltro, nel rivendicare la sua coerenza di «pacifista», egli aveva il merito di esprimersi con chiarezza: ciò che veramente importava era la pace tra le «nazioni civili», tra le quali egli chiaramente non annoverava né la Turchia (che sino a quel momento esercitava la sovranità sulla Libia) né tanto meno i libici.

vocidallestero

L’Indicibile: Il libro nero del capitalismo imperialista

di Paul Street

Il sito CounterPunch pubblica una esauriente critica “da sinistra” all’amministrazione Trump. P. Street, invece di identificare semplicemente Trump col male, contrapposto a Obama, il bene, racconta più onestamente gli orrori imperialisti della politica estera USA, perpetrati da Obama e che Trump sembra voler proseguire. La maniera migliore di disinnescare razzismo, terrorismo, odio e migrazioni di massa, è che gli USA smettano di innescare guerre e violenze nei paesi musulmani, come fanno da almeno più di 20 anni a questa parte

Terrorismo imperiale 510x300I giornalisti americani “mainstream” che vogliono conservare i loro stipendi e il loro prestigio sanno che devono riferire gli avvenimenti in modo da non mettere in discussione il tabù della selvaggia e implacabile criminalità imperialista della nazione e del regime di disuguaglianza e oppressione che ne sta alla base. Questi argomenti sono considerati off-limits, in quanto travalicano gli angusti confini delle discussioni considerate educate ed accettabili. I commentatori e i giornalisti seri hanno il buonsenso – profondamente indottrinato – di evitare questi argomenti.

 

“Abbiamo fatto abbastanza come Nazione”

Un esempio eccellente è un recente report della CNN su come lo stop all’immigrazione musulmana del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump si ripercuote sulla piccola città di Rutland, Vermont.

Un giornalista della CNN ha intervistato due persone di parere opposto sull’accoglienza dei rifugiati siriani a Rutland. Il primo intervistato è stato il sindaco della città, Chris Louras, che sta cercando di fare di Rutland un hub di reinsediamento di rifugiati che nel 2017 dovrebbe accogliere 25 famiglie siriane.

ilcomunista

Salario, concorrenza e mercato mondiale

Maurizio Donato

La differenza di reddito pro capite tra la più ricca delle nazioni industriali, diciamo la Svizzera, e il più povero dei Paesi non industrializzati, il Mozambico, è oggi [nel 2000] di circa 400 a 1; due secoli e mezzo fa questo divario fra [paesi] ricchi e poveri era forse di 5a1 e la differenza fra l’Europa e l’Asia orientale o meridionale (la Cina o l’India) all’incirca di 1,5 o 2a1». (Kenneth Pomeranz, La grande divergenza)

Big Mac hamburger Japan 4Salario mondiale e mercato mondiale

Per un’analisi dei livelli e delle dinamiche del salario mondiale occorre tener presente due movimenti, che vanno intesi in riferimento a diversi livelli di astrazione. Da un lato, la tendenza strutturale alla diminuzione del valore della forza-lavoro; dall’altro quella relativa all’aumento dell’industrializzazione e dunque all’inurbamento progressivo della popolazione mondiale.

Secondo la teoria marxiana del valore-lavoro, il valore di una merce dipende dal tempo di lavoro socialmente necessario a produrla; essendo la forza-lavoro una merce, anche il suo valore è determinato allo stesso modo. Se vogliamo esprimere lo stesso concetto facendo riferimento alla forma monetaria del valore, possiamo dire che il valore della forza-lavoro umana è determinato dal valore delle merci di sussistenza necessarie a produrla e riprodurla. L’aumento della forza produttiva del lavoro reso possibile dalle innovazioni tecnologiche riduce il tempo di lavoro necessario a produrre anche le merci di sussistenza, e dunque – per questa via – il valore della forza-lavoro tende necessariamente a ridursi.

Come è noto, non solo questo prezioso elemento di analisi, ma l’intera struttura logica del I libro del Capitale si situano a un livello di astrazione molto alto, nel senso che il metodo di Marx – nel complesso lavoro di scrittura del I volume – era rivolto a concentrarsi sugli elementi e sulle tendenze di fondo del processo di produzione del capitale, prescindendo completamente – e volutamente – dalle “perturbazioni” di un modello costruito sulle sue linee generali, riservando ad altre occasioni il compito di “ridurre” il livello di astrazione dell’analisi, per tener conto di elementi ugualmente importanti ma con un grado inferiore di generalizzazione.

dirittiGlobali

Del rischio di estinzione del colibrì

Le ragioni dimenticate dei movimenti

di Sergio Segio*

Introduzione al 14° Rapporto sui diritti globali

movimenti globalizzazione■ Globalizzazione e altermondialismo

Da molti punti di vista e su non pochi aspetti, il cambio del secolo sembra aver chiuso fuori dalla porta Storia e storie, memoria individuale e memoria collettiva. Con un congruo anticipo, del resto, un economista conservatore, 1Francis Fukuyama, era arrivato a teorizzare proprio la fine della Storia. Contemporaneamente, i suoi colleghi di università e docenza, i “Chicago boys” di Milton Friedman, fornivano le basi dottrinarie di quel processo neoliberista centrato su privatizzazioni, liberalizzazioni, smantellamento dei sistemi di welfare, deregulation e messa in mora di poteri e controlli pubblici tuttora in corso. Si affermava così la regola del Washington consensus e cominciavano le politiche di “aggiustamento strutturale”, cui la Troika di allora (Fondo Monetario Internazionale, Banca Mondiale, Dipartimento del Tesoro USA) assoggettava prima l’America Latina e poi altre aree e Paesi cosiddetti in via di sviluppo, attraverso l’imposizione di Programmi imperniati, appunto, su privatizzazioni, liberalizzazioni, tagli alla spesa sociale, austerità, limitazione del-la spesa pubblica, obbligo di pareggio di bilancio.

Proprio com’è più di recente successo, e sta succedendo, alla Grecia e ad altri membri dell’Unione, veniva in quel modo messa in discussione la sovranità dei singoli Paesi, obbligati ad aprirsi agli investimenti delle multinazionali e alle loro delocalizzazioni produttive, finalizzate allo sfruttamento di manodopera a basso costo e alla massimizzazione dei profitti. In parallelo e di conseguenza, i diritti sociali, del lavoro, ambientali, ma anche i diritti umani, venivano vulnerati o fortemente ridimensionati, prima in quelle aree geografiche e, successivamente e tuttora, anche in Europa.

mondocane

Roma-Damasco, caccia alla volpe

Le parti in commedia dei russi. La fiction splatter di Amnesty

di Fulvio Grimaldi

Se vi infastidiscono le elucubrazioni su media e Virginia Raggi, potete saltare subito al capoverso: Dal Campidoglio in coma vigile alla Siria, viva o morta.

caccia ridonoCani fatti killer, uomini fatti giornalisti

Da quando avevamo raccolto nei boschi di Teuteburgo quel bassottino selvatico di nome Lumpi (monello) e insieme a lui, nel paese di Dresda, avevamo scansato le mitraglie degli Spitfire britannici, dribblato le bombe dei Mustang statunitensi, mentre magari stavamo raccogliendo ortica lungo i fossi per una cena tra il 1944 e il 1945, ho sempre vissuto con cani, della nobilissima specie dei bassotti a pelo ruvido, specialisti della lotta contro gli altotti, fino a entrarci in simbiosi affettiva e intellettuale, dunque politica. Posso perciò affermare con una certa competenza che tutti i cani, per natura nascendo di branco, cioè inseriti in un collettivo, sono buoni, sociali e socievoli, collaborativi, rispettosi dell’armonia e dell’utile comunitari. Il che li rende la specie animale più vicina a quella umana. Quanto meno a quella umana prima del degrado subito da una sua limitata, ma decisiva, quota.

Addestrati, violentati nella loro identità originaria, educati male, i cani diventano strumenti di umani degenerati che li pretendono delittuosamente, come dio con gli uomini, a loro immagine e somiglianza. E arriviamo ai rottweiler aggressivi, ai pitbull da combattimento, perfino ai jack russell mordaci, interfaccia di poliziotti che picchiano, forze speciali che torturano, energumeni da rissa che inseguono modelli di videogiochi, politici che sterminano, padroni che ingrassano sul dimagrimento dei dipendenti.

contropiano2

Come Nixon nel ’71, gli Usa cambiano le regole del gioco. Ma senza rete…

di Claudio Conti

trump 720x300Chi pensa che il “fenomeno Trump” sia dovuto alla faccia tosta del personaggio o alla credulità dell'elettorato non metropolitano degli Stati Uniti è condannato a non capire nulla di quanto sta accadendo a livello planetario. Al massimo, sarà invitato a “indignarsi” ogni giorno su un tema diverso, scelto con cura dall'ala “globalista” dei media mainstream, quella nostalgica dei bei tempi andati, quando ogni starnuto proveniente dagli Usa era accolto come il verbo divino.

Sul fronte opposto, quelli che ragionano solo in termini di geopolitica e sovranità nazionali sono condannati a fare i salti mortali – e neanche sempre vogliono farli – per non ritrovarsi schiacciati sugli argomenti della destra nazionalista, xenofoba, fascistoide, trumpista o lepenista per puro calcolo elettorale.

A noi sembra decisamente più sensato guardare ai processi economici e storici che stanno arrivando al pettine dopo dieci anni di crisi globale. Dieci anni in cui ogni tentativo di “ripartire”, di “rilanciare la crescita”, ecc, si è scontrato con un arresto generale della “dinamica propulsiva” del modo di produzione capitalistico, nelle forme storiche assunte nel secondo dopoguerra. Se ci si riesce ad orientare nelle modificazioni del mondo, forse si riesce anche a dire qualcosa di non preso a prestito da Repubblica o dal Tg3… Ricordiamo ancora, nonostante tutto, che nella Storia sono i processi oggettivi a sollevare o precipitare gli individui (anche e soprattutto “i capi”), non viceversa.