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Published: 16 August 2025
Created: 11 August 2025
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clarissa

Scienza & Libertà

di Gaetano Colonna

Che la fede nella scienza sia oggi diventata tanto o addirittura più popolare di quella nella religione, è un fatto abbastanza evidente. Purtroppo però la scienza sta oggi assumendo due delle peggiori tendenze che le religioni hanno spesso manifestato, quelle che in epoca moderna hanno causato la loro perdita di credibilità: imporre dogmi e diventare centri di potere.

L’ultimo episodio che conferma lo sviluppo di queste due tendenze verso una vera e propria dittatura scientifica, con tutto ciò che questo comporta in tema di libertà di opinione e di scelta, è dimostrato dalla levata di scudi contro la nomina da parte governativa di due scienziati reputati no-vax nell’ambito del Nitag (National immunization technical advisory group), il “Gruppo consultivo nazionale sulle vaccinazioni”, istituito nel 2021 allo scopo di «supportare, dietro specifica richiesta e su problematiche specifiche, il Ministero della Salute nella formulazione di raccomandazioni evidence-based1 sulle questioni relative alle vaccinazioni e alle politiche vaccinali, raccogliendo, analizzando e valutando prove scientifiche».

A chiedere la revoca dell’incarico al prof. Paolo Bellavite ed al pediatra dott. Eugenio Serravalle, sono stati alcuni organismi associativi, espressione politica della categoria medica e sanitaria: per “espressione politica” intendiamo, a scanso di equivoci, il fatto che questi organismi dichiarano di tutelare gli interessi di tali categorie, al tempo stesso definendo le regole cui i professionisti stessi devono a loro avviso attenersi.

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Published: 16 August 2025
Created: 13 August 2025
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antropocenejpg

L’alternativa al ponte sullo Stretto esiste

di Domenico Gattuso

Il ponte sullo Stretto torna alla ribalta a seguito dell’approvazione del Progetto Definitivo da parte di un CIPESS telecomandato. E spopola sui media un ministro che è una caricatura, fiero di sé e della sua mediocre cultura politica. Sotto i riflettori di una stampa di servizio, egli si propone a suon di slogan da bar, di assicurare che ormai è fatta, che lui ha raggiunto il suo scopo, che ora tocca ai tecnici passare alla fase esecutiva.

In realtà l’omino è solo uno strumento nelle mani di potenti lobby finanziarie e del cemento che impongono ancora oggi strategie e politiche finalizzate a grandi opere di ingegneria, senza guardare troppo alle reali esigenze della collettività. Attraverso mirate campagne promozionali su gran parte dei giornali, delle Tv e dei social addomesticati, le lobby vogliono far passare l’idea che solo con tali opere sia possibile garantire progresso e sviluppo. Tali opere purtroppo fagocitano ingenti risorse finanziarie a scapito di infrastrutture e servizi diffusi che dovrebbero avere la priorità, provocano impatti negativi notevoli sui territori, offrono benefici solo per frange di privilegiati. Spesso si tratta di opere impegnative che comportano grandi rischi, senza imprimere reali forme di sviluppo nelle aree in cui sono collocate.

Ciò che impressiona è la visione miope delle classi dirigenti in questa fase storica; una visione liberista e affarista, scevra di attenzione all’equità sociale e territoriale, direi anche spendacciona e sprecona. Da tempo ormai si vanno affermando in molte regioni del mondo delle politiche di mobilità alternative improntate alla sostenibilità e al bene comune.

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Published: 15 August 2025
Created: 12 August 2025
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fuoricollana

Gaza, il genocidio suicidiario di Israele

di Luigi Alfieri

L’introduzione di Alfieri a "Il Male estremo". E un post scriptum sulla genealogia del genocidio dei palestinesi. Il genocidio è “democratico”. Non solo la maggioranza decide chi deve essere ucciso senza limiti, ma decide cos’è questo “chi”

burri alberto tormento della materia 1.pngGli ebrei sono dei pervertiti, subdoli, avidi, usurai. Chi odia i “negri” ha già deciso che puzzano e violentano le donne. Così come chi odia gli “zingari” sa con certezza assoluta che gli “zingari” sono sporchi, rubano e rapiscono i bambini. Non si prende una differenza e la si perseguita, si crea una differenza per poterla perseguitare. Perché? Per proiettare fuori la paura. Per sentirsi sicuri dentro solidi e indiscutibili confini. Per sentirsi forti ed eroici trionfatori sul male. Per compiacersi di essere buoni e giusti. Per stringersi meglio insieme in una presunta “identità”. Per godersi una facile vittoria che fa sentire tanto, tanto potenti. Se di fronte a questo cerchiamo di opporci virtuosamente difendendo la libertà di religione degli ebrei, la dignità umana dei “negri” o le tradizioni culturali degli “zingari” abbiamo già sbagliato tutto. Abbiamo già dato ragione ai persecutori nel punto essenziale: ci sono ebrei, e negri, e zingari, e sono altri, diversi da noi, diversamente umani. E come si fa, a questo punto, a impedire che il “diversamente umani” significhi “non abbastanza umani”? Naturalmente questa è una semplificazione. Ci sono tante cose, troppe cose dentro la realtà del genocidio per poter pensare di costruirci sopra una teoria che spieghi tutto. Non si può costruire nessun discorso che possa pretendere di decifrare sino in fondo anche una minima parte dell’infinita complessità di ciò che è umano. Anche il male, nell’uomo, è infinitamente complicato (…). A partire, dice Alfieri, dal diritto di vita e di morte.

 

Ius vitae ac necis.

Da tempi remoti, questa è la definizione più netta e sintetica del potere supremo, di quel potere che dagli inizi dell’età moderna chiamiamo sovrano. Sovrano è la persona, o meglio l’istituzione (è un’istituzione anche quando è una persona) che può legittimamente decidere sulla vita e sulla morte di ciascuno. Dare la morte, dunque, è la più alta prerogativa sovrana. La decisione di morte va accettata con reverente e persino grato timore, come massima espressione della più alta concepibile grandezza umana. Nessuno, tranne Dio, è al di sopra di colui che ha il diritto di uccidere.

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Published: 15 August 2025
Created: 11 August 2025
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krisis.png

Come è morta la democrazia occidentale

«Il vero cambiamento è un’illusione»

di Thomas Fazi

Krisis propone l’atto d’accusa di Thomas Fazi contro il disfacimento del sistema democratico in Occidente. Con una denuncia tagliente, l’analista evidenzia come censura, criminalizzazione del dissenso e manipolazione delle istituzioni siano diventati strumenti per mantenere il potere delle élite. Dalla Francia alla Romania, passando per l’Unione europea e gli Stati Uniti, secondo Fazi la democrazia sostanziale si è erosa, sostituita da un sistema che favorisce l’oligarchia. Le crisi economiche, sociali e geopolitiche hanno amplificato questa tendenza, mentre forme di repressione e manipolazione si giustificano come difesa della democrazia. Il breve periodo di democrazia sostanziale postbellica è ormai un ricordo. E il futuro si presenta cupo.

El Tres de Mayo by Francisco de Goya from Prado thin black margin resultIn Germania, la polizia ha recentemente perquisito le abitazioni di centinaia di cittadini accusati di aver insultato politici o di aver pubblicato online “messaggi d’odio”. In Francia, la procura ha aperto un’indagine penale contro X, la piattaforma di Elon Musk, accusandola di interferenze straniere attraverso la manipolazione degli algoritmi e la diffusione di contenuti “d’odio”. Ciò è avvenuto dopo una perquisizione della polizia nella sede del Rassemblement National, il principale partito d’opposizione francese, in seguito all’apertura di una nuova indagine sul finanziamento della campagna elettorale, solo pochi mesi dopo che Marine Le Pen, ex leader del partito, è stata condannata a cinque anni di ineleggibilità per uso improprio dei fondi UE.

Nel Regno Unito, oltre 100 persone sono state arrestate semplicemente per aver portato cartelli con la scritta «Mi oppongo al genocidio, sostengo Palestine Action», organizzazione recentemente messa al bando per terrorismo. Nel frattempo, negli Stati Uniti, l’amministrazione Trump sta attuando una vasta stretta sulla libertà di espressione, soprattutto relativamente alle critiche nei confronti di Israele.

Questi casi non sono eccezioni, ma sintomi di una deriva autoritaria più profonda e sistemica. In tutto l’Occidente, la censura è diventata prassi, il dissenso viene sempre più criminalizzato, la propaganda è sempre sfacciata e i sistemi giudiziari sono usati come armi per mettere a tacere l’opposizione. Negli ultimi mesi, questa tendenza è degenerata in attacchi diretti alle istituzioni democratiche di base: in Romania, per esempio, un’intera elezione è stata annullata perché aveva prodotto «l’esito sbagliato» e altri Paesi stanno valutando mosse analoghe.

Ufficialmente, tutto ciò viene fatto «per difendere la democrazia». In realtà, lo scopo è evidente: consentire alle classi dirigenti di mantenere il potere di fronte a un crollo storico della loro legittimità.

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Published: 15 August 2025
Created: 12 August 2025
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manifesto

Il neo imperialismo dell’Unione creditrice

di Emiliano Brancaccio

Dall’inizio della guerra, i paesi europei hanno speso più degli Stati uniti in appalti per la difesa militare dell’Ucraina. Fornito dall’Istituto Kiel, il dato stravolge la narrazione di Trump e dei suoi accoliti

Dall’inizio della guerra, i paesi europei hanno speso più degli Stati uniti in appalti per la difesa militare dell’Ucraina. Fornito dall’Istituto Kiel, il dato stravolge la narrazione di Trump e dei suoi accoliti. Questi avevano pubblicamente insultato l’Ue con vari epiteti.

«Vigliacca, scroccona, parassita, profittatrice della generosità militare americana». Ora scopriamo che le cose stanno diversamente. L’Europa è diventata leader mondiale nel finanziamento della guerra in Ucraina.

Gli stranamore nostrani accolgono la notizia con maschio entusiasmo. L’Europa comincia a mostrare quelli che il Corsera ha definito «gli attributi» della sovranità. Per adesso sotto forma di denaro, ma poi bisognerà aggiungere difesa integrata, ombrello atomico comune, tecnologia bellica di avanguardia, e soprattutto «una proiezione militare credibile». In breve: la scatola degli attrezzi di un inedito imperialismo europeo, intenzionato a farsi rispettare nel mondo.

A ben vedere, il nuovo dato risolve anche una vecchia contraddizione dell’Europa unita: la pretesa di dominare i rapporti commerciali evitando però di puntare direttamente le armi in faccia alla controparte.

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Published: 15 August 2025
Created: 12 August 2025
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lantidiplomatico

La vera posta in gioco del Vertice in Alaska 

di Clara Statello

 Il Summit cruciale in Alaska: partita a due tra Russia e USA. Ucraina e UE restano a guardare 

Le trattative per la pace in Ucraina si rivelano essere una partita due tra gli Stati Uniti e la Federazione Russa, che venerdì 15 agosto in Alaska decideranno le sorti dei territori sotto controllo russo, oltre a questioni di cooperazione strategica e divisione delle zone di influenza. Unione Europea e Ucraina resteranno a guardare.

Mentre in Europa cresce la preoccupazione che la Casa Bianca e il Cremlino possano accordarsi per porre fine alla guerra prolungata, bypassando Kiev, Zelensky rifiuta il piano di Trump del riconoscimento del Donbass russo.

Accetta un cessate il fuoco con il congelamento dell'attuale linea del fronte, nell’ambito del piano europeo, che prevede il cessate il fuoco prima di ogni altra mossa, il ritiro delle truppe secondo il principio “territorio per territorio” e garanzie di sicurezza, inclusa l’adesione alla NATO.

Dunque Kiev dice no a un riconoscimento de iure ma apre a un riconoscimento de facto.

È pur sempre un progresso nei negoziati, un «ammorbidimento della posizione» ucraina scrive il Telegraph. Zelensky incassa il sostegno dei partner europei e della NATO, attraverso cui l’Ucraina acquisirà potere negoziale.

Intanto, tra la stampa occidentale, inizia ad affermarsi l’idea che la posizione di Kiev di rifiutare concessioni territoriali sia irrealistica. Secondo il commentatore del The Financial Times, Gideon Rachman, il riconoscimento de facto dei territori sotto controllo russo potrebbe necessario se garantirà che “l’Ucraina riuscirà a mantenere la propria indipendenza e democrazia”.

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Published: 15 August 2025
Created: 11 August 2025
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giubberosse

L’incontro tra Putin e Trump: il trionfo dell'illusione sulla realtà

di Paul Craig Roberts -  paulcraigroberts.org

Un paio di giorni fa Trump ha affermato che non valeva la pena incontrare Putin, ma improvvisamente ha ordinato ai suoi collaboratori di organizzare entro una settimana un incontro con Putin. La spiegazione che ci è stata fornita è che Putin ha affermato che il negoziatore di Trump, Witcoff, aveva fatto una proposta  accettabile. Il negoziatore di Putin, Kirill Dmitriev, ha dichiarato “un incontro storico in cui prevarrà il dialogo”. Un sognatore ha proclamato che Putin e Trump “potrebbero riconfigurare l’ordine mondiale”.

Queste premature dichiarazioni di accordo e successo hanno dato origine a ulteriori teorie romantiche. Un commentatore russo ha dichiarato che l’Alaska è stata scelta per lo storico incontro perché “incarna così chiaramente lo spirito di vicinato e di cooperazione reciprocamente vantaggiosa, perduto durante la Guerra Fredda”. Gli atlantisti-integrazionisti russi, i cui cuori e interessi sono rivolti all’Occidente, sperano che le loro dichiarazioni di felicità, anche se implicano la resa russa, prevalgano sul nazionalismo russo.

Ad esempio, il negoziatore di Putin è Kirill Dmitriev, nominalmente russo, ma in realtà laureato alla Stanford University e alla Harvard Business School – due porte d’ingresso nell’establishment americano – che ha iniziato la sua carriera presso Goldman Sachs, un membro dell’establishment.

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Published: 15 August 2025
Created: 10 August 2025
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mondocane

Ebrei, sionismo, Israele, antisemitismo… Caro Travaglio

di Fulvio Grimaldi

Caro Direttore,

A scopo di chiarezza e di onestà d’intenti premetto: meno male che esistono il Fatto Quotidiano, il suo direttore, e sue punte di diamante della categoria, quali Luttazzi, Ranieri, Robecchi, Basile, Palombi, Barbacetto e quasi tutti gli altri.

Ti rinnovo la stima e la riconoscenza per quello che tu e il tuo giornale fate per contrastare e battere il pianificato degrado dell’informazione nella nostra parte di mondo. Questo mio apprezzamento è condiviso dalla maggioranza dei miei interlocutori. Per evitare il rischio, umanamente comprensibile, dell’accettazione acritica di una tua clamorosa, ma non inedita, deviazione da quella che è una riconosciuta correttezza storico-professionale, tanto sorprendente quanto gravida di deformazioni cognitive, mi premetto di diffondere questa lettera. Serve per rimediare, con una divergenza dettata dalla realtà storica e attuale, alla sua eventuale mancata pubblicazione.

Nel tuo editoriale e in una tua risposta al lettore Giovanni Marini del 9 agosto, vanno rilevati errori e falsità di una portata inconciliabile con la precisione e onestà con la quale sei solito affrontare questioni politiche e storiche. E’ sorprendente come, in un giornalista di eccezionale correttezza e competenza, possa aver prevalso sulla realtà lapidaria dei fatti un approccio preconcetto, antiscientifico, determinato forse da trasporto sentimentale.

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Published: 14 August 2025
Created: 12 August 2025
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volerelaluna

Perché l’Occidente non guiderà più la storia del mondo

di Piero Bevilacqua

occidente natoNon occorre possedere speciali virtù profetiche per predire ai paesi dell’occidente (vale a dire Europa e USA per come si sono configurati negli ultimi due secoli), un avvenire di disgregazione e di inarrestabile declino. Sarebbe sufficiente fermarsi ai dati macroeconomici e sociali più noti per farsi un’idea alquanto realistica del futuro che li attende. Gli USA sono chiusi nella trappola di un debito crescente e insostenibile, incapaci di limitare la loro dispendiosa postura di impero guerresco, privati da decenni della loro base manifatturiera, spinti a fare soldi con i soldi, costretti a governare un paese lacerato dalle disuguaglianze, in cui la classe media, base della stabilità politica americana, arretra ormai da decenni, mentre in tanti stati la condizione di povertà supera il 10% della popolazione. Un’economia di servizi che vuole vivere sul debito pubblico e sull’indebitamento privato dei cittadini, sul dominio del dollaro. Sotto questo profilo l’Europa non sta molto meglio anche a prescindere dallo scenario inquietante che si schiude per il Vecchio Continente dopo gli accordi con Trump del 27 luglio. Vent’anni di perdita di produttività delle industrie dell’Unione, ci ricorda il Rapporto sul futuro della competitività europea di Mario Draghi del 2024. Nel quale rapporto cogliamo la previsione più clamorosa del declino europeo, l’indicatore più indiscutibile del regresso delle nazioni: la perdita di popolazione. «Entro il 2040, si prevede che la forza lavoro dell’UE si ridurrà di circa 2 milioni di persone ogni anno, mentre il rapporto tra lavoratori e pensionati dovrebbe scendere da circa 3:1 a 2:1». Ricordiamo di passaggio quel che è successo nel cuore del Vecchio Continente. Con la guerra in Ucraina la rampante locomotiva d’Europa, la Germania, è andata a schiantarsi nelle secche di una classe dirigente nana, che ha ubbidito prontamente agli USA, ha accettato di buon grado il sabotaggio del gasdotto Nord Stream, rinunciando ai rapporti di scambio con la Russia su cui aveva fondato un modello di crescita di successo. Ora ha imboccato la strada, davvero ricca di potenzialità, per diventare la “più grande potenza militare dell’Europa”. Immaginiamo con entusiasmo quanta ricchezza e benessere apporterà al suo popolo e al resto d’Europa col patrimonio di carri armati, bombe e missili di cui si doterà…

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Published: 14 August 2025
Created: 14 August 2025
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ilblogdim.consolo

Il “cortile di casa degli Usa” guarda ai Brics per uscire dalla stretta del trumpismo

di Marco Consolo

BRICS 11.jpgIn un mio articolo precedente avevo esaminato i risultati del vertice BRICS 2025 (Rio de Janeiro 6-7 luglio) [i]. Questa nota è invece dedicata al rapporto tra l’America Latina e i Brics.

Il commercio interno dell’America Latina beneficia di una lingua comune, di una cultura in gran parte condivisa e di legami storici. In particolare, nel continente sono intensi gli scambi commerciali tra Messico, Brasile, Cile e Argentina.

La regione è però caratterizzata da una debolezza politica intrinseca. Infatti, nonostante abbia legami culturali e storici molto più stretti di quelli condivisi dai BRICS tra loro, nella politica internazionale l’America Latina non forma un blocco unito.

Nel passato decennio “progressista”, la cosiddetta “decada ganada”, la regione aveva cercato di avere una sola voce e si era data un’architettura istituzionale in cui, per la prima volta, non c’era la presenza ingombrante degli Stati Uniti e del Canada. Attraverso le organizzazioni UNASUR, CELAC, ALBA i Paesi del continente hanno cercato una propria strada, autonoma dal gigante del nord. Da subito è iniziata una “offensiva conservatrice”, guidata dalla Casabianca, per soffocare i vagiti di una integrazione regionale autonoma e riconquistare i governi del “cortile di casa”. Un obiettivo parzialmente raggiunto, con le vittorie delle destre in Argentina, Ecuador, El Salvador, Panama, Paraguay, Perù.

Più in generale, la regione deve affrontare tre insidie dello sviluppo: una bassa capacità di crescita; un’elevata disuguaglianza con una scarsa mobilità sociale e una debole coesione sociale; una capacità istituzionale e di governo poco efficaci.

I Paesi della regione possono migliorare le proprie politiche di attrazione degli investimenti e coordinarle con le politiche di sviluppo produttivo, in modo da aumentare anche il loro impatto sulle economie destinatarie.

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Published: 14 August 2025
Created: 11 August 2025
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officinaprimomaggio

Milano dall’elettronica alle aragoste

di Sergio Fontegher Bologna

Adesso che ho cominciato a dire la mia come faccio a tirarmi indietro?

L’altro giorno il “Corriere” ha intervistato mons. Delpini. Tra le tante cose sacrosante che ha detto, una mi è piaciuta particolarmente. Tanti dicono che Milano avrà la forza di risollevarsi dopo questa batosta. “Se queste persone ci sono, si facciano avanti!” dice Delpini.

Ma all’orizzonte non si vede anima viva, non si fa avanti nessuno. Qui l’aria che tira è: “ha da passà ‘a nuttata!”

I giornali poi sull’intervista di Delpini hanno chiesto il parere di Elena Buscemi, Presidente del Consiglio Comunale. Quando si occupava di città metropolitana ha dato una mano a noi di ACTA, perché potessimo avere più spazio nella tutela delle Partite Iva. La ricordo quindi con gratitudine. Oggi si trova in un’altra posizione e immagino che la poltrona che occupa non sia il massimo della comodità. Ovviamente non fa una difesa d’ufficio della Giunta, però dice una cosa che mi lascia perplesso: la bella Milano che tanti rimpiangono contrapponendola a quella di oggi, che tanti non sopportano, in realtà non è mai esistita, è il prodotto della fantasia di chi oggi critica la politica urbanistica.

Boh, sarà. Posso anche essere d’accordo: nella sequenza Mediobanca-Ligresti-Berlusconi- Catella-Sala-Tancredi c’è effettivamente una certa continuità, anzi mettiamoci dentro anche la “Milano da bere”, e abbiamo una storia che dura da quarant’anni (1985-2025). Elena ne ha 43 e capisco che non ha visto altro nella vita, quindi ha ragione a dire che “l’altra Milano” sta solo nella testa di anime belle.

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Published: 14 August 2025
Created: 10 August 2025
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rete dei com

No al summit della guerra! L’11 settembre mobilitiamoci a Roma

di Coordinamento Disarmiamoli

È stato annunciato dal Sole 24 Ore il primo “Defence Summit”, appuntamento programmato dal giornale di Confindustria per l’11 settembre a Roma. La sala scelta è nelle disponibilità del Comune capitolino e della Regione Lazio, dimostrando ancora una volta come gli enti territoriali, amministrati da questo o da quello schieramento politico, si riempiono la bocca della parola “pace” per poi essere pienamente coinvolti nella promozione di iniziative che vanno in direzione opposta. Era già accaduto lo scorso 15 marzo, in occasione della piazza chiamata da Michele Serra e sostenuta con 270 mila euro di fondi pubblici tramite Zétema – società in house del Campidoglio che si dovrebbe occupare di eventi culturali – così come si verificò nuovamente ad aprile con l’iniziativa analoga promossa a Bologna dal sindaco felsineo e dalla collega fiorentina, e a maggio quando Comune di Napoli e Governo hanno ben pensato di sfruttare la cornice offerta dalle celebrazioni dell’anniversario dei natali della città partenopea per ospitare un vertice NATO.

L’evento in calendario per l’11 settembre, dal nome roboante, cade in un periodo in cui i venti di guerra soffiano sempre più forte. Lo sanno i palestinesi, il cui genocidio continua con il consenso statunitense e il silenzio complice degli apparati europei, e di fronte al quale risultano quantomeno tardive le prime contromisure indicate da alcune cancellerie continentali, mentre lo stato terrorista di Israele si prepara all’invasione di Gaza dopo aver portato il quadrante sull’orlo di una crisi generale con i recenti attacchi all’Iran.

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Published: 14 August 2025
Created: 11 August 2025
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insideover

Lo scacco a BlackRock a Panama è una sconfitta anche per Donald Trump

di Giuseppe Gagliano

 

Il progetto di BlackRock di acquisire porti strategici a Panama si è concluso con un nulla di fatto. Il veto di Pechino, che ha rifiutato qualsiasi accordo senza la partecipazione di capitali cinesi, ha messo fine a mesi di trattative e speranze a stelle e strisce. È un episodio simbolico, ma potentissimo: dimostra come gli Stati Uniti, anche nella loro dimensione finanziaria e commerciale più aggressiva, non siano più in grado di imporsi da soli in zone che un tempo consideravano cortile di casa.

 

Il ritorno di Trump e il mito del “piccolo impero”

Alla vigilia del secondo mandato, Donald Trump ha rilanciato il suo disegno geopolitico: un’America meno globale ma più coesa, che rinuncia all’universalismo interventista per consolidare un nucleo imperiale compatto. Da qui l’ambizione di rimettere le mani sul Canale di Panama, nodo strategico per il commercio mondiale, già al centro delle tensioni USA-Cina da oltre un decennio. Lo stesso Trump, nel suo stile provocatorio, aveva persino evocato l’annessione del Canada e del Groenlandia, segnando un ritorno a un imperialismo esplicito ma selettivo.

 

BlackRock, un braccio armato troppo fragile

Nel tentativo di realizzare questa visione, Washington si è affidata a uno dei suoi attori più potenti: BlackRock.

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Published: 14 August 2025
Created: 14 August 2025
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sinistra

Il tabù della lotta aperta e il genocidio inarrestabile dei palestinesi

di Davide Gatto

L’esperienza più significativa che noi elaboriamo del mondo è mediata dal linguaggio: parole che definiscono le cose, legami sintattici che le mettono in relazione. Sono di conseguenza ben radicate nel linguaggio anche le nostre azioni, persino quelle più istintive: una “guerra” – come quella che per i media occidentali Israele combatte a Gaza – non può che protrarsi fino a che non siamo venute meno le ragioni che l’hanno innescata, e pazienza per le vittime civili e le distruzioni che - si sa - sono effetti collaterali e necessari di qualunque conflitto.

Credo che vada ricercato anche in quest’ambito il motivo per cui il mondo non riesce a fermare il genocidio dei palestinesi di Gaza. Se è vero infatti che dall’ottobre 2023 si sono via via moltiplicati gli appelli, le raccolte firma, le manifestazioni di piazza, fino all’attuale ondata di indignazione che vediamo montare sui social, pure si avverte in queste prese di posizione finalmente larghe una sorta di vischiosità che non consente loro di affrancarsi dalla consueta inerzia: come se la nuova consapevolezza e la protesta restassero tuttavia chiuse entro un recinto che le rende inoffensive, inefficaci.

È fatto delle parole con cui siamo abituati a sentire raccontare e a raccontarci il mondo questo recinto, è fatto della trama di un linguaggio che reca ben impresse le impronte di chi detiene il potere, di un linguaggio che disegna nella mente di chi lo usa reti concettuali che possono essere vere e proprie gabbie, di un linguaggio al cui successo contribuiscono fortemente la pigrizia mentale e il vile opportunismo dell’uomo qualunque.

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Published: 13 August 2025
Created: 12 August 2025
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italiaeilmondo

Alaska e oltre: Trump in una scatola

di Mark Wauck

trump tariff threat 2 1733320235Naturalmente, le speculazioni odierne continuano, come nel fine settimana, su cosa aspettarsi dall’incontro in Alaska tra Putin e Trump. Alastair Crooke, oggi, approfondisce le pressioni che Trump deve affrontare da diverse parti. La descrivo come se Trump si trovasse in una scatola, una scatola, in gran parte, creata da lui stesso. Oltre agli accordi che ha dovuto concludere per tornare alla Casa Bianca, c’è anche il suo passato con Epstein che lo perseguita, così come le pessime decisioni sul personale che continua a prendere, una sorta di marchio di fabbrica di Trump. Negli ultimi giorni ho sottolineato l’influenza di una delle decisioni più sconsiderate di Trump in materia di personale, il suo continuo affidamento al generale in pensione Keith Kellogg, e Crooke ne parla. Tra l’altro, oggi ho ascoltato una breve intervista (15 minuti) con Jeffrey Sachs. Sachs è solitamente caritatevole, ma si è riferito all’ottantenne Kellogg come a “quel vecchio”. Significativo. L’ipotesi è che Trump si affidi ai consigli di un uomo che vive nel passato ed è ormai troppo vecchio per affrontare la mutata realtà post-Guerra Fredda di una Russia che, pur mantenendo la continuità con il suo passato culturale, è diversa sia dalla Russia zarista che da quella sovietica.

Se vi fornissi una trascrizione parziale della discussione tra Crooke e il giudice Nap, e devo dire subito che ho editato questo scambio orale con una certa libertà, credo che capirete il motivo per cui Crooke parla di “pressioni” su Trump. Trump sta affrontando pressioni derivanti dai fallimenti della sua politica estera ed economica – entrambe basate sui dazi e sulle sanzioni – e dall’ombra di scandalo rappresentata dalla controversia sul dossier Epstein. Ha bisogno di dirottare l’attenzione pubblica e ha bisogno di un successo clamoroso – o apparente – per riuscirci. Gaza, Epstein, il fallimento dello shock tariffario e il timore reverenziale stanno tutti trascinando Trump verso il basso.

Così l’Alaska. Eppure, come detto, ha scarso controllo effettivo sulla politica estera.

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Published: 13 August 2025
Created: 07 August 2025
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antiper

Tricontinental | Iper-imperialismo: una nuova fase pericolosa di declino

Introduzione

di Antiper

Introduzione a Tricontinental. Institute for Social Research, Hyper-Imperialism: A Dangerous Decadent New Stage, 23 gennaio 2024

trico 2.jpgSono passati appena 30 anni da quando gli ideologi della borghesia, in un impeto di wishful thinking, hanno dichiarato la “fine della storia” dando per scontata l’intangibilità dell’imperialismo statunitense. Ma per le lotte e i movimenti popolari che sentivano sul collo lo stivale dell’imperialismo, non si intravedeva all’orizzonte una fine del genere.

Nonostante la violenta repressione, come nel massacro di Carajás in Brasile nel 1996, il Movimento dei Lavoratori “Sem terra” guidò la riappropriazione delle terre per realizzare una riforma agraria popolare attraverso occupazioni e coltivazioni, sfidando i colossi dell’agrobusiness, come la multinazionale statunitense Monsanto. [2]

Un “soldato che ha scosso il continente”, Hugo Chávez, vinse le elezioni popolari [in Venezuela] nel 1999, una brusca svolta a sinistra che fu seguita da altri paesi in America Latina. Questa svolta incluse un’ondata di mobilitazioni di massa di milioni di lavoratori, contadini, indigeni, donne e studenti che nel 2005 sconfisse le proposte di Area di Libero Scambio delle Americhe [ALCA] degli Stati Uniti, sfidando direttamente quasi 200 anni di Dottrina Monroe. [3]

Nel 2002, le donne nigeriane si radunarono ai cancelli della Shell e della Chevron per protestare contro la distruzione e lo sfruttamento ambientale nel Delta del Niger. Gli haitiani rifiutarono secoli di umiliazioni con manifestazioni di massa in seguito alla destituzione di Jean-Bertrand Aristide da parte degli Stati Uniti e all’occupazione statunitense nel 2004. Milioni di nepalesi celebrarono il rovesciamento della monarchia attraverso la resistenza armata sotto la guida dei comunisti nel 2006. Quando il fruttivendolo Mohamed Bouazizi si diede fuoco nel 2010, il popolo tunisino si ribellò al sistema neoliberista che lo aveva spinto ad un gesto così estremo.

Negli anni successivi, si verificarono cambiamenti, a volte piccoli e impercettibili, altre volte turbolenti ed esplosivi. Questi cambiamenti coinvolsero sia movimenti popolari che attori statali, in alcuni casi estremamente potenti.

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Published: 13 August 2025
Created: 10 August 2025
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contropiano2

Non c’è posto in Alaska per le follie “europeiste”

di Redazione Contropiano

Non c’è nulla di più complicato delle trattative per metter fine a una guerra, a meno che una delle due parti non abbia raggiunto una situazione schiacciante sul campo. Il che sicuramente non è, nel caso del conflitto in Ucraina, per l’alleanza occidentale che supporta Kiev, ma neanche per Mosca, che pure appare in vantaggio strategico molto consistente.

L’ormai prossimo vertice in Alaska tra Putin e Trump, come abbiamo già detto, può avvenire solo perché – senza che siano emersi contenuti concreti sul possibile accordo – le due diplomazie principali hanno evidentemente raggiunto risultati sufficienti a garantire che l’incontro tra i due presidenti possa essere rivenduto come un “successo”. Altrimenti non si farebbe neanche…

Le ulteriori complicazioni arrivano dalla qualità non eccelsa dei negoziatori statunitensi – l’incaricato principale, Witkoff, è un immobiliarista miliardario a digiuno di diplomazia istituzionale – e quindi dalla possibilità che da quel lato non si comprendano a fondo le conseguenze concrete di quel che si discute.

E’ l’ipotesi avanzata ad esempio dalla tedesca Bild, molto “governativa”, secondo cui Witkoff avrebbe scambiato la proposta di “ritiro pacifico” delle truppe ucraine dalle porzioni degli oblast di Kherson e Zaporizha ancora sotto il loro controllo (circa un quarto dei due territori) per il ritiro unilaterale dell’Armata russa dalle due regioni, costate sicuramente molto in termini di mezzi, uomini e investimenti.

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Published: 13 August 2025
Created: 08 August 2025
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mondocane

Il 7 ottobre come l’11 settembre. E c’è chi ancora ci casca --- Terrorista a chi?

di Fulvio Grimaldi

https://www.youtube.com/watch?v=t_ZqRFMFsbk&t=58s

https://youtu.be/t_ZqRFMFsbk

Dove ci si chiede, ma il pesce puzza dalla testa, come tutto sta a dimostrare, o dal corpo, come ci vogliono far credere?

Allora in primis: demattarelliziamoci. In secundis defascistizziamo lo Stato. Naturalmente si tratta di procedimenti politico-culturali, non essendoci a disposizione brigate Garibaldi, ma che intanto rafforzano un elemento indispensabile: la consapevolezza dalla quale fiorisce l’autonomia di giudizio. E, magari, l’azione

La prima consapevolezza è che questo Capo dello Stato, con la disponibilità a firmare qualsiasi provvedimento di una banda di malfattori, dilettanti allo sbaraglio, scappati di casa, è un “rappresentante di tutti gli italiani” che non ne rappresenta due terzi, i quali drasticamente lo disconoscono quanto a giudizi sul Rearm Europe e su quanto è giusto o sbagliato in Ucraina. La seconda è che questo governo di reggicoda delle tirannie politico-economiche del complesso atlantico-sionista vale, forse, il 25% degli elettori italiani. Sono appunto coloro che, tenendo conto degli astenuti bipartisan disgustati, lo hanno votato.

Poi c’è la questione, di più arduo superamento, della misura in cui coloro che queste consapevolezze le hanno raggiunte, restano tuttavia imbrigliati nelle megatruffe fondate sulla distorsione di una realtà fatta passare per verità, giustizia, morale.

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Published: 13 August 2025
Created: 08 August 2025
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contropiano2

“Per mezzo dell’inganno”: la doppiezza del Mossad e la complicità di Washington

di Rima Najjar*

Nonostante miliardi di aiuti militari, un supporto tecnologico all’avanguardia e un’incrollabile protezione diplomatica, gli Stati Uniti sono regolarmente sorvegliati dallo stesso alleato che sostengono. Attraverso il Mossad, Israele ricambia non con lealtà, ma con uno spionaggio stratificato, descritto dall’ex agente della CIA Andrew Bustamante come doni intrisi di programmi spia e una collaborazione intrisa di sfiducia. Per molti americani, questa imparità morale contrasta il legame intuitivo tra generosità e fedeltà.

In un segmento del programma radio podcast #224 di Julian Dorey, ormai virale, Bustamante racconta come il Mossad offrisse alla CIA dei “regali”, solitamente strumenti tecnologici o di rilevamento, sistematicamente dotati di programmi spia. L’aneddoto non è eccezionale; è emblematico. L’etica del Mossad, plasmata da una politica Sionista che privilegia il dominio sulla responsabilità, è impenitente: l’inganno sulla trasparenza, la sopravvivenza sulla solidarietà, gli interessi sulle alleanze. Il suo credo guida, “Con l’inganno, farai la guerra”, non è un vezzo retorico. È una dottrina tattica in cui la manipolazione è sacra, i confini etici sacrificabili e il tradimento strategico, persino dei benefattori, pienamente normalizzato.

Mentre la CIA si destreggia tra vincoli diplomatici e supervisione esecutiva, il Mossad opera con autonomia dottrinale. L’imparità è sia operativa che filosofica, e si ripercuote negativamente sui palestinesi attraverso l’elaborazione delle politiche, le regole di spionaggio e il linguaggio morale dell’alleanza.

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Published: 13 August 2025
Created: 09 August 2025
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sinistra

La battaglia di Gaza

di Enrico Tomaselli

Tutti - spero - ricordano il film "La battaglia di Algeri", di Gillo Pontecorvo. Per chi non sa di cosa si parla, o volesse semplicemente rivederlo, in questi giorni è disponibile su Rai Play.

Il film racconta sostanzialmente un pezzo della guerra di liberazione algerina, e precisamente una fase acuta della battaglia svoltasi ad Algeri tra gli uomini (e le donne) del FLN e i paracadutisti francesi. Quello che pochi sanno, è che questo film viene spesso proiettato nelle scuole di guerra, in tutto il mondo. La ragione è che il film, oltre a essere un capolavoro della cinematografia, illustra perfettamente un fatto storico, ovvero come l'esercito di Parigi riuscì ad avere ragione dei combattenti algerini nella più importante città dell'allora colonia francese. Le tecniche contro-insurrezionali descritte nel film, non soltanto sono quelle effettivamente usate contro l'FLN, ma saranno poi prese a modello, soprattutto dagli eserciti occidentali, su come affrontare una guerriglia.

La cosa più interessante, in tutto ciò, è che ovviamente l'esercito francese vinse la battaglia di Algeri, ma perse la guerra, e l'Algeria ottenne la sua liberazione. Anche se la narrazione al riguardo tende a raccontare le cose come una sorta di tradimento da parte di De Gaulle - e infatti i militari francesi che operavano nella colonia diedero vita all'OAS, una organizzazione terroristica di estrema destra, che cercò più volte di assassinarlo - la realtà è che l'FLN rese semplicemente troppo oneroso il mantenimento del dominio coloniale. E solo qualche anno prima la Francia aveva perduto l'Indocina, dopo la sanguinosa sconfitta di Dien Bien Phu (anche su questa battaglia trovate un buon film, su Netflix).

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Published: 12 August 2025
Created: 11 August 2025
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analisidifesa

Timori, speranze e tante illazioni in vista del vertice Putin-Trump in Alaska

di Gianandrea Gaiani

1451017.jpgIl Summit di Ferragosto tra Vladimir Putin e Donald Trump sta gettando nel panico le cancellerie europee, incluso il governo di Kiev, che puntavano tutto su una crisi prolungata nei rapporti tra le due superpotenze per mantenere in sella governi e capi di governo.

Lo si evince chiaramente dalle ultime dichiarazioni. L’agenzia di stampa Bloomberg ha riferito ieri sera che i leader di alcuni Paesi europei stanno cercando di parlare con il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, in vista dell’incontro di venerdì in Alaska con il leader russo, Vladimir Putin.

il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha affermato nel suo consueto discorso serale alla nazione che “sappiamo che la Russia ha intenzione di ingannare l’America, ma noi non lo permetteremo”. La NATO ha così tanta fiducia nell’esito positivo (per l’Ucraina) del summit in Alaska che il Segretario generale Mark Rutte ha ribadito ieri sera che le forniture di armi all’Ucraina continueranno a prescindere dal vertice Russia-USA.

“Assolutamente sì, continueranno”, ha affermato Rutte, sottolineando che “i primi due pacchetti sono stati stanziati dagli olandesi e poi dagli scandinavi” e che ulteriori annunci sono attesi “nei prossimi giorni e settimane”.

 

Chi ha paura dell’incontro Putin-Trump?

A preoccupare ucraini ed europei sono almeno due elementi: a quanto sembra il summit Putin-Trump non li coinvolgerà direttamente e secondo il consigliere del Cremlino Yury Ushakov il vertice sarà focalizzato sulle opzioni per raggiungere una soluzione duratura alla crisi Ucraina e potrebbe essere seguito da un altro incontro faccia a faccia in territorio russo.

Il rischio quindi è un’intesa tra Mosca e Washington che porrà gli altri davanti al fatto compiuto.

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Published: 12 August 2025
Created: 06 August 2025
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transform

Perché l’Occidente sta fomentando la guerra contro la Cina?

di Alessandro Scassellati

6 ago 8.pngUno dei veri motivi che alimenta l’ostilità degli Stati Uniti e dell’Occidente collettivo nei confronti della Cina è che lo spettacolare sviluppo economico della Cina ha fatto aumentare il costo del lavoro cinese e ridotto i profitti delle aziende occidentali. Un secondo elemento è la tecnologia. Pechino ha utilizzato la politica industriale per dare priorità allo sviluppo tecnologico in settori strategici nell’ultimo decennio e ha ottenuto progressi notevoli. Lo sviluppo tecnologico della Cina sta ora infrangendo i monopoli occidentali e potrebbe offrire ad altri Paesi del Sud globale fornitori alternativi di beni industriali necessari a prezzi più accessibili. La possibile saldatura economica tra Cina e Sud globale rappresenta la sfida fondamentale all’assetto imperiale occidentale e allo scambio ineguale.

* * * *

Negli ultimi quindici anni, l’atteggiamento degli Stati Uniti nei confronti della Cina si è evoluto dalla cooperazione economica all’antagonismo più assoluto (si veda il rapporto Revising US grand strategy toward China del 2015). I media e i politici statunitensi hanno continuato a impegnarsi in una retorica anti-cinese persistente, mentre il governo statunitense ha imposto restrizioni commerciali e sanzioni alla Cina e ha perseguito il rafforzamento militare in prossimità del territorio cinese. Washington vuole che la gente creda che la Cina rappresenti una minaccia.

L’ascesa della Cina minaccia effettivamente gli interessi degli Stati Uniti, ma non nel modo in cui l’élite politica statunitense cerca di presentarla. Le relazioni tra Stati Uniti e Cina devono essere comprese nel contesto del sistema capitalista mondiale.

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Published: 12 August 2025
Created: 09 August 2025
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lafionda

Variabili di potere e sovranità: le guerre per procura dell’Occidente

di Elena Basile

Attualmente, ancora più che in passato, è essenziale, per condurre un’analisi corretta delle dinamiche internazionali, comprendere la differenza tra variabili indipendenti e non, che operano in un contesto complesso e fortemente strutturato.

Nel corso delle primavere arabe, il malcontento popolare albergava nei Paesi del Nord Africa da tempo, ma ha costituito un fattore in grado di destabilizzare le società soltanto quando la politica neoconservatrice statunitense ha deciso, con finanziamenti e organizzazione, di puntare sui Fratelli Musulmani per una forma di dominio più solida rispetto ai dittatori tradizionali.

La defenestrazione di Moubarak, l’elezione di Morsi — in seguito abbandonato da Washington a vantaggio dell’odierno Presidente dell’Egitto, Al Sisi — è la rappresentazione evidente della strategia ondivaga che ha sede a Washington.

Ugualmente, la guerra civile in Siria non sarebbe scoppiata, seminando lutti e dolore nel popolo siriano per circa un decennio, se Obama, nel 2015, non avesse deciso, con l’operazione Sycamore e d’accordo con i servizi segreti sauditi, di utilizzare le fisiologiche proteste anti-Assad quale fattore di destabilizzazione della società siriana.

Ricordo che all’epoca ero in Svezia e restavo allibita nell’osservare la bella intellighenzia del Paese che aveva d’obbligo un libro in tasca contro il pericolosissimo dittatore Assad. Sicuramente gli Assad, soprattutto il padre, avevano commesso crimini e favorito il loro potere alaudita con la repressione. Non diversamente da come molti dittatori, nostri alleati, hanno sempre fatto.

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Published: 12 August 2025
Created: 07 August 2025
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piccolenote

Putin da Trump, Modi da Xi: prove tecniche di nuovo mondo

di Piccole Note

Nell’incontro tra Vladimir Putin e l’inviato Usa Steve Witkoff è stato concordato un incontro tra il presidente russo e Trump, che dovrebbe tenersi la prossima settimana. Di seguito, lo scriviamo come parentesi di relativo interesse, Trump dovrebbe incontrare Zelensky, incontro al quale potrebbe prendere parte anche Putin, aggiunta che lo renderebbe di grande interesse, ma che ad oggi è solo un’ipotesi e che l’assistente di Putin, Yuri Ushakov, ha attribuito a “speculazioni”, dal momento di tale ipotesi si è solo “accennato” nell’incontro con Witkoff, anche perché, ha aggiunto, garantire che l’incontro tra i due presidenti “sia un successo e produca risultati tangibili è ciò che più conta”.

Trump ha detto al suo team di procedere rapidamente per organizzare l’incontro col suo omologo russo, dimostrando quanto sia galvanizzato alla prospettiva. Sarebbe storico.

Arduo pensare che tale summit ponga fine alla guerra ucraina subito, ma dovrebbe avviare una nuova fase di negoziati, più incisiva (Ushakov ha affermato che gli Usa hanno presentato “un’offerta accettabile”) oltre che produrre, forse, un cessate il fuoco temporaneo o altre limitazioni delle ostilità dal significato simbolico.

A facilitare il summit la rivelazione del complotto per istruire il Russiagate, la Fake news sull’aiuto che avrebbe ottenuto Trump per vincere le elezioni del 2016, che rischiò di costargli la Casa Bianca e produsse un procedimento di impeachement contro di lui una volta conquistata.

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Published: 12 August 2025
Created: 07 August 2025
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megachip

Il Ponte sullo Stretto è una truffa tecnico-politica da smontare bullone per bullone

di Pino Cabras

Altro che “grande opera”. Il Ponte di Salvini è una gigantesca messinscena da 15 miliardi. Con fondamenta nell’inganno, piloni nella propaganda, e un’impalcatura che non regge nemmeno sulla carta. Ingegneria? Semmai fantascienza prepotente con i soldi pubblici

🤡 Un progetto del 2011 venduto come “rivoluzionario”

Il governo lo chiama “progetto aggiornato”. Ma in realtà è lo stesso identico del 2011, truccato qua e là con una relazione in cui si promettono modifiche “nella fase esecutiva”. Tradotto: prima vi vendono il sogno, poi (forse) capiscono come realizzarlo. È come mettere all’asta un’auto dicendo che il motore lo monteremo dopo. Magari mentre il trabiccolo è in movimento lungo una discesa.

 

🔩 “Cambiamo l’acciaio”: parole che fanno ridere gli ingegneri (e piangere i contribuenti)

Nel nuovo progetto si propone di usare un acciaio con il 20% in più di resistenza. Peccato che questo cambia tutto: sezioni, cavi, masse, ancoraggi. Quindi buttano nel cestino tutti i calcoli statici e sismici fatti finora. Ma va bene così, dicono: “lo correggeremo più avanti”. Come no.

 

💥 Sismica e aerodinamica? Alla cieca, grazie

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  1. Vincenzo Morvillo: Genocidio e linguaggio: la semantica dell’ impero
  2. Jeffrey D. Sachs: Perché l'egemonia occidentale è finita
  3. Ferdinando Bilotti: Perché comandano i ricchi
  4. comidad: Non sono russofobi, semmai italofobi
  5. Fulvio Grimaldi: Gaza, Valsusa, antifascismi fascisti e chi ci sta
  6. Piero Bevilacqua: Il pregiudizio democratico
  7. Andrea Genovese: L’IA può sostituire i mercati? Una risposta socialista di mercato a Carlo L. Cordasco
  8. Elena Basile: Genocidio e doppi standard: una riflessione sulle parole di Liliana Segre
  9. Andrea Inglese: Parlare o tacere su Gaza. Scrittori e artisti alla prova del genocidio
  10. Alfonso Gianni: L’indicibile genocidio è ciò che avviene
  11. Barbara Spinelli: La Palestina non ha bisogno di parole
  12. Enrico Vigna: La Conferenza Ebraica Antisionista di Vienna chiede l’espulsione di Israele dalle Nazioni Unite
  13. Alessandro Volpi: Partecipazioni statali e la sudditanza italiana alle follie del neoliberismo
  14. Giovanni Di Fronzo: L’occidente vuole disarmare la Resistenza, i regimi arabi si accordano
  15. Fulvio Grimaldi: Da Ben Gurion a Netaniahu: il passo più lungo della gamba
  16. Glauco Benigni: La volete l’intelligenza artificiale? Almeno rendetevi conto di quanto costa
  17. Ibrahim Moussa: L’ex portavoce di Gheddafi: «L’Italia sostenga la riconciliazione del popolo libico»
  18. Andrea Zhok: Il fallimento storico delle liberaldemocrazie
  19. Il Chimico Scettico: Debunker vs complottisti
  20. Davide Malacaria: Carestia a Gaza: l'ecatombe si approssima
  21. Francesco Piccioni: Dazi e scelte politiche, intreccio fatale per un impero in crisi
  22. Paolo Selmi: Škola kommunizma: i sindacati nel Paese dei Soviet
  23. Salvatore Bravo: La Passione durevole e Costanzo Preve
  24. Eros Barone: La questione giovanile e un “nuovo umanesimo”
  25. Andrea Balloni: A che punto è la colonizzazione dell’Europa. Un aggiornamento

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