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Francia: Atto IX, ovvero l’attualità della rivoluzione

di Giacomo Marchetti

La settimana che ha preceduto l’Atto IX della mobilitazione dei GJ è stata caratterizzata da un notevole innalzamento dei toni da parte dell’entourage macroniano

49752996 646351139113326 6722292050726748160 nAd aprire le danze era stato lunedì sera, su TF1, il ministro Edouard Philippe, che aveva annunciato l’introduzione di nuove misure legislative di stampo repressivo contro il diritto a manifestare, ribattezzate “leggi anti-casseurs”.

Oltre a questa era stata assicurata una “ultra-fermezza” contro l’“ultra-violenza dei manifestanti”, attuando tra l’altro per l’Atto IX il dispiegamento di 80.000 agenti in tutto l’Esagono.

Per ciò che concerne i provvedimenti legislativi, si tratta di un pacchetto di misure come la possibilità di sanzionare chi non rispetta l’ “obbligo” di comunicazione di una manifestazione in Prefettura, di trasformare l’occultamento del viso in reato penale, di introdurre la “responsabilità civile dei casseurs” rispetto agli eventuali danneggiamenti che si verificano in una manifestazione e, da ultimo, l’istituzione di un database di manifestanti a cui verrebbe interdetta la partecipazione alle manifestazioni sul modello – come detto espressamente dal ministro – della diffida per gli eventi sportivi. Tutte cose che in Italia conosciamo bene, ma che messe in campo in Francia danno la misura della trasformazione della “democrazia” in qualcosa di molto meno apprezzabile…

Un progetto di legge depositato dal capo-gruppo dei LR, Bruno Retailleu, discusso lo scorso autunno al Senato, servirebbe da base per questa ennesima stretta repressiva, e verrebbe discusso all’Assemblea Nazionale ai primi di febbraio.

Sui provvedimenti annunciati si è aperta una ampia discussione d’opinione tra esperti di diritto rispetto ai punti di criticità che solleva, soprattutto in merito alla lesione di un diritto fondamentale e dell’accesso allo spazio pubblico – cosa ben diversa dalla possibilità di assistere, a pagamento, ad un avvenimento sportivo in un impianto chiuso – per cui la già più che discutibile tecnica della “diffida” (daspo, in Italia) non potrebbe essere “traslata” sul piano dei diritti politici tout court.

Bisogna ricordare che il diritto di manifestazione non è espressamente citato nella costituzione francese, ma il consiglio costituzionale ha riconosciuto nel gennaio del 1995 “il diritto all’espressione collettiva delle idee e delle opinioni”, che può essere sospeso solo all’interno del quadro dell’“Etat d’Urgence”.

Certamente assistiamo – come nel caso dei “fermi preventivi” – all’ennesimo tentativo del potere di allargare ad un campo ben più ampio provvedimenti lesivi dei diritti individuali inizialmente concepiti per un gruppo specifico, in questo caso i tifosi; mentre nel caso precedente, per impedire l’accesso a Parigi, si era fatto ricorso ad una legge tesa a non far accedere al centro cittadino i giovani della periferia, con il pretesto degli scontri tra le gang giovanili.

Durante la settimana, il Ministro dell’Interno Castaner aveva rincarato la dose, spiegando in una intervista a Brut – uno dei canali informativi più seguiti dai GJ – che i singoli manifestanti sarebbero stati trattati come complici di chi avrebbe commesso atti violenti, nel caso in cui le manifestazioni fossero degenerate.

Tra queste due pesantissime prese di posizione c’erano state tutta una serie di esternazioni veramente preoccupanti, tese al linciaggio mediatico delle forze politiche che sostengono le mobilitazioni dei GJ, in special modo La France Insoumise, da parte di vari esponenti di LREM (come Aurore Bergé o Benjamin Griveaux, porta-voce del governo, il cui ministero era stato “visitato” con una ruspa la scorsa settimana).

C’è stato l’appello della Ministra alle Pari Opportunità ad “individuare” i vari donatori della colletta sulla piattaforma Leetchi per Christophe Dettinger (comunque fatta sospendere dal governo) – l’ex pugile professionista in carcere in attesa di giudizio per avere difeso a mani nude dei manifestanti inermi aggrediti dalla polizia lo scorso sabato a Parigi, e divenuto per questo una specie di eroe popolare.

Questo clima di “vendetta” ha raggiunto il suo apice, con l’incitazione delle forze dell’ordine alla violenza più brutale da parte di un noto “filosofo” – Luc Ferry – durante una trasmissione radiofonica di Radio Classique che ha detto espressamente: “che si servano delle loro armi”, oltre ad auspicare l’uso dell’esercito.

Non meno grave il suggerimento dell’editorialista televisivo Christophe Barbier della catena televisiva BFM: “il governo delle sgomberare le rotonde se vuole uccidere il movimento”.

La notizia di alcune condanne esemplari – anche per semplici “reati d’opinione” legati alle mobilitazioni – aveva catalizzato l’attenzione del movimento, così come le rivelazioni abbastanza scioccanti riguardanti il trattamento dei feriti da parte delle forze dell’ordine, che erano entrate anche negli ospedali.

L’Association des médicins urgentistes de France ha denunciato il fatto che “il personale ospedaliero viene trasformato poco a poco in ausiliario della polizia”.

È in questo clima di esacerbato odio di classe da parte dei traballante sistema di potere macroniano che ha preso forma la volontà di riscossa del movimento. Macron appare ora incapace persino di far partire il Grand Debat – da lui stesso annunciato – senza perdere pezzi e senza ricevere continui rifiuti, come quello del vice-presidente dell’associazione dei primi cittadini di Francia, o da due importanti realtà sindacali come la CGT e Solidaires.

Come sempre Macron, più volte recidivo nel non perdere occasione per rinfocolare l’odio contro se stesso, non ha trovato meglio di dire che “troppi francesi” non avrebbero “il senso del sacrificio”. Il che, secondo lui, spiegherebbe in parte “i problemi” che attraversa “la nostra società”.

E quella di ieri è stata perciò una riuscita prova di forza. I numeri sui partecipanti forniti dalle istituzioni, pesantemente ritoccati verso il basso, sono smentiti dagli operatori dell’informazione delle testate locali sul campo, così come di alcune reti nazionali – France Info ed i canali informativi indipendenti – oltre alle foto ed i video dei manifestanti.

Visto il trattamento ricevuto dai media mainstream, i GJ hanno ormai maturato una profonda sfiducia verso i “professionisti”, come testimonia anche Thierry Fiorile, di France info e presidente dell’associazione dei giornalisti SDJ: “é sconcertante, ma alcuni non credono più ai media, neanche a quelli del servizio pubblico”.

Il movimento da oggi entra nella storia, visto che è ora il più duraturo fenomeno di ribellione sociale di questa ampiezza conosciuto, non solo dalla Quinta Repubblica, ma dalla Francia Repubblicana contemporanea.

***

Forniamo un quadro parziale delle mobilitazioni.

Le Dauphine riporta 1.800 manifestanti a Valenza e 600 a Montélimar. A Valenza una delegazione è stata ricevuta in Prefettura, dopo che il corteo pacifico ha sfilato dietro uno striscione tricolore con l’acronimo RIC, che si riferisce al Referendum di Iniziativa Cittadina, una delle maggiori e più popolari rivendicazioni dei GJ, insieme al ripristino della patrimoniale (la ISF).

France 3 riporta manifestazioni a Limoges, Brive, La Souterraine, tutte “tranquille”, con i manifestanti che a Limoges si sono diretti nel centro cittadino mescolati a quanti vi accorrevano per i saldi.

A Lilla hanno partecipato in 3.000, secondo La Voix du Nord. In questa città tutti gli “street medics”, cioè il personale che presta il primo soccorso ai manifestanti colpiti, sono stati interrogati, in continuità con ciò che è successo a Tolosa sabato scorso; gli è stato sequestrato il materiale indispensabile all’esercizio della propria funzione.

A Touquet, dove c’è la villa di Macron, un centinaio di GJ, come già fatto in precedenza si sono radunati nelle vicinanze dell’edificio: “ti veniamo a cercare a casa tua” è del resto uno degli slogan più cantati dalla marea gialla.

France Info riporta una partecipatissima manifestazione a Bordeaux, 10.000 secondo gli organizzatori (9.000 secondo i giornalisti). Un corteo che si è concluso dividendosi in due, con una parte che resta in piazza della Vittoria, e altri che si sono diretti alla stazione.

Una arteria stradale, riporta Mediapart, è stata ribattezzata “Rue Dettinger”.

In Acquitania, il bilancio delle mobilitazioni, come riportato dalla stesse rete informativa, è piuttosto buono: a Bergerac 350-400 persone, Biarriz 600, mentre a Les Landes 250 GJ si sono dati appuntamento a Mont-de-Marsan.

La Provence riferisce che la manifestazione a Marsiglia, partita dal Vieux Port è stata “un’onda gialla impressionante”, senza però riportare numeri nel momento in cui scriviamo.

Actu.fr riporta che a Rouen erano 3.500 nella mattina, ad Havre (850 per le autorità), ma una manifestazione si è svolta a Dieppe, mentre a Gournay-en-Bray, c’è stata una marcia bianca in onore delle vittime.

Secondo France Info ci sono stati 3.000 manifestanti a Tolone, che si sono fermati di fronte al commissariato, dove ci sono stati scontri. Ricordiamo l’episodio di Didier Andrieux, poliziotto, capo di divisione, responsabile ad interim di 400 poliziotti, promosso con la Legione d’Onore a capodanno, che durante il fermo aveva malmenato dei manifestanti inermi e su cui è aperta una inchiesta del IGPN, organo delle forze dell’ordine preposto a questo compito.

Le immagini di questo agente avevano creato indignazione e rabbia. “Andrieux en prison” è stato uno dei cori diretti agli agenti di fronte al commissariato.

Sono due le immagini divenute “iconiche” delle violenze poliziesche questo sabato: il ferimento di un manifestante a Parigi a causa del lancio “ad altezza uomo” di una munizione di arma “non letale” e il “gasaggio” di manifestanti seduti a terra a Chantilly, con il lancio di un lacrimogeno tra i piedi.

La manche libre riferisce di 3.000 manifestanti a Caen.

France Bleu riporta 1.500 manifestanti a Grenoble. Dalle foto si può vedere un cartello con su scritto “edifichiamo il nostro futuro” e Boxeur/Flic 2 pesi 2 misure, riferito ai casi sopra citati. Il corteo si è fermato simbolicamente di fronte alla Banque de France e a catene commerciali famose perché non pagano le tasse.

ObjetifGard riferisce che a Nimes ci sono stati 1.000 partecipanti alla manifestazione; qui ci sono stati scontri nel primo pomeriggio, interrogatori e una decina di “guarde à vue”.

Le Télégramme riferisce di 800 manifestanti a Brest, dove il corteo è terminato davanti a Carrefour, obiettivo della giornata.

La nouvelle republique riporta che a Blois 750 manifestanti hanno sfilato dietro uno striscione con su scritto: “stop au racket”, mentre altri richiedevano le dimissioni di Macron e lo scioglimento dell’Assemblea Nazionale. Mentre una delegazione si è recata in Prefettura, senza alcun esito, un’altra parte è partita per un blocco dell’autostrada A10.

Sull’asfalto è stato vergato in rosso: “Macron Demission”, “Ric”, come mostra il video.

Le Dauphine, menziona il Pays de Savoie, dove in 1.500 hanno dato vita ad un corteo unitario della Savoia e dell’Alta Savoia ad Annecy, nel pomeriggio, mentre la mattina c’erano state differenti azioni sparse ai caselli autostradali, ai centri commerciali nei differenti paesi della regione. Come a Chambéry e Chantal. Di fronte al municipio sono state bruciate le schede elettorali, i CRS si sono posti di fronte alla Prefettura di Annecy, e il corteo si è concluso al centro commerciale Courier.

A Chantilly circa 600 GJ invadono l’ippodromo.

Franceinfo riporta che nel Valenciennois, ad Anzin, i GJ impediscono la diffusione della Voix du Nord; nonostante l’intervento della polizia circa 20.000 copie non hanno potuto essere distribuite. Con una azione simile, in dicembre, in Loire-Atlantique i GJ avevano impedito la distribuzione di 180.000 copie di Ouest-France.

L’Express riferisce di scontri nel centro di Bourges. Circa 4.700 manifestanti si sono attenuti alle indicazioni del Prefetto, mentre circa 500 sono penetrati in centro città, che era stato vietato dal prefetto di Cher, permettendo solo un percorso tangente al centro, tra l’altro accompagnato dalla chiusura di giardini, musei e edifici pubblici. I manifestanti, rivendicano numeri decisamente più alti per una manifestazione che si era deciso essere uno degli epicentri delle proteste. Priscilla Ludovsky, che ha manifestato in città – Eric Drouet era a Parigi – ha dichiarato che si trattava di “dimostrare la nostra unità nella Francia centrale”, in una città che ancora non era stato teatro della protesta e difficilmente “accerchiabile” dalle forze dell’ordine.

France Bleuì riporta 500 manifestanti a Pau, dove alle otto di sera era prevista una marcia notturna e dove il corteo è stato caratterizzato dall’omaggio alle vittime, portando 11 sagome di bare.

A Strasburgo, in una manifestazione unitaria dell’Alsazia, c’è stata una grossa partecipazione, e la polizia ha iniziato a gasare e manganellare quasi da subito il corteo, partito con un concentramento al Parlamento europeo e che avrebbe dovuto dirigersi verso la stazione. Alle tre ci sono state le prime manganellate.

Un migliaio hanno manifestato a Le Mans, secondo Le Manie; manifestazioni si sono svolta a Foix, lungo il fiume e a Montpellier documentata da lemouvement.info.

Forse il segnale più interessante viene dalla mobilitazioni di Tolosa, dove insieme a Lille e Bordeaux, tra le altre, l’assemblea generale ha chiesto ai sindacati di indire uno sciopero generale per far fare un balzo in avanti al movimento.

FranceInfo parla di più di 6.000 persone. Circa 400 persone si sono ritrovate per un picnic in piazza del Capitole, prima di recarsi al concentramento alla stazione della metro Jean-Jaurès, punto di partenza della manifestazione. Un corteo che si è ben presto unito a quello intersindacale CGT/FSU/Solidaires nello spirito di “convergenza delle lotte”.

Come ogni sabato un elicottero ha seguito tutto il corteo, e verso le quattro e trenta sono cominciati gli scontri.

Nella piazza Capitole, approdo della manifestazione la polizia ha cominciato a gasare i partecipanti.

Concludiamo questa parziale panoramica con Parigi dove si sono svolti diversi cortei, tra cui un all’Arco di Trionfo, dove anche questa volta i manifestanti sono stati “gasati” dalle forze dell’ordine.

Il corteo di Parigi ha visto per la prima volta la presenza di un “Servizio d’Ordine”, che ha però faticato non poco a contenere i manifestanti.

A mezzogiorno, in piazza della Bastiglia, Là-bas si j’y suis fornisce la panoramica di una piazza stracolma che ha cantato lo slogan “Liberez Christophe”.

Dettinger, il “pugile del popolo”, che in un appello video diffuso prima di “consegnarsi” alla polizia (era ricercato), ha invitato i GJ ha continuare la lotta ribadendo di identificarsi in questo movimento. Il 13 febbraio verrà processato per “violence en réunion”; la raccolta di fondi lanciata per lui online sulla piattaforma Leetchi ha totalizzato 117.000 euro in poche ore, prima che il governo la chiudesse.

***

Questo lunedì il politologo Marc Lazar sulle pagine di “La Repubblica”, dopo aver parlato dei “punti di debolezza” dei GJ che ne renderebbero incerto il futuro, concludeva il suo lucido intervento con queste parole.

Il suo futuro è dunque in gioco. Così come quello del presidente della Repubblica, della Quinta Repubblica e della capacità dei responsabili politici di colmare le molteplici fratture che attraversano la società francese”.

La giornata di oggi smentisce in parte le affermazioni dello studioso: non è in gioco il futuro del movimento quanto “tutto il resto”.

Ciò che accade in Francia mette in gioco chi ha ipotizzato la Fine della Storia e si era assuefatto alla catastrofe del presente. La dialettica storica smentisce sempre prova a negarla e seppellisce le macerie ideologiche di un ordine che si dà per “naturale”.

Dopotutto la storia precede per “salti di qualità” e “rotture”. Quello che avviene Oltralpe riconfigura un campo di possibilità che suona come una bestemmia per le classi dominanti e i loro apologeti, cioè che il termine rivoluzione non sia più adoperato solo per definire il moto dei corpi celesti.

Il colpo di coda della dialettica ha preso di mira uno come Macron che, ironia della storia, aveva scritto un libro-manifesto dal titolo: “Rivoluzione”.

Magnifico esempio di nemesi storica…

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