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Published: 26 July 2025
Created: 18 July 2025
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poliscritture

Il comunismo nel buio (7)

Il Che fare? della cultura nell’epoca delle “passioni tristi”

di Eros Barone

adorno marx 2Per il metodo dialettico, è soprattutto importante, non già ciò che, a un dato momento, sembra stabile, ma comincia già a deperire; bensì ciò che nasce e si sviluppa, anche se, nel momento dato, sembra instabile, poiché, per il metodo dialettico solo ciò che nasce e si sviluppa è invincibile.

Giuseppe Stalin

1. Il capovolgimento di Hegel: paradigma per ogni pratica materialistica della filosofia e della politica

Nel nostro confronto/scontro (un po’ come accade nella suggestiva evocazione dell’Operetta leopardiana intitolata Dialogo della natura e di un islandese, allorché quest’ultimo, “andando per l’interiore dell’Affrica, e passando sotto la linea equinoziale”, “ebbe un caso simile a quello che intervenne a Vasco di Gama”, e cioè che “il Capo di Buona Speranza, guardiano dei mari australi, gli si fece incontro, sotto forma di gigante, per distorlo dal tentare quelle nuove acque”) si è affacciata, finalmente, una questione che “fa tremare le vene e i polsi”, e dalla quale anche noi, quale che sia il nostro grado di competenza, non ci faremo “distorcere”: il rapporto tra la filosofia hegeliana e il materialismo storico-dialettico di Marx e di Engels. Consapevole del carattere inevitabilmente stenografico, e perciò riduttivo, delle considerazioni che seguiranno, ritengo tuttavia necessario, nel confrontarmi con una replica, quale è quella di Ennio Abate, sostanzialmente evasiva e, nondimeno, protesa a contestare frontalmente le mie Tesi sul comunismo senza alcun supplemento di analisi, ma soprattutto senza la minima ammissione autocritica e senza alcuna concessione alle istanze marxiste-leniniste che le caratterizzano, prendere le mosse dalla classica formulazione di Lenin, secondo cui l’idealismo tedesco è una delle “tre componenti e fonti integranti del marxismo” (le altre, come è noto, sono l’economia politica classica e la rivoluzione francese).

In particolare, l’idealismo tedesco, la cui più alta espressione è rappresentata dalla filosofia di Hegel, è il motore del materialismo dialettico, che della teoria marx-engelsiana costituisce il nerbo. Soltanto Hegel, infatti, ha elaborato un sistema filosofico che è capace di rispecchiare l’intero processo storico, fino alla costruzione dello spirito assoluto, il quale include in sé tutte le filosofie del passato.

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Published: 26 July 2025
Created: 21 July 2025
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piccolenote

Israele chiede aiuto agli Usa per la pulizia etnica di Gaza

di Davide Malacaria

Il capo del Mossad David Barnea si è recato negli Stati Uniti per chiedere aiuto per lo sfollamento dei palestinesi da Gaza, in particolare perché diano incentivi ai Paesi che potrebbero ospitarli: Etiopia, Indonesia e Libia. Un trasferimento “volontario”, ovviamente, dichiarano gli israeliani, che avverrebbe in seguito alla costruzione della famigerata “città umanitaria” di Rafah, dove dovrebbero essere ammassati tutti i gazawi.

Il viaggio di Barnea è coinciso con l’avvio di nuova operazione militare nel centro della Striscia, finora relativamente risparmiato perché vi sono detenuti gli ostaggi israeliani. Per cominciare, Israele ha ordinato ai residenti della città di Deir al-Balah di evacuare verso un’area già sovraffollata di derelitti, mentre lo Stato Maggiore sta studiando un piano per isolare tutta l’area centrale, con tutti gli orrori che ciò comporta.

I due avvenimenti sembrano segnalare un’inversione di tendenza. La scorsa settimana era trapelata la notizia che nei negoziati si era superato l’ostacolo del corridoio di Morag, che Israele voleva conservare per delimitare, attraverso questo e il corridoio Filadelfia che corre parallelo più a Sud, l’area di Rafah, sulla quale edificare il campo di concentramento umanitario.

Il cedimento di Netanyahu sul Morag veniva interpretata come la fine di tale prospettiva, che l’amministrazione Trump, per bocca di Steve Witkoff, aveva bocciato. Il viaggio di Barnea e la nuova strategia israeliana segnalano che le cose sono cambiate.

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Published: 26 July 2025
Created: 20 July 2025
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carmilla

Dell’intelligenza artificiale generativa e del mondo in cui si vuole vivere

di Gioacchino Toni

Antonio Santangelo, Alberto Sissa, Maurizio Borghi, Critica di ChatGPT, Prefazione di Juan Carlos De Martin, Postfazione di Marco Ricolfi, elèuthera, Milano 2025, pp. 160, € 15,00

Il nostro tentativo è di decostruire pezzo per pezzo le narrazioni troppo entusiastiche sul futuro che ci attende grazie a ChatGPT e all’intelligenza artificiale generativa nel suo complesso, mostrando quali sono le questioni più spinose che questi sistemi ci costringono ad affrontare oggi (p. 17).

Questa, in estrema sintesi, l’intenzione che ha mosso Antonio Santangelo, Alberto Sissa e Maurizio Borghi nella stesura del volume Critica di ChatGPT (elèuthera, 2025) «prendendo spunto dalle conversazioni tra una serie di studiosi ed esperti di IA generativa, all’interno della mailing list del Centro Nexa su Internet e Società del Politecnico di Torino, all’incirca dal febbraio del 2023 a oggi. Si tratta, dunque, di un lavoro che si basa sull’intelligenza collettiva di un gruppo di persone molto eterogeneo e interdisciplinare, che si occupa di intelligenza artificiale e desidera allo stesso tempo comprenderla e contribuire a realizzarla» (p. 12).

Come sintetizza Marco Ricolfi nella Postfazione del volume, questo «si compone di tre blocchi: uno fenomenologico (che cos’è Chatgpt), l’altro antropologico-politico (che impatto ha sulle nostre società), l’ultimo legal-istituzionale (quali sono i punti di crisi giuridici). Questi sono presentati con la tecnica della meta-narrazione e quindi attraverso un’esposizione polifonica delle diverse facce del dibattito in corso» (p. 141).

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Published: 26 July 2025
Created: 20 July 2025
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mondocane

Medioriente, dalla Via della Seta alla Via della Morte Siria, ma non finisce qui

di Fulvio Grimaldi

https://youtu.be/vj1vaL33BPc

Siria, non finisce qui (con Fulvio Grimaldi @MondocaneVideo )

Qui una sintesi del video

E le stelle (d’Europa) stanno a guardare, mentre la fine si avvicina. Quella dei palestinesi? No, quella dello Stato sionista. Non ci vuole Dante per vedere come, nella Storia, ogni criminale corre verso il contrappasso.

Con l’intervento in Siria, che del resto, bombarda impunito da 14 anni, lo Stato nato e formato e vissuto nell’illegalità e nel sopruso, ha aperto un altro fronte dei sette su cui imperversa, 7 di 16 paesi arabi più Iran (di cui tre dei maggiori già neutralizzati). Uno Stato illegittimo di 9 milioni di immigrati e una popolazione espropriata e ostile di quasi pari entità (senza calcolare 5 milioni di profughi che contano di tornare a casa), utilizza la massima parte delle sue risorse (di cui nessuna naturale e tutte assegnate) per sterminare autoctoni e popoli vicini ed espandere la lebbra delle occupazioni coloniche.

In Siria, Israele ha azzannato un boccone che rischia di andargli di traverso. Improvvisamente lo Stato degli Ebrei di cui le minoranze arabe musulmane e cristiane non sono ovviamente cittadine a pieno titolo, appare isolato. Lo squartamento del paese vicino, un tempo democraticamente unito nelle sue confessioni ed etnie, socialmente equo, di una resilienza tale da aver resistito a 14 anni di assalti della triade turco-israelo-atlantici (oggi al potere) e del suo mercenariato terrorista, presenta una prospettiva di scontro plurimo e di difficile esaurimento.

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Published: 26 July 2025
Created: 26 July 2025
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sinistra

Avete capito dove ci stanno portando?

di Carlo Lucchesi

Ho letto e ascoltato interventi di autorevoli esperti sempre più convinti che stiamo andando incontro a una guerra fra Europa, con o senza Nato, e Russia. E’ vero che una guerra di USA, Nato ed Europa contro la Russia è in corso da tre anni in Ucraina, ma adesso si parla della guerra diretta, quella con tutti gli eserciti schierati a combatterla. Questa previsione non mi convince e a mio parere rischia di farci perdere di vista i pericoli veri, uno che incombe sempre più minaccioso, l’altro che ha già preso la forma della realtà. 

Quel tipo di guerra fra Russia ed Europa non può esserci. Nessuno può pensare che sia la Russia a promuoverla. Ci sono mille buone ragioni che escludono questa eventualità, la prima delle quali è che la Russia non ha il minimo interesse a farlo, anzi, ha l’interesse opposto, ovvero avere con l’Europa buoni rapporti e scambi commerciali reciprocamente utili. Possono dirlo, facendo finta di crederci e provando a convincere i rispettivi popoli, soltanto politici e giornalisti prezzolati o semplicemente proni a volontà e interessi che hanno deciso di servire, mestiere che non richiede intelligenza e neppure l’uso della ragione. 

Ma è impossibile anche pensare che sia l’Europa ad avviare la guerra con la Russia. Non perché manchi una qualsiasi motivazione. L’Occidente ha fatto per secoli guerre, massacri e genocidi senza alcuna giustificazione.

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Published: 25 July 2025
Created: 22 July 2025
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lantidiplomatico

False flag rivisitate. Srebrenica-Isis, certezze o dubbi?

di Fulvio Grimaldi

McCaIN.jpgNei giorni scorsi abbiamo dovuto subire il tornado, ricorrente intorno a ogni dannato 11 luglio, del trentennale del cosiddetto massacro, per molti genocidio, di Srebrenica in Bosnia che, secondo i celebranti, sarebbe avvenuto quel giorno dell’anno 1995, a conclusione della guerra di disfacimento della Federazione jugoslava. Per inciso, nella furia di commemorare quell’evento, arricchito costantemente di nuove macabre scoperte di salme dissotterrate e da dissotterrare negli anni a venire, anche ben trent’anni dopo, neanche il più rispettabile cronista o commentatore riesce a osservare almeno un frammento della buona regola del dubbio, visto il cui prodest, o almeno dell’attenzione a versioni altre del fatto.

Che pure ci sono. E abbondanti e autorevoli, condotte con strumenti di verifica storica e scientifica. Tale è la disponibilità, tra indolenza, complicità e assoggettamento a quanto prevale nella narrazione pubblica, irrobustita da un’alluvione di immagini e testimonianze dirette, date per inoppugnabili. Ogni voce alternativa, ogni seme di dubbio, magari della dimensione di un granello di sabbia nel potentissimo ingranaggio, ha ormai assunto il carattere della blasfemia. 8000 vittime s’è detto e 8000 restano.

E’ una cifra che fa colpo. Non per nulla sarebbero 8000 anche i curdi sterminati da Saddam ad Halabja. Altro evento contestato, perfino dagli americani. Eppure, se 8000 fanno genocidio, cosa fanno i 150.000 calcolati da Harvard e Lancet a Gaza? Per Radio Radicale, 8000 sarebbero i trucidati dal regime siriano di Assad. Qualcuno ha contato 8000 vittime del Covid a Wuhan e 8000 precise sarebbero le vittime annuali dell’influenza in Italia e figuriamoci se non erano 8000 gli ebrei italiani deportati in Germania, mentre quanti pensati che siano, per Repubblica, i minori morti per incidenti stradali in Europa se non 8000? Come erano certamente 8000, prima ancora che qualcuno arrivasse munito di pallottoliere, i morti del terremoto 2016 tra le impenetrabili montagne del Nepal.

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Published: 25 July 2025
Created: 20 July 2025
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acropolis

Il conflitto di civiltà odierno

di Michael Hudson

IMMAGINE PER LA GRANDE RAPINA copia scaled.jpegQuesto è un articolo importante di Hudson, che offre un’altra importante prospettiva storica a lungo termine, qui sull’uso del commercio come strumento di sfruttamento coloniale. Tuttavia, mi sento in dovere di mettermi il cappello da pignolo e di offrire qualche cavillo.

Il primo è l’uso del termine “libero scambio”. Viviamo in un sistema di scambi regolamentati. I beni importati devono ancora rispettare standard di sicurezza e spesso specifici per quanto riguarda i contenuti. Esistono anche barriere commerciali non tariffarie. I giapponesi non amano la carne di manzo o il riso americani, considerandoli (giustamente) di qualità inferiore. Sono particolarmente diffidente nei confronti del termine “libero” usato in relazione agli accordi economici perché è stato propagandato con grande successo dai libertari (si veda ad esempio il libro di Milton Friedman “Liberi di scegliere” e la sua serie correlata della PBS, a dimostrazione della durata di questa campagna). Sarei stato più soddisfatto di una definizione del termine “libero scambio” e di un minore affidamento sulla parola “libero”, che ormai porta con sé un peso eccessivo.

In secondo luogo, la Cina, correttamente presentata come un ripudio dell’economia neoliberista, non è stata trattata dagli interessi occidentali, in questo caso dalle moderne multinazionali che hanno influenza politica, come un tipico progetto di estrazione coloniale ricca di risorse. Gli Stati Uniti hanno fatto sì che l’OMC ignorasse le proprie richieste per l’ammissione della Cina all’inizio degli anni 2000.

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Published: 25 July 2025
Created: 24 July 2025
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contropiano2

Il popolo ucraino batte un colpo. Migliaia in piazza contro Zelensky

di Mario Colonna

Migliaia di persone sono in piazza in diverse città dell’Ucraina, come Kiev, Leopoli, Odessa e Dnipro, per protestare contro il governo Zelensky.

A innescare la protesta delle piazze è stata l’approvazione in Parlamento di una legge che ha per oggetto l’indipendenza dei due maggiori organi dell’anticorruzione nel Paese.

 

La nuova legge sulle agenzie anticorruzione

La nuova norma prevede infatti che il Nabu (Ufficio nazionale anticorruzione) e la Sapo (Procura specializzata anticorruzione) debbano rispondere al Procuratore generale, ossia una figura politica nominata direttamente dal presidente, perdendo di fatto la necessaria autonomia rispetto all’esecutivo per lo svolgimento delle proprie funzioni.

La misura è stata voluta e sostenuta in maggioranza dal partito fondato dal presidente Zelensky nel 2017, Servitore del Popolo, ma è stata votata anche dal partito di Petro Porošhenko, Solidarietà europea.

 

Gli “oligarchi” votano con Zelensky

Porošhenko è un imprenditore, o un “oligarca” come amano dire i quotidiani italiani, di successo arricchitosi con lo smantellamento della Repubblica socialista sovietica ucraina negli anni Novanta e “sceso in campo” a cavallo del nuovo Millennio.

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Published: 25 July 2025
Created: 22 July 2025
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lantidiplomatico

L'eterno "Drang nach Osten" europeo

di Giuseppe Masala

Dietro il conflitto latente tra Europa e Russia si nasconde il vecchio concetto della "spinta verso Est" teorizzato dai tedeschi. Che nient'altro è che l'eterno desiderio europeo di sottomettere e depredare la Russia

In questo turbolento snodo della Storia è davvero straordinario accorgersi come si ripetano costantemente gli stessi movimenti di fondo; si tratta di trame e di intrecci ricorrenti che si verificano costantemente soprattutto nella storia europea.

Certamente uno dei più straordinari esempi è quello del cosiddetto "Drang nach Osten", la spinta verso Est delle popolazioni germaniche alla ricerca di migliori condizioni di vita. Un fenomeno noto sin dal Medioevo e che nei secoli portò alla conquista e alla germanizzazione di territori slavi e baltici.

Nel corso dell'Ottocento questo fenomeno fu denominato da pensatori tedeschi – appunto – cone "Drang nach Osten": la spinta verso Est. A questo concetto in qualche modo “geografico” peraltro si intreccia anche l'ideologia – sempre ottocentesca – del pangermanesimo che teorizzava l'esigenza di riunire tutte le popolazioni germaniche in un unico impero, oltre al fatto che giustificava l'espansionismo sulla scorta di una presunta superiorità culturale tedesco. Da qui alla teorizzazione del “Lebensraum" dello "spazio vitale" di matrice nazista – come si può intuire – lo spazio è stato breve. Una ricerca dello spazio vitale che sotto il nazismo maturò, in una spinta verso est sulla punta di lancia delle colonne corazzate della Wehrmacht giustificata dalla presunta superiorità razziale tedesca sulle popolazioni slave.

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Published: 25 July 2025
Created: 20 July 2025
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ilpungolorosso

Una notevole dichiarazione delle Brigate Al-Qassam

di Il Pungolo Rosso

La dichiarazione del portavoce delle Brigate Al-Qassam Abu Obaida, che qui riportiamo (*) è notevole almeno per due aspetti.

Anzitutto perché mostra che nonostante i terribili colpi ricevuti, la resistenza palestinese a Gaza si sta riorganizzando per una lunga guerra di logoramento contro l’esercito occupante. Un logoramento che ormai viene ammesso pubblicamente perfino in Israele, mentre non compare mai sui “nostri” giornali e nelle “nostre” tv.

1 soldato israeliano su 8 tra quelli che hanno agito a Gaza, è “mentalmente inidoneo” a tornare in servizio, ha accertato l’università di Tel Aviv, poiché soffre di sintomi gravi di disturbo post-traumatico (PTSD), ed è in crescita il numero dei suicidi – ufficialmente sono soltanto 42, ma nei primi giorni di luglio ne sono avvenuti almeno 5. Sui morti e i feriti la banda Netanyahu tace o mente; è certo – però – che sono in numero rilevante, tant’è che il suo governo è da tempo alla ricerca di mercenari. E, a rischio addirittura di cadere, vorrebbe – dato lo stato di necessità – reclutare anche gli ultra-ortodossi.

Nonostante decine di migliaia di morti e centinaia di migliaia di feriti; nonostante la decimazione del quadro dirigente della resistenza; nonostante l’attività delle milizie traditrici di Shabab, Khanidek e Khalas al soldo di Fatah e di Israele; nonostante il sadismo dell’operazione Gaza Humanitarian Foundation con i massacri a ripetizione delle persone che cercano un po’ di cibo o di acqua; nonostante l’illimitata quantità di bombe, mezzi, munizioni, risorse energetiche e di spionaggio messi a disposizione dello stato sionista dai suoi grandi protettori (Stati Uniti e Unione europea) e dai suoi grandi e piccoli complici sparsi in tutto il mondo; la resistenza palestinese non alza bandiera bianca.

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Published: 25 July 2025
Created: 17 July 2025
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acropolis

Fermiamo il distopico piano “migliorato” di Israele per i campi di concentramento

di Medea Benjamin

Il momento di fermare il piano distopico di Israele non è domani. È adesso. Alzatevi. Fate sentire la vostra voce. Inondate le strade. Bombardate il Congresso. Chiedete che venga fatta giustizia. Fermate il piano. Salvate Gaza. Prima che sia troppo tardi

È triste constatare che la stanchezza nei confronti del genocidio ha preso il sopravvento, poiché l’indignazione mondiale non ha smosso l’unico attore che potrebbe fermare il massacro di Israele, gli Stati Uniti. Le foto di bambini affamati hanno provocato un recente picco di condanne, ma non hanno fatto alcuna differenza. Gli Stati Uniti e Israele continuano ad accumulare il loro senso di estrema legittimità mentre aggiungono nuovi episodi al loro elenco di orrori, dalle sanzioni contro la relatrice speciale delle Nazioni Unite Francesca Albanese al piano di formalizzare lo status di Gaza come campo di concentramento, che Israele chiama, in un insulto all’intelligenza, “città umanitaria”. Cavolo, come un campo estivo ma senza cibo, medicine o acqua pulita?

Se aveste prestato attenzione, Gaza prima del 7 ottobre veniva regolarmente descritta come un campo di concentramento a cielo aperto. Il post di Medea Benjamin qui sotto spiega che questo nuovo campo di concentramento è presentato come una tappa intermedia verso l’espulsione dei palestinesi, che è pulizia etnica e vietata dal diritto internazionale, non che Israele e gli Stati Uniti siano vincolati da tali sottigliezze. Tuttavia, come i lettori ben sanno, Israele e gli Stati Uniti stanno cercando di convincere altre nazioni ad accogliere i palestinesi che vengono allontanati con la forza.

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Published: 24 July 2025
Created: 18 July 2025
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neronot

L’arte di cucinare il collasso

di Matteo De Giuli

Maoismo climatico, decrescita, nuova sinistra: appunti su “Il capitale nell’Antropocene” di Saitō Kōhei

Schermata del 2025 07 24 19 40 35.pngGira molto un video in cui Žižek riassume la crisi della sinistra mondiale mentre, calcandosi in testa una toque blanche, prepara le fettuccine. Intanto che impasta uova e farina, e dopo essersi annunciato in camera come Chef Slavoj, dice che il capitalismo sta entrando nella sua crisi finale, e che questo stato avanzato di disgregazione non è più un sogno o una paura ma un dato di fatto, chiaro anche ai capitani di industria più moderni e scafati come Musk, Zuckerberg e Bezos. A raccogliere le opportunità di questa crisi non c’è però una sinistra organizzata, e tutto quello che abbiamo davanti – intanto Žižek gira la manovella della macchina della pasta – è una decadenza prolungata.

L’ascesa di ogni fascismo è, dopotutto, la traccia di qualche rivoluzione fallita, e la sinistra in questi anni ha fallito, ha appiattito la sua proposta, si è mostrata la più leale alleata dell’austerità, dice Žižek, alludendo ovviamente a quel centrosinistra – liberale, socialdemocratico – che negli ultimi trent’anni si era convinto di potersi avvicinare in maniera propizia al mercato, di poter e dover battere le destre attuando prima di loro, più rigorosamente, o più propriamente, le politiche conservatrici, trasformandosi insomma in un centrodestra più moderno, a modo, popolato magari di gente seria e preparata.

Ora che la situazione sembra destinata al definitivo collasso, potremmo però scoprirci più liberi: i buoni motivi per rinviare la costruzione di un futuro radicalmente diverso sono sempre più esili, se ancora ci sono.

Così, riprende Žižek, oggi non ha più ragion d’essere lo scontro tra destra moderata e sinistra moderata, il nuovo fronte elettorale è piuttosto quello dell’establishment contro i populismi. Populismi che hanno riempito il vuoto creato dal fallimento della sinistra. Siamo chiusi in un circolo vizioso che può essere disfatto soltanto dalla nascita di una nuova sinistra. Che però fatica a emergere. L’unica possibilità di futuro, in queste condizioni, rimane quella di un capitalismo ancora più autoritario.

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Published: 24 July 2025
Created: 18 July 2025
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ilblogdim.consolo

BRICS 2025: il nuovo paradigma del Sud globale

di Marco Consolo

BRICS 2025.jpgLo scorso 6 e 7 luglio a Rio de Janeiro si è svolto il 17° Vertice dei BRICS+. Tema centrale: “Rafforzare la cooperazione del Sud globale per una governance più inclusiva e sostenibile”. In un contesto internazionale di riassetto geopolitico, attraversato da guerre e tensioni armate, crisi sistemiche e una crescente fragilità dell’ordine multilaterale, il vertice BRICS 2025 ha segnato un punto di svolta nella postura geopolitica del Sud globale.

Per la terza volta, il Brasile ha accolto la riunione dell’alleanza, dopo gli incontri del 2014 (a Fortaleza) e del 2019 (a Brasilia). Nonostante i tentativi diplomatici di ridurre l’attrito con l’Occidente, le divergenze strutturali con Washington si sono acuite, in particolare con il presidente Donald Trump, che ha minacciato ritorsioni commerciali contro i Paesi allineati al blocco.

“Il mondo è cambiato. Non vogliamo un imperatore, siamo Paesi sovrani” ha dichiarato Luiz Inácio Lula da Silva, presidente brasiliano e anfitrione del summit, rispondendo alle provocazioni statunitensi. Lula ha anche sottolineato che i Paesi colpiti potrebbero rispondere con proprie tariffe, cosa che lo stesso Brasile ha attivato nei giorni seguenti, come risposta all’imposizione di quelle di Washington.

Con la legittimità occidentale sepolta sotto le macerie di Gaza, lo scontro era inevitabile. Le differenze riguardano due diverse visioni del mondo. Fin dall’adozione del motto del suo 17° vertice, i BRICS hanno chiarito di essere favorevoli alla “…cooperazione con il Sud globale, verso una governance multilaterale più inclusiva e sostenibile”, in opposizione alle politiche escludenti, unilaterali ed egemoniche del G-7 e degli Stati Uniti.

L’artiglieria mediatica occidentale ha speculato sull’assenza fisica di Vladimir Putin e Xi Jinping al vertice, proiettando l’immagine di un blocco indebolito, pieno di contraddizioni insanabili e non in grado di andare avanti.

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Published: 24 July 2025
Created: 24 July 2025
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sinistra

Lettere dal Sahel XIX

di Mauro Armanino

 

Patrie

Niamey, marzo 2025. Dimentichiamo troppo spesso che tutti, in questa terra, siamo stranieri. Arriviamo da clandestini, transitiamo come migranti, viviamo spesso da rifugiati e partiamo senza documenti di viaggio. Le frontiere che delimitano i Paesi, le Nazioni o le Patrie sono delle costruzioni politiche validate dalle consuetudini o come realtà riconosciuta dal diritto. Tutto è precario nell’assunzione dell’inevitabile fragilità che attraversa tutte le umane istituzioni. Eppure ci si ostina a rendere eterno, immortale, divino e dunque atto a richiedere sacrifici umani un’entità in balia di contingenze storiche.

Non casualmente, a l’occasione della festa che ricorda la nascita della nazione, si organizzano spesso sfilate militari che vorrebbero rassicurare i cittadini della protezione contro i nemici, interni e soprattutto esterni della patria. D’altronde il dizionario ricorda bene che... Il termine patria deriva dal latino pater «padre» e indica in generale la terra natale, la terra dei padri, vale a dire il Paese, il luogo e la collettività cui gli individui si sentono affettivamente legati per origine, storia, cultura e memorie. Si tratta di una paternità esclusiva dove l’identità del cittadino si lega a quella della patria.

Da questo termine derivano gli altri che conosciamo, patriota, patriottismo, combattente per la patria o traditore della patria. Naturalmente il significato dipende dal momento, dai rapporti di forza, dai condizionamenti culturali, ideologici o religiosi. Gli organizzatori delle guerre e cioè i fabbricanti di armi, di confini e di interessi legati al mutevole capitalismo globale, usano con dovizia gli accenti romantico- identitari che la patria offre ai migliori acquirenti.

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Published: 24 July 2025
Created: 19 July 2025
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coku

Provaci ancora, Stalin!

di Leo Essen

Quando, nel Novecento, diventa chiaro che l’uomo, oltre a essere stato assemblato a casaccio nella natura, pensa anch’egli a casaccio – dunque non secondo un piano, ma davvero sparando a caso – e che, di tutti i brillanti teoremi che vengono alla luce, non c’è un principio che li giustifichi, così come non c’è un piano divino dietro alla meraviglia del corpo umano, allora si iniziano a cercare teorie che spieghino il funzionamento dello spirito umano senza ricorrere all’intervento di un demiurgo, di un autore, di un soggetto: è qui che ha inizio la decostruzione del soggetto.

Sono prodotte montagne di studi che puntano a mostrare il funzionamento di sistemi complessi a-teleologici. La biologia è in prima linea, seguita dalla linguistica, dall’antropologia, dalla cibernetica, eccetera. Libri come La logica del vivente, Il caso e la necessità, La cibernetica: controllo e comunicazione nell’animale e nella macchina, Autopoiesi e cognizione, la realizzazione del vivente, Sistemi che osservano, Un’ecologia della mente, Saggi di linguistica generale, eccetera, diventano best sellers. Non mancano tentativi di estendere queste teorie ad altre discipline, persino al marxismo sovietico.

Se tutto si muove e tutto è collegato, come spiegare la stabilità relativa che sta alla base del riposo, e come strutturare l’interdipendenza universale se non è gerarchizzata? Se tutto, in primo luogo il pensiero, si organizza procedendo a casaccio, sparandole senza intenzione, come si arriva a una stazione di riposo e a un fermo immagine? Se il nuovo è emergente, il passato può veramente essere conservato nell’avvenire, o tutto è un deragliare continuo, un’erranza che non è nemmeno un errare o un errore?

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Published: 24 July 2025
Created: 18 July 2025
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fuoricollana

Padroni del mondo e servitù volontaria

di Marco Savelli

Cosa accomuna due autori come il filosofo della politica Mario Tronti e l’intellettuale keniota Ngugi wa Thiong’o? La convinzione che in questo allucinogeno ventunesimo secolo all’imposizione violenta della volontà dei più forti è subentrata la convinta sottomissione dei più deboli

«La servitù volontaria prende il posto della proibizione imposta» (Mario Tronti). E’ la tragica consapevolezza a cui arriva uno dei maggiori filosofi italiani ricordato come promotore negli anni ‘60 del secolo scorso del tanto discusso operaismo (Operai e capitale, 1966) e come spericolato incursore teorico armato di una volontà di ricerca mai quieta, mai pacificata, che lo porterà attraverso la cosiddetta autonomia del politico e il corpo a corpo con il grande pensiero conservatore novecentesco – Carl Schmitt in particolare – a un’ultima fase della sua vita in cui dopo aver ricoperto anche ruoli istituzionali – è stato Senatore della Repubblica – si sarebbe come fermato a riflettere sulla storia del secolo “grande e terribile” (il ‘900), fortemente intrecciata con la sua, in una condizione da lui stesso definita di monachesimo combattente lasciando il chiacchiericcio filosofico «ai tanti che fanno filosofia in piazza» [quasi tutti gli ospiti abituali degli insopportabili festival estivi…].

Il risultato di questa riflessione, inteso anche come lascito teorico della sua opera che attraversa sessant’anni di storia di questo Paese, è stato il testo postumo Il proprio tempo appreso col pensiero (Tronti è scomparso il 7 agosto 2023) che ho appena finito di leggere insieme a un altro volume all’apparenza appartenente a un altro mondo, un mondo completamente diverso, quello del Kenya, ex colonia britannica indipendente dal 1963: Decolonizzare la mente del grande intellettuale, scrittore e letterato africano Ngugi wa Thiong’o, scomparso anche lui poco tempo fa.

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Published: 23 July 2025
Created: 18 July 2025
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intelligence for the people

In Ucraina Trump somiglia sempre più a Biden

di Roberto Iannuzzi

Chiuso lo spiraglio negoziale, torna la logica delle armi e il rischio di escalation

18d59473 280f 42fd 9d00 997f7bb6132a 2048x1366E’ probabile che chi ancora nutriva speranze nella possibilità che il presidente americano Donald Trump risolvesse il conflitto ucraino per via negoziale le abbia perse in questi giorni.

Una reale trattativa fra Russia e Ucraina non è mai decollata, e la bizzarra mediazione dell’amministrazione Trump (gli Stati Uniti sono parte cobelligerante piuttosto che arbitro) è stata inefficace fin dall’inizio . Ma gli eventi di questi giorni segnano uno spartiacque probabilmente definitivo.

Dopo una breve pausa nell’invio di armi a Kiev apparentemente motivata dall’assottigliarsi delle riserve americane, lo scorso 7 luglio Trump ha annunciato la ripresa delle forniture giustificandola con gli intensificati attacchi russi e l’urgente bisogno di sistemi di difesa aerea da parte dell’Ucraina.

L’amministrazione ha pertanto deciso di prelevare dalle riserve del Pentagono armi per un valore di 300 milioni di dollari in base alla Presidential Drawdown Authority (PDA), per mandarle a Kiev.

E’ la prima volta nel suo secondo mandato che Trump fa ricorso alla PDA, uno strumento abitualmente utilizzato dal suo predecessore Joe Biden.

La decisione è coincisa con un cambio di toni da parte del presidente USA, che per la prima volta ha impiegato un linguaggio molto aspro nei confronti del presidente russo Vladimir Putin, accusato di “uccidere un sacco di gente” e di non far seguire alle parole azioni concrete.

 

Trump e i sostenitori della “linea dura” 

Sebbene il presidente americano ci abbia abituato da tempo a repentini cambi di rotta e improvvisi sbalzi d’umore, il differente approccio nei confronti di Mosca è parso nei giorni successivi come qualcosa di meno estemporaneo.

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Published: 23 July 2025
Created: 16 July 2025
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machina

I valletti dell'Apocalisse

I governi occidentali e l'impunità di Israele

di Alberto Toscano

0e99dc fb6e25d3a4154e769b53e3765793bcbfmv2La responsabilità dei governi occidentali nel genocidio in corso a Gaza è enorme. Ciò che sta emergendo con chiarezza è il fallimento conclamato del cosiddetto «ordine internazionale liberale». Un ordine che non solo non ferma i genocidi, ma legittima e protegge la violenza sistematica di Israele, che viene per definizione considerata un atto di autodifesa. Mentre si concede carta bianca a Netanyahu, i governi dell'Occidente continuano a intrecciare proficui rapporti con il suo complesso militare-industriale.

Come ci ricorda Alberto Toscano, nel suo rapporto From Economy of Occupation to Economy of Genocide la relatrice speciale dell'Onu Francesca Albanese è esplicita: «se il genocidio non si è fermato, è anche perché è un’impresa redditizia. Rende, e rende molto».

Le lezioni della guerra in Iraq sono ancora davanti ai nostri occhi: la complicità delle élite «democratiche» occidentali producono effetti duraturi, e continueranno a farsi sentire per anni.

* * * *

Il 2 luglio, il Parlamento britannico ha votato per inserire il gruppo Palestine Action nella lista delle organizzazioni terroristiche. La decisione è arrivata dopo l’ultima azione diretta del gruppo, avvenuta il 20 giugno, quando alcuni attivisti hanno danneggiato due aerei da rifornimento in volo Voyager presso la base di Brize Norton, da cui partono regolarmente voli verso la RAF Akrotiri, la base situata a Cipro da cui sono decollati centinaia di voli di sorveglianza su Gaza. Mentre il governo britannico insiste sul fatto che le operazioni di ricognizione sono finalizzate esclusivamente alla localizzazione e al salvataggio degli ostaggi, gli attivisti sostengono che la condivisione di informazioni d’intelligence con Israele implichi la complicità del Regno Unito in crimini di guerra.

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Published: 23 July 2025
Created: 15 July 2025
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collettivolegauche

Comunismo della decrescita: soluzione o scorciatoia?

di Collettivo Le Gauche

DECRESCITA FELICE Comportamento de consumoKhoei Saito in Il capitale nell’Antropocene critica duramente gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite paragonandoli all’oppio dei popoli di marxiana memoria poiché distolgono l’attenzione dalla reale crisi climatica con soluzioni superficiali come l’uso di borse riutilizzabili o borracce che fungono da greenwashing senza affrontare il problema alla radice. Saito sostiene che queste azioni individuali, sebbene ben intenzionate, rischiano di assolvere la coscienza delle persone, impedendo un cambiamento radicale necessario per contrastare il riscaldamento globale. La situazione ambientale è descritta come irreparabile, con l’uomo che ha alterato profondamente il pianeta, tanto da far coniare il termine Antropocene per indicare l’era geologica dominata dall’impatto umano. Viene citato Paul Crutzen, premio Nobel per la Chimica, per sottolineare come le attività economiche abbiano modificato l’ambiente, con un’enorme diffusione di microplastiche negli oceani e un aumento senza precedenti della CO₂ atmosferica, passata da 280 ppm prima della Rivoluzione Industriale a oltre 400 ppm nel 2016. Questo incremento, paragonabile a livelli risalenti a quattro milioni di anni fa, potrebbe portare a un innalzamento catastrofico del livello dei mari e a un clima simile a quello del Pliocene. La crisi climatica minaccia la sopravvivenza stessa della civiltà umana, con le disuguaglianze sociali che si acuiscono. I ricchi potrebbero mantenere il loro stile di vita ma la maggior parte della popolazione sarà costretta a lottare per la sopravvivenza. Per Saito la vera causa della crisi climatica è nel capitalismo stesso, il cui sviluppo dalla Rivoluzione Industriale ha coinciso con l’aumento delle emissioni di CO₂. Per trovare una via d’uscita propone di rileggere Marx in modo innovativo, analizzando le connessioni tra capitale, società e natura nell’Antropocene non per riproporre un marxismo dogmatico ma per riscoprire aspetti del suo pensiero finora trascurati, nella speranza di immaginare una società più giusta e sostenibile.

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Published: 23 July 2025
Created: 20 July 2025
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La “diplomafia” di Trump: i dazi

di Barbara Spinelli

Diplomafia: così viene chiamata dal giornale israeliano «Haaretz» l’offensiva globale che Donald Trump ha scatenato sui dazi.

A sorreggere la politica statunitense non ci sono ragionamenti commerciali, né economico-finanziari, e neanche geopolitici, contrariamente a quanto affermano alcuni esperti. La geo-politica presuppone una mente fredda, analitica, mentre quel che quotidianamente va in scena ai vertici degli Stati Uniti è uno spirito di vendetta ben conosciuto e praticato nel mondo dei gangster e dei mafiosi.

Contemporaneamente Trump è sempre più impelagato nelle losche vicende di Jeffrey Epstein, suscitando rancore in un elettorato cui aveva promesso la fine del connubio fra politica, affari, malavita e uso sessuale delle minorenni che lo Stato Profondo custodiva e copriva. Chi conosce la serie The Penguin avrà l’impressione di vedere Gotham City. Non è infranto solo il diritto internazionale e non sono esautorati solo gli organismi delle Nazioni Unite. Trump ostenta ammirazione per i Presidenti protezionisti ed espansionisti dell’Ottocento (William McKinley, James Polk, Andrew Jackson, famosi per la liquidazione dei nativi americani e per le annessioni delle Hawaii, della California, di parte del Messico). Ma essendo figlio del Novecento e delle sue guerre calde e fredde immagina che in quanto padrone della terra tutto gli sia permesso, e interferisce nei procedimenti giudiziari di Stati sovrani – amici e nemici– ergendosi a giudice supremo di un inesistente governo universale.

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Published: 23 July 2025
Created: 19 July 2025
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contropiano2

Il Mainstream e l’omeopatia dell’orrore

di Giorgio Lonardi

Nelle ultime settimane, in concomitanza con l’accelerazione imposta da Israele al genocidio palestinese, si assiste a un analogo cambio di passo anche da parte dell’informazione embedded che, ormai, sembra lavorare al passo e al ritmo dei massacratori israeliani e dei loro complici (USA, UE, paesi arabi, con pochissime e lodevoli eccezioni).

La nuova strategia informativa dei Tg non è più quella della negazione, resa del tutto impossibile da una pletora di dati, video, studi e dichiarazioni pubbliche dello stesso governo israeliano, bensì quella dell’assopimento, della normalizzazione, della distrazione e dell’assuefazione dell’opinione pubblica all’orrore quotidiano.

Le vie seguite nella costruzione della nuova narrativa mainstream sono molteplici. Si va dalla manipolazione linguistica, alla concessione parziale, allo spostamento del focus, per giungere infine alla somministrazione dell’orrore a dosi omeopatiche e tollerabili. D’altronde ci troviamo in una fase storica complessa, nella quale il senso morale dell’opinione pubblica è distratto e debilitato da problemi quotidiani impellenti e, spesso, vitali. Le persone hanno sovente poco tempo, scarse risorse e strumenti limitati per informarsi a fondo mediante reali alternative alla narrazione dominante.

Lo strumento della manipolazione linguistica, in realtà, è stato utilizzato dal potere fin da i tempi più remoti, ma nei brevi Tg nostrani assume forme addirittura grottesche.

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Published: 23 July 2025
Created: 18 July 2025
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lafionda

Il Vangelo secondo Meloni: indignarsi solo per i morti giusti

di Michele Agagliate

C’è un momento, nella liturgia dell’ipocrisia occidentale, che si ripete sempre uguale, con la puntualità di un’orazione scritta a tavolino: il momento in cui ci si indigna. Non per tutto. Non per tutti. Ma solo per qualcuno, e solo quando conviene. In Italia, questo rito ha trovato in Giorgia Meloni la sua sacerdotessa perfetta. Bastava attendere.

Quando le bombe israeliane hanno colpito la chiesa cattolica della Sacra Famiglia a Gaza, ferendo il parroco italiano padre Gabriel Romanelli, le parole della Presidente del Consiglio sono arrivate leste, impomatate di indignazione: “Inaccettabile. Bisogna fermarsi. Bisogna trovare la pace.”

Parole che fino al giorno prima non avevano trovato spazio. Non per gli oltre 60.000 morti palestinesi. Non per i bambini spappolati sotto le macerie. Non per le scuole distrutte, gli ospedali ridotti in polvere, gli anziani lasciati morire di fame. Non per i bombardamenti quotidiani, le esecuzioni a sangue freddo, la fame come arma di guerra. No, per quelli nulla. Nessuna parola. Nessun monito. Nessuna richiesta di pace.

La voce di Meloni si è alzata solo ora, solo perché tra quei muri sventrati c’è un italiano. Un prete. Un cattolico. Una vita che vale, secondo il catechismo geopolitico di questo governo. Gli altri, quelli con il nome arabo, quelli senza cittadinanza europea, quelli che non votano, non contano.

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Published: 23 July 2025
Created: 17 July 2025
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altrenotizie

Netanyahu e la Siria in pezzi

di Mario Lombardo

Lo scioccante bombardamento del palazzo presidenziale e di altri edifici governativi siriani da parte di Israele nella giornata di mercoledì ha dimostrato ancora una volta come non sia possibile intrattenere rapporti paritari con lo stato ebraico, il quale, per sua natura, comprende e accetta soltanto la dipendenza, quando a essa è collegata la sua stessa esistenza, ed è il caso delle relazioni con gli Stati Uniti, o la sottomissione, a cui cerca invece di sottoporre virtualmente tutti gli altri paesi. Il nuovo regime (ex) qaedista al potere a Damasco aveva infatti obbedito agli ordini di Washington per aprire un processo di normalizzazione dei rapporti con Tel Aviv, ma questa disponibilità non lo ha risparmiato dalla violenza sionista.

Le drammatiche vicende siriane, in un quadro più ampio, sono la conseguenza di uno dei crimini più macroscopici degli ultimi decenni, vale a dire la distruzione di questo paese e del governo di Assad, orchestrata da Washington, dai suoi alleati in Europa e in Medio Oriente – Israele incluso – e messa materialmente in atto da una galassia di formazioni armate fondamentaliste. La “liberazione” della Siria è sfociata ora prevedibilmente nel caos più totale, con le minoranze etniche e religiose esposte a massacri indiscriminati e, sullo sfondo, una rivalità in prospettiva dai contorni esplosivi tra Turchia e Israele, di cui i fatti di questi giorni rappresentano probabilmente soltanto le prime avvisaglie.

Il bombardamento di Damasco è arrivato dopo una settimana di pesanti scontri armati nella provincia meridionale di Suwayda tra la minoranza drusa, che qui costituisce la maggioranza degli abitanti, da una parte e tribù beduine sunnite e forze del regime dall’altra.

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Published: 22 July 2025
Created: 18 July 2025
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lafionda

Francesca Albanese e la disumanità degli umani

di Alberto Bradanini

175845866 c690becc 623e 4406 9418 5c9d181d52c1.jpg1. Solo gli esseri umani sanno essere disumani. Quelli che nel creato qualifichiamo come animali si comportano in modo decisamente più umano. La mesta realtà che ci circonda riflette le prodezze di figure politiche dozzinali ed evanescenti, giornalisti reclutati tanto al chilo, accademici/esperti che misurano le parole per il loro rimbalzo su carriera e immagine, pubblici funzionari eviscerati al servizio funzionale di chi sta in alto. Tutti costoro hanno divelto dalle loro arterie ogni traccia di empatia nei riguardi dei loro simili. Ogni istante, uomini, donne e bambini palestinesi vengono massacrati dallo stato sion-nazista di Israele, senza alcuna ragione che non sia riconducibile a malvagità, odio, delirio di potenza, saccheggio e furto di terre. Eppure, coloro che dispongono di poteri o pubbliche tribune tremano all’idea di gridare l’evidenza. Devono obbedire al dominus atlantico, guardiano della finanza privata, dei produttori di armi o dei potenti ricattati per crimini dicibili o indicibili (pedofilia/Epstein, evasione fiscale, corruzione, depravazione senile …).

La realtà è invero plateale: Israele è uno stato terrorista, impunito e impunibile perché come le iene nella giungla dispone dell’astuzia e della forza, guidato da un governo che bombarda tutto ciò che si muove entro un raggio di 500 km dalla sua capitale (Tel Aviv, per il diritto internazionale, non Gerusalemme!), sicuro di farla franca perché protetto dai loro complici (gli amerikani sfrontati davanti alla storia e alla coscienza del mondo), violando la Carta delle Nazioni Unite, uccidendo civili come mosche, demolendo edifici pubblici dove capita (Teheran, Beirut, Gaza e ierlaltro 16 luglio 2025 a Damasco!) in una lista di nefandezze lunga fino al pianeta Marte, tutto e sempre per legittima difesa, che vergogna!

Codardi quali sono, i titolari delle nostre istituzioni – sulla carta guardiani della Costituzione più bella del mondo, quella umiliata ogni istante dalla incomprensibile cobelligeranza sul fronte ucro-nazista, della guerra predatoria Usa contro la Russia e del sostegno al sionismo espansionista, ladro di territori altrui – sostenuti dai maggiordomi mediatici-accademici-esperti, temono di essere puniti dal cerchio magico sionista che ha penetrato persino le sfere di un sistema-paese inconsistente come l’Italia

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Published: 22 July 2025
Created: 18 July 2025
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fuoricollana

Capitalismo crepuscolare. Fate presto

di Salvatore Bianco

L'odierno "capitalismo crepuscolare" non è in grado di offrire lavoro dignitoso e benessere diffuso. Pubblichiamo un estratto del libro di Salvatore Bianco “Fate Presto. Emergenzialismo come fase estrema del neoliberismo” (Roma, Rogas, 2025)

Riders.jpgQui conviene ritornare sia pur celermente alla crisi del 2007 e alla sua frettolosa e interessata interpretazione, da parte dell’establishment e dei vari ammennicoli mediatici, nei termini riduttivi di una semplice crisi finanziaria. Di contro, una più convincente letteratura critica recente l’ha poi correttamente inquadrata come Terza grande depressione del capitalismo moderno, dopo quelle di fine Ottocento e l’altra arcinota crisi del ’29 nello scorso secolo. Secondo questa analisi, essa si sarebbe aperta nel biennio 2007-2008 per mai più richiudersi e pertanto dopo oltre quindici anni ne saremmo completamente pervasi. In realtà, lo stesso pensiero mainstream ha finito con il reinterpretarla piuttosto cinicamente, utilizzando a sua volta le categorie del «pensiero negativo»: il negativo, cioè la crisi, è parte dell’ordine, non ci può essere ordine privo di negazione interna, con buona pace del «razionalismo moderno» e della sua pretesa di trattare la crisi con strumenti risolutivi. In effetti, si è constatato sul piano fattuale che la crisi si era dilatata e intensificata oltre misura. Si è cominciato allora a gestirla, governando non più sulla crisi ma attraverso di essa. E per questo è divenuta nel discorso pubblico, alimentato ad arte dall’élite dominante, «permacrisi»: la cui gestione non può che essere all’insegna dell’emergenza permanente, per l’appunto emergenzialismo. Tutto ciò con l’obiettivo di preservare quello che rimane del proprio ordine e delle gerarchie politiche e sociali in esso incorporate. Ironia della sorte, quella vita biologica che la politica moderna in Occidente aveva elevato a bene supremo da proteggere, come illustrato precedentemente, appare ora sempre più ostaggio, tramite i continui avvertimenti recapitati ad esempio dalla natura, del «modo di produzione capitalistico», che nella sua forma assoluta annichilisce l’ambiente e disumanizza la società, come le guerre più recenti con il loro carico di distruzione e di morti attestano. La crisi deve ritornare a essere nel discorso politico di chi sta in basso quella che è sempre stata in epoca moderna dopo la cesura dalla Rivoluzione francese: un’occasione per agire il conflitto nel vuoto di legittimità che si determina all’indomani della perdita di consenso, con una robusta battaglia di idee a fare da apripista.

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  1. Ennio Abate: Il comunismo nel buio (6)
  2. Enrico Tomaselli: I cinque problemi strategici di Israele
  3. Gianandrea Gaiani: Trump finge di minacciare la Russia ma spreme l’Europa
  4. Salvatore Bravo: Goffredo Fofi
  5. Fulvio Grimaldi: Siria, gli avvoltoi si scannano sui bocconi
  6. Carlo Rovelli: Una rapina chiamata libertà
  7. Alastair Crooke: Gli errori strategici figli dell'arroganza USA sconvolgono la guerra
  8. Fabrizio Verde: Il prezzo della fedeltà atlantista: dazi, guerra e isolamento economico
  9. Giulia Abbate: La fantascienza come profezia
  10. Moreno Pasquinelli: Apologia del protezionismo
  11. Thomas Fazi: «Kaja Kallas, la guerrafondaia in capo dell’Unione europea»
  12. Domenico Moro: La prospettiva di default del debito USA e l'imperialismo valutario
  13. Agata Iacono: Cosa spaventa veramente del rapporto di Francesca Albanese
  14. Alessio Mannino: Contro la “comunità gentile” di Serra: not war, but social war
  15. Fabrizio Poggi: Abituare gli italiani alla guerra
  16. Fulvio Grimaldi: Terroristi i partigiani quando sono palestinesi? --- Medioriente, carta vince, carta perde
  17. Chris Hedges: Trump, Epstein e il Deep State
  18. Marinella Correggia: COVID-19, i tristi primati dell’Italia
  19. Gianmarco Pisa: Le tre grandi rotture del Novecento
  20. comidad: Sono gli israeliani a spiegarci come manipolano Trump
  21. Alessandro Volpi: Come i dazi di Trump mettono a rischio l’Unione europea
  22. Gianni Giovannelli: La NATO in guerra
  23. Alessandro Colombo: La crisi distruttiva dell'ordine internazionale
  24. Enrico Tomaselli: Sulla situazione in Ucraina
  25. Alberto Remonato: Social media, realismo capitalista e post-fascismo

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